|
|
|
|
Telefax 049.654233. Mail: redazione@ristretti.it Sito internet: www.ristretti.org |
Notiziario quotidiano dal carcere
--> Rassegne Tematiche <--
Edizione di martedì 11 agosto 2026
CARCERI
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 11 agosto 2026 Il più spettacolare paradosso sulla “sicurezza” in cima a tutti i sondaggi è che nel contempo le persone non si preoccupino della “fabbrica” che produce più insicurezza in assoluto: il sistema dell’esecuzione delle pene, sia nella parte in cui lascia per strada 90.000 condannati definitivi a pene fino a 4 anni, “liberi sospesi” in attesa che si valuti se debbano scontarle in carcere o in misure alternative, sia nella parte in cui invece proprio in carcere rinchiude 65.000 detenuti e li prepara a tornare ad aggredire e derubare i cittadini come e più di prima. Se infatti, oggi in carcere, il 3% ha già sperimentato le porte girevoli fino a 10 volte, ben 40% è già stato in cella sino a 4 volte, e addirittura 60% è già alla seconda reclusione: ospedali con questi tassi di mortalità dopo apparenti cure, o fabbriche con questi tassi di difettosità dopo le riparazioni, non verrebbero tollerati dai pazienti o consumatori.
di Fabio Cavallari
glistatigenerali.com, 11 agosto 2026 Ci sono carceri italiane nelle quali oggi il problema principale non è la rieducazione, ma arrivare a sera senza un suicidio, un incendio, un’aggressione o un nuovo gesto di autolesionismo. Quando la priorità quotidiana di un istituto diventa evitare che la giornata finisca in tragedia, significa che qualcosa si è spezzato molto prima della sicurezza e dell’organizzazione. Si è spezzato il significato stesso della pena. Ogni volta che un delitto scuote l’opinione pubblica riaffiora la stessa richiesta. Pene più dure, carcere più lungo, meno benefici, meno garanzie. È una reazione comprensibile. Il male commesso provoca indignazione, paura e bisogno di giustizia. Il problema nasce quando chiediamo alla pena qualcosa che nessuna pena potrà mai dare.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 11 agosto 2026 I numeri continuano a raccontare una realtà che non può essere archiviata come una normale difficoltà amministrativa. Questa estate torrida difficilmente sarà dimenticata da oltre 65mila detenuti, dagli agenti della polizia penitenziaria costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili, dagli operatori che ogni giorno cercano di mandare avanti strutture al limite e dalle famiglie che vivono, insieme ai loro cari, quella che spesso diventa un’ulteriore forma di pena. Eppure, di fronte a un’emergenza che da anni si ripresenta con gli stessi numeri e le stesse criticità, la politica continua sostanzialmente a non decidere. È questo il dato più difficile da spiegare: non la mancanza di informazioni, non l’assenza di denunce, non la scarsità di proposte.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 agosto 2026 Il 28 luglio erano 64.741; dieci giorni dopo, l’8 agosto, il numero di detenuti nelle carceri ha già raggiunto la soglia delle 65.009 presenze in 46.237 posti realmente disponibili. Il tasso di affollamento che a fine luglio era al 139,7% viaggia veloce e tre giorni fa aveva già toccato la punta del 140,6%. E sono diventati 9 gli istituti in cui vivono mediamente due o più persone al posto di una (tasso oltre il 200%). Non c’è più tempo, bisogna agire subito, è l’allarme lanciato da Antigone che attacca il governo: “Servono interventi urgenti per riportare il sistema nella piena legalità, e non numeri sparati a caso”. Una denuncia raccolta da Forza Italia, che nei giorni scorsi ha ottenuto di avviare alla Camera un’indagine conoscitiva sulla condizione delle carceri e che ieri ha assicurato il proprio “impegno incessante e pressante” nel trovare soluzioni, perché la “situazione ci impone un intervento tempestivo e concreto, in attesa che le riforme approvate ed i programmi di edilizia attivati diano i propri frutti”. Di provvedimenti di clemenza, però, non gli azzurri parlano.
di Silvano Freddo
giornalelavoce.it, 11 agosto 2026 Ad agosto l’associazione intensifica le visite negli istituti penitenziari italiani e denuncia lo “stato di abbandono”: tappe da Roma a Pordenone, Parma e Reggio Emilia. Agosto non ferma l’attività di Nessuno tocchi Caino nelle carceri italiane. Al contrario, proprio durante il mese estivo l’associazione ha deciso di intensificare le visite negli istituti penitenziari, denunciando le condizioni nelle quali vivono le persone detenute e chiedendo interventi immediati per interrompere quelli che definisce “trattamenti inumani e degradanti”. Da questa settimana e per tutto agosto, con iniziative destinate a proseguire fino ai primi giorni di settembre, dirigenti e militanti dell’associazione entreranno in diversi istituti penitenziari italiani. Le visite saranno effettuate spesso insieme alle Camere penali territoriali e al Movimento Italiano Diritti Detenuti.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 11 agosto 2026 Il 10 agosto si celebra la “Giornata internazionale per la giustizia nelle carceri”: la garante dei detenuti del Piemonte Monica Formaiano ha diffuso un comunicato sulla necessità di assicurare alle persone detenute i diritti fondamentali alla salute e reali percorsi di reinserimento. In un’estate che probabilmente segnerà l’inizio di altre stagioni estive con temperature costantemente “da bollino rosso” ha ancora più significato celebrare il 10 agosto il “Prisoners’ Justice Day”, la Giornata internazionale dedicata alla giustizia nelle carceri e al ricordo delle persone che sono morte dietro le sbarre. Celle senza ventilatori con temperature che sfiorano i 40 gradi, ore d’aria in spazi assolati durante pomeriggi di canicola in penitenziari sovraffollati fino al 135% della capienza: questa la situazione degli istituti di pena italiani che costringono i 63 mila reclusi (e gli agenti penitenziari) a vivere in un contesto che non ha nulla di “giusto” perché scontare una pena non è una tortura e le condizioni di detenzione devono essere dignitose, come prevedono il dettato costituzionale e i principi del diritto umanitario internazionale.
di Andrea Rapino
abruzzospeciale.it, 11 agosto 2026 Nella sala D’Ascanio a Pescara incontro di riflessione in occasione del “Prisoners’ Justice Day”. La garante regionale Scalera: “Dietro ogni numero c’è una vita, la privazione della libertà non può significare perdita della dignità della persona”. “La qualità di un sistema penitenziario si misura dalla capacità di proteggere le persone più fragili. La memoria di chi non è più tornato a casa deve tradursi in un impegno concreto affinché la pena rimanga conforme ai principi costituzionali e non venga mai meno il rispetto della persona”: lo ha ribadito Monia Scalera, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive, durante il momento di riflessione ospitato nella sala D’Ascanio del palazzo della Regione a Pescara, in occasione del “Prisoners’ Justice Day”, la giornata internazionale dedicata alla giustizia nelle carceri e al ricordo delle persone che hanno perso la vita durante la detenzione.
di Ludovica Siani
rainews.it, 11 agosto 2026 A Trieste 255 detenuti a fronte di una capienza di 150 posti. Il garante regionale: “Servono più misure alternative alla pena”. Si potrebbe partire dai numeri per descrivere la situazione e il sovraffollamento degli istituti penitenziari del Friuli Venezia Giulia, ma il garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, sceglie di raccontare la dimensione di ciò che ha visto e analizzato attraverso i dati con un’immagine: “Se tu hai due litri e mezzo d’acqua e li versi in una bottiglia da un litro e mezzo, inevitabilmente l’acqua si spande. Succede la stessa cosa nelle carceri, ma qui parliamo di vite umane”. Sbriglia legge con grande preoccupazione i dati aggiornati al 9 agosto relativi alla capienza e alle presenze nel carcere di Trieste: “Parliamo di un carcere - spiega - che dovrebbe contenere sulla carta 150 persone detenute, mentre le presenze erano 255, quindi ben oltre la capacità ricettiva”.
di Marco Pessina
Corriere della Sera, 11 agosto 2026 Salaheddine Nekhli aveva 39 anni. Sarebbe uscito dal carcere tra pochi giorni. È morto nel primo pomeriggio del 10 agosto, Salaheddine Nekhli, il detenuto che era ricoverato in condizioni gravissime al Niguarda. Dopo 11 giorni dall’arrivo in ospedale, il suo cuore ha smesso di battere, probabilmente perché il sistema respiratorio è collassato in seguito alle ustioni di terzo grado sul corpo, che avevano compromesso anche i reni. Al momento non è chiaro cosa sia successo nel carcere di Cremona, dove Nekhli stava scontando la pena (sarebbe uscito a metà agosto). Il 30 luglio i familiari hanno ricevuto la comunicazione dalla Casa circondariale che il giorno stesso il 39enne marocchino aveva riportato delle ustioni ed era stato quindi portato al Niguarda, un punto di riferimento nel trattamento di questi casi. Ora la salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia. Poi, su volontà della famiglia, il corpo farà rientro in Marocco.
ufficiostampabasilicata.it, 11 agosto 2026 Si è consumata una nuova tragedia nel Cpr di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza. A perdere la vita un giovane tunisino che secondo una prima versione dei fatti sarebbe salito sul tetto e da lì scivolato precipitando fatalmente al suolo. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 oltre che le forze dell’ordine con Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Nella struttura al 5 agosto erano presenti circa un centinaio di migranti. Appresa la notizia davanti ai cancelli è arrivata una delegazione dei componenti dell’Assemblea lucana No Cpr che ha denunciato come da giorni i detenuti vivessero condizioni di grave criticità. Arrivata anche la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, che ha detto di avere piena fiducia nella magistratura ribadendo il suo impegno in favore della chiusura di queste strutture di detenzione amministrativa.
di Hermes Carbone
98zero.com, 11 agosto 2026 “Una morte che si poteva serenamente evitare”. È il duro giudizio dell’avvocato Gaetano Pino, legale del detenuto di 33 anni trovato morto lo scorso 2 agosto all’interno della casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto. Il legale punta l’attenzione sulle condizioni psicopatologiche del giovane e sulle misure che, a suo dire, avrebbero dovuto essere adottate per impedirne il suicidio. “Questo giovane aveva un quadro psicopatologico assolutamente grave - sostiene Pino. Lo Stato doveva garantire, attraverso visite specialistiche e frequenti controlli, un monitoraggio costante, anche a vista, in virtù di un pericolo concreto e attuale”.
di Angela Pederiva
Il Gazzettino, 11 agosto 2026 Proteste al Due Palazzi contro la seconda branda: “Meno di 3 metri quadri a testa”. La punizione non viene sospesa malgrado il ricorso. Il giudice: “Dubbi di legittimità sulla norma”. Arrivano davanti alla Corte Costituzionale le proteste dei detenuti contro il sovraffollamento del carcere Due Palazzi. Infatti l’Ufficio di Sorveglianza di Padova, che fa capo al Tribunale di Venezia, ha sollevato questione di legittimità della normativa sull’ordinamento penitenziario, nel passaggio in cui non prevede che le sanzioni disciplinari “afflittive” siano sospese, dal momento in cui vengono impugnate e attendono di essere valutate dal giudice. Il caso riguarda nello specifico un condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio, che così come gli altri ristretti aveva reagito alla volontà della direzione di aggiungere una seconda branda nella cella singola, facendo scendere in questo modo lo spazio pro capite sotto i 3 metri quadrati.
di Ciro Pellegrino
fanpage.it, 11 agosto 2026 Il garante dei detenuti in Campania Samuele Ciambriello: “Può il carcere possa essere il primo orizzonte di vita per una bambina?”. Giulietta è appena nata, il suo sguardo si infrange sui muri e non ha cielo. La mamma, Valentina, trentuno anni, italiana, è stata condannata a due anni e sei mesi di detenzione per furto. A giugno, Valentina si è vista respingere gli arresti domiciliari: ora che la bimba è nata e una volta conclusa la fase ospedaliera andrà con la madre nell’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per Madri Detenute) di Lauro, in provincia di Avellino. Ad oggi nel nostro Paese sono trentadue le donne detenute con figli, sedici si trovano proprio a Lauro, sono per metà italiane e per metà straniere. Per la precisione si tratta di una ragazza incinta e altre quindici con prole.
AFFARI SOCIALI
di Christian Raimo
Il Domani, 11 agosto 2026 Dopo la crisi di Ceuta, il securitarismo ha surclassato ogni altra retorica. Nella narrazione degli esponenti della destra la famiglia migrante è accusata di essere un agente di regressione culturale. Attraverso questa confusione lemmatica il discorso sull’immigrazione fa ogni giorno giganteschi passi indietro, a concezioni vecchie secoli. La scorsa settimana è stata la peggiore da anni, per il discorso pubblico sull’immigrazione. Il securitarismo ha surclassato ogni altra retorica: rafforzare le frontiere esterne, combattere i trafficanti, rendere più efficaci i rimpatri, eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali, il feroce e inefficace modello Albania rivendicato come matrice da replicare. Cento morti lasciati senza lacrime, e i ragazzini di Ceuta sono ancora nell’exclave a vagare.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 11 agosto 2026 Meloni e la premier danese via social invocano i return hub ma la rincorsa a chiudere i confini manda in crisi i rapporti nell’Unione. Giorgia Meloni, premier del governo più di destra che ci sia in Europa, e Mette Fredriksen, leader socialdemocratica di uno di quelli più di sinistra, inaugurano insieme, con post corredato da amicale video, una settimana delicatissima sul fronte dell’immigrazione. Ammettono di non essere sempre d’accordo su tutto. Ma quando si tratta di migranti parlano la stessa identica lingua: “Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre nazioni, sia in Europa”.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 11 agosto 2026 Si potrebbe dire “la strana coppia” ma fino a un certo punto, per chi segue da un po’ di tempo le vicende europee. Ma se finora per la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen si era potuto parlare di convergenze, ora sarebbe più lecito raccontare di un vero e proprio asse politico, reso singolare dal fatto che le culture politiche di provenienza sono opposte. È pur vero che in questa fase Palazzo Chigi sta cercando di sfruttare, sul terreno dell’immigrazione, ogni spazio disponibile, anche quando la sponda arriva dall’altra parte dello schieramento.
di Emilio De Capitani
Il Domani, 11 agosto 2026 Che fine ha fatto la “leale cooperazione” tra gli Stati membri? Dovrebbe essere alla base della nostra costruzione comune europea: è un principio giuridico vincolante. I fatti delle ultime settimane sono sintomo di una crisi di quel principio di solidarietà che dovrebbe governare la politica europea. Che fine ha fatto la “leale cooperazione” tra gli Stati membri, che dovrebbe essere alla base della nostra costruzione comune europea? La crisi che è emersa attorno ai fatti di Ceuta, per poi proseguire in questi giorni, ci è stata raccontata soprattutto come una crisi riguardante le relazioni fra Italia e Spagna. Ma è il sintomo di una crisi molto più grave di quel principio di solidarietà che dovrebbe governare la politica europea in materia di mobilità delle persone ripresa al titolo V del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea in materia di frontiere, immigrazione e asilo.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 11 agosto 2026 Sistemi di videosorveglianza elettronica, con la cooperazione del programma Ue Eubam, controlleranno 24 ore su 24 la frontiera con la Tunisia dove i migranti vengono detenuti, torturati, venduti e lasciati morire. A partire dai prossimi mesi decine di telecamere ottiche e termiche affolleranno il tratto tripolitano del confine, già militarizzato da anni, tra Libia e Tunisia. Si tratta di circa 200 chilometri tra il valico di Ras Agedir, sul mare, e Al Assah nel deserto, che ogni anno decine di migliaia di persone migranti, la maggior parte provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana, sono costrette ad attraversare perché vittime di tratta. Lungo quella frontiera vengono, infatti, trascinati moltissimi migranti già intercettati dalle milizie armate in Tunisia o in mare per essere portati nei lager libici, venduti o abbandonati ormai morti - senza degna sepoltura - nel deserto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 11 agosto 2026 Pochi giorni fa, in una seconda sentenza definita “storica”, un tribunale del New Mexico ha ordinato a Meta, la società madre di Instagram e Facebook, di pagare 567 milioni di dollari per porre rimedio ai danni causati dalle sue piattaforme ai giovani. “È un segno dei tempi”, dice il professor Salvatore Sica, ordinario di Diritto privato nell’Università di Salerno. Quanto stabilito arriva cinque mesi dopo un’altra pronuncia nella quale, sempre nel New Mexico, è stato accertato che i social del colosso tecnologico di Mark Zuckerberg hanno danneggiato la salute mentale dei bambini e nascosto alcune informazioni sullo sfruttamento sessuale minorile sulle piattaforme di proprietà.
DOCUMENTI
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 7 agosto 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 10 al 16 agosto 2026
CORSI DI STUDIO
CONCORSI E PREMI