Mediazione penale come alternativa

 

La mediazione penale come alternativa alla reclusione

 

L’Arena, 27 gennaio 2004

 

Esiste un modo diverso dal carcere per espiare una pena? È possibile rimediare al male fatto con un’espiazione di tipo sociale e non detentiva? Sono alcune delle domande emerse ieri nell’incontro al Tempio Votivo tra i cappellani delle carceri del Triveneto e la dottoressa Claudia Mazzucato, docente all’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, mediatore all’Ufficio Mediazione Penale di Milano, un ufficio pubblico, nato da un accordo tra Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia e Ministero della Giustizia con lo scopo, come indica la denominazione, di mediare tra imputati o detenuti e vittime di reati.

A questo proposito va ricordata la definizione di mediazione penale secondo la Raccomandazione adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 15 settembre 1999: "Ogni procedimento che permette alla vittima e al reo di partecipare attivamente, se vi consentono in modo libero, alla soluzione delle difficoltà risultanti dal reato, con l’aiuto di un terzo indipendente (mediatore)". L’incontro di ieri, a cui hanno partecipato anche il cappellano di Montorio, don Luciano Ferrari, e uno dei responsabili dell’Associazione La Fraternità di Verona, frate Beppe Prioli, è stato uno specifico momento formativo su un’esperienza, quella della mediazione penale, che costituisce un’importante svolta culturale circa il modo di intendere l’espiazione della pena.

"Se nel processo inteso in senso tradizionale per l’imputato la cosa più importante è la propria difesa, nella mediazione penale il fondamento diventa l’impegno di tutti i protagonisti a trovare una soluzione. Per l’imputato o il detenuto questo significa prendere atto delle responsabilità che si hanno verso determinate persone, di rendere conto delle proprie azioni che hanno procurato un danno per porvi rimedio. Questa nuova filosofia comincia già a comparire nei procedimenti per i minorenni e nel nuovo regolamento di attuazione del sistema penitenziario. È quella filosofia riparativa che progetta percorsi di riparazione della condotta antigiuridica dell’imputato".

Ieri intanto il capogruppo di Rifondazione comunista Fiorenzo Fasoli ha presentato un’interpellanza relativa alla situazione nel carcere di Montorio, dopo la visita effettuata ieri insieme all’onorevole Tiziana Valpiana.

"L’impianto di riscaldamento della casa circondariale della città non funziona adeguatamente - spiega Fasoli - il che significa che 500 persone sono da settimane in condizioni precarie e in carenza delle minime condizioni di vivibilità, con celle fredde e mancanza di acqua calda. Il problema è il cattivo funzionamento della pompa di distribuzione dell’acqua calda di cui si è chiesta la sostituzione da tempo ma la prospettiva di superare questa emergenza non appare immediata e il rigore della stagione invernale aggrava la situazione".

Nella sua interpellanza, il capogruppo di Rifondazione chiede a sindaco e Giunta se siano a conoscenza dell’amministrazione. "In attesa dell’intervento da parte degli organismi ministeriali competenti - conclude Fasoli - chiedo di verificare la possibilità di una soluzione immediata interessando l’Agsm, azienda di proprietà comunale, attrezzata per interventi di questo tipo".

 

 

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