Rassegna stampa 16 settembre

 

Giustizia: il sovraffollamento? ora è responsabilità dei direttori

di Fulvio Conti

 

www.radiocarcere.com, 16 settembre 2009

 

La responsabilità è dei direttori delle carceri. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha verificato le modalità di esecuzione della pena nel carcere di Rebibbia del signor Sulejmanovic, che dal 30 novembre 2003 era residente nell’istituto romano.

Il giudizio è stato lapidario: disumano e degradante è stato ritenuto il trattamento penitenziario. L’importante decisione ha determinato l’intervento del Ministero della giustizia. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dopo un attento studio, ha diramato una Circolare con la quale chiede a coloro che dirigono le strutture penitenziarie "di vigilare affinché non si verifichino, ed eventualmente non si protraggano, situazioni analoghe a quelle sanzionate dalla Corte di Strasburgo".

L’amministrazione ha inoltre sottolineato che costoro devono evitare le indebite compressioni degli "spazi vitali". Responsabili pertanto i direttori. Responsabili di ospitare nelle strutture penitenziari più persone di quante la legge ne consenta. Responsabili di obbligare i detenuti a "sopravvivere in uno spazio molto esiguo, di gran lunga inferiore alla superficie minima stimata come auspicabile dal Comitato per la prevenzione della tortura".

Responsabili civilmente e penalmente. Responsabili dei danni materiali e morali causati ad ogni singolo detenuto. Responsabili del fatto di consentire l’ingresso nel carcere sovraffollato, consapevoli di violare la legge nell’esercizio delle loro funzioni e di arrecare un ingiusto danno.

Giustizia: la genialata del "piano carceri" e l’esempio di Rovigo

di Patrizio Gonnella

 

www.innocentievasioni.net, 16 settembre 2009

 

Nel piano Ionta si parla del nuovo carcere di Rovigo. Il capo del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) spera di recuperare da Rovigo circa duecento posti. Si legge in una interrogazione parlamentare dei senatori radicali Perduca e Poretti che pare ci vorranno almeno altri due anni per finire i lavori. L’area fu individuata nel lontano 2003.

Due anni prima, il 30 gennaio 2001, il ministro della giustizia Piero Fassino con decreto dispose la dismissione di ventuno carceri, tra cui Rovigo, incaricando l’allora direttore del Dap di reperire le aree dove localizzare nuovi istituti penitenziari da costruire in sostituzione di quelli che sarebbero stati dismessi. La prigione vecchia di Rovigo è quindi da dismettere.

Furono stanziati 400 milioni di euro nel 2001 per le nuove ventuno carceri. Fu bandito un concorso per idee finalizzate all’elaborazione di un prototipo originale e inedito di istituto penitenziario di media sicurezza a trattamento penitenziario qualificato.

Era la primavera del 2001. L’istituto-modello avrebbe dovuto prevedere duecento posti letto con celle a due posti dotate di servizi igienici oppure a quattro posti con spazi per il pernottamento e il soggiorno. Di quel concorso non è rimasta traccia. Dall’individuazione dell’area del carcere di Rovigo sono passati altri sei anni.

La Corte dei Conti in un famoso parere del 28 giugno 2005 sull’edilizia penitenziaria affermò: "la costruzione di nuove carceri, la ristrutturazione e l’ampliamento di quelle esistenti assorbono ingenti risorse finanziarie, ma non riescono a migliorare in modo tangibile le condizioni di vita dei detenuti, a causa del continuo aumento del loro numero. Gli stanziamenti del 1986, per complessivi 2.600 miliardi di lire, sono stati diluiti fino al 2000 vale a dire in un arco temporale di ben 13 anni, pari a più di tre volte quello originariamente previsto".

Ad oggi nel carcere "vecchio" di Rovigo vi sono 126 reclusi a fronte di una capienza regolamentare di 50. Seppure nel 2012 il carcere di Rovigo dovesse aprire si recupererebbero non i 200 posti letto del piano carceri ma appena qualche decina, visto che il carcere vecchio, come previsto dal decreto dovrebbero essere chiuso. Nel frattempo i ritmi di crescita della popolazione detenuta reclusa, anche a Rovigo, riducono giorno per giorno i margini di guadagno.

Giustizia: Vitali (Pdl); le navi prigione non sono strada migliore

 

Ansa, 16 settembre 2009

 

"Leggo nuovamente, in un’intervista rilasciata sul quotidiano l’Avvenire, della possibilità di dotare il nostro Paese di carceri galleggianti che Fincantieri realizzerebbe in due anni dall’eventuale ordinativo. Non ritengo questa la strada migliore per risolvere adeguatamente il problema del sovraffollamento carcerario. Le prigioni devono essere costruite sulla terraferma secondo sistemi e tecnologie sofisticate e all’avanguardia".

Lo ha detto l’onorevole Luigi Vitali, responsabile nazionale del Dipartimento per i problemi dell’ordinamento penitenziario del Pdl. "Gli istituti di pena devono essere realizzati dal pubblico o in alternativa dai privati, riservando allo Stato la direzione (con i direttori) e la sicurezza (con la Polizia Penitenziaria). Credo che il ministro stia lavorando egregiamente sul problema - ha concluso l’on. Vitali -, ed a breve dovremmo conoscere nei dettagli la sua proposta. Ma, nell’attesa, smettiamola di scimmiottare altri paesi con culture opposte e tradizioni molto diverse dalle nostre".

Giustizia: Radicali; basta annunci, ora "soluzioni responsabili"

 

Agenzia Radicale, 16 settembre 2009

 

Dichiarazione di Alessandro Rosasco, membro della Segreteria nazionale di Radicali Italiani:

"Con le dichiarazioni odierne del Segretario nazionale del Sidipe (il sindacato direttori penitenziari) sembra tornare in campo una proposta che come Radicali abbiamo già bocciato fuori e dentro le aule parlamentari grazie alla deputata radicale/Pd Rita Bernardini.

L’idea, che porta la firma originaria del capo del Dap Franco Ionta, del quale abbiamo chiesto più volte le dimissioni è quanto di più lontano da quello che occorrerebbe fare per risolvere la drammatica condizione in cui vive la comunità penitenziaria che comprende direttori, agenti e detenuti.

Inoltre vogliamo ricordare il danno che verrebbe arrecato alla costa ligure già danneggiato dal "piano della costa" che prevede lo sversamento di tonnellate e tonnellate di cemento. Non vorremmo che l’ipotesi "carceri galleggianti" non sia quella di chi considera il mare come una pattumiera in cui è lecito buttare rifiuti, compresi quelli umani. Logica che rifiutiamo e che combattiamo con fermezza.

A Ionta diciamo, quando chiede di non scordare le enormi carenze di organico della polizia penitenziaria, che è soprattutto lui che non si deve dimenticare, visto che fino ad ora ha saputo preannunciare solo ulteriori sacrifici ai limiti della sopportabilità umana. Da quanti anni non si fa un concorso per rimpiazzare l’organico mancante di ben 5.000 agenti?

Cosa intende fare urgentemente su questo fronte mentre aumenta a dismisura la popolazione detenuta? Con quale personale organizzerà le future nuove carceri di cui annuncia la costruzione peraltro in mancanza dei finanziamenti necessari? Cosa accadrà nel frattempo per i detenuti - più del 50 per cento in attesa di giudizio - che sono costretti a passare le loro giornate ammassati l’uno sull’altro in spazi angusti, sporchi e fatiscenti, senza poter svolgere alcuna attività umana?"

Giustizia; Radicali; interrogazione condizione detenuti stranieri

 

Ansa, 16 settembre 2009

 

Oggi, insieme al senatore Marco Perduca, ho rivolto un’interrogazione al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, in merito alle dichiarazioni della Sottosegretaria Alberta Casellati rilasciate in un intervento nella trasmissione "Radio Anch’io" pochi giorni fa, a proposito della presentazione a breve del piano carceri in Consiglio dei Ministri.

La Casellati ha detto di "essere favorevole a far sì che i detenuti stranieri scontino la pena nei loro Paesi d’origine e per questo il Governo sta lavorando ad accordi bilaterali con i singoli Paesi". Per queste ragioni, considerato che, la popolazione dei detenuti stranieri presente in carcere al 9 settembre 2009 è stimabile in 23.785, pari al 37,06% del totale, si chiede di sapere: quanti detenuti, e di quali nazionalità, hanno fatto richiesta di scontare la pena nel Paese d’origine; quali Paesi rispondono, con quali si verifichino dei problemi in merito, e a quali non vengono inoltrate le richieste; che tipo di accordi bilaterali si stanno mettendo in essere e con quali Paesi, e con quali Paesi si siano già stipulati degli accordi in merito e per quali reati.

Giustizia: Sappe; indispensabile riassetto Polizia Penitenziaria

 

Il Velino, 16 settembre 2009

 

"È francamente incomprensibile come il ministro della Giustizia Angelino Alfano continui a non programmare un incontro con i Sindacati della Polizia penitenziaria per studiare i possibili correttivi al grave fenomeno del sovraffollamento penitenziario (oltre 64mila i detenuti presenti, il numero più alto mai registratosi nella storia d’Italia) che gravano pesantemente sulle condizioni psico-fisiche e lavorative degli appartenenti al Corpo. Bisogna adottare necessari ed urgenti correttivi in materia di sicurezza delle strutture penitenziarie del Paese. Lo dicono in molti. Ancora: è necessaria una nuova riforma del Corpo, indispensabile al riassetto gerarchico e funzionale della Polizia Penitenziaria a 19 anni dalla precedente riforma. Possibile che tutto questo non l’abbiano compreso solamente i burocrati romani di via Arenula, dove c’è il Ministero della Giustizia, e di largo Daga, sede del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria?".

È la domanda che pone Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo Polizia penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, ad una settimana dal superamento della massima capienza tollerabile delle carceri italiane.

"Una prima soluzione tampone - prosegue Capece - potrebbe essere quella, considerata la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria, di destinare 5.000 militari alla sorveglianza dei muri di cinta dei carceri, oggi quasi completamente sguarniti proprio perché mancano agenti della Penitenziaria". Sul fenomeno tensioni in carcere e aggressioni ad agenti, Capece rileva come sia significativo che spesso a porle in essere siano detenuti stranieri ed extracomunitari: "Non hanno nulla da perdere: non hanno interesse a fruire di misure alternative alla detenzione perché spesso non hanno i requisiti previsti e fuori dal carcere sono senza fissa dimora. Bisogna allora avere il coraggio di dare immediata esecuzione a concreti protocolli di intesa con i vari Paesi esteri perché gli stranieri scontino la pena nelle carceri dei propri Paesi e vigilare attentamente perché vengano rispettati. Per troppo tempo, nei nostri penitenziari, si è puntato tutto sulla rieducazioni dei detenuti a discapito della sicurezza.

È necessario - e con la massima urgenza - invertire la rotta!" Il sindacalista punta su altro aspetto fondamentale: "Non si può fare sicurezza senza avere le donne e gli uomini a disposizione, per cui è urgente provvedere a nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, cominciando a prevedere - nella prossima Legge finanziaria - la deroga al blocco delle assunzioni per la Polizia penitenziaria al fine di assumere i 5mila agenti che mancano, anche prevedendo la possibilità di indire concorsi nazionali riservati per quelle regioni (specie del nord Italia) in cui più marcata ed evidente è la carenza di poliziotti penitenziari". "Non si può fare sicurezza" conclude Capece "senza un’adeguata formazione ed aggiornamento professionale: quella che attualmente ci propina la direzione generale del Personale e della Formazione del Dap è vecchia di trent’anni, è abbondantemente superata. È insomma necessaria una nuova riforma del Corpo, indispensabile al riassetto gerarchico e funzionale della Polizia Penitenziaria a 19 anni dalla precedente riforma".

Giustizia: Osapp; i detenuti come bestie stivate in un mattatoio

 

Il Velino, 16 settembre 2009

 

"Ci domandiamo se il detenuto può essere parificato ancora alla mandria che viene stivata nei mattatoi, per essere poi lavorata e commercializzata". Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, il secondo sindacato della categoria, che torna a lanciare l’ennesimo allarme per il sovraffollamento in forte ripresa dopo la pausa estiva, alla vigilia del convegno organizzato con le tutte le maggiori rappresentanze di categoria a Roma martedì 22 settembre prossimo, presso la Sala delle Colonne. "Come avevamo pronosticato a ferragosto - spiega -, il numero dei reclusi ha ripreso la sua corsa, ad oggi, infatti, ci troviamo con 64.347 persone che si trovano a scontare dentro o in attesa di giudizio, quando solo la settimana scorsa lo stesso dato si attestava alla soglia della tollerabilità delle 64 mila presenze. Il ministro chiede l’aiuto dell’Europa e il Dap gli risponde subito meditando di allargare lo spazio in cella proprio grazie a un’interpretazione strampalata di quella sentenza di Strasburgo che ha condannato, mesi fa, il nostro Paese a risarcire un detenuto per condizioni detentive inumane".

"È uno schifo se fatto di proposito, è ancora più grave se fatto per negligenza o incompetenza - insiste Beneduci - perché in un modo o nell’altro non si fa che normalizzare una situazione che ha tutto tranne che dell’ordinario. In una frettolosa lettura del provvedimento, infatti, eludendo le autorevoli circostanziate considerazioni del giudice Zagrebelsky, il Dipartimento ha invitato con una Circolare tutte le direzioni e i provveditori regionali a "rispettare gli spazi minimi di vivibilità anche in condizioni di sovraffollamento", suggerendo che lo spazio da concedere non potesse scendere sotto i tre metri quadrati, ovvero sette in caso di celle singole.

Tutto questo quando la Corte di Strasburgo, nella sentenza del 16 luglio 2009, pur riscontrando una serie di difficoltà nella individuazione di un parametro preciso, ha fissato i tre metri solo per le camere di sicurezza della polizia e non quelle di detenzione, e che il Dipartimento ha inteso invece per ogni singolo caso. Con questo stratagemma il Dap attua una sanatoria generale, come si fa con i parametri ai quali le aziende produttrici devono attenersi per non incappare in multe salate (magari si abbassano gli standard)".

"Con Strasburgo - sottolinea il segretario dell’Osapp - qualsiasi spazio concesso al recluso si trasforma in spazio regolare, quando in Italia già esiste un dato normativo certo, identificabile nel Dm della Sanità 5 luglio 1975 (Gu n. 190 del 18 luglio 1975), che impone nove metri quadrati per ogni cella singola, a cui se ne aggiungono altri cinque per ogni altro detenuto in caso di camere multiple.

Sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze perverse della lettura miope del Dap, quando cioè una cella singola secondo la legislazione italiana può diventare tripla secondo la sentenza europea (almeno così come viene letta). Altro che tortura poi. Il Dap non spende una parola rispetto a tutta una serie di aspetti legati alla calpestabilità della cella, all’accumulo di generi, all’aerazione, ai rischi d’incendi, al fatto che nelle latrine del carcere i detenuti si cucinano cibi utilizzando pericolosi ordigni".

Giustizia: la storia di Angelo per 2 anni detenuto e poi prosciolto

 

www.radiocarcere.com, 16 settembre 2009

 

Due anni. È il tempo che ho trascorso in carcere. Due anni di detenzione in cui ho cambiato 7 istituti penitenziari. Rimini, Ferrara, Pesaro, Ancona, Ascoli Piceno, Bologna e poi Biella.

Due anni di carcere e ben 24 viaggi, fatti da un carcere all’altro o dal carcere all’aula del Tribunale. Viaggi, chiamati in gergo "traduzioni", che ho fatto sui furgoni della Polizia Penitenziaria. Chiuso in una gabbietta di un metro quadrato ed in più con le manette ai polsi. Viaggi che duravano 10 o 12 ore.

Due anni di carcere. O meglio, due anni in misura cautelare in carcere. Infatti prima mi hanno arrestato e poi mi hanno fatto il processo, alla fine del quale mi hanno prosciolto. Insomma, ho passato due anni in carcere da innocente. È stato un incubo.

In questi due anni le carceri dove ho trascorso più tempo sono state quelle di Ascoli Piceno, di Bologna e di Rimini. Tre carceri ugualmente sovraffollate, ma ognuna caratterizzata da uno specifico degrado.

Ascoli Piceno. È un carcere di massima sicurezza, fatto negli anni ‘70, dove ci potrebbero stare solo 40 detenuti. Oggi in quel carcere ci sono più di cento detenuti. Una quarantina sono sottoposti al regime del 41 bis, gli altri sono ammucchiati in celle sovraffollate. Ricordo che quest’inverno io stavo in una piccola cella con 8 o 10 detenuti. Dormivamo su letti a castello a quattro piani e chi dormiva all’ultimo piano aveva il soffitto a tre cm dalla faccia. Stavamo lì chiusi per 22 ore al giorno.

Condannati all’ozio e alla disperazione. Questo era. In quella cella ci veniva negato anche di vedere un pezzo di cielo. La finestra infatti, oltre alle grate, era ricoperta da una fitta rete e, dopo la rete, c’era il muro di cinta a pochi metri. In 10 detenuti era difficile anche respirare dentro quella cella.

Ma c’è chi stava peggio nel carcere di Ascoli Piceno. Ci sono celle più sovraffollate, con 12 detenuti. Oppure celle col bagno messo dietro a un muretto alto 60 cm e dentro 16 persone. Una tortura!

Bologna. Appena sono arrivato alla "Dozza" di Bologna mi hanno messo nel reparto di infermeria perché in cella non c’era posto. Il carcere di Bologna infatti ha 470 posti, ma dentro ci stanno 1.300 detenuti. In infermeria sono rimasto per 19 giorni. 19 giorni tra persone malate, appena operate o affette dall’Aids. Ricordo che in ogni cella dell’infermeria eravamo in 6 detenuti tutti mischiati. L’ergastolano col malato di epatite. Chi aveva rubato due compact disc insieme al cardiopatico. Era il caos. Ma la cosa che mi ha colpito di più era la sporcizia. Era ovunque. Nelle celle e soprattutto nelle docce. Una sporcizia inaccettabile per una cella, figuriamoci per un’infermeria!

Dopo mi hanno messo nella sezione dei tossicodipendenti. Non perché io lo fossi, ma solo perché si era liberato un posto lì. E mi poteva andare peggio. Nel carcere di Bologna infatti molti detenuti dormono per terra in luoghi che non sono celle. Si dorme a terra nella saletta del barbiere o nelle sala per la socialità. Molti dormono a terra senza materasso e tutti sono chiusi in quelle stanze che non hanno neanche il bagno.

Rimini. Arrivato a Rimini mi hanno rinchiuso in una cella con altre 12 persone. Non avevamo neanche lo spazio per mangiare. Quella di Rimini era infatti una cella invasa dei letti a castello. Praticamente non c’era spazio per fare nulla. E poi il caldo insopportabile. Il sudore, le lenzuola bagnate e sporche. Un’indecenza. Ma nel carcere di Rimini c’è anche la violenza. La polizia penitenziaria è severa. Ho visto prendere a calci e a pugni dei detenuti senza motivi seri. Ho visto anche detenuti denudati e messi in una gabbia all’aperto, chiamata "gabbione", che sta nel cortile dove facciamo l’ora d’aria. Lasciavano i detenuti in quel gabbione all’aperto, sia d’estate che d’inverno. Persone rinchiuse lì e picchiate! È una cosa incredibile che nel carcere di Rimini diventa normale.

Giustizia: sei anni dopo non c’è verità sulla morte di Marcello

di Giacomo Niccolini

 

Corriere di Livorno, 16 settembre 2009

 

Venerdì scorso la fiaccolata per Marcello Lonzi. Da piazza della Repubblica fino alla prefettura. Centinaia di torce accese nella notte per ricordare Marcello Lonzi, quel ragazzo che morì all’interno del carcere delle Sughere l’11 luglio del 2003 in circostanze misteriose. In quell’occasione i manifestanti (volontari, ma anche il Movimento Antagonista Livornese e Rifondazione Comunista assieme ad Heidi Giuliani) hanno consegnato una lettera al prefetto di Livorno Domenico Mannino di cui pubblichiamo alcune parti.

"Ci rivolgiamo a Lei perché si faccia interprete presso le sedi competenti per la ricerca della verità sul caso di Marcello Lonzi, sia ai fini di rendere giustizia alla madre sia per ridare trasparenza alle istituzioni carcerarie nel nostro paese. Marcello ha 29 anni quando viene trovato morto nel Carcere delle Sughere n Livorno, dove scontava una breve condanna. Qui il giorno 11 luglio 2003, Il decesso sì è verificato tra le 19.45 e le 19.50. Il corpo di Marcello è riverso sul pavimento tra la cella n.21. Sezione Sesta, padiglione "D" e il corridoio. La sua testa ostruisce la chiusura della porta. Tutto intorno sangue, sotto il cadavere e anche fuori dalla porta.

In gocce o in strisciate circolari dai contorni netti. Eppure "Marcellino" stava bene. L’ultima volta che qualcuno vede il giovane Lonzi in vita e "in buone condizioni di salute" (deposizione di un agente di custodia davanti al Pm Roberto Pennisi - 12 luglio 2004) l’orologio segna le 19.40. A parlare è un detenuto lavorante che stava rientrando dalla doccia al quale Marcello offre un caffè dalle sbarre della porta delta cella, nella quale, oltre a Marcello, c’era un altro detenuto che dormiva (deposizione dell’agente al Pm).

Da subito emergono inquietanti discrepanze tra il referto del medico legale che esegue l’autopsia in cui si parla di morte per cause naturali (arresto cardiaco per aritmia cardiaca , che procurerà al giovane una fulminea perdita di conoscenza con successiva caduta contro lo stipite della porta della cella e ferita lacerocontusa in sede frontale sinistra che si approfondì sino al piano osseo con fuoriuscita continua e abbondante di sangue) e le testimonianze che propongono altri scenari. Tanti minuti di incertezza per una morte così immediata da non aver lasciato a Marcello Lonzi - si legge nell’autopsia - neppure il tempo "di mettere in atto alcun meccanismo di difesa prima di cadere a terra". L’avvocato Vittorio Trupiano dice: "In quelle foto ci sono i segni di vere e proprie vergate, striature viola sulla pelle gonfia e rialzata... ecchimosi che possono essere state fatte solo con un bastone, un manganello. Certo, non sono i segni di una caduta".

Grazie al costante impegno della madre di Marcello, degli amici, dei conoscenti e di tutti coloro che hanno a cuore la verità e la giustizia, il 28 agosto 2006 viene riaperto il caso della morte di Marcello Lonzi. Il corpo viene riesumato e sottoposto a una nuova perizia medico-legale da cui si evince che nessuna ferita è compatibile con la versione ufficiale della sua morte : l’arresto cardiaco non è avvenuto per cause naturali. Da allora Maria Ciuffi continua a chiedere giustizia: "Voglio sapere la verità su come è morto mio figlio". La sua è una legittimo richiesta e appartiene anche a tutti noi che la sosteniamo". Ed è per questo che adesso Maria Ciuffi si è rivolta al prefetto, attendendo una risposta scritta. Certa che arriverà in tempi brevi.

Lettere: trattateci almeno come animali, sempre meglio di così

di Carmelo Musumeci (Ergastolano detenuto a Spoleto)

 

www.linkontro.info, 16 settembre 2009

 

In questi giorni si legge sui giornali: "Troppi detenuti, prigioni peggiori che nel fascismo." Io direi peggio del Medioevo, ma su un giornale si legge pure: "L’Italia sta diventando uno dei Paesi più avanzati d’Europa per le norme che difendono gli amici dell’uomo. Quando la nuova norma verrà approvata gli animali diventeranno "Esseri consenzienti a pieno titolo. Portatori di diritti, soggetti meritevoli di rispetto e di benessere" Promotrice della legge Francesca Martini, 47 anni, sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche sociali (Lega Nord). (Fonte: Corriere della Sera 25 agosto 2009).

Per fortuna che più conosco i politici e più amo gli animali e sono contento di questa legge per gli animali. In tutti i casi ricordo ai politici che anche l’uomo è un animale e quindi lo è anche il detenuto. Ricordo alla Sottosegretaria della Lega che anche gli emigranti, i tossicodipendenti ed i detenuti sono prima di ogni altra cosa degli esseri umani con precisi diritti. E difendere questi diritti significa essere dei buoni governanti.

Cavalcando l’onda della sicurezza si vincono le elezioni ma si governa male perché per governare si diventa degli aguzzini. Trattateci almeno come animali, perché le galere italiane sono diventate innanzi tutto delle discariche di corpi con detenuti in completo isolamento, tormento, orrore, senza diritti e senza nessun rispetto delle leggi naturali, biologiche, fisiche e psichiche.

Trattateci almeno come animali, perché i detenuti stanno vivendo in un’esasperata situazione di cattività che supera la normale soglia di tollerabilità, con insensibilità all’altrui sofferenza da parte dello Stato italiano. Uno Stato che offende i sentimenti di pietà, di umanità e giustizia. Sì, è vero, molti detenuti saranno responsabili della sofferenza e del male che hanno fatto per il resto della loro vita, ma questo Stato ingiusto e crudele ci fa sentire migliori di quello che pensavamo di essere.

Toscana: in Regione mozione per uscire da emergenza-carceri

 

In Toscana, 16 settembre 2009

 

Presentata da Sd, Verdi, Gruppo misto e Ps: contro il sovraffollamento, rispetto dei diritti umani e pene alternative. "In Toscana 4.217 detenuti su una capienza di 3.037 persone".

Vigilanza costante, rispetto dei diritti umani, politiche di reinserimento sociale e sensibilizzazione della società toscana sulla drammatica situazione delle carceri. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione "Sulla grave situazione in cui versano gli Istituti penitenziari nel territorio toscano", presentata da Bruna Giovannini e Alessia Petraglia (Sd); Mario Lupi e Fabio Roggiolani (Verdi); Marco Montemagni (Gruppo misto); Pieraldo Ciucchi (Ps).

La mozione rileva "la drammatica situazione in cui versano le carceri italiane", e "le proteste, gli scioperi della fame, i gesti di autolesionismo ed i suicidi che sono oramai all’ordine del giorno all’interno delle carceri italiane". Denuncia "la condizione di sovraffollamento nelle 16 strutture esistenti in Toscana", determinata dalla presenza di "4.217 detenuti, a fronte della capienza regolamentare di 3.037 persone".

"La metà dei detenuti presenti all’interno delle carceri risulta in attesa di giudizio", si legge ancora nel testo della mozione, che rileva "la carenza di organico delle forze di polizia penitenziaria". La risposta al sovraffollamento delle strutture "non può essere la rincorsa alla costruzione di nuovi istituti di pena, magari accanto ad un ampliamento della gamma dei reati e ad un inasprimento delle pene previste", ma deve passare attraverso "l’offerta di una possibilità certa di pene alternative, in particolare per i detenuti malati, imputati di piccoli reati o stranieri con detenzione residua minore di due anni".

Di qui, le richieste alla Giunta regionale di "garantire una costante vigilanza", di cercare "soluzioni adeguate per il rispetto dei diritti umani e della normativa italiana e internazionale", di porre "a livello nazionale la questione del rispetto dei diritti dei detenuti", di sostenere e rafforzare "una politica volta alla rieducazione e al reinserimento sociale, affettivo e culturale dei detenuti, in alternativa a soluzioni unicamente repressive e punitive destinate a riempire le carceri della popolazione più vulnerabile della nostra società", di mantenere viva "l’attenzione dell’opinione pubblica ed il dibattito nella società civile" su quanto accade all’interno degli istituti di pena.

Umbria: in carcere tollerabilità superata e personale stremato

 

Asca, 16 settembre 2009

 

Nelle carceri umbre "la tollerabilità è stata oltrepassata, siamo in emergenza, il personale è insufficiente e lavora in condizioni usuranti".

È quanto ha detto l’assessore regionale alle politiche sociali, Damiano Stufara durante il suo intervento di oggi in consiglio regionale, nel corso della discussione sulla mozione presentata in aula dai consiglieri del Pdl sulla situazione delle carceri in Umbria. L’assessore ha parlato di risorse del tutto insufficienti e trasferimenti calcolati sui parametri delle presenze al 2006, periodo post-indulto, quando erano presenti 600 detenuti in carcere, mentre oggi sono quasi 1.300, più del doppio.

Inoltre - ha detto Stufara - ci sono problematiche nuove, come la provenienza esterna all’Unione europea di gran parte dei detenuti, che non parlano la lingua, per i quali serve una mediazione culturale solo in parte svolta dalle associazioni di volontariato. È stato importante l’incontro avuto, a fine agosto, con i lavoratori delle strutture parchè è emersa condivisione a partire dal sostegno alla richiesta di convocare il Ministro della giustizia Alfano e il direttore dei Servizi penitenziari per un confronto sulle problematiche nella nostra regione, che però, ad oggi, non ha avuto risposta, per cui chiedo ai consiglieri del Pdl di adoperarsi con il Ministro e a tutto il Consiglio di sostenere questa azione promossa dalla Giunta per poter meglio intervenire.

Sardegna: Pd; ispezioni in carceri per denunciare l’emergenza

 

Asca, 16 settembre 2009

 

I rappresentanti del Partito Democratico inizieranno una serie di ispezioni nelle carceri della Sardegna per denunciare la drammatica situazione in cui sono costretti i detenuti e la polizia penitenziaria. Lo hanno annunciato il candidato alla segretaria regionale, Silvio Lai, e i consiglieri regionali Antonio Solinas e Giuseppe Luigi Cucca, presenti al sit in di protesta promosso dalla Uil cui ha partecipato anche il segretario nazionale della categoria. I tre esponenti del Pd hanno chiesto l’intervento del governo nazionale per mettere fine all’emergenza negli istituti di pena isolani.

"In Sardegna su una capienza complessiva di 1700 posti ci sono 2100 detenuti - hanno sottolineato Lai, Solinas e Cucca - seguendo una tendenza nazionale che vede nelle carceri una presenza di 23mila persone in più rispetto a quella tollerabile". Nel ricordare che un terzo dei detenuti presenti è in custodia cautelare in attesa di giudizio e che il 50 per cento attende la sentenza definitiva, gli esponenti del Pd denunciano anche come le carceri sarde stiano diventando "la valvola di sfogo di quelle della penisola".

Campania: Sinistra e Libertà; garantire il rispetto dei detenuti

 

Il Velino, 16 settembre 2009

 

Giovedì 17 settembre una delegazione di Sinistra e Libertà, composta da Arturo Scotto, Luigi Iorio, Tonino Scala ed Enzo Maraio, farà visita alla Casa Circondariale di Poggioreale a Napoli. L’obiettivo della visita sarà quello di capire le reali condizioni della popolazione carceraria, dei direttori, agenti, medici, psicologi e educatori.

Gli istituti penitenziari infatti non dovrebbero essere solo luoghi d’espiazione delle pene ma hanno il dovere di realizzare i valori sanciti dall’articolo 27 della Costituzione Italiana, secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Il sovraffollamento delle carceri resta tuttora il nodo centrale e un problema aperto, visto che dati come quelli attuali non si sono mai registrati dal dopoguerra a oggi.

Secondo i numeri forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sono 64.587 i detenuti nelle carceri italiane. I dati resi noti solo a metà giugno dal Dap segnalavano un totale di 63.416 detenuti.

La metà dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio. Su un totale di 64.587 reclusi, 30.436 sono in carcere in qualità di imputati, quindi in via cautelare in attesa del processo, e altri 31.192 sono invece già stati condannati. Il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) ha lanciato l’allarme, denunciando come la situazione delle carceri sia, in alcune regioni, ampiamente oltre il limite. La Lombardia è la regione con il maggior numero di reclusi, con 8.455 persone in carcere. Seguono la Sicilia (7.587) e la Campania (7.437). 11 regioni hanno abbondantemente superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto. La Lombardia e la Basilicata, sono invece al limite.

Tutto ciò ha come contro altare una significativa carenza di organico nelle file della polizia penitenziaria: a livello nazionale infatti sono in servizio 35.300 persone che devono fare i conti con turni di servizio, piantonamento, riposi e assenze.

"Il nostro compito da socialisti - ha affermato il segretario nazionale della federazione dei giovani socialisti Luigi Iorio - è stato sempre quello di garantire, fin dai tempi di Andrea Costa, il rispetto dei diritti dei detenuti. Questa visita - ha concluso Iorio - ha lo scopo di toccare con mano la reale entità del problema al fine di evidenziare eventuali soluzioni legislative e amministrative da adottare per migliorare le condizioni di vita della comunità penitenziaria".

Genova: nuovo carcere sarà forse costruito in mezzo al mare?

 

La Repubblica, 16 settembre 2009

 

Una prigione in mezzo al mare. Genova è candidata a ospitare "carceri galleggianti", vale a dire piattaforme o navi ormeggiate, dove trasferire i detenuti, così da risolvere la grave emergenza sovraffollamento arrivata in questi mesi in Italia a 62.473 posti occupati contro un limite regolamentare di 43.201 (e una tollerabilità di 63.702).

Enrico Sbriglia, segretario nazionale del Sidipe (Sindacato direttori penitenziari), ha appoggiato l’idea già contenuta nel piano straordinario per l’edilizia carceraria predisposto lo scorso maggio dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta. Da Trieste, dove ieri si è svolta una conferenza stampa in occasione dell’accordo per l’affiliazione tra Sidipe e Fns-Cisl (Federazione nazionale sicurezza), Sbriglia ha ricordato uno studio di Fincantieri, presentato da due ingegneri del gruppo.

"Propone un’unità detentiva di questo tipo con costi e tempi certi, due anni, per la consegna, contrariamente a quanto accade per un penitenziario tradizionale, che richiede mediamente 10-15 anni. Queste unità - ha concluso Sbriglia - potrebbero essere accolte in arsenali militari, in condizioni di sicurezza". L’idea, in realtà, non è nuova: una nave-prigione, la Hmp Weare, è già stata operativa in Gran Bretagna, dal 1997 al 2005, tenendo a bordo 400 detenuti a "basso rischio", cioè considerati di scarsa pericolosità.

Firenze: per scambio d'identità 18 giorni detenuto a Sollicciano

 

Asca, 16 settembre 2009

 

Un uomo ha trascorso 18 giorni nel carcere di Sollicciano e un altro mese agli arresti domiciliari con l’accusa di essere l’autore di una serie di furti in Baviera. Ma l’uomo, un giardiniere di Empoli di 40 anni, incensurato, tre figli, non è mai stato in Germania. Luca Cesaretti è rimasto vittima di uno scambio di identità, probabilmente perché il vero ladro ha usato un documento falso con il suo nome. Decisivi sono stati Dna e impronte digitali.

Cesaretti, come riferisce il "Tirreno", è stato arrestato il 9 luglio per effetto di un mandato d’arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria tedesca a maggio. Per la magistratura tedesca era l’autore di vari furti in abitazione messi a segno a Monaco di Baviera tra il giugno e l’agosto 2006, e di un colpo messo a segno nell’agosto del 2002 al castello di Pullach.

Ma il suo legale, l’avvocato Antonio D’Orzi di Empoli, ha fin da subito sostenuto che il suo cliente non era mai stato in Germania, men che meno nei periodi dei furti. Così ha raccolte agende e fatture dell’impresa di giardinaggio più testimonianze che confermano la sua presenza a Empoli in quei giorni. Ma la svolta è arrivata con il test del Dna e le impronte digitali, completamente diverse da quelle agli atti della magistratura tedesca. Così come la foto segnaletica della polizia tedesca che mostra un volto completamente diverso da quello di Luca Cesaretti.

A quel punto, si è fatta strada l’ipotesi dello scambio di persona e l’idea che i documenti trovati dalla polizia tedesca con le generalità del giardiniere siano falsi. Probabilmente, qualche malvivente già schedato in Germania ha utilizzato i dati dell’italiano per costruirsi una nuova identità.

Firenze: a Sollicciano per aver rubato una scatoletta d’acciughe

 

Asca, 16 settembre 2009

 

Si può finire in carcere anche per una scatoletta di acciughe nascosta nelle tasche dei pantaloni, perché a volte la vita ha sogni minimi e desideri sott’olio che si incontrano sugli scaffali di un supermercato. A Carlo è successo proprio così. Ha fatto una spesa dalle parti di via Alamanni e ha pagato quasi tutto quello che aveva preso, inclusa una bottiglia di birra, con i soldi che aveva in tasca, cioè una banconota da dieci euro. Aveva fatto bene i conti, il totale era di nove euro e qualcosa, esclusa però la scatoletta di acciughe da due euro e 40 centesimi. Quella non ce la faceva a pagarla e allora se l’è messa in tasca. La guardia giurata l’ha osservato con sospetto.

Carlo è di Potenza, ma ha la residenza a Roma alla Comunità di Sant’Egidio. La guardia giurata deve avere un occhio allenato e quel "signore si fermi, mi faccia un po’ vedere lo scontrino e la sua spesa..." ha cambiato il finale alla storia. Carlo ha perso le staffe, si è sentito scoperto come un ragazzino malgrado i suoi 59 anni: ha reagito d’istinto, con rabbia, come non si fa.

Ha preso la bottiglia di birra e ha cercato di spaccarla sul capo alla guardia. Non ci è riuscito perché l’altro si è scansato e si è protetto con un braccio. La bottiglia è andata in mille pezzi e le schegge di vetro hanno ferito proprio il vigilante che è stato poi medicato al pronto soccorso. Così è stata chiamata la polizia e il cliente ha dovuto rovesciare le tasche dalle quali non è uscito molto: qualche pezzettino di carta, un fazzoletto e la scatoletta di quel desiderio sott’olio. Per lui è scattato l’arresto per tentata rapina e si trova adesso rinchiuso a Sollicciano, il carcere più affollato della Toscana.

Cagliari: Uil-Pa; il 22 settembre una manifestazione di protesta

 

Comunicato Uil, 16 settembre 2009

 

"I quasi 100 poliziotti penitenziari convenuti a Cagliari dalle quattro province sarde per partecipare alla protesta odierna, sono la più autorevole conferma della giustezza della nostra posizione a manifestare, purtroppo da soli, contro lo stato in cui versa il sistema penitenziario in Sardegna e in Italia. È del tutto evidente che il Personale segue e condivide la protesta che culminerà con la manifestazione nazionale prevista davanti a Montecitorio per il prossimo 22 settembre"

È davvero soddisfatto il Segretario Generale della Uilpa Penitenziari, Eugenio Sarno per la piena riuscita manifestazione di oggi che ha visto anche la partecipazione della UIL Sardegna e di diverse delegazioni dei gruppi politici che siedono nel Consiglio Regionale della Sardegna.

"La partecipazione dei politici sardi - sottolinea Sarno - è stata certamente una nota lieta che spezza il silenzio e l’immobilismo che si registra nel Paese rispetto al dramma che si consuma ogni giorno all’interno dei penitenziari. Un motivo in più per mantenere alta l’attenzione sul problema." Come nel resto del Paese anche in Sardegna i numeri spiegano con eloquenza la crisi del sistema penitenziario.

"A fronte di un capienza regolamentare massima pari a 1649 detenuti, registriamo negli istituti isolani una presenza di circa 2200 detenuti ristretti. Sul versante della polizia penitenziaria le numerose convalescenze e i prossimi pensionamenti (circa 150 entro la fine dell’anno) determinano un allarme più che giustificato. Ma l’insensibilità del Dap e del Provveditore Regionale fa passare sotto traccia anche questa emergenza. A fronte dei 1300 agenti previsti in organico sono presenti solo circa 1150 unità. Non bastasse i duecento atti di autolesionismo da parte di detenuti registrati dall’inizio dell’anno confermano, ove ce ne fosse bisogno, una situazione da allarme rosso. Non dimentichiamo - conclude il Segretario della Uil Pa Penitenziari - che in Sardegna trovano ospitalità (Macomer) anche detenuti islamici condannati o giudicabili per reati di terrorismo che presentano non pochi problemi di gestione. La protesta dei poliziotti penitenziari origina anche dalla compressione dei diritti soggettivi.

"Non è solo il mancato pagamento di missioni e straordinari che vengono richiesti e imposti dall’Amministrazione - spiega Sarno - a motivare la manifestazione. In Sardegna c’è anche una gravissima compressione dei diritti soggettivi. Per fare un esempio a Nuoro il personale deve ancora fruire di circa 15mila giornate di ferie non godute dal 2005, per non parlare dei riposi che saltano e dei raddoppi dei servizi. Ci piace credere che prima o poi questi problemi troveranno attenzione nelle menti dei nostri dirigenti dipartimentali. Sardi e romani".

Porto Azzurro: i detenuti del Forte, portano in scena Euripide

 

Ansa, 16 settembre 2009

 

È un’isola nell’isola, un microcosmo che vive nel cuore di uno degli angoli più belli della Toscana. È la casa di reclusione di Porto Azzurro, all’Elba, che domina il paesaggio circostante dall’alto delle sue mura imponenti, cariche di storia e di sofferenze umane.

Dagli anni Novanta Forte San Giacomo è un carcere modello aperto ad interessanti progetti culturali per la riabilitazione dei reclusi, prima struttura penitenziaria, ad esempio, a vedere la nascita di una rivista trimestrale completamente curata dai detenuti o ad accogliere concerti e performance musicali.

Il teatro in carcere, poi, costituisce di fatto una delle iniziative più significative, un’esperienza che sta segnando in Toscana (e non solo) l’evoluzione del sistema penitenziario: gli stessi detenuti protagonisti di rappresentazioni teatrali frutto di un percorso formativo e creativo di innegabile valore rieducativo.

E il gruppo teatrale "Il Carro di Tespi" - attivo nella Casa di Reclusione di Porto Azzurro - sceglie la classicità per lo spettacolo che andrà in scena il 3 e 4 Ottobre, alle 11.30, all’interno dell’Istituto.

Euripide con "Ifigenia in Tauride", liberamente riscritto sulle note e il taglio di un grande regista come Castri, è lo spettacolo che dopo un anno di lavoro sarà proposto ad un pubblico composto da addetti ai lavori, studenti, insegnanti, associazioni territoriali disabili, familiari e coloro i quali se interessati chiederanno di entrare.

Lo spettacolo per come lo hanno visto i registi e i partecipanti al gruppo teatrale è la scelta di analisi del concetto di sacrificio, della scelta subita da altri per espiare colpe proprie, ma anche il valore dell’amicizia che contraddistingue il vivere un’impresa per cercare di cambiare e approdare su un’isola e poi allontanarsene.

Scenografia, costumi, musiche tutto elaborato dal gruppo che si avvale della collaborazione di un gruppo di musicisti e due attori. Lo spettacolo sarà ripreso dalle telecamere di www.intoscana.it e sarà realizzato dal portale ufficiale della Toscana anche un ricco speciale di approfondimento.

Svizzera: carceri sovraffollate; Ginevra progetta nuovi istituti

 

Ansa, 16 settembre 2009

 

Per rimediare al sovraffollamento cronico di Champ-Dollon e far fronte all’evoluzione della criminalità, il governo ginevrino ha presentato oggi un programma di politica carceraria che prevede la costruzione di vari istituti di pena. Oltre allo stabile "Curabilis", nel quale saranno internati 92 detenuti pericolosi di tutta la Svizzera romanda e la cui costruzione incomincerà in novembre, l’esecutivo progetta l’edificazione di un secondo Champ-Dollon, della capacità di 300-400 posti.

Un centinaio di posti supplementari, ricavati nelle vicinanze dell’aeroporto, saranno destinati alla detenzione amministrativa per persone provenienti non soltanto da Ginevra, ma pure da Vaud e Neuchâtel. Costruito un anno fa accanto a Champ-Dollon, lo stabile "La Brénaz" sarà ampliato, per aumentare la sua capacità da 68 a 218 posti nel 2014. Contrariamente a Champ-Dollon, riservato in linea di principio alla detenzione preventiva, il futuro "La Brénaz" sarà destinato all’espiazione delle condanne.

Secondo il consigliere di Stato Laurent Moutinot, la situazione carceraria è ormai diventata "critica" a Ginevra. La causa è la progressione demografica registrata nel Cantone e il forte aumento della delinquenza itinerante. I progetti saranno sottoposti per approvazione al Gran Consiglio.

Cina: produzione e traffico droghe; quattro uomini giustiziati

 

Ansa, 16 settembre 2009

 

Quattro uomini sono stati recentemente giustiziati in Cina per aver prodotto e trafficato droghe, rende noto la Corte Suprema del Popolo. Il primo, identificato come Liu Zhaohua, è stato messo a morte nella provincia meridionale di Guangdong per aver prodotto 12.660 kg di metanfetamina, una droga nota come "ice", e 15 kg di anfetamine, dal 1995 al 1999.

Il secondo dei giustiziati, Liang Ruinan, era stato riconosciuto colpevole del traffico - avvenuto a Pechino il 2 aprile 2006 - di 42,58 g di metanfetamine e 9,45 g di pasticche contenenti metanfetamina e caffeina. Infine, Zhang Jianxun e He Qibin sono stati giustiziati nella provincia sud-occidentale di Sichuan per aver prodotto 68,81 kg di ketamina in polvere e 9,7 l di un composto liquido alla ketamina. La Corte Suprema del Popolo non ha precisato la data esatta ed i luoghi in cui le esecuzioni sono avvenute.

 

 

 

Segnala questa pagina ad un amico

Per invio materiali e informazioni sul notiziario
Ufficio Stampa - Centro Studi di Ristretti Orizzonti
Via Citolo da Perugia n° 35 - 35138 - Padova
Tel. e fax 049.8712059 - Cell: 349.0788637
E-mail: redazione@ristretti.it
 

 

Precedente Home Su Successiva