Un penitenziario "progressista"

 

Un penitenziario "progressista"

 

Un penitenziario "progressista", riabilitazione sperimentale

Da 10 anni il carcere è affidato a un catanese

 

La Sicilia, 03.03.2004

 

È proprio un carcere particolare, quello di Gorgona. Un penitenziario "aperto", per i suoi aspetti morfologici e per le caratteristiche delle attività che vi si svolgono: a Gorgona, nelle ore del giorno, i detenuti lavorano nei campi, oppure seguendo pecore, capre e galline. Producono pane e formaggi, curano un allevamento di pesce che è balzato più volte agli onori delle cronache come esempio di lavoro "di qualità" offerto dal contesto in cui s’inserisce il carcere.

Gorgona attualmente conta meno di 100 detenuti (nei periodi di maggiore affollamento si è arrivati a 130 unità), quasi tutti definiti "a bassa pericolosità sociale", inoltre è un autentico laboratorio, in tema di amministrazione penitenziaria. O forse uno dei pochi che applica lo spirito della Costituzione, in tema di reinserimento dei detenuti.

A guidare la struttura è Carlo Mazzerbo, catanese di 46 anni. In dieci anni si è costruito la fama, per niente immotivata, di direttore "progressista" ed ha allacciato rapporti assai stretti con la città (è l’unica isola dell’arcipelago toscano che fa parte del territorio del Comune di Livorno), che hanno fruttato l’apertura di una ludoteca per i figli degli agenti di polizia penitenziaria e una serie di iniziative tese a rendere Gorgona meno lontana dalla terraferma. La più curiosa di queste è forse la realizzazione del "Tg galeotto", una serie di trasmissioni televisive nate e costruite dentro il carcere nell’ambito di un progetto dell’Arci di Livorno. Un telegiornale tutto speciale, che durante il suo ciclo ha raccontato lo scorrere della vita sull’isola. E che se andasse in onda in questi giorni non avrebbe potuto fare a meno di "aprire" con la notizia di quest’omicidio, ancora totalmente avvolto nel mistero.

L’Isola di Gorgona, con i suoi 220 ettari è la più piccola isola dell’Arcipelago Toscano. Insieme a Capraia, Pianosa, Elba, Giglio, Giannutri e Montecristo costituisce il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, nato per tutelarne gli ambienti naturali di grande valore culturale e scientifico. Prevalentemente montuosa e ricca di vegetazione tipica della macchia mediterranea, dista circa 37 chilometri da Livorno. La colonia penale, realizzata come succursale di quella di Pianosa nel 1869. Percorrendo la linea della costa, si incontrano suggestive insenature e baie come la Costa dei Gabbiani o la Cala Scirocco dove si apre la Grotta del Bue Marino, un tempo rifugio di foche monache. Sull’isola, ancora incontaminata, si trovano due belle fortezze: la Medicea e la Pisana. Più in alto è situata Villa Margherita, costruita sui resti di antichissimi insediamenti etruschi e romani.

Il ministero di Grazia e giustizia e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno inserito Gorgona e altri quattro istituti penitenziari della Toscana in un singolare progetto di reinserimento e risocializzazione incentrato sull’allevamento di animali e sulla coltura di prodotti biologici. Il progetto è suddiviso in tre fasi: la prima è mirata ad acquisire informazioni intorno alla realtà sulla quale calibrare e svolgere l’intervento formativo.

La seconda è dedicata alla vera e propria formazione, intesa come intervento sperimentale e flessibile da monitorare. La terza ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni assunte e comunicare i risultati perché divengano patrimonio fruibile da altre simili realtà. Le colture in atto sono ortaggi, olivo, vite ed erbe aromatiche. È presente un impianto di fitodepurazione. L’età media degli allievi detenuti è molto alta e il grado di scolarizzazione è basso. Le potenzialità agricole sono molte e ancora inespresse. Vi sono terrazzamenti antichi e ancora in uno stato praticabile lungo i quali piantagioni di olivo da olio ed erbe aromatiche sono curate dai detenuti, mentre piantagioni ortive sono poste in luoghi più riparati dai venti che dal mare spirano tutto l’anno. Oliveti giovani sono ancora in fase di allevamento, i terreni non sono ottimali per queste piante. I forti venti presenti tutto l’anno non facilitano l’ambientazione di questa specie.

 

 

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