Rassegna stampa 31 dicembre

 

Radiotre: il carcere e la sua funzione tema di "Fahrenheit"

 

Ansa, 31 dicembre 2004

 

Quasi 9 milioni di persone nel mondo vivono in carcere. Su 100 mila abitanti, negli Stati Uniti ne sono detenuti 701, in Italia se ne contano 102. Il carcere serve davvero a combattere la criminalità?

Se ne parlerà a "Fahrenheit", oggi alle 15, su Radiotre. In studio: il giornalista Marco D’Eramo, americanista, autore di "Via dal vento. Viaggio nel profondo Sud degli Stati Uniti"; e il sociologo Alberto Giasanti, che ha curato il volume "Le misure alternative al carcere". Nello spazio del libro del giorno, Carla Cerati presenterà "L’intruso" (ed. Marsilio).

Torino: console Albania visita connazionali detenuti

 

Ansa, 31 dicembre 2004

 

Il console dell’Albania in Piemonte, Giovanni Firera, ha visitato oggi i suoi connazionali detenuti nel carcere torinese delle Vallette. "L’incontro è stato possibile - ha detto Firera - grazie alla sensibilità e alla capacità professionale del direttore della casa circondariale, Pietro Buffa, che ha accolto con molto favore l’iniziativa".

Bolzano: scuola si mobilita per conservare lavoro a ex detenuto

 

Ansa, 31 dicembre 2004

 

Una intera scuola si è mobilitata a Bolzano a favore di un ex detenuto, che, giunto nell’istituto sulla base di un programma di reinserimento, ora rischia di dover lasciare il suo lavoro perché sono scaduti i termini. La vicenda si è svolta in una scuola elementare nel centro cittadino.

Il protagonista è molto noto in città ed era stato arrestato a gennaio del 2000 dovendo scontare una condanna a cinque anni e nove mesi per traffico di stupefacenti. Scontata una parte della pena, l’uomo, che non ha voluto che il suo nome fosse citato dai cronisti, sulla base di un progetto di reinserimento sociale cominciò a lavorare all’interno della scuola.

Dapprima l’uomo, che ora ha 61 anni, si recava al lavoro di giorno e la sera tornava in carcere, successivamente, anche sulla base delle positive segnalazioni che provenivano dalla scuola, l’uomo fu scarcerato e iniziò a lavorare in pianta stabile sempre nello stesso istituto. Qui - ha raccontato il preside - l’uomo subì una profonda trasformazione e si rese utile in ogni modo possibile, sia agli scolari, sia agli insegnanti, prendendo contatto anche con i genitori e via via divenne un vero e proprio factotum, una specie di punto di riferimento della comunità scolastica.

Ora però il progetto di reinserimento sta per terminare e l’uomo dovrebbe lasciare il suo lavoro. Per questo moltissimi genitori e insegnanti della scuola elementare hanno rivolto una sorta di petizione all’assessore provinciale alla scuola, Luisa Gnecchi. Nel documento, che reca tre pagine piene di firme, si chiede che l’uomo possa rimanere a lavorare nella scuola, dato il ruolo che l’uomo è giunto ad avere all’interno dell’istituto.

 

"Abbiamo assistito a un progressivo ritorno alla vita di una persona distrutta nel profondo dopo essere passato dall’esperienza del carcere". Dice così il direttore della scuola elementare di Bolzano dove insegnanti e genitori si sono mobilitati per consentire a un ex detenuto di poter continuare a lavorare nell’istituto dove era arrivato nel quadro di un progetto di reinserimento sociale.

L’uomo è stato arrestato nel 2000, dovendo scontare una condanna a cinque anni e nove mesi per traffico di droga. Dapprima l’uomo - che non ha voluto essere citato per nome - aveva lavorato in regime di semi libertà e poi, anche grazie al suo ottimo comportamento nella scuola, aveva ottenuto uno sconto di pena, potendo così lavorare a tempo pieno nell’istituto.

Ora però il periodo del progetto di reinserimento è scaduto e l’uomo dovrebbe fra poco lasciare il suo incarico. A questo punto tutta la scuola si è mobilitata e all’assessore provinciale alla scuola Luisa Gnecchi è stata inviata una petizione firmata da moltissimi genitori e insegnanti nella quale si sottolinea l’importanza che l’uomo riveste per la scuola, essendo diventato una sorta di punto di riferimento per scolari, insegnanti ed anche per i genitori.

"Questa persona - ha raccontato il direttore - ha dimostrato una disponibilità nei confronti di tutti, dando spesso più di quanto gli fosse richiesto, mostrando una grandissima attenzione nei confronti degli scolari ed esprimendo spesso la propria riconoscenza".

Nei primi giorni del suo incarico - ha raccontato il direttore - eravamo tutti commossi per il suo atteggiamento, aveva in pratica paura di tutto e mostrava una personalità annullata dalla detenzione. La prima volta che gli abbiamo dato in mano una piccola somma di denaro per fare una commissione aveva le lacrime agli occhi per questa dimostrazione, per noi piccola, di fiducia nei suoi confronti".

"Abbiamo deciso di rivolgerci all’assessore per chiedere che questo posto di lavoro possa essergli conservato, dato che si è trattato di una bellissima esperienza per tutti noi e va anche considerato - ha detto il direttore - che ormai ha 61 anni e che quindi difficilmente potrà trovare un nuovo lavoro e così tutto questo non avrebbe alcun senso". Ora scolari e insegnanti attendono, sperando che tra le maglie della burocrazia i responsabili riescano a trovare il modo di conservare all’interno della scuola chi da detenuto per droga è divenuto un punto di riferimento e un modello per molti.

Bergamo: evasione; Leitner e Radosta arrestati in Marocco

 

Ansa, 31 dicembre 2004

 

È finito a Rabat, in Marocco, il sogno di libertà di Max Leitner, detto il "re delle evasioni". L’altoatesino è stato arrestato ieri sera nella capitale marocchina assieme al siciliano Emanuele Radosta, figlio di un presunto boss assassinato nel 1991 e originario di Villafranca Sicula, con il quale era scappato dal carcere di Bergamo il 15 ottobre scorso.

I due fuggiaschi sono stati bloccati dalla polizia locale in una operazione congiunta con gli inquirenti italiani, ha detto il procuratore capo di Bolzano, Cuno Tarfusser. Hanno ancora tentato di esibire dei passaporti falsi, ma la loro fuga era ormai finita. Quella di Bergamo è stata la quarta evasione per Leitner che prima era già riuscito ad andarsene da una prigione austriaca, da Bolzano e da Padova. L’uomo era rinchiuso a Bergamo dal luglio dell’anno scorso. Leitner è uno dei più noti banditi altoatesini che dice di non poter stare in carcere.

Max Leitner - 45 anni, di Bressanone - aveva cominciato a far parlare di sé per una serie di rapine in banca nel Nord Italia e in Alto Adige verso la fine degli anni ‘80. Poi si spinse anche in Austria dove, nell’agosto del ‘90, fu catturato dalla polizia austriaca durante un assalto ad un furgone portavalori. Rinchiuso in carcere in Austria, Leitner riuscì ad evadere da quello che definì un carcere "medievale".

Dopo qualche giorno si consegnò, al confine di Prato Drava, alla polizia italiana: "meglio stare in un carcere italiano che in uno austriaco", aveva detto. Rinchiuso poi a Bolzano, all’apparenza detenuto modello, fu protagonista della più classica delle evasioni calandosi da una finestra usando lenzuola annodate. Resta latitante per sei mesi e ritorna poi in carcere a Padova dove ci fu la terza evasione. Max Leitner era stato catturato a luglio dell’anno scorso nei pressi di Brunico durante le ricerche seguite ad una rapina ad una banca del piccolo paese di Molini di Tures, con un bottino di 30 mila euro. Prima erano stati catturati i suoi due complici e poi - dopo una gigantesca battuta con intervento anche di uomini della Guardia di finanza, cani poliziotto, un elicottero e le fotoelettriche dei vigili del fuoco per illuminare a giorno tutta l’area - era stata la volta di Max Leitner che i giornali locali avevano chiamato il "Vallanzasca dell’Alto Adige".

Durante le sue fughe Leitner era sempre rimasto in contatto con i suoi parenti e con la stampa altoatesina. Così anche dopo l’evasione dal carcere di Bergamo si era fatto vivo ben due volte. Aveva inviato una lettera al suo avvocato che recava il timbro postale di Torino. Il rapinatore chiedeva al legale di presentare appello per l’ultima condanna che gli era stata inflitta, sette anni per rapina, e chiedeva inoltre di aprire delle non meglio definite trattative con la procura di Bolzano facendo intendere di essere in grado di far trovare dell’ esplosivo nascosto in Alto Adige.

In un’altra lettera aveva invece difeso la guardia carceraria, accusata di aver preparato la fuga. "Il secondino non c’entra, è soltanto un peone e per la mia fuga ci sono state protezioni dall’alto", aveva scritto. "Se fosse stato soltanto il secondino ad aiutarmi - diceva il rapinatore - come avrei potuto telefonare indisturbato per mesi dalla mia cella con un telefono portatile?

In effetti, c’è stata una corruzione, ma a livelli molto più alti". Leitner diceva inoltre di stare bene e di trovarsi "in un luogo sicuro, dove non c’è il rischio né di venire trovati, né di essere estradati". L’altoatesino che ora si trova in un carcere del Marocco probabilmente aveva sottovalutato il pericolo di essere scovato.

Giarre (Ct): un milione di euro per restauro carcere

 

La Sicilia, 31 dicembre 2004

 

Via libera agli interventi strutturali del carcere mandamentale di Giarre. Dopo la recente approvazione in Consiglio comunale della variante al Piano triennale opere pubbliche, entra nella fase attuativa il progetto esecutivo di adeguamento. Come ci conferma l’assessore ai Lavori pubblici, Raciti, l’amministrazione comunale, ottenuto il "lasciapassare" dal Consiglio, potrà richiedere e ottenere in tempi brevi lo stanziamento disposto già da tempo dal Ministero di Grazia e Giustizia, circa 998 mila euro (fondi della Cassa per l’edilizia giudiziaria) e procedere all’indizione della gara d’appalto.

Il progetto, rimasto a lungo nei cassetti dell’Utc, prevede una serie di adeguamenti strutturali in linea con le normative intervenute in tema di strutture penitenziarie: miglioramento della sicurezza nel cortile interno della casa circondariale; installazione delle docce in ogni singola cella (i detenuti finora usufruiscono di un locale unico); realizzazione di un padiglione polivalente (tale fabbricato, con una superficie di circa 500 mq, è stato preventivato secondo la conformazione architettonica dell’istituto penitenziario) all’interno del quale si svolgeranno tutte le attività didattiche e ricreative riservate ai detenuti; lavori per l’ampliamento dell’area logistica destinata alla polizia penitenziaria. Nel contesto di un regime penitenziario attenuato, che ridistribuisce gli spazi detentivi secondo una precisa logica che privilegia il trattamento terapeutico, le celle sono concepite come posti abitativi dove i soggetti sono essenzialmente tenuti a riposarsi, in vista degli impegni lavorativi e sociali previsti per il giorno successivo.

Tutti gli interventi di adeguamento programmati per il carcere mandamentale di Giarre, infatti, si inquadrano nella sua particolare tipologia, una struttura - come detto - a regime penitenziario attenuato facente parte di una rete nazionale.

Rete nella quale i soggetti ristretti, la maggior parte tossicodipendenti, manifestano la volontà al proprio recupero e, si adeguano a regole di comportamento che prevedono un ruolo attivo dei singoli, nell’ambito della partecipazione alla vita d’istituto.

Gli ospiti del carcere affrontano un percorso di pieno recupero, teso ad aiutare la persona a perseguire una scelta di cambiamento che tiene conto delle problematiche presenti, valorizzando le potenzialità emergenti.

Il programma della custodia attenuata prevede il reinserimento sociale dei soggetti, preparandoli, attraverso un’opera di sensibilizzazione, a proseguire il loro iter riabilitativo nel territorio dove, parallelamente, vengono attivate le forze sociali disponibili. Nella casa circondariale di Giarre, ottemperando a questo tipo di programma, sono stati avviati e conclusi con risultati più che soddisfacenti, numerosi progetti che hanno visto la partecipazione dei detenuti in attività di laboratorio per la lavorazione della creta e la realizzazione di manufatti artigianali.

Roma: partita di calcio tra Provincia e detenuti di Rebibbia

 

Adnkronos, 31 dicembre 2004

 

"Dai un calcio al disagio", questo il titolo della partita di solidarietà che si è svolta ieri all’interno del carcere romano di Rebibbia, tra la squadra dei detenuti e quella della Provincia di Roma. Organizzata dall’assessore provinciale al Personale, Antonietta Urbani, in collaborazione con la Cassa Mutua dei dipendenti provinciali, l’iniziativa rappresenta un tassello della strategia di attenzione e solidarietà dell’Amministrazione Gasbarra nei confronti di chi vive e sopporta condizioni di disagio.

Palermo: cantante Claudio Baglioni visita il "Malaspina"

 

Ansa, 31 dicembre 2004

 

Claudio Baglioni ha fatto visita ai giovani ospiti del servizio sociale del carcere minorile Malaspina di Palermo. Ai giovani del penitenziario il cantante ha raccontato la sua storia di ragazzo nato a Centocelle, da dove, grazie a un concorso per voci nuove, è riuscito a sfondare nel mondo della musica. I due incontri sono stati organizzati alla vigilia del maxi-concerto che il cantautore offrirà alla città siciliana, la notte di San Silvestro, a Piazza Politeana.

 

 

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