Rassegna stampa 12 dicembre

 

Giustizia: 41 ergastolani in sciopero della fame ad oltranza

di Sandro Padula

 

Liberazione, 12 dicembre 2007

 

Il primo dicembre quasi ottocento ergastolani e 11.500 persone, tra parenti e amici di detenuti, hanno iniziato uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo.

Mentre la maggior parte ha concluso il digiuno nell’arco di una settimana circa, quarantuno ergastolani puntano a condurre tale sciopero ad oltranza. Tutti, però, restano uniti. Chi cessa prima lo sciopero della fame, come il settantaquattrenne Totò nel carcere di Spoleto che per altro è malato di diabete, continua a fare propaganda a favore dell’abolizione dell’ergastolo.

Diversi gruppi sostengono la protesta con manifestazioni e presidi fuori dalle mura carcerarie: ad esempio, collettivi di solidali davanti alle carceri romane di Rebibbia e di Regina Coeli, al carcere torinese delle Vallette e a quello bolognese della Dozza, il collettivo "sprigioniamo diritti" a Biella, i centri sociali a Catanzaro e la Comunità Papa Giovanni XXIII a Spoleto. Su Internet si moltiplicano i siti e i blog dedicati alla lotta contro il "fine pena mai".

Fuori dalle carceri decine di migliaia di persone appoggiano la lotta per l’abolizione dell’ergastolo. A Parigi il collettivo "99/99/9999", che ha preso questo nome dalla più diffusa "data" informatizzata del "fine pena mai" presente sui certificati di detenzione delle persone ergastolane, ha occupato temporaneamente la sede dell’ Ansa a sostegno della lotta contro l’ergastolo. A Madrid è prevista una protesta di solidali sotto la sede del consolato italiano. La critica all’ergastolo è già diventata una questione di risonanza internazionale. La lotta continua, ma serve una maggiore attenzione su di essa da parte della Commissione europea dei diritti dell’uomo e degli organi di informazione.

Di seguito, proprio per correttezza giornalistica, si riporta la lettera aperta al Presidente della Camera Fausto Bertinotti che i promotori dello sciopero della fame hanno scritto il 7 dicembre scorso:

"Gli ergastolani in lotta del carcere di Spoleto Le scrivono a nome degli ergastolani in lotta di tutta Italia. Dal primo di dicembre 2007, 766 ergastolani, 11.541 non ergastolani, familiari, amici, ecc. digiunano, alcuni per un giorno, altri per tre, altri ancora per una settimana e oltre. Invece 41 ergastolani sparsi in tutti i carceri d’Italia lo stanno facendo ad oltranza e alcuni di questi, che hanno più paura di vivere che di morire, lo faranno fino alla morte: non abbiamo scelta, la nostra esistenza non ha più senso.

Domandiamo: se la vita non è eterna perché lo è l’ergastolo? Perché sperare di uscire se non possiamo più farlo? L’ergastolo ci dà solo un senso di inutilità. Non si può attendere un fine pena che non arriverà mai.

Anche noi siamo per la certezza della pena ma non si può rieducare una persona che non uscirà mai. Tutto quello che l’ergastolano ha è solo presente, un lungo eterno presente, non possiamo più andare avanti e indietro, solo futuro di sofferenza e di non vita. Basti pensare che il codice penale francese del 28 settembre 1791, pur prevedendo la pena di morte, avesse abolito l’ergastolo, ritenendolo più disumano della pena capitale.

Le chiediamo con una dichiarazione pubblica una promessa di calenderizzare il disegno di legge per l’abolizione dell’ergastolo presentato dal partito di Rifondazione comunista alla Camera. La vita di 41 ergastolani che stanno digiunando a oltranza è nelle sue mani.

Ovviamente, non pretendiamo da Lei l’abolizione dell’ergastolo ma pretendiamo che i disegni di legge presentati [nel caso specifico da un partito che sostiene il governo] siano discussi [come si usa in uno serio Stato di diritto] senza che questi siano insabbiati. Contiamo sulla Sua umanità e sensibilità [è importante la solidarietà per quelli che lottano]. Grazie dell’attenzione. Gli ergastolani in lotta di Spoleto".

Nulla d’aggiungere, se non che l’attenzione dei media non è ancora alta, come meriterebbe l’argomento e la forza della protesta. E che i "i fine pena mai" insisteranno. A risentirci presto.

Giustizia: il regime di 41-bis è una tortura, bisogna abrogarlo

di Giulio Petrilli (Gruppo di Lavoro Nazionale Carceri Prc-Se)

 

Liberazione, 12 dicembre 2007

 

A volte ci vuole un giudice americano o un articolo reportage su El Pais International per accendere i riflettori sul 41-bis. Una norma dell’ordinamento penitenziario prevista per coloro che hanno procedimenti o condanne per reati di mafia o terrorismo istituita nel 1992. Il 41-bis è applicato attualmente a 560 detenuti e a 5 detenute, in Italia ci sono 13 carceri dove vige questo regime.

Di che si tratta: di norme che prevedono un colloquio solo al mese con i parenti più stretti e con il vetro, detenzione in celle piccole e singole, due ore di aria al giorno ed in non più di cinque persone, impossibilità a cucinarsi in cella, censura forte sulla corrispondenza, impossibilità di usufruire di colloqui telefonici, non avere più di tre libri in cella, impossibilità di frequentare qualsiasi corso nelle carceri.

È nei fatti una norma che ratifica l’isolamento, oltremodo c’è una fascia di detenuti e detenute considerati "più pericolosi" ai quali viene applicato in aree chiamate riservate proprio l’isolamento totale che può durare anni, c’è chi da sette otto anni vive in queste condizioni, esiste quindi un 41-bis nel 41-bis, non legiferato ma applicato.

Credo che l’isolamento prolungato sia una forma di tortura, pertanto solo questo sarebbe sufficiente per iniziare una battaglia per l’abrogazione di questo articolo, è veramente strano che poche persone alzino la voce contro questa pratica, molti fanno finta di non sapere, altri addirittura lo condividono purtroppo anche a sinistra, la frase ricorrente e che giustifica questo trattamento è la gravità dei reati commessi da chi vi è sottoposto.

Abrogare il 41-bis sarebbe un segnale di civiltà giuridica e anche proprio di civiltà in senso stretto, i retaggi di una cultura della vendetta, di una cultura afflittiva della pena purtroppo sono ancora forti. Non solo la destra, ma anche la sinistra è piena di storia dove la cultura garantista viene affossata.

La corte europea per la difesa dei diritti umani di Strasburgo ha censurato ripetutamente il 41-bis che viola questi diritti nell’art.6, sulla possibilità di una giusta difesa, in quanto c’è l’obbligatorietà per chi è sottoposto al 41-bis di assistere e partecipare al dibattimento solo in video conferenza, che nei fatti limita la possibilità di una corretta difesa, ed il 41-bis è in contrasto anche con l’art. 8 che sostiene anche per chi è detenuto il corretto rapporto con la famiglia, il colloquio con i vetri anche con i figli piccoli ne è l’antitesi.

La sinistra dovrebbe essere in grado di dire altro rispetto al carcere, alla pena, al diritto, dovrebbe sperimentare nuove vie, nuove culture anche rispetto a questi terreni. Indulto, amnistia, abolizione dell’ergastolo, abolizione del 41-bis sono tutti tasselli fondamentali, per creare una cultura e una prassi altra, una cultura di libertà che dia anche un segnale di rispetto del diritto. "La civiltà di una nazione si vede dallo stato delle proprie carceri", affermazione veritiera e la durezza delle condizioni di vita nelle carceri non è un bel segnale.

Giustizia: un anno dopo l’indulto... è di nuovo emergenza

 

Comunicato stampa, 12 dicembre 2007

 

Il Sindacato Sappe: Governo e Parlamento adottino con urgenza iniziative per una nuova politica della pena.

"La mancata adozione di provvedimenti strutturali da parte di Governo e Parlamento per modificare il sistema penitenziario contestualmente all’approvazione dell’indulto ha riportato le carceri italiane a livelli di sovraffollamento insostenibili, arrivando oggi ad avere un numero di detenuti pressoché uguale a quello per il quale, un anno fa, l’80% dei parlamentari italiani decise di approvare il provvedimento di clemenza. Governo e Parlamento non posso però tralasciare la grave situazione penitenziaria che si registra oggi nei nostri penitenziari e devono porre l’emergenza carceraria tra le priorità di intervento. E non è neppure da immaginare un nuovo indulto!

Il Sappe, l’Organizzazione sindacale più rappresentativa della Polizia Penitenziaria, auspica che vengano al più presto approvate dal Parlamento le proposte ministeriali di modifica del sistema penale - sostanziale e processuale - che rendano stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi affidando a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale, anche avvalendosi di procedure di controllo mediante strumenti elettronici o altri dispositivi tecnici (come il braccialetto elettronico); e che si trovino soluzioni al problema degli stranieri detenuti (che rappresentano oggi oltre il 37% della popolazione carceraria) mediante accordi internazionali che consentano l’espiazione delle pene nei paesi di origine."

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, organizzazione più rappresentativa della Categoria con 12mila iscritti, analizzando i dati penitenziari riferiti al 30 novembre scorso.

"Alla data del 31 luglio 2006, prima dell’approvazione dell’indulto, avevamo nei 207 istituti penitenziari italiani 60.710 detenuti a fronte di una capienza regolamentare pari a 43.213 posti. Approvato l’indulto (Legge n. 241 del 31 luglio 2006), esattamente un mese, e cioè il 31 agosto 2006, il numero dei detenuti presenti in carcere era drasticamente sceso a 38.847 unità.

Gli ultimi dati, riferiti al 30 novembre 2007, attestano la presenza di 49.193 detenuti presenti (ben oltre la capienza regolamentare pari a 43.352 posti), un trend velocemente in ascesa se si pensa che un mese prima, il 31 ottobre 2007, i detenuti erano 47.807 - dunque circa 1.500 detenuti in più in soli 30 giorni! - e nello stesso mese dello scorso anno, 30 novembre 2006, erano 39.354 . E si consideri che i detenuti che materialmente uscirono dal carcere per effetto dell’indulto sono stati circa 27mila, a cui bisogna aggiungere quelli che ne hanno beneficiato pur non essendo fisicamente in un penitenziario: circa 6.800 che fruivano di una misura alternativa alla detenzione, circa 200 già usciti dal carcere per l’indultino del 2003 e 250 minori."

"Il confronto tra queste cifre" spiega Capece "dimostra l’occasione persa dalla classe governativa e politica quando, approvato l’indulto, non ha raccolto l’auspicio del Sappe di ripensare, allora, il carcere e adottare con urgenza rimedi di fondo al sistema penitenziario, chiesti autorevolmente più volte anche dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Parliamo di provvedimenti concreti di potenziamento dell’area penale esterna, che tengano in carcere chi veramente deve starci e potenzino gli organici di Polizia Penitenziaria cui affidare i compiti di controllo sull’esecuzione penale. È per questo che il Sindacato più rappresentativo del Corpo auspica una urgente svolta bipartisan di Governo e Parlamento per una nuova politica della pena. È opportuno affidare al Ministero della Giustizia, e quindi al Dap ed al Corpo di Polizia penitenziaria, l’adozione e il controllo del braccialetto elettronico, previsto dal nostro Codice di procedura penale ma non ancora attivo.

L’utilizzo di queste tecnologie eviterà di rendere evanescente e meramente teorica la verifica del rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria al momento dell’adozione delle misure alternative alla detenzione. E affidare il controllo delle misure alternative alla detenzione alla Polizia Penitenziaria, accelerandone quindi l’inserimento negli Uffici per l’esecuzione penale esterna, vuole dire andare a svolgere le stesse funzioni di controllo oggi demandate a Polizia di Stato e Carabinieri, che in questo modo possono essere restituiti ai loro compiti istituzionali, in particolare il controllo del territorio, la prevenzione e la repressione dei reati, a tutto vantaggio dell’intera popolazione. Proprio perché quella della sicurezza è una priorità per chi ha incarichi di governo e legislativi, auspichiamo una larga intesa politica per una nuova politica della pena, necessaria e non più differibile".

Giustizia: Istat; meno omicidi, più truffe, sequestri e stupri

 

Dire, 12 dicembre 2007

 

Meno omicidi (601, il 15,8% in meno rispetto al 2004), ma più truffe e frodi informatiche (90.523, +36,5%) e sequestri di persona (1.614, + 30,3% rispetto al 2004). In aumento, nel 2005, anche le lesioni dolose (9,3%), le violenze sessuali (7,7%) e le violazioni delle leggi in materia di stupefacenti (6,7%). Sono i dati, in materia di giustizia, che emergono dall’Annuario Istat 2007 secondo cui, nel corso dell’anno 2005, quasi tutte le tipologie di ufficio giudiziario hanno preso in carico un numero di procedimenti maggiore di quanti siano stati in grado di definirne, con un conseguente aggravio delle pendenze residue.

Per il complesso degli uffici di primo grado, di secondo grado e per la Corte di cassazione si sono avuti, per ogni 100 procedimenti esauriti, rispettivamente 102, 108 e 104 procedimenti sopravvenuti. I condannati per delitto nel corso dell’anno 2005 sono stati 221.381, il 7,5% in meno rispetto al 2004. Si tratta, nell’86% dei casi di uomini, che risultano aver commesso delitti mediamente più gravi delle donne condannate. I minorenni condannati costituiscono l’1,3% del totale. Per il 64,9% dei condannati la sentenza ha previsto la pena della reclusione, mentre nel rimanente 35,1% dei casi è stata comminata solo una multa. Tra i condannati dell’anno 2005, il 62,6% aveva precedenti penali.

 

Criminalità in Italia: diminuiscono i furti, aumentano le rapine

 

Il Rapporto 2006 sulla criminalità curato dal ministero degli Interni mostra con chiarezza che negli ultimi anni il numero di omicidi commessi in Italia è notevolmente diminuito. Dal 1991, anno in cui si registra il picco più alto con 1901 omicidi, la parabola scende fino a registrare nel 2005 il minimo storico di 601 unità, per poi attestarsi a 621 unità nel 2006, un livello comunque più basso del 2004 e di tutti gli anni precedenti.

Molto interessante il caso di Napoli, dove percezione e pericolo reale non sempre coincidono. Il 2006 è stato uno degli anni con i tassi di più bassi per quanto riguarda gli omicidi: 3,3 ogni 100 mila abitanti, contro i 3,8 del 2005, il 5,3 del 2004 e ben il 9,1 del 1990. Calano inoltre gli omicidi di criminalità organizzata, che nel 2006 sono stati 121, il dato più basso da decenni. Mentre aumentano drasticamente negli ultimi anni quelli in famiglia o per ragioni amorose, che nel 2002 e nel 2003 sono stati rispettivamente 211 e 207. Impressionanti i dati del Rapporto relativi alla violenza sulle donne.

Sono 6 milioni e 743mila (vedi capitolo "La violenza sulle donne"), il 31,9% delle donne tra i 16 e i 70 anni, ad aver subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Mentre negli ultimi dodici mesi sono 1 milione e 150 mila le donne che subito violenza, pari al 5,4% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Le violenze fisiche sono state commesse dai partner nel 62,4% dei casi, le violenze sessuali nel 68,3% e gli stupri nel 69,7%. Per quanto riguarda i furti, nel 2006 i borseggi sono stati oltre 156 mila e gli scippi 21 mila. Ma va detto che non tutti i furti vengono denunciati: nel caso dei borseggi si stima che le denunce siano circa la metà, nel caso degli scippi appena un terzo.

L’analisi degli scippi conferma una tendenza in atto da tempo: il declino di questo reato. Nel 2006 il tasso è stato di 37 ogni 100 mila abitanti, meno di un quarto rispetto al ‘91. I borseggi invece hanno registrato un calo del 6% tra il 2002 e il 2006. Diminuiti anche i furti in appartamento, che tra il 1999 e il 2006 sono scesi del 41%. Sono però aumentate le rapine, che hanno ampiamente superato il picco raggiunto nel 1991.

Vi sono però delle differenze tra le varie regioni italiane. Il Centro Nord ha visto un incremento più rapido, anche se la regione a maggiore frequenza di rapine risulta essere la Campania. Sul totale delle rapine in Italia, quelle sulla "pubblica via" rappresentano il 43% del totale, mentre quelle in abitazione sono poco più del 3%. Sono queste ultime tuttavia a trasmettere maggiormente un senso di insicurezza ai cittadini. Le città maggiormente colpite da rapine in appartamento sono Milano e Catania, seguite da Torino, Bologna, Napoli e Palermo.

 

Droghe: aumentano le denunce per cocaina

 

Negli ultimi 5 anni la produzione mondiale di cocaina è aumentata del 3,5% e il Mar Mediterraneo sta assumendo un ruolo primario per il trasporto di svariate tonnellate di cocaina (vedi capitolo "Droghe"). L’Italia non è area di produzione, ma di transito verso altri Paesi e di destinazione e consumo. Nel 2006 le persone segnalate all’autorità giudiziaria sono state 32.807, il 3,89% in più rispetto al 2005.

In particolare si è avuto un incremento del 2,56% nelle denunce per cocaina, 2,40% per hashish, 53,27% per marijuana, 5,61% per droghe sintetiche. C’è stato invece un decremento per quelle relative all’eroina (1,33%). Delle oltre 32mila persone denunciate, 25.527 sono finite in stato d’arresto, vale a dire il 6,13% in più rispetto all’anno precedente. Di queste 9.544 erano stranieri e 1.038 minori.

Giustizia: Gambescia (Pd); gli stanziamenti in Finanziaria

 

Apcom, 12 dicembre 2007

 

"Si è sempre parlato di un’amministrazione giudiziaria immobile o contraddittoria, ora bisogna accelerare, avviare un’inversione di tendenza rispetto alle precedenti Finanziarie." Lo ha detto Paolo Gambescia, del gruppo Pd-L’Ulivo, membro della commissione Giustizia, intervenendo in aula durante la discussione sulla Finanziaria.

"Per le assunzioni nell’Amministrazione Penitenziaria - ha aggiunto - si prevede lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per il 2008, di 5 milioni di euro per il 2009 e di 10 milioni di euro annui a decorrere per il 2010. Passano a 21 le sezioni della Commissione Tributaria Centrale, producendo risparmio e razionalizzazione".

Inoltre, ha sottolineato, "sono previste norme per un sistema unico nazionale delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Al fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere sono assegnati 3 milioni di euro l’anno, sono stanziati 20 milioni di euro nel 2008 contro la violenza alle donne e le disponibilità del Fondo per le politiche della famiglia sono destinate a iniziative di carattere educativo per prevenire abusi sessuali contro i minori".

Sul piano dei diritti dei cittadini, inoltre, uno dei punti più qualificanti, secondo Gambescia, è la Class Action. "Le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentativi a livello nazionale chiedono singolarmente o collettivamente al tribunale competente il risarcimento danni per i singoli consumatori.

Senza trascurare, comunque, le preoccupazioni dei giuristi: i tentativi di conciliazione, e, in caso di fallimento, la possibilità del singolo di promuovere la sua azione; il filtro esercitato dai magistrati sulla verifica della rappresentatività dei promotori dell’azione collettiva; la previsione normativa sui compensi di chi rappresenta il cittadino promotore della Class Action".

Giustizia: Fini, l’indulto e la Costituzione

di Gennaro Santoro (Associazione Antigone - Settore Carcere Prc)

 

Ristetti Orizzonti, 12 dicembre 2007

 

Sul Mattino di ieri ho letto un articolo in cui il Presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini propone un referendum per abrogare il provvedimento di indulto. Una domanda: ma Fini ha mai letto la Costituzione? L’art. 75 della nostra Carta Costituzionale recita: "Non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto..".

Ormai l’ignoranza e la menzogna politica dominano la scena pubblica. Ma una cosa è la menzogna un’altra l’ignoranza: è possibile che il numero due dell’opposizione non conosca il dettato costituzionale? O mente impunemente?

Al Presidente, oltre a suggerire la lettura della Costituzione (è breve, si tratta di soli 139 articoli), suggerisco anche di vedere i dati Istat sugli stupri commessi nel Belpaese piuttosto che continuare a sparare a zero contro il capro espiatorio di turno. Una lettura che suggerisco anche ai "vecchi amici" del Presidente che hanno tappezzato le nostre strade di manifesti xenofobi che inneggiavano all’espulsione di massa dei rom rappresentando la scena di uno stupro e chiedendo, demagogicamente e in maniera dis-informata, qualcosa del tipo "e se fosse tua sorella, tua madre?".

E bene sì, hanno ragione, la maggior parte degli stupri riguarda i nostri familiari ma a commetterli sono parenti ed italiani, solo in minoranza stranieri. Secondo l’Istat, infatti, il 69% degli stupri è opera dei partner, mariti o fidanzati e solo il 6% degli estranei.

Secondo Laura Sabbadini - Direttore centrale Istat per le indagini su condizione e qualità della vita - il "non fare i conti con le statistiche esistenti nel Paese può portare ad orientare in modo errato le priorità e il tipo di politiche"; spesso i reati di cui sono autori gli immigrati sono rivolti contro propri connazionali ma - nota Sabbadini - "di questo si parla ancora poco". La realtà è invece che gran parte delle violenze più gravi subita dalle donne è domestica e quindi nella maggior parte dei casi è opera dei partner italiani".

Speriamo almeno che questa volta i teo-dem del Partito Democratico e i centristi prestino attenzione ai dati Istat e non continuino ad inseguire le destre... speriamo di non leggere dichiarazioni dei teo-dem che aprano a destra e alla proposta di referendum abrogativo dell’indulto! A loro consiglio invece di leggere Dossetti e Aldo Moro che in tema di giustizia avevano idee un po’ più consone al dettato costituzionale e agli insegnamenti della Bibbia. Ad esempio erano dichiaratamente favorevoli all’abolizione dell’ergastolo.

 

Capotosti (Udeur): Fini impari la Costituzione

 

Gino Capotosti, capogruppo dei Popolari-Udeur nella commissione Giustizia della Camera, accusa il presidente di An, Gianfranco Fini, di non conoscere la Costituzione per aver proposto ieri un referendum contro leggi come l’indulto. "Proponendo un referendum per abrogare l’indulto, l’on. Fini dimostra di non conoscere neppure la Costituzione della Repubblica Italiana", sostiene Capotosti, perché "l’articolo 75 della Costituzione al comma 2 stabilisce appunto che i temi di amnistia e di indulto non sono sottoponibili a referendum".

Capotosti invita quindi Fini "da un lato a studiare la Costituzione, che può essere utile ad un uomo politico, dall’altro a concentrarsi su tematiche a lui più congeniali". L’esponente del partito di Clemente Mastella, fa poi presente "per completezza" a Fini "che i cattolici italiani, da Papa Innocenzo III in poi, hanno una lunga tradizione in materia di clemenza, tradizione che evidentemente si riferisce anche a quanti come cattolici (vedi il Ppe) vogliono impegnarsi in politica".

Polizia Penitenziaria negli Uepe: da Ordine Assistenti Sociali

 

Blog di Solidarietà, 12 dicembre 2007

 

L’Ordine degli Assistenti Sociali, verificati i mutamenti minimi apportati alla quarta bozza di decreto interministeriale sui nuclei di polizia penitenziaria per l’esecuzione penale esterna, che non sostanziano le riflessioni e le criticità evidenziate in più occasioni da questo Consiglio Nazionale e di cui non si è tenuto in nessun conto, conferma le proprie precedenti valutazioni, le perplessità e le osservazioni critiche espresse in più sedi, in merito alla reale efficacia della riforma prevista, sia nel garantire una maggiore funzionalità del settore dell’area penale esterna, sia nel rendere possibile una effettiva estensione del ricorso alle misure alternative.

Per il raggiungimento di questi due obiettivi, infatti, in un ragionamento che voglia essere mosso da onestà di intenti, si dovrebbero, in primo luogo, considerare e pubblicizzare maggiormente i dati che, semestralmente, vengono rilevati dall’Amministrazione penitenziaria sulle revoche di tutte le misure alternative, dai quali si evincono risultati più che confortanti (ciò anche per rispondere alla società che, si dice, chiede conto con insistenza dei risultati conseguiti). Inoltre, la considerazione del rapporto tra tali dati e le risorse utilizzate per conseguirli, avrebbe dovuto automaticamente portare a un massiccio investimento per dotare anche l’area penale esterna di adeguate risorse, umane, strumentali e finanziarie.

Invece, sembra che la stessa Amministrazione Penitenziaria non tenga in debita considerazione tali risultati e che si voglia orientare tutta l’attenzione soltanto su un unico disegno: l’inserimento della polizia penitenziaria per il controllo della condotta delle persone sottoposte a misura alternativa sguarnendo gli organici già carenti degli istituti penitenziari. Su questo si vogliono concentrare anche le poche risorse aggiuntive che sembrano poter essere reperite anziché utilizzarle per migliorare le condizioni di funzionalità degli stessi uffici Uepe denunciate anche dalle organizzazioni sindacali. Da evidenziare, infine, che si ritiene altamente improbabile che la previsione di controlli da parte della polizia penitenziaria, che non potranno che essere sporadici, possa realmente essere considerato elemento maggiormente rassicurante per la Magistratura.

Tali valutazioni, tuttavia, devono necessariamente essere inserire in un contesto di analisi che ricomprenda un più ampio scenario, quale quello dell’applicazione delle pene, partendo dalla considerazione che, quello attuale, è un momento di grossa sofferenza per tutto il settore dell’esecuzione penale, sia nell’area penale esterna, sia nell’area detentiva.

Non vanno, pertanto, trascurate le crescenti difficoltà degli istituti penitenziari, nel cui ambito, dopo gli effetti deflattivi dell’indulto, emergono sempre più evidenti le criticità (è di questi giorni la grave aggressione subita da una educatrice della Casa di Reclusione di Volterra che è stata ferita seriamente da un detenuto durante un colloquio). Si registra, infatti, non solo un nuovo rapido incremento del numero dei detenuti, ma anche l’ingresso di tipologie di condannati le cui condizioni, al di là della condanna riportata, presentano un tale livello di problematicità da rendere sempre più difficile la gestione degli istituti, sia sul versante della sicurezza interna, sia della sicurezza degli operatori e della loro possibilità di espletare il proprio mandato istituzionale.

Nell’esecuzione penale esterna, alle molte considerazioni che sono state espresse in merito all’efficacia dell’intervento del servizio sociale, sembra oggi importante evidenziare una ulteriore osservazione. Si è segnalato un calo della concessione di misure alternative da parte della Magistratura di Sorveglianza, calo che sarebbe determinato dalla mancata possibilità di un reale controllo della condotta dei condannati, in quanto il servizio sociale, si dice, può garantire solo controlli sempre più rarefatti e interventi a prevalente valenza socio-riabilitativa, mentre le esigenze sono altre.

A tale giudizio, si può contrapporre la convinzione che la maggiore difficoltà a concedere le misure alternative, segnalata dai Magistrati di Sorveglianza, derivi in realtà da altri fattori, fra i quali vanno segnalati, in primo luogo, una maggiore rigidità della normativa che riduce l’ammissibilità alle stesse, l’aumento di condannati che, per problematicità della condizione personale o per l’assenza di riferimenti familiari, di risorse socio-lavorative e abitative, non possono accedere ad un percorso alternativo e una carenza di risorse, sia ministeriali, sia sempre più anche territoriali, per la progettazione di percorsi efficaci di inclusione.

Un’ultima considerazione si impone. Ciò che è emblematicamente emerso in questi mesi è, non solo la mancata piena valorizzazione, da parte dell’Amministrazione Penitenziaria, contrariamente alle affermazioni del Consigliere Turrini nel suo intervento del 7 novembre scorso, di una figura professionale che, pur con difficoltà estreme, ha gestito per più di trenta anni un settore in continua crescita, non solo quantitativa, con risultati (lo ribadiamo) più che positivi, ma anche la mancata conoscenza da parte dell’opinione pubblica, (e purtroppo della stessa Amministrazione) del lavoro svolto dall’assistente sociale, delle competenze altamente qualificate messe in campo, nell’ambito penale, da tale professione sociale.

Per questo motivo, in aderenza al proprio ruolo di tutela degli interessi e del mandato professionale dell’assistente sociale, si esprime ancora preoccupazione rispetto al fatto che, pur prevedendosi interventi che andranno fortemente ad incidere sulla metodologia e l’operatività del servizio sociale, non si è ritenuto di accogliere la disponibilità alla collaborazione e alla mediazione più volte manifestata da questo Ordine. Emblematico ci sembra il mancato invito formale dell’Ordine al recente Convegno organizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, su "Una nuova politica della pena. Quale progetto per l’esecuzione penale esterna".

Eppure, in quella stessa sede, il Capo del Dap, Ettore Ferrara, ha affermato che le linee progettuali che l’Amministrazione va sviluppando, prima di tradursi in fatti, devono opportunamente offrirsi alla riflessione comune per testarne la concreta validità.

Queste ultime affermazioni del Capo del Dap Ferrara, unitamente alle sollecitazioni del Consigliere Turrini del 7 novembre 2007 rispetto alla necessità di un approfondimento congiunto sulla presa in carico dell’affidato in prova, devono trovare una loro concretezza.

Nonostante lo sforzo non si comprendono le ragioni e la determinata volontà di procedere a tale sperimentazione trascurando o eludendo la molteplicità dei problemi che affliggono il sistema penitenziario e che solo in parte sono stati evidenziati nella nota conclusiva della Conferenza Uepe di novembre.

La rigidità riscontrata da parte del Dap è in controtendenza rispetto allo sforzo che si sta facendo per costruire un sistema decisionale democratico in cui concertazione, governance, corresponsabilità, integrazione di saperi costituiscono assi portanti.

Esprimendo ancora fiducia rispetto alla possibilità di raggiungere un’intesa tra le diverse posizioni, questo Consiglio Nazionale rinnova la sua disponibilità a collaborare anche per l’individuazione di possibili percorsi e iniziative di ricerca e studio sull’esperienze e sulle buone prassi del Servizio Sociale Penitenziario.

 

La Vicepresidente, Franca Dente

Foggia: concessi gli arresti domiciliari al disabile detenuto

 

Ansa, 12 dicembre 2007

 

È stato posto agli arresti domiciliari Andrea B. il giovane detenuto manfredoniano disabile al 100%. La notizia è giunta qualche minuto, una decisione presa dall’autorità giudiziaria. Il tutto è stato reso possibile grazie all’intervento della senatrice Colomba Mongiello che proprio ieri mattina si era recata in carcere a far visita al detenuto. Viste le condizioni disumane in cui costretto a vivere Andrea, la senatrice aveva predisposto un’interrogazione parlamentare al ministro Guardasigilli con cui chiedeva un intervento urgente da parte della direzione penitenziaria. Grande soddisfazione per il risultato ottenuto è stata espressa anche dal presidente dell’associazione "Diritti Civili" che sin da luglio scorso si occupò della vicenda. Il ragazzo sarà ora assistito dalla madre, unica parente rimastagli in vita. "È un grande gesto di civiltà", ha detto Corbelli - che ringrazia tutte le autorità per lo sforzo profuso in favore di Andrea.

Agrigento: i detenuti svolgeranno lavori di pubblica utilità

 

Adnkronos, 12 dicembre 2007

 

È stata firmata questa mattina nella sala della Presidenza della Provincia la convenzione tra il Ministero della Giustizia e gli enti locali per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità da parte dei condannati a pene detentive. Erano presenti per il Ministero il Presidente del Tribunale di Agrigento dr. Aldo Lo Presti Seminerio e il Presidente del Tribunale di Sciacca dr. Alberto Bellet.

Alla convenzione, unitamente ai Comuni agrigentini, ha aderito anche la Provincia Regionale, rappresentata dal Presidente dr. Vincenzo Fontana. La convenzione prevede che, su richiesta dei condannati, il giudice di pace possa commutare la pena detentiva in lavori non retribuiti in favore della collettività da svolgere presso Stato, Regioni, Province, Comuni o altri enti. "La Provincia, insieme ai Comuni" dice Fontana "ritiene che queste attività siano fondamentali per il ravvedimento del condannato e il suo reinserimento nella società".

I condannati lavoreranno a titolo gratuito, ma saranno regolarmente assicurati contro gli infortuni e le malattie e per eventuali responsabilità verso terzi. La Provincia Regionale garantirà l’attività di dieci LPU ad Agrigento, che saranno impegnati nella manutenzione del Giardino Botanico, ed altrettanti a Sciacca.

Bologna: presentati i risultati del Progetto "Equal Pegaso"

 

Redattore Sociale, 12 dicembre 2007

 

Presentati in Emilia-Romagna i risultati del progetto Equal Pegaso per l’inserimento sociale e lavorativo. Oltre al sito, svolti 4 laboratori formativi, 25 tirocini e 3 laboratori produttivi da 60 detenuti nelle carceri e nelle aziende.

Oltre sessanta detenuti inseriti in 4 laboratori formativi, 25 tirocini e 3 laboratori produttivi dentro le carceri e nelle imprese, con indennità e salari d’ingresso concordati con i sindacati. È il risultato del progetto europeo Equal Pegaso sull’inserimento lavorativo e sociale dei detenuti, cominciato due anni fa e ora concluso, che ha visto coinvolti enti di formazione, enti locali, università, associazioni di Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara, sostenuti dall’amministrazione penitenziaria regionale (che ha investito 650.000 euro nel progetto).

L’obiettivo era quello di sperimentare nuove pratiche di inclusione e coesione sociale per le persone detenute, lavorando su tre aree: promuovere opportunità di lavoro, diffondere la comunicazione sociale verso la cittadinanza, valorizzare la governance delle istituzioni.

"Il lavoro per i detenuti - spiega Barbara Bovelacci di Techne Forlì-Cesena, ente di formazione capofila di Pegaso - è un momento fondamentale per costruire un’identità sociale e quindi reinserirsi nei processi di legalità". Tra le imprese coinvolte ci sono Hera holding, Basell di Ferrara, Mareco Luce Srl di Bertinoro (Forlì) insieme alle Cooperative Sociali IT2 di Bologna e San Giuseppe di Castrocaro (Forlì).

Sono inoltre stati coinvolti più di 1000 studenti, circa 100 detenuti e quasi 50 tra insegnanti e volontari, per dare vita al portale www.equalpegaso.net, uno strumento di sensibilizzazione con l’obiettivo di innescare un diverso approccio collettivo al fenomeno del carcere.

Per quanto riguarda il potenziamento della governance delle istituzioni, i comitati locali Area esecuzione penale di Bologna, Forlì-Cesena e Ferrara, gruppi istituzionali costituiti dagli enti locali "sede di carcere" nella regione, assessori e dirigenti delle amministrazioni comunali e provinciali, direttori di carcere e degli Uffici esecuzione penale esterna, dirigenti delle Ausl hanno individuato insieme strategie di sostegno al reinserimento dei detenuti: soprattutto su come assicurare un forte coordinamento tra i servizi pubblici e il privato sociale, tra formazione/lavoro e servizi sociali (abitazione, beni di prima necessità, sussidi), tra i Comitati e i tavoli dei Piani sociali di zona.

Larino: teatro-carcere; "Guerra e Pace nel paese di Alfabeto"

 

Ristretti Orizzonti, 12 dicembre 2007

 

"Guerra e pace nel paese di Alfabeto", rappresentata da detenuti, studenti dell’Itis "E. Majorana". Sede Carceraria Larino, Campobasso.

L’U.PAX (Ufficio per la pace istituito dalla Provincia di Campobasso in convenzione con l’Università degli Studi di Roma Tre), in collaborazione con Italia Martusciello, docente di materie letterarie presso l’Itis "E. Majorana", sede carceraria Larino, Cb (Dirigente Scolastico Anna Maria De Santis) e Flavia D’Aiello (operatrice professionista di Teatro di figura), invita la stampa, grazie anche alla disponibilità del Direttore del Carcere dott.ssa Rosa La Ginestra, ad assistere alla prova aperta di teatro di figura "Guerra e Pace nel paese di Alfabeto", rappresentata da detenuti, studenti dell’Itis "E. Majorana", sede carceraria Larino, Cb. Lo spettacolo è frutto del Laboratorio di Teatro di Figura realizzato in 5 incontri nel mese di Novembre 2007.

L’intento è stato di offrire ai detenuti, studenti dell’Itis "E. Majorana", sede carceraria Larino, l’opportunità di conoscere nuove tecniche espressive, costruire una relazione con gli altri basata sul confronto e la conoscenza delle diverse realtà personali e sociali, promuovere situazioni di effettiva cooperazione. Allo spettacolo assisteranno le i bambini e le famiglie dei detenuti, studenti dell’Itis "E. Majorana", sede carceraria Larino. L’evento avrà luogo il 13 dicembre 2007 alle ore 12, c/o Casa Circondariale di Larino, Contrada Monte Arcano, 2, 86035 Larino (Cb).

Ferrara: sit-in della Polizia Penitenziaria dell’Arginone

 

www.estense.com, 12 dicembre 2007

 

Fra le tante proteste di questi giorni figura anche quella della Polizia Penitenziaria. Le guardie carcerarie in forza a Ferrara alla casa circondariale di Via Arginone hanno manifestato con bandiere megafono e fischietti ieri mattina davanti al penitenziario.

All’indice è finito il direttore Francesco Cacciola, accusato di sottoporre il personale a turni e orari massacranti senza possibilità di tunrover. E così a partire dalle 10 si è tenuto il sit-in promosso dal Sappe, il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria, che all’urlo "vogliamo le dimissioni del direttore" ha gridato come il problema derivi dalla carenza di organico: "a fronte di una dotazione prevista di 232 agenti penitenziari - spiegano i rappresentanti sindacali -, ci troviamo ad essere appena 180 circa, a fare il lavoro di oltre 50 unità in più che non sono mai arrivate nonostante le ripetute richieste da parte nostra negli ultimi anni". Lacuna che solo con straordinari su straordinari si riesce a colmare: "anziché le sei ore giornaliere previste da contratto - continuano i sindacalisti -, siamo costretti a rimanere in servizio fino a 10 ore al giorno, con conseguenze fisiche, psichiche immaginabili; senza contare i problemi familiari che ne conseguono".

A fronte dei 333 detenuti dell’Arginone, un numero così esiguo e sottoposto a turni così difficili "rischia di essere anche un problema di sicurezza: per questo oggi siamo qui".

Reggio Emilia: l'arte e la cultura per "uscire" dal carcere

 

Modena 2000, 12 dicembre 2007

 

Migliorare le condizioni di vita dei carcerati e offrire loro opportunità di concreto reinserimento sociale al termine della pena. Sono questi gli obiettivi di alcune iniziative messe in campo dall’Amministrazione comunale, presentate oggi dal sindaco Graziano Delrio, insieme al direttore della Casa circondariale di Reggio Emilia Gianluca Candiano, alla responsabile comunale del progetto Alfa Strozzi e a Roberto Macellari dei Musei civici.

"Riteniamo importante questo progetto non solo per i detenuti ma per l’intera città - ha detto Delrio - Investire nel reinserimento sociale significa infatti offrire ai detenuti una prospettiva, investire nel loro futuro e in quello di tutta la società, perché i detenuti che hanno sperimentato percorsi come questo, una volta usciti, possono essere recuperati al vivere sociale. Questo progetto ha dunque un duplice valore: per la cultura e per la sicurezza".

"Il carcere è come un laboratorio sociale - ha affermato Candiano - un condensato di potenziali conflittualità da gestire e trasformare in esperienze positive. Questo è un esempio di come riconsiderare i detenuti e offrire loro l’opportunità di rimettersi in gioco".

Utilizzando la cultura e l’arte quali strumenti di integrazione, il Comune di Reggio Emilia ha avviato una serie di progetti che aiutano i detenuti reggiani a recuperare le loro abilità, a sviluppare nuove competenze e a sentirsi parte utile e attiva sia della realtà in cui sono inseriti che della società. Tra questi, corsi di teatro, pittura, scrittura, restauro che da un decennio coinvolgono gli ospiti della Casa circondariale di via Settembrini, migliorandone le condizioni di vita. Le attività, che si avvalgono della collaborazione di numerosi enti di formazione locali, sono accompagnate da occasioni di "pubblica restituzione" come mostre, rappresentazioni, incontri con il territorio. Questi momenti permettono ai detenuti di sentirsi "cellula viva e parte integrante" della società e contribuiscono a sensibilizzare i servizi, il privato, la società esterna affinché si rendano parte attiva nella creazione delle rete territoriale a supporto della realtà carceraria.

Due dei progetti avviati quest’anno saranno al centro nei prossimi giorni di un momento di restituzione e condivisione con la città. Venerdì 14 dicembre alle 18 al teatro Cavallerizza di viale Allegri un gruppo di detenuti metterà in scena "Un milione d’ali", spettacolo liberamente ispirato ad Aristotele e Calvino, per la regia di Pino La Monica, dedicato al tema della libertà.

A seguire la proiezione del documentario "Frammenti di vita" realizzato da Nico Guidetti nell’ambito del corso di restauro di reperti archeologici seguito dai detenuti della Casa circondariale reggiana. Al termine, letture di alcuni testi prodotti dai carcerati nel corso di scrittura creativa.

Sabato 22 dicembre nell’atrio dei Musei Civici alle ore 11 verrà inaugurata la mostra "La Pulce al museo" che espone alcuni reperti archeologici, patrimonio dei musei cittadini, restaurati da un gruppo di cinque detenuti. Grazie a un corso promosso dal Comune di Reggio con il contributo degli assessorati comunali alla Cultura, ai Diritti della cittadinanza e Pari opportunità, in collaborazione con la Casa Circondariale di Reggio Emilia, alcuni ospiti della Casa di via Settembrini hanno partecipato a un progetto, unico nel suo genere, per la formazione di figure professionali nel campo del restauro archeologico. Uno dei detenuti infatti è stato assunto da una società di scavi archeologici. La mostra sarà accompagnata dal film "Frammenti di Vita" del regista Nico Guidetti.

Il Comune promuove inoltre, in collaborazione con associazioni ed enti di formazione del territorio, percorsi legati a attività e professioni tradizionali, come ad esempio corsi per elettricista (in collaborazione con l’associazione Senza Confini), restauratore (in collaborazione con i Musei e La cremeria), aiuto cuoco, finalizzati al futuro reinserimento dei detenuti una volta che avranno lasciato il carcere.

L’amministrazione, che in convenzione con Uisp promuove anche l’attività motoria e la pratica sportiva all’interno del carcere, è inoltre presente nella struttura di via Settembrini con un apposito sportello informativo, aperto dal 1998 su proposta della Regione Emilia Romagna, che svolge un’azione di orientamento e informazione per i detenuti italiani e stranieri in relazione ai diritti di tutela giuridica e a percorsi alternativi alla detenzione. Gli operatori aiutano i detenuti anche nella ricerca delle condizioni idonee (lavoro, documentazione, domicilio, ecc.) per usufruire di permessi, di accesso al lavoro esterno e le modalità di accesso ai servizi del territorio.

Lo sportello promuovere inoltre la partecipazione alle attività di scolarizzazione e formazione interne all’Istituto di pena e svolge un’azione di mediazione sociale cercando di aiutare i detenuti a comprendere il contesto carcerario, le regole, i vincoli e le opportunità che sono loro concesse. Per i detenuti stranieri, lo sportello offre un servizio di mediazione culturale, facilitazione e avvicinamento culturale alla propria condizione carceraria e sociale, nonché di decodifica di modelli culturali, atteggiamenti e comportamenti per agevolare i rapporti fra operatori e detenuti.

 

Un milione d’ali

 

"Un milione d’ali" è, prima di tutto, una ricerca, un viaggio verso una città ideale fatta di segni e di sogni: segni che qualcuno lancia perché ci sia sempre dall’altra parte chi è pronto a raccoglierli e sogni che sono "evasione totale" dell’anima contrapposta alla limitata libertà del corpo. La storia nasce dagli scritti di due autori che hanno fatto del tema dell’evasione la loro ragione di vita: uno antico, classico, greco ed uno contemporaneo, moderno, italiano. Il primo, Aristofane, per evadere dalla sua città, Atene, ormai corrotta ed ingiusta; il secondo, Italo Calvino, per evadere verso città meravigliose e ricche di segni e di sogni.

Due cittadini, Remo e Mario, fuggono dalla loro città perché ormai "le cicale cantano sugli alberi un mese o due, mentre i cittadini cantano, parlano ed urlano ovunque, nelle piazze, nelle strade, nelle scuole, nei tribunali...".

Vanno così alla ricerca di una città morbida, più equa, più giusta e si mettono in cerca di Tereo, l’upupa, l’uomo che diventò uccello: lui, credono, potrà indicare loro la via. Ma una volta giunti scoprono amaramente che anch’egli non può essere d’aiuto: la città nuova, quella perfetta non c’è...va costruita. Mario e Remo decidono insieme agli uccelli di costruire quindi una città tra il cielo e la terra, dove gli uccelli sono padroni. L’idea piace subito a Tereo ma la città, appena terminata, è così bella e grandiosa che richiama molti uomini che vogliono abitarla. E ci "vorranno un milione di ali", dice il viaggiatore Marco Polo, unico giusto tra gli uomini che vi giungono, per permettere agli uomini di vivere lì.

Le "Città invisibili" di Italo Calvino, appunto. Città di sogni, di desideri...città possibili quando ai sogni si danno possibilità. Ma gli uomini arriveranno con i loro difetti, le loro imperfezioni, le loro leggi: "Che gli dèi l’assistano" urla Remo al cielo. Perché la vanità, la superbia e l’orgoglio degli uomini è tale che li rende ciechi, li porta a non vedere ciò che è giusto e ciò che non lo è... le leggi devono essere rispettate perché ci sono, ma mai nessun uomo si è interrogato se siano ancora "leggi giuste"; i valori vanno tramandati perché ci sono stati tramandati, ma nessun uomo si è interrogato se siano ancora valori spendibili nelle città che abitiamo. "Piumazzo", questo il nome della città, perderà presto, con la presenza degli uomini, la sua perfezione, ma desidera mantenere le fondamenta su cui si poggia: "l’ascolto dei segni che diventano sogni, e sognati due volte diventano bisogni che qualcuno è sempre pronto ad ascoltare. Dare possibilità ai nostri sogni, ali al nostro pensiero.

Attori: Mario Peragine (Mario), Orazio Remo Pezzuto (Remo), Mark Bushi (Upupa, re degli uccelli), Luigi Murano (Servitore), Emiliano Belay (Guardia-uccello), Massimo Cavallo (Guardia-uccello), Emanale Peco James (Venditore di uccelli), Armando Passalacqua (Sacerdote-geometra-malavitoso). Regia di Pino La Monica.

 

Una Pulce al museo

 

Il progetto, conclusosi lo scorso giugno, ha coinvolto cinque detenuti in un percorso di formazione per restauratori di beni archeologici. Il corso ha permesso ai detenuti di lavorare fianco a fianco con esperti del settore e apprendere i diversi aspetti del mestiere: dal primo trattamento del materiale ceramico al lavaggio e alla catalogazione dei reperti sino alla musealizzazione ed esposizione al pubblico. Il percorso è stato accompagnato da un’apposita formazione sulla storia e l’archeologia della Reggio romana, sulle caratteristiche dei materiali e sulle tecniche dello scavo archeologico.

L’iniziativa ha preso il via dal territorio, dal patrimonio della città, in particolare dalle collezioni archeologiche dei Musei Civici provenienti da scavi effettuati a Reggio e provincia negli ultimi decenni. La Pulce è infatti la località alla periferia meridionale della città in cui ha sede, oltre alla Casa circondariale di Reggio, anche uno dei maggiori depositi dei Musei Civici, nel quale sono ricoverati i materiali archeologici provenienti da scavi urbani, per lo più risalenti all’età romana. Fra questi oltre 1000 cassette che dal 1978 (anno del ritrovamento) contengono i materiali dello scavo effettuato nell’area della palestra dell’istituto scolastico "Scaruffi", dove in età romana si sviluppava il principale quartiere industriale della città, in cui si producevano ceramiche.

A differenza di altre iniziative in Italia questo progetto presenta alcune caratteristiche del tutto nuove. "La Pulce al Museo" si è infatti sviluppato totalmente fuori dal carcere. Un gruppo di detenuti è stato autorizzato ad uscire dalle mura della Casa circondariale per seguire l’iter formativo in museo. Il corso ha offerto ai detenuti non solo un importante momento di crescita culturale e di reinserimento nella società, ma anche di condivisione della storia della città che li ospita.

Il progetto è stato promosso dal Comune di Reggio, finanziato dalla Provincia di Reggio Emilia tramite le opportunità offerte dal Fondo sociale europeo, con il contributo del Centro studio e lavoro La Cremeria di Cavriago, il patrocinio della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia Romagna e la collaborazione con due ditte private che operano nel campo del restauro, Gea e Opus restauri.

Ragusa: serie di iniziative socio-ricreative per i detenuti

 

La Sicilia, 12 dicembre 2007

 

Un articolato programma di iniziative socio-ricreative. Rivolto alla popolazione carceraria dell’area iblea. Il calendario degli appuntamenti per i detenuti delle carceri di Ragusa e Modica è stato presentato, ieri mattina, in sala Giunta a palazzo di viale del Fante, dall’assessore ai Servizi sociali della Provincia regionale, Raffaele Monte. Un progetto che si rinnova e che, anzi, Monte ha voluto potenziare, sfruttando al massimo la collaborazione di Giovanna Maltese, vice direttore delle due strutture circondariali, e del Capo area educativa, Vincenzo Giompaolo.

Il primo di questi appuntamenti è già in programma domani con l’esibizione del coro Mariele Ventre di Ragusa. Ne seguirà un altro il 19 dicembre (lo spettacolo teatrale "Amuri di frati" di Renato Fidone, a cura della compagnia "Gli amici di Matteo"), mentre per il 28 dicembre è previsto lo spettacolo musicale a cura di "Enrico La Cognata jazz quartet". Inoltre, il 10 gennaio sarà di scena un’altra piece teatrale, "Mprestami a to muggheri" di Nino Mignemi, sempre a cura della compagnia "Gli amici di Matteo". Da sottolineare, altresì, anche il progetto socio-psicopedagogico a favore dei detenuti, un vero e proprio percorso socio-formativo di inserimento del mondo del lavoro e in famiglia. Inoltre, per la primavera 2008 è già prevista l’organizzazione di un torneo di calcio disputato tra detenuti e calciatori dilettanti di vari club sportivi amatoriali di enti pubblici.

"Il progetto - ha spiegato Monte - era già stato avviato negli anni scorsi. Noi abbiamo cercato di dare un impulso diverso ritenendo che iniziative del genere possano fornire un supporto adeguato sul fronte del recupero della popolazione carceraria. Il problema principale per un detenuto che ha scontato la pena, pagando quindi il suo conto con la giustizia, è quello della mancata reintegrazione nel contesto sociale di provenienza.

Tutti sappiamo quanto è difficile per un ex detenuto trovare lavoro e ciò, naturalmente, può avere implicanze di un certo tipo anche per quanto riguarda la sfera familiare. Ecco perché, grazie al supporto ottenuto dalle due case circondariali presenti nella nostra provincia, i cui vertici, devo dirlo, si sono rivelati molto sensibili sulla suddetta tematica, abbiamo cercato di predisporre un percorso che, nel breve e medio periodo, possa portarci a raggiungere risultati di un certo tipo. Ritengo altresì che l’iter messo a punto col progetto socio-psicopedagogico meriti un’adeguata attenzione, trattandosi di uno strumento di fondamentale importanza in grado di rispondere alle diversificate esigenze che, di volta in volta, saranno manifestate dai soggetti interessati".

Firenze: spettacolo teatrale per le detenute di Sollicciano

 

In Toscana, 12 dicembre 2007

 

Uno spettacolo teatrale al carcere di Sollicciano con la commedia "Coppia Aperta, quasi spalancata", interpretata da Alessandra Di Monte e Silvio Junior Balta. Lo spettacolo, al quale hanno assistito circa 60 detenute, si è svolto alle 14.00, nel teatro della sezione femminile del carcere di Sollicciano in collaborazione con la Direzione dell’Istituto, che ha presentato lo spettacolo.

L’iniziativa, presentata da Marco Lombardo dell’Arci di Firenze, è inserita nel programma annuale di animazione culturale ai detenuti che l’Arci, con il finanziamento del Comune di Firenze, realizza presso i due carceri fiorentini di Sollicciano e Gozzini. Erano presenti in platea l’assessore all’accoglienza e integrazione Lucia De Siervo, il Direttore del carcere Oreste Cacurri, numerose operatrici di Polizia Penitenziaria e gli operatori sociali della sezione femminile.

"Uno spettacolo molto divertente che ha messo in evidenza però un altro aspetto - ha ricordato l’assessore all’accoglienza e integrazione Lucia De Siervo - ed è che le persone che si trovano ad essere recluse, continuino a trovare continuamente nuovi stimoli. Per questo le attività culturali, ma anche quelle sportive e di formazione professionale, che come amministrazione comunale finanziamo, io le chiamo investimenti. Sono investimenti sulle persone, perché in un momento difficile della loro vita non si lascino andare, ma possano, anche grazie a queste attività, trovare la forza per iniziare a costruire una nuova fase della loro vita".

Matera: un incontro di calcio tra amministratori e detenuti

 

Matera Web, 12 dicembre 2007

 

Venerdì 21 dicembre p.v. si svolgerà alle 14,30, nel campo di calcio a 5 della Casa Circondariale di Matera, una partita di calcio tra amministratori cittadini e detenuti, quale segno di augurio per le festività natalizie che l’Amministrazione Comunale vuole rivolgere agli ospiti del carcere materano.

Pertanto, le testate giornalistiche interessate a partecipare alla manifestazione sono invitate ad inoltrare la loro richiesta, completa di elenco di giornalisti e/o fotografi/cameraman e relativo numero di tessera rilasciata dall’Ordine dei Giornalisti, al fine di ottenere l’autorizzazione per accedere alla struttura carceraria al seguente recapito: Direzione Casa Circondariale di Matera, fax 0835.331993. Al fine di velocizzare l’iter burocratico, si consiglia di inviare la richiesta nel più breve tempo possibile.

Bari: all’Ipm inaugurato un campo di calcio regolamentare

di Francesco Maisano

 

Bari Live, 12 dicembre 2007

 

Qualche ragazzo l’avrà desiderato ardentemente, qualcun altro, pur non richiedendolo espressamente, avrà gioito alla notizia. Fatto sta che da oggi l’Istituto Penale Minorile Fornelli avrà un alleato in più per far dimenticare ai suoi detenuti i motivi che gli hanno condotti nel penitenziario: il calcio. Sono stati inaugurati, infatti, un campo da calcetto ed uno regolamentare da calcio, entrambi in erba sintetica.

La "festa del Fornelli" è proseguita, dopo la benedizione delle strutture, con la partita fra una rappresentativa del penitenziario e la primavera dell’A.S. Bari.

Prima, però, le doverose parole di chi ha reso concreta l’attuazione di tali opere a partire da Francesco D’Urso, rappresentante del Ministro degli Interni, sceso nel nostro capoluogo direttamente dalla capitale : "Questo campo di calcio è solo l’inizio, il meglio deve ancora venire con il completamento delle altre opere, come ad esempio quella di Modugno, per perseguire il rafforzamento della legalità."

Di poche parole, seppur molto sentite, anche l’assessore alla solidarietà sociale del Comune di Bari Susy Mazzei: "Siamo molto felici di avere questo bellissimo campo in questo posto che finora era meno bello e speriamo ardentemente che vincano, non me ne voglia la primavera del Bari, i nostri ragazzi del Fornelli a coronamento di questo loro sogno."

A chiudere questo tris di interventi ci ha pensato il direttore dell’istituto Nicola Petruzzelli che ha ringraziato le autorità locali "per aver reso possibile la nascita di queste strutture": "Questo campo di calcio ci fa dire no all’ora d’aria come fruizione passiva della permanenza all’aperto e sì, invece, all’impegno positivo del tempo libero".

"Noi - ha continuato - non crediamo nella privazione della libertà personale dei minori e crediamo, invece, nei progetti di recupero e di socializzazione". La parola è poi passata al campo e non fa nulla se dopo appena 8 minuti di gioco la rappresentativa del penitenziario era sotto 3 reti a zero : la "festa del Fornelli" quest’oggi non poteva essere fermata.

Libro: "Galere. Ballate corsare", di Nadia Marino

 

Il Mattino, 12 dicembre 2007

 

La giornalista e scrittrice Nadia Marino, autrice di "Galere. Ballate corsare", volume di recente pubblicato dalla casa editrice Alfredo Guida, mercoledì 12 dicembre (ore 19.00), sarà ospite della Libreria Spartaco-Interno 4 di Via Martucci a Santa Maria Capua Vetere, nell’ambito degli incontri promossi dalla Provincia di Caserta (assessorato alle Politiche del lavoro) "Terre di Lavoro. Quadri sociali dell’esclusione".

Il libro contiene storie di strada, in parte ispirate da persone incontrate dall’autrice nella sua lunga attività di giornalista e di volontaria. Si tratta di individui che vivono nella marginalità, migranti, tossicodipendenti, rom, detenuti, sofferenti psichici. Il titolo si riferisce per metafora alla quotidianità e alle gabbie in cui ci rinchiudono le passioni. Saranno questi gli elementi sui quali si confronterà, oltre alla scrittrice, anche Antonella Palermo, giornalista per il Corriere del Mezzogiorno.

Le iniziative che fanno parte di "Terre di Lavoro. Quadri sociali dell’esclusione" mirano a una sensibilizzazione sui temi della sicurezza, in tutte le sue declinazioni, e dell’esclusione sociale. Tra l’altro, sull’argomento, sono state allestite due mostre presso il Belvedere di San Leucio: "In cammino" di Sebastiano Salgado e "Gli esclusi" di Gino Covili (Complesso monumentale del Belvedere di San Leucio, via del Setificio, San Leucio Caserta; apertura tutti i giorni - tranne il martedì - dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17,30; l’ingresso è gratuito).

L’evento ha ricevuto il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Presidenza della Camera dei Deputati, ed è organizzato in collaborazione anche con la Regione Campania, il Comune di Caserta, l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e la Seconda Università degli Studi di Napoli. Per ogni eventuale informazione: Libreria Spartaco-Interno 4, Via Martucci - tel. 0823.797063.

 

 

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