Rassegna stampa 2 agosto

 

Enrico Buemi: indispensabili interventi per migliorare le carceri

 

Asca, 2 agosto 2004

 

"Lo stato delle nostre carceri evidenzia una situazione di disparità di trattamento che è inaccettabile per i detenuti e anche per chi, nelle carceri, lavora". Lo afferma - in una nota - Enrico Buemi (Sdi), presidente del Comitato carceri della Commissione Giustizia della Camera, illustrando il parere della Commissione sulla relazione del governo sui "Fondi per gli investimenti in materia di edilizia giudiziaria, penitenziaria e minorile".

"Visitando le carceri italiane - afferma - ci stiamo rendendo conto di come pene uguali, per gli stessi reati, vengono espiate in situazioni completamente diverse e, a seconda del luogo dove ci si trova, ci sono alleggerimenti di pena, o pene aggiuntive, derivanti dal disagio che proviene per essere detenuti in luoghi infernali".

E "spesso - prosegue Buemi - ci si trova in situazioni in cui l’incuria è la prima causa che determina espiazioni maggiormente afflittive". "Si rende pertanto indispensabile - conclude - programmare interventi consistenti e rapidi che rimuovano le condizioni peggiorative della detenzione e del lavoro in determinate realtà".

Catania: i detenuti scrivono "viviamo in condizioni disumane"

 

La Sicilia, 2 agosto 2004

 

Un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Piazza Lanza ci scrive per denunciare lo stato carente della struttura carceraria dal punto di vista igienico e le condizioni di vita disagevoli all’interno delle celle. La lettera non è firmata. Gli stessi detenuti spiegano che non vogliono firmarla, temendo ritorsioni ed è proprio per questo motivo che la pubblichiamo, mentre nella generalità dei casi vengono cestinate le missive anonime.

"Vorremmo che i mass media e la cittadinanza esterna a questo istituto sappia che viviamo in condizioni disumane, con celle sporche, senza suppellettili e non a norma con le leggi che lo Stato italiano ha emanato a tutela della dignità delle persone detenute.

Allo stato attuale in una cella che può ospitare al massimo 4 detenuti, ve ne sono ben 9 ammassati in celle anguste. In una sezione con ben 90 detenuti vi sono 5 docce di cui 3 guaste e inservibili e la doccia spetta al detenuto 3 volte a settimana (salvo imprevisti).

La direzione sanitaria è carente, perché mancano specialisti tipo: dermatologo, otorino, dentista, cardiologo, oculista, chirurgo, ortopedico. L’unica cosa che hanno è una "famosa" pillola che vale per ogni tipo di malanno.

Se un detenuto si sente male, prima viene la guardia, dopo l’infermiere a constatare che tipo di malanno abbia e dopo viene chiamato il medico, se è disponibile, sempre che nel frattempo il detenuto non sia deceduto. Oseremo dire di essere trattati come bestie! E forse sarebbe il caso di rivolgere questo nostro appello anche alla protezione animali…

I colloqui vengono effettuati settimanalmente in piccoli tuguri con 5-6 detenuti e 3 parenti per ogni detenuto, facendoci stare ammucchiati e non rispettando la privacy della persona. Per ogni problema che il detenuto possa avere, non c’è risposta da parte degli organi competenti: direzione, matricola, magistrato di sorveglianza e altri organi preposti.

Noi chiediamo un po’ di attenzione affinché possiamo pagare i nostri errori commessi, ma nel pieno rispetto della persona, e non vivere come animali in un Paese che osa chiamarsi democratico. In altri Paesi europei il detenuto vive come ogni cittadino nel pieno rispetto della persona, che viene solo privato della libertà e non della dignità…

Copie di questa lettera di protesta verranno inviate al Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria, al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a "Striscia la notizia", al Magistrato Sorveglianza di Catania."

Spoleto: Paolo Dorigo riprenderà lo sciopero della fame

 

Il Messaggero, 2 agosto 2004

 

Paolo Dorigo, condannato a 13 anni di carcere per un attentato alla base militare Nato di Aviano rivendicato dalle Brigate rosse, e che però si è sempre proclamato innocente, ha intenzione di riprendere lo sciopero della fame nel carcere di Spoleto dove si trova. Ne danno notizia i suoi difensori, Vittorio Trupiano ed Ida Pileri.

Dorigo aveva interrotto la sua protesta, durata alcune settimane, dopo avere ottenuto dal Tribunale di sorveglianza di Perugia l’autorizzazione allo svolgimento di "esami clinici particolari" - affermano i suoi avvocati in un comunicato - quali quello "a mezzo di sintonizzatore universale". Dorigo infatti sostiene che nel suo corpo sono state inserite delle "micro-chip" per manipolazioni genetiche che gli procurano gravi malesseri e secondo i suoi difensori il "sintonizzatore universale" potrebbe accertare la circostanza.

Invece il 28 luglio scorso è stato fatto un prelievo di sangue al detenuto "ma non quello mirato all’analisi genetica delle cellule non enucleate che era stato richiesto e assicurato dal momento che Dorigo - è detto nel comunicato - in più occasioni aveva denunciato una densità tripla rispetto al massimo previsto.

Per tutta risposta - proseguono i due difensori - il nostro assistito si è sentito rispondere che i valori erano entro la norma e che non si necessitavano esami particolari". Anche l’associazione "Articolo 21", di cui è portavoce Giuseppe Giulietti, ha aderito all’appello lanciato dai parlamentari Giovanni Russo Spena, Luana Zanella, Michele Vinello, finalizzato a chiedere la revisione del processo che ha portato condannare Paolo Dorigo per associazione a banda armata.

Dorigo, sottolinea "Articolo 21", non si è mai macchiato di delitti di sangue, e il suo processo si è svolto solo e soltanto in deposizione di un collaboratore di giustizia. Con le regole attuali, probabilmente, non sarebbe stato condannato. Per queste ragioni, evidenzia l’associazione, le stesse istituzioni europee hanno più volte chiesto all’Italia di rivedere tale processo. Fino ad oggi non è accaduto nulla.

Busto Arsizio: agente penitenziario portava hascisc ai detenuti

 

Il Giorno, 2 agosto 2004

 

Un agente di polizia penitenziaria è stato arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti: vendeva hashish ai detenuti nel carcere di Busto Arsizio (Varese) dove prestava servizio. L’uomo, 38 anni, è stato bloccato dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Varese che ha effettuato l’indagine coordinata dal sostituto procuratore di Busto, Sabrina Di Taranto.

L’inchiesta è scattata alcune settimane fa quando un detenuto ha segnalato al direttore del carcere, Anastasia, che appunto la guardia carceraria riforniva di ‘spinelli’ i detenuti. Il prigioniero ha anche fornito il numero di cellulare attraverso il quale l’agente riceveva gli ordinativi dai familiari dei detenuti. Spacciatore e parenti successivamente si davano un appuntamento per il pagamento e una volta avvenuto, la guardia provvedeva a far trovare al detenuto gli spinelli.

L’hashish veniva lasciato nascosto in lavanderia, nei sottoscala, nei servizi igienici. L’agente di polizia è stato arrestato durante un incontro con un parente, non appena ha intascato i soldi.

Aumentano i testimoni di giustizia, diminuiscono i collaboratori

 

Ansa, 2 agosto 2004

 

Più testimoni di giustizia e meno collaboratori, con un crescente aumento di pentiti che vengono reinseriti nella società al termine della loro collaborazione. Sono gli aspetti più eclatanti che emergono dai dati della Commissione centrale per la definizione ed applicazione delle speciali misure di protezione, aggiornati al giugno 2004.

A circa tre anni dall’applicazione della nuova legge sui pentiti le "capitalizzazioni", cioè il rientro nella vita sociale del paese di collaboratori e testimoni, sono passate dalle 179 del periodo 1 luglio 1998 - 7 ottobre 2001 alle 642 del periodo compreso tra l’8 ottobre 2001 e il 30 giugno 2004.

In particolare, i collaboratori reinseriti sono passati da 141 a 405 e i testimoni, sempre nello stesso lasso di tempo, sono saliti da 38 e 45. Un dato che permette allo Stato di avere un consistente sgravio degli oneri connessi alla tutela e all’assistenza di queste persone. Quanto ai nuovi ammessi al sistema di protezione e tutela, si è passati dai 377 del periodo 1998 2001 ai 393 del periodo 2001 - 2004.

Un aumento consistente è rappresentato dai testimoni: erano 21 tra l’1 luglio 1998 e il 7 ottobre 2001, sono diventati 60 tra l’8 ottobre 2001 e il 30 giugno 2004. A fronte di una crescita dei testimoni c’è anche un calo delle collaborazioni: dalle 356 del periodo precedente si è passati alle attuali 333.

Padova: don Marco Girardi, da calciatore a cappellano del carcere

 

Il Gazzettino, 2 agosto 2004

 

Da promettente centrocampista del Padova e del Vicenza a prete, fondatore di due comunità per "l’accompagnamento dei giovani" e ora anche cappellano della Casa circondariale di Padova. L’ultimo incarico gli è giunto dal vescovo Mattiazzo in questi giorni e lui, don Marco Girardi, quarantunenne sacerdote, ci si è trovato a suo agio.

"Un segno della Provvidenza per me - dice - visto che da anni ero impegnato a favore delle persone che per il mondo non contano". Marco Girardi nel 1980, sotto la guida di Vittorio Scantamburlo, il talent scout di Alex Del Piero, ha vinto con gli allievi il titolo nazionale di categoria. Poi è andato al Vicenza e di sicuro avrebbe trovato una sua collocazione nel mondo del pallone se, a vent’anni, non fosse entrato in seminario. Diciottenne aveva avvertito l’urgenza di fare qualcosa per gli altri, impegnandosi coi volontari del "Gruppo Stazione" di Padova.

Divenuto sacerdote e cappellano nella parrocchia della Trinità, ha subito seguito ciò che il cuore gli dettava, vivendo sulla strada e aiutando i giovani d’ambo i sessi che della strada hanno fatto la loro casa, a ritrovare fiducia in sé, realizzandosi nella vita.

Nel 2001, a Vo’ Vecchio, utilizzando un vecchia canonica in disuso, ha dato vita alla "Fraternità di Betlemme", che ha visto passare una quarantina di giovani, da lui chiamati "non garantiti", cioè non coperti dal circuito assistenzialistico degli Enti.

"Nella casa di Vo’ - dice - gestita dagli stessi ragazzi, chi entra rimane quanto desidera, quasi come in un rifugio di montagna, nel quale eliminare la stanchezza, la mancanza di voglia di vivere. Viviamo solo di Provvidenza, anche se siamo iscritti all’Albo regionale delle associazioni. La diocesi ci ha offerto la disponibilità dell’alloggio, il resto lo facciamo noi, mediante il lavoro e il Signore. Offriamo anche ospitalità a gruppi di scout, a famiglie, a ragazzi e i "non garantiti" offrono loro la testimonianza. Io faccio presenza".

Don Marco ha fondato un’altra comunità in un paese della provincia di Pesaro e ora dovrà dividersi con gli ospiti della Casa circondariale, dove un sacerdote diocesano non entrava da quarant’anni.

"Ho già avviato i primi contatti con i detenuti, ascoltando le loro esigenze. Col sindaco Zanonato abbiamo deciso di dar vita ad una struttura di appoggio per coloro che scontata la pena, devono inserirsi nella società. E’ drammatico per chi ha risolto il suo debito con la giustizia, trovare poche persone disposte ad offrigli subito una mano. E così molti di costoro che alla mattina escono, alla sera fanno ritorno in carcere. Don Sergio Zorzi, il parroco di San Benedetto, mi ha offerto alcuni locali del ristrutturato patronato, che fa allo scopo. Mi trasferirò lì, dividendomi tra la "Fraternità di Betlemme" e la Casa circondariale. E’ questa una modalità di vivere il sacerdozio che molti miei confratelli condividono pienamente. M’ha fatto piacere che uno di loro, venuto a trovarmi, abbia esclamato: "Così valorizzi veramente i doni che Dio ti ha dato".

Toscana: 1 milione di euro per sostenere categorie svantaggiate

 

Asca, 2 agosto 2004

 

Da oltre un anno in Toscana c’è una nuova possibilità per trasformare lo svantaggio in opportunità: è il progetto "Esprit Sovvenzione Globale - Piccoli Sussidi". Esprit è finanziato dalla Regione Toscana attraverso il Fondo Sociale Europeo e si rivolge a tutti i soggetti che operano nel Terzo Settore (cooperative sociali, associazioni, etc.), per favorire la creazione di nuove imprese e auto-impiego da parte delle categorie svantaggiate della popolazione Toscana.

Già con il Bando 2003 portatori di handicap, donne in particolari situazioni di svantaggio, extracomunitari, ex tossicodipendenti, ex detenuti e non solo hanno potuto usufruire dell’occasione offerta dalla Sovvenzione Globale. Il Bando 2004, uscito il 2 agosto e con scadenza venerdì 8 ottobre 2004, prevede finanziamenti per un importo complessivo di 960.000 euro.

Volterra: in scena i detenuti della Compagnia della Fortezza

 

Il Messaggero, 2 agosto 2004

 

Il rito si è ripetuto e l’emozione è stata intensa. Ancora una volta, come accade da sedici anni a questa parte. Da quando cioè Armando Punzo, regista napoletano trapiantato in Toscana, decise di scommettere sulla non convenzionalità della scena, riuscendo a farsi accettare dove nessuno aveva ancora mai osato entrare, cioè nel luogo della pena definitiva.

Così un girone infernale, chiuso da mura spesse e mattoni grandi, è diventato col tempo una possibilità di creazione artistica. Dopo gli ultimi due spettacoli, dedicati a Brecht e all’affermazione del pessimismo più nero, quest’anno la Compagnia della Fortezza - formata dai detenuti della casa di reclusione di Volterra, guidati appunto da Armando Punzo - ha offerto al pubblico, che si è fatto sempre più attento e affezionato, un primo studio su un intellettuale scomodo e per certi versi contraddittorio, che apre prospettive nuove nella poetica del gruppo.

Con "P. P. Pisolini, ovvero Elogio al disimpegno" - in scena, come tradizione, di pomeriggio nel cortile del carcere - la Fortezza sembra infatti dire che comunque c’è una speranza, se solo la si sa cercare nel mondo dell’arte. Si può chiudere con la vita conosciuta e immaginarsi altre possibilità, se scocca la folle scintilla dell’artista che è "in sonno" in ciascuno.

Folle, come la carrellata di personaggi che Punzo e i suoi attori hanno disegnato, all’interno di una costruzione scenica che soltanto in apparenza sembra un circo colorato con i toni accesi del rosso, del giallo e del blu. Ma quelle biciclette sospese nel vuoto, che quando vengono animate spostano altri oggetti, suscitando la "maraviglia" in chi guarda, e quella casina in miniatura al centro sono tutt’altro. Sono il luogo della diversità che fugge verso altre dimensioni.

Mondi nei quali si è trasportati da elfi dispettosi con le orecchie a punta, da domatori di anime, da uomini con teste di animali, da "filosofi" che riflettono sui problemi della matematica, il peso delle parole, le profondità interiori, ma anche, con una punta di sarcasmo, sulle delusioni della vita e sui significati dei Piani regolatori generali. Colori forti e grottesco, dunque, per dare un’apertura di senso.

Cosa c’entra Pasolini, si dirà. C’entra, perché è da alcuni suoi versi scorati - io mi chiedo: è possibile passare una vita sempre a negare, sempre a lottare, sempre fuori dalla nazione, che vive, intanto, ed esclude da sé, dalle feste, dalle tregue, dalle stagioni, chi le si pone contro? - che tutto prende le mosse. Solo riprendendo fiato insomma, dopo il tempo dello scoraggiamento, si può trovare la forza per dare nuova linfa alla vita.

Un messaggio accolto dai lunghissimi, sinceri applausi del folto pubblico, che stanno a testimoniare la bontà dell’operazione e della scelta di applicare ai detenuti-attori l’articolo 21, quello che regola il lavoro fuori dal carcere. Una decisione che aspettavano da anni: finalmente, per andare a recitare, non adopereranno più i permessi di visita alle famiglie, che finora spendevano come "bonus" per il palcoscenico.

Tolmezzo: partita di calcio amichevole, detenuti vincono 9 a 8

 

I-News, 2 agosto 2004

 

Questa mattina l’Udinese ha disputato una partita speciale: un incontro amichevole contro i detenuti del carcere di Tolmezzo. I "padroni di casa" hanno vinto segnando 9 goal contro gli 8 dell’Udinese. Al di là del risultato, quello che conta, come hanno sottolineato Spalletti e i giocatori, è stato avere la possibilità di regalare un’ora di allegria a chi nella vita ha sbagliato e sta pagando. Nel pomeriggio Spalletti ha lasciato la squadra libera.

Brindisi: ex sindaco, ora detenuto, pubblica "Il peggiore di tutti"

 

Brindisium.net, 2 agosto 2004

 

C’era grande attesa per l’uscita editoriale de "Il peggiore di tutti", opera prima di Giovanni Antonino, ex sindaco di Brindisi. Da ieri il libro è in distribuzione nelle edicole di Brindisi e provincia in abbinamento con il quotidiano Senzacolonne.

E l’attesa non è andata tradita, dal momento che il libro è praticamente esaurito (e qualche edicola non ha potuto nemmeno soddisfare le "prenotazioni" dei giorni scorsi). Tremila copie la tiratura per quello che Senzacolonne definisce, forse esagerando, l’evento editoriale dell’anno.

Difficile giudicare se la pubblicazione rappresenti davvero "l’evento dell’anno", in ogni caso il libro è destinato a scatenare, oltre la curiosità morbosa dei brindisini, dibattiti e considerazioni di ogni tipo.

"Il peggiore di tutti" - scrive nella presentazione Carlo Amatori, direttore marketing del quotidiano - è "composto da 160 pagine ed ha in copertina uno schizzo, realizzato dallo stesso autore, che raffigura l’interno della cella del carcere giudiziario di Foggia, dove Antonino ha trascorso parte della sua detenzione da quel lontano 9 ottobre 2003. E proprio da quell’alba che Antonino scrittore inizia il suo racconto.

Un diario, ricco di particolari, di sensazioni, di umori, di "pensieri intrisi di dolore ma anche di speranza, formulati lontano dagli impegno quotidiani - scrive nella prefazione lo stesso Giovanni Antonino - dall’angoscia di dover primeggiare, dall’ansia di non poter venir meno ad un’immagine costruita da altri".

Per precisa scelta di Antonino, il volume è in vendita ad un prezzo molto accessibile: cinque euro per acquistare il libro ed il giornale. E per una scelta concordata tra Antonino e Senzacolonne, il ricavato sarà devoluto in beneficienza ad una cooperativa sociale che si occupa dell’assistenza ai bambini.

 

 

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