Giornalismo dal carcere

 

Uomini Liberi, numero di aprile 2005

(Mensile dalla Casa Circondariale di Lodi)

 

Primavera senza rondini, il cemento mi circonda

"Ha saputo riunire il mondo intero"

Quel vecchio Papa in Parlamento

Wojtyla e le carceri: la sua continua disponibilità verso i detenuti

L’amnistia dimenticata

La campana che scavalca il muro del carcere

Io, ateo, e... il Pontefice

Pena di morte: giusta o no?

Un ringraziamento a Marco Pannella

Un taglio del 22% alle spese mediche: i detenuti sieropositivi senza farmaci

È difficile convivere in ambienti ristretti, condizionati dal sovraffollamento

Non per la scuola impariamo, ma per la vita...

Quest’anno la Pasqua è stato un giorno dimenticato da tutti

Chi ci aiuta? Il calcetto e la pallavolo

Alimentarsi bene? Sì, ma non in carcere

Spaghetti alla carbonara oppure gamberi e ceci?

Continuate a regalare libri: è importante!

Ditemi come sarà il Cielo. Per me è quello del presepe dei bambini poveri

Spettacolo teatrale con la Livraghina

Primavera senza rondini, il cemento mi circonda

 

Chiudo gli occhi per un attimo e provo ad immaginarmi affacciato al balcone di casa mia mentre a pieni polmoni assaporo il profumo della primavera.Quel mescolarsi di aromi, di essenze dovuto alla fioritura degli alberi da frutto che circondano la tenuta, il maggèngo che giorno dopo giorno prende forza e dimostra verso il cielo il risveglio dal lungo letargo invernale, le rose, i tulipani e una serie di altri fiori che non conosco per nome, lasciati in eredità da mia madre che nel giardino sottostante, sbocciano in una esplosione di colori I quasi secolari pioppi pino che segnalano l’ingresso alle corti in ambo i lati della strada, con la loro maestosa altezza, impazienti sollecitano le gemme allo sviluppo, mentre i denti del diavolo ai loro piedi, circondati dalle viole e dalle margherite si fanno largo sfoggiando quel giallo sgargiante, quasi volgare.Ritagliati con maestria dal guardiano, alla mia destra dopo la staccionata, gli orti incoraggiati dalla temperatura timidamente si inseriscono in un quadro indimenticabile, portando un contributo di promessa al palato. A pochi metri, come soldati in fila indiana, la barriera ferma vento dei salici, che con quel verde pastello che li caratterizza, danno un tocco d’arte al noce capofila.Alle spalle i filari del vitigno si perdono alla vista, consapevoli d’essere gli ultimi a dare frutto, con calma trionfale fanno le loro mosse: siamo noi i preferiti perché porteremo allegria nelle case quando sarà il momento.Ecco che in questa poesia i passerotti felici si rincorrono in un cinguettio assordante, l’abbondanza del cibo gli lascia il tempo per giocare, la prima riproduzione è andata bene e c’è tempo per il resto, lo storlo, l’allodola, lo scricciolo e il pettirosso, sono più furtivi, toccata e fuga, si sentono troppo raffinati per lasciarsi andare alle civetterie. La rondine, ahimè, non s’è ancora vista, ma presto arriverà a prendere possesso del suo vecchio nido. Ma attenzione, tutti fermi! Sì, anche tu topino campagnolo che giocherelli fra le buche della talpa senza che lei lo sappia, la poiana minacciosa è in avvicinamento, sembra affamata. Ah, serpente che scivoli sulle acque hai paura pure tu! I pigri gatti di giorno non cacciano quindi rilassati al sole godono il tepore, anche perché i cani si sentono abbaiare in lontananza, devono ruffianare il mandriano mentre sollecita alla mungitura il bestiame e poi abbiamo momentaneamente firmato la tregua, il padrone non vuole litigi, ma attenzione al richiamo dell’istinto, quindi un occhio aperto e uno chiuso. Carlo, Carlo dove sei? Mio Dio, terrorizzato apro gli occhi, cemento e ferro mi circondano, cemento e ferro mi circondano.

 

Carlo Bernardi Pirini

 

"Ha saputo riunire il mondo intero"

 

Queste poche righe di seguito, sono l’espressione di sofferenza vissuta da un musulmano che dopo la scomparsa del Santo Padre si è sentito di condividere: "Abbiamo perso un uomo di pace che ha fatto vedere a tutto il mondo la sua magia. Giovanni Paolo II, l’unico che ha rispettato tutti e tutte le religioni e noi musulmani siamo orgogliosi di Lui ha fatto il giro del mondo ed in ogni paese come prima cosa baciava a terra come segno di rispetto. Ha teso le mani verso i poveri e gli ammalati facendosi voler bene da tutto il mondo soprattutto dai bambini.Il giorno del suo funerale è simbolo della sua grandezza perché capace di riunire l’intero mondo senza distinzioni di religione e colore .Giovanni Paolo II non ti dimenticheremo mai".

 

Mohamed

 

Quel vecchio Papa in Parlamento

 

Sono un lettore di quotidiani e riviste, è sempre stato un mio hobby, questo perché mi piace essere informato su tutto quanto succede nel mondo, con la speranza di vedere qualche buona notizia, però ultimamente sono rimasto deluso da tutti questi mass-media perché mi é capitato spesso di leggere notizie portate e riportate per almeno quattro o cinque giorni consecutivi. A volte penso che questi sono soldi buttati al vento e che potrebbero forse aiutare persone che non hanno nemmeno i soldi per comprare il pane.Sembra che la vita si sia concentrata solo ed esclusivamente su fatti mondani rispetto ad altri problemi di maggiore entità, ma purtroppo sono sempre loro a riempire le prime pagine dei quotidiani.Ogni qual volta che si parla delle problematiche relative al lavoro, dei pensionati che ormai hanno solo gli occhi per piangere, al fatto che il costo della vita è aumentato e gli stipendi sono rimasti sempre gli stessi rispetto a tanti anni fa, più avanti andiamo più poveri diventiamo, tutti questi discorsi vengono dimenticati come se improvvisamente a tutto fosse stata trovata una soluzione.Purtroppo ancora oggi viviamo una divisione nazionale come quella vissuta ai tempi del nonno di mio Padre, e che a distanza di tanti anni non siamo riusciti a costruire una democrazia vera dove esiste il rispetto reciproco L’Italia è un paese che troppo spesso non è riuscito a chiudere i conti con la storia, troppe volte abbiamo perso l’occasione per poter voltare pagina e migliorare la nostra condizione sociale, questo perché nessuno prende mai sul serio questi problemi, anche la giustizia è diventata un mondo a parte perché spesso si fanno le cose senza che nessuno si prenda la briga di controllare: se ci fosse un po’ di umanità e di volontà con tutte le leggi che ci sono a favore dei detenuti e che non vengono applicate non avremmo il sovraffollamento nelle carceri.Il Santo Padre, pace all’anima sua, nel 2002 e andato in Parlamento a chiedere una clemenza generalizzata per il popolo dei detenuti, è stato applaudito a lungo ma quegli applausi erano come quelli di Giuda perché già sapevano che nulla sarebbe stato fatto, si sono massacrati e catapultati per concedere solo un misero indultino che a nulla è servito.Possiamo invecchiare, morire di crepacuore ma non dimenticare il nostro Santo Padre che è stata l’unica persona ad oggi a chiedere perdono per noi, perché a pochi interessa veramente conoscere i nostri problemi, dove spesso ci costringono a vivere in situazioni che non rispettano la dignità dell’uomo. Sentire o vedere sempre gli stessi personaggi che fanno di tutto per stare al centro dell’attenzione solo ed esclusivamente per i loro comodi, prendendoci in giro e pensando che noi italiani siamo dei pecoroni, questo solo perché siamo un popolo di buonisti e ci fidiamo spesso a volte pur sapendo che ci stanno prendendo in giro, accettando le falsità che ci vengono dette, come se aspettiamo ancora la favola di qualcuno che ci viene a salvare, basta pensare che fino ad oggi ci sono persone che si fanno truffare dai così detti santoni o dalle favole di Wanna Marchi. Ditemi voi come possiamo pensare di avere un futuro migliore con queste teste?

 

Gaetano Crivello

 

Wojtyla e le carceri: la sua continua disponibilità verso i detenuti

 

È difficile esprimere a parole i sentimenti che in questi giorni riaffiorano alla mente di ognuno di noi e attraverso il nostro cuore, pensando alla morte del Grande Papa.Tutto il mondo ha pianto il Santo Padre ed i leader ed i potenti della terra sono accorsi ai solenni funerali e come riconoscenza l’hanno incoronato a protagonista principale della nostra storia contemporanea. A conclusione del lungo pontificato di Papa Wojtyla, Piazza San Pietro, sede della Chiesa universale, è diventato il simbolo della grande famiglia delle Nazioni.Durante ventisette lunghi anni, il Papa ha parlato a tutti i popoli ed è stato vicino a tutti gli uomini senza distinzione di razza o religione, italiani e stranieri. È sempre stato un punto di riferimento per credenti, ponendosi a difesa dei più deboli, dei diseredati, dei poveri e degli ultimi. E noi uomini del carcere gli rivolgiamo un sentito grazie per esserci sempre stato vicino e per non averci fatti sentire soli, emarginati, lontani.Con grande ed affettuosa riconoscenza, il Papa con i suoi discorsi, ogni volta ha visitato le carceri, ha invitato i detenuti ad aprirsi a Dio e a rifugiarsi in Lui ed ha esortato i responsabili dell’amministrazione e della gestione delle carceri a rispettare la dignità dell’uomo ristretto.Il Santo Padre conosceva bene la situazione delle carceri italiane ed in occasione di due incontri ormai storici, due incontri indelebili nella storia del nostro paese, ha chiesto ai Politici un segno di sensibilità verso tutti i detenuti. Il 9 luglio del 2000, anno del Giubileo, il Papa visita Regina Coeli e nel Suo messaggio chiede un piccolo segno di clemenza per ogni uomo detenuto e non al suo reato e che il carcere servisse per il rinnovamento dell’uomo e al suo reinserimento sociale. L’11 novembre 2002 il Papa entra nella sede del Parlamento Italiano, è il primo Papa nella storia a visitare Montecitorio e anche in questa occasione chiede ai nostri Politici, che prontamente ed unanimemente ricorrono ad un lungo e favorevole applauso, ancora un atto di clemenza, quali l’amnistia o l’indulto, alla luce delle gravi difficoltà in cui versano le nostre carceri e come strumenti per risolvere i tanti problemi: uno per tutti ad esempio il sovraffollamento. Amnistia: Con l’amnistia i reati si estinguono, ad eccezione dei più gravi. È concessa con la maggioranza dei due terzi di ciascuna Camera. Indulto: L’indulto non estingue il reato ma condona tutta o in parte la pena.

 

G.S.

 

L’amnistia dimenticata

 

n Amnistia è una parola di clemenza della quale lo stato italiano ha dimenticato il significato, visto che sono passati sedici anni dall’ultima volta che i nostri governanti hanno pensato alla possibilità di fare un gesto di clemenza per i detenuti, gesto che significherebbe anche per chi resta all’interno degli istituti una migliore vivibilità e la possibilità di essere trattati come delle persone, riguadagnando quei diritti umani che da troppo tempo sembrano essere stati dimenticati.Dopo la morte del santo padre Giovanni Paolo II i radicali con il suo leader Pannella hanno fatto ricordare a tutti l’intenzione e la richiesta del Papa fatta davanti al Parlamento italiano dove tutti hanno applaudito alzandosi in piedi per poi non fare nulla prendendo solo in giro le persone che come me sono detenute. Ora siamo in attesa che i capogruppo si mettano d’accordo e anche qui assistiamo al solito teatrino dei partiti, tutti cercano di tirare acqua al loro mulino non rendendosi conto che se nulla viene fatto a rimetterci saremo solo noi, dandoci un ulteriore delusione.Da molto tempo gira nelle nostre carceri la discussioni sul cambiamento del codice penale della giustizia italiana e anche questo sarebbe un modo molto efficace di riportare la popolazione detenuta a un livello di vivibilità dignitosa, ma anche questo viene vissuto da parte nostra come una chimera che mai si riesce a raggiungere: sono ormai anni che si prendono gioco di noi tutti i governi che siano di destra o di sinistra a poco importa, quello che resta è un totale menefreghismo da parte di tutti.Il giudice è il tempo.Per noi è un tempo di tensioni e di angoscia, che pochi riescono a comprendere!

 

Y. XH.

 

La campana che scavalca il muro del carcere

 

Puntuale ogni mattino, alle sette, la campana di una chiesa vicina annuncia l’alba di un nuovo giorno: è l’Ave Maria che invita chi crede a rivolgere un pensiero e una preghiera al buon Dio.Suona per tutti questa campana, anche per noi detenuti e ci desta con una carezza melodiosa e par che dica: "Comincia un altro giorno, uguale e monotono come tutti gli altri, ma è uno nuovo e soprattutto è uno in meno nella conta di quanti mancano alla fine della pena".Nulla di più usuale del suono di una campana, quando si è fuori, liberi nella frenesia della vita quotidiana, anzi, a volte, è giudicato un disturbo e provoca lagnanze e proteste; quanti pensieri invece quando quel suono accarezza i tuoi timpani in una situazione come la nostra, dove tutto è rigidamente programmato, dove anche le cose più semplici e normali diventano eccezionali ed ogni istanza si iscrive obbligatoriamente in un procedimento burocratico lento e rigoroso che supera spesso e volentieri il rigore dei regolamenti per sconfinare in una rigidità che la ragione e il buon senso faticano a comprendere, mentre il tuo suono corre libero nell’aria fresca del mattino. Eppure sentiamo anche noi questa campana; eppure quei rintocchi suscitano anche in noi tanti pensieri, riflessioni, emozioni, sentimenti, anche noi ci sentiamo parte dell’umanità, una parte che cerca di redimersi con l’espiazione della propria pena, ma pur sempre uomini in questo momento con alcuni, pochi per la verità, diritti che, spesso e volentieri, dobbiamo lottare per vederceli riconosciuti. Eppure quella campana suona anche per noi e par che dica a ciascuno che, nonostante tutto, vive perché può pensare, può desiderare può amare può chiedere, anche se non ha alcuna certezza di ottenere. E la campana continua ogni giorno a suonare e a scandire i momenti più significativi della giornata e della vita di questa città: segna i giorni di festa, annuncia la gioia di chi si promette eterna fedeltà davanti all’altare, accompagna i morti all’ultima dimora, continua a segnare quotidianamente l’inizio, il mezzo e il termine della giornata con rintocchi che ormai sono divenuti familiari. Continua a suonare, amata campana, scavalca il muro alto e grigio del carcere, passa attraverso le sbarre, facci percepire nei tuoi rintocchi il senso profondo del giorno e della vita, facci sperare in tempi migliori, convinci tutti noi che la vita, in qualsiasi situazione, anche la più difficile vale la pena di essere vissuta. I tuoi soavi rintocchi ci fanno sentire cittadini di Lodi e del mondo e per un attimo sopiscono l’angoscia della mancanza della libertà.

 

Ermanno Capatti

 

Io, ateo, e... il Pontefice

 

"I momenti belli, non li senti quando li vivi; ma li rimpiangi quando li ricordi".Faccio una premessa: sono profondamente ateo: però sono molto dispiaciuto della dipartita del Papa Wojtyla, perché lo ammiravo sia come uomo che come capo della chiesa. Nei suoi lunghi anni di pontificato è riuscito a portare la pace e la parola del Signore a molte popolazioni in conflitto, mettendo a repentaglio più volte la propria vita, dimostrando che il perdono e la carità verso gli altri devono soprattutto iniziare dai vertici del potere.Spero tanto che i tuoi successori prendano spunto dalla tua generosità d’animo, che ti ha portato sino al parlamento Italiano, a chiedere un atto di clemenza per la popolazione detenuta; ottenendo soltanto un lungo applauso per sé e un misero indultino per i detenuti delle carceri Italiane, del quale pochissimi, quasi nessuno, è riuscito a usufruirne.

Sono convinto che non è giusto, e tanto meno corretto che la popolazione detenuta debba sperare, "sempre e solo nella morte di un pontefice", per avere un atto di clemenza da parte delle nostre istituzioni, sempre sperando che ciò avvenga, cosi come è sempre avvenuto alla morte di un Pontefice.Addio Papa Wojtyla, rimarrai sempre nei nostri cuori, e le tue gesta verranno tramandate da padre in figlio, e sarai ricordato nei libri di storia come il Pontefice più altruista, caritatevole e misericordioso, che la chiesa abbia mai avuto.

 

M. Pm.

 

Pena di morte: giusta o no?

 

Sono sempre stato contrario alla pena di morte, non si difende la vita sopprimendo un’altra vita, non possiamo pensare di insegnare alle persone di non uccidere se poi uccidiamo, un grande dibattito sulla pena di morte si è aperto negli Stati Uniti.Recenti sondaggi tra i cattolici americani segnalano una spaccatura a metà tra favorevoli e contrari alle esecuzioni; solo pochi anni addietro la grande maggioranza era favorevole alla pena di morte.Nelle carceri americane vi sono ad oggi 3.455 condannati a morte e le esecuzioni procedono con drammatica regolarità.Mi hanno molto colpito le testimonianze di alcuni condannati a morte e di seguito vorrei proporne alcune, quelle che ritengo più significative e toccanti nella loro drammaticità. Dominique "che si dichiara innocente". Sono prigioniero nel braccio della morte, ho bisogno di qualcuno che voglia ascoltarmi. La solitudine di questo luogo comincia ad avere effetto su di me, anche perché ho capito che posso morire qui per qualcosa che non ho commesso... John Paul "una vita nel braccio della morte". Ricordo quando sono arrivato. Era il 9 marzo 1980.Uno mi disse: "John, devi affrontare la realtà." Io ho detto: "Lo sto facendo". Lui ha risposto: "No". Eddie "sono un signore". Adesso non mi firmo più "il guerriero". Sono maturato al punto che non m’importa più cosa pensano "loro". So nel profondo che non sono un animale. Sono un essere umano come tutti gli altri. Ora uso il titolo "Sir", Signore, davanti al mio nome, perché mi sento di valere.Reverendo Pickett "cappellano della morte". Sono stato il cappellano della prigione dalla prima esecuzione nel 1982, fino all’agosto del 1995. Non sapevo che mi sarei ritrovato nella camera della morte dove avvengono le esecuzioni. Non l’ho mai considerato un lavoro. Non credo in un lavoro dove si uccide la gente. Da allora mi hanno sempre chiamato "cappellano della morte". Un giornale mi ha chiamato "angelo della morte". Sempre di morte.Reverendo Pickett "Prove di esecuzione". Ricordo chiaramente la prima. Nessuno era mai stato messo a morte da una iniezione letale, era la prima volta al mondo. Non avevamo un manuale, nessun precedente, nessun consiglio per aiutarci. Sapevo che c’era un braccio della morte a Walls Unit. Ma avevo scelto di lavorare come cappellano per i vivi. E’ stato traumatizzante anche fare le prove. Un volontario si è messo sul lettino e ha cominciato a ribellarsi. Il lettino slittava, le ruote lo facevano muovere da tutte le parti. Perciò hanno deciso di fissarlo al pavimento. Nessuno sapeva come il corpo umano avrebbe reagito a queste sostanze. John "Io mi ricordo". Mi ricordo quando mi hanno fissato l’esecuzione e ho avuto paura. Sono arrivato a tre ore dall’esecuzione. Finora ho avuto quattro date fissate e la quarta è stata la più terribile. La mia testa è ancora sottosopra, ci penso ancora adesso. Dominique "Gli innocenti". Faccio molto lavoro legale per ogni carcerato che me lo chiede. Credo seriamente che gli innocenti nel braccio della morte siano tra il 10 e 13 percento. Jim Willet, dipendente del dipartimento di giustizia criminale per 30 anni "Troppo stretto". Una volta arrivato alla fine della camera della morte, che è una piccola stanza, dico al detenuto di sdraiarsi sul lettino con la testa dall’altra parte. Gli ufficiali gli mettono le cinte per legargli il corpo. Lo bloccano, allora chiedo al detenuto se sono strette. Due o tre volte mi hanno chiesto: "Ne puoi allentare una? Quella sul petto". Lo facciamo . Jim Willet "Il segnale". Mi mettevo gli occhiali e, quando era ora, quando il detenuto finiva la sua frase finale, li abbassavo. Era il segnale per i medici nell’altra sala. E poi, circa 30-35 secondi dopo, il detenuto mandava il suo ultimo respiro.Reverendo Picket "Le ultime parole". Sapevo quando il detenuto finiva di dire le sue ultime parole, perché avevo fatto le prove. Me le diceva in anticipo. Il direttore, che era un uomo gentile, non voleva tagliare le ultime parole. Sarebbe orribile togliere le ultime parole ad un uomo. Allora gli facevo un cenno quando finivano. Perché certi esitavano... Dominique "L’ultima frase di Dominique". Ci sono state molte persone che mi hanno accompagnato fino a questo punto. Non posso ringraziarle tutte. Ma grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Mi hanno permesso di fare molto più di quanto non avrei potuto da solo. Ci sono tante cose che vorrei dire, ma non posso dire tutto. Vi voglio bene. Per favore, continuate la battaglia. Se voltate le spalle a me, voltate le spalle a tutti gli altri. Grazie per avermi permesso di toccare tanti cuori. Non avrei mai potuto da solo. Mi dispiace. Non sono così forte come credevo di poter essere. Ma immagino che farà male solo per un istante. Voi siete lamia famiglia. Vi prego, tenete viva la mia memoria. Dominique Green è stato ucciso il 26 ottobre 2004, a 30 anni. Per lui avevano chiesto la grazia anche i familiari dell’uomo che era accusato di aver ucciso.

 

Livio Celotti

 

Un ringraziamento a Marco Pannella

 

Dedicare questo spazio ad un uomo che a rischio della propria vita sta lottando per il più alto valore esistente, la libertà, mi sembra a dir poco doveroso, quindi mi sento di ringraziare a nome di tutti noi ristretti Marco Pannella, che del suo nome ha fatto una istituzione. Anche in questa occasione dove con la morte del Santo Padre sono riemerse tutta una serie di problematiche inerenti alle condizioni delle carceri italiane, lui si è schierato in prima fila predicando per il rispetto di tutta una serie di leggi, volontà e valori troppo a lungo trascurate. Valori che idealmente dovrebbero essere alla base di ogni uomo e istituzione, ma che poi si scopre soprattutto in queste occasioni, che non esiste pietà, non esiste perdono. Davanti agli occhi ho ancora la salma di Giovanni Paolo II, le sue parole risuonano come un’eco nei nostri cuori, ciò che fece per l’intera umanità è palpabile a tutti, quindi ricordo la sua visita in Parlamento entrata a far parte della storia, nella quale chiede un atto di clemenza per noi, mai, mai avvenuto. L’afflusso di persone a testimonianza di fede è stato spaventoso, sembra ne siano transitate per Roma a portare omaggio alla salma più di tre milioni, tutti col rosario nelle mani, lacrime agli occhi, disperazione e angoscia nella consapevolezza della perdita. Il Maestro è morto. Ecco che le parole del Vangelo mi scorrono davanti e mi convinco quasi che il mondo stia cambiando sul serio, i capi di stato da sempre in conflitto che si stingono la mano, abbracci, promesse, buoni propositi. L’odore acre della morte aleggia ancora nell’aria mentre la battaglia di Marco continua, deciso a non mollare sino a quando qualcosa di concreto non venga fatto.Non voglio entrare in discorsi politici, perché non serve, capisco perfettamente che soccombere all’emergenza, non è risolutivo, ma è troppo tempo che si dice, quindi prima di affogare anche un piccolo salvagente può essere utile, nell’attesa che veramente un miglioramento definitivo venga fatto. Si parla di riforma, di codice,di leggi, si parla, si parla, si parla….!! poi… silenzio. Pieno di speranza (che utopia questa parola troppo spesso utilizzata) mi collego a radio radicale e ascolto alcune interviste e collegamenti diretti con politici e non solo, fatte a comuni cittadini, quei cittadini che ancora si devono asciugare le lacrime dopo il pellegrinaggio a Roma, forse diranno se c’è qualche possibilità per un amnistia, condono o indulto che sia. L’opinione pubblica si sarà sensibilizzata dopo tutto quello che è stato detto circa le nostre condizioni, le ripetute richieste da parte del Pontefice e di alcuni parlamentari, non possiamo aggravare una condanna gia tremendamente dura con l’indecenza dovuta soprattutto al sovraffollamento. Le loro parole mi fanno vergognare di essere un uomo, l’ipocrisia erutta in una sorta di drammatico giudizio, come fossero Dio in persona, la cattiveria, la vendetta riempie le bocche con malvagia soddisfazione, non sazi si scagliano con violenza contro di noi sputando verdetti. Penso che se in Italia ci fosse la pena di morte, verrebbero di persona ad applicarla. Ma come fanno queste persone alla mattina a specchiarsi, come fanno a sentirsi cosi perfetti da permettersi l’utilizzo di queste parole e nello stesso tempo piangere la morte di un uomo che per tutta la vita ha predicato il perdono, la pace e l’amore per il prossimo, come fanno!! Siamo uomini anche noi con una famiglia alle spalle che soffre senza colpe e come dice Pannella i più sfortunati, perché chi forse meriterebbe più di noi la "galera", è libero e apprezzato da voi che vi sentite onnipotenti.Non so a cosa possa portare la tua scelta Marco, ma sappi che comunque vadano le cose, hai il nostro rispetto e te ne saremo riconoscenti. Non permettere che ti prendano per il naso e soprattutto riguarda la salute, perché non sei più cosi giovane.

 

Carlo Bernardi Pirini

 

Un taglio del 22% alle spese mediche: i detenuti sieropositivi senza farmaci

 

Tutte le volte che i nostri politici ci chiedono il voto ci riempiono di promesse e slogan che puntualmente nel corso del loro mandato cercano di farci credere, non sempre riuscendo nell’intento, che hanno mantenuto le loro promesse. Poi però nel corso del tempo ci si rende conto che come sempre vengono attuati tagli in tutti i settori: uno di questi è la sanità carceraria.In questo numero cercherò di dare alcuni dati su questo aspetto che per noi detenuti è fondamentale considerando che per il detenuto non è possibile decidere nulla sulla propria salute: non ci è consentito di decidere come curarci perché oltre alla libertà ci viene tolto anche il diritto di pensare alla nostra salute e anche se in presenza di gravi malattie abbiamo l’obbligo di seguire le procedure passando attraverso il servizio sanitario pubblico, noto per le sue lunghe attese per qualsiasi intervento, e ancora più lento e carente nel momento che a richiedere una qualsiasi cosa sia un detenuto, oltre al fatto che gli stanziamenti per quello che riguarda esclusivamente la sanità carceraria è oggetto di gravi tagli da parte delle nostre istituzioni.Diamo solo dei piccoli dati che aiutano a riflettere quanto è difficile proseguire in questa direzione. Nel 2001 sono stati stanziati 104,66 milioni di euro per il sistema sanitario e farmaceutico, nel corso di tre anni e più esattamente fino al 2004 gli stanziamenti sono stati ridotti a 81,3 milioni di euro, circa il 22% in meno, nonostante che per quanto riguarda la situazione carceraria sia in continuo aumento il numero complessivo di detenuti.In alcune carceri non ci sono i soldi per i farmaci retrovirali e quindi i detenuti sieropositivi non hanno cure per continuare a sperare di vivere; se tutto questo è degno di una società che punta al recupero dei detenuti forse bisogna chiedersi se qualcosa si è inceppato nel nostro sistema .Questa situazione per chi è al di fuori di questo mondo è sconosciuta e in pochi immaginano la situazione che noi viviamo tutti i santi giorni, perché alla carenza sanitaria va poi aggiunto tutto quanto concerne il detenuto, che per carenza di fondi viene fornito di tutto quanto più scarso è possibile per quello che è inerente al proprio mantenimento.Alla fine la beffa più totale è che spesso si sente dire che le carceri sono quasi luoghi di villeggiatura non rendendosi conto che certe affermazioni sono solo ridicole.

 

B. Carlo

 

È difficile convivere in ambienti ristretti, condizionati dal sovraffollamento

 

La privazione della libertà personale è la pena prevista dal nostro ordinamento per determinati reati. In nessun codice è però previsto che questa pena deve essere resa più pesante da condizioni di vita indegne di esseri umani.Per noi detenuti la sanità è fondamentale, purtroppo le nostre condizioni sono spiacevoli. Le malattie qui sono stimolate anche dalla mancanza di norme sull’ambiente dove noi viviamo per tutto il tempo della nostra carcerazione. I nostri spazi di metratura per tre persone sono circa 16 metri quadri, inclusi i servizi: in pratica tutti insieme non riusciamo a stare in piedi e per le nostre necessità dobbiamo alternarci, soltanto quando ceniamo riusciamo a stare giù dal letto.La vita umana in certi casi viene salvata anche per questioni di tempo; è per questo che a mio avviso in casi di urgenza è molto difficile che uno di noi possa essere soccorso nei giusti tempi, soprattutto di notte siamo nelle mani di Dio.Per un detenuto è molto importante avere la forza morale, per questo prima di tutto serve d’avere una buon salute, sia psicologica che fisica: qui aggiungerei anche gli affetti che abbiamo e troviamo tramite i nostri parenti. La verità è che negli ultimi tempi nelle carceri sono in crescita casi di depressioni e suicidi. In questi casi sono delle persone che non resistono in ambienti condizionati anche dal sovraffollamento e a volte dall’abbandono da parte delle famiglie: anche per chi sopravvive sarà molto difficile che quando avrà la libertà, questi saranno in grado di integrarsi nella società. Lo Stato è responsabile per le persone anche e soprattutto quando escono dal carcere dove dovrebbe garantire loro almeno la possibilità di un lavoro, e di una casa. Ci sono persone che hanno perso tutto nella loro carcerazione e si sentono senza speranza per costruire una nuova vita: qui si sente la mancanza d’organizzazione da parte dello Stato. La norme legislativa della legge del 26 luglio 1975 sull’ordinamento penitenziario prevede le regole per i diritti dei detenuti. Fumo, igiene, sanità, spazi per metri quadrati, riscaldamenti, alimentazione, tempi organizzativi, tutto questo logora ogni giorno le condizioni della nostra salute. Penso che qui siamo lontani dalla verità e dall’opinione e mentalità della gente. Dove manca la dignità e la liberta è difficile che riesca ad esistere la salute.La nostra forza la troviamo nella fede del Signore che ci aiuterà a ridarci la nostra libertà.

 

Y.XH.

 

Non per la scuola impariamo, ma per la vita...

 

Oltre 2000 anni fa Cicerone faceva della scuola un progetto ambizioso che, seppur datato, secondo me è, o meglio, dovrebbe essere, più attuale che mai – "Non per la scuola impariamo, ma per la vita". Ed in effetti per ciascuno di noi la vita è la cartina di tornasole della validità della scuola. Una società civile si misura anche sul grado di istruzione dei suoi componenti e fino ad oggi l’alto livello di scolarizzazione è stato un elemento che ha caratterizzato le nazioni più evolute. Purtroppo in tutti i Paesi, anche quelli più progrediti e industrializzati, esistono sacche di analfabetismo che nonostante riforme, progetti, auspici e quant’altro, non sono state debellate.Tanto è vero che tra analfabetismo "autentico" e analfabetismo "di ritorno", anche nel nostro Paese la percentuale in alcune Regioni, specie del sud, raggiunge ancora un numero a due cifre. Tale fenomeno diventa un vero e proprio problema se si analizzano i dati del Ministro dell’Interno relativi alla popolazione detenuta nelle varie regioni che riportano il grado di istruzione.Si parla di un totale di 56.532 unità e fra questi risultano 777 analfabeti e 3.478 detenuti privi di titolo di studio. È difficile disaggregare i dati per Regione, poiché non necessariamente un detenuto è autoctono rispetto all’Istituto di detenzione.Ma questi dati sono comunque eloquenti: è facile rilevare come purtroppo vi sia una correlazione direttamente proporzionale tra l’attività di delinquere e la scarsa cultura. Detto questo, il fenomeno dell’analfabetismo o della mancanza di qualsiasi titolo di studio dovrebbe destare qualche preoccupazione da parte dell’Amministrazione Penitenziaria. In effetti un minimo di istruzione e cultura mi parrebbe un presupposto fondamentale su cui innestare qualsiasi progetto di recupero. Anzi, io penso che un’alfabetizzazione o il conseguimento di un titolo di studio minimo rappresenterebbero già di per sé uno strumento di recupero e di riabilitazione di enorme importanza, perché gli effetti, avrebbero sicuramente, durata nel tempo. L’elevazione del livello culturale, non potrebbe non avere effetti positivi, sia sui singoli che sulla collettività. Non è quindi solo auspicabile ma ci sembra indispensabile che presso le carceri, vengano organizzati corsi atti a debellare l’analfabetismo e a favorire una crescita culturale, che sarebbe di sicuro giovamento per tutta la società civile.

 

Giuseppe Sciacca

 

Quest’anno la Pasqua è stato un giorno dimenticato da tutti

 

Anche questo giorno, se ne è andato, il giorno di pasqua, ma è stato un giorno troppo strano, perché non me lo sarei mai immaginato in questo modo, visto che mi ero preparato cosi bene e alla fine che cosa ho ottenuto? Metà del mio cuore dice che ho fatto una cosa giusta, andar a messa sia per pregare, sia per la preparazione del giorno di Pasqua, persino mi sono confessato, l’ho dovuto fare, perché ne sentivo il bisogno di chiedere scusa a Dio per i peccati che mi stavo trascinando lungo questo cammino oscuro. Ed ora che ci sono riuscito, mi sento diverso da com’ero prima: è come se tutti i miei peccati fossero stati disintegrati nella mia mente, ed ora nella metà del mio cuore regnano pace e amore.Ma l’altra metà del mio cuore si chiede perché quest’anno Pasqua è stato un giorno dimenticato più o meno da tutti? Quel più o meno, lo significhiamo noi, coloro che stanno rinchiusi in quelle piccole gabbie, aspettando i giorni più importanti dell’anno per esser liberi di camminare in lungo e in largo la sezione, dove entri ed esci da una cella, dove trovi amici già attaccati ai fornelli per la preparazione del pranzo, non sembrerà, ma anche se ci troviamo qui, noi cerchiamo e sottolineo cerchiamo di passarcela nel miglior modo e anche se questo anno non si è interessato quasi nessuno a porgerci gli auguri, dico nemmeno un foglio appeso in bacheca, dove ogni tanto si trovava qualche biglietto d’augurio, non sembra ma per noi sarebbe stato un passo avanti, magari ci saremmo fatti una risata. Noi non cerchiamo un regalo, un uovo o una colomba, anche se ci avrebbe fatto molto piacere, ma sarebbero bastate poche parole, una lettera, una stretta di mano, pensare che gli unici auguri che ho ricevuto quel giorno mi sono stati fatti proprio dalle persone che non me lo sarei mai aspettato, dagli assistenti che lavoravano, che quel giorno lo hanno passato, non dico come noi però erano qui a svolgere il loro dovere. Mentre si giocava a carte saltò fuori un piccolo discorso che mi ha incuriosito molto: si discuteva della scorsa Pasqua, praticamente non è stato un blitz come questo anno, addirittura il sig. Comandante è passato cella per cella per augurare una buona Pasqua a tutti, come i volontari che oltre agli auguri, si sono impegnati a consegnare dei dolci e le colombe, persino gli assistenti non si sono fatti dei problemi per mandare le persone all’aria; e allora mi domando: perché questo anno non è andata cosi? In fin dei conti, è giusto che ci troviamo in carcere per scontar la nostra pena, ma non vuol dire che dobbiamo essere tagliati fuori in tutti i modi.Oramai Pasqua è andata e spero di non essere più qui per la prossima, ma sarebbe bello se voi che vivete li fuori, oltre a leggere i nostri articoli magari vi faceste sentir un po’ più vicini nei nostri confronti, io attraverso queste parole cerco di farvi capire la mia realtà, la mia onestà, le mie sofferenze, la mia felicità, e tante altre cose come voi leggete, sarebbe bello saper qualcosa di voi, amanti di "Uomini Liberi", attenderò quel giorno.

 

By Jamaica

 

Chi ci aiuta? Il calcetto e la pallavolo

 

È arrivata la stagione primaverile e per noi detenuti questo è il periodo migliore perché facilmente la direzione carceraria comincia ad organizzare tornei di calcetto o pallavolo e per chi è dentro una cella per molte ore questo è un qualcosa di desiderato e sicuramente di aiuto. Praticamente abbiamo il tempo per seguire degli allenamenti da parte di persone competenti e con loro cerchiamo di riprendere un po’ di forma fisica che in carcere è sempre difficile da mantenere, e poi questo ti aiuta anche a scaricare le tensioni che si accumulano all’interno delle celle. Siamo molto grati a queste persone che hanno la voglia e la forza di mettere a nostra disposizione ore della loro vita aiutandoci in qualche modo a passare parte del nostro tempo in una maniera sana e costruttiva, allontanando il dolore di essere lontani dalle nostre famiglie e privati della libertà.Oltre a queste iniziative ci sono vari altri corsi: lettura, musica e iniziative tipo bambini senza sbarre, questa ultima per aiutare quei genitori che hanno dei problemi con i loro figli; tutto questo ci porta ad affrontare in una maniera meno dura la nostra carcerazione.Proprio per questo ci sentiamo di ringraziare tutte le persone che mettono a nostra disposizione la loro competenza sperando che la loro opera continui in modo di aiutare tutte le persone che all’interno di questi istituti hanno la sfortuna di doverci passare.

 

Y.XH

 

Alimentarsi bene? Sì, ma non in carcere

 

Spesso si parla di salute, quindi allacciandomi a questo discorso vi voglio ricordare che un’alimentazione sana e genuina ci preserva da tante malattie, una giusta alimentazione sarebbe indispensabile per tutti per una migliore qualità della vita, personalmente spero di non dovere mai fare ricorso ai farmaci, perché secondo il mio punto di vista la sanità è una macchina mangia soldi, che non fa altro che spremerci, anche recentemente abbiamo visto che mettendo a confronto i prezzi dei farmaci in Italia rispetto ad altri paesi della comunità europea, c’e un’abissale differenza di prezzo: ci sono farmaci che costano 50,00 euro, che hanno la stessa funzione di quelli che costano 10,00 euro. E speriamo di non avere mai bisogno di qualche operazione grave perché, se non abbiamo la possibilità di pagare ci mettono in lista d’attesa, fino a quando non ci hai lasciato la pelle.Una buona alimentazione ci potrebbe aiutare a star bene, ma dobbiamo metterci d’accordo: di quale alimentazione vogliamo parlare?

È circa due anni che lavoro nella cucina detenuti ed è dal primo giorno che sento lamentele da parte dei miei compagni di sventura. Pur sapendo che mi davano fastidio ai primi giorni facevo finta di non sentire, perché pensavo che erano lamentele passeggere, ma mi sono sbagliato perché ogni giorno e la stessa musica e a distanza di tempo mi sento infastidito da queste voci di corridoio, forse perché non ho più la pazienza di due anni fa, a volte mi sfiora l’idea di mollare tutto e non pensarci più per poter stare un po’ tranquillo, perché stare tranquilli è anche una buona medicina "mente sana in corpo sano".

Perché purtroppo noi detenuti non possiamo permetterci un’alimentazione a regola d’arte per come ci ha abituato la nostra mamma con i prodotti di qualità. Sappiamo benissimo che mangiare insalata, magari radicchio, tutti i giorni, due volte a settimana la bistecchina di filetto, e magari una bella grigliata di pesce una volta alla settimana, una porzione di formaggio primo sale con le fave fresche appena raccolte non è la stessa cosa di mangiare catalogna, patate, pasta al sugo, pasta in brodo o affettati a volte nemmeno degni di questo nome, ogni settimana, e ci lamentiamo della scatoletta del tonno o della carne che non è di qualità. Purtroppo compagni miei non è colpa del cuoco, e se avete acidità prendete un po’ di bicarbonato o aspettate che passa l’infermiere e vi fate dare una pasticca di malox, tanto una in più che male fa? Sappiamo benissimo che siamo in galera e dato che i nostri parlamentari invece di diminuirsi gli stipendi ci tagliano i viveri a noi, non possiamo pretendere che l’amministrazione Penitenziaria ci passi la lista del menù come se fossimo in un ristorante.

Purtroppo un Direttore o un Comandante di un Istituto non possono modificare un menù perché tutte le carceri hanno un menù ministeriale, possono modificarlo solo mettendoci soldi dalle proprie tasche...Se avete letto qualche rivista che parlava di salute e sanità qualche mese fa dimenticate quanto avete letto perché se mettete a confronto la rivista di oggi e quella di ieri le cose si sono ribaltate ma sarà sempre così, il nostro ministro della salute dice che se vogliamo campare qualche anno in più dobbiamo metterci a dieta. L’unica cosa bella che ci era rimasta era quella di un sano pranzo e ci vogliono togliere anche questo: sapete perché?

Noi Italiani ci lamentiamo che non arriviamo più a fine mese con lo stipendio perché il tenore di vita è aumentato e gli stipendi sono rimasti gli stessi e con questi dati non ci possiamo permettere più di fare pranzo e cena come una volta e così si stanno inventando che è meglio mangiare poco, così non ci lamentiamo più di non arrivare a fine mese.

 

Gaetano Crivello

 

Spaghetti alla carbonara oppure gamberi e ceci?

 

Questa volta vi proponiamo le seguenti due ricette, facili da realizzare.Spaghetti alla carbonara. Ingredienti: 400 grammi di spaghetti, 130 grammi di guanciale, 30 grammi di burro, 40 grammi di parmigiano grattugiato, 40 grammi di pecorino grattugiato, 4 uova, qualche cucchiaiata di panna da cucina; olio, sale, pepe. Procedimento: Cuocere la pasta; nel frattempo sbattere le uova in una capace scodella e unirvi un pizzico di pepe, la panna e il parmigiano. Far rosolare il guanciale tagliato a pezzetti con qualche cucchiaio di olio e il burro quando e ben rosolato toglietelo dal fuoco. Scolare la pasta, versarla nella scodella contenente le uova e mescolare con energia aggiungendo il pecorino grattugiato e il guanciale con il suo grasso di cottura ben caldo, servire. Buon appetito.

Ceci e Gamberi. Ingredienti per 4 persone: 350 grammi di ceci secchi, 250 grammi di gamberetti freschi sgusciati, 1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipolla, 2 spicchio d’aglio. prezzemolo, peperoncino. olio extra vergine di oliva, sale .Preparazione: Mettete a bagno in una pentola abbastanza larga i ceci per una notte. Cambiate l’acqua e lessateli per 2 ore in circa cinque litri di acqua non troppo salata con il sedano, la cipolla e la carota. Nel frattempo rosolate in 4 cucchiai di olio l’aglio intero schiacciato, il prezzemolo tritato e il peperoncino tritato, unite i gamberi sgusciati e fateli saltare per qualche minuto. Quando i ceci sono pronti versate il composto di gamberi, fate insaporire ancora per qualche minuto e servite. Per gradire ancor di più la zuppa potete servirla con del pane tagliato a fette è tostato. Buon appetito.

 

Gaetano Crivello

 

Continuate a regalare libri: è importante!

 

Di "Arresta un libro!" si è già scritto, anche sulle pagine di "Uomini liberi": era Natale e l’idea quella di creare un legame tra il "fuori" e il "dentro" il carcere attraverso il dono di un libro a un detenuto. In tanti hanno risposto, tanti sono stati i volumi che sono stati regalati a chi ne aveva fatta richiesta e la cosa non ha potuto che farci grande piacere. Ora si tratta di non interrompere il flusso degli "arresti" per occupare uno spazio - uno dei pochi - che, in carcere, rimane ancora relativamente libero e sgombro: la biblioteca.

Dopo mesi di lavoro di selezione, di sistemazione e di catalogazione, fatto soprattutto dai due incaricati Carlo e Massimo, finalmente la biblioteca è funzionante e attiva. Rappresenta il punto di riferimento intorno al quale sono stati organizzati i gruppi di lettura che da qualche settimana coinvolgono numerosi detenuti e chiede di essere riempita fino al soffitto! È anche questo il motivo per cui invitiamo i lettori lodigiani ad arrestare un libro, o meglio ancora, tutti i libri che vogliono, che magari in questo momento affollano, impolverati, gli scaffali nel salotto di casa o giacciono dimenticati , cedendoli biblioteca di Via Cagnola. Qualunque tipo di libro può essere "arrestato": libri di fantascienza e di cucina, di spionaggio o d’amore, gialli o fumetti, di poesie o di storia .l’unico requisito richiesto è che il libro "da arrestare" sia in buono stato. Chi voglia aderire a questo appello, può contattare Armando presso la Biblioteca Comunale Laudense (tel. 0371420369), Alda e Michela presso la Libreria Sommaruga (tel 0371423129).

 

Alda Carisio

Alberto Zancanaro

Michela Sfondrini

Laura Steffenoni

Armando Vimercati

 

Ditemi come sarà il Cielo. Per me è quello del presepe dei bambini poveri

 

Sono un cattolico che definirei "saltuario": mi addormento chiedendo perdono a Dio, in attesa del nuovo giorno e di altre possibili trasgressioni.Ma proviamo ad immaginare che cosa accadrebbe nel mondo se tutti, proprio tutti divenissero d’un tratto incapaci di qualsiasi peccato; se tutti, proprio tutti, avessero orrore di commettere anche la benché minima ingiustizia, anche la benché minima azione malvagia; se tutti, proprio tutti vedessero il cielo "aperto" e potessero quindi essere certi dell’esistenza di Dio e del Paradiso e vedessero anche uno squarcio dell’inferno abitato dai demoni e dai peccatori impenitenti, dannati per sempre.Per prima cosa penso che cadrebbero le ostilità fra le nazioni e la necessità della guerra per nuove conquiste o per difesa dei propri territori. I capi di Stato si accorderebbero con lealtà e amore su una spartizione giusta delle terre di confine e tutti gli eserciti sarebbero smobilitati.Se tutti, proprio tutti diventassero onesti, non ci sarebbe più bisogno delle carceri e nemmeno dei poliziotti, dei carabinieri, degli avvocati, dei magistrati e del Ministero di Grazia e Giustizia. Quando uno, involontariamente, dovesse offendere o danneggiare un altro, subito sentirebbe il bisogno di chiedergli scusa e cercherebbe di riparare il male fatto e il danneggiato e non si approfitterebbe della bontà dell’altro, anzi si farebbe a gara per trattarsi con generosità e con amore. La sapienza di Dio vuole anime che amano la giustizia, anche a costo di non essere né comprese né amate, che amano il bene per il bene e non per timore del castigo, Egli vuole anime che siano degne della vita eterna.Non è forse per questo che Dio ha permesso a Satana di agire ancora per un po’ di tempo sulla terra? Tornando alla realtà, l’8 Aprile, durante i funerali di Giovanni Paolo II, l’ancora Cardinale Ratzinger ha detto: "Si, il Papa ci vede e ci benedice dalla finestra del Padre".Ma come sarà il cielo del Signore? Per me è quello del presepe dei bambini poveri, fatto con la carta azzurra della pasta, o quello della crocifissione, con tante nuvole che incombono sulla tragedia. La preghiera che più mi consola è il Padre Nostro: un atto di sottomissione e un’invocazione di misericordia. E anche una richiesta di complicità: "Non ci indurre in tentazione".Lui sa come siamo fragili, perché ci ha fatti: ha alitato sul nostro volto ed è stata la vita (ma gli è scappato anche qualche colpo di tosse!). E poi il senso del precario e del bisogno: se veste i gigli dei campi e sfama gli uccelli dell’aria, ci dia oggi ( e anche domani) il nostro pane; resti con noi finché si fa sera. E com’è il Padre? Io lo vedo come il gran Vecchio dipinto da Piero della Francesca, con la barba candida, lo sguardo rassegnato perché ne ha viste tante, conosce il finale di tutte le storie e tende le mani verso una lontana pianura, sfumata dalle nubi che, per misericordia, nascondono le folli imprese dei Suoi figli.La Sua potenza e la Sua gloria risplendono nei secoli: ci liberi dunque dal male. Come venne in mente a Gesù questa orazione? Gesù stava appartato, durante il cammino verso Gerusalemme, solo con la sua disperazione, perché sapeva che presto "sarebbe stato tolto dal mondo".Uno dei discepoli Gli si avvicinò e Gli disse: "Insegnaci a pregare". Ed ecco la risposta: Quando pregate, dite: "Padre Nostro".

 

Giuseppe Sciacca

 

Spettacolo teatrale con la Livraghina

 

Sabato 9 aprile si è svolta presso la casa circondariale di Lodi una commedia teatrale proposta dalla compagnia Livraghina, dandoci così la possibilità di passare due ore in allegria e dimenticare per un attimo il luogo in cui ci troviamo.

 

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