Rassegna stampa 10 maggio 2004

 

Proposta di legge Gubetti (Fi): benefici condizionati per i recidivi

Sindacato Autonomo di Polizia: legge che potrebbe abbattere i reati del 20 - 30%

 

Ansa, 6 maggio 2004

 

Dopo il provvedimento sulla legittima difesa, ovvero sull’autodifesa nel proprio domicilio, il senatore Furio Gubetti (Fi), ci riprova e propone di intervenire sull’attuale sistema di recidive. Nessun incremento della pena o aggravante specifica, quindi ma solo prevedere di mantenere solo gli attuali benefici della legge Gozzini - Simeone per chi è alla prima condanna. Di concederli soltanto nella seconda metà della pena a chi è recidivo e soltanto all’ultimo anno di detenzione a chi è plurirecidivo. Oggetto di questo ddl sono i cosiddetti reati gravi e cioè omicidio, sequestro, rapina, estorsione furto e scippo aggravati. Gubetti ha raccolto sulla sua proposta di legge già oltre 50 firme degli esponenti della Cdl in Senato.

"Troppo spesso l’opinione pubblica è giustamente sconcertata per il ripetersi di episodi criminosi gravissimi commessi da detenuti in permesso o in libertà anticipata grazie alle norme comunemente conosciute come legge Gozzini - Simeone. Queste norme che hanno il grande merito di aver umanizzato la pena e migliorato il clima del carcere, hanno però il grave difetto di non differenziare il trattamento di chi è alla sua prima condanna, la cui volontà riabilitativa può essere stimolata da un generoso atteggiamento, e chi invece tradendo questa nostra prova di fiducia, insiste nel crimine. Insistere in questi caso con una generosità stolidamente invariata mette a rischio oltre alla sicurezza dei cittadini anche uno dei principali obiettivi della pena: prevenire i reati, scoraggiando le recidive con una punizione effettiva più severa".

"Per fare un esempio concreto - ha detto Gubetti nel corso di una conferenza stampa - presenti anche il segretario generale del Sap, Filippo Saltamartini - se questa proposta fosse già stata legge il tabaccaio romano ucciso recentemente sarebbe ancora vivo".

Gubetti ha ricordato il secondo punto del "contratto con gli italiani" di Berlusconi che prevedeva appunto la tutela e la salvaguardia dei cittadini. "Quando il tentativo di recupero sembra dimostrato oggettivamente irrealizzabile deve prevalere il diritto alla sicurezza dei cittadini, ha sottolineato, "la saggezza dei nostri padri costituenti ha fatto loro scrivere che la pena deve tendere alla riabilitazione non che deve riuscirci ad ogni caso anche quando questo è palesemente impossibile". A sostegno della proposta è intervenuto anche il segretario del sindacato autonomo di polizia (Sap). "È una proposta che per la prima volta fa venir meno la politica emergenziale: non si prevedono aumenti di pena, poi di fatto difficilmente applicabili, ma si interviene sul sistema delle recidive. Noi pensiamo che questo possa ridurre del 20-30% i reati.

Non è una legge brutale, anzi, attualmente ci sono 52 mila detenuti, poco più della metà extracomunitari. Delle 22 mila degli italiani nelle carceri è in galera per l’applicazione delle misure cautelari". Il progetto di legge reca anche il sostegno del vice presidente del gruppo di Fi, Lucio Malan.

Mandato arresto europeo: alla Camera iniziano le votazioni

Casa delle Libertà divisa, Centrosinistra imbarazzato

 

Ansa, 5 maggio 2004

 

È ancora impasse sul mandato d’arresto europeo. L’aula di Montecitorio ha cominciato a votare i primi emendamenti al testo che recepisce la decisione-quadro europea ma la CdL appare sempre più divisa e l’imbarazzo serpeggia anche nel centrosinistra. La Lega ribadisce il suo ‘nò e anche se il Guardasigilli Roberto Castelli definisce il testo messo a punto dal presidente della commissione Giustizia Gaetano Pecorella (FI) "il migliore possibile", il nodo politico non si scioglie. La maggioranza infatti è combattuta: deve tener conto che la decisione-quadro diretta a creare un nuovo spazio giuridico europeo è stata siglata dal presidente del Consiglio in persona, ma non può ignorare che uno degli alleati, la Lega, non ne vuole sapere e inscena, come è accaduto oggi, manifestazioni di protesta fuori da Montecitorio.

Ma quello sul mandato d’arresto europeo è un testo della discordia anche per l’opposizione. Sono stati i deputati del centrosinistra, infatti, a imporre all’attenzione del Parlamento il provvedimento ma poi hanno ritirato le firme da un testo che definiscono "stravolto dal presidente della commissione Pecorella" e ora sono in difficoltà a dire no ad un provvedimento sul quale lo stesso Pecorella ha fatto parecchi passi indietro. In questa situazione, l’esame del disegno di legge non si annuncia facile. E quello che è avvenuto oggi ne è la riprova. In mattinata si era deciso di far slittare il provvedimento. È il vice capogruppo della Quercia Renzo Innocenti a chiedere l’inversione dell’ordine dei lavori dell’assemblea. Proposta appoggiata da tutti i gruppi, compresa Forza Italia. In Transatlantico molti esponenti dell’ opposizione ipotizzano un rinvio di lunga durata e infatti il ministro Castelli ripete il no del Carroccio mentre una ventina di leghisti inscenano una manifestazione di protesta davanti a Montecitorio. "Non trovano la quadra al loro interno - dice un deputato dei Ds - vedrete che l’esame di questo testo verrà rinviato ancora un po’. E invece, a metà pomeriggio, diversi esponenti della CdL confermano l’intenzione del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini di riportare immediatamente in aula il disegno di legge. Così avviene. Verso le 19, dopo aver votato alcune mozioni, i deputati sono chiamati a pronunciarsi sul mandato di arresto europeo. E il copione delle ultime sedute sull’argomento si ripete: il Carroccio spara a zero e ammette, come afferma Guido Rossi, di "aver dovuto cedere alle decisioni del governo": "Castelli ha dovuto accettare la scelta del premier, che ha siglato questa decisione-quadro". Si comincia l’esame dei primi emendamenti, visto che ormai i tempi del dibattito sono contingentati, ma verso le 20 di questa sera il presidente di turno Alfredo Biondi preferisce rinviare tutto a domani mattina.

Abusi nel Cpt di Milano: a via Corelli i diritti sono sospesi

 

Il Manifesto, 9 maggio 2004


Una donna moldava - con un marito che lavora regolarmente e due figli - si presenta in questura per collaborare e finisce nel centro milanese di detenzione per migranti di via Corelli. È in attesa di essere espulsa. La donna non sapeva che avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere il permesso di soggiorno per restare con la famiglia. Ma ora, forse, è tardi. Un marocchino - dopo due anni di carcere - patteggia l’espulsione dall’Italia per uscire di cella e tornare a casa, e invece viene parcheggiato in via Corelli "per essere identificato". Un uomo sloveno in visita a un parente resta per caso coinvolto in una retata. Non ha fatto nulla ma anche lui ora è rinchiuso in via Corelli.
Sono solo alcuni dei casi di ordinaria sospensione dei diritti riscontrati dalla delegazione dell’Osservatorio sul CPT milanese che ieri è riuscita a violare i cancelli blindati del centro e ad entrare.
Le condizioni di vita all’interno sono pessime, come sempre. Gli stranieri - 111 uomini quasi tutti nordafricani e 24 donne per lo più dell’Europa dell’est - sono smistati per settori "etnici", alloggiano in camere che si affacciano su bracci a raggio. L’unico sfogo è costituito da piccoli balconi sporchi e frequentati dai ratti. Si tratta di persone spesso portate al limite della sopportazione che avrebbero bisogno di aiuto psicologico e - soprattutto - di consulenza legale. Quasi sempre non sanno perché si ritrovano chiusi là dentro. Molti accettano come ineluttabile l’espulsione coatta e addirittura l’aspettano con sollievo, ma continuano a essere detenuti. Ironia della sorte: mancano i mezzi per rimpatriarli. E così, dopo 60 giorni, il 40 per cento di loro viene rilasciato in Italia.

"Segno che non c’erano motivi per tenerli rinchiusi - spiega Carlo Monguzzi dei Verdi - e questo dimostra che il cpt è una struttura inutile oltre che aberrante". In via Corelli finisce solo una percentuale irrisoria di straniero irregolare e spesso in maniera del tutto casuale e illegittima. Racconta Sara Vignali del Leoncavallo: "Abbiamo incontrato alcune prostitute che avevano denunciato i loro sfruttatori, vorrebbero essere rimpatriate ma non le fanno partire". Ieri nel centro girava anche voce di imminenti retate di trans - sollecitate dalle lamentele dei cittadini - con tanto di riposizionamento delle camerate.

Ed è difficile non cogliere il rischio che si possa trattare di operazioni di discriminazione sessuale su base etnica. Per Fabio Parenti, vicepresidente del Naga, il CPT milanese è un fallimento da tutti i punti di vista. "Non è neppure uno strumento di repressione efficace - spiega - macina e traumatizza chi ha la sfortuna di finirci, ma soprattutto serve come minaccia per gli stranieri fuori, quelli che non vogliono lavorare in nero e pagare affitti spropositati: per loro via Corelli è un incubo sempre presente e un deterrente formidabile che li convince a subire in silenzio".

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