Rassegna stampa 21 settembre

 

Giustizia: Bertinotti; l’amnistia sarebbe una cosa ragionevole

 

Apcom, 21 settembre 2005

 

"Continuo a pensare che sarebbe ragionevole una scelta di amnistia che avrebbe dovuto già esserci stata". Lo ha detto il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, parlando coi giornalisti durante la sua visita di oggi al carcere "Don Bosco" di Pisa. "Ricordo - ha aggiunto Bertinotti - le autorevolissime parole di Giovanni Paolo II, e l’emozione che destò il suo intervento alla Camera dei deputati. E il fatto che quel gesto di clemenza, richiesto dal Pontefice, non sia stato accolto, mi pare costituisca, dopo il consenso espresso dalla Camera, una ferita che andrebbe rimarginata, in particolare per i reati sociali".

In quanto all’ipotesi di istituire anche nelle carceri i seggi per le primarie, per il segretario di Rifondazione è "una proposta di grande civiltà che andrebbe accolta", dicendosi convinto che "sarebbe davvero opportuno che, in un esercizio di responsabilità politica come questo, anche nelle carceri possa valere il principio della partecipazione alla formazione dell’orientamento politico".

Giustizia: Radicali; doveroso occuparsi del problema carcere

 

Ansa, 21 settembre 2005

 

La situazione delle carceri italiane "è certamente uno dei temi su cui radicali, socialisti", così come molte associazioni "non smettono di avere attenzione e iniziativa". Lo ha detto il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, a margine di un incontro-dibattito sulle carceri organizzato, oltre a numerose associazioni, da Radicali, Sdi e Nuovo Psi, rispondendo ad una domanda se tale iniziativa potesse rappresentare "la prova di future alleanze in vista delle politiche". "La politica italiana - ha proseguito Capezzone - si occupa di mattarellum, truffarellum... qui c’è una cosa concreta, che riguarda la giustizia e soprattutto la realtà delle carceri". Aspetto che, ha aggiunto, "vuol dire non occuparsi dei privilegiati, ma dei poveri cristi che finiscono in carcere, alcuni perché hanno commesso reati, altri semplicemente perché non hanno strumenti per difendersi. Occuparsi di questo - ha sottolineato Capezzone - è doveroso, in particolare per radicali, socialisti, laici e liberali". Per il segretario dei Radicali, inoltre, "una cosa è scontare una giusta pena, altra cosa è essere buttati in un inferno senza pietà e senza dignità. Questo è quello che accade oggi a 60 mila detenuti nelle carceri italiane, più della metà dei quali in attesa di giudizio". Quindi, ha concluso, "la politica italiana dovrebbe occuparsi anche di questo e meno di risse e polemiche, ne va della dignità della stessa politica e dello stesso Parlamento".

Giustizia: Radicali; inapplicato il regolamento pensato da Margara

 

Ansa, 21 settembre 2005

 

Sovraffollate e fuori legge. È una situazione "inaccettabile" quella delle carceri italiane, per le quali - domani e dopo 5 anni - scade il termine per l’applicazione del regolamento penitenziario che prevedeva interventi per rendere più vivibili le condizioni dei detenuti. È quanto hanno sottolineato nel corso di un incontro-dibattito rappresentanti dei Radicali italiani, Sdi, Nuovo Psi e delle associazioni "Il detenuto ignoto", "Nessuno tocchi Caino" e "Antigone". L’obiettivo primario del regolamento (entrato in vigore con decreto presidenziale il 30 giugno 2000 n. 230) pensato dall’allora direttore del Dap, Alessandro Margara - è stato ricordato - era il miglioramento della qualità della vita all’ interno degli istituti, con particolare riguardo a quegli elementi del trattamento fondamentali per l’opera di recupero e reinserimento nel tessuto sociale:istruzione, lavoro, religione, attività culturali, ricreative e sportive, contatti con il mondo esterno e rapporti con la famiglia. Al contrario, hanno sostenuto i Radicali, "i dati più recenti dimostrano che in carcere si muore ancora, ci si ammala gravemente, si è privati di qualsivoglia minimo diritto, si vegeta e degrada in celle sovraffollate. Quanto prescritto dal decreto presidenziale, pertanto, non è stato osservato". Il 20 settembre 2005, ha detto il segretario Daniele Capezzone, dunque "segna formalmente un passaggio di illegalità". Quanto alle presenze negli istituti di pena del Paese, gli ultimi dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno fotografato una situazione drammatica: 59.649 detenuti in 207 istituti, il record del sovraffollamento negli ultimi dieci anni. "La situazione è davvero difficile da sostenere", ha detto Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, intervenuto all’incontro, rilevando che "ci sono 18 mila detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari" e contestando "la rievocazione della formula "capienza tollerabile". Capienza che, invece, deve essere solo quella regolamentare". Quanto al decreto in questione, ha spiegato Gonnella, "regolamentava nel dettaglio la vita quotidiana del detenuto", prevedendo a livello strutturale interventi dai servizi igienici alle zone per i colloqui. A questo punto, ha concluso, "si metta mano al codice penale o quantomeno si inizi a ragionare su pene differenziate".

Sessantamila detenuti, ha aggiunto Sergio D’Elia, segretario di "Nessuno tocchi Caino", è "la cifra di una emergenza, di una catastrofe di tipo umanitario, che va assolutamente affrontata". E il carcere, ha detto, "può sparire, come un giorno è sparita la gogna". Per i "detenuti senza condanna", ossia i bambini costretti al carcere insieme alle madri (che attualmente sono una settantina) potrebbero presto cambiare le cose, come ha detto il presidente del comitato carceri della commissione Giustizia della Camera, Enrico Buemi (Sdi). "La proposta di legge di cui sono primo firmatario è stata iscritta all’ordine del giorno dalla commissione in questa settimana e si spera - ha aggiunto - in una approvazione accelerata anche attraverso la sede legislativa". In generale, "il carcere italiano per buona parte è illegale", ha inoltre affermato Buemi, rilevando che "solo il 10% circa della popolazione carceraria lavora.

Quindi, il 90% non utilizza uno strumento di rieducazione". Secondo Luigi Manconi, garante per i diritti dei detenuti del comune di Roma, "il vero obiettivo realistico è lo svuotamento delle carceri. Non è provocatorio né paradossale, ma corrisponde ad una esigenza minima ed è un progetto realizzabile", ha detto sempre nel corso dell’incontro. A suo parere, "bisogna quindi operare su alcuni elementi fondamentali tra cui la depenalizzazione e la riduzione drastica della custodia cautelare". Per evidenziare "il disastro carcerario e la disattenzione della politica", Franco Corleone, presidente dell’associazione Forum droghe, ha invece intrapreso la strada del digiuno, arrivato all’ottavo giorno. Come lui, ha iniziato oggi il digiuno Sergio Segio, del gruppo Abele.

"Ho cominciato il digiuno non casualmente nel giorno della ripresa dei lavori parlamentari", ha spiegato Corleone, sottolineando che tra i motivi di tale scelta oltre alla denuncia di una situazione carceraria che giudica "intollerabile e preoccupante" vi è anche la richiesta "di porre le questioni del carcere nell’agenda politica e in particolare di mettere all’ordine del giorno della Camera tre leggi trasversali: sulla istituzione del garante nazionale, sull’affettività e sul diritto dei sindaci ad entrare nelle carceri". Quanto al decreto "c’era tempo 5 anni, non si è fatto nulla e questa è una violazione", ha aggiunto. Per Segio, "è giusto dire che questo carcere è fuori legge. In questa legislatura siamo tornati indietro: lo dimostrano i numeri e la quotidianità. In questa complessiva negazione dei diritti e della dignità certe situazioni, come per gli immigrati e alcune realtà penitenziarie del sud, sono ancora più evidenti". Di fatto, ha concluso Corleone, "in 15 anni la popolazione carceraria è raddoppiata, soprattutto a causa delle leggi sulla droga e sull’immigrazione".

Savona: coop. "Miglio Verde", un anno di lavoro con i detenuti

 

La Stampa, 21 settembre 2005

 

La cooperativa "Il Miglio Verde" ha da poco compiuto un anno. Dodici mesi dedicati al reintegro di persone con svantaggi sociali attraverso il coinvolgimento in lavori di sistemazione di aree verdi, pulizia urbana e giardini.

 

Presidente Paolo Perotti, possiamo stilare un primo bilancio della vostra attività, con sede in piazza Monticello, ai piedi del carcere di Savona?

"Se consideriamo che la cooperativa è nata con mezzi propri limitati, in un contesto economico in stato di crisi, affrontando la naturale diffidenza generale, possiamo parlare di un successo insperato".

 

Quali obiettivi sono stati raggiunti?

"Si sente parlare spesso della necessità di una maggiore attenzione al sociale, del reinserimento degli emarginati. Noi durante quest’anno non ci siamo limitati alle parole. Abbiamo lavorato per portare fuori dal carcere durante il giorno quattordici persone, che così si sono risentite "civili", hanno oltrepassato una barriera tutt’altro che invisibile e hanno prodotto reddito per sé e le proprie famiglie, non gravando, almeno per un po’, sul sistema carcerario".

 

Quali aiuti concreti avete ricevuto?

"Tanti incoraggiamenti... ma per fortuna non solo quelli. Chi ci ha veramente aiutati è stata la società Ata, attraverso il direttore Pirola e l’agronomo Pollero, che ci hanno subito dato fiducia, e il Comune di Savona, attraverso il Ser.T.".

 

Quali sono le caratteristiche della vostra società?

"Ciò che più ci caratterizza è l’appartenenza al regime di semilibertà dei nostri operatori, tutte persone residenti a Savona che di notte sono recluse in carcere e di giorno hanno la possibilità di lavorare fuori".

 

Che tipo di concorrenza incontrate?

"Praticamente nessuna, per merito delle nostre piccole dimensioni. Esistono realtà più grandi e sviluppate di noi le quali, però, intervengono su un territorio molto più ampio e a livello regionale, con problematiche assai diverse".

 

Progetti per il futuro?

"Sopravvivere. Un obiettivo che si realizza anche con l’accrescimento delle professionalità. Nella manutenzione del verde, che è la nostra specializzazione, pensiamo di partecipare con i nostri dipendenti a corsi specifici di formazione. Intendiamo poi migliorare il parco delle attrezzature meccaniche e avviare la coltura di un vivaio. Abbiamo però bisogno di mezzi finanziari adeguati".

 

Qual è la sua opinione sulle polemiche riguardo la città sporca, apparse recentemente sui giornali?

"Non mi sembra che Savona si trovi in condizioni peggiori di molte altre città. A volte il gusto per la polemica prende il sopravvento, ma è comunque utile per spronare tutti a fare meglio. Possono essersi verificati momenti particolari in cui c’era maggior necessità di pulizia, ma il problema si può facilmente risolvere con piccole squadre che si occupino di interventi straordinari".

Oristano: 130 detenuti costretti a vivere in cinquanta stanze

 

L’Unione Sarda, 21 settembre 2005

 

Farsi una doccia tutti i giorni in questo inferno non è possibile. Di rubinetti ce ne sono soltanto sette e i centotrenta carcerati di Piazza Manno sono costretti a fare i turni anche per lavarsi. Nelle piccole celle l’aria è irrespirabile già dal primo mattino, anche perché dove si dovrebbe stare in quattro si vive in sette. Non ci sono più letti disponibili e in questi giorni dietro le sbarre è stato riempito ogni buco. Sono arrivati detenuti da tutte le regioni e meno di una cinquantina sono oristanesi. Ventotto sono extracomunitari: algerini, etiopi, marocchini, sudanesi, tunisini e persino palestinesi.

Gli ottantasette posti disponibili sono occupati da qualche tempo. Il ministero della Giustizia, comunque, ha deciso che tra le cinquanta stanze di piazza Manno si potrebbe star bene anche in centodieci. Stretti, ma senza troppi problemi. Il limite però è stato superato e dalla scorsa settimana tra le celle l’ossigeno scarseggia. Nei due piani della casa circondariale oristanese vivono più di centotrenta detenuti, tra cui dieci donne: sessantasei sono già condannati, altri venticinque devono ancora presentarsi davanti al giudice. Le brande sono tutte occupate. Le celle multiple, con bagno interno, ospitano sette persone e molte delle singole sono diventate doppie. Bisogna stringersi, perché le carceri italiane scoppiano.

Almeno quelli sono sufficienti. Nell’organico della polizia penitenziaria oristanese ci sono ottantacinque uomini, ma il ministero ne ha inviato altri ventisei. Le poliziotte invece sono poche: appena undici per tenere a bada dieci detenute. Tra turni, ferie, riposi e malattie le agenti sono costrette a fare i salti mortali. "Cerchiamo di fare il nostro meglio e comunque qui non abbiamo grossi problemi, a parte quello delle poliziotte - spiega il comandante, Mariano Pinna - Abbiamo un buon rapporto con i detenuti, riusciamo a garantire la sicurezza e la serenità in tutto il carcere". Cade a pezzi e da anni si parla di un nuovo penitenziario. Forse sarà costruito in tre anni a Massama, ma nel frattempo Piazza Manno scoppia. "Per ristrutturare questo carcere ci vorrebbero almeno due milioni di euro - ha spiegato il direttore, Pierluigi Farci - Visto che l’iter per il nuovo penitenziario è avviato credo che non si potranno fare altri interventi di ristrutturazione".

Ci sono eccome, anche perché quando lo spazio si restringe vivere serenamente diventa più difficile. Nelle scorse settimane tre agenti sono stati aggrediti, in una cella è scoppiata una bombola di gas e un detenuto ha tentato di suicidarsi con un lenzuolo. Le guardie sono intervenute subito, sono riuscite a riportare la calma e a salvare il giovane napoletano disperato perché la fidanza non gli scriveva da qualche giorno.

Mantova: maestro maltratta gli alunni, 8 mesi di carcere

 

Tg Com, 21 settembre 2005

 

Aveva maltrattato in classe gli alunni, punendoli o minacciando di farlo a ogni loro manchevolezza. Per questo motivo un maestro elementare è stato condannato dal Tribunale di Mantova a otto mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena. Secondo le accuse di un piccolo alunno, quel maestro era abituato a infliggere punizioni corporali a chi in classe disturbava. I fatti risalgono all’anno scolastico 2002-2003. A quell’epoca, Graziano Bardini, 50 anni, di Monzambano, insegnava nella classe prima elementare di Ponti sul Mincio, un paese vicino. Tutto è partito da un bambino che non voleva più andare a scuola e aveva rivelato ai genitori che cosa accadeva in classe. Mamma è papà avevano avvertito i carabinieri.

Una breve indagine degli uomini dell’Arma tra i compagni di classe ha ricevuto conferma dei comportamenti anomali del tutore. Sculacciate ai bambini, minacce di inchiodare al banco i capelli lunghi delle bambine, di far saltare la merenda a chi disturbava, di chiudere in uno sgabuzzino buio i più vivaci o di costringerli a stare in piedi con la faccia rivolta verso il muro. L’insegnante ha sempre respinto ogni accusa, ma il giudice, di fronte alle numerose testimonianze dei suoi allievi, non gli ha creduto.

Australia: richiedenti asilo, 1 su 20 si ferisce per protesta

 

Ansa, 21 settembre 2005

 

Negli ultimi tre anni quasi 900 richiedenti asilo politico hanno tentato di togliersi la vita o si sono feriti nel tentativo di attirare l’attenzione sulle terribili condizioni di vita all’interno dei campi di accoglienza australiani. I numeri provengono dallo stesso ministero per l’immigrazione, che secondo la legge per la trasparenza ha dovuto comunicarle da una ricercatrice universitaria di Sydney, Denise Leith, che ne ha fatto richiesta per uno studio. Secondo le statistiche, un detenuto su 20 si è inflitto una qualche forma di violenza, dallo sciopero della fame alla mutilazione di dita, al tentativo di suicidio, o a profondi tagli sulle braccia con vetri o lamette. La Leith si è detta scioccata dal risultato delle indagini: "Questa è gente che è venuta in Australia per cercare aiuto, che ha lasciato il proprio paese in seguito ad un trauma per cercare rifugio da noi".

In cima alla lista degli orrori c’è il centro di detenzione di Baxter, nell’Australia Meridionale, dove 474 detenuti la metà dei 878 totali - sono finiti all’ospedale in seguito ad atti di violenza volontaria. Il centro di Baxter è stato accusato più volte di essere inumano. Meno di un anno fa una commissione parlamentare scrisse che ad oltre un quinto dei detenuti di Baxter venivano regolarmente somministrati sonniferi e anti depressivi. Il ministro per l’Immigrazione Amanda Vanstone, ha detto oggi che il governo sta lavorando sodo per migliorare le condizioni di Baxter, ma detto che il numero dei feriti va "ridimensionato, perché comprende anche casi nei quali la violenza era stata solo minacciata, ma mai avvenuta". La settimana scorsa il ministro aveva annunciato la prima riforma, l’introduzione di menu etnici e due barbecue alla settimana, dopo che i detenuti avevano iniziato a rifiutare i pasti, secondo loro a base di carne marcia. In un articolo pubblicato oggi sul quotidiano di Melbourne "The Age" tuttavia, il portavoce di un’associazione che si occupa dei diritti dei rifugiati, John Highfield della "Rural Australians for Refugees", si è detto "convinto che il numero dei richiedenti asilo feriti è sicuramente assai più alto di ciò che ha ammesso il governo".

Forlì: progetto "carcere", l’intervento di Livio Ferrari

 

Corriere Adriatico, 21 settembre 2005

 

Alla vigilia dell’avvio delle attività formative, l’area carcere di Techne, Consorzio per la formazione professionale di Forlì-Cesena, presenta il progetto "Anelli, competenze in rete per i volontari della giustizia". Venerdì, alle 17.30, nella sala consiliare del Comune si tiene l’incontro augurale che richiama tutte quelle categorie di volontari che operano nella solidarietà sociale, nella legalità civile, a sostegno dell’inclusione di donne e di uomini detenuti o in esecuzione penale.

È previsto l’intervento di Livio Ferrari, già presidente nazionale della Conferenza del volontariato giustizia. Sono previsti gli interventi di referenti istituzionali della Regione, del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, del Tribunale di sorveglianza di Bologna, della Questura di Forlì-Cesena, della Provincia di Forli-Cesena, dell’Amministrazione comunale di Forlì, dell’Amministrazione comunale di Cesena, del Carcere circondariale di Forlì, Centro servizi sociali adulti di Bologna, dell’Ausl di Forlì e dell’Ausl di Cesena e della Conferenza regionale volontariato giustizia.

Brescia: interventi urgenti, così i detenuti perdono dignità

 

Giornale di Brescia, 21 settembre 2005

 

Il carcere di Canton Mombello ha ambienti che sembrano resi di proposito abbruttiti e disumanizzanti: urge un intervento che lo trasformi in un luogo in cui i reclusi non perdano la propria dignità. Lo scrive don Pierino Ferrari, fondatore e ispiratore di numerose opere di carità nel Bresciano e nelle province limitrofe, in una lettera inviata ieri al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una lettera che racconta "il turbamento di coscienza sperimentato" nel visitare l’istituto di pena bresciano: "è doloroso - sottolinea il sacerdote - vedere tanta deficienza di sensibilità in campo umano e non potervi porre riparo adeguatamente". Don Ferrari, che è un poeta prolifico e ha talento per le cinque note, s’è recato nella prigione di Canton Mombello lo scorso 9 settembre, dove, insieme ad alcuni collaboratori, ha messo in scena lo spettacolo "Messaggi in musica".

"Il messaggio che indirizzo a Vostra Eccellenza - così esordisce la missiva spedita a Silvio Berlusconi - non è per chiedere contributi, nè altri favori. È, al contrario, una protesta. Da una decina di anni, con alcuni amici e amiche, andiamo per le piazze, nelle chiese, nei teatri, nelle sale consiliari... a cantare la bellezza della vita, la speranza di pace, l’apertura di cuore all’accoglienza dei diversi, la preziosità del silenzio, la necessità della prevenzione contro la malattia del cancro... "Messaggi in musica": così abbiamo chiamato questa proposta".

Don Pierino spiega che duecento detenuti, tra commozione e applausi, hanno seguito la rappresentazione del 9 settembre. "Il cappellano don Adriano Santus - continua il religioso - mi ha fatto visitare, dopo l’evento, gli ambienti del carcere. Non ho mai immaginato che si potesse preparare per questi giovani - alcuni dei quali in attesa di giudizio - ambienti che sembrano di proposito abbruttiti e disumanizzanti. Abbruttire ciò che - pur degno di castigo - resta umano, è diabolico".

Da qui la richiesta di un intervento diretto, su questa delicata questione, del presidente del Consiglio. "La scienza, la tecnologia, la psicologia, la legislazione - continua la missiva - hanno regalato all’umanità nobili ed esaltanti progressi in favore della dignità umana". Prosegue don Pierino: "Ritengo dunque sia possibile, per un intraprendente industriale, per un travolgente leader, per un consumato politico, per un lungimirante architetto di una società umana nuova, offrire all’istituto di pena di Canton Mombello un progetto di riforma che, salvaguardando il dovere di "punire" chi sbaglia, non divenga per i detenuti una pessima scuola di depravazione, anzichè un ambiente educativo e terapeutico alla "malattia", la più letale, che è il disordine nella coscienza". Don Ferrari chiede infine al presidente del Consiglio di fare quanto possibile per "liberare dell’interiore violenza" i giovani della struttura carceraria.

La lettera si conclude con una riflessione tratta dall’opera "Rimembranze" del patriota e letterato laico Luigi Settembrini: "Il mondo non lo sa, né lo concepisce; pochissimi lo sanno e lo sentono che il primo di tutti i dolori possibili e immaginabili, è sentirsi guastare l’anima...È questo il dolore che sento ora; quando non lo sentissi più, sarei diventato malvagio, o sarei morto".

Don Ferrari, classe 1929, clusanese di nascita, è molto conosciuto in provincia di Brescia, e non solo. Nel 1971 ha dato inizio all’associazione Mamré Onlus, che gestisce una dozzina di comunità - alloggio per minori in difficoltà familiare, per disabili medio - gravi, gravi e gravissimi, per anziani auto e non autosufficienti. Nel 1984 don Pierino ha fondato la cooperativa Raphaël onlus, che ha attivato, senza contributi pubblici, cinque ambulatori oncologici e un laboratorio per analisi ematochimiche nelle province di Brescia, Bergamo e Mantova. A don Ferrari si deve anche radio Raphaël, l’emittente che tiene aggiornati sulle iniziative della cooperativa i 50 mila "Amici di Raphaël" sparsi in mezza Lombardia.

Il sacerdote clusanese è infine presidente della fondazione Maria Rosa Cremonesi; sede a San Zeno, offre ai medici di Raphaël e della provincia la consultazione gratuita di una ben fornita biblioteca oncologica. Da ultimo egli ha messo in cantiere un’altra importante realizzazione: trasformare il "Laudato sì" di Rivoltella del Garda in un ospedale oncologico con 64 posti letto.

Brescia: il Sindaco; l'affollamento è un problema da risolvere

 

Giornale di Brescia, 21 settembre 2005

 

Il sovraffollamento di Canton Mombello è noto ormai da tempo. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, al 30 giugno 2005 il carcere ospitava 463 detenuti uomini (275 imputati e 188 condannati), a fronte di una capienza regolamentare di 206 unità. Su questo problema si era soffermato anche il sindaco Paolo Corsini che a Canton Mombello, di fronte a una folta platea di detenuti, ha tenuto tempo fa una lezione sul tema "60° anniversario della Liberazione: la Resistenza, storia e interpretazioni".

"Da tempo mi sto occupando della questione, sia sul versante delle precarie condizioni di vita dei detenuti sia delle difficili condizioni di lavoro nelle quali sono costretti ad operare le guardie carcerarie - aveva detto -. Aperto e insoluto rimane, inoltre, il tema della dismissione e della riconversione di Canton Mombello, sul quale ho ripetutamente sollecitato il ministro di Giustizia".

Reggio Calabria: iniziativa della provincia per integrazione detenuti

 

Asca, 21 settembre 2005

 

Socializzare il lavoro dei detenuti per il recupero e la sistemazione delle aree verdi degli istituti scolastici provinciali: da questo obiettivo è nata, a maggio di quest’anno, la convenzione tra la Provincia di Reggio Calabria, Settore Pubblica Istruzione ed Edilizia scolastica, e il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria per "reintegrare" i soggetti in esecuzione di pena o in misura alternativa alla detenzione, favorendo il loro inserimento nel mondo professionale e lavorativo, "recuperando" le risorse ambientali e naturali costituite dalle aree verdi attigue agli istituti scolastici. Le prime intese - spiega un comunicato - avviate a gennaio, hanno portato alla collaborazione interistituzionale con l’Istituto sperimentale a custodia attenuata "Luigi Daga", presso la Casa circondariale di Laureana di Borrello, per il progetto finalizzato alla sistemazione ed alla pulitura delle aree verdi dei 25 istituti scolastici del territorio. Un’esperienza positiva e proficua, che sarà illustrata nel corso del convegno "Recuperare integrando", organizzato per il prossimo martedì, 27 settembre, alle ore 10,30, nella Sala Conferenze del Palazzo provinciale di Piazza Italia. Oltre alla presentazione del lavoro fatto, tramite la proiezione di slide a cura dell’agronomo Domenico Crea e del direttore dell’Istituto penitenziario di Laureana di Borrello, dott.ssa Angela Marcello, sono previsti gli interventi di un detenuto in permesso, per la testimonianza diretta dell’esperienza tratta dall’esecuzione del progetto, di due direttori scolastici degli istituti che sono stati coinvolti dai lavori di recupero ambientale, dell’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, dott. Michele Pochiero, e del Presidente Fuda. Moderatore della giornata sarà Mario Nasone, direttore del CSSA di Reggio Calabria, Centro di Servizio Sociale per Adulti presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Giustizia: comunicato Forum libertà di movimento del Veneto

 

Comunicato stampa, 21 settembre 2005

 

Dopo un’estate trascorsa ancora una volta agitando inutilmente la problematica dell’adozione di un provvedimento di amnistia e indulto volto a ridurre il drammatico sovraffollamento che caratterizza il circuito penitenziario del nostro paese.

Dopo avere assistito all’ennesimo dibattito ipocrita e cinico che come sempre ha avuto come unico esito quello di ricreare speranze ed aspettative tradite nelle persone che già soffrono la privazione della libertà. Dopo che si è superato il tetto dei 60.000 soggetti detenuti a fronte di una capienza stimata attorno alle 41.000 unità. Dopo che dall’inizio dell’anno sono stati censiti 52 suicidi, 1.100 tentati suicidi, 6.450 scioperi della fame, 4.850 episodi di autolesionismo.

Dopo che è stato sostanzialmente affossato il regime carcerario sottoscritto cinque anni fa dal Presidente Ciampi, che con decreto approvò le norme stilate dall’allora direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Margara relative a una migliore qualità della vita in carcere e a concreti percorsi di reinserimento.

Dopo che sempre più vigorosi sembrano gli sforzi del legislatore nel porre il carcere come unico orizzonte a fronte delle contraddizioni connesse ai flussi migratori e la circolazione delle droghe. Dopo che all’interno della normativa penale sono state fatte ricadere le lotte sociali che, dalle sanguinose giornate di Genova 2001 ad oggi, si sono sviluppate sui terreni del no alla guerra, contro la precarietà, contro i centri di permanenza temporanea, per l’affermazione del diritto di sciopero, alla casa, al reddito, fino a produrre qualcosa come 18.000 procedimenti giudiziari. Il Forum Libertà di Movimento del Veneto desidera porre con forza l’urgenza di un provvedimento che, lungi dall’essere un atto di clemenza, si ponga l’obiettivo di riequilibrare una situazione resa drammatica dalle inadempienze e dalla cecità delle politiche di carcerizzazione sviluppatesi negli ultimi anni. Un provvedimento urgente e sostanziale che restituisca dignità alle condizioni di vita della popolazione detenuta e alla nostra civiltà giuridica oggi più che mai compromessa. Aderisce per questi motivi alle giornate di mobilitazione promosse all’esterno di numerosi istituti penitenziari dal "Candidato Senza Volto" nel quadro delle iniziative volte all’ottenimento della promulgazione di un immediato provvedimento di amnistia e indulto.

 

 

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