Il C.I.L.O. di Rebibbia

 

Il CILO di Rebibbia Penale di Roma 

 

C.I.L.O. di Rebibbia

Via R. Majetti, 165

00156 - Roma

 

Il senso dello sportello C.I.L.O. (Centro di iniziativa locale per l’occupazione) di Rebibbia è di offrire un "servizio di orientamento ed assistenza tecnica all’inserimento e reinserimento per detenuti o ex detenuti nel mercato del lavoro". Uno sportello che è già attivo in carcere e vuole ridurre il distacco fra carcere e società. Un distacco che produce a sua volta effetti di dis-orientamento.

Lo sportello C.I.L.O. Rebibbia, istituito con delibera di giunta del 30 maggio 2001 è stato affidato dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche per le Periferie, per lo sviluppo locale, per il Lavoro, a seguito di apposita convenzione sottoscritta il 12 giugno alla società consortile Informagiovani, capofila della ATI con la società Soluzioni.

Il consorzio Informagiovani a r.l. ha già gestito dal 1996 al 1999 i C.I.L.O. del Comune di Roma. La società Soluzioni si è occupata anche del decollo di cooperative composte da detenuti. L’oggetto della convenzione riguarda la costituzione di un servizio di orientamento ed assistenza tecnica all’inserimento e reinserimento per detenuti ed ex detenuti nel mercato del lavoro. La struttura fornisce informazioni, orientamento alle scelte e consulenze ai detenuti al fine di rafforzarne le capacità di autonomo inserimento al lavoro in collaborazione con la rete dei servizi per l’impiego e le sezioni circoscrizionali per l’impiego e per il collocamento agricoltura (SCICA). Il servizio vuole altresì orientare la domanda lavorativa verso centri specializzati nell’assistenza e nel collocamento, in collegamento con il provveditorato agli studi, i distretti scolastici, i laboratori di quartiere interessati dall’amministrazione comunale. Cura, al momento della dimissione dei detenuti, la presentazione dell’utente ad uno degli sportelli presenti sul territorio, svolge l’analisi dei bisogni formativi e occupazionali, rileva le competenze individuali e le valorizza, fornisce informazioni sistematiche su percorsi di reinserimento specifici, tirocini e borse di studio, legislazione in materia di diritto del lavoro, pari opportunità, legislazione nazionale e regionale in materia di auto-imprenditorialità.

Lo sportello intende valorizzarare quindi le capacità progettuali del detenuto e porsi quale soggetto canalizzatore di risorse. Il progetto prevede una struttura organizzativa composta da una direzione tecnica che sovrintende la gestione complessiva del progetto e da 4 operatori, due esperti di orientamento, un consulente di impresa e uno psicologo.

Il progetto prevede una suddivisione in fasi: una fase preliminare, una fase di informazione e orientamento, percorsi specifici di orientamento, l’attivazione di laboratori di ricerca attiva sul lavoro, l’attivazione di laboratori di impresa e del servizio di documentazione. Ha avuto inizio il 16 luglio.

Lo sportello, attivo in carcere, funziona per diciotto ore settimanali durante le quali esperti di orientamento svolgono colloqui mirati con i detenuti, cercando anche di scoprirne le capacità nascoste. Un locale esterno al carcere, che è stato attrezzato con computer, fax, stampante, fotocopiatrice, linea telefonica, internet, funzionerà da back office. In tale ufficio è stata installata la banca dati che contiene informazioni su: concorsi pubblici, siti lavorativi, esperienze significative nel campo della detenzione, avvisi pubblici, graduatorie di esami, contratti di formazione lavoro, corsi di formazione professionale, borse di studio, corsi di laurea e di specializzazione, tirocini e stage, gazzette ufficiali, offerte di lavoro.

Sono stati già svolti 40 colloqui individuali. Per 30 persone detenute è stato compilato il questionario. 5 sono gli stranieri che si sono rivolti allo sportello. 6 detenuti hanno manifestato l’intenzione di dar vita ad una propria attività imprenditoriale. La maggior parte di coloro che si sono rivolti allo sportello (66%) ha conseguito in carcere un diploma di scuola media superiore o di qualifica professionale, il 21% dispone di un titolo di scuola media inferiore, il 13% non ha concluso le scuole dell’obbligo. Le esperienze lavorative pregresse alla detenzione sono saltuarie e discontinue. Le aspirazioni professionali sono le più svariate.

 

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