Rassegna stampa 19 settembre

 

Giustizia: carceri prefabbricate in 5 città, per tremila detenuti

 

Ansa, 19 settembre 2009

 

Cinque nuove carceri "leggere", vale a dire da destinarsi agli arrestati che, in attesa della convalida da parte dell’autorità giudiziaria, restano in cella per soli pochi giorni. È quanto avrebbe intenzione di realizzare l’Amministrazione penitenziaria seguendo il cosiddetto "metodo Abruzzo", cioè la costruzione in tempi rapidi dei prefabbricati che ha fatto seguito al terremoto dello scorso aprile. A riferirlo è l’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp).

I nuovi cinque istituti penitenziari - riferisce il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci - saranno costruiti "nelle aree metropolitane a maggior rischio sovraffollamento di Palermo, Napoli, Roma, Milano e Torino per un totale di 3mila posti letto". Saranno costruiti tramite "l’individuazione celere delle imprese di costruzioni e i tempi di realizzazione entro e non oltre fine 2010, come aveva anticipato il premier Berlusconi l’altra sera a "Porta a Porta", "Ovviamente anche in tale circostanza - lamenta Beneduci - nessun accenno alla necessità impellente di nuovo Personale di Polizia Penitenziaria, o al fatto che quantomeno lo si adegui ad una situazione oramai ferma al lontano 1992 (unico caso tra le Forze di Polizia del Paese) quando cioè negli istituti non si superavano le 35.000 presenze".

L’Osapp rileva che è già la seconda volta che Berlusconi si occupa direttamente di emergenza carceri e di costruzione di nuovi istituti, ma - aggiunge Beneduci - "é ora che ai programmi, alle promesse e ai proclami si sostituiscano i fatti, dal momento che la quota detenuti, con le sue 64.400 presenze, si avvia a fine mese a raggiungere e superare il numero dei 65 mila reclusi". "In termini di impiego nei servizi penitenziari essenziali poco conta che le strutture siano "leggere" o "pesanti", il problema riguarda far andare avanti le strutture che con 3.000 posti in più avranno senz’altro la necessità di almeno 2.000 agenti aggiuntivi".

Giustizia: Alfano; via detenuti stranieri, senza il loro consenso

 

Agi, 19 settembre 2009

 

Atmosfera "cordiale e reciproco apprezzamento" tra il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il Lord Cancelliere del Regno Unito Jack Straw che oggi, presso la Sala Verde del Dicastero di via Arenula, si sono incontrati per approfondire le proprie posizioni sulle tematiche di giustizia affrontate dall’Unione Europea lo scorso luglio a Stoccolma e per uno scambio di pareri da mettere in campo sulla questione delle carceri. Lo afferma una nota dell’Ufficio stampa del ministero della Giustizia.

Il ministro Alfano - continua la nota - ha illustrato al collega Straw le priorità dell’Italia trattate a Stoccolma e ha posto l’accento sull’importanza di valutare l’impatto delle norme in materia di giustizia interna. Dal canto suo, Straw ha chiesto il sostegno dell’Italia per l’applicazione dei regolamenti in materia di successione e testamento.

Il Guardasigilli, affermando che uno dei problemi del sovraffollamento delle carceri italiane è dovuto alla numerosa presenza di detenuti stranieri, è convenuto col collega inglese che occorre abolire il principio dell’obbligatorietà del consenso del detenuto ai fini del trasferimento nei paesi di origine e la necessità di rendere operativi gli accordi di trasferimento tra i vari Paesi.

Il ministro Straw ha manifestato di comprendere le ragioni dell’Italia in merito alla richiesta di fondi all’Unione Europea per la costruzione di nuove carceri. Il ministro Angelino Alfano - conclude la nota - ha annunciato al Lord Cancelliere Jack Straw, il proposito di consultare anche altri paesi, in particolare Francia e Spagna, per informarli delle iniziative che l’Italia intende portare in sede europea.

Giustizia: Maroni; in Fondo unico 700 mln € sequestrati a mafia

 

Asca, 19 settembre 2009

 

Grazie all’istituzione di un Fondo unico, cui fanno capo il Ministero degli Interni e quello della Giustizia, sono disponibili dall’agosto scorso 700 milioni di euro, parte di beni sequestrati alla criminalità organizzata e non ancora confiscati. Lo annuncia il ministro degli Interni, Roberto Maroni, a margine di una riunione tenutasi in prefettura con la quale si è fatto il punto su un anno di intense attività contro la criminalità organizzata.

L’esistenza del Fondo unico è un tassello importante del percorso che lo stesso ministro degli Interni ha auspicato in più occasioni, a Napoli ed a Caserta: "Abbreviare i tempi che intercorrono fra il sequestro dei beni appartenenti alla criminalità e la confisca degli stessi" in modo da poter essere riutilizzati a fini sociali. Il ministro ha spiegato che "nel fondo unico di giustizia è confluito denaro contante sequestrato. Quindi proveniente da conti correnti postali e/o bancari". Un’operazione, in sostanza, abbastanza semplice proprio perché si tratta di "denaro contante, a fronte del quale si può stornare una quota nel caso di eventuali dissequestri". Il ministro ha auspicato che "questo fondo arrivi ad un milione di euro entro l’anno".

Giustizia: le "ronde nere" di Saya, tra polemiche e coriandoli

 

Corriere della Sera, 19 settembre 2009

 

Lo sdegno di Gianni Alemanno: "Questore e prefetto intervengano subito contro questa vergognosa pagliacciata". L’ironia surreale di Gianluca Peciola (Sinistra e libertà) che lancia coriandoli sul drappello. Le ronde nere di Gaetano Saya, nella prima "passeggiata" romana hanno raccolto pochissimo se non sberleffi e condanna.

Camicia ocra, cravatta corvina, gagliardetto e stemma Spqr. D’epoca fin negli "anfibi" e volenterosi pure negli orari (un dopo pranzo afoso) cinque militanti dell’estrema destra hanno debuttato ieri come volontari della "Guardia Nazionale", eseguendo pure il saluto del legionario. Promessa (mesi fa) dal Partito Nazionalista Italiano di Gaetano Say, la "Ronda nera" è durata circa un’ora. Mentre le polemiche sono ancora in corso, vivacissime.

Tra i volontari anche Maria Antonietta Cannizzaro, presidente nazionale dell’Msi-Dn, nonché moglie di Saya. "Pagliacciata" secondo i presenti: "Credevo fosse una fiction, invece no. Che buffonata...", dice un commerciante della zona, mentre un dipendente dell’Exedra spiega: "Gli abbiamo chiesto di andare via, stupiti che le forze dell’ordine non intervenissero.

Una cosa di cattivo gusto anche se fosse servita a lanciare un prodotto". E "pagliacciata" è anche per il sindaco Gianni Alemanno, che ha chiesto ufficialmente a prefetto e questore di intervenire: "Per evitare che la nostra città venga segnata dalla vergognosa pagliacciata delle ronde nere".

Un suggerimento arriva dal senatore Pd Roberto Morassut: "Il sindaco dia un segnale netto e inequivocabile nei confronti di queste degenerazioni di destra estrema, rompendo ogni equivoco che possa far sentire certi gruppi tollerati o addirittura protetti. Cominci con il revocare la nomina di Stefano Andrini". Morassut non derubrica l’iniziativa come semplice colore. Convinti dell’iniziativa, i "rondisti" promettono di replicare in periferia, scattando foto. Una di esse immortala Luca Peciola, Rifondazione, nel gesto (apertamente "iconoclasta") di rovesciare coriandoli alle spalle del nostalgico gruppetto.

Giustizia: arresto Tarantini; in cella da solo e guardato a vista

di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini

 

La Repubblica, 19 settembre 2009

 

Una cella, senza altri detenuti. Un agente della polizia penitenziaria che controlla, 24 ore su 24. Gianpaolo Tarantini è guardato a vista. Nel carcere di Bari dove alle due del pomeriggio giunge a bordo di un’auto civetta della guardia di finanza, l’imprenditore barese, almeno all’inizio, non dà segni di sconforto o cedimento. Ma lui, abituato alla mondanità, ai salotti che contano a Bari come in Sardegna, nell’ambiente del carcere, è comunque considerato un soggetto "a rischio". Uno che potrebbe anche non reggere le restrizioni dell’istituto penitenziario.

Per questo per l’ambizioso e spregiudicato uomo d’affari la direzione del carcere, per le prime ore e i primi giorni di detenzione, non ha scelto una cella comune, con altri detenuti. Tarantini è da solo, sotto stretta sorveglianza. "È apparso sereno, non particolarmente turbato", racconta chi ha avuto modo di vederlo. "Lo stato d’animo del mio assistito è molto forte", aggiunge uno dei suo legali, l’avvocato Nicola Quaranta.

Pantaloni scuri e camicia chiara, l’imprenditore è finito dietro le sbarre un mese dopo Massimiliano Verdoscia, ex amico ed ex socio. La procura pensa che fosse pronto a fuggire e anche ad inquinare le prove, a fare terra bruciata dei testimoni che popola l’inchiesta sul presunto giro di escort.

Tornava da Roma, Tarantini. Era appena atterrato all’aeroporto di Bari. Due uomini della Guardia di finanza in divisa lo hanno aspettato. "Ci deve seguire", hanno detto prima di invitare l’imprenditore a salire su un’auto che li ha condotti nella caserma del lungomare Vittorio Veneto. "Dimostrerò che non volevo scappare, ho detto tutto alla magistratura", si sfoga Tarantini. Non credeva di essere arrestato. Sperava forse che con le deposizioni, rese alla fine di luglio, avrebbe evitato il carcere. Quello che, invece, i giudici hanno deciso per Massimiliano Verdoscia e per Stefano Iacovelli, il tecnico delle Ferrovie accusato di essere uno dei pusher dell’inchiesta.

Ora, però, anche per la figura centrale dell’inchiesta la procura ha scelto la misura più dura: le detenzione dietro le sbarre, disposta con un fermo, un provvedimento d’urgenza. Troppi viaggi sull’asse Roma-Bari. E poi quella vacanza tra maggio e giugno in Tunisia: Tarantini, sostiene il pm Giuseppe Scelsi e il procuratore Antonio Laudati che ha controfirmato il provvedimento, avrebbe potuto far perdere le proprie tracce. Lui nega. Anche uno dei suoi avvocati Nicola Quaranta appare sorpreso dalla ricostruzione della procura che, di fatto, con il fermo ha dato una scossa inaspettata all’inchiesta.

L’arresto di Tarantini, quindi. E prima della misura il nuovo interrogatorio di Alessandro Mannarini e soprattutto le nuove accuse. Il quarantenne leccese, mercoledì, ha parlato di nuovo con il magistrato e gli uomini della Guardia di finanza. Ha fornito nuovi particolari e soprattutto ha indebolito la testimonianza di Tarantini. Mannarini, che con l’imprenditore e Verdoscia ha trascorso l’estate del 2008 in Sardegna, riferendosi alla polvere bianca di droga acquistata per le feste di quei mesi, ha indicato un quantitativo diverso da quello, invece, che Tarantini ha ammesso di aver comprato per gli appuntamenti mondani, organizzati nell’isola.

Perché, ora, ad un anno da quelle feste e da quella vacanza, nel gruppo dell’imprenditore, tutti sono contro tutti. Massimiliano Verdoscia finisce in carcere l’otto agosto. La procura chiede ed ottiene l’arresto dal giudice. Ma l’ex socio di Tarantini non ammette mai le contestazioni dell’accusa, smentisce di aver distribuito cocaina alle feste, organizzate tra la Sardegna e Bari. L’unica concessione che fa alla ricostruzione della Guardia di finanza è il consumo personale di droga.

Stefano Iacovelli non fa parte della comitiva di amici di Tarantini. Conosce dall’infanzia, però, Massimiliano Verdoscia che come lui abitava a Torre a Mare. Sono in buoni rapporti. Iacovelli è accusato di essere il pusher, di aver cioè procurato la droga a Verdoscia. Anche lui, nell’interrogatorio di garanzia, però, nega gli addebiti. "Non si trattava di droga, ma di Cialis", dice.

Alessandro Mannarini è l’altro indagato dell’inchiesta, il primo a parlare. A maggio viene ascoltato dal pm Scelsi. E fa parziali ammissioni. Un interrogatorio seguito da quello di mercoledì. Il quarantenne leccese parla ancora. Aggiunge particolari, dettagli. La posizione di Tarantini diventa più complicata e la procura allora decide di fermarlo.

Umbria: Consiglio regionale al voto su mozione carceri del Pdl

 

Asca, 19 settembre 2009

 

Votazione della mozione del Pdl, già discussa nella seduta del 15 settembre scorso, sulle problematiche delle carceri umbre ("Immediata attuazione del protocollo stipulato in data 07.03.2001 tra la Regione Umbria e il Ministero della Giustizia, con particolare riferimento al personale penitenziario e all’assistenza delle vittime del delitto). È questo il primo punto all’ordine del giorno del Consiglio regionale dell’Umbria che si riunirà martedì 22 settembre, con inizio alle ore 10.

Inoltre figurano iscritti all’ordine del giorno, l’attuazione degli indirizzi di cui alla deliberazione giuntale 682 del 10/9/2008 in materia di assistenza socio-sanitaria negli istituti penitenziari"; la seconda lettura della "Proposta di legge statutaria" di modifica dello Statuto regionale (l’approvazione in prima lettura era avvenuta nella seduta consiliare del 22 aprile 2009).

Messina: carcere invivibile; Osapp chiede intervento di sindaco

 

Ansa, 19 settembre 2009

 

Il segretario generale dell’organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria Domenica Nicotra, sollecita il primo cittadino alla convocazione di un incontro per analizzare e discutere delle carenze dell’istituto penitenziario.

Dopo la denuncia di qualche giorno seguita alla visita presso la Casa Circondariale di Gazzi, il segretario generale dell’Osapp, organizzazione sindacale autonomia polizia penitenziaria, Domenico Nicotra chiede un incontro con il sindaco Buzzanca.

Il rappresentante sindacale che in più occasioni si è fatto portavoce delle carenze e delle insufficienze che affliggono il carcere cittadino, sia in termini strutturali che di "vivibilità", torna a puntare i riflettori sulle condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria: "Abbiamo più volte sottoposto all’attenzione dei competenti uffici ministeriali e del Guardasigilli Alfano l’avvilente situazione in cui verte il carcere di Messina, ma ad oggi non è stato apportato nessun correttivo".

Le richieste di Nicotra si rivolgono ora dunque al primo cittadino che, in vista delle recenti modifiche normative, è adesso titolare anche di ulteriori e specifici poteri in tema di sicurezza sul territorio. Il sindacalista sottolinea come la situazione, giunta ai limiti della tolleranza sia per i detenuti che per i rappresentanti del corpo di polizia, vada affrontata e risolta nel più breve tempo possibile.

Genova: accordo di Rete; facilita misure alternative al carcere

 

Asca, 19 settembre 2009

 

Favorire l’accesso alle misure alternative al carcere e il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute sono gli obiettivi della nuova intesa tra la Provincia di Genova, l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna e la Comunità Terapeutica "Centro Franco Chiarella" - Villaggio del Ragazzo sottoscritta a Chiavari dall’assessora provinciale alle Carceri Milò Bertolotto, dalla dirigente dell’Uepe Bianca Berio e dal direttore del Centro Chiarella, Raffaele Girlando.

L’accordo che rafforza la rete di iniziative congiunte tra i firmatari prevede il confronto e la consultazione permanente sulle azioni di integrazione sociale e lavorativa per gli ospiti della Comunità Terapeutica del Villaggio del Ragazzo, favorendo specifici percorsi di inserimento socio-lavorativo delle persone detenute e valutando e garantendo anche l’efficacia degli interventi che istituzioni, enti locali, imprese e terzo settore realizzano nella formazione e nelle politiche del lavoro per le fasce deboli di popolazione. La Provincia nell’accordo, per favorire l’inclusione socio-lavorativa delle persone dopo il carcere, proporrà anche voucher per la formazione e opportunità di tirocini. "Per il loro pieno reinserimento, evitando i frequenti rischi di ricaduta nell’illegalità.

Trieste: detenuto sale su un cornicione e minaccia di suicidarsi

 

Il Piccolo, 19 settembre 2009

 

Ha scalato il tubo della grondaia arrivando fino alla finestra di una cella al secondo piano del carcere e poi ha minacciato il suicidio se non fosse stato ascoltato dal direttore del Coroneo. Il drammatico episodio si è verificato all’interno del carcere e si è concluso fortunatamente con la discesa autonoma del detenuto di origine magrebina dopo oltre un’ora di trattativa. Per tutto questo tempo il recluso è rimasto in piedi sul cornicione tenendosi alle sbarre di una cella.

"Sono riuscito a risolvere il problema senza cedere ad alcun ricatto, ma facendo leva sulla ragionevolezza della persona", commenta il direttore del carcere Enrico Sbriglia. Non vuole aggiungere altro. Ma è chiaro che l’episodio avrebbe potuto avere ben altre conseguenze. Il detenuto ha affrontato il tubo della grondaia durante l’ora d’aria e lo ha scalato con una agilità definita incredibile.

Era scalzo e in pochi minuti è arrivato al secondo piano, all’altezza di oltre 7 metri da terra. Se fosse scivolato sarebbe precipitato in un punto dove per ragioni di sicurezza sono stati sistemati dei dissuasori metallici, praticamente delle sbarre infilate nel terreno. Lo stesso direttore Sbriglia al momento dell’allarme si trovava a Opicina al Villaggio del fanciullo per effettuare un sopralluogo in vista della realizzazione di una struttura che possa consentire a un gruppo di detenuti di lavorare esternamente.

Il direttore-assessore si è precipitato in carcere per gestire in prima persona la situazione. Sul posto era già presente il comandante Antonio Marrone il quale aveva fatto sistemare dei materassi sopra i dissuasori. Pronti a intervenire anche i vigili del fuoco. Poi, fortunatamente, tutto si è sistemato.

E l’uomo è tornato a terra, convinto dal direttore. All’origine del gesto la situazione familiare particolarmente difficile del detenuto a fronte di una condanna da scontare di oltre 5 anni. L’episodio da brivido è stato seguito in diretta dalle finestre di alcuni uffici del Tribunale che danno sulla parte interna del carcere.

Conferma ancora una volta la grave situazione di disagio nel Coroneo dove vivono oltre 230 reclusi con una capienza di appena 150 posti. Dei 230 reclusi quasi il 70 per cento sono stranieri, in buona parte magrebini o cittadini dell’ex Jugoslavia. Dormono distesi sui pavimenti e sono privati anche del posto in branda. Otto dei dieci detenuti rinchiusi nelle celle progettate per ospitarne quattro, hanno una propria branda.

Due devono dormire sui materassi stesi a terra. Il disagio è enorme soprattutto nelle celle in cui sono stipate anche persone di religione islamica: chi dorme a terra deve alzarsi dal materasso alle 5 per consentire agli altri di pregare rivolti in direzione della Mecca. Della situazione difficile ne aveva parlato esplicitamente poche settimane fa lo stesso direttore in una lettera aperta in veste di segretario nazionale del Sidipe.

"Proprio perché temo il peggio - aveva scritto - sono preoccupato che il carcere torni a diventare operosa fucina di terrorismo e di nuovi patti di criminalità. Mi rivolgo ai detenuti affinché bandiscano atti di intemperanza o violenza. Atti che, rendendo ancor più critica la situazione, allontanerebbero ogni ragionevole situazione".

Livorno: detenuto nordafricano colpisce agente con un pugno

 

Ansa, 19 settembre 2009

 

"Una situazione al limite della gestibilità". È quanto si legge in un comunicato della Uil Pa penitenziari livornese dopo l’ennesimo episodio al limite di ieri.

Un detenuto nordafricano ha infatti aggredito un agente di polizia penitenziaria dentro il carcere livornese delle Sughere. L’episodio è stato confermato nel pomeriggio da Anna Carnimeo, direttore delle Sughere. "Si tratta però di un fatto isolato - spiega - e compiuto da un detenuto recidivo, protagonista di un episodio analogo nel carcere di Pisa. È già stato trasferito in isolamento". Dopo l’aggressione l’agente, che è stato colpito da un pugno ed ha sbattuto con il volto sull’inferriata della cella, è stato medicato in ospedale. Nella colluttazione è stato coinvolto ed è rimasto contuso anche un ispettore.

Spiega Mauro Barile, coordinatore della Uil Pa penitenziari: "È l’ennesimo atto di violenza compiuto in danno di un appartenente alla polizia penitenziaria". "A Livorno", prosegue, "la situazione è prossima alla paralisi per la gravissima deficienza organica della polizia penitenziaria, che deve far fronte ad almeno 50 unità in meno rispetto a quelle previste dalla pianta organica, e a un sovraffollamento nella popolazione carceraria, giunta a circa 440 detenuti, che supera del doppio la capienza dell’istituto". Barile fa appello al ministro Alfano, al governo e al parlamento affinché si trovino adeguate soluzioni. "Stiamo vivendo", aggiunge la Carnimeo, "una situazione difficile, anche se non a causa dell’episodio di oggi. Siamo alle prese purtroppo con problemi di carenze di organico nella polizia penitenziaria e di sovraffollamento tra i detenuti".

Nelle scorse settimane il carcere era addirittura sprovvisto del numero sufficiente di brandine e materassi rispetto al numero di reclusi e solo nei giorni scorsi è stato posto rimedio reperendo una decina di nuovi letti.

Teatro: i detenuti dell’Ipm con gli studenti, per un "laboratorio"

 

La Tribuna di Treviso, 19 settembre 2009

 

Teatro per integrare due mondi, quello dei giovani detenuti dell’Istituto penale minorile di Treviso e quello dei ragazzi delle scuole superiori della Marca. L’esito felice di questo incontro è "Bugiardo", commedia semiseria di Gregory Burke che verrà messa in scena dall’insolita compagnia oggi pomeriggio alle 14 all’Istituto penale minorile di Santa Bona.

Si tratta della conclusione del laboratorio di video teatro estivo che ha coinvolto i ragazzi detenuti nella struttura di Santa Bona e un gruppo di studenti delle superiori trevigiane. Ad unire i due mondi, il fil rouge del teatro.

Il percorso, che nasce dalla collaborazione tra il Laboratorio scuola e volontariato, l’Istituto penale minorile e la Cooperativa Pace e Sviluppo, è condotto da Nicola Mattarollo, Valentina Paronetto e Marika Tesser, esperti nel lavoro a contatto con i detenuti under 18. "Bugiardo" parla di giovani: è la storia di un adolescente appena trasferito in un nuovo quartiere che, nel tentativo di conquistare una coetanea, non trova di meglio da fare che inventarsi una serie di situazioni strampalate per piacerle.

A consigliare lui, due amici, a dissuadere lei, due amiche. Il femminile e il maschile s’incontrano e si scontrano in quella che è, o è stata, la storia di ognuno. Per tutti i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio estivo, quella che si concluderà oggi è stata un’occasione per rivelare la propria creatività in modo costruttivo, ma soprattutto per vivere un’esperienza educativa di incontro e riflessione sulle opportunità e sulle scelte possibili. Il testo teatrale è stato segnalato ai conduttori del laboratorio dal Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino che da anni si occupano di incentivare e promuovere le produzioni per adolescenti.

Immigrazione: Mantovano; alcune Procure boicottano le norme

 

Avvenire, 19 settembre 2009

 

Alcune Procure boicottano il reato di clandestinità. A sostenerlo è il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. "Sul contrasto all’immigrazione clandestina - sottolinea l’esponente di governo - quanto accade oggi in più aule giudiziarie e in più uffici i Procura merita la qualifica di boicottaggio".

"Alcune regioni a guida centrosinistra - aggiunge Mantovano - impediscono l’apertura dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) sul loro territorio, e con questo rendono più complicato l’iter dell’espulsione. Troppi magistrati impediscono l’operatività delle nuove norme e bloccano di fatto le espulsioni. Saranno gli stessi che fra qualche mese lamenteranno che le nuove norme non servono a nulla".

Il sottosegretario chiede un’inversione di tendenza. "È venuto il momento che faccia sentire la propria voce chi, dall’interno del mondo giudiziario, non condivide questa visione militante e ideologica del ruolo del giudice". Oggi, secondo Mantovano, "si sta riproponendo il medesimo film proiettato all’indomani della legge Bossi Fini: allora vi fu dapprima la teorizzazione e poi la pratica disapplicazione delle norme di contrasto alla clandestinità".

Droghe: Dpa; no narco-sale, no eroina controllata, no pill-test...

 

Notiziario Aduc, 19 settembre 2009

 

Sul sito del Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa) è disponibile il documento "Misure ed azioni concrete per la prevenzione delle patologie correlate all’uso di sostanze stupefacenti", predisposto da un gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte rappresentanti dei servizi pubblici per le tossicodipendenze e del privato sociale. Il documento contiene un "Addendum" (una pagina e mezzo), predisposto unicamente dal Dpa, in cui Il dr. Serpelloni e i suoi collaboratori tentano di spiegare alle Regioni perché il Governo non intende né discutere né finanziare tre interventi: "pill testing" (analisi chimica delle droghe sintetiche nei luoghi dove queste si consumano); distribuzione controllata dell’eroina; stanze di autosomministrazione (narcosale).

Dopo aver letto l’Addendum, Bruno Mellano (presidente Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (vice-presidente comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:

Partiamo dalle narcosale. Il Dpa è categorico: "Iniziativa non supportata in Italia da leggi che ne consentono l’attivazione". Noi rimaniamo convinti che in uno Stato di diritto (ma l’Italia è un regime partitocratico) quello che non è vietato si può fare. Non esiste nel Dpr 309/90 (testo unico sugli stupefacenti) nessuna norma che proibisce le narcosale; l’art. 79 vieta la predisposizione di luoghi atti allo spaccio, le narcosale sono presidi socio-sanitari. È poi ridicolo che il Dpa tenti di porre il metadone in concorrenza con le narcosale; per tutti gli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, i proibizionisti alla Giovanardi bollavano il metadone come "droga di Stato" (definizione di Vincenzo Muccioli).

Ma il colmo si raggiunge quando il Dpa scrive che "l’apertura di tali stanze potrebbe comportare lo spostamento dell’attenzione e degli investimenti verso soluzioni meno costose che, invece di essere aggiuntive, potrebbero, per mere ragioni di budget, correre un forte rischio di diventare sostitutive". L’intento del governo è quello di creare una "guerra fra poveri", terrorizzando i Sert: "Attenti, già adesso avete a disposizione pochi soldi, ma se aprono le narcosale ne avrete ancora meno!". Abbiamo sempre detto che le narcosale sono complementari ai servizi già esistenti e servono all’aggancio e all’auspicabile invio ai servizi di quei cittadini tossicodipendenti che tali servizi non riescono a raggiungere.

Se le narcosale hanno il difetto di costare poco, l’eroina terapeutica ha il difetto di costare troppo. Il Dpa scrive che il paziente dovrebbe recarsi 3-4 volte al giorno ad assumere la dose presso le strutture sanitarie, che l’iniziativa riguarderebbe solamente il 3% dei pazienti, che "alla luce anche delle esperienze fatte da molti anni in altri Paesi questo tipo di terapie vengono abbandonate dai pazienti spontaneamente nell’arco di 4-6 mesi".

Se il Dpa avesse veramente studiato "le esperienze fatte da molti anni in altri Paesi" (quindi, non stiamo parlando di cose rivoluzionarie ma già consolidate), avrebbe visto che il paziente si reca in ambulatorio una volta al giorno, che la percentuale di utenti potenziali è molto più alta del 3% e che magari uno abbandona "spontaneamente" la terapia perché è riuscito, grazie all’eroina terapeutica, a migliorare le sue condizioni di vita, a trovare casa e lavoro, a passare dall’eroina al metadone.

Rispetto al "pill testing" è incredibile l’affermazione che "attualmente non esistono test di laboratorio "on site" attendibili nel rilevamento delle caratteristiche tossicologiche delle sostanze". In Olanda i "pill testing" sono attuati con successo da decenni dalle strutture pubbliche; riteniamo che in Europa sia in atto la libera circolazione delle conoscenze e delle tecniche, basta volerlo. Il Dpa evoca poi come soluzione a tutti i mali il "sistema nazionale allerta precoce", che è un po’ come l’araba fenice ("che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa"). Sicuramente a Torino non c’è, visto che le strutture sanitarie locali sono venute a conoscenza dalla Procura della Repubblica che vi erano state 30 overdosi mortali in 60 giorni (praticamente il numero di overdosi mortali che si verificano a Torino in un anno intero) alcuni mesi dopo i fatti.

Prima di leggere l’Addendum avevamo una considerazione del Dr. Serpelloni (responsabile Dipartimento Politiche Antidroga) alta; dobbiamo ora constatare come il regime proibizionista riesca ad arruolare anche persone insospettabili, come Serpelloni, per raggiungere l’obiettivo di cui ci parlava il compianto Giancarlo Arnao: proibito capire.

Droghe: il monitoraggio web contro nuove sostanze psicoattive

 

Notiziario Aduc, 19 settembre 2009

 

L’importanza di divulgare il progetto "Psychonaut Web Scanning" finanziato dalla Unione Europea con l’obiettivo di sviluppare un sistema web scanning e un database per catalogare nuove sostanze psicoattive sulla base delle informazioni presenti su Internet, è stata sottolineata nel corso dei lavori della conferenza internazionale organizzata dal servizio regionale Salute delle Marche, in collaborazione con l’Asur di Urbino e l’alto patrocino del dipartimento politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Infatti, in questi ultimi anni si è assistito in Italia e in altri paesi europei, al progressivo incremento dell’utilizzo di nuove droghe, sia di origine vegetale che sintetica. Parallelamente si è sviluppato un nuovo tipo di vendita e propaganda informativa sul web che rende facile sia l’ acquisto di queste sostanze che l’acquisizione di nuove notizie relative a preparazione, modalità e dosaggi di assunzione. Il commercio elettronico dei composti psicoattivi mediante internet contiene elementi di maggiore pericolosità, in quanto avviene in un ambito di elevata discrezione che rende difficili eventuali controlli da parte delle autorità.

L’e-commerce permette di reperire una vasta gamma di prodotti a prezzi concorrenziali tutelando la privacy del cliente. Psychonaut Web Scanning mira alla identificazione, il più precocemente possibile, di nuove sostanze circolanti sul mercato illecito e che divengono oggetto di consumo, nel tentativo di arginarne la diffusione e limitarne la pericolosità attraverso un tempestivo sistema di allerta.

Nelle Marche - è detto in una nota - ci sono circa 4mila utenti che fanno ricorso ai servizi per le dipendenze di cui l’83% sono maschi, il 17% femmine e negli ultimi anni si registra un trend molto crescente sull’utilizzo di droghe da parte degli ultraundicenni. La prevalenza delle sostanze utilizzate sono per il 75% oppiacei, il 9% cocaina, 12% cannabinoidi e la restante percentuale droghe sintetiche.

La rete sanitaria attraverso 9 dipartimenti, 13 servizi dipendenze, 31 strutture riabilitative residenziali, 12 strutture semiresidenziali e 9 servizi di prossimità con unità di strada, agisce con 221 operatori pubblici e 113 del privato. Il budget a disposizione si attesta sui 20 milioni di euro annui e rappresenta l’1,04% della spesa sanitaria complessiva. Ai lavori hanno partecipato esperti di sette paesi (UK, Portogallo, Norvegia, Belgio, Finlandia, Spagna e Germania) che insieme all’Italia hanno contribuito allo sviluppo del progetto stesso e i membri dell’Emcdda (European Monitoring Centre For Drugs and Drug Addiction).

Spagna: castrazione chimica volontaria, offerta agli stupratori

 

Ansa, 19 settembre 2009

 

Il governo catalano ha presentato oggi il protocollo con il quale la Regione prevede la castrazione chimica volontaria per gli stupratori recidivi, ma anche per i condannati per pedofilia che hanno causato più di una vittima.

Il consigliere alla giustizia regionale, Monserrat Tura, ha detto in conferenza stampa che potranno sottoporsi alla misura anche i carcerati affetti da sadismo sessuale o da un disturbo sadico della personalità condannati per reati sessuali. In ogni caso, Tura ha affermato che "il trattamento può solo essere volontario" perché altrimenti la cura non serve a niente, mentre la decisione di sottoporsi a castrazione chimica, ha ribadito, non porterà ai carcerati "nessun beneficio penitenziario".

Il personale psichiatrico studierà i casi dei vari carcerati prima che finiscano di scontare la loro pena. Se saranno considerati ‘a rischiò, verranno inseriti nel programma, al quale potranno decidere di partecipare. Tura calcola che nei prossimi 10 anni potrebbero essere circa 40 i detenuti nelle carceri catalane a ricevere il trattamento farmacologico inibitore del desiderio sessuale.

Libia: richiamo da Commissione africana dei Diritti dell’Uomo

di Andrea Onori

 

Periodico Italiano, 19 settembre 2009

 

La Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli a Banjul (Gambia) ha ordinato al governo della Libia di sospendere l’esecuzione di alcuni nigeriani finiti nel braccio della morte. La Commissione è l’organo incaricato di sorvegliare il rispetto degli "obblighi giuridici previsti dalla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli".

La Commissione ha dichiarato che è "seriamente preoccupata per le accuse rivolte dalla Libia ai ragazzi nigeriani". Il Commissario ha detto che il reclamo è stato presentato, ai sensi dell’articolo 55 della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, in nome di un certo numero di cittadini nigeriani relativo al fatto che sono attualmente detenuti nelle carceri libiche in violazione dei diritti garantiti dalla Carta africana.

"Vorrei informare il leader libico che la sua risposta deve essere presentata alla Commissione africana nella prossima sessione prevista per l’ 11 e 25 novembre 2009, e sarà successivamente inviato alle autorità" ha dichiarato la commissione aggiungendo che "ai sensi dell’articolo 111, del regolamento di procedura della Commissione africana, chiede di intervenire in materia con lo scopo di prevenire i danni irreparabili causati alle vittime".

La Commissione ha inoltre portato all’attenzione della Libia la risoluzione sulla moratoria sulla pena di morte in Africa, adottata di recente. "A questo proposito, la Commissione africana sarebbe grata se il leader libico ascoltasse la richiesta di sospendere l’esecuzione della pena di morte. Spero che questo appello riceva risposte positive".

Il documento elenca i nigeriani caduti nella trappola libica che ora rischiano di essere uccisi. Essi sono: Adepoju Adebowale; Abdulah Usman, David Okiki Awolabi; Micky Remi; Okuronbo Osazemhide; Gani Olu; Livingstone Kennedy; Ikeoma; Ogurapulu Richard; Don Emmanuel Nwaeueje, James Amala, Declan Nnamdi, Emmanuel Ude; Mosè Anigbogu; Ogoubamu; Okhwku Moha, John Andrew, Jude Idahosa, Juliana Okolo, e Luca Ejike.

L’avvocato Femi Falana, ha dichiarato: "Questa è una decisione storica da parte della Commissione africana. Bisogna spingere al fine di garantire la piena tutela dei diritti umani delle popolazioni africane e di far rispettare agli stati i loro obblighi giuridici e gli impegni ai sensi della Carta africana".

Falana ha anche detto che la giustizia è attesa da tempo per i nigeriani nel braccio della morte. Sono rinchiusi all’interno delle carceri libiche, prigioni molto dure ed inumane. "La Libia dovrebbe dar prova di buon esempio e fermare immediatamente l’esecuzione".

Stati Uniti: la California non scarcera e presenta "piano carceri"

 

Ansa, 19 settembre 2009

 

A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum dei giudici federali Schwarzenegger ha presentato il piano di riforma delle carceri. Lo scrive il Los Angeles Times. I giudici avevano imposto la riforma al governatore della California per sfoltire le carceri. Stando ai 3 giudici del 9° U.S. Circuit Court of Appeals, il sovraffollamento era causa di problemi fisici e mentali per i detenuti. Per il quotidiano, il piano "sembra preparare uno scontro tra il governatore ed i giudici".

Stati Uniti: il boia non trova la vena, l'iniezione letale è rinviata

 

Ansa, 19 settembre 2009

 

Non riuscivano a trovare la vena per praticare l’iniezione letale e così dopo due ore e 18 tentativi il personale del carcere ha desistito e ha chiesto il rinvio dell’esecuzione. È accaduto martedì scorso in Ohio a Rommell Broom, condannato per lo stupro e l’omicidio di una ragazza di 14 anni nel 1984. L’esecuzione era stata rinviata di una settimana, ma ieri il giudice distrettuale Gregory Frost, dietro richiesta degli avvocati di Broom, ha stabilito una sospensione della pena di 10 giorni.

Secondo i difensori, infatti, nel primo tentativo è stato violato il principio costituzionale che vieta punizioni cruente e non convenzionali. L’avvocato di Broom, Tim Sweeney, ha affermato che il suo cliente ha "sostenuto ferite fisiche e mentali". I testimoni hanno riferito che il condannato era visibilmente provato e in lacrime.

Il sistema di esecuzione dei condannati, e in particolare la procedura di somministrazione del veleno nelle carceri americane, sono da anni al centro di un violento dibattito negli Stati Uniti, finito anche davanti alla Corte Suprema a causa dei molti casi di condannati morti dopo diversi minuti di atroci sofferenze. L’iniezione letale fu introdotta per la prima volta dal Texas nel 1982 come sistema considerato "più umano" per uccidere i condannati a morte rispetto alla tradizionale sedia elettrica.

Iraq: chiude dopo sei anni, il carcere militare di "Camp Bucca"

di Ornella Sangiovanni

 

Osservatorio Iraq, 19 settembre 2009

 

L’hanno chiuso nel cuore della notte, nel caldo del deserto dell’estremo sud dell’Iraq, portando via gli ultimi 180 prigionieri rimasti. Camp Bucca, il più vasto fra le carceri sotto controllo Usa, da due giorni non esiste più: era già in programma, e così è stato.

Situato nei pressi della città di Umm Qasr, non lontano dal confine con il Kuwait, era stato creato subito dopo l’invasione guidata dagli Usa del marzo 2003: all’inizio era solo una serie di tende in pieno deserto, ma presto si era ampliato, e di molto. Le tende erano state sostituite da strutture permanenti circondate da alti muri, filo spinato, e torrette di avvistamento: una vera e propria città carceraria, divisa in diverse sezioni, con il suo impianto di purificazione dell’acqua, e persino fabbriche per fare ghiaccio e mattoni.

Una città decisamente popolata: all’apice della cosiddetta "surge" [la strategia irachena dell’allora presidente Usa George W. Bush, basata sull’aumento delle truppe NdR], messa in atto dal generale David Petraeus, Camp Bucca era arrivato a ospitare 22.000 detenuti. Fra loro, quelli ritenuti "ad alto rischio", ossia i più pericolosi: membri di al Qaeda, e jihadisti vari, o presunti tali.

Che prima o poi il carcere sarebbe stato chiuso lo si diceva, ma a fine 2008 è arrivato l’"accordo di sicurezza" firmato fra Washington e Baghdad (il cosiddetto SOFA), che fra le varie disposizioni ha anche quella che prevede che gli americani rilascino tutti i detenuti iracheni che hanno in custodia, a meno che non ci sia un ordine di arresto da parte di un magistrato iracheno.

E così, Camp Bucca in particolare ha iniziato a svuotarsi - mentre procedevano i piani per la chiusura. Intanto, il numero degli iracheni detenuti nelle carceri sotto il controllo degli americani scendeva: attualmente sono circa 8.300 - dai 15.500 del mese di gennaio. Alla fine è arrivato l’annuncio ufficiale, con tanto di comunicato di quella che ancora (anche se per poco) continua a chiamarsi "Forza multinazionale": Camp Bucca ha chiuso i battenti.

Restano aperti Camp Cropper, nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad, e Camp Taji, a nord della capitale irachena - ed è qui che sono stati trasferiti, a bordo di un C-17 della US Air Force, i detenuti considerati "ad alto rischio" che erano ancora a Camp Bucca. Camp Taji dovrebbe chiudere agli inizi del prossimo anno, e Camp Cropper - per ultimo - in agosto. Quanto a Camp Bucca, ora l’ex supercarcere servirà da base militare congiunta: ci staranno cioè sia soldati iracheni che americani. Finché l’ultimo militare a stelle e strisce non lascerà l’Iraq, a fine 2011: allora diventerà una base navale irachena.

 

 

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