Rassegna stampa 5 febbraio

 

Giustizia: nel 2008 già 14 i detenuti morti, di cui 6 per suicidio

 

Vita, 5 febbraio 2008

 

Il dossier "Morire di carcere" di Ristretti Orizzonti. Si continua a morire tra le mura di un carcere, e continua il monitoraggio del fenomeno da parte di "Ristretti Orizzonti", il giornale del carcere di Padova. Nel dossier "Morire di carcere" dei primi giorni del 2008 (gennaio e inizio febbraio), si sono già registrate 14 morti: quasi la metà dei detenuti deceduti, sei per la precisione, ha deciso di togliersi la vita.

I "casi" raccolti, precisa il dossier, non rappresentano la totalità delle morti che avvengono all’interno dei penitenziari italiani: sono quelle che si è riusciti a ricostruire in base alle notizie dei giornali, delle agenzie di stampa, dei siti internet, delle lettere scritte dai volontari o dai parenti dei detenuti. Nel dossier elaborato lo scorso anno da "Ristretti Orizzonti" si registravano ben 120 decessi in cella, di cui 43 suicidi. Una media altissima, rimasta costante a partire dal 2000. In otto anni, si evidenzia nel dossier, si sono registrate 1.224 morti in carcere, di cui 438 suicidi.

Giustizia: Finanziaria; più infrastrutture e... meno burocrazia

 

Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2008

 

Risolvere lo stato di crisi in ambito penitenziario e avvicinare il sistema della Giustizia alle esigenze della collettività: sono due delle priorità contenute nella Finanziaria 2008, innanzitutto sono stanziati 70 milioni di euro per attuare il Programma straordinario per l’edilizia penitenziaria e realizzare nuove carceri.

Si prevede inoltre lo stanziamento di fondi per la ristrutturazione di istituti penitenziari già esistenti: gli edifici carenti saranno adeguati alle norme antincendio e di sicurezza mediante l’aggiunta di 100 milioni di euro che vanno a sommarsi a quelli della precedente manovra.

Oggetto di regolamentazione della manovra sono anche i costi complessivi delle intercettazioni: per consentirne un migliore controllo, si provvederà alla creazione di un unico sistema nazionale di rilevazione e al potenziamento della comunicazione tra gli uffici interessati. Una quota di fondi, poi, sarà impiegata per estinguere i debiti contratti dal sistema giudiziario e per il pagamento dei salari rimasti insoluti. Fondi speciali, invece, verranno indirizzati al recupero degli arretrati civili e penali, all’incentivazione dei magistrati trasferiti in sedi disagiate e al riallineamento del trattamento economico del personale in servizio da poco.

Allo scopo di accelerare le procedure di rilascio di documenti, infine, sono stati stanziati 20 milioni di euro. Le maggiori risorse consentiranno il potenziamento e l’interconnessione del casellario giudiziale, grazie al quale i diversi uffici giudiziari potranno comunicare a distanza ed avere in tempo reale un quadro completo delle pendenze a carico de soggetti indagati o imputati.

Giustizia: una denuncia dei sindacati per gli sprechi del Dap

 

Il Giornale, 5 febbraio 2008

 

Trentasei Bmw 330i comprate in leasing nel 2006 per 1000 euro l’una al mese, totale 36mila mensili fino all’estinzione del saldo finale: 1 milione e 728mila euro. Per farci che? Ufficialmente, per il trasporto di dirigenti e per il servizio di "traduzione" di pentiti e di boss della criminalità organizzata. In realtà, denuncia il sindacato Cgil della Polizia Penitenziaria, praticamente ferme nei garage dei provveditorati regionali e usate ogni tanto, giusto per non far diventare ovali le gomme.

Ma alla flotta di Bmw si aggiunge il "giallo" su due Porsche Cayenne blindate che sarebbero in dotazione del reparto operativo mobile del Dap per le traduzioni ad alto rischio. "Sono sempre lì, nell’autoparco della polizia penitenziaria in Largo Luigi Daga (sede della Dap, ndr), le vedo io stesso che lavoro in quel distaccamento" dice l’ispettore Francesco Quinti, coordinatore nazionale della Cgil Funzione Pubblica per la polizia penitenziaria. Una storia di sprechi che sarebbe imbarazzante per un dipartimento del ministero di Giustizia che in bilancio esibisce un ammanco di svariati milioni di euro.

I dirigenti del Dap interpellati dal Giornale rispondono di non avere in dotazione quelle due Porsche Cayenne, auto che non risultano nei registri dell’economato. Ma i sindacalisti insistono: "La nostra denuncia sui due Suv è uscita su due giornali (il periodico Left e le pagine padovane de Il Gazzettino, ndr) è non è mai stata smentita" dice l’ispettore della Polizia Penitenziaria Giampietro Pegoraro, segretario regionale della Funzione Pubblica - Cgil -. La realtà è che si vuol negare lo spreco di fondi quando mancano soldi per le carceri, per le uniformi che non arrivano neanche, per le scarpe sempre di taglia sbagliata e che gli agenti ormai sono costretti a comprare di tasca propria. Abbiamo furgoni per il trasporto dei detenuti che sono vecchi e inquinanti. E poi spendono milioni per auto di lusso".

Delle trentasei Bmw si occupò invece un’interrogazione parlamentare dell’azzurro Enrico Costa che denunciò ancora prima dell’acquisto: "Scelta votata al lusso e assolutamente inopportuna". La polemica per quelle 36 ammiraglie fiammanti esibite per le strade di Roma non cambiò la decisione della divisione Beni e acquisti del ministero, ma almeno portò i dirigenti a più miti consigli. Le auto blu vennero sparpagliate tra i 18 provveditorati regionali, dove si trovano tuttora.

Ma c’è un problema. Il problema è che le auto sarebbero praticamente inutilizzate, dal momento che sono di pertinenza diretta dell’amministrazione centrale e non dei provveditorati. Così, raccontano gli agenti sindacalisti, le macchine hanno consumato qualche migliaio di chilometri al massimo, giusto per coprire la distanza tra Roma e il provveditorato di destinazione, e poco più.

In molti casi gli unici metri che le Bmw fanno sono quelli del periodico giro di collaudo, per evitare che le gomme si ovalizzino. Poca roba per mille euro al mese cadauna. "Sono utilizzate per motivi di sicurezza, a seconda delle esigenze, non ha senso dire che sono utilizzate poco - ribatte Assunta Borzacchiello, responsabile relazioni esterne del Dap -. E poi hanno sostituito vecchie Fiat Croma che per motivi di sicurezza non potevano più essere impiegate".

La versione dei poliziotti però è molto diversa. Quelle auto, comprese le due "fantomatiche" Porsche Cayenne, non sarebbero un acquisto così accorto: "L’amministrazione penitenziaria dice che le auto sono usate per la protezione dei pentiti, almeno in parte - dice Fabrizio Rossetti, ex responsabile nazionale del sindacato Cgil polizia penitenziaria -. Non escludo che una o due possano alla fine arrivare ai servizi operativi. Ma so bene come si procede in questi casi: prima si sistema il parco macchine del dipartimento e poi, se avanza qualcosa, si destina ai servizi della polizia penitenziaria".

Giustizia: Sappe; "patto elettorale" per il sistema carcerario

 

Comunicato stampa, 5 febbraio 2008

 

A proporlo agli schieramenti politici che saranno impegnati nelle ormai imminenti consultazioni elettorali è la Segreteria Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione della Categoria, che nei prossimi giorni lo invierà in copia a tutti i Partiti. Tra i primi destinatari, ovviamente, Forza Italia e Partito democratico, i più rappresentativa del centro-destra e del centro-sinistra.

"Proporremmo a tutta la classe politica una serie di impegni precisi sul sistema carcere e per la Polizia Penitenziaria e vedremo chi lo sottoscriverà" spiega Donato Capece, segretario generale Sappe. "La mancata adozione di provvedimenti strutturali da parte di Governo e Parlamento per modificare il sistema penitenziario contestualmente all’approvazione dell’indulto ha riportato le carceri italiane a livelli di sovraffollamento insostenibili, arrivando oggi ad avere un numero di detenuti pressoché uguale a quello per il quale, poco più di un anno fa, l’80% dei parlamentari italiani decise di approvare il provvedimento di clemenza.

Le coalizioni che si candidano a governare il Paese non posso però tralasciare la grave situazione penitenziaria che si registra oggi nei nostri Istituti di pena, che si ripercuote principalmente sulle donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, e devono quindi porre l’emergenza carceraria tra le priorità di intervento. Il Sappe, la prima e più rappresentativa Organizzazione sindacale della Polizia Penitenziaria, propone quindi che chi vincerà le elezioni proponga al più presto una modifica del sistema penale - sostanziale e processuale - che rendano stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi affidando a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale. Che si trovino soluzioni al problema degli stranieri detenuti (che rappresentano oggi circa il 40% della popolazione carceraria) mediante accordi internazionali che consentano l’espiazione delle pene nei Paesi di origine. Ma soprattutto che si impegnino ad assumere almeno 3.000 nuovi poliziotti penitenziari, stante la grave carenza di Personale che si registra nel Paese."

Aggiunge Capece: "Chi sarà chiamato dagli elettori a guidare il Paese dovrà dunque ripensare il carcere e adottare con urgenza quei rimedi di fondo al sistema penitenziario chiesti autorevolmente più volte anche dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. E cioè provvedimenti concreti di potenziamento dell’area penale esterna, che tengano in carcere chi veramente deve starci e potenzino gli organici di Polizia Penitenziaria cui affidare i compiti di controllo sull’esecuzione penale e sulle misure alternative alla detenzione, accelerandone quindi l’inserimento negli Uffici per l’esecuzione penale esterna. Proprio perché quella della sicurezza è una priorità per chi avrà incarichi di governo (ma anche a chi siederà in Parlamento nei banchi dell’opposizione), proponiamo ai partiti di sottoscrivere questo patto elettorale e di impegnarsi quindi concretamente in questo delicato settore istituzionale".

Giustizia: nasce il centro per la caccia ai pedofili "on-line"

 

www.interno.it, 5 febbraio 2008

 

Monitoraggio della Rete 24 ore su 24, raccolta delle segnalazioni di siti pedopornografici; gestione della black list e oscuramento dei siti illegali. Ma non solo. Anche collaborazione internazionale, analisi dei dati e delle immagini pornografiche per riuscire a identificare le piccole vittime. Questi i compiti principali del "Centro nazionale per il contrasto alla pedo-pornografia on-line" (Cncpo) inaugurato a Roma presso la sede della polizia postale e delle comunicazioni al Polo Tuscolano.

L’obiettivo principale è quello di "difendere i bambini colpendo i soggetti e siti pedofili ma anche i vasti interessi economici che stanno dietro questa gravissima minaccia" ha detto il capo della Polizia Antonio Manganelli. "Un obiettivo che non vogliamo e non possiamo fallire" ha concluso dopo aver tracciato una breve storia della polizia postale e delle comunicazioni nata 10 anni fa.

Il Centro - istituito con la legge n° 38 del febbraio 2006 e suddiviso in 4 aree: monitoraggio, analisi e studio dei servizi della Rete, identificazione delle vittime e coordinamento indagini - vuole proteggere i bambini coinvolgendo il maggior numero possibile di attori. Tutto questo sarà possibile grazie, soprattutto, alla collaborazione internazionale e allo scambio massiccio di dati e informazioni con l’Interpool, ma anche grazie agli accordi e alle procedure tecnologiche stabilite con i provider e con la Banca d’Italia e gli altri intermediari finanziari.

 

I "cattivi" in una black list

 

Cittadini, associazioni pubbliche e private, gestori di servizi in Rete (provider) e vari organi di polizia, anche esteri, possono segnalare al Cncpo gli spazi virtuali che contengono materiale illecito, prodotto con l’utilizzo sessuale di minori.

Una volta verificate le segnalazioni, i siti pedofili vengono inseriti in una "black list" trasmessa dal Centro agli Internet service provider italiani che devono applicare dei filtri per bloccare la navigazione degli utenti italiani - spesso inconsapevoli - verso questi siti. Il primo invio ufficiale della lista è stato fatto stamattina ha detto il direttore del Servizio Domenico Vulpiani ribadendo l’impegno della polizia postale che fino ad oggi ha monitorato più di 270 mila siti individuando oltre 10 mila siti pedofili all’estero e chiudendone 177 in Italia. Dal 1998 ad oggi sono state arrestate per questo reato più di 200 persone. Vulpiani ha sottolineato ancora come l’attività di contrasto è rivolta a bloccare la navigazione, da una parte, e dall’altra a colpire gli interessi economici.

La black-list dei siti, costantemente aggiornata, viene infatti trasmessa anche a: Banca d’Italia, Poste italiane e altri intermediari finanziari per permettere l’identificazione di coloro che beneficiano di pagamenti relativi alla commercializzazione di foto e video pedo-pornografici in Internet. Una volta rintracciati si potrà procedere alla risoluzione dei contratti e alla revoca delle autorizzazioni.

 

Contrasto, prevenzione e comunicazione

 

L’inaugurazione del Centro si è svolta alla presenza del ministro dell’Interno Giuliano Amato che ritiene "i delitti sui bambini i più gravi che un essere umano possa commettere" distruggendo la fiducia che hanno negli occhi quando guardano gli altri. Ha partecipato anche il vice presidente della Commissione europea Franco Frattini e il segretario generale dell’Interpool Ronald Kenneth Noble. Era presente all’inaugurazione anche il ministro per la famiglia Rosy Bindi.

L’attività della Polizia viene supportata dalla normativa in materia che, soprattutto grazie alle leggi recenti, permette agli agenti di lavorare sotto copertura (legge 269 del 1998) e, dal febbraio 2006 (legge n° 38), anche di arrestare in flagranza di reato chi detiene ingenti quantità di materiale pedo-pornografico. Solo dall’entrata in vigore di questa legge infatti la polizia ha potuto trarre in arresto ben 50 persone.

Comunicazione e sensibilizzazione aiutano a combattere il fenomeno. Motivo per cui in occasione dell’inaugurazione del Centro è stato anche presentato uno spot che vede la partecipazione straordinaria dell’attore Giancarlo Giannini. L’attore ha scelto di essere al fianco della Polizia di Stato contro la pedo-pornografia indossando per una volta la divisa del poliziotto. Attenzione dice "il silenzio dei bambini potrebbe essere la voce dei pedofili".

Imperia: detenuto 29enne muore in cella, forse per infarto

 

Secolo XIX, 5 febbraio 2008

 

Il genovese Andrea Brigida (29 anni), rinchiuso nel carcere di Imperia, è morto mentre era sdraiato sulla sua branda, nella cella che condivideva con altri due detenuti. Sono stati proprio i compagni a dare l’allarme agli agenti della polizia Penitenziaria, che hanno avvertito i medici del 118; arrivati sul posto, i sanitari hanno cercato di rianimare il giovane, che era stato colto da infarto. È intervenuta anche un’ambulanza della Croce Bianca imperiese, che lo ha portato in ospedale, dove purtroppo è giunto senza vita.

L’anno scorso Brigida era stato condannato a otto anni e dieci mesi di reclusione per tentato omicidio e danneggiamento (il sostituto procuratore ne aveva chiesti 14): nel pomeriggio del 23 luglio 2006, con un coltello da macellaio, tentò di uccidere Luca Savarese (che all’epoca aveva 24 anni) in via Elio Vittorini, sulle alture di Voltri. La sentenza del tribunale di Genova fu severa perché teneva conto del comportamento estremamente violento che Brigida tenne anche all’interno del carcere, dove aggredì numerose guardie e fu sottoposto a lunghi periodi di isolamento.

Genova: l'emergenza e la normalità nel carcere di Marassi...

di Fabrizio Dentini (giornalista)

 

Lettera a Ristretti Orizzonti, 5 febbraio 2008

 

La casa circondariale di Genova Marassi è stata ristrutturata alla fine degli anni ‘90, per motivi cronologici non è dunque a norma con il successivo e attualmente in vigore Regolamento di Esecuzione, Dpr. 230 del 2000. Questo significa che a livello strutturale l’istituto, nonostante sia stato ammodernato, non consegue un attuale adeguamento in totum alla normativa vigente, è da considerarsi dunque parzialmente non conforme, come del resto gli altri 6 istituti liguri.

Progettato alla fine dell’800 quando la pena detentiva aveva tutt’altri mandati istituzionali, il carcere di Marassi è stato sì ristrutturato ma solo per raggiungere un minimo di decenza e dignità all’interno delle sezioni detentive, dove il bagno era all’interno delle celle senza separazioni, le finestre erano a "bocca di lupo" e la stanza dei colloqui con il tavolone che separava detenuti da ospiti.

Anche dal punto di vista del riscaldamento Marassi presenta delle deficienze: a fronte di un budget definitivo deciso dal Dipartimento, si è costretti a regolare gli orari di accensione dei termosifoni dovendo dunque per motivi economici soprassedere alle reali esigenze della popolazione detenuta e del corpo di Polizia Penitenziaria.

Dal punto di vista del trattamento mi sembra un po’ eccessivo definirlo un istituto all’avanguardia sotto questo profilo, infatti come è logico le attività trattamentali possono avere degli effetti positivi se svolte in un clima di dignità e decenza, questi effetti vengono inevitabilmente a decadere se le condizioni di sovraffollamento conducono alla frustrazione di questi due fondamentali presupposti.

Marassi è in questo momento in situazione di sovraffollamento, a fronte di una capienza regolamentare di 456 detenuti sono presenti circa 600 persone in detenzione. Considerando la situazione, le condizioni per essere all’avanguardia dal punto di vista del trattamento purtroppo decadono immediatamente, senza considerare che gli educatori sono 7 in tutto l’istituto, dunque in quanto tecnici del trattamento la loro presenza in sezione è sicuramente trascurabile e delegata gioco forza ai colleghi della polizia penitenziaria che, anch’essi sotto organico, sono costretti al lavorare in perenne affanno.

Anche se le attività sono molte il ritorno che possono avere sulla popolazione detenuta è automaticamente inficiato dal sovraffollamento. Insomma quantità non vuol sempre dire qualità. A fronte di tale situazione, l’impegno degli operatori è davvero da considerare inestimabile, sono loro che mandano avanti la baracca e che permettono al sistema penitenziario italiano, del quale Marassi è solo un esempio, di non collassare come sarebbe logico se non fosse per l’ammirevole lavoro svolto da chi in carcere opera quotidianamente nonostante le incombenti e strutturali problematiche che senza essere chiamate emergenze vengono chiamate ormai con il loro nome: la normalità. In carcere la normalità è non avere i mezzi le strutture e le risorse per adempiere adeguatamente alla legge italiana.

Brescia: lettera dal Garante dei detenuti a "Radio Carcere"

 

www.radiocarcere.com, 5 febbraio 2008

 

Caro Arena, l’informazione diffusa da Radio Carcere sulla classifica dei peggiori Istituti Penitenziari italiani ha rappresentato per il mio Ufficio un ulteriore importante stimolo a rendere più evidente lo stato di "illegalità" in cui versa la Casa Circondariale di Canton Mombello.

Già con la prima relazione sull’attività da me svolta nel corso del 2006 avevo evidenziato la condizione insostenibile in cui sono costretti a vivere i detenuti lì ospitati. È per queste ragioni che riprenderà ancora con maggior forza l’azione di pressione da me svolta presso il Consiglio Comunale di Brescia affinché non si limiti ad appoggiare con un ordine del giorno l’iniziativa della costruzione di un nuovo carcere nella nostra città, ma operi concretamente presso il Ministero della Giustizia per il reperimento dello stanziamento di fondi necessari alla costruzione del nuovo carcere.

Un nuovo carcere concepito nel rispetto dell’Ordinamento e del Regolamento Penitenziario e dunque con strutture diversificate in considerazione della diversa condizione giuridica delle persone ristrette, distinguendo nettamente fra chi è condannato in via definitiva e chi è in attesa di giudizio o appellante. Grazie ancora per la preziosa opera svolta da Radio Carcere e cordiali auguri di buon lavoro.

 

Mario Fappani

Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Brescia

Monza: 30 detenuti denunciano, costretti a dormire per terra

 

Redattore Sociale, 5 febbraio 2008

 

L’assessore della Provincia di Milano: "Si rimuovano le cause del disagio. Qualora la denuncia fosse fondata, richiederei immediatamente un impegno straordinario dell’amministrazione penitenziaria nazionale e regionale".

In una lettera recentemente inviata da trenta detenuti del carcere di Monza, si denuncia un aggravamento delle condizioni di vita nell’istituto penitenziario, come il dormire su materassi poggiati per terra e il dimezzamento dell’ora d’aria. A tal proposito, afferma l’assessore della Provincia di Milano, Francesca Corso: "Ho immediatamente invitato il Garante delle carceri, Giorgio Bertazzini, a intervenire in merito, cosa puntualmente avvenuta. Mi auguro ovviamente che dopo un’attenta verifica si rimuovano le cause di questo disagio.

Qualora la denuncia fosse pienamente fondata, saremmo davanti a un quadro inquietante. In questo caso richiederei immediatamente un impegno straordinario dell’amministrazione penitenziaria nazionale e regionale per risolvere i problemi del carcere di Monza. Infatti sarebbe impossibile qualsiasi percorso di recupero dei detenuti e in particolare sarebbero vanificati sia il percorso trattamentale sia gli sforzi di reinserimento sociale attraverso l’attività lavorativa, culturale e ricreativa negli istituti di detenzione".

"La Provincia di Milano - conclude - in questi anni si è impegnata a fondo per umanizzare la vita nelle carceri e quindi per recuperare i detenuti alla vita sociale, nello spirito della Costituzione, nell’interesse della società, nel rispetto dei diritti del detenuto. A maggior ragione oggi è pronta ad espletare i passi necessari per risolvere i gravi problemi segnalati dalla denuncia".

Giustizia: Sappe invita il Papa a visitare il carcere di Savona

 

Comunicato stampa, 5 febbraio 2008

 

Con una lettera inviata al Santo Padre, la segreteria regionale del Sappe - Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, l’organizzazione sindacale più rappresentativa del settore - intende portare a conoscenza del Vaticano l’irrisolta questione del carcere di Savona.

Il segretario regionale Michele Lorenzo afferma: è impensabile che dopo più di 10 anni non si hanno precise garanzie circa la costruzione del nuovo carcere che dovrebbe sorgere in località Passeggi. Questa forma di disattenzione è un’offesa alla società civile ed alla Polizia Penitenziaria, costretta ad operare in un luogo angusto definito il peggiore d’Italia. L’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, aveva assicurato che entro il 2007 sarebbe stato finanziato il primo lotto di lavori, con la previsione di altri finanziamenti che avrebbero consentito la conclusione dei lavori in un paio d’anni. L’inattuazione di quanto asserito dal Ministro Mastella è la considerazione riservata al sistema carcere in tutte le sue componenti.

Invito gli amministratori locali ed i politici ad occuparsi seriamente del problema, per questo,- continua Lorenzo - ci siamo rivolti al Santo Padre, affinché nella Sua visita alla città di Savona del 17 maggio, si trovi spazio anche la questione "carcere".

Immigrazione: in Emilia-Romagna c'è il paese con più stranieri

 

Redattore Sociale, 5 febbraio 2008

 

In Italia il paese con la maggiore concentrazione di immigrati è Galeata. Il comune conta 2.503 abitanti dei quali il 18% è straniero, (493 persone). Un grande contributo all’economia, anche su scala regionale. In Emilia-Romagna infatti cresce il numero degli immigrati, nel 2007, 338mila regolari, circa il 9-10% considerando anche i clandestini. La maggiore concentrazione è per le grandi province come Bologna, Modena e Reggio e la Riviera romagnola.

Secondo i dati pubblicati dal Resto del Carlino, forniti da Unioncamere, il contributo economico di questa forza aggiunta è stato nel 2005 di 12 miliardi, 10,8% sul Pil regionale. Finalmente gli immigrati sono visti come una risorsa e non come un male da estirpare, visione che purtroppo spesso domina l’opinione pubblica. "L’extracomunitario che porta via il lavoro all’italiano" è ormai un cliché. Ma non è così. Per la "Pollo del Campo" si tratta una pedina fondamentale, che costituisce la metà dei 1.200 dipendenti, svolgendo un lavoro duro. In Emilia-Romagna gli immigrati sono numerosissimi nell’assistenza agli anziani, nell’edilizia (20%) ed in agricoltura (13%). Primato italiano per la regione anche nel numero di alunni stranieri: nell’anno scolastico 2006-7, 58.521 erano immigrati su un totale di 547.290 studenti. Nel paese dell’alto Bidente la percentuale di stranieri tra i minorenni è alta: il 22% ( 120 giovani). L’etnia prevalente è quella marocchina, 37% sui quasi 500 stranieri.

Droghe: le nuove micidiali sostanze sono in vendita on-line

di Annamaria Sersale

 

Il Messaggero, 5 febbraio 2008

 

Gianluca, diciannovenne romano, in tre anni di micidiali miscugli si è bruciato il cervello, "mi sentivo da dio, all’inizio sembra un gioco, poi ci caschi con tutte le scarpe: non basta mai, vivi solo per quello, per farti e non pensare". Gianluca si sente un dannato. Ha perso le illusioni, la ragazza, la scuola. Vorrebbe uscirne, liberarsi. Poi una prof di inglese gli ha dato una mano. Ora si è affidato a una comunità, vuole farcela.

Allusive, ammiccanti, con nomi vagamente esotici, dietro sigle dall’apparenza innocua si nascondono sostanze pericolose quanto l’eroina e la cocaina. Alcune, come lo "shaboo", sono perfino più potenti. Le droghe "etniche", con falsi richiami alla cultura orientale e africana, stanno dilagando. Arrivano anche a casa. Un pacchetto anonimo viene recapitato come qualsiasi altro prodotto. Niente piazze, muretti, niente discoteche.

La "roba" si acquista online. Sul web la droga scorre a fiumi e il postino, inconsapevole, diventa il nuovo pusher. Consegna a domicilio stupefacenti di ogni genere. Lo denuncia l’Osservatorio europeo sulle droghe. Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Ma i narcotrafficanti in che modo si servono di Internet? Semplice. Ci sono "farmacie" on-line che aprono e chiudono i battenti a tempo di record, ricevono gli ordini, con transazioni coperte da codici blindati, poi si spostano da Hong-Kong alle Barbados, o nei Paesi dell’Est.

Così, più facilmente, entrano nuove sostanze. Lo "shaboo" assomiglia al sale da cucina: piccoli granelli bianchi, dall’aspetto innocuo, sciolti in sostanze alcoliche formano cocktail dagli effetti micidiali. Gli americani lo chiamano "ice". Viene bevuto, ma anche fumato o aspirato. Per molti giovani è il nuovo "crack". Dà la carica, eccita, elimina qualsiasi freno inibitorio. Dà un senso di onnipotenza anche per 36-40 ore (la materia prima non è nuova, la usavano i kamikaze durante la seconda guerra mondiale).

Ora lo "shaboo" è una specie di superdroga e può raggiungere sei volte l’effetto della cocaina. Entra nel cervello come un bisturi ad alta precisione, e, dicono i medici, è capace di recidere i contatti tra i neuroni. Danneggia il fegato per l’elevata tossicità, ma può anche scatenare crisi ipertensive e provocare l’ictus.

"Usato dagli adolescenti lascia segni per il resto della vita - sostiene Claudio Leonardi, membro della Consulta nazionale antidroga e direttore dell’Uoc, l’Unità operativa complessa per la prevenzione e la cura della tossicodipendenza del Sert - Asl Roma C -. A concentrazioni elevate ha un potere allucinogeno che la cocaina non ha, è un derivato delle meta-amfetamine, è un acido paragonabile al vecchio Lsd".

Ma è vero che è più potente della "neve"? "Ottenuto con manipolazioni in laboratorio - spiega Leonardi - nelle dosi da strada può essere più forte della cocaina, avere un effetto più rapido e durare più a lungo. Insomma, ha un’azione più potente".

"Shaboo", "cobret", "ghb", "speed", "piperazine", "ice", ketamina", quest’ultimo è un anestetico usato in veterinaria. Secondo la polizia sono queste le ultime tendenze del mercato clandestino. Le sostanze psicotrope non conoscono limiti di età, classe sociale e sesso. Sono capaci di radicarsi in qualsiasi contesto, anche quello dome

tico. Nelle discoteche i pusher le vendono con sigle ingannevoli, anche per aggirare la legge. Droghe "etniche" ricavate spesso dalle amfetamine, mescolate alla cocaina e all’eroina che continuano a essere una vera emergenza nazionale.

Gli adolescenti al policonsumo associano l’alcol. "Dalla fine degli Anni ‘90 - dichiara Claudio Cippitelli, presidente del Coordinamento nazionale nuove droghe del ministero della Salute - assistiamo a consumi di sostanze sconosciute o comunque non ancora così diffuse. Per comprendere meglio il perché bisogna ricondursi a un generale cambiamento nella fenomenologia della tossicodipendenza. Oggi prevale l’uso contemporaneo di più sostanze. Lo "speed", per esempio, è una meta-amfetamina assunta insieme ad alcol, cannabis e a volte eroina". Cippitelli mette in guardia anche dal "crack" (cocaina), che produce "subito un consumo compulsivo".

Tra le new entry compare il "ghb", o "filtro d’amore", il cui nome scientifico è "gamma-idrossibutirrato". Sbarca dagli Usa, ha l’effetto di un potentissimo sedativo, già con un grammo riduce le inibizioni, costa poco, ha effetto anche a basso dosaggio, e può durare dalle tre alle sei ore. È una nuova droga sintetica, in polvere solubile, allo stato liquido, in fiale o bottigliette, che produce la perdita di coscienza.

La polizia dice che le nuove droghe sono "su misura", come un vestito fatto dal sarto, perché i trafficanti studiano le "esigenze" dei consumatori. E il "cobret", quell’altro miscuglio che sta girando nelle discoteche? "Ha detto bene, miscuglio - sottolinea Claudio Leonardi, direttore del Sert di Roma C - il "cobret" è la limatura dell’eroina, dentro c’è mischiato di tutto. Immagini il bancone di un orafo, dalla lavorazione del metallo pregiato restano dei residui, ebbene anche nei laboratori allestiti per lavorare le droghe sintetiche ci sono residui di eroina, cocaina, pasticche di ecstasy, insomma tutto quello che resta dalle lavorazioni, compreso le sostanza da taglio, finiscono nel "cobret", che a volte ha un potere maggiore dell’eroina, la sostanza da cui è partito".

Però, mentre i trafficanti si fanno più agguerriti e studiano nuove strategie di marketing, dal calo dei prezzi alla diffusione capillare delle sostanze, il mondo della politica non riesce ad adottare azioni di contrasto adeguate. "Soprattutto nelle aree metropolitane - sostiene Alfio Lucchini, psichiatra e presidente nazionale della Federserd, la associazione che raggruppa i Sert italiani - ci sarebbe bisogno di un intervento colossale, anche perché tra i giovani non c’è la consapevolezza della dipendenza. Certo, con la attuale situazione politica la riforma si allontana, si blocca il percorso avviato. Saremmo dovuti arrivare alla Conferenza del 2008 sulla droga supportati da una nuova legge, ma non credo che sarà così. Intanto, restano le difficoltà, né sappiamo se verrà rievidenziato il fondo nazionale per le politiche antidroga che nella precedente legislatura era sparito nel grande calderone del welfare".

Intanto c’è chi difende l’attuale legge: "Proprio l’ultimo rapporto del ministero dell’Interno, di una ventina di giorni fa - afferma l’ex ministro Carlo Giovanardi, che nella passata legislatura portò all’approvazione della normativa attuale - rende merito alla legge in vigore, riconoscendo che si è evitata l’esplosione di certi fenomeni. C’era stato un tentativo di criminalizzare la legge Fini ma si è visto che era un errore. Chi chiede la depenalizzazione finge di non sapere che c’è già, così le misure alternative al carcere. In ogni caso il governo Prodi non è riuscito a fare uno straccio di proposta".

 

Il medico: provocano danni irreversibili al cervello

 

Lei è un neurofarmacologo dell’Università di Cagliari: professor Gianluigi Gessa, "shaboo", "ice", "speed", "ghb" e altre nuove droghe da che cosa derivano?

Molte di queste sostanze derivano dalle amfetamine, sono cugine di sintesi della cocaina, che è naturale, le altre sono fatte dall’uomo, bruciano il cervello, ledono i neuroni, fanno danni irreversibili. Lo "shaboo" è una amfetamina, mentre il "ghb" è l’acronimo dell’acido gammaidrossibutirico, un neurotrasmettitore normalmente presente nel cervello, usato anche come anestetico. Quanto al "cobret" è un miscuglio di schifezze, tra cui l’eroina, e provoca allucinazioni. Anche la ketamina, anestetico veterinario, fa scattare uno stato dissociativo, quasi schizofrenico, mentre la "polvere degli angeli", che è perfino più forte, produce lesioni cerebrali. Chi assume questa roba vede quello che non c’è, e crede di essere quello che non è.

 

È vero che l’ansia innescata dalla società competitiva in certe persone (più fragili) può spingere alla droga?

Certo, può accadere tra la popolazione più vulnerabile. Chi si droga spesso soffre di ansia, depressione, disistima di sé, agorafobia e cose di questo genere, e usa le sostanze come una "medicina" per curare lo stato di malessere e di disagio, un po’ quello che accadeva un tempo con l’alcol. Però si tratta di veleni che non fanno che peggiorare i problemi.

 

Per contrastare l’overdose di eroina c’è il Narcan, per queste sostanze esiste un antagonista?

Il Narcan spesso "resuscita" chi è in stato di overdose da eroina, ma per contrastare le crisi prodotte dalle droghe anfetaminiche ci sono soltanto farmaci in grado di attenuare gli effetti cardiovascolari. Per gli effetti prodotti a livello centrale, invece, non ci sono antagonisti specifici.

 

Negli Anni ‘70 la tossicodipendenza quasi si identificava con il consumo di eroina, ora si parla di mix di sostanze, spesso associate all’alcol. È il mercato che ha modificato i comportamenti o che cosa?

Oggi è diffuso il policonsumo, cocktail uniti all’alcol. Lo "speed", per esempio, è una miscela di cocaina e eroina, per ottenere la stimolazione della coca e l’estasi dell’ero. Ma il rischio è pazzesco. Le due droghe si sommano e possono paralizzare il centro del respiro.

Droghe: allarme per l’ecstasy "tagliata" con antiparassitari

 

Notiziario Aduc, 5 febbraio 2008

 

Un ventiseienne è ricoverato da ieri sera in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Massa: secondo i primi accertamenti, potrebbe aver assunto una pasticca di ecstasy trattata con un antiparassitario. L’episodio ha spinto i carabinieri di Massa, che stanno seguendo il caso, a lanciare un allarme su una possibile partita di ecstasy molto pericolosa.

Il giovane era stato ricoverato ieri sera dopo aver accusato un malore mentre era a casa. È stato portato in ospedale dai genitori. Il ventiseienne avrebbe spiegato di aver assunto una pasticca di ecstasy. I risultati delle analisi poi effettuate, secondo quanto emerso, sarebbero compatibili con l’assunzione di ecstasy trattata forse con un antiparassitario. Per questo i carabinieri hanno deciso di lanciare l’appello ai giovani affinchè non consumino ecstasy. A casa del ventiseienne, nella sua camera, i militari avrebbero trovato altre droghe ma non ecstasy, per cui non si conosce il tipo di pasticca che potrebbe aver assunto.

Usa: secondo suicidio in tre giorni nel "braccio della morte"

 

Associated Press, 5 febbraio 2007

 

Un secondo condannato a morte si è suicidato nella sua cella del braccio della morte in Texas in pochi giorni, secondo quanto hanno riferito ieri i servizi penitenziari dello Stato.

William Robinson si è impiccato con l’aiuto di un lenzuolo venerdì scorso nel reparto psichiatrico del carcere, secondo quanto ha dichiarato Michelle Lyons, portavoce dei servizi penitenziari. È stato soccorso dagli agenti di custodia, ma all’arrivo in ospedale è stata dichiarata la morte cerebrale. Tre giorni prima, un altro condannato, Jesus Flores, si è ucciso nella sua cella. Dal 1974, quando è stata reintrodotta la pena capitale in Texas, sono stati registrati nove suicidi nel braccio della morte.

Iran: due sorelle condannate a lapidazione per adulterio

 

Corriere della Sera, 5 febbraio 2008

 

Saranno sepolte vive fino alle ascelle e colpite da pietre che non devono essere abbastanza grandi da provocare la morte immediata: è questo il destino che attende due sorelle iraniane, Zohreh e Azar (i cognomi non sono stati resi noti) condannate alla lapidazione per adulterio. La Corte suprema, scrive il quotidiano riformista Etemad, ha confermato la sentenza, che potrebbe quindi essere eseguita in ogni momento. Zohreh e Azar, rispettivamente di 28 e 27 anni, sono entrambe sposate, e vivono a Shahriar, un sobborgo vicino Teheran.

Secondo il loro avvocato, Jabar Solati, le due donne sono state condannate senza prove, con una sentenza basata esclusivamente sulla "sapienza del giudice", un principio stabilito dalla legge islamica, che dà un amplissimo potere discrezionale all’autorità giudicante. Stop alle lapidazioni Dal 2002 il capo dell’apparato giudiziario, l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha ordinato la sospensione del supplizio della lapidazione, previsto in particolare per l’adulterio, ma ciò non ha impedito che almeno una persona sia stata messa a morte in questo modo, secondo quanto annunciato dalle autorità.

Alcune organizzazioni per i diritti umani affermano che altri supplizi uguali sono avvenuti. Spiate dai mariti Zohreh e Azar, ha sottolineato l’avvocato Solati, erano state denunciate dal marito della prima, che, spinto dalla gelosia, aveva nascosto una telecamera nell’abitazione in cui viveva con la moglie per filmarla quando lui era assente. Era emerso che le due sorelle avevano ricevuto degli uomini, e per questo erano state condannate a 99 frustate per "relazioni illegali". Sei mesi dopo essere state sottoposte alla punizione corporale, sono state convocate davanti ad un’altra Corte, che le ha riconosciute colpevoli di adulterio.

 

 

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