Rassegna stampa 27 giugno

 

Carceri, il conflitto d’interessi di Castelli

di Franco Corleone

 

Il Manifesto, 27 giugno 2004

 

Nei giorni scorsi il ministro Castelli ha inaugurato il nuovo carcere, o meglio la ristrutturazione, di Lecco. Non mettendo nel conto l’inaugurazione del carcere di Bollate già festeggiato da Fassino, questo in tre anni è il primo lavoro di cui può menare vanto il ministro ingegnere e guarda caso riguarda la sua città.

Nel suo piccolo, ognuno ha il proprio conflitto d’interesse. Se proprio volessimo essere precisi si potrebbe dire che nessuna opera in atto è attribuibile al governo in carica, essendo tutte state progettate dai governi di centrosinistra. Così è per la ristrutturazione del carcere di Udine e per quella di San Vittore.

La responsabilità di Castelli è invece di avere bloccato i progetti innovativi per i minori a Mogliano Veneto (che avrebbe sostituito l’Ipm indecente di Treviso), a Bari a causa di un pregiudizio sull’impresa costruttrice e a Torino dove è stato affossato un progetto costruito d’accordo con il comune e con l’ausilio di una commissione colpevole di una impostazione "ideologica" presieduta da un esperto del diritto minorile come Pietro Vercellone per rendere il "Ferrante Aporti" un modello di inserimento e di inclusione sociale.

Pare che solo il progetto del Pratello di Bologna abbia avuto recentemente il via libera non so con quali correzioni e mutilazioni. Per quanto riguarda le carceri degli adulti, nulla è stato fatto per cancellare le vergogne di Savona, Favignana, Pordenone, solo per citare alcuni degli istituti che non consentono neppure la finzione del trattamento umano e dell’applicazione dell’ordinamento penitenziario e del regolamento. La festa di Castelli è stata turbata dalla vivace contestazione della Polizia Penitenziaria; questo episodio, che rivela una delusione e una inquietudine profonda, non ha impedito al ministro di promettere (o minacciare?) nei prossimi 15 anni la ristrutturazione dell’intero sistema carcerario italiano.

L’unica nostra speranza è che ben prima ci si liberi di chi in realtà sogna di fare dell’Italia un solo e invivibile carcere. Con che risorse si avvieranno i 23 o 62 progetti che richiedono 2000 o 3000 miliardi di vecchie lire? Finalmente il mistero è svelato e ha un nome, Dike Aedifica spa. La famigerata società Patrimonio dello Stato spa costituita per la valorizzazione, gestione e alienazione del patrimonio dello Stato ha a sua volta costituito la società Dike Aedifica, "avente per oggetto l’esercizio in forma di impresa dell’attività da eseguirsi anche in regime di concessione, di realizzazione totale o parziale di interventi di edilizia giudiziaria e penitenziaria, ivi compresi i carceri minorili, sia in sede di nuova costruzione che di rifacimento e/o ristrutturazione di immobili esistenti"; nella convenzione tra il ministero della giustizia e la società si afferma che la Dike Aedifica ha tutte le caratteristiche per poter contribuire alla realizzazione del programma di edilizia penitenziaria.

Il compito attribuito esplicitamente alla società sarà quello dell’effettuazione di studi in materia di edilizia penitenziaria, di rilevazione delle esigenze di edilizia penitenziaria e definizione degli obiettivi e delle priorità, di individuazione delle aree, anche attraverso la promozione di intese con gli enti locali interessati, per attuare le dismissioni (sic!) e reperire le aree per la localizzazione dei nuovi istituti; di progettazione e di realizzazione degli interventi di edilizia penitenziaria; di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture di edilizia penitenziaria e infine di prestazione di servizi inerenti la dismissione di immobili di edilizia penitenziaria.

La Dike ha la presunzione statutaria di una durata fino al 31 dicembre 2100 - e poi ci si stupisce se si parla di regime - ha sede a Roma in via Piacenza e il capitale sociale è di un milione di euro ed è stata costituita il 3 luglio dell’anno scorso. È interessante conoscere la composizione del consiglio d’amministrazione. Presidente è Adriano De Maio, rettore della Luiss, vice presidente Morris Grezzi, docente universitario indicato dal ministero dell’economia, amministratore delegato è, giustamente, un imprenditore, Vico Valassi.

I membri sono Leo Di Virgilio, ex direttore d’azienda, Giovanni Paolo Gaspari, dirigente del ministero delle infrastrutture, Enrico Leopardi, dirigente del gruppo Fs e Cesare Righi, dirigente della capofila Patrimonio. È previsto anche un Comitato di coordinamento e programmazione composto dai tre capidipartimento Tinebra, Priore e Cerrato, e da quattro esperti designati dal ministro della Giustizia che sono Bruno Caparini, Antonio De Maria, Tommaso Manzo e Peppino Marasco. Siamo passati dalla "giustizia giusta" alla giustizia edificatrice: è urgente che il parlamento e il comitato carcere approfondiscano gli scopi e le iniziative di questo incastro di scatole cinesi che incidono non solo sulla sorte di aree urbane preziose ma anche sul destino dei detenuti, perché profitto e privatizzazione non fanno rima con Costituzione.

La pena non basta, quando è terminata rimangono i debiti

 

Il Gazzettino, 27 giugno 2004

 

Molti ex detenuti chiedono la revoca dei provvedimenti accessori alla carcerazione già scontata

 

Il processo italiano è "bifasico". La prima fase è quella della "cognizione" propriamente detta. La seconda riguarda la "sorveglianza". È la fase di sorveglianza ad occuparsi della effettiva esecuzione della pena detentiva e a decidere le modalità per scontare la sanzione. L’Italia, in questo senso, è all’avanguardia, pur avendo uno dei codici penali più vecchi d’Europa (fatta eccezione per quello norvegese che risale al 1902).

Mentre nella maggior parte dei Paesi europei chi si occupa della pena è il giudice della sentenza, da noi viene sostanzialmente aperto un secondo procedimento. In Germania alla semilibertà e all’affidamento in prova al servizio sociale provvede direttamente il direttore del carcere. In Francia i ricorsi relativi alla libertà personale erano di competenza del giudice amministrativo.

Alla pena vera e propria sono sovente allegate sanzioni accessorie. Come le misure di sicurezza. Ebbene,questa settimana contro questo tipo di misure hanno presentato ricorso ai giudici di sorveglianza - fra gli altri - Giovannino Geminian e Oriano Pedini.

Geminian, cinquantottenne, residente ad Agna, è un ladro all’antica. Rubare macchine era diventata la sua specialità. Un paio d’anni fa assieme ad un complice aveva rubato una veneranda "Bianchina". Lo avevano preso mentre brindava al bar. E alcuni mesi più tardi, dopo aver rubato una Mitsubishi e un’Alfa 164, i carabinieri lo avevano trovato addormentato sul sedile di guida di una Passat appena sgraffignata. Che fatica fare il ladro. Quando alza il gomito diventa un "orlando furioso" e combina un "desfo" e se la prende con i carabinieri. Come il giorno del 189. anniversario della Benemerita, quando piombò in caserma, sfasciò vetri e mobilia, poi prese a cazzotti il comandante e un giovane militare.

Pedini, quarantunenne operaio originario di Campo San Martino, vanta precedenti per droga. Coinvolto nell’operazione "Alfa 2" - la droga di marca Maniero - venne condannato con rito abbreviato a quattro anni e quattro mesi di reclusione. Era il 1996.

Chiedono invece che lo Stato rimetta loro il debito Elena Leopardi e Federico Garon.

Elena Leopardi un tempo faceva la parrucchiera. Quand’era giovane ebbe una storia d’amore con Pietro Pamio, in arte "Scaltri", classe 1935, originario di Maserà, quattro pagine di certificato penale sulle spalle. Una notte del giugno 1971 l’uomo scaricò l’intero caricatore di una automatica calibro 7.65 contro la porta dell’abitazione della giovane donna, ferendola. Poi si diede alla macchia sui Colli riuscendo a sfuggire a carabinieri e polizia. Correre era la sua specialità. Anche le armi lo erano. È morto ammazzato con un fucilata sparata in faccia nel febbraio 1994. Gli assassini poi incendiarono il cadavere in riva al Bacchiglione. Elena Leopardi oggi ha sessantasei anni e un vecchio debito legato a un modesto spaccio di droga.

Anche Federico Garon, ventisettenne, ha un debito per violazione della legge sugli stupefacenti. Nel novembre 2000 era stato arrestato nell’ambito di un’operazione antidroga. Incensurato, all’epoca gestiva con il fratello una pizzeria da asporto a Ponte San Nicolò.

Bari: Canosa di Puglia, lavori in corso per aprire il carcere

 

Gazzetta del Sud, 27 giugno 2004

 

Dopo vent’anni inizia il recupero della struttura, che presto entrerà in attività. Da oltre venti anni sul viale che porta alla stazione vi è un carcere costruito e mai entrato in funzione, costato alla collettività miliardi di vecchie lire. Un progetto fotocopia del carcere costruito nello stesso periodo a Minervino, oggi parzialmente utilizzato come caserma dei carabinieri.

Una situazione simile in tantissime altre località del sud Italia: carceri che all’epoca della loro realizzazione fecero gridare allo scandalo. Costruzioni ad altissimi costi, ma soprattutto mai utilizzate. Il carcere di Spinazzola balzò anche agli onori delle cronache italiane per essere stato oggetto di una trasmissione televisiva che tentò di ripercorrere la storia di queste strutture in abbandono.

Nel corso di questi anni i vari amministratori hanno tentato di sensibilizzare il Ministero per ottenere l’utilizzo della struttura. Una delle tante proposte avanzate fu quella di sperimentarlo come penitenziario per tossicodipendenti. È nota a tutti la sovrapposizione del reato a quella della condizione di tossicodipendenti che caratterizza buona parte delle carceri italiane, situazione che non permette nessuna forma per il detenuto, confuso tra gli altri, di intervenire per il suo recupero.

L’idea era proprio di realizzare un luogo detentivo che oltre a far eseguire le pene inflitte, potesse agire per il recupero e la riabilitazione. Proposta inspiegabilmente naufragata nel nulla, nonostante l’aspetto occupazionale: per questa sperimentazione oltre al corpo di polizia penitenziaria erano state previste altre figure professionali a cui si inseriva la partecipazione del mondo del volontariato.

È di questi giorni la notizia che presto la struttura carceraria diventerà nuovamente cantiere. Infatti, come conferma il sindaco Savino Saraceno, forse siamo giunti dopo venti anni alla utilizzazione di questa opera pubblica dimenticata. A tanto si è giunto dopo diverse interrogazioni parlamentari dell’on. Giuseppe Gallo. Dopo le interrogazioni, le rassicurazioni espresse del Ministro Castelli in tal senso, a cui si sono aggiunte le azioni dei funzionari della Regione, responsabili delle opere pubbliche.

Il carcere si avvia alla sua apertura e verrà utilizzato per ospitare 25 detenuti. I lavori che saranno eseguiti a partire dai prossimi giorni sono quelli di adeguamento ma soprattutto di risanamento della struttura che ha subito in questi anni atti vandalici perpetrati dai "soliti ignoti". Il sindaco parlando dell’apertura di questa struttura, afferma "uno degli aspetti positivi è quello del rientro in città di molti spinazzolesi che in varie località e in altre case penitenziarie svolgono il compito di guardie carcerarie".

Ma l’aspetto del recupero contro il degrado della struttura che più di altro ci tiene a sottolineare Saraceno: "non è possibile assistere ancora allo scempio su questa opera pubblica costata miliardi alla collettività e restare del tutto indifferenti". La notizia dell’apertura del carcere ha dato vita a tante esternazioni, consensi e perplessità legato all’eventuale aumento o rischio criminalità in paese. Il sindaco Saraceno risponde e rassicura: "la presenza della polizia penitenziaria, unitamente al lavoro svolto con professionalità dai carabinieri non potrà che aggiungere maggiore sicurezza contro ogni forma di delinquenza".

Paure dubbie se si considera che l’unico aspetto visibile per la città con l’apertura del carcere, sarà quello della presenza temporanea dei parenti che faranno visita ai detenuti che certamente non influiranno nello scorrere quotidiano della vita del paese.

Cagliari: Isili, carcere ad alta tensione. La Cisl: via il direttore

 

L’Unione Sarda, 27 giugno 2004

 

Dura presa di posizione della Cisl sulla situazione in cui operano gli agenti penitenziari del carcere di Isili. I segretari aziendale e territoriale Andrea Gallotta e Giorgio Mustaro hanno diramato un comunicato in cui si chiede al Dap la sostituzione del direttore e del comandante.

"La già grave situazione - si legge nel documento -, sfociata qualche mese fa in una manifestazione, si è ulteriormente appesantita, tanto da portare all’ennesima rottura delle trattative". Ma le accuse non si fermano qui. "Il direttore - prosegue la Cisl - andando contro la volontà dei sindacati ha ripristinato, unilateralmente, i tre turni di servizio di otto ore giornaliere, ma escludendo da questa disposizione alcuni servizi". Inoltre "l’apertura della diramazione "Turbino" è avvenuta senza predisporre alcuni accorgimenti che garantiscano la sicurezza necessaria" e "capita che un poliziotto debba svolgere da solo il turno di notte o magari insieme fare il portinaio, il centralinista, l’addetto alla cucina detenuti, l’addetto al sopravitto e addetto alla sezione detentiva".

Salerno: Sala Consilina, arrivano i fondi per il carcere

 

La Città di Salerno, 27 giugno 2004

 

Nel programma di edilizia penitenziaria 2003/2005 del ministero di Grazia e Giustizia è stato confermato il finanziamento per la realizzazione del nuovo carcere di Sala Consilina, pari a 33 milioni e 53 mila euro, assicurando alla cittadina salese una nuova casa circondariale di dimensioni superiori a quella attuale in via Gioberti.

Una conferma dopo che la commissione ministeriale per le carceri, in visita a Sala Consilina per verificare l’idoneità del sito indicato dall’amministrazione, aveva stilato un verbale positivo in merito all’intera area che il Comune aveva individuato per la localizzazione della nuova struttura. Il terreno che si trova in località Spinito Fieghi sarà il sito destinato ad ospitare il nuovo mega carcere con oltre 200 posti.

Unica richiesta dalla commissione è stata quella dell’ampliamento dell’area almeno fino a 15 ettari, in modo tale da prevedere per il futuro anche altre strutture se necessarie o servizi connessi. Dopo tante polemiche e dubbi arriva la certezza della realizzazione e della continuità dell’iter previsto. Una certezza confermata anche per quel che riguarda la priorità economica concessa alla struttura di Sala Consilina in sede ministeriale, che seppure dovrà attendere la costruzione delle carceri dei capoluoghi di provincia e di Regione, resta sempre nelle prime fasce.

Un dato confermato anche dalla Commissione paritetica per l’edilizia e dal finanziamento confermato nell’ambito del "programma di edilizia penitenziaria 2003/2005" del Ministero di Grazia e Giustizia. Il prossimo passo è l’ufficializzazione formale del Ministero, a cui dovrà seguire la richiesta della variante al Piano regolatore di Sala Consilina, con la delibera in consiglio comunale di vincolo sull’intera area prescelta.

Grossa soddisfazione è stata espressa dal neo sindaco Gaetano Ferrari che del resto aveva seguito la vicenda insieme con l’ex sindaco Giuseppe Colucci un anno fa, quando si erano sollevate polemiche, dopo un paventato spostamento delle risorse finanziarie. La struttura da realizzare a Sala dovrebbe essere la più grande del Meridione, visto il notevole numero di posti previsto.

Firenze: nasce "Oltre - semestrale di storie di vita"

 

Dal sito dell'Associazione "Altro Diritto"

 

"Oltre" è un giornale che nasce dall’idea di costruire uno strumento per rendere visibile, senza troppi filtri, l’esistenza di una persona dietro l’etichetta di "marginale".

Le storie di vita, raccontate in prima persona oppure attraverso interviste, sono raccolte da operatori di strada, volontari, giuristi, sociologi, educatori e, in generale, persone che hanno occasione, a vario titolo, d’incontrare la cosiddetta marginalità sociale. Le storie saranno quelle di chiunque, detenuto, immigrato, disadattato, malato, tossicodipendente o senza fissa dimora, senta la propria identità annichilita dall’etichetta di "marginale" e abbia voglia di essere ospitato su queste pagine per far conoscere ad altri qualcosa di sé: il proprio percorso o solo una sua tappa importante, un ricordo, una critica, una denuncia. Oppure semplicemente un pensiero che gli andava di condividere.

Scopo di questo giornale è quello di dare voce alla persona che normalmente viene nascosta, ma sarebbe meglio dire schiacciata, dall’etichetta di "marginale", "deviante", eccetera. Il giornale vuole essere uno spazio in cui realtà quasi afone possono esprimere la loro soggettività e, allo stesso tempo, un contributo a conoscere meglio l’universo in cui viviamo.

In un momento in cui corriamo il rischio di vivere in un mondo fatto di poche cose raccontante a tutto volume, Oltre vuole far conoscere le persone silenziose, o ridotte al silenzio dagli stereotipi con cui devono fare i conti ogni volta che aprono la bocca, che vivono in quelli che ci ostiniamo a chiamare "i margini della società", come se la società in cui viviamo avesse un centro. dalla superficialità di cronache più attente ad intrattenere che a raccontare.

 

 

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