Rassegna stampa 26 giugno

 

Giustizia: ddl Mastella; critiche da Vietti (Udc) e Buemi (Rnp)

 

Ansa, 26 giugno 2007

 

Critiche al ddl Mastella sulla riforma dei processi sono state mosse oggi a Torino, nel corso di un convegno promosso dalla Camera Penale, da un parlamentare della maggioranza, Enrico Buemi (Rosa nel Pugno), e da uno dell’opposizione, Michele Vietti (Udc). I rilievi, in particolare, riguardano l’idea di fornire precisi limiti di tempo allo svolgimento delle cause.

Secondo Vietti si tratta di "un’iniziativa estemporanea e a soli fini propagandistici". "Mentre due commissioni - ha detto il rappresentante del centrodestra - sono al lavoro per riformare i codici, si lancia in pasto al Parlamento un piano di riforme settoriali e contraddittorie".

Lo stesso Buemi ha parlato di "normativa con luci e ombre, sulla quale mi auguro che le Camere possano intervenire". "La rapidità dei processi - ha spiegato - è necessaria, ma non può penalizzare l’elemento delle garanzie. Ecco perché su questo punto ho già espresso un giudizio negativo". Per Buemi "la crisi della giustizia" è dovuta soprattutto "alle inefficienze organizzative, alla scarsità di risorse, alle carenze di organico, alle difficoltà logistiche". Al convegno, intitolato "Progetto Mastella: il difficile equilibrio tra garanzie ed efficienza", sono intervenuti magistrati, avvocati e docenti universitari.

Giustizia: i volontari Seac a confronto sulle politiche carcerarie

 

Comunicato stampa, 26 giugno 2007

 

I volontari si confrontano sulle scelte politiche future rivolte alle carceri italiane, tra vendetta e perdono. Giovedì 28 giugno inizia ad Asiago (Vi), all’Hotel Milano, il 29° Seminario di Studi organizzato dal Seac, dal titolo "Quale giustizia tra vendetta e perdono (La società di fronte al carcere", finanziato e patrocinato dal Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza, in collaborazione la Caritas Diocesana Vicentina, la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Veneto, il Centro Sportivo Italiano di Vicenza e il Centro Documentazione Due Palazzi di Padova.

L’incontro si colloca in un momento di forte discussione politica sul futuro del sistema giustizia: nuovo codice penale - proposta Pisapia, necessità di rivedere diverse leggi che hanno trasformato problemi sociali in penali (legge sull’immigrazione e legge sulle tossicodipendenze). "Il numero dei detenuti sta crescendo - sottolinea Livio Ferrari - in quanto non sono state ancora modificate leggi assolutamente ingiuste e lesive dei diritti di diversi soggetti. Si stanno ricreando quelle situazioni di violenza pre-indulto, perché a fronte di una capienza di circa 42.000 posti siamo già a quota 44.000.

Continuano ad essere luoghi invivibili sia dal punto di vista umano e soprattutto igienico, dove la giustizia lascia il posto alla vendetta sociale". "I volontari - conclude Ferrari - si confronteranno in queste giornate con magistrati, professori universitari, operatori del settore e rappresentanti dell’amministrazione penitenziaria per comprendere quali sono le priorità, le cose da fare urgentemente e in concreto, per uomini e donne che sono sempre più abbandonati al loro destino, in un carcere che continua ad essere una pattumiera umana".

Informazioni e programma: www.csv.vicenza.it - tel. 0444.235308

Bologna: le imprese incontrano i detenuti della "Dozza"

 

Redattore Sociale, 26 giugno 2007

 

Va in scena "Autobus 25 - percorso verso l’impresa", spettacolo-conferenza per promuovere l"assunzione di detenuti ed ex detenuti e favorire la risocializzazione. Bruno (Garante): "Le recidive, per chi ha un lavoro, sono bassissime".

Gli imprenditori bolognesi sono invitati al carcere della Dozza per conoscere e avvicinarsi al mondo che sta "dall’altra parte delle sbarre". Giovedì 28 giugno è in programma a Bologna "Autobus 25 - percorso verso l"impresa", uno spettacolo-conferenza sul tema del carcere e del lavoro, rivolto in particolare al mondo economico e produttivo per informare e riflettere sulle opportunità che ruotano intorno al reinserimento lavorativo dei detenuti e degli ex detenuti.

"L’idea di questa iniziativa - spiega Manuela Ceresani, direttrice del carcere bolognese - è venuta dal tavolo di lavoro che lavora intorno al carcere, costituito dalla Provincia, dal Comune di Bologna, dalle associazioni e dallo Sportello informazione e orientamento lavoro, nato nel 2002. L’obiettivo è quello di sensibilizzare gli imprenditori ed eliminare pregiudizi sui detenuti, che possono invece essere un’opportunità: per chi li assume, infatti, ci sono sgravi e benefici". Autobus 25 - che è il numero della linea che ferma al carcere - alterna scene teatrali con interventi di ospiti e relatori, comprese testimonianze di detenuti assunti e imprese che hanno inserito in azienda ex detenuti (hanno garantito la propria presenza già 15 imprese).

"Si tratta di un sostegno - prosegue Ceresani - non solo per i detenuti, nel loro percorso di risocializzazione e di ricerca di un lavoro, ma anche alle persone che li assumono, che molto spesso mi chiedono "ma lei che garanzie mi dà?". Non solo: "le recidive, tra chi ha un lavoro uscito dal carcere - spiega l’avvocato Desi Bruno, Garante dei diritti dei detenuti a Bologna -, sono bassissime. Si parla tanto di sicurezza pubblica: ecco favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti sarebbe un vantaggio per tutta la società".

Qualche dato: dal 2002 a oggi sono stati 132 le transizioni al lavoro sostenute dalla Sportello informazione e orientamento della Dozza e 41 gli accompagnamenti al lavoro; sono parecchie in città le cooperative che assumono detenuti, così come diversi Comuni e la stessa Provincia di Bologna, ma sono ancora poche le aziende e le imprese private.

"La percentuale di chi lavora in carcere - prosegue Desi Bruno - è ancora molto bassa, sebbene il lavoro e la formazione siano centrali nel percorso dei detenuti. I dati ministeriali parlano di un 20% appena di occupati, di cui una percentuale bassissimi in attività competitive sul mercato".

Alla Dozza funziona, con buoni risultati, la tipografia (che oltre a enti pubblici - già una quindicina - ha come clienti anche diversi privati), a breve dovrebbe riprendere l’attività del vivaio, sostenuto da Coldiretti e Agricoop, ed è in dirittura d’arrivo un progetto con Hera per lo smaltimento di materiali elettrici.

"Il rapporto tra mondo del carcere e quello delle imprese - conclude Desi Bruno - è difficile. Non è ancora passata l’idea che dare lavoro ai detenuti è un’opportunità anche per le imprese. Evidentemente la legge Smuraglia, che prevede sgravi fiscali per chi assume, non basta, perché è molto poco applicata. Bisogna sensibilizzare sulla funzione sociale delle imprese".

Roma: Sappe; Rebibbia Femminile, carcere con mille problemi

 

Comunicato stampa, 26 giugno 2007

 

Dura presa di posizione del Sappe, il Sindacato Autonomo più rappresentativo della Polizia penitenziaria con oltre 12 mila iscritti, sulle problematiche del carcere romano di Rebibbia Femminile. Sotto accusa la grave carenza di Personale di Polizia Penitenziaria femminile, che rende praticamente ai minimi termini la sicurezza dell’Istituto. Il Sappe, unitamente ad altre Sigle sindacali di Rebibbia, ha programmato lo stato di agitazione del Personale ed un sit-in di protesta che si terrà lunedì 2 luglio davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in largo Luigi Daga.

Spiegano Gianni De Blasis e Maurizio Somma, rispettivamente segretario generale aggiunto e segretario regionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: È rimasta a tutt’oggi inevasa la nota dell’Amministrazione centrale con il quale ci era stato promesso un invio di 10 unità femminili per fronteggiare le gravi carenze di organico dell’Istituto. E lo stesso piano ferie di quest’anno permetterà sì alle colleghe di andare in ferie ma richiedendo uno sforzo immane alle unità che resteranno in servizio, a tutto discapito della situazione della struttura. L’unico modo per farci sentire è "portare fuori dal carcere" i problemi delle poliziotte penitenziarie di Rebibbia: e per questo saremo il 2 luglio a manifestare davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Firenze: a Sollicciano inaugurato il "Giardino degli Incontri"

 

Toscana In, 26 giugno 2007

 

La realizzazione del progetto "Il Giardino degli incontri", firmata dal maestro Giovanni Michelucci e finanziato dall’Amministrazione Penitenziaria, ha trovato negli anni il coinvolgimento di realtà culturali, sociali ed istituzionali, in primo luogo la Regione Toscana

Il "Giardino degli incontri" è nato dall’idea di un gruppo di detenuti nel carcere di Sollicciano che nel 1985 proposero la realizzazione di una nuova area per i colloqui dei detenuti con le loro famiglie in una zona interna e non utilizzata del complesso penitenziario.

Venne quindi chiesto all’ architetto Giovanni Michelucci, uno dei maestri dell’architettura italiana che aveva più volte espresso la propria sensibilità nei confronti della condizione carceraria, di fare da coordinatore dei gruppo di progettazione dei reclusi.

Dopo una serie di incontri in carcere, si sviluppò una straordinaria esperienza di partecipazione che ha coinvolto nel tempo tante persone, interne ed esterne al carcere.

Lo studio preliminare fu condotto utilizzando i pochi strumenti e spazi che a Sollicciano era possibile ottenere, tra questi il corso di giardinaggio da poco tempo avviato.

Il progetto di massima, firmato da Michelucci e collaboratori, fu consegnato all’allora Ministero di Grazia e Giustizia nel 1990. Il progetto esecutivo, dopo la morte di Michelucci, fu realizzato grazie al sostegno della Regione Toscana e del Collegio degli ingegneri e fu consegnato alla Fondazione Michelucci nel novembre 1992.

Per superare i molti ostacoli che si sono frapposti alla realizzazione di questa opera, sono stati necessari dialogo, impegno e solidarietà che hanno consentito di arrivare nel 1999 al finanziamento dell’opera e successivamente all’avvio del cantiere da parte dell’impresa vincitrice della gara di appalto.

Il "Giardino degli incontri" è stato progettato per favorire i colloqui dei detenuti con le loro famiglie e le persone autorizzate. In particolare per consentire gli incontri tra genitori e figli in un contesto meno pesantemente segnato dalle condizioni carcerarie, in un ambiente più adeguato alle esigenze dei bambini e dei ragazzi.

La particolare concezione dell’edificio coperto, con gli alberi pilastro e le sedute sistemate alla base, il giardino con il pergolato, il ruscello e le panchine, la possibilità di pranzare insieme e muoversi internamente all’edificio ed esternamente nel giardino, consentono che colloqui e visite possano essere effettuati in maniera differente rispetto alle consuetudini, una maniera più vicina allo spirito del nuovo regolamento penitenziario.

Il complesso, studiato come un giardino urbano con un padiglione coperto, permette anche altri utilizzi come esposizioni temporanee di lavori artigianali o artistici, attività teatrali e di spettacolo, iniziative culturali che potranno migliorare il rapporto tra il mondo del carcere e la città.

L’utilizzo della sala delle visite e dell’area giardino, la messa in attività dello spazio teatrale, consentiranno di scoprire le opportunità esistenti per attivare con la città ed il quartiere per far nascere nuove possibilità di lavoro, di formazione, di cooperazione che, nel rispetto della legalità e della sicurezza del cittadino libero, possano far diminuire il muro del pregiudizio a volte troppo alto tra carcere e territorio.

Cinema: a Capalbio una giuria di ragazzi dell’Ipm di Nisida

 

La Repubblica, 26 giugno 2007

 

È con la premiazione di "A corto di diritti", sette film sui diritti umani conculcati, che si apre oggi 26 giugno la quattordicesima edizione di Capalbio Cinema, rassegna internazionale del cortometraggio che porta in scena oltre cento film provenienti da trenta Paesi.

A designare il vincitore della sezione dedicata ai diritti umani, sarà una giuria di 20 giovani detenuti dell’Istituto penale minorile di Nisida (Napoli), ragazzi che di storie forti ne sanno già qualcosa.

"Disabilità, pregiudizi razziali, violenza sulle donne, disuguaglianze sociali sono alcuni dei temi che i ragazzi hanno affrontato attraverso la visione dei corti all’interno del carcere - racconta il regista Saverio Costanzo, presidente della giuria del Premio Nisida per i diritti umani - La loro prima reazione? Il rifiuto della violenza e la repulsione per le discriminazioni. Certo espresse in modo molto emozionale, direi quasi con la pancia. Anche alzandosi ad inveire contro chi perpetra le ingiustizie. Poi però è costruito il dibattito, giocando a fare il processo al film con tanto di accusa e difensore: una situazione che i ragazzi conoscono bene".

La collaborazione tra carcere di Nisida e Capalbio Cinema non è nuova. Stella Leonetti, fondatrice del festival, e Tommaso Mottola direttore artistico, sono entrambi napoletani doc. Con il pallino della formazione al cinema dei giovani. Hanno dedicato la sezione Junior short film festival ai corti realizzati da studenti di elementari e medie. "E poi - confessa Stella Leonetti - ci siamo detti: contagiamoli tutti. Perché il film breve è uno strumento espressivo di facile utilizzo, in grado di affrontare allo stesso tempo anche temi impegnativi". Così lo scorso anno Capalbio Cinema ha prodotto un film documentario sul progetto "Pecora nera", un percorso di recupero dei sogni e della propria identità realizzato dai ragazzi di Nisida nell’ambito della loro attività scolastica, dei laboratori manuali e di quello teatrale.

"Quella del cineforum - spiega Gianluca Guida direttore dell’Istituto penale minorile di Nisida - ossia la visione e la discussione collettiva dei film, è un’attività che abbiamo iniziato a fare a Nisida dal 1987, per sviluppare le capacità comunicative dei ragazzi, ma anche per fargli acquisire una forma di autodisciplina e di esercizio dell’attenzione. Anche a partire dalla proiezione di un film si impara a raccontare la propria storia e quella degli altri, a fare esperienza di sé e mettere ordine nei propri pensieri, a farsi un’immagine plausibile della realtà".

Un lavoro che ha dato i suoi frutti. "Perché - continua Guida - avevamo il timore che la grammatica del cortometraggio fosse troppo difficile per loro, considerando anche che i film erano tutti in lingua originale. Invece i ragazzi sono riusciti a giudicare senza farsi abbindolare da un linguaggio facile e gridato, e hanno premiato i racconti dai toni delicati, che lasciano intravedere una speranza di realizzazione dei diritti, anche in condizioni di difficoltà". "Non sempre - conclude il regista Costanzo - per affrontare temi importanti, si deve passare attraverso la pesantezza del racconto. Che la leggerezza e l’umorismo aiutino a vivere, i ragazzi di Nisida l’hanno espresso con l’assegnazione di questo premio".

Capalbio Cinema va avanti fino a domenica 1 luglio. Ma non si ferma qui. Durante l’inverno prossimo i film che partecipano alla rassegna andranno in giro nelle scuole, negli ospedali, negli istituti penali minorili. E con l’occasione saranno organizzati workshop per gli insegnanti che vorranno adoperarsi per la formazione di nuove leve da indirizzare alle professioni del mondo del cinema.

Droghe: pronto il ddl Ferrero-Turco, presto andrà in CdM

 

Redattore Sociale, 26 giugno 2007

 

L’annuncio di Ferrero. La riforma darà più peso alla prevenzione, superando l’utilizzo generalizzato delle sanzioni amministrative per i consumatori di droghe illegali. Mano pesante contro il narcotraffico.

Sarà presentata a giorni, in preconsiglio dei ministri, la proposta di legge delega per la riforma del testo unico sulle droghe 309/1990, come modificato dalla legge 49/2006 sulle Olimpiadi, all’interno del quale fu inserito, a tre mesi dalle elezioni politiche del 2006, lo stralcio del ddl Fini-Giovanardi. A darne l"annuncio è il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, intervenuto oggi a Roma a un convegno organizzato dal suo Ministero sulla prevenzione delle tossicodipendenze.

"Ho formalizzato la proposta ai ministri interessati - ha detto Ferrero - in maniera da arrivare, possibilmente dal prossimo preconsiglio dei ministri, a discuterlo". La riforma darà più peso alla prevenzione, superando l’utilizzo generalizzato delle sanzioni amministrative per i consumatori di droghe illegali in favore di una più facile possibilità di presa in carico degli stessi da parte dei servizi socio-sanitari.

Mano pesante invece contro il narcotraffico e sanzioni penali contro i comportamenti pericolosi a danni di terzi, commessi in stato di alterazione mentale, senza distinzione tra le sostanze di cui si è abusato. "Poco importa - ha detto Ferrero - se un incidente in auto è causato da un ragazzo ubriaco o sballato di pasticche. Resta che il comportamento va sanzionato. E per questo - aggiunge - occorrerà stabilire metodi scientifici di valutazione dello stato di alterazione".

Ferrero preme quindi l"acceleratore, dopo un anno di consultazioni. Ma sulla partita pesano i diversi orientamenti della maggioranza e le posizioni contrastanti dell’opposizione. "So già - ha detto Ferrero - che la presentazione della legge accenderà un nuovo scontro ideologico, ma dobbiamo deideologizzare l’approccio alla questione". Commentando il concerto contro la droga, organizzato domani sera a Roma da Forza Italia, Ferrero lo ha definito "uno spottone elettorale".

"Sono eventi che non danno niente alla soluzione di un problema complesso come quello del mal di vivere, all’interno del quale si colloca il tema delle dipendenze, ma servono a mordere nelle paure sociali, per attrarre consensi elettorali".

Per il ministro, occorre dunque investire sulla prevenzione. "Abbiamo messo la prevenzione al centro del nostro intervento, prevedendo un’adeguata spesa per questo". Ferrero ha specificato che "saranno evitate certe campagne televisive poco utili, se non per far credere che si stia facendo qualcosa". Novità, i programmi di prevenzione toccheranno tutte le sostanze, legali e illegali, comprese il vino e il doping.

E contro l’abuso di alcolici, è in corso di stesura un disegno di legge per impedire la diffusione di pubblicità menzognere, che giocano sulla correlazione alcol-successo nella vita e con l’altro sesso. "Non deve passare il messaggio che al consumo di una sostanza corrisponda un benessere psicofisico e un ruolo attivo nella vita", ha detto Ferrero.

Ferrero ha anche confermato che tra febbraio e marzo 2008 si terrà la Conferenza nazionale sulle droghe. Intanto si sta concludendo la definizione con le Regioni del Piano nazionale d’azione, che sarà presto verificato dalla consulta sulle tossicodipendenze, per riportare a coordinamento gli interventi.

Il Ministro ha ricordato anche l’appuntamento del 29 novembre a Milano, dove è in programma la quarta conferenza Clat sulla riduzione del danno. "Un’occasione per ripartire dalla valutazione scientifica dell’efficacia dei nostri interventi di riduzione". In linea con la politica di deideologizzazione del ddl, che prevede di affidare all’Istituto superiore di sanità la verifica delle politiche, e alla magistratura la distinzione, caso per caso, tra spaccio e consumo.

Droghe: Mastella; sul ddl ho opinioni diverse da Ferrero

 

Notiziario Aduc, 26 giugno 2007

 

"La droga rimane la droga: un fenomeno che bisogna evitare per quello che è possibile con una azione pedagogica e in qualche caso anche reprimere". Così il ministro della Giustizia Clemente Mastella replica alla proposta di legge presentata dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. A Milano per un convegno sul "Contenzioso medico-paziente", Mastella dopo aver sottolineato di non aver "ancora valutato la proposta" ha ricordato che "la mia opinione è però diversa da quella del ministro Ferrero, vediamo come conciliare il tutto".

Droghe: tabacco, alcool ed eroina; oltre 110mila morti l’anno

 

Redattore Sociale, 26 giugno 2007

 

In Italia ogni anno il tabacco provoca 80.000 morti precoci, 30.000 le provoca l’alcol e 1.000 l’eroina: insieme fanno il 20% delle morti premature. Il primo incontro con queste sostanze avviene tra gli 11 e i 14 anni.

Si chiama effetto boomerang. Ovvero quando la prevenzione serve a poco. In Italia ogni anno il tabacco provoca 80.000 morti precoci, 30.000 le provoca l’alcol e 1.000 l"eroina. Insieme fanno il 20% delle morti premature. Il primo incontro con queste sostanze avviene tra gli 11 e i 14 anni. L’ideale sarebbe quindi intervenire con i più piccoli, ma la prevenzione non sempre funziona.

Uno studio scientifico del professor Moskowitz dimostra ad esempio che l’avvicinamento al tabacco, all’alcol e alla cannabis tra gli adolescenti australiani, è nettamente superiore tra i ragazzi sottoposti al programma nazionale di prevenzione scolastica Life Education, piuttosto che tra gli altri alunni. Lo stesso risultato è registrato in uno studio sulla campagna mediatica statunitense "National youth anti-drug campaign".

Lanciata nel 1999 negli Usa, su televisioni, stampa, radio e internet, con target di ragazzini e genitori, a un anno di distanza ha fatto registrare un aumento del 3% dei consumi di marijuana tra gli adolescenti, con un significativo incremento rispetto alla tendenza comunque in crescita di tutti gli anni Novanta.

"I programmi funzionano meglio nel prevenire o ritardare la stabilizzazione dell’uso delle sostanze, che non nel promuoverne la cessazione", sostiene Federica Vigna Taglialti (Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze del Piemonte). Con l’Osservatorio, Taglialti è autrice di una ricerca finanziata dall’Unione europea, per la costruzione di un programma di prevenzione scolastica europea.

Sviluppato nel 2004 in 7 Paesi europei (Italia, Spagna, Svezia, Germania, Belgio, Austria e Grecia), l’intervento consisteva in una formazione di tre giorni dei professori, seguita da 12 incontri di un’ora ciascuno, realizzati in classe direttamente dagli insegnanti, e tesi a sviluppare abilità inter-personali e intra-personali. Alla fine del percorso, due test somministrati a oltre 7.000 ragazzi tra i 12 e i 14 anni, a 12 mesi di distanza, hanno permesso di riscontrare la validità del programma nell’effettiva diminuzione dei consumi di tabacco, alcol e cannabis.

Prima del progetto, il 27% dei ragazzi dichiara di aver fumato sigarette almeno una volta nell’ultimo mese, l’8,6% si è ubriacato almeno una volta, e il 6,9% si è fatto uno spinello. A tre mesi dalla fine del percorso i dati indicano una diminuzione. I fumatori dell’ultimo mese sono diminuiti del 12%, gli ubriacati addirittura del 28% e l’uso saltuario degli spinelli segna un meno 23%.

Un anno dopo il risultato si ridimensiona: -6% per il fumo, -20% per l’alcol e -17% per la cannabis. Dati poco significativi, annullati dall’ampio margine d’incertezza delle variabili. Insomma, la prevenzione ha soltanto ritardato la stabilizzazione dell’uso di sostanze. Un risultato comunque da non buttare, dato che, ricorda Taglialti, "il rischio di dipendenza si riduce del 14% per ogni anno di ritardo nell’inizio del consumo".

La ricerca europea mostra infine anche due altri aspetti significativi. Il primo è che il coinvolgimento dei genitori e dei peer leaders, dati alla mano, non mostra migliori risultati. Il secondo è che il programma di prevenzione ha ridotto le disuguaglianze tra alto e basso strato sociale, riportando verso la media gli elevati tassi di consumo, soprattutto di sigarette e di alcolici, riscontrati tra gli adolescenti di più bassa estrazione sociale.

Droghe: Servizi in crisi, servono fondi e interventi urgenti

 

Redattore Sociale, 26 giugno 2007

 

Il sistema dei Servizi delle dipendenze è in crisi. Servono fondi e interventi urgenti. Lo sostiene il Tavolo di Alta integrazione delle Comunità e dei Ser.T., formato da Cnca, FeDerSerD e Fict, riunito oggi a Roma. La causa? "La mancata applicazione delle leggi e lo scarso investimento sul fronte droghe degli ultimi anni".

Il sistema delle dipendenze è in crisi. Servono stanziamenti e interventi urgenti. Lo sostiene il Tavolo di Alta Integrazione delle Comunità e dei Ser.T., formato da Cnca, FeDerSerD e Fict, riunito oggi a Roma in occasione della Giornata mondiale contro le droghe. La responsabilità - dichiara il Tavolo - va ricercata "nella mancata applicazione delle leggi" e - più ancora - "nello scarso investimento che Governo, Regioni e Aziende sanitarie hanno fatto sul fronte droghe in questi ultimi anni". Chiesti al Governo implementazione dei servizi, nuove risorse e stabilizzazione degli interventi.

Secondo i dati forniti dal tavolo, l’organico dei servizi pubblici per le dipendenze è, in media, ridotto al 50% di quanto previsto nel Dpr. 309/90. Il numero delle persone prese in cura è in continuo aumento e presenta livelli di gravità e complessità sempre maggiori. Oggi circa 6.500 operatori pubblici e 6.000 operatori privati devono curare e assistere 180.000 persone prese in carico dal sistema. Al nord Italia più del 50% dei nuovi soggetti in cura presenta un abuso primario di cocaina. E secondo il Cnr i consumatori di cocaina in Italia sono un milione e mezzo, sebbene non più di 30mila di essi riescono ad essere presi in cura dai servizi.

Il 40% delle persone in carico ai servizi lo è da più di dieci anni. Da 4 anni è stato cancellato il Fondo Nazionale di Lotta alla Droga, con la conseguenza che il 25% di quel fondo che doveva essere impiegato per le sperimentazioni nazionali non è più disponibile, mentre il 75% assegnato alle Regioni non è più vincolato nella destinazione ed è stato speso dalle Amministrazioni regionali e locali anche per interventi sociali non rivolti alle dipendenze. Le Regioni spendono per il settore dipendenze, in media, una cifra pari allo 0,8% del Fondo sanitario nazionale, contro una media europea dell’1,5%. Solo la Toscana e le Marche, al momento, si sono impegnate a raggiungere, nell’arco di qualche anno, la media europea.

Per quanto riguarda il trattamento - e il riconoscimento - delle comunità, la situazione varia da una regione e l’altra, con rette che vanno dai 40 euro a persona, al giorno, in alcune regioni fino agli 80 euro in altre. Nel caso di comunità che si occupano di problematiche complesse (dipendenza da sostanze e problemi psichiatrici), le rette possono variare dai 55 ai 110 euro a persona al giorno.

Si registra una mancata valorizzazione degli interventi "di prossimità" (drop in e lavoro di strada), pur in presenza di una loro comprovata efficacia. Si tratta di esperienze che vantano, ormai, numeri importanti: alcune decine di servizi attivi sulle gravi marginalità arrivano a migliaia di contatti l’anno con persone che presentano problemi di inserimento sociale e di dipendenza.

I servizi per fare fronte all’aumento della domanda di cura soprattutto di cocainomani, senza abbandonare i pazienti in trattamento da più tempo, rischiano di abbassare pericolosamente gli standard di assistenza già molto risicati e peggiorare la qualità delle cure.

A fronte di questo quadro, il Tavolo di Alta Integrazione delle Comunità e dei Sert.T. avanza tre proposte: implementare i servizi, trovare nuove risorse e stabilizzare gli interventi.

L’implementazione del sistema delle dipendenze è previsto nell’Atto di Intesa Stato-Regioni del 1999. Il tavolo chiede al Governo il ripristino di un Fondo nazionale separato per le dipendenze, e alle Regioni uno stanziamento per le dipendenze pari all’1,5% del fondo sanitario di loro competenza. E se le risorse non si trovano, il tavolo suggerisce di attingerle dalla fiscalità ordinaria derivante dai proventi del gioco d’azzardo e dalla vendita di alcolici e sigarette, senza costi aggiuntivi per la collettività.

Droghe: crescono consumatori cocaina e poli-dipendenze

 

Redattore Sociale, 26 giugno 2007

 

Nel 30% dei casi c’è comorbilità psichiatrica. Tra il 1991 e il 2005 gli operatori dei Sert sono aumentati del 55%, a fronte di un aumento del 135% degli utenti. Ma le risorse scarseggiano. La relazione di Balestra (Federserd).

Legali o illegali, le droghe fanno sempre più parte delle abitudini di molti, soprattutto giovani. Ma come si riflette l’evoluzione del consumo sui servizi pubblici per le tossicodipendenze? Se lo è chiesto Roberta Balestra, dirigente nazionale Federserd, intervenendo questa mattina a Roma al convegno organizzato dal Tavolo dell’alta integrazione tra le comunità e i Sert.

Il carico dei servizi pubblici è in aumento. Gli utenti presi in carico erano 180.000 nel 2005, di cui il 15% era rappresentato da nuove domande. Crescono, secondo i dati citati da Balestra, le richieste d’aiuto per dipendenza da cocaina. Erano l’11% tra i vecchi utenti, sono il 26,5% tra i nuovi. E aumentano anche le poli-dipendenze, mentre il 30% dei casi vede una diagnosi di comorbilità psichiatrica.

Ma a fronte di queste cifre le risorse continuano a scarseggiare. La spesa attuale del Fondo sanitario nazionale destinata alle dipendenze non supera la 0,8%, quando la necessità minima, secondo gli standard europei, sarebbe dell’1,5%. Il che provoca un’erosione progressiva degli organici.

Il decreto ministeriale 444 del 1999 fissava in 22 il numero minimo di operatori per 300 utenti, con una media di 13 utenti per ogni operatore, otto anni dopo i dati parlano di una media di un operatore ogni 44 utenti. E alla scarsità degli organici si aggiunge la precarizzazione degli stessi, legata alla brevità dei progetti. Precarizzazione del personale - ricorda Balestra - vuol dire "impossibilità di fidelizzazione, turnover, demotivazione, e disagio per gli utenti".

Tra il 1991 e il 2005 gli operatori dei Sert sono aumentati del 55%, a fronte di un aumento del 135% degli utenti. La rete dei Sert conta su 535 servizi pubblici e 180.000 utenti in carico, ma si stima che 300.000 persone abbiano bisogno presa in carico.

I Sert oggi offrono perlopiù servizi psicosociali e riabilitativi (40%), trattamenti farmacologici integrati a trattamenti psico-sociali (31%) e trattamenti farmacologici non integrati (29%). Il trend degli ultimi anni mostra che se da un lato non c’è stato un aumento in termini assoluti dei trattamenti farmacologici, dall’altro sono aumentati i trattamenti farmacologici integrati, passando dal 18,8% nel 2004 al 31% nel 2005. Allo stesso tempo però, la durata media dei trattamenti metadonici tende ad aumentare negli ultimi 3 anni.

Droghe: consumo di eroina in aumento tra i minorenni

 

Notiziario Aduc, 26 giugno 2007

 

Occhio all’eroina, che sembra tornare in voga negli ambienti insospettabili di minorenni socialmente ben inseriti. Ma anche attenzione alla cannabis artigianale, che entra prepotentemente sul mercato italiano con un principio attivo innalzato. E al popper, inalante che sta conquistando fette di clientela sempre più vaste, anche fra gli studenti universitari. A lanciare l’allarme sulle nuove tendenze del mercato degli stupefacenti in Italia è il bollettino intermedio di PrevoLab, l’osservatorio nato da un accordo di programma fra la presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lombardia per tenere sotto controllo l’evoluzione dei fenomeni d’abuso.

Un organismo gestito direttamente dal dipartimento Dipendenze patologiche dell’Asl Città di Milano. Il rapporto semestrale, presentato ieri nel capoluogo lombardo, riassume e integra, con ulteriori dati raccolti durante il monitoraggio continuo, le previsioni rese note a dicembre scorso. E arriva, non a caso, alla vigilia della Giornata internazionale contro la droga, promossa dall’Onu. Sotto osservazione i nuovi dati disponibili sulla diffusione di alcune sostanze come l’eroina e i cannabinoidi in Italia, ma non solo. Nel bollettino semestrale trova spazio anche un accenno all’evoluzione del consumo di droghe che potrebbero influenzare i mercati futuri: il popper e gli altri inalanti, le sostanze etniche e quelle sintetiche non inserite nella tabella ufficiale.

"Ci sono alcuni fenomeni sospetti - spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze patologiche - che ci costringono a correggere le previsioni di inizio anno. Si tratta di campanelli d’allarme che non possiamo ignorare, perché suggeriscono un’evoluzione in corso nel mercato della droga e ci possono aiutare a inquadrare in tempo i pericoli futuri".

I ricercatori di PrevoLab stimano una crescita del 15-16% sia dei consumatori che dei sequestri di eroina in Italia tra il 2006 e il 2009. La decisione di concentrarsi sulla diffusione di questa sostanza è frutto di alcune incongruenze emerse fra i rapporti giunti dai Sert italiani che riferendosi ai tossicodipendenti indicano una situazione di stabilità, e lo studio nazionale Ipsad (Italian population survey on alcol and drugs) che invece segnala un incremento sostanziale.

"Sembra si stiano creando due mercati paralleli", spiega Gatti. "Il primo rivolto al consumatore iniziale o al poliassuntore, cui corrisponderebbe la disponibilità di sostanza con una percentuale bassa di principio attivo, e il secondo indirizzato a un consumatore abituale". L’eroina sta tornando, dicono le previsioni. Soprattutto fra i giovani di età compresa fra i 15 ei 19 anni. Ragazzi socialmente ben inseriti, non tossicodipendenti relegati ai margini della società. A confermarlo sono sia alcune segnalazioni che arrivano da Asl e dipartimenti dipendenze della Lombardia, sia i dati sui sequestri di eroina in continuo aumento.

"Dalle elaborazioni sui dati della direzione centrale del servizio antidroga (Dcsa) emerge che i sequestri di eroina effettuati in Italia tra il 2000 e il 2005 sono più alti di quelli registrati negli anni di massimo allarme sociale, cioè tra gli ‘80 e i ‘90", avverte Gatti. "L’eroina in circolazione sul mercato italiano - ribadisce Gatti - ha un basso principio attivo. E questo tipo di diffusione potrebbe essere frutto di una strategia per garantire la penetrazione di questa sostanza su un mercato sostanzialmente saturo e in cerca di stabilità. Il target preso di mira sono i giovani che cominciano ad assumerla in questa forma leggera per poi scivolare verso la dipendenza". I ricercatori di PrevoLab raccolgono dati da aree diverse: si va da interviste periodiche nei Pronto soccorso e nei Sert ai numeri sui traffici e le attitudini al consumo espresse dalla popolazione.

Una seconda tendenza ritenuta preoccupante dai ricercatori, è quella osservata nel mercato dei cannabinoidi. Anche in Italia, sull’onda di quanto già successo in Gran Bretagna, sono in aumento i sequestri di sostanze con un alto principio attivo, tra il 18% e il 24%. "Si tratta del giro della droga fai da te - spiega Gatti - un settore in crescita. Lo stesso che in Inghilterra ha dato vita alla skunk, marijuana potenziata. Questo tipo di droga potrebbe diffondersi anche da noi. C’è un mercato molto attivo, via internet e attraverso circuiti di negozi, che è quello della vendita dei semi. La materia prima che potrebbe essere utilizzata per produrre cannabinoidi con principio attivo innalzato".

Da non sottovalutare è il popper, farmaco vasodilatatore che provoca euforia e stordimento, molto in voga fra i giovani. Una tendenza da approfondire, secondo Gatti. Soprattutto alla luce dei dati emersi da due studi recenti. "Il primo è quello condotto sugli utenti delle scuole guida milanesi dal dipartimento dipendenze patologiche dell’Asl Città di Milano, che colloca gli inalanti al secondo posto nella classifica delle droghe da abuso". Un abuso consolidato, dal momento che il popper era la seconda sostanza più utilizzata nell’ultimo mese. Alle stesse conclusioni è arrivata anche un’indagine sulla popolazione degli atenei milanesi. "Si tratta - precisa Gatti - di consumi di nicchia che possono crescere indisturbati, dal momento che il livello di attenzione è ancora basso".

Il rischio è che adesso si sottovalutino questi segnali, fa notare l’esperto. "Non vorrei che la giornata contro la droga indetta dall’Onu resti una commemorazione inutile. Per evitarlo è necessario intervenire, per esempio sul mercato afgano, primo Paese produttore di oppio. A maggior ragione perché l’Europa è presente sul territorio con i suoi militari". Auspicabile, conclude Gatti, sarebbe infine una legge europea sugli stupefacenti: "Non bastano indicazioni generali. Ci vuole polso della situazione. Qualcuno si assuma la responsabilità di coordinare strategie comuni di lotta alla droga".

 

 

Segnala questa pagina ad un amico

Per invio materiali e informazioni sul notiziario
Ufficio Stampa - Centro Studi di Ristretti Orizzonti
Via Citolo da Perugia n° 35 - 35138 - Padova
Tel. e fax 049.8712059 - Cell: 349.0788637
E-mail: redazione@ristretti.it
 

 

 

 

 

Precedente Home Su Successiva