Rassegna stampa 2 agosto

 

Giustizia: 2 agosto 1902, decreto abolisce catene per i detenuti

 

Ristretti Orizzonti, 2 agosto 2008

 

"Negli stabilimenti penali, anche se non siano ordinati secondo il sistema del codice penale, è soppresso l’uso della catena, prescritto dal Regolamento disciplinare approvato con R.D. del 7 marzo 1878, n. 4328".

Questo è l’articolo unico del Regio Decreto n° 337 del 2 agosto 1902, che abolisce le catene per i detenuti delle "patrie galere"… che erano ancora chiamate "Bagni penali". Prima di questo Decreto l’uso della catena nel sistema dei Bagni penali era normato dal "Regolamento di disciplina e di interno ordinamento dei Bagni penali" del 1860, che classificava i condannati dei Bagni in quattro Divisioni, distinte dal colore di una striscia di lana apposta sul berretto. I condannati erano incatenati a due per volta, come già prescritto dai bandi del 1826.

La lunghezza e il peso delle catene era così stabilito:

cat. 1: catena di maglie 6 e 1,300 Kg

cat. 2: catena di maglie 9 e 1,700 Kg

cat. 3: catena di maglie 9 e 1,900 Kg

Per accoppiare i detenuti "nuovi giunti" e gli "incorreggibili" (oggi si direbbe "recidivi") erano utilizzate le catene di 18 maglie del peso di 6,000 Kg. Il nuovo regolamento disciplinare dei Bagni penali, emanato con il R.D. n. 1328 del 7 marzo 1878, pur non prevedendo le famigerate punizioni corporali contenute nei vecchi bandi del 1826, conteneva un rigido sistema disciplinare basato sull’uso dei ferri e sulla punizione dell’isolamento.

Il peso della catena veniva minuziosamente disciplinato nella circolare n. 173 del 26 aprile 1876 emanata dal Ministero dell’Interno: "Nel peso della catena, che ciascun condannato deve portare assicurata al malleolo della gamba sinistra giusto l’art. 22 del Regolamento approvato con Regio Decreto 7 marzo 1878 n. 4328, è compreso ancora il peso dell’anello, perché questo è parte integrante della stessa catena. D’altronde, nel dubbio, le disposizioni che concernono le pene afflittive, debbono sempre interpretarsi nel senso il più favorevole".

L’uso della catena, mantenuto agli antichi condannati ai lavori forzati fu successivamente limitato e disciplinato dall’art. 885 del Regolamento generale per gli stabilimenti carcerari del 1891 e definitivamente soppresso con R. D. 2 agosto 1902, n. 377. (Per saperne di più: breve storia del carcere e della pena in Italia - pdf)

Lettera: Verona; così abbiamo visto morire il nostro compagno

 

Lettera alla Redazione, 2 agosto 2008

 

Questa lettera, arrivata dal carcere di Verona, è drammatica e dettagliata. Non abbiamo modo di sapere se tutte le circostanze descritte corrispondano al vero, ma pensiamo di doverla comunque pubblicare, sia perché venga fatta chiarezza al riguardo, sia perché tratta di un problema effettivamente molto sentito nelle carceri, quello dell’assistenza sanitaria, in particolare in questo periodo di ferie nel quali il personale è ridotto al minimo (N.d.R.)

"Mustafà era un 41enne francese di origine maghrebina. Era detenuto presso la Casa Circondariale di Montorio, Verona. Lui aveva rubato una bicicletta e per questo era stato condannato ad un anno di detenzione.

Era gravemente malato. Le sue gambe e i suoi piedi erano rossi e gonfi per cattiva circolazione. Si pisciava addosso senza accorgersene. Era rinchiuso nella sezione "infermeria". Non parlava la lingua italiana. I dottori dell’infermeria certamente non parlavano francese. Così gli parlavano in italiano e lui non capiva niente e i dottori e gli agenti non capivano cosa diceva lui.

Non lo curavano abbastanza, non l’hanno portato all’ospedale, dove avrebbero potuto fornirgli cure più specialistiche ed idonee e assistenza. Non gli è stato fornito nemmeno un pappagallo per pisciare senza farsela addosso, o mutande assorbenti. Non è stato fatto quasi niente per aiutarlo. Spesso, invece, è stato preso in giro e gli sono stati fatti stupidi scherzi.

Io lo conoscevo perché prima veniva spesso all’aria: un posto all’aperto di 15 m per 15, tutto in cemento grigio, con muri altissimi, dove si può andare una volta alla mattina e una al pomeriggio.

Parlavamo un po’ in tedesco, lingua che lui aveva studiato molti anni fa a scuola. Aveva una moglie e due figli che vivono in Francia, vicino a Parigi, e diceva sempre che una volta uscito sarebbe tornato da loro. Era un uomo allegro ed era divertente parlare con lui. Non era un genio, ma era un tipo tranquillo con cui si rideva. Il suo errore, se così si può chiamare, era che non diceva niente quando qualcosa gli mancava o quando stava male. Era probabilmente troppo tranquillo per questo mondo e soprattutto per il carcere! Così è successo quello che non sarebbe mai dovuto succedere.

20.07.08, domenica, ore 20.00 circa: Si sentiva come russare forte dalla cella di Mustafà. Dopo un po’ l’appuntato ha chiamato l’ispettrice e altri assistenti. Una volta arrivati, restano a guardare fuori dalla cella chiamando Mustafà per nome. Lui era sdraiato per terra e quasi non riusciva a respirare. Non c’era neanche un dottore nell’infermeria. Cosa che qui succede spesso. Nessuno è entrato in cella per aiutarlo, perché dicevano che puzzava di piscio. Lo chiamavano solamente da fuori. Dopo un po’ si è rialzato da solo e l’ispettrice gli ha detto di sedersi, di mettersi a letto. Poi sono andati tutti via.

22.07.2008, martedì, ore 16,00 circa: Si sentiva vomitare Mustafà nella sua cella e forti urli. Qualcuno di una cella vicina ha chiamato un dottore. Continuava a chiamare moltissime volte finché finalmente qualcuno non è arrivato a vedere cosa succedesse.

22.07.08, martedì, ore 20,30 circa: Mustafà vomita ancora, come nel pomeriggio. Un medico viene a visitarlo. Si è sentito il medico chiedere se aveva bevuto vino rosso, perché il vomito era rosso. Ma di vino in infermeria non ce n’è. Così era sicuro che il vomito era rosso perché c’era dentro sangue, Ma l’hanno lasciato solo in cella.

22.07.08, martedì, ore 22 circa: Si è sentito un appuntato che correva in ufficio per chiamare un medico ed un ispettore. Sono arrivati anche altri assistenti. Mustafà era morto, sdraiato per terra in mezzo al suo vomito. Hanno scattato una foto, poi l’hanno portato via.

Dio lo benedica e porti la sua anima in paradiso. Adieu Mustafà. I tuoi compagni di detenzione, italiani e stranieri".

 

Lettera firmata, Carcere di Verona

Lettere: storia di "Zio Totò", 76 anni e 3 di isolamento diurno

 

Lettera alla Redazione, 2 agosto 2008

 

Articolo tre della Costituzione italiana: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge. Bruno Contrada, anziano, ammalato, condannato per mafia: agli arresti domiciliari. Zio Totò, anziano, ammalato, condannato per mafia: in isolamento diurno dentro! Cos’è l’isolamento diurno? È una sanzione penale, in aggiunta alla pena dell’ergastolo.

All’anagrafe "Salvatore"; "Totò" per gli amici e i familiari. "Zio" per i detenuti: per rispetto dei suoi 76 anni. Zio Totò è stato condannato definitivamente dalla Corte di Cassazione da poco tempo alla pena dell’ergastolo. Da alcuni mesi ha iniziato a scontare pure tre anni d’isolamento diurno.

Zio Totò è fatalista, si è rassegnato al fatto che morirà in carcere. Parla poco. Parla per lui il suo silenzio. Esprime rassegnazione. Nonostante il diabete e molti altri problemi fisici anche dovuti all’età, è uno di quegli ergastolani che nel dicembre del 2007 hanno voluto partecipare allo sciopero della fame a favore dell’abolizione dell’ergastolo. E ha resistito; più di tanti giovani!

È siciliano e mi ha raccontato che i siciliani si sono abituati nei secoli al vedere invasa la propria terra da altri popoli, e che proprio per questo hanno sviluppato la sopportazione alla "suppecchieria" - in italiano "la prepotenza"- ma anche una capacità di non piegarsi mai del tutto. Qualcuno tra noi si chiede perché alla sua età hanno deciso di sottoporlo a tre anni d’isolamento diurno.

Qualcun altro invece si chiede perché non lo lasciano morire in santa pace scontando la sua pena senza dovergli infliggere anche l’isolamento diurno. E qualcuno si risponde che se è lo Stato a far del male, sembra che il male non sia mai abbastanza! Per andare al passeggio e in socialità passo davanti alla sua cella. Lo saluto, gli do la mano, gli chiedo "Come va Zio Totò?" e lui mi risponde con dignità senza lamentarsi mai "Bene!".

Abbasso gli occhi e me ne vado sentendomi in colpa perché io vado al passeggio in compagnia, mentre lui rimane solo come un cane nella sua cella. Alcune volte Zio Totò va a passeggiare nella saletta, che è leggermente più grande della sua cella. Quando vado in doccia lo vedo che fa avanti, indietro, come un morto che cammina in vita: da un muro all’altro, senza esistenza e senza fine d’essa, su e giù per la sala, dalle sbarre alla finestra a quelle del cancello; senza scambiare mai parola con altro essere vivente.

Spesso i criminali fanno i criminali senza saperlo. Invece quando lo stato diventa criminale e criminogeno sa di esserlo! Lo Stato, i suoi prigionieri non li uccide: ma li tortura democraticamente con punizioni inutili sapendo che in ogni caso ha già tolto loro il bene più prezioso, la libertà! L’isolamento diurno, infatti, cos’altro è se non una tortura inflitta ad un morto che cammina a cui è già stato assegnato l’ergastolo?

L’altro giorno gli ho detto a Zio Totò: "Ci stiamo mettendo d’accordo per fare un altro sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo che questa volta si svolgerà a staffetta. Abbiamo però deciso che lei è troppo malato ed anziano per parteciparvi". Mi ha subito risposto: "Non mi escludete dalla protesta! Fatemi sentire ancora vivo ed utile!". Mi ha commosso e gli ho assicurato che lo faremo partecipare.

Zio Totò è una persona solare, simpatica e d’indole generosa. Lui é una di quelle persone che trovano una parola buona per tutti. Da quando ha iniziato l’isolamento è dimagrito 10 kg, non sta più andando all’aria e lo vedo sempre più giù. Mi sembra che si sta spegnendo come succede alle candele e mi chiedo se arriverà alla fine di questi tre anni d’isolamento. Molti fanno i criminali senza realmente sapere di esserlo.

Quando lo Stato diventa criminale sa di esserlo. Spesso i detenuti sono allo stesso tempo vittime e carnefici, anche nei confronti di sé stessi. Lo stato invece è solo carnefice quando permette alla "giustizia" di tramutarsi in vendetta. Cosa c’è di "giusto" nel far scontare tre anni d’isolamento ad una persona di 76 anni in ogni caso già condannata all’ergastolo?

A quale idea di "giustizia" può corrispondere questa tortura? Non c’è possibilità che Zio Totò arrivi a scontare la sua pena e punirlo ulteriormente che senso ha? Io, persona "non-perbene" me lo domando; ma voi, persone "perbene" ve lo chiedete mai?

 

Carmelo Musumeci, carcere di Spoleto

Napoli: in Regione 6.700 detenuti, 1.300 oltre posti disponibili

 

Agi, 2 agosto 2008

 

"In Campania 6.700 detenuti su una capienza di 5.400 posti. È finito l’effetto indulto", lo denuncia in una nota Dario Stefano Dell’Aquila, portavoce dell’associazione Antigone Campania. "A due anni di distanza - spiega Dell’Aquila - possiamo quindi dire che è finito l’effetto indulto e si torna in una fase di profondo disagio. Va anche aggiunto che da una lettura qualitativa dei dati si vede che oltre il 20% della popolazione detenuta è tossicodipendente", prosegue Dell’Aquila.

Secondo i dati forniti da Antigone e dal suo Osservatorio sulle condizioni della detenzione sono presenti ad oggi, in Campania, circa 6.500 detenuti uomini e 280 donne. "Nel 2005, l’anno precedente all’indulto, i detenuti in Campania erano 7.300. Nel 2006 anno di approvazione del provvedimento, si sono ridotti a 5.300, per raggiungere a fine 2007 il numero di 6.164. Con questa progressione possiamo ragionevolmente sostenere che a fine di questo anno supereremo quota 7.000 presenze", spiega Dell’Aquila. In alcuni istituti di pena, poi, la situazione, secondo Antigone, è più critica che in altri: a Poggioreale ci sono 2.200 detenuti circa. Nel 2005, prima dell’indulto, erano 2.174. Anche Santa Maria Capua Vetere (850 presenze circa) e Salerno (430) hanno quasi raggiunto i numeri del 2005.

Verona: nasce Microcosmo, il giornale del carcere di Montorio

 

Redattore Sociale, 2 agosto 2008

 

Presentato oggi il numero zero. Dopo una prima esperienze, la redazione riapre più forte, più motivata e con il contributo del gruppo Mondadori. È diretto da Ornella Favero, già direttrice di "Ristretti Orizzonti".

Si chiama "Microcosmo" perché nasce in carcere, in un microcosmo, appunto, di storie e di persone. È stato presentato oggi il numero zero della rivista periodica realizzata dai detenuti della casa circondariale di Montorio, che unisce la voglia di fare di un gruppo di reclusi all’esperienza ormai maturata dalla "sorella maggiore", cioè la rivista "Ristretti orizzonti" del carcere di Padova.

Il giornale di fatto era già esistito qualche anno fa, con lo stesso nome ma con grafica e contenuti diversi. Ora invece la redazione riapre più forte, più motivata e con il contributo del gruppo Mondadori (anch’esso veronese), che segue i redattori dal punto di vista stilistico e cura l’aspetto grafico. Tutto un altro giornale, dunque, che però deve fare i conti con un problema come il grande turnover dei detenuti: trattandosi di una casa circondariale, molti sono in attesa di giudizio e possono essere trasferiti o rilasciati, rendendo difficile quindi creare un gruppo di lavoro stabile e collaudato.

"Questo progetto è importante soprattutto perché il clima che c’è fuori ora non è buono - commenta Ornella Favero, direttrice sia di Ristretti Orizzonti sia di Microcosmo - si parla tanto di sicurezza e credo che un giornale che parli di questi temi e che affermi il possibile cambiamento delle persone recluse sia un modo nuovo e importante di parlare di sicurezza". E aggiunge: "È fondamentale che gli enti locali capiscano che il carcere è una parte della società e che questi giornali sono un ponte tra la società che c’è fuori e quella che c’è dentro". "Microcosmo" sarà dunque diffuso attraverso la rete delle associazioni e degli enti locali, per raggiungere il maggior numero di persone. Tre amministrazioni comunali, inoltre, attraverso l’associazione "La libellula" hanno economicamente sostenuto la stampa del numero 0 del giornale.

"Il carcere è un luogo non solo di punizione - è il commento dell’assessore alle Politiche sociali della Regione, Stefano Valdegamberi - ma anche di rieducazione, dove si possono avere anche nuove opportunità per ripartire. Per fare sicurezza non servono le ronde, ma serve creare delle progettualità che portino fuori dal carcere. Questo luogo non deve diventare un ghetto, ma un posto in cui si possa avere una nuova chance". La rivista vuole dunque dare voce ai detenuti, per far capire cos’è e cosa vuol dire il carcere: "Oggi è difficile parlare di rieducazione - commenta Maurizio, un detenuto - visto che c’è un vento contrario, ma siamo ottimisti perché bisogna lottare per ottenere qualcosa".

 

L’Assessore Valdegamberi alla presentazione di "Microcosmo"

 

L’Assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi è intervenuto stamani a Verona, al carcere di Montorio, alla presentazione alla stampa del periodico "Microcosmo" realizzato dai detenuti della casa circondariale e da volontari. Accompagnato dal direttore Salvatore Erminio, l’Assessore regionale si è complimentato con la redazione del periodico che, dopo un lungo silenzio, ha ripreso la pubblicazione con una nuova veste e un nuovo gruppo di redattori con l’obiettivo di fare informazione corretta sul carcere tra gli stessi detenuti ma anche sensibilizzare la popolazione sulla questione carceraria.

"Sono convinto - ha commentato Valdegamberi - che se si vuole sicurezza per la popolazione si debba investire sul carcere, dando effettive possibilità di reinserimento sociale e lavorativo ai detenuti. Questo servirebbe probabilmente di più che altri tipi di iniziative che sono solo di facciata. Se si investisse di più sul carcere, cosa che la regione auspica, la detenzione non sarebbe quasi esclusivamente luogo e tempo di punizione e pena ma avrebbe anche opportunità di rieducazione, come prevede la nostra Costituzione. In questo modo - ha continuato l’Assessore regionale - si eviterebbe la spirale perversa del ritorno a delinquere quando si lascia il carcere con il conseguente rientro dei detenuti in prigione: ricordo che il 50% di coloro che lasciano il carcere poi ci ritornano mentre con un reinserimento sociale efficace avremo meno costi sociali e finanziari che alla fine ricadono sulla società, su noi tutti e sulla sicurezza della gente.

Pertanto, saluto con piacere il battesimo di questo giornale della casa circondariale di Verona, perché l’informazione è uno strumento importante che va in questa giusta direzione di impegno dei detenuti, di consapevolezza dei loro diritto di ricominciare e di senso da dare alla propria vita. Il giornale, il cui progetto ha ricevuto un contributo della giunta veneta, può essere un ponte valido tra carcere e società, e anche uno strumento di comunicazione con il mondo della scuola".

L’Assessore veneto ha ricordato che a breve porterà all’approvazione della Giunta veneta un provvedimento per finanziare i progetti e le iniziative socio educative a favore delle persone detenute negli istituti penitenziari del Veneto, con un finanziamento previsto di circa 500 mila euro.

Palermo: minori detenuti lavorano su terreni confiscati mafia

 

Apcom, 2 agosto 2008

 

Sono stati una decina i giovani dell’area penale minorile che quest’anno, grazie all’accordo fra il Servizio Civile Internazionale e il Centro per la Giustizia Minorile, hanno partecipato ai campi internazionali di volontariato e agli scambi giovanili realizzati in Sicilia e all’estero. Alcuni di loro lo hanno fatto su terreni confiscati alla mafia, in particolare quelli che una volta erano del killer Antonino Geraci e che oggi sono gestiti dalla Cooperativa Libera-Mente, in contrada Falconeria a Partinico, vicino Palermo.

I giovani dell’area penale, insieme a volontari spagnoli, sloveni, ucraini, russi e italiani sono stati impegnati (e lo saranno fino al 5 agosto) nella pulizia dei terreni coltivati a limoni e in altre attività collegate alla resa produttiva e sociale del bene confiscato.

"Un’esperienza dal particolare valore simbolico - afferma Pietro Galluccio, responsabile siciliano del Servizio Civile Internazionale - perché ai valori già importanti dell’intervento sociale e dello scambio culturale che sono propri degli scambi giovanili come questo, si è aggiunto il valore dell’inserimento sociale di giovani dell’area penale e di un fortissimo messaggio culturale legato all’utilizzo sociale dei beni confiscati."

Il progetto, che è stato sostenuto dall’Agenzia Nazionale per i Giovani e dal programma comunitario Gioventù in azione, è stato realizzato dal gruppo siciliano del Servizio Civile Internazionale ed ha coinvolto complessivamente 20 ragazzi e 6 accompagnatori per un periodo di 10 giorni.

Cagliari: progetto "legalità e occupazione", 150 a corsi e stage

 

Sardegna Oggi, 2 agosto 2008

 

Termina la prima fase del progetto Nolo, nuove opportunità per la legalità e l’occupazione, promosso dalla Provincia di Cagliari per inserire nel mondo del lavoro minori che hanno abbandonato la scuola, donne disoccupate, maggiorenni senza occupazione in situazione di disagio ed emarginazione, ex detenuti ed ex tossicodipendenti.

Dopo la conclusione dei corsi a cui hanno partecipato 150 giovani in 13 comuni della Provincia di Cagliari è previsto uno stage in azienda per 100 partecipanti su 150. Poi il lavoro con la possibilità di avviare 17 nuove iniziative imprenditoriali o firmare (per 24 partecipanti) un contratto da lavoratore dipendente in azienda.

"Una iniziativa importante - ha detto l’assessore della Pubblica Istruzione della Provincia di Cagliari, Cesare Moriconi - che ha mostrato un potenziale umano di cui si ignorava l’esistenza. Un’occasione per provare, a se stessi e agli altri, quanto si vale". I finanziamenti sono arrivati grazie ai Por Sardegna 2000/2006.

Il costo totale del progetto è di 1 milione 972 mila euro di cui 202 mila di cofinanziamento dei 13 Comuni partner, 170 mila della Provincia. "Una prima fase - ha detto l’assessore alle Politiche scolastiche del Comune di Cagliari, Edoardo Usai - che ha avuto un grande successo. Ma ora arriva la parte più impegnativa: quella dell’attuazione di microimprese e dell’inserimento in azienda".

Dieci i laboratori promossi dal progetto: ceramica artistica, computer, due di allestimenti tecnici, valorizzazione ambientale, servizi turistici, due di sviluppo per la responsabilità ambientale, operatori ecologici, pasticceria.

Novara: è vietato fermarsi nei parchi… "in tre persone o più"

 

La Stampa, 2 agosto 2008

 

Nei parchi di Novara multe di notte, se si è in tre o più. Pd all’attacco: come la repressione fascista delle "adunate sediziose". Il sindaco leghista vieta di girare in gruppo.

Stazionare sì, ma al massimo in coppia. A Novara è scattato il coprifuoco notturno nei parchi e giardini, vietato fermarsi in tre o più persone, pena una multa fino a 500 euro. D sindaco leghista Massimo Giordano firma e l’opposizione si scatena: "È un’ordinanza incredibile che ricorda le adunate sediziose del Ventennio fascista.

Ieri notte, in segno di disobbedienza civile, un gruppo di consiglieri e cittadini ha fatto irruzione al parco Valentino, per un assembramento non autorizzato e stanziale. A motivare l’ordinanza, che prevede il divieto assoluto di "stazionamento", è "la situazione di degrado dell’ambiente urbano" e i continui "danneggiamenti" che subirebbero i parchi e giardini cittadini.

Novara è una cittadina tranquilla. Qualcuno dice anche troppo. Centomila abitanti, pochi scippi e pochissime rapine, una percentuale di immigrati pari all’8 per cento, quasi tutti concentrati nel quartiere di Sant’Agadio. Ma il sonno dei residenti, e il torpore della atta, parrebbero turbati da alcuni individui che, nottetempo, amano bivaccare nei parchi Di qui l’ordinanza, che ha già ottenuto un primo effetto quasi miracoloso, ovvero ricompattare l’opposizione.

Pd, Psi, Sd e Rifondazione hanno firmato un comunicato congiunto, nel quale paragonano il provvedimento ai divieti di riunione attuati dal Duce e spiegano che "dietro il paravento degli atti vandalici, si da un ulteriore giro di vite alle pretestuose politiche per la sicurezza". Il sindaco Massimo Giordano, leghista doc, governa la città ormai da sette anni, con grandi consensi: alle ultime elezioni ha ottenuto il 66 per cento dei voti, portando la Lega al 22 per cento. Tanto che il gran capo del Carroccio Umberto Bossi è venuto in città a complimentarsi.

E Giordano ha proseguito nel suo stile, simile a quello di tanti nuovi giovani sindaci leghisti. Attenzione quasi ossessiva alle esigenze di sicurezza dei cittadini e divieti a raffica, come quello contro il consumo di alcolici in stazione dopo le 18 e come la chiusura di un centro culturale di immigrati.

L’assessore alla Sicurezza Mauro Franzinelli spiega così l’ordinanza: "Serve per limitare i disturbi alla quiete pubblica. Ce l’hanno chiesta i cittadini". La protesta della sinistra? "Una legittima manifestazione di dissenso. Non li multeremo di certo". E il fascismo? "Quelli erano periodi drammatici, è un paragone assurdo. Qui si parla solo di limitare i frastuoni".

La giovane consigliere del Pd Sarà Paladini contesta: "Non c’è nessuna emergenza sicurezza a Novara: gli unici reati in aumento sono in famiglia, ma di quelli non d si occupa mai". Restano da chiarire i termini giuridici della norma, il divieto è di "stazionamento".

Quindi parrebbe necessario, per essere in regola, deambulare. Anche il concetto di "gruppo" non è chiarissimo. "È un’ordinanza sperimentale - replica l’assessore Franzinelli - vale fino al 30 dicembre e serve solo per dissuadere i cittadini. Cerchiamo di risolvere un problema di cui la sinistra dovrebbe interessarsi, invece di limitarsi a accusarci di fascismo".

Iraq: dall'inizio del 2008 scarcerati oltre 10mila detenuti 

 

Adnkronos, 2 agosto 2008

 

Le forze americane hanno scarcerato dall’inizio dell’anno oltre 10mila detenuti dalle prigioni che amministrano in Iraq, nel quadro di un programma di reinserimento dei detenuti. Lo riferisce il comando militare Usa, precisando che la cifra ha già superato le 8.900 scarcerazioni compiute nell’arco di tutto il 2007. Attualmente restano in cella circa 21mila prigionieri, tra cui figurano una decina di donne e circa 300 minori.

Coloro che hanno beneficiato dello sconto di pena seguiranno corsi speciali, nell’ambito del programma di rieducazione e formazione concordato con le autorità irachene. Ogni giorno le truppe Usa arrestano in media 30 persone e ne rilasciano 45. Ammonta invece a 330 giorni la durata media del periodo di detenzione nelle carceri gestite dalle forze statunitensi.

Nei mesi scorsi il blocco sunnita del Fronte della Concordia ha esortato il governo di Baghdad e le autorità militari Usa a scarcerare migliaia di detenuti, in gran parte d’origine sunnita, che erano finiti in carcere senza alcuna incriminazione formale. Il progressivo rilascio dei prigionieri è stato, pertanto, inserito nel contesto più ampio di un programma di rieducazione degli ex detenuti, nel quadro degli sforzi di riconciliazione nazionale tra sciiti e sunniti.

Argentina: esponenti di ex dittatura rinchiusi in carceri comuni

 

Apcom, 2 agosto 2008

 

Gli ex-esponenti dell’ultima dittatura argentina (1973-86) accusati di crimini contro l’umanità non potranno più essere ospitati in basi delle forze di sicurezza, ma saranno relegati in penitenziari comuni: lo ha deciso - riferisce l’agenzia Misna - il governo della presidente Cristina Fernandez de Kirchner dopo l’evasione, sabato scorso, dell’ex colonnello dell’esercito Julian Oscar Corres da un commissariato di Bahia Blanca, 700 chilometri a sud di Buenos Aires. Corres, arrestato ad aprile dopo un anno e mezzo di latitanza per 38 casi di torture e una ventina di omicidi avvenuti nel centro di detenzione clandestino di "La Escuelita" e in attesa di giudizio, è riuscito a scappare in circostanze non ancora chiare dopo aver chiesto un permesso per allontanarsi dalla cella.

Il pubblico ministero Hugo Canon ha denunciato "l’esistenza di una relazione promiscua del detenuto con i poliziotti di guardia", un ispettore e un funzionario, finiti agli arresti; ipotesi avvalorata anche dal ministero della Difesa che non ha escluso che l’evaso sia stato aiutato anche da altri esponenti della polizia federale di Bahia Blanca, al momento indagati, e da militari in servizio.

 

 

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