Rassegna stampa 18 agosto

 

Torino: cronaca di un giorno in carcere al tempo dell’indulto

 

La Stampa, 18 agosto 2006

 

Non è il primo cancello automatico. Nemmeno il secondo. È la porta blindata dell’Ufficio Matricola a confermarti che non sei più quello al quale non succederà mai: sei un detenuto. Entri in camera di sicurezza e aspetti.

Quando incomincia la trafila sei un arrestato davvero. È duro eppure utile, in questo agosto di scarcerazioni e polemiche, fare il tragitto inverso, da fuori a dentro, la trafila appunto. Nuovi giunti, l’incontro con il mondo di corridoi, porte blindate, sbarre. Ora tocca a me. Dati anagrafici, domande e risposte. Poi ufficio ispezione. Vuoti le tasche, posi tutto, anche l’orologio a meno che non abbia la cassa trasparente, via il braccialetto, anche la fede nuziale se non è liscia, se ha un brillante, anche gli occhiali da sole e se sono da vista farai domanda per riaverli.

E quando hai posato tutto ti infili fra muri di piastrelle, ti spogli nudo e fai flessioni sulle gambe, potresti nascondere qualcosa dove non dovresti. Ti rimetti gli abiti e ti aspetta il medico: malattie dei parenti, poi le tue. Il medico è gentile, non fa routine, fa quello che farebbe per un nuovo paziente della mutua fuori di qui.

 

Nuovo giunto

 

È prassi, è regolamento. Esci dall’ambulatorio e di nuovo d’istinto domandi: "Che mi fanno adesso?". Consulenza della psicologa. Con il medico valuta il rischio di autolesionismo o pericolosità per altri, fino al confine con il suicidio. Di nuovo: e adesso? Adesso ti portiamo ai "Nuovi giunti". Adesso sì, adesso conosci il ventre della prigione. Nel ventre della prigione. "Quando voi stendete le vostre mani, distolgo da voi i miei occhi, anche se voi moltiplicate le preghiere io non le ascolto. Le vostre mani sono piene di sangue: lavatevi, purificatevi". Non è pazzo questo detenuto, anche se in osservazione allo "psichiatrico". Cita Isaia, "Rimproveri e castighi", dai Profeti. Qui il problema non è più il sangue: è tolleranza, convivenza, speranza.

Celle asettiche e ordinate, con qualcosa di personale che le rende casa. Nel cuore dell’indulto. Certo, fuori è la scommessa su quanti torneranno a delinquere. Ma in questa prateria di cemento dove mi hanno appena portato sono equilibri, sofferenze e speranze, routine e rapporti difficili, convivenze forzate e slanci. Si è scesi da 1355 ospiti a 895 e puoi sperare di più, qualcosa in più in quelli rimasti, che non invidiano chi ha varcato le cancellate, gli hanno dato anzi una pacca sulla spalla: "Non tornare".

Non ti devi spaventare né intenerire, qui. Stai guardingo, rispettoso e pretendi rispetto. Sergio - blocco A - ha 60 anni, una quarantina di detenzioni a rate, una tuta verde e viola, leggera. "Diventa cinico - dice - mettiti una corazza". Ma sotto la corazza c’è un’intelligenza vigile: "Quando sei qui sei diverso da fuori. Mio fratello veniva a trovarmi spesso. Ho detto: è routine, non abbiamo niente da dirci. Vai in vacanza in Sardegna". Non ci credo che spacchi così i rapporti. Sorride dietro gli occhiali: "Ho due figlie. Una ha troncato. L’altra - piccola al primo arresto - è rimasta in contatto. Ha detto: ok, quando esci ti aspettiamo".

Fiorenzo ha 42 anni, reati per droga, gentile con il nuovo arrivato: "Qui è un’altra cosa. Non ci sei se i tuoi hanno bisogno". Si patisce la gelosia? "Non puoi permettertelo. Se no diventi pazzo. Dì alla tua donna di non venire mai a trovarti, soffri di più. Io le ho detto: fatti una vita tua. È venuta comunque, straordinaria".

Il mondo di fuori cambia colore in questo quadro immobile o quasi che sono i bracci. Noel, anche lui blocco A, ha 40 anni e viene dalle Filippine. La mattina presto va in cucina a fare il cuoco, assunto da una cooperativa. Per quanto ne hai? "Nove anni". Perché? Guarda in viso: "Omicidio". Catturato a Parigi, famiglia ancora là, ma scatterà l’espulsione. E reincontrarsi?

 

Facciate

 

Sono pacati tutti. Sergio parla come fosse un sociologo anziché un recluso: "Il sovraffollamento è un problema, ma non per la quantità in sé, quella l’hai vista ai nuovi giunti, è un problema per organizzare la convivenza, come gestirci, vero ispettore?".

L’ispettore superiore Giuseppe Sunseri, seduto accanto a noi, con sul volto l’autorevolezza del ruolo, riporta il discorso sulla professionalità: "La tensione fra detenuti e polizia, fra detenuti stessi è figlia di piccole cose, uno sguardo frainteso, uno sgarbo involontario. Devi gestire vite ognuna con la sua esigenza, i suoi punti fragili. Non metti a vivere insieme due persone a casaccio".

Il corpo della polizia penitenziaria ha fatto passi avanti enormi: "Non c’è più la sola logica del contenimento, anche se le sbarre restano", dice l’ispettore superiore Umberto Mottola, in servizio da 23 anni e ora al Progetto Arcobaleno, diretto dalla criminologa Marisa Brigantini. Questo, dedicato ai tossicodipendenti determinati a seguire un cammino, è mondo a sé, tanto che Antoine, 54 anni, viso allegro e franco, ammette: "Se ti mettevano con me in uno dei blocchi non sarei stato sincero come adesso. La prima cosa che ho imparato qui, a fatica, è proprio ad avere relazioni personali non finte. Là dimostri chi sei, là non ti apri, piuttosto ti proponi. Una facciata. Come fuori di qui".

Antonella ha 40 anni, Enrico 47. Parlano di quelli che hanno visto uscire: "Provi gioia per loro, ma anche preoccupazione: come fanno? Dovevano organizzare una sopravvivenza, non tutti sanno che fare". È più facile che trovi una sistemazione l’incallito piuttosto che lo sbandato: "E tornare è sconfitta".

E se Antonella si racconta felice nel vedere sette compagne che se ne vanno per l’indulto, ammette la "solitudine", la confidenza del mattino o della sera che non c’è più. Ma "devono farcela". Non si racconta qui un’isola felice, ma un crescere di speranze sì e, qui ad Arcobaleno, tanta fiducia in se stessi. Alle Vallette si respira quiete. Il direttore Pietro Buffa e il vice Giorgio Leggieri non si fanno illusioni, ma sono determinati: "Il carcere è un transito, si lavora sulle persone, sul futuro, sul reinserimento. Il personale è cresciuto culturalmente. Tra lavoranti interni e cooperative che assumono in proprio da qui escono ebanisti, falegnami, floricoltori, cuochi". E non si mangia male. Noel è orgoglioso. Si alza alle sei meno un quarto e con altri 21 va a cucinare. Noel, abbi pazienza, il resto è buono, ma la verdura cotta fa schifo. "Quella anche a casa tua", taglia corto un agente.

 

La tua ragazza

 

Pasta, riso, pollo. Poi un po’ di carte, un po’ di tivù. Una visita medica per un malore. Il medico di guardia, Umberto Quaranta: "Non vedo detenuti, ma pazienti, come fuori". Alle dieci si dorme. Qualcuno ha sonno. Qualcuno pensa a casa. Come va con il sesso? Sergio risponde tagliando l’imbarazzo degli altri: "Tante cose si fanno da soli, con il corpo o con la mente". Ci sono i colloqui. "Fuori è pieno di leggende metropolitane. Se viene la tua ragazza e la accarezzi e non dai fastidio, gli agenti dietro al vetro chiudono due occhi e noi pure. Ma in sala colloqui vengono anche i bambini e prima che gli agenti battano sul vetro, se esageri ti do un ceffone io. Anche se ce la mamma novantenne di qualcuno che poveretta si scandalizza". Ma è tardi, è sonno. Certo, dicono, fuori misurano quelli usciti e hanno paura. Ma qui è quiete: "Amico, ci vieni troppo poco. Le Vallette oggi sono irreali. Per andare alla biblioteca trovavi un viavai di nuovi giunti come te, gente ai colloqui, gente dagli avvocati, dai giudici". Una chitarra suonata con tre dita. Un plettro è un gran regalo. Un "a domani". È ora di uscire. "Alla prossima". Tié. Non qui. "Sei fortunato". Ciao. Buona fortuna a te.

Indulto: Rovigo; esce dal carcere ma non ha casa, tenta il suicidio

 

Il Gazzettino, 18 agosto 2006

 

Si chiama Anselmo De Martin Pinter e alle spalle ha una lunga storia complicata da vicende giudiziarie. È uno dei detenuti che hanno beneficiato dell’indulto ed è uscito dal carcere romano di Regina Coeli solo lunedì. Per giungere da Roma a Rovigo, dove ha mantenuto la residenza, ha impiegato tre giorni, salendo e scendendo dai treni senza biglietto e ieri ha tentato il suicidio scegliendo per l’ultimo suo gesto un treno merci.

Gli agenti lo hanno fermato in tempo, ma non è che l’ultimo di una serie di tentativi. Circa 60 anni, cardiopatico, un curriculum funestato da alti e bassi giudiziari, Pinter salì alla ribalta un paio di anni fa quando mise in internet la sua disponibilità a vendere un rene per 5mila euro. Il segnale di un disagio psicologico ed economico dove sono frequenti gli episodi in cui ha minacciato di togliersi definitivamente di torno ingerendo acido, senza contare un principio di incendio nell’appartamento che occupava anni fa in via Sichirollo.

"Sono malato e non posso lavorare - accusa - ma non posso nemmeno andare avanti così elemosinando dai servizi sociali qualche manciata di euro per fare la spesa. Ho una mia dignità e se non mi aiutano finirò per farla finita una volta per tutte".

Dal 2003, quando è arrivato a Rovigo da Bolzano ha avuto solo lavori saltuari, tutti finiti in malo modo. "Chiedo un alloggio dove poter stare tranquillo e rimettermi alla ricerca di un lavoro - spiega - Ero stato anche dal sindaco Avezzù, ma non ho avuto risposte. Meglio di me stanno gli extracomunitari che ricevono anche l’assegno del comune e possono accedere alle graduatorie per la casa". All’ufficio servizi sociali del Comune lo conoscono bene, ma sono riusciti ugualmente a trovargli una sistemazione in una comunità alloggio a Prato. "È un caso particolare" commentano. Uno dei tanti che l’indulto, misura necessaria ad alleggerire le carceri, ha lasciato per la strada.

Indulto: Lombardia; le carceri sono ancora affollate oltre i limiti

 

Il Giorno, 18 agosto 2006

 

Le carceri lombarde si sono svuotate sensibilmente grazie all’indulto ma il numero dei detenuti resta ancora al di sopra di quello che dovrebbe essere il limite ‘regolamentare’ considerata la capienza delle strutture.

È quanto emerge dalla lettura dei dati forniti dal Provveditorato regionale per l’amministrazione degli istituti di pena della Lombardia. Il numero regolamentare del totale dei detenuti che dovrebbero essere ospitati nelle carceri prese in considerazione è di 5.643 ma, al 17 agosto, dietro le sbarre ci sono ancora 5.778 persone, nonostante l’indulto.

Gli istituti penitenziari analizzati sono quelli di Bergamo, Bollate, Brescia, Busto Arsizio, Castiglione delle Stiviere, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano San Vittore, Monza, MilanoOpera, Pavia, Sondrio, Varese, Vigevano e Voghera.

Emblematico il caso del più affollato istituto di pena milanese, San Vittore. Al 17 agosto, a fronte di un dato della capienza regolamentare di 1015 persone, i presenti sono di più, 1199, anche se al di sotto della soglia di tollerabilità individuata in 1.302 unità. Il 31 luglio, giorno antecedente all’entrata in vigore della legge sull’indulto, a San Vittore c’erano 1.470 ospiti.

Al di sopra della capienza regolamentare sono anche gli istituti di Bergamo, Brescia Canton Mombello e Brescia Verziano, Busto Arsizio, Castiglione delle Stiviere, Monza, Opera, Pavia, Varese, Vigevano, Voghera. Cioè, la maggior parte delle carceri in Lombardia.

Sopra la soglia di tollerabilità tuttavia c’è solo il carcere di Castiglione delle Stiviere con 238 presenti contro i 223 tollerati. “Questi dati vanno valutati positivamente - commenta Luigi Pagano, direttore del Provveditorato - l’indulto ci permette di rilanciare il trattamento globale del carcerato e la funzione primaria del carcere, cioè consentire di ricominciare”.

Ma, alla domanda se in un Paese ‘normale’ bisognerebbe comunque cercare di far scendere il numero dei carcerati al di sotto della soglia regolamentare, evitando per esempio che duo o più individui condividano una stessa cella, Pagano non ha dubbi: “Certo, dovrebbe essere così. Una strada potrebbe essere quella di incentivare le misure alternative al carcere”.

Indulto: il giudice Roia; e adesso migliaia di processi a vuoto

 

Il Giornale, 18 agosto 2006

 

L’immagine è semplice ma efficace: "Per anni la giustizia girerà a vuoto". Fabio Roia, magistrato al tribunale di Milano e componente del Csm fresco di nomina, non ha dubbi: "È facile prevedere quel che accadrà. I Pm faranno le loro indagini, i giudici emetteranno le loro sentenze, i ladri, i rapinatori, i truffatori ascolteranno rispettosamente i verdetti e poi torneranno tranquillamente a casa a fare gli affari loro".

 

Dottor Roia, è così pessimista?

"No. Mi limito a trarre le conseguenze di quel che è accaduto. Uno sconto garantito di tre anni per la stragrande maggioranza dei reati, purché commessi entro il 2 maggio 2006".

 

Dunque l’indulto non si limiterà a sfoltire la carceri com’è avvenuto in queste settimane?

"L’uscita di sedicimila o diciassettemila detenuti è solo il primo atto del provvedimento di clemenza. Seguirà la stagione dei mancati ingressi in cella. O, se preferisce un linguaggio più diretto, quella delle pene virtuali".

 

Addirittura?

"Faccio un esempio. Un rapinatore armato di siringa ha svuotato la cassa di una farmacia. Il fatto è avvenuto il 30 aprile scorso. Bene, ci sarà l’indagine, poi il dibattimento. A quel punto l’avvocato difensore sceglierà la strada del rito abbreviato che garantisce all’imputato lo sconto di un terzo sulla pena base. Al bonus si sommerà l’indulto. Io credo che quel tizio non farà nemmeno un giorno di cella".

 

Quante persone si troveranno in questa situazione?

"Non voglio azzardare numeri, ma certo parliamo di tutta la piccola e media criminalità: rapine, furti, scippi, truffe. Le bancarotte, anche da decine di milioni di euro. E poi tutti gli omicidi colposi, insomma le morti sul luogo di lavoro. E i maltrattamenti in famiglia: molte associazioni stanno già lanciando l’allarme".

 

Il Parlamento voleva decongestionare le carceri.

"Nell’immediato ci è riuscito. Ma qui, con lo sconto dilatato a 3 anni, mettiamo un’ipoteca sul nostro futuro. Vede, l’indulto ha senso per i reati meno gravi. Oppure per i reati gravi, ma quando la pericolosità sociale è già stata attenuata, se non eliminata da anni e anni di carcere. Ma qui la valutazione della pericolosità sarà postuma".

 

Postuma?

"Si capirà lo spessore criminale di molti individui solo quando torneranno a riempire le pagine di cronaca nera dei giornali. Con un problema in più".

 

Quale?

"L’indulto non è accompagnato dall’amnistia. Questo significa che i magistrati dovranno continuare a lavorare come prima. Un errore. Sarebbe stato bene introdurre un meccanismo per fermare i processi destinati a chiudersi con sentenze virtuali. Lasciando naturalmente intatto il sistema dei risarcimenti, ma risparmiando energie e risorse che invece serviranno a poco o nulla".

 

Allora, ha ragione Roberto Castelli quando paragona l’indulto ad una bomba a orologeria?

"In linea teorica si potrà evitare il carcere partendo addirittura da una pena base di nove anni. Un terzo di sconto con il rito abbreviato, poi il bonus e infine, quando la pena residua è sotto il tetto dei tre anni, l’affidamento in prova. Castelli però è stato ministro della Giustizia: cosa ha fatto per ridurre il sovraffollamento dietro le sbarre?".

 

Cosa accadrà in futuro?

"Senza una politica seria fra due o tre anni saremo al punto di partenza. Dobbiamo immaginare una serie di sanzioni alternative al carcere".

 

Per esempio?

"Gli arresti domiciliari. I lavori di pubblica utilità. E per gli extracomunitari, non solo clandestini, le espulsioni. L’espulsione può essere preferibile per lo Stato, purché il condannato non abbia la famiglia in Italia. Non dimentichiamo che un reato su quattro è opera di stranieri".

 

Veramente a sinistra contestano anche i centri di permanenza temporanea per gli irregolari. Come uscire dal libro dei sogni?

"La giustizia serve il bene comune, non gli interessi di alcuni. Io spero che in Parlamento si costruisca un’intesa bipartisan per realizzare alcune riforme. È lo stesso spirito che ha animato nelle primissime riunioni il nuovo Csm, senza barriere politiche o corporative. Mi auguro che si prosegua in questa direzione".

Giustizia: Uno Bianca; no della Procura di Bologna su grazia a Savi

 

Corriere della Sera, 18 agosto 2006

 

Semaforo rosso alla richiesta di grazia presentata da Roberto Savi, il capo dei killer della Uno Bianca. La Procura generale di Bologna ha dato parere negativo alla richiesta presentata da uno dei tra fratelli condannati all’ergastolo per aver seminato terrore e morte in Emilia Romagna. La banda, composta quasi completamente da poliziotti, tra l’87 e il ‘94 si lasciò dietro 24 morti e oltre cento feriti tra Bologna, la Romagna e le Marche, rapinando banche, uffici postali e supermercati, sparando a testimoni o a chi, come unica "colpa", era nomade o extracomunitario.

Lo scontato parere negativo è firmato dal Pg Vito Zincani, che aveva già detto che a suo parere il gesto di Savi era dettato dalla disperazione. Zincani ha trasmesso la sua decisione al Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Per completare l’istruttoria sulla domanda ora mancano i pareri del giudice di sorveglianza e quello del carcere dove l’ex poliziotto è detenuto, quello di Opera a Milano.

Viterbo: ancora polemiche sul "reality show" di Costanzo

 

Viterbo News, 18 agosto 2006

 

Manca esattamente un mese e mezzo alla partenza del reality show (di Maurizio Costanzo) che dovrebbe essere ambientato nel carcere viterbese di Mammagialla - Nel frattempo intorno al programma in queste settimane sono cresciute le voci critiche e perplesse (vedi garante della privacy e la stessa conferenza dei vescovi) -.

Mancano prese di posizione delle istituzioni locali ed il silenzio al riguardo si è fatto assordante, anche relativamente ai responsabili del penitenziario cittadino - È davvero così difficile evitare che qualcuno possa posizionare una telecamera per sedici ore di continuo ogni giorno in una cella?

Oramai non manca più tanto : ancora un mese e mezzo ( data di partenza prevista il 3 ottobre) e poi "Altrove", reality show ambientato al Mammagialla che Maurizio Costanzo "volle fortissimamente volle", dovrebbe prendere il via.

A meno che qualcuno nel frattempo, generosamente, dimostrando buon gusto e sensibilità per le umane sorti di telespettatori e detenuti, non decida di fare in modo che una pessima idea non prenda forma e corpo e finisca nell’archivio dei progetti mai realizzati. Tanto più che in queste settimane non sono mancate le voci critiche e perplesse nei confronti dell’iniziativa: non hanno nascosto la loro contrarietà senatori della repubblica, garanti della privacy, movimenti politici, religiosi, e persino la conferenza dei vescovi che ha stigmatizzato il carattere diseducativo dei reality.

Sono mancate solo posizioni ufficiali da parte delle istituzioni cittadine e regionali che hanno scelto la linea del silenzio e che sembrano intenzionate a proseguire per la strada intrapresa. Così come i responsabili del carcere di Mammagialla da cui non sono venuti commenti, seppur laconici.

La situazione è paradossale, perché molto di recente tutte le forze politiche hanno, seppur tra le polemiche, trovato un accordo sull’indulto che, a loro dire almeno, veniva incontro alle esigenze dei detenuti : ora non sembrano preoccupati che la dignità degli stessi possa essere colpita dalla Tv del dolore fatta di telecamere protagoniste 16 ore al giorno in una cella e di privacy impietosamente violate. Perché il detenuto merita rispetto (va difeso, anche il suo assenso a simili "spettacolarizzazioni" della sua vita quotidiana va reso consapevole, non basta di per sé...) in certe circostanze ed in altre no non è dato sapere, soprattutto se ci sono in gioco questioni di share. Importanti, fondamentali, per l’Italietta immortale e trasversale che non rispetta nessuno, neanche se stessa.

Velletri: il Garante denuncia, pochi autobus per il carcere

 

Il Messaggero, 18 agosto 2006

 

Raccogliendo diverse segnalazioni e lamentele all’interno di tre penitenziari del Lazio, tra cui quello di Velletri, costruito, come gli altri due - rispettivamente Viterbo e Civitavecchia - lontano dal centro urbano, il garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, denuncia come i collegamenti pubblici tra la città e l’istituto di pena siano "pochi e scarsamente funzionanti".

Le indicazioni sono state avanzate, oltre che da detenuti e loro parenti, anche da coloro che nelle carceri prestano lavoro, tra cui anche gli agenti di custodia, e hanno consentito all’ufficio del garante di tracciare una sorta di "mappa del disagio". Un disagio che è stato definito "enorme" non solo per la polizia penitenziaria, ma soprattutto per i parenti dei detenuti che spesso sono costretti a servirsi del servizio prestato dai tassisti pagando prezzi altissimi. La casa circondariale veliterna è in contrada Lazzaria, sulla strada provinciale Campoleone-Cisterna, a dieci chilometri da Velletri, ma soprattutto non servita da una trasporto pubblico adeguato.

Al riguardo, il garante regionale del Lazio dei diritti dei detenuti ha preannunciato l’invio di una lettera ai sindaci dei tre Comuni interessati, quindi anche a quello di Velletri, per esortarli a collaborare al fine di risolvere il problema ed eliminare, quindi, il disagio, per la verità posto in evidenza ormai da diversi anni.

"In carcere - afferma il garante, Marroni - si sta male, non solo perché si è in tanti. Ma anche per questo tipo di problematiche. Le difficoltà dei collegamenti ricadono sui parenti dei reclusi, sui secondini e su coloro che svolgono attività di volontariato all’interno degli istituti. Insomma, anche un bus che passa in ritardo o a orari impossibili potrebbe influire sul processo dei reinserimento sociale dei detenuti".

Salerno: i detenuti assegnati a lavori di pubblica utilità

 

www.salernonotizie.it, 18 agosto 2006

 

Rispondendo ad una richiesta del Presidente del Tribunale di Salerno, il Comune di Mercato S. Severino ha inteso avvalersi dell’opportunità offerta dall’art. 54 del Decreto Legislativo n. 274 del 28 agosto 2000 e dell’art. 2 del Decreto Ministeriale del 26 marzo 2001 in base ai quali i detenuti condannati a svolgere attività non retribuita a favore della collettività possono essere impegnati nei Comuni che si dichiarano disponibili ad accoglierli previa la stipula di una apposita Convenzione.

Con l’assistenza del Vicesegretario avv. Gennaro Izzo, è stata firmata lo scorso 9 agosto la Convenzione tra il Comune di Mercato S. Severino, rappresentato dal Vicesindaco Giovanni Romano, e il Ministero di Grazia e Giustizia rappresentato dal Presidente della sezione feriale del Tribunale di Salerno, dr. Francesco Giulio Frega, per l’impiego di detenuti condannati al lavoro di pubblica utilità.

"Abbiamo avviato l’iter - precisa il Sindaco Rocco D’Auria - dando mandato al nostro Vicesegretario e Responsabile dell’Area Legale, avv. Gennaro Izzo, di espletare tutte le procedure necessarie per arrivare alla stipula della Convenzione perché siamo convinti che l’iniziativa ha un rilevante significato dal punto di vista sociale e umano e rappresenti uno strumento concreto per aiutare il corretto ed efficace reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale nel quale dovranno ritornare una volta scontata la pena".

"I detenuti condannati ad espletare lavoro di pubblica utilità - precisa il Vicesindaco Giovanni Romano - non percepiranno alcun compenso per l’attività che svolgeranno. L’unico onere a carico del Comune riguarda l’attività di coordinamento delle loro attività e le prestazioni assicurative antinfortunistiche".

A norma di legge i detenuti condannati al lavoro di pubblica utilità non potranno svolgere lavoro per più di sei ore settimanali in settori stabiliti dalla legge che vanno dall’assistenza sociale a favore di fasce sociali deboli e a rischio, agli interventi di protezione civile, di salvaguardia ambientale, di recupero del patrimonio storico e artistico e alle manutenzioni del patrimonio pubblico. Inoltre possono essere impiegati anche in prestazioni di lavoro pertinenti la loro specifica professionalità.

"Abbiamo chiesto di impiegare 10 detenuti - conclude Giovanni Romano - in modo da dare continuità ai progetti lavorativi per i quali intendiamo coinvolgere i detenuti che ci assegneranno. Siamo convinti che l’iniziativa, che si avvierà dal mese di ottobre, costituirà un utile occasione per la crescita della sensibilità della nostra Comunità verso persone svantaggiate che hanno diritto ad un’occasione di reinserimento sociale e di recupero. Siamo certi che le strutture dell’Ente cui i detenuti saranno affidati per il coordinamento delle loro attività sapranno sfruttare al meglio l’occasione per migliorare il livello delle prestazioni già offerte ai soggetti in stato di disagio".

Indulto: e così niente carcere per gli scandali finanziari...

 

La Repubblica, 18 agosto 2006

 

L’indulto? Un affare d’oro, per chi di affari se ne intende. Finanzieri, banchieri, immobiliaristi. Indagati alcuni, imputati altri, per tutte le possibili combinazioni di reati economico-finanziari. Per semplicità: i "furbetti del quartierino". Fazio, Fiorani, Consorte, Ricucci. Ma anche Tanzi, Geronzi, Cragnotti. Per loro i tre anni di sconto di pena previsti dall’indulto hanno il sapore della certezza della libertà.

Fatti due conti, la nuova legge aiuterà tutti loro, in caso di eventuale condanna, a fare pochi o nessun giorno di carcere perché l’indulto - che copre tutti i reati commessi entro il 2 maggio scorso - "abbuona" di fatto sei, e non tre, anni di carcere, grazie alla possibilità di accedere prima del tempo all’affidamento ai servizi sociali e, in generale, alle misure alternative. Basta sfogliare il Codice penale per rendersi conto che le eventuali condanne più alte - che potrebbero aggirarsi sui dieci anni - saranno comunque ridotte sensibilmente. Considerando quanti chiederanno il giudizio abbreviato (con lo sconto di un terzo della pena) e che alcuni di loro hanno problemi di salute e di età, il gioco è fatto. Da ultimo, non va dimenticato che molte di queste indagini arriveranno a processo per il rotto della cuffia, grazie alla legge ex Cirielli, che riduce i tempi di prescrizione.

Eccessivo parlare di colpo di spugna, obiettano gli avvocati. Ma che gli effetti della nuova legge servano anche ai protagonisti di tutti gli ultimi scandali bancari è indubbio. In caso di condanna la mano al portafogli, per risarcire le parti civili, dovranno mettercela comunque, perché l’indulto su questo non ha effetti. Ma i tempi saranno lunghi e le vittime dovranno pazientare anni. Così, resteranno in piedi anche le pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici.

Gli esempi si sprecano, solo fermandosi ai nomi che hanno riempito le cronache giudiziarie recenti. L’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio è indagato a Milano per aggiotaggio (pena massima sei anni) e a Roma per abuso d’ufficio (da sei mesi a tre anni). Indagini ancora aperte e collegate, perché l’inchiesta è sempre quella sulla fallita scalata di Bpi all’Antonveneta. Se Fazio dovesse essere processato e condannato al massimo della pena, grazie all’indulto la vedrebbe ridotta a metà. Per i suoi legali sarebbe facile ottenere l’affidamento ai servizi sociali.

Per Calisto Tanzi il discorso è di poco diverso. L’ex patron della Parmalat, per motivi di salute e di età, difficilmente finirebbe in carcere, nonostante le accuse pesantissime. Ma l’indulto potrebbe fargli "saltare" o ridurre anche gli arresti domiciliari. Non ha problemi di età, invece, Gianpiero Fiorani, l’ad disarcionato della Bpi. L’inchiesta milanese è vicina alla chiusura: Fiorani è iscritto nel registro degli indagati per associazione a delinquere, aggiotaggio e riciclaggio. Anche per lui un calcolo, per quanto approssimativo, dovrebbe tenere conto di sei mesi di custodia preventiva (tra carcere e domiciliari) già scontati, dei tre anni dell’indulto e dei tre in cui utilizzare il "bonus" delle misure alternative. Questo vuol dire che anche a Fiorani (come al suo braccio destro Gianfranco Boni) rimarrebbe poco o nulla da scontare in carcere, almeno per quanto riguarda quel filone (perché, ovviamente, l’indulto si applica una volta sola, e non per ogni condanna).

Forse, alla fine, chi rischia di più è Sergio Cragnotti, ex patron della Cirio. Lo scandalo dei bond argentini ha coinvolto migliaia di risparmiatori e fatto da apripista tra le indagini economico-finanziarie degli ultimi anni. Per il finanziere si è già aperta l’udienza preliminare per il crac Cirio, a Roma: la bancarotta fraudolenta - che è solo uno dei reati contestati - prevede condanne fino a dieci anni. Ma anche per lui, lo sconto dei tre anni per l’indulto, una volta arrivati in appello, potrebbe automaticamente far scendere la sua pena fino ai fatidici tre anni. Oltre i quali resta solo l’affidamento ai servizi sociali. Che di fatto vuol dire la libertà.

Giustizia: baby gang?, il nome giusto è "adolescenti delinquenti"

 

Giornale di Vicenza, 18 agosto 2006

 

Non baby gang ma gruppi di adolescenti delinquenti: urge una riforma del codice minorile che non preveda il carcere ma lavori obbligati: lo afferma Antonio Marziale, sociologo presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, intervenendo su un fatto di cronaca avvenuto a Padova, dove alcuni minorenni hanno aggredito un adolescente che non avrebbe prestato al capobanda i 60 centesimi che gli mancavano per acquistare un pacchetto di sigarette.

"Nell’era del dominio sociale delle comunicazioni di massa", afferma Marziale, "continuare a definire baby gang gruppi di adolescenti delinquenti significa non agevolare la comprensione del fenomeno e contribuire a prorogare i tempi di una riforma del codice penale minorile che dovrebbe godere di ampia priorità nell’agenda politica del Paese". Marziale chiede di "finirla con il regime di impunibilità o con pene detentive paragonabili a soggiorni di lusso in località vacanziere. Se l’obiettivo della pena è recuperare socialmente siffatti soggetti deviati allora bisogna ragionare in termini di correzione attraverso espiazioni e degne di tale qualifica".

Per Marziale è "auspicabile che il Guardasigilli intraprenda un percorso riformatore che, piuttosto del carcere, contempli i lavori obbligati e responsabilizzi i genitori alla sorveglianza dei figli".

Spoleto: queste le misure adottate "per l’emergenza indulto"

 

Spoleto on-line, 18 agosto 2006

 

L’applicazione del provvedimento di indulto recentemente approvato dal parlamento ha coinvolto, vista la tipologia dell’istituto penitenziario spoletino (Casa di Reclusione), un esiguo numero di detenuti, per la maggior parte rientrati nel proprio comune di residenza o paese di origine.

"Il Comune di Spoleto" spiega l’assessore alle Politiche Sociali Manuela Albertella "per il tramite della Direzione Coesione Sociale e Salute, in stretto raccordo con la Direzione penitenziaria e l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Spoleto (Ministero della Giustizia), ha programmato, per quei detenuti insediati nel territorio di Spoleto e che hanno beneficiato del provvedimento di indulto, una serie di misure di primo intervento e di reinserimento sociale e lavorativo.

In particolare il Comune, anche avvalendosi delle risorse integrative messe a disposizione per lo scopo dalla Regione dell’Umbria, si avvale, per tali programmi di intervento, dei servizi già operativi sul territorio a favore dei detenuti ed ex detenuti, ovvero: gli sportelli di informazione, consulenza ed orientamento sia interni che esterni al carcere (quello esterno è situato in via della concordia - tel. 0743.225177) che offrono, nell’ambito del progetto PID (Primo Intervento Detenuti) informazioni e supporto utili nei diversi ambiti (istruzione, formazione, lavoro, previdenza, salute, pratiche burocratiche di vario genere, ecc.).

Il PID prevede inoltre il funzionamento di una struttura di accoglienza per i familiari in visita e i detenuti in permesso premio; il S.A.L. (Servizio di Accompagnamento al Lavoro) che in collaborazione con il Centro per l’impiego della Provincia sviluppa programmi individualizzati finalizzati all’inserimento lavorativo; infine gli interventi di assistenza per la fase post-penitenziaria di sostegno economico e di aiuto nella ricerca di una sistemazione abitativa adeguata (intermediazione abitativa)." "La rete di intervento costruita in questi anni a favore della popolazione carceraria" continua l’Albertella "vede il coinvolgimento attivo dei diversi soggetti del terzo settore, del volontariato e del privato sociale, del mondo produttivo e imprenditoriale direttamente impegnati nei progetti e nei programmi di intervento, in campo assistenziale, formativo e lavorativo, realizzati sia all’esterno che all’interno della struttura carceraria la quale è dotata, tra gli altri, di funzionali laboratori nei settori della falegnameria, della stampa e grafica, della sartoria. All’interno del carcere di Maiano operano ormai da diversi anni con notevoli risultati il Centro Permanete Territoriale di educazione degli adulti, facente capo alla Direzione della Scuola Media Pianciani-Manzoni e l’Istituto Statale D’Arte di Spoleto "L. Leoncilli".

Indulto: Nordest; meno scarcerati rispetto alle previsioni

 

Il Gazzettino, 18 agosto 2006

 

Mentre su scala nazionale i numeri dell’indulto stanno lievitando di giorno in giorno (dei 15mila previsti siamo già a quasi 16mila con previsioni a oltre 17mila), nel Nordest pare si stia facendo marcia indietro. I 1.403 carcerati in uscita calcolati i primi del mese tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, a Ferragosto si sono ridotti a 1.249. Sono gli ultimi dati forniti (quasi in tempo reale) dal ministero della Giustizia, il quale non si dilunga nella distinzione tra province, ma solo tra detenuti italiani e stranieri. In Friuli Venezia Giulia, su 434 beneficiari 220 sono italiani e 214 stranieri; in Veneto, su 815 persone uscite 479 sono italiane e 336 provengono da Paesi al di fuori dei confini nazionali.

Attenzione, ciò che potrebbe sembrare un errore o un controsenso in realtà non lo è. Lo scarto tra i dati di luglio e quelli di agosto sarebbe semplicemente dovuto ad aggiustamenti interni al sistema carcerario, come i trasferimenti da una sede all’altra, che non mutano il prodotto finale. Il segretario generale del Coisp (uno dei più rappresentativi sindacati di polizia), Franco Maccari, è convinto del contrario: l’indulto si risolverà in uno svuotamento delle carceri molto più massiccio del previsto e in una débacle epocale dello stato di diritto. "I dati provinciali o regionali - spiega Maccari - contano molto poco. Quelli nazionali, invece, parlano di previsioni già sforate e il numero definitivo dei beneficiari dell’indulto è di fatto ancora ignoto".

 

Ignoto? Si spieghi meglio.

"Cominciando dai dati discordanti del Nordest, diciamo subito che i trasferimenti da un carcere all’altro soprattutto da una regione all’altra sono molto frequenti. Nell’ultimo mese, se non erro, sono andati da Venezia a Milano circa dieci persone. Se teniamo conto di questo fenomeno in tutte le carceri venete, si fa presto a scoprire il perché i conti iniziali non tornano. Semplicemente perché i detenuti attuali non sono necessariamente quelli che erano in galera nell’ultimo giorno previsto dalla legge sull’indulto. Ripeto: conta solo il dato nazionale che è in crescita".

 

E l’incertezza sui calcoli, da dove viene?

"L’indulto fa riferimento a tutti i reati commessi fino al 2 maggio 2006, non alle persone arrestate o condannate. Immaginate solo quanti autori di reati dobbiamo ancora scoprire. Inoltre, l’indulto ha effetti anche sulla concessione dei benefici di legge e questo potrebbe far uscire dal carcere un numero sterminato di persone, anche gli autori dei delitti più efferati. Mi spiego, oggi ad esempio c’è una polemica attorno a Donato Bilancia, il serial killer E Donato Bilancia, il serial killer condannato nel 1998 a tredici ergastoli per avere ucciso 17 persone. Da otto anni Bilancia è detenuto al Due Palazzi di Padova e con i tre anni di "sconto" dell’indulto, Bilancia avrebbe già scontato un terzo di pena, dal momento che gli ergastoli sono equiparabili per legge ai trent’anni di reclusione. Lui non ce la farà ad uscire provvisoriamente dal carcere perché il suo nome non potrà sparire tra i tanti così facilmente e nessun magistrato darebbe il suo assenso. Ma quante persone "senza nome" ci sono nelle sue stesse condizioni che per questo potranno accedere ai benefici? Una marea non quantificabile".

 

Come vedono tutto ciò i poliziotti?

"Molto male, perché si è dimostrato un provvedimento inutile. Già dal primo giorno molti detenuti sono stati nuovamente arrestati perché avevano commesso qualche reato. A Bologna, e questi sono fatti, ne rientrano in carcere uno al giorno. Ciò che fa più male è però l’effetto psicologico su chi si misura tutti i giorni con queste realtà, che vede vanificato il proprio lavoro, e su chi beneficia dello sconto, che vede il crimine pagare ancora una volta. Un esempio per tutti: a Catania un latitante si è recentemente costituito ed è uscito immediatamente. Lui aveva a suo carico reati compiuti prima del fatidico due maggio e, facendo un po’ di conti, ha scoperto che gli conveniva costituirsi. È grave che mentre si parla di queste furbate la polizia non ha più la benzina per far correre le sue macchine".

Texas: eseguita la diciottesima condanna a morte del 2006

 

Ansa, 18 agosto 2006

 

È stato giustiziato in Texas con un’iniezione letale Richard Hinojosa, 44enne condannato alla pena capitale per avere sequestrato, stuprato e ucciso nel 1994 una vicina di casa. Prima di morire l’uomo - 18esima persona messa a morte quest’anno in Texas - ha chiesto scusa alla sua famiglia e ai parenti della vittima, augurando loro di trovare la pace. Lo ha reso noto l’amministrazione penitenziaria dello Stato.

 

 

Precedente Home Su Successiva