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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di lunedì 10 agosto 2026
di Teresa Olivieri
Italia Oggi Sette, 10 agosto 2026 Il diritto all’informazione e alla comunicazione per le persone recluse esiste sulla carta, ma nella quotidianità penitenziaria si scontra con una profonda spaccatura temporale e culturale. La tv a canali limitati e i giornali in ritardo non bastano più a garantire un legame con la realtà. Si crea così un divario che rischia di vanificare la tutela del diritto all’informazione e alla libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione. A bloccare l’adeguamento delle carceri non sono solo i vincoli di bilancio, ma una vera e propria resistenza ideologica. L’amministrazione penitenziaria tende infatti a percepire la tecnologia come una minaccia costante alla sicurezza, anziché come un’alleata del percorso di reinserimento.
GIUSTIZIA
di Gian Domenico Caiazza
Il Foglio, 10 agosto 2026 C’è un equivoco da sciogliere sulla nozione stessa di “errore giudiziario”, per rendere più chiare discussioni e polemiche sorte intorno alla legge istitutiva della giornata celebrativa intitolata a Enzo Tortora, da poco approvata dalla Camera dei deputati. Vi è infatti una nozione strettamente tecnica, scritta nel codice di rito, per la quale è errore giudiziario quello riconosciuto da una sentenza assolutoria dopo un giudizio di revisione di una condanna definitiva. Beniamino Zuncheddu è stato vittima di un errore giudiziario, per esempio. Quanti sono questi errori giudiziari? Molto pochi, i giudizi di revisione si contano ogni anno sulle dita di una mano. Senonché secondo questa accezione tecnica, quello di Enzo Tortora non fu un errore giudiziario, visto che Enzo, arrestato con infamia, detenuto a lungo, umiliato e condannato in primo grado, fu poi assolto definitivamente nei gradi successivi.
di Alberto Iannuzzi
Il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2026 L’istituzione della Giornata nazionale dedicata ad Enzo Tortora, approvata dalla Camera dei deputati, rappresenta un’occasione importante per riflettere sul significato dell’errore giudiziario e sul dovere dello Stato di impedirlo. Enzo Tortora è, senza dubbio, il simbolo di una delle pagine più dolorose della giustizia italiana: un uomo arrestato, umiliato e condannato in primo grado sulla base di accuse rivelatesi poi del tutto infondate. Quella vicenda ha lasciato un segno profondo nel nostro ordinamento. Negli anni successivi il legislatore ha progressivamente rafforzato le garanzie dell’imputato, consolidando un sistema nel quale la presunzione di innocenza, il diritto di difesa ed il principio del “ragionevole dubbio” costituiscono pilastri irrinunciabili.
di Emilio Gioventù
Italia Oggi, 10 agosto 2026 Il capogruppo di Fratelli d’Italia, accusa ingiustamente l’ex Presidente della Repubblica di decisioni prese invece dall’allora ministro della Giustizia. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, nel pieno della furia dibattimentale in aula durante lo scontro tra maggioranza e opposizione sull’uso delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro - poi negate ai giudici che indagano sulla vita criminale del suo socio di bistecca - compie in rapida successione una serie di inciampi ed errori storici e procedurali accompagnati addirittura da abbondanti dosi di sgarbo istituzionale. Dunque, durante le dichiarazioni di voto sulla richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle chat di Delmastro, Bignami cita l’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, accusandolo di aver liberato 30 mafiosi.
TERRITORIO
di Silvano Freddo
giornalelavoce.it, 10 agosto 2026 Monica Formaiano richiama istituzioni e sistema penitenziario a garantire dignità, salute e veri percorsi di reinserimento per ridurre la recidiva e rafforzare la sicurezza. Un sistema penitenziario capace di tenere insieme sicurezza, legalità e dignità umana, senza perdere di vista la funzione rieducativa della pena e il diritto dei detenuti a costruire un reale percorso di reinserimento. È il richiamo lanciato dalla garante regionale delle persone detenute Monica Formaiano in occasione della Giornata internazionale per la giustizia nelle carceri, che si celebra il 10 agosto.
di Lucia Ori
iltquotidiano.it, 10 agosto 2026 Nel rapporto di Antigone, la casa circondariale di Trento è citata anche per il suicidio di Abrar Jarrar: la più giovane detenuta in Italia che si è tolta la vita. “Tutto chiuso”. È il titolo scelto da Antigone per il XXII rapporto sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane. Un’espressione che fotografa un progressivo irrigidimento del sistema penitenziario: meno apertura verso il territorio, meno possibilità di costruire percorsi di reinserimento, più isolamento. Si rischia così di allontanarsi dalla funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 10 agosto 2026 “Ogni giorno ricevo lettere di detenuti che lamentano mancanza di cure o farmaci, caldo, insetti”. A San Vittore il sovraffollamento è preoccupante. Se Bollate inizia a scoppiare, finisce pure questa esperienza. Un carcere più umano significa più sicurezza dopo”. Marcello Bortolato è il presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano. Ci conduce in quella che oggi definisce una “questione umanitaria”. E alla politica che usa le sbarre come “strumento di propaganda” dice: serve un “indulto”.
di Romano Francardelli
La Nazione, 10 agosto 2026 Giuseppe Renna nominato in pianta stabile: “Sono soddisfatto. Così posso portare avanti progetti che ho iniziato in questi anni”. Giuseppe Renna leccese-salentino di nascita è stato nominato direttore in pianta stabile del carcere di Ranza dopo aver fatto il pedonale tra San Gimignano, Arezzo, Gorgona. Il carcere di alta sicurezza accoglie oltre 300 detenuti.
di Matteo Bondi
Il Resto del Carlino, 10 agosto 2026 Una delegazione di rappresentanti istituzionali del Pd ha varcato i cancelli del carcere di Forlì per toccare con mano le condizioni di vita, le criticità e le buone pratiche che caratterizzano l’istituto penitenziario cittadino. L’iniziativa è promossa a livello nazionale col titolo ‘Bisogna aver visto’: vi hanno preso parte i deputati romagnoli Ouidad Bakkali e Andrea Gnassi insieme ai consiglieri regionali Valentina Ancarani e Daniele Valbonesi. Il sopralluogo ha offerto l’opportunità di verificare in prima persona l’impatto del caldo estivo: la direzione ha preso contromisure con l’installazione di ventilatori nelle celle e impianti di climatizzazione negli ambienti comuni. Anche sui numeri della capienza non sono state riscontrate anomalie particolari: Forlì è in linea con i parametri previsti e senza segnali di sovraffollamento.
di Erica Manna
La Repubblica, 10 agosto 2026 Nelle giornate da bollino rosso, la vita in un carcere sovraffollato. Il cappellano don Paolo Gatti: “Bisogna sperare che piova”. L’hanno ribattezzato Marassi Beach, il cortile rovente dei “passeggi”, perché qui non manca l’ironia: in estate ci si può restare un’ora in più, ma è un cubo di cemento dove il sole rimbalza e sembra di cuocere. Eppure anche questo può essere meglio che rimanere chiusi dentro a una cella in sei. Benvenuti alla casa circondariale di Marassi, 535 posti per 663 detenuti. Dove la quotidianità, a quaranta gradi, è l’acqua della doccia che scorre continuamente per tenerla fresca e farla così scrosciare sulle bottiglie di minerale conservate dentro a un secchio: un trucco per evitare che pure l’acqua da bere arrivi rapidamente a trenta gradi.
tp24.it, 10 agosto 2026 Il problema, ormai, non è più capire se il carcere “Pietro Cerulli” di Trapani abbia delle criticità. Il problema è capire quanto ancora si possa andare avanti così. Nel giro di poche settimane sindacati, avvocati, magistrati e operatori istituzionali sono entrati nella casa circondariale di San Giuliano. E sono usciti raccontando, sostanzialmente, la stessa cosa. Celle sovraffollate. Muffa. Caldo soffocante. Acqua marrone o giallastra dai rubinetti. Carenza di personale. Pochissima assistenza sanitaria. Detenuti chiusi anche venti ore al giorno. Attività rieducative ridotte al minimo.
di Luca D’Alessio
Il Riformista, 10 agosto 2026 Sovraffollamento carceri. Situazione critica nei penitenziari. Al limite del rispetto della umana condizione. Sono questi i temi che nelle ultime ore infervorano gli ambienti della politica, soprattutto quelli distinti dal garantismo della prima ora. La Commissione Giustizia della Camera dei Deputati avvia un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri per far luce sulle criticità in atto. Ma, se da un lato si vive un frangente complesso, contestualmente a questa situazione difficile, sembra esserci anche spazio per iniziative dove lo Stato è presente ed assolve pienamente ai suoi doveri di reinserimento sociale dei detenuti e di funzione rieducativa della pena. I detenuti della Casa circondariale di Lecce, in questi giorni stanno vivendo un’occasione unica di riscatto personale e sociale.
di Luca Marconi
Corriere della Sera, 10 agosto 2026 Lo sceneggiatore napoletano ora alla regia racconta dodici anni di laboratori di scrittura coi i giovani detenuti sull’isolotto di Bagnoli. In anteprima alle Giornate degli Autori - Confronti della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - l’8 settembre - lo scrittore e sceneggiatore partenopeo Riccardo Brun presenta la sua opera prima alla regia, “I Nisidiani”, nata dall’impulso di raccontare ben dodici anni di laboratori di scrittura nel carcere minorile di Nisida: un lavoro collettivo d’un pugno d’affermati autori napoletani - alcuni all’epoca erano appena agli esordi - proseguito in tutti questi anni nel progressivo sforzo di stabilire la connessione ottimale, coi giovanissimi detenuti, perché avvertissero nella cultura un’opzione di riscatto esistenziale.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 10 agosto 2026 Abbassare l’età pensionabile, ridurre le tasse, combattere la denatalità, difendere il made in Italy: perché la destra sovranista non può fare nulla di tutto questo senza l’apporto dell’immigrazione. E anche sulla sicurezza, più realtà, meno paura. Il caso Ceuta, lo abbiamo visto, ha rimesso in circolo, nell’estrema destra europea, l’algoritmo del “dagli allo straniero”, specie se un pochino di colore. Le immagini dell’“invasione” di Ceuta hanno tirato fuori il peggio delle destre europee e ci hanno ricordato quanto la strumentalizzazione dei temi legati all’immigrazione sia direttamente proporzionale alla vicinanza alle elezioni politiche. Italia, Francia, Spagna e Polonia si avvicinano alle elezioni e la demagogia attorno al caso Ceuta, per fortuna durata pochi giorni, nasce anche da qui: dal desiderio da parte ...
di Luciano Violante*
Il Foglio, 10 agosto 2026 Continuare a criticar tacendo o inseguire la destra sul suo terreno? I progressisti italiani, stretti in due vicoli ciechi. Ma c’è una terza via, fatta di formazione e lavoro, utile all’immigrazione e al paese. Le politiche dell’immigrazione non possono limitarsi alla gestione dei flussi; sarebbe una sfida persa in partenza perché la pressione migratoria, per il numero di persone coinvolte, per l’animo che le spinge è stata ed è sempre superiore alla capacità di fermarla o di respingerla. Non riusciamo a fronteggiarla neanche all’interno dei nostri confini. Nel primo trimestre del 2026 nella Unione europea hanno ricevuto l’ordine di lasciare il territorio nazionale più di 100.000 cittadini non comunitari; l’ordine è stato eseguito per circa un terzo dei destinatari.
di Francesca Mannocchi
La Repubblica, 10 agosto 2026 Oscilliamo tra la minaccia da respingere e la vittima da salvare: nel mezzo resta invisibile la persona, che viene disumanizzata. Il movimento non è un incidente dal quale difendersi, ma una forma con cui la storia continua a prodursi. Quello che accade a Ceuta in queste settimane ci rimette davanti a un problema antico: il modo in cui la narrazione europea sulla migrazione genera due figure opposte, che assolvono alla stessa funzione - impedirci di riconoscere nelle persone migranti delle persone.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 10 agosto 2026 Il vescovo di Civitavecchia Tarquinia e Porto Santa Rufina è stato più volte a Ponte Galeria. “Sono peggio delle prigioni, condivido la battaglia di Capua e Trento”. “Condivido la battaglia degli arcivescovi di Capua e di Trento contro la realizzazione di Cpr nei loro territori, perché sono strutture dove non c’è il rispetto della dignità umana. Lo posso dire perché ci sono stato più volte e perché come diocesi ci stiamo impegnando per migliorare questa condizione”. A parlare è Gianrico Ruzza, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e di Porto-Santa Rufina, nel cui territorio esiste il Cpr di Ponte Galeria, 120 posti ma solo 80 immigrati presenti tra i quali 5 donne (è l’unico con presenza femminile), tre suicidi, molte rivolte e proteste.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 10 agosto 2026 Mouchine Ettabouti è in coma dopo aver ingerito acido nel Cpr di Milano. Tra accuse e dubbi sulla dinamica, Nicola Cocco, medico della rete No Cpr, ha denunciato a Fanpage.it condizioni gravissime: “La custodia dello Stato dovrebbe proteggere, non esporre a rischi”. Mouchine Ettabouti, 37 anni, è ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dopo avere ingerito un detersivo a base di acido cloridrico mentre si trovava nel Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli. Come spiegato da Nicola Cocco, medico infettivologo della Rete Mai più Lager, NO ai Cpr e della Società italiana di medicina delle migrazioni, a Fanpage.it il prodotto conteneva acido cloridrico al 7 per cento e ha provocato “ulcere gravissime a carico dell’esofago e dello stomaco”, con rischio di perforazione, emorragia e morte.
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