Rassegna stampa 27 dicembre

 

Indulto: la Cdl all’attacco; Di Pietro insiste: "Un errore"

 

Ansa, 27 dicembre 2006

 

Non si placano le polemiche politiche sull’indulto dopo le dichiarazioni fatte il giorno di Natale dal presidente del Consiglio in una intervista radiofonica. Il professore aveva detto: "Lo rifarei".

Due parole che hanno provocato la risposta risentita del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che ha bollato l’operazione come un "errore". Una presa di posizione che ha aperto la strada alle dure repliche del centrodestra. E se il centrista Mario Baccini parla dell’indulto come di una "pezza a colori" messa lì per coprire un problema più vasto, Adolfo Urso, di An, attribuisce a Romano Prodi una tale "faccia tosta" da negare l’evidenza di una maggioranza divisa e litigiosa su tutto, anche a Natale.

Un altro esponente di Alleanza Nazionale, Maurizio Gasparri, parla di "confusione del centrosinistra", con un Prodi che rivendica "un provvedimento tra i peggiori voluti dal governo. Un provvedimento che Di Pietro contesta". Da qui la domanda: "Perché il ministro delle infrastrutture non si dimette?". Di un centrosinistra "diviso su tutto" parla anche il leghista Roberto Maroni. Più drastico l’esponente dell’Udc Rocco Buttiglione che, constatando la bocciatura da parte dell’ex pm sia della Finanziaria sia del provvedimento sull’indulto, chiede al ministro di aprire formalmente la crisi di governo. Sul versante opposto,il Verde Pecoraro Scanio chiude la questione chiedendo di "superare le polemiche" perché ora "serve un forte impegno sui provvedimenti anticorruzione".

Giustizia: reati contabili, oggi l’emendamento viene abrogato

 

Ansa, 27 dicembre 2006

 

Ultimi ritocchi oggi per la Finanziaria 2007 convertita definitivamente in legge la scorsa settimana con il voto di fiducia della Camera. Due le modifiche attese: l’abolizione dell’ormai noto comma "Fuda" che riguarda i termini per la prescrizione dei reati contabili commessi contro la pubblica amministrazione e gli incentivi per l’energia prodotta con le fonti rinnovabili, i "cosiddetti Cip6". I due provvedimenti dovrebbero viaggiare però su binari diversi: la norma sui reati contabili - da quanto si apprende - verrebbe infatti cancellata da un mini-decreto ad hoc mentre, pere quanto riguarda Cip6, si interverrebbe con un emendamento del Governo al decreto "mille proroghe" che dovrebbe essere varato sempre oggi in Consiglio dei ministri.

Sulla contestatissima norma proposta dal senatore Pietro Fuda è intervenuto ieri nuovamente il premier, Romano Prodi, per prendere ancora una volta le distanze anche se, lo stesso senatore interviene a sua volta per difendere l’impianto inizialmente presentato in Senato. "È chiaro - dice Prodi - che noi abbiamo una politica diversa rispetto a quanto è contenuto nella norma".

Una politica diversa fondata sulla "responsabilità di fronte al Paese di chi deve amministrare la cosa pubblica, una responsabilità aperta, chiara e trasparente". Ma il senatore Fuda spiega che "il testo dal quale è stato estrapolato il comma della discordia (inizialmente i commi presentati erano 3 poi ne è stato inserito solo uno nel maxi emendamento in Senato, ndr) ha un contenuto ben differente da quello veicolato in questi giorni: è un testo articolato, tanto contestato quanto mal interpretato". Insomma il testo proposto da Fuda: "non riguarda reati contabili, ma semplici illegittimità amministrative. Né contempla alcuna ipotesi di retroattività o volontà di cancellare giudizi pendenti".

Sta di fatto che il comma Fuda oggi sarà cancellato dal Governo che, inoltre, dovrebbe risolvere la questione Cip6 di cui si è discusso nei giorni scorsi anche con lo stesso premier: "Domani - afferma Tommaso Sodano, presidente della commissione ambiente in Senato - il governo deve presentare ed approvare un emendamento al decreto mille proroghe per ripristinare il vero senso della norma sui Cip6 che in finanziaria doveva abolire l’elargizione di finanziamenti ai produttori di energia da fonti non rinnovabili e che invece, a causa di un errore tecnico, ha lasciato tutto più o meno com’era. Avremmo preferito che questa "riparazione" dell’errore fosse fatta con lo stesso decreto sui reati amministrativi perché questo garantiva che non venissero concesse altre autorizzazioni ad aziende. Ma il ministro Bersani si è impegnato a non concederne fino all’entrata in vigore del mille proroghe e ci aspettiamo che mantenga la parola".

Molto critica l’opposizione che sottolinea come Prodi cerchi di "nascondere il colpo di spugna" e di "salvarsi in corner" con l’intervento di domani. Insomma il fatto di prendere le distanze da parte di Prodi è "troppo facile", dice Renato Schifani capogruppo di Forza Italia al Senato. E un’altra critica arriva da Sandro Bondi di Fi che ricorda come la manovra contenga "un gravissimo condono fiscale. In più si tratta di un condono chiaramente incostituzionale perché ottenibile attraverso una trattativa con le organizzazioni sindacali".

Nella maggioranza, in questi giorni, è esplosa nuovamente anche la polemica sull’indulto. È "un errore così come è stato un errore aver tentato di inserire nella Finanziaria l’impunità per i reati e gli illeciti finanziari. Il giorno di Natale dobbiamo fare un fioretto: quello di non ripetere più questi errori che dequalificano l’operato della maggioranza". Così Antonio Di Pietro intervistato dal Gr1 Rai. "Non bisogna tirare il sasso e poi pretendere che l’acqua rimanga ferma, posso considerare chiusa la polemica, ma il danno è stato fatto", dice ancora il ministro delle Infrastrutture riferendosi agli alleati dell’Unione. "Ecco perché non si tratta solo di fare un fioretto ma ci deve essere anche l’augurio per un nuovo anno di una stagione giudiziaria, altrimenti che ci siamo andati a fare al governo?", ha concluso Di Pietro.

Giustizia: Di Pietro; anno nuovo? legalità e lotta alla corruzione

 

Apcom, 27 dicembre 2006

 

"La politica giudiziaria del centrosinistra deve marcare una discontinuità precisa con gli anni di Berlusconi" e quindi "l’anno nuovo segni una svolta nella lotta alla corruzione e anche nella realizzazione di una maggiore funzionalità della macchina della giustizia". È questo il messaggio che il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, dalle pagine de La Repubblica, invia a Romano Prodi, perché quelle misure sono "la condizione per Idv per andare avanti nell’esperienza di governo". "Il decreto sui reati contabili - sottolinea il ministro - è un atto riparatorio doveroso che ferma il tentativo immorale fatto in Finanziaria. Ma io aspetto ancora di sapere qual è la manina lesta che di nascosto ha aggiunto quel comma con il quale si è cercato il colpo di spugna e mortificare le istituzioni".

E a chi, come il collega dell’Udeur e Guardasigilli Clemente Mastella, lo definisce un "ministro della Giustizia-ombra" Di Pietro risponde: "La giustizia non appartiene solo all’attività del ministro Mastella ma a tutte le azioni di governo, comprese le Infrastrutture. L’Idv ha accettato di fare parte di questa maggioranza mettendo la politica giudiziaria al primo posto, alla luce di alcune sbavature - continua il leader dell’Italia dei Valori usando un eufemismo - come l’indulto estivo o la claudicante soluzione adottata per la cosiddetta riforma Castelli sull’ordinamento giudiziario, è necessario un approfondimento politico-programmatico di tutta l’Unione sulla giustizia. Ho chiesto formalmente al governo - conclude Di Pietro su Repubblica - che se ne parli nella due giorni di consiglio dei ministri e seminario a Caserta a gennaio".

Lettere: Maria Fida Moro; una fiction su mio padre? è orripilante

 

Ristretti Orizzonti, 27 dicembre 2006

 

Sono Maria Fida, la figlia maggiore di Aldo Moro. Questo è il 29° anno dalla tragica morte di mio padre ed il potere non si è ancora stancato della cortina fumogena creata ad arte al fine di adombrare la verità storica del caso Moro oscillando tra due poli: la congiura del silenzio (un silenzio assordante) da una parte e la memoria negata dall’altra. Ma il peggio del peggio è quando si mettono in scena film e spettacoli teatrali quasi sempre basati su fonti parziali o discutibili.

Una vera apoteosi dell’ingiustizia! Leggo con raccapriccio che, in aprile, dovrebbe uscire su Canale 5 una fiction in due puntate su Aldo Moro. Orripilante, ma non basta. Stando alle indiscrezioni la sceneggiatura - come nel film di Belloccio - si baserebbe su testi della Braghetti e di altri Brigatisti e su conversazioni avute con Francesco Cossiga. Intollerabile ed assurdo.

Questa non è libertà di pensiero e di espressione, ma un deliberato atto di violenza gratuita. Se è giuridicamente possibile farlo non significa che sia etico. Perché - mi chiedo io - persone che hanno cooperato, a vario titolo, al rapimento ed all’uccisione di mio padre dovrebbero avere competenza adeguata a tracciarne un profilo da affidare sic et simpliciter al giudizio dell’opinione pubblica che non sempre è in grado di valutarne la attendibilità storica?

E perché al contrario devono essere sempre tenute alla larga tutte le persone che gli hanno vissuto accanto e che lo amavano? La risposta è semplice, perché se si dovesse descrivere il vero Moro l’assurdità della sua morte ingiusta risalterebbe nitida invece nella mistificazione delle ipotesi a tema essa svanisce senza quasi lasciare traccia.

Proprio come nel caso Welby in nome di diritti sacrosanti si opera contro l’amore. Per papà non valeva il diritto alla vita, per Welby il diritto a lasciare dignitosamente il suo corpo mortale. Entrambi sono stati accusati di strumentalizzazione. Ma quale? Forse quella di dire e rivendicare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità?! Papà, in nome di principi sanciti dalla Costituzione in favore dell’uomo, è stato sacrificato alla ragion di Stato (tranne che poi quando era troppo tardi tale riconoscimento è stato conclamato e reiterato mille volte).

Per il povero Welby si pretendeva che accettasse di finire soffocato sia pure in presenza della macchina dopo una interminabile agonia. Visto che la natura umana permette di conoscere veramente solo quello che si è sperimentato è evidente che sia nel caso Moro che nel caso Welby nessuno avesse davvero titolo per dettare giudizi. E sarebbe tanto bello se ci sforzassimo di diventare più amorevoli e misurassimo le cose con la ragione del cuore.

Mio padre se ne è andato ed è in salvo, proprio come Piergiorgio Welby, ma io esprimo ugualmente cordoglio e dolore lancinante per una fiction che trasformerà una tragedia greca in coriandoli di plastica. Non è giusto, non è giusto, non è giusto. Se non lo si vuole ricordare degnamente si faccia silenzio, un silenzio assoluto e compassionevole. Mi spiace ma io non riconosco ad Anna Laura Braghetti nessun titolo di merito (e lo dico io quella del perdono).

Essere stata la carceriera di Moro non è una categoria di pensiero, né tanto meno un titolo accademico. Se era impietosita perché non lo ha lasciato andare o almeno non si è personalmente rifiutata di fargli da guardiana?

In quanto all’emerito ex Presidente Senatore Francesco Cossiga, come già ho avuto occasione di scrivergli in privato, le lacrime non lavano il sangue innocente. Se come afferma spesso davvero provava affetto per Aldo Moro non lo ricordi attraverso una inutile fiction.

Mi piacerebbe che cadesse un fulmine dal cielo e distruggesse tutte le copie della stessa o ancora meglio che gli italiani si opponessero, con forza e sdegno, a questa ulteriore ignominia. In migliaia mi hanno detto "Avremmo voluto fare qualcosa per salvarlo". Adesso possono difenderne la memoria e lasciarlo al ricordo di coloro che lo hanno amato e lo amano con tenerezza e struggimento. E possono altresì dare a noi, che abbiamo avuto la vita devastata dalla sua morte, un po’ di pace. Deve essere vietato togliere ad un uomo buono ed innocente oltre la vita anche la dignità. Che sulla valle delle lacrime scenda il silenzio. Con gratitudine per quanto vorrete e potrete fare.

 

Maria Fida Moro

Forlì: è uscito con l’indulto, voleva buttarsi da una gru

 

Corriere Adriatico, 27 dicembre 2006

 

Aveva deciso di farla finita nel modo più plateale. Un 42enne algerino lunedì sera poco prima di mezzanotte è salito sulla gru del cantiere accanto alla sede del Comune di Forlì, in piazza Saffi, e poi ha minacciato i passati di lanciarsi sul suolo. A scongiurare la tragedia è stato l’intervento dei vigili del fuoco, che, con due agenti dotati di grande pazienza, hanno tratto in salvo l’uomo. Il nord-africano è uscito da poche settimane dal carcere per effetto dell’indulto, dopo esservi entrato per tentato omicidio. L’allarme era stato lanciato da alcuni passanti che avevano notato l’algerino arrampicarsi sulla gru. Immediato l’arrivo sul posto degli agenti della polizia e dei vigili del fuoco. La situazione era talmente critica che sono stati allertati anche i pompieri di Bologna (dotati della scala lunga di 50 metri) e quelli di Rimini (che invece possiedono il telo gonfiabile).

Lunghe ed estenuanti le trattative tra i due vigili del fuoco saliti sulla gru e l’algerino, che ha motivato il gesto con una forte depressione e la disperazione di chi da un giorno all’altro si trova fuori dal carcere senza una vera prospettiva davanti. Finalmente attorno all’una di notte l’uomo ha deciso di scendere a terra, accolto dall’applauso della folla di un centinaio di cittadini che si era radunata sotto la gru.

Milano: il Vescovo; diamo una casa a chi non ce l’ha

 

Ansa, 27 dicembre 2006

 

Natale denso di impegni per l’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha dedicato le omelie delle Messe solenni a due temi di primaria importanza: il diritto all’accoglienza di chi non possiede una casa e il recupero della dignità e della libertà di scelta da parte di coloro che ne sono privati, come i detenuti. "La nascita del Signore è un evento legato in maniera indissolubile al tema della casa. Senza di essa non vi è dignità, sicurezza, possibilità di relazioni familiari. Occorre moltiplicare gli sforzi per garantire un alloggio ai poveri, i profughi e chi vive lontano dai propri cari", ha detto il cardinale con evidente riferimento ai fatti di Opera e alla questione dell’edilizia popolare. Quella del Natale è stata una giornata all’insegna della solidarietà per le associazioni del terzo settore e i molti enti assistenziali, con numerosi pranzi a cui hanno partecipato migliaia di bisognosi.

Napoli: l’Arcivescovo con i detenuti del carcere militare

 

Il Mattino, 27 dicembre 2006

 

"La giustizia non può essere vendicativa", ma deve sforzarsi di "accompagnare e reintrodurre nella società, dopo la debita riparazione, coloro che le hanno inferto danno e sofferenza". Lo ha ricordato l’Arcivescovo Vincenzo Pelvi, Ordinario militare per l’Italia, che ha celebrato la messa di Natale per i detenuti nel carcere militare di S. Maria Capua Vetere. I credenti, ha sottolineato Pelvi, hanno il dovere di "una continua offerta di perdono. Senza la capacità di perdono, che la coscienza cristiana deve travasare nella coscienza sociale, non c’é possibilità concreta di riabilitazione, perché viene soffocata la speranza del Vangelo che non dovrà mai essere negata ad alcuno". Pelvi, che da poche settimane ha assunto la guida dell’Ordinariato - cui spetta la cura spirituale di tutte le forze armate - ha voluto trascorrere il giorno di Natale tra i militari reclusi, rinnovando a tutti un messaggio di speranza: "Dio è con voi, non siete soli".

Siracusa: un giornale nato nella casa di reclusione di Noto

 

La Sicilia, 27 dicembre 2006

 

Progetto tra innovazione ed educazione per la casa di reclusione di Noto che si appresta a pubblicare ed a diffondere un giornale. La presentazione, in anteprima, del primo numero è stata fatta durante la cerimonia annuale per gli auguri di buone feste. A questa cerimonia hanno partecipato tutti i detenuti, il comparto degli educatori e dei sorveglianti, il direttore - Angela Lantieri - il sindaco della città e gran parte della giunta ed i rappresentanti dei circoli didattici: un momento per fare il punto di tutte le iniziative culturali ed educative che hanno coinvolto "gli ospiti" del carcere di Noto.

Tra i progetti più importanti ci sono stati: il concorso dei presepi, quello letterario e quello del carradore che ha portato alla creazione di un vero e proprio atelier per la costruzione e la decorazione dei pannelli per i carretti siciliani. Ma la vera novità, unica nel suo genere, è la pubblicazione di un giornale, redatto da un gruppo di detenuti con il coordinamento degli educatori: è una pubblicazione mensile che si occupa di attualità, politica, cultura e cucina.

"Si tratta - ha commentato Angela Lantieri - di un esperimento unico nel suo genere che per la prima volta ci vede comunicare direttamente con l’esterno. Il titolo scelto è il cerchio: è un nome scelto con cura che sottolinea la chiusura ma anche la comunità". Di grande interesse sono le rubriche di cucina e gastronomia, curate dal gruppo della scuola alberghiera, e quella di politica che, per questo numero, parlano di finanziaria, di indulto e della politica in generale. Le prime copie del giornale sono gia state distribuite e si prevede gia un forte impatto di pubblico.

Treviso: vescovo a detenuti; anche voi potete trovare una luce

 

Il Gazzettino, 27 dicembre 2006

 

"Lei, eccellenza, ci dimostra che c’è ancora speranza per quella vite che da un po’ di tempo non dà più frutti, ma che comunque continua a germogliare perché in lei scorre ancora la vita; e verrà un tempo nel quale si deciderà di non tagliarle più troppi rami perché dalla malattia è guarita e può ridare nuovamente frutti". Così una trentina di carcerati di S. Bona, nella mattina di Natale, ha salutato il vescovo Andrea Bruno Mazzocato che di nuovo ha scelto di iniziare proprio con loro le celebrazioni natalizie. Arrivato alla casa circondariale guidando l’auto da sé ("colpa di un disguido logistico"), il vescovo non è voluto mancare all’incontro eucaristico con gli ultimi.

Un incontro ancora più caloroso, da quando, poche settimane fa, la Diocesi si è accollata le spese per la ridipintura delle pareti delle celle dei detenuti. Una vernice che ha dato una nuova luce al carcere trevigiano; come di luce ha parlato monsignor Andrea Bruno Mazzocato nella sua omelia nella piccola cappella del carcere: "Spesso nella difficoltà c’è la tendenza a pensare che Dio non esiste: ma come i pastori furono avvolti da una grande luce, anche noi dobbiamo cercarla con forza.

Noi siamo fatti per vivere nella luce, ne abbiamo bisogno, altrimenti siamo persi in un buio che spesso nasconde ciò che non vogliamo sia mostrato all’esterno. Tante volte dentro di noi c’è una nebbia che ci impedisce ogni decisione, come se in noi ci fosse qualcosa di oscuro: ma quando ci pentiamo, di nuovo torna la luce, che è quella della coscienza". E soprattutto a Natale, questa luce assume una valenza importante: "La confusione dei pensieri, dei desideri, la convinzione che tutto ciò che si vuole è quello che si può comprare... questo crea tanto male. Se tutti invece accendessero in sé la luce del bambino che nasce, il mondo andrebbe meglio. Vediamo ad esempio i casi di scienziati che adoperano l’energia per costruire bombe, o i terroristi che armano dei poveri per azioni che portano morte. In loro c’è nebbia ed oscurità, hanno le tenebre in testa".

Al termine della celebrazione, i detenuti hanno voluto leggere un messaggio di ringraziamento al vescovo, che è anche un richiesta d’aiuto per chi nella sofferenza si ritrova ogni giorno: "Ci sono periodi in cui si presentano molte difficoltà causate da diversi fattori: la perdita di qualcosa a cui si teneva molto, ad esempio la libertà per certi di noi, gli affetti per altri e così via. Dobbiamo credere tutti un po’ di più in noi stessi, credere in quello che ognuno di noi può, non ha importanza cos’è, perché dalle capacità che Dio ci ha dato possiamo trarre enormi vantaggi per migliorare. Il miglioramento è a portata di mano di ognuno di noi, però a volte stentiamo a raggiungerlo, lo evitiamo per la paura che non ci fa osare ad andare verso il nuovo.

Abbiamo bisogno di quel Dio misericordioso perché ci sono interessi per i quali alcuni capi di stato non si fanno scrupoli, alimentando così odi che scatenano conflitti. Il tutto sotto lo sguardo indifferente di molti di noi". I detenuti sono tornati anche a ribadire il loro personale ringraziamento per l’appoggio che monsignor Mazzocato e tutta la diocesi danno alla casa circondariale di Santa Bona, sia attraverso la ridipintura delle celle, sia con un’attenzione sempre costante per i problemi dei carcerati. La collaborazione tra la Diocesi e le istituzioni che sovrintendono al carcere è sempre fattiva, ed ha portato nei mesi scorsi anche all’inaugurazione di un prefabbricato per gli incontri tra le famiglie e i detenuti, che ora avvengono in riservatezza e con maggiore dignità.

 

Centocinquanta detenuti rispetto ai 250 dello scorso anno

 

Centocinquanta detenuti rispetto ai 250 dello scorso anno. Questi sono i numeri del carcere di Santa Bona. E poco è cambiato dopo l’indulto che ai primi dello scorso agosto ha svuotato molte celle. Perché la disponibilità di posti è stata subito saturata anche se, solo in minima parte, dai nuovi arresti. "Abbiamo avuto 42 trasferimenti da altri istituti penali - ha detto il direttore Francesco Massimo - e i posti che si erano liberati sono stati immediatamente riempiti. Ora abbiamo 150 detenuti. Però già questi sono troppi per quanto questa struttura può ospitare".

E la situazione potrebbe peggiorare già da Pasqua o in estate: "I benefici dell’indulto per questo carcere saranno annullati già dalla primavera. Queste sono le previsioni. Torneremo ai numeri dello scorso luglio secondo le nostre stime". Solo che, numeri alla mano, i nuovi ingressi non sono ex detenuti usciti con l’indulto e subito riarrestati: "Solo 6 persone sono state ricondotte qui, un numero bassissimo. Sinceramente pensavamo peggio, invece ci siamo dovuti ricredere".

Gli attuali detenuti, come conferma il comandante della Polizia Penitenziaria Giovanni Ministeri, sono in maggior parte di "nuova criminalità" ed extracomunitari: "Il 60% dei nostri ospiti sono stranieri, in maggioranza magrebini, rumeni, albanesi. Tutti con reati contro il patrimonio, alcuni clandestini che poi saranno espulsi". In complesso, nel 2006, il numero degli ingressi al carcere è notevolmente diminuito: "In totale sono stati 413 - dichiara l’ispettore capo Mauro Scipioni, coordinatore dell’ufficio matricole - rispetto ai 517 del 2005 e ai 560 del 2004.

Quando la senatrice Rubinato ha detto che l’aumento della criminalità non è legato all’indulto, aveva ragione, e i numeri lo dimostrano. Noi che lavoriamo qui sappiamo meglio di tutti, anche di polizia e carabinieri, chi entra e per quali reati. Proprio per questo possiamo dire che solo 6 persone sono tornate in carcere dopo essere uscite grazie all’indulto, e che se la struttura è di nuovo in esubero non è certo per una criminalità ‘di ritornò".

In queste settimane, l’ispettore Scipioni ed altri colleghi della Polizia penitenziaria stanno facendo lezione nelle scuole, ascoltando gli studenti delle superiori che sempre più spesso si dichiarano favorevoli alla pena di morte: "Dobbiamo spiegare loro il valore della rieducazione perché a volte si sentono discorsi veramente al limite e da ragazzi giovani". Per risolvere i guai del carcere, comunque, l’ispettore Scipioni ha una ricetta: "La legge Bossi Fini va cambiata. Non è possibile che un detenuto sconti la pena e dopo, una volta rimesso in libertà, si ritrovi clandestino in mezzo a una strada".

Londra: Cpt sotto accusa per le condizioni di detenzione

 

Peace Reporter, 27 dicembre 2006

 

Un altro centro di permanenza temporanea britannico è finito sotto accusa. Questa volta si tratta di "Harmondsworth", vicino a Heathrow, centro nato nel 2001 e gestito da un’azienda privata, la "Uk Deyention Service". Anne Owers, capo ispettore delle prigioni, ha nuovamente portato alla luce i metodi poco "ortodossi", adottati dai dipendenti, nei confronti degli immigrati in attesa di asilo politico. La Owers ha descritto una situazione interna simile più a un carcere di massima sicurezza che ad un centro di accoglienza. Il rapporto rivela dati preoccupanti: il 44 percento degli immigrati è vittima di abusi e il 60 percento dichiara di non sentirsi al "sicuro e tutelato".

Ogni anno passano per Harmondsworth almeno duemila clandestini in attesa di riconoscimento. Puntualmente nelle descrizioni dei trattamenti ricevuti ricorrono le stesse parole: intimidazioni, aggressività, poca disponibilità, maleducazione.

In particolare con le persone che non conoscono l’inglese. Il capo ispettore ha dichiarato che i clandestini vengono controllati con eccessiva attenzione, come si trattasse di criminali: tutti i loro movimenti sono monitorati, è negato il possesso di contenitori di qualsiasi tipo e cavi per apparecchiature audio. Il dato più sconcertante emerso è la punizione cui vanno incontro i detenuti il cui comportamento non è giudicato corretto: vengono confinati in stanze d’isolamento dopo essere stati denudati. La pratica è stata utilizzata ben 129 volte durante i primi sei mesi del 2006.

La Owers ha giudicato questi comportamenti assolutamente inaccettabili in un posto dove il principio fondamentale dovrebbe essere quello di un’accoglienza sicura, umana all’interno di un clima disteso. Il rapporto ritrae una delle situazioni più squallide e sconcertanti che l’ispettore abbia mai osservato in un Centro di accoglienza in Gran Bretagna. Il problema secondo la Owers risiede nella gestione, non tanto nel lavoro dei singoli dipendenti che, nonostante lo scarso supporto, tentano comunque di svolgere un buon lavoro.

Purtroppo non è la prima volta che Harmondsworth fa parlare di sé. Dalla sua nascita ha accumulato una serie di episodi allarmanti. Un clandestino turco, rinchiuso in una cella d’isolamento, è stato selvaggiamente picchiato. Una donna nigeriana, rifiutatasi di salire sull’aereo che l’avrebbe rimpatriata, è stata violentemente colpita al volto. Sono due dei tanti abusi che hanno portato nel luglio 2004 alla violenta rivolta di un’ottantina di immigrati. Scoppiata in seguito al suicidio di un clandestino che non aveva ricevuto il permesso di soggiorno, fu solo il pretesto per manifestare un disagio sentito da tempo.

Già nel 2005, la Owers aveva evidenziato lo stato in cui versavano altri centri come Yarl’s Wood, dove comunque, il problema era lo stesso: cattiva gestione e sensazione diffusa di insicurezza tra i detenuti. Un altro centro, quello di Oaxington, vicino Cambridge, era emerso da un rapporto ufficiale che lo descriveva come un luogo dove imperava una "sottocultura della malvagità" fatta di abusi e atti di razzismo. Oaxington era considerato uno dei centri più rinomati. La Owers aveva più volte denunciato il rischio che al suo interno una tragedia fosse imminente. Tale denuncia viene riproposta oggi in forma identica. Il ministro dell’Immigrazione, Liam Byrne, ha assicurato che intraprenderà un’azione nei confronti di tale situazione. Secondo le sue parole "la detenzione è una parte essenziale della questione sull’immigrazione e deve essere accompagnata da umanità e dignità". Sono in molti a sperare che un nuovo rapporto non contraddica le sue parole.

 

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