Giornalismo dal carcere

 

Il Sestante - Giornale dalla Casa Circondariale di Vigevano

Anno 1, numero 2: agosto - ottobre 2004

 

Sommario

 

Grazie

Nasce il Coordinamento Carcere-Territorio

Il Dirigente Scolastico Regionale Aldo Tropea ci scrive

L’impegno del Comune per il carcere

Raccolta differenziata

Notizie dall’estero

Bilancio e sfide del nuovo anno scolastico

Solitudini

Don Ciotti a Vigevano

Igiene, qualche regola per la nostra salute

Amici miei atto II

Un giorno speciale

California

Pagina spettacoli

Evadere ballando

Grazie

 

Per non inciampare in facili trionfalismi e possibili cadute di stile, dovremmo evitare d’auto-stimarci, però nulla vieta di mettere in risalto che il primo numero del giornalino ha ottenuto un discreto riscontro.

L’interesse suscitato sulla stampa locale dalle iniziative intraprese in quest’istituto, quali il teatro, la scuola e da ultimo il debutto del "giornalino" ci gratifica e contemporaneamente ci invita ad assumere maggiore responsabilità. Le redazioni de l’informatore, l’Araldo e La Barriera, per sottolineare l’apprezzamento al nostro lavoro, si sono impegnate a pubblicare i migliori articoli inserendoli, come inserto, all’interno del loro giornale. L’opportunità di far sentire la nostra voce fuori dall’istituto, oltre ad essere una conquista, deve stimolare ognuno di noi ad esprimersi; cerchiamo di utilizzarla evitando sterili lamentele e ponendoci in modo propositivo.

Tutti dovrebbero sentirsi parte integrante di quest’iniziativa, sarebbe un errore circoscrivere il compito ad alcuni eletti, pensare di demandarlo svuoterebbe d’interesse l’iniziativa stessa. La redazione vuole inoltre ripetere un concetto chiave per una buona gestione: tutti gli articoli saranno corretti, se necessario, nella forma grammaticale, ma si eviterà di interferire sul contenuto. Informiamo inoltre che abbiamo deciso di non pubblicare più la pagina di "servizio" (sul primo numero utilizzata per dare indicazioni sul permesso premio), poiché trattare argomenti tecnici relativi all’ordinamento penitenziario si prestava a errori di comprensione. Il rischio di dare indicazioni inesatte ha consigliato di lasciare quest’incombenza alle figure istituzionali preposte in quest’Istituto.

Ringraziamo tutti quelli che ci hanno fatto pervenire attestati di stima, non dimenticando le critiche che non sono mancate; aumenteremo i nostri sforzi e naturalmente accetteremo tutti i consigli utili per migliorarci. Ripetiamo a tutti i lettori di scrivere e inviarci i propri articoli.

 

La redazione

 

Nasce il Coordinamento Carcere-territorio

 

È arrivato dunque il tempo che alle parole seguano atti concreti. Accogliamo positivamente la nascita del Coordinamento Carcere-Territorio di Vigevano, costituitosi per garantire politiche sociali di sostegno ai detenuti, ai condannati in misura alternativa, agli ex-detenuti, oltre che alle loro famiglie e promuovere una reale integrazione sociale degli stessi.

Al Coordinamento aderiscono (nel momento in cui andiamo in stampa) la Direzione della Casa Circondariale, la Provincia, il Comune, la ASL, il Centro Servizi Sociali Adulti, il Coordinamento Volontariato (in particolare Acat, Dialogo, San Vicenzo, Oltremare), la Caritas Diocesana, l’ITS "Casale", la SMS "Bramante"- Centro Territoriale Permanente-, i sindacati CGIL – CISL, l’associazione di volontariato Cascina Bianca ONLUS.

Questo coordinamento si è costituito per favorire incontri tra i vari soggetti istituzionali e del volontariato sociale allo scopo di promuovere sul territorio una cultura dell’accoglienza, coinvolgere in una logica di rete tutte le realtà istituzionali e non, sollecitare le istituzioni pubbliche a promuovere politiche sociali a favore di detenuti e ex detenuti, favorire lo sviluppo di prassi operative comuni da parte di tutti gli enti coinvolti, esprimere pareri, rilievi, raccomandazioni e proposte volte al reinserimento sociale di questo particolare tipo di popolazione, organizzare attività di sensibilizzazione della cittadinanza su tali problematiche.

Purtroppo del carcere e dei detenuti si parla raramente in termini di riscatto.

Il neonato Coordinamento Carcere-Territorio deve saper costruire un tavolo di lavoro, con lo scopo di elaborare proposte per superare le attuali difficoltà e impegnare tutti i soggetti sociali e istituzionali coinvolti ad avanzare soluzioni e promuovere la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

L’obiettivo è che la comunità si stringa intorno al carcere, lo curi e lo controlli, per fare in modo che il detenuto non sia visto come un nemico ma come un soggetto che prima o poi dovrà rientrare nella società.

I principali nodi da affrontare sono: l’assistenza socio-sanitaria e cura della salute fisica e psichica dei detenuti, l’organizzazione di percorsi di formazione professionale e di progetti finalizzati al lavoro intramurario dei detenuti e all’inserimento lavorativo esterno degli ex detenuti e dei condannati in misura alternativa; il sostegno a chi, conclusa la pena, deve affrontare il problema casa.

Per raggiungere questi obiettivi bisogna aggregare altre forze, oltre a quelle sopra elencate, che potrebbero contribuire a dare uno sbocco concreto ai progetti che si organizzeranno in quest’istituto.

Gli artefici dell’iniziativa sono convinti che si debba dare maggiore impulso ad un sistema penitenziario spesso immobile e incapace, anche a causa delle sempre più precarie risorse economiche, di trovare soluzioni ai problemi che assillano molti istituti di pena.

Il solco tracciato da questa direzione è ben visibile e ampiamente apprezzabile; si deve continuare a credere nelle iniziative intraprese, altrimenti rischiamo di tornare ai giorni in cui, nell’autunno del 2002, la commissione Giustizia del Senato si esprimeva considerando questa struttura la peggiore della Lombardia.

I tagli che il Governo ha effettuato, crediamo forzatamente, vista la situazione economica del nostro paese, hanno penalizzato e compromesso alcune iniziative di questa direzione; tuttavia non ci si deve scoraggiare.

Spesso i risultati migliori si ottengono non solo quando esistono adeguati finanziamenti, ma quando riescono a combinarsi energie diverse.

Noi crediamo che la miglior risorsa sia rintracciabile in quelle persone che hanno assistito alle rappresentazioni teatrali e che, con diverso grado di responsabilità, possono dare un contributo concreto: vescovo, sindaco, assessore alle Politiche Sociali, la stampa locale, rappresentanti delle imprese , insegnanti, volontari, sindacati.

Il nostro auspicio è che il progetto, nato in sordina, assuma quella forza dirompente capace di attivare tutti coloro che, a diverso titolo, vivono le problematiche del carcere e che l’attuale motivazione sia capace di espandersi a macchia d’olio, coinvolgendo un sempre maggior numero di persone.

 

Italo Franco Greco

 

Il Dirigente Scolastico Regionale Aldo Tropea ci scrive

 

Cari amici del "Piccolini",

invece di avvertirvi in maniera burocratica che noi dell’Ufficio Integrazione delle Politiche Formative della Direzione Scolastica Regionale per la Lombardia abbiamo deciso di venire in massa alla replica del "Gobbo di Notre Dame", ho deciso di spedirvi la notizia in forma di lettera-articolo per il vostro giornale d’Istituto.

Veniamo tutti, intanto, perché in Ufficio si è parlato dell’ottima riuscita del vostro spettacolo. Se non fosse stato bello, vi avremmo mandato un cordiale biglietto di saluto e di augurio, quindi ci muoviamo perché siete dei bravi attori.

Poi, perché dietro lo spettacolo, le molte prove, le ore dedicate al teatro e alla scuola, abbiamo imparato a capire che ci sono tanti sacrifici, tanta passione e una grandissima capacità di persuasione. Sì, perché noi, nel nostro linguaggio un po’ astruso, parliamo spesso e volentieri di formazione "integrata", ma poi vedere tutti insieme nello stesso spazio un direttore di carcere, un vescovo,un sindaco, un comandate di carabinieri, una preside, degli insegnanti, tanti detenuti, le loro famiglie, a seguire con la stessa intensità lo stesso racconto è una roba che fa tornare la voglia di impegnarsi, ti fa dire che malgrado tutto cambiare qualcosa in meglio è possibile.

Certo, Quasimodo è la metafora di chi, proprio perché emarginato dalla vita comune, sa recuperare un’innocenza totale di fronte al male e incarna una prospettiva di riscatto per tutti. Ma non credo che il vostro secondo spettacolo, così come il primo, si limiti a rivendicare il diritto alla speranza di chi ha sbagliato e a denunciare la meschinità del male sostenuto dal potere. Credo che il messaggio che arriva forte e chiaro a noi è che nessuno deve sentirsi autorizzato a tirare i remi in barca, a nascondersi dietro l’apparente immobilità del ruolo sociale rivestito.

Con la pazienza, con la tolleranza che viene dall’ascolto e con la capacità di affrontare il lavoro quotidiano, è possibile affrontare i problemi con quella libertà interiore che spesso manca anche a noi che non viviamo una condizione di restrizione. La cultura è spesso uno strumento di esclusione sociale, ma può anche essere la chiave per accendere la luce dell’intelligenza. Ecco, parlando con voi, con i professori e con gli agenti, leggendo il vostro giornale, ho avuto l’impressione che questo interruttore sia stato girato da voi. L’ho raccontato. E siccome questa è una stagione in cui non sono molti i chiarori in giro, abbiamo deciso di tornare per vederci un po’ meglio, e per confortarci. Nel frattempo, la scuola ha avuto la grandissima soddisfazione di comunicare l’assegnazione ad uno studente di un premio letterario. Non di quelli che si assegnano nei salotti, ma di quelli che aiutano a raccontare le storie vere del mondo e delle persone. È un problema. Che altro ancora possiamo aspettarci da voi? E che altro possiamo pensare, come scuola, di darvi? Intanto, veniamo ad abbracciarvi.

 

Dr. Aldo Tropea

 

L’impegno del Comune per il carcere

 

Quali sono le iniziative che ha messo in atto l’Amministrazione Comunale in favore del carcere?

Questa Amministrazione ha preso in grande considerazione la possibilità di intervenire a favore dei detenuti, in vista di un loro reinserimento sociale. Ha tentato di attuare progetti che riguardano innanzitutto la formazione, ritenendo che una persona con una preparazione o comunque con qualche conoscenza spendibile sul mercato del lavoro, abbia un’alternativa. Il che vuol dire evitare di ricadere nei reati che ha commesso in precedenza.

Questi tentativi di formazione, fino ad ora, non sono andati a buon fine per problemi diversi. L’obiettivo era quello di realizzare dei corsi all’interno del carcere, di informatica piuttosto che di cucina o di panificazione, in modo che le persone detenute potessero poi trovare una sistemazione definitiva che permettesse loro di camminare con le proprie gambe. Questo per non dover dipendere dall’assistenza sociale, che dovrebbe intervenire, a mio modo di vedere, soltanto nel momento acuto, appena usciti dal carcere, ma non in maniera continuativa. Un progetto che invece è andato a buon fine è quello di housing sociale. Consiste in un finanziamento erogato dalla Fondazione Cariplo e girato al Comune di Vigevano, tramite la Regione Lombardia. I fondi servono per ristrutturare degli alloggi, che privati cittadini o altri enti mettono a disposizione all’interno del territorio comunale. In questi appartamenti verranno inseriti dei soggetti che dovranno essere reinseriti nel contesto sociale, in modo particolare, detenuti, ma anche donne maltrattate, prostitute e così via. L’appartamento verrà dato loro gratuitamente per un certo periodo di tempo, che non dovrà superare tre anni; nel frattempo, a queste persone verranno erogati dei corsi e dei momenti di formazione, per arrivare a quei risultati di cui parlavo in precedenza. Il progetto di housing sociale, già partito, si concluderà entro il 26 aprile 2006. Abbiamo già individuato sette appartamenti all’interno del Comune di Vigevano, messi a disposizione uno da un privato e sei dall’ALER, l’Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale. Spetterà poi agli assistenti sociali individuare i soggetti a cui potranno essere assegnati. Nel frattempo, ci siamo mossi anche su altri fronti. Il Comune di Vigevano ha cofinanziato gli spettacoli teatrali e si è fatto carico della stampa del giornalino d’Istituto.

È al corrente che un estratto del giornalino uscirà come inserto sulla stampa locale?

Mi sembra un’iniziativa estremamente interessante, perché credo che il carcere debba aprirsi maggiormente al territorio. Chi passa davanti al carcere, lo guarda sempre con un po’ di timore e sospetto; invece, io ho avuto modo di parlare con i detenuti e penso che siano persone che si sono rese conto di aver commesso degli errori e che vogliono rimettersi nelle condizioni di essere accettati nel contesto sociale. Un grande merito va sicuramente agli operatori interni del carcere, agli educatori, agli agenti di custodia, al direttore, che è una persona illuminata che ha saputo capire questi aspetti e sostenerli fino in fondo. Ma, un grande merito va anche all’Istituto "Casale", che da tempo opera all’interno del carcere con dei corsi per ragionieri. So che i detenuti che frequentano questi corsi danno agli insegnanti più soddisfazione degli studenti dei corsi diurni, perché manifestano sempre grande attenzione e interesse e studiano davvero con forza di volontà e determinazione. Questo mi sembra un indicatore della loro volontà di superare il momento critico e trovare una soluzione migliore per il futuro. Questo è il mio augurio.

Come giudica la nascita del Coordinamento Carcere – Territorio? Qual è il ruolo del Comune?

L’ente locale può agire in uno spirito di sussidiarietà, cioè intervenendo là dove gli altri soggetti non riescono ad operare autonomamente, cercando di creare delle sinergie e di coordinare il lavoro di tutti. Le risorse che l’Amministrazione può mettere a disposizione sono sicuramente risorse economiche, anche se i bilanci comunali non ci permettono di impegnarci in una maniera molto pesante. Ma, soprattutto, può mettere a disposizione risorse di personale qualificato, le assistenti sociali e la responsabile dell’Ufficio Casa. È importante intervenire, anche perché questa giunta ha molto a cuore il problema della sicurezza. Noi sappiamo che chi esce dal carcere e non ha una prospettiva, nell’80% dei casi, ricade nel crimine. Quindi, dare a queste persone un’aspettativa, una speranza, vorrebbe dire anche ridurre la criminalità. Questo è l’impegno che miriamo a realizzare. Per cui, il mio assessorato metterà in campo tutte le risorse necessarie, nei limiti della nostra disponibilità, insieme ad agenzie del territorio e agli istituti scolastici, per la ricerca del lavoro, effettuata anche tramite le borse lavoro. Poi, l’Ufficio Casa si attiverà per trovare una sistemazione abitativa, inizialmente anche provvisoria, ma poi definitiva. In questo momento, avendo pochi alloggi comunali disponibili ed essendo la lista d’attesa molto lunga, la soluzione migliore è quella prevista dalla Legge Regionale 431, che eroga dei contributi per pagare l’affitto, in parte a cura del Comune di Vigevano. Però, la difficoltà iniziale è quella di trovare persone disponibili ad affittare appartamenti a ex detenuti. Mi sembra che il progetto di housing sociale possa, almeno nella fase acuta, risolvere questo problema.

Come giudica il ruolo delle associazioni di categoria?

È davvero necessario il loro appoggio, nel senso che si possono studiare insieme percorsi lavorativi, dato che viene offerta mano d’opera per quei lavori che attualmente non vedono grossa disponibilità. Noi sappiamo che ci sono dei lavori che il Vigevanese medio non vuole più fare. Credo che un ex detenuto, che ha voglia di riscatto, potrebbe dimostrare il suo impegno in modo convincente.

Crede che sia determinante la presenza della Provincia all’interno del Coordinamento?

Beh, la Provincia viene coinvolta in maniera piuttosto pregnante dalla legge 328 di riforma dei servizi sociali, insieme anche alla Regione. Credo che sia stato opportuno aver coinvolto la Provincia in questo discorso, perché potrebbe far partire insieme alla Regione dei progetti non solo a livello locale, ma su tutto il territorio di competenza, creando sinergie tra città che hanno problematiche simili anche se le dimensioni degli istituti penitenziari sono diverse.

A questo punto, sarebbe interessante davvero creare un progetto che abbia un respiro più ampio, realizzando poi quelle buone prassi che possono essere esportate anche in altri contesti.

Bene, io ho esaurito le mie domande. C’è qualcosa che vuole aggiungere?

Attendo con ansia lo spettacolo perché voglio vedere "Il gobbo di Nôtre Dame".

 

Francesco Dipasquale

 

Raccolta differenziata: anche in carcere si può

 

Attraversando le strade delle nostre città, già da molti anni, abbiamo iniziato a familiarizzare con i contenitori dei rifiuti per la raccolta differenziata. Ve ne sono di colori diversi e questo serve anche per distinguerli tra loro. Ci sono i raccoglitori per il vetro, la carta, la plastica e piccoli contenitori, molto spesso in prossimità di negozi, per la raccolta delle pile alcaline dismesse; inoltre, alcune farmacie raccolgono i farmaci scaduti. La normativa europea e nazionale ha molto sensibilizzato l’opinione pubblica affinché si possa effettuare una selezione dei rifiuti. Questo non solo agevola lo smaltimento, ma aiuta soprattutto ad abbattere una delle componenti principali dell’inquinamento, l’accumulo selvaggio del pattume nelle discariche. Considerando che la raccolta differenziata è una forma di educazione civica che aiuta lo stesso produttore di rifiuti, quindi tutti noi, a vivere in un ambiente meno inquinato, è naturale il sorgere di una domanda: perché in carcere non si effettua questo tipo di selezione? Nella realtà detentiva, la raccolta dei rifiuti avviene in maniera indifferenziata. Quello che chiamiamo "umido" è smaltito insieme a vetro, carta, plastica e pile; il tutto poi è raccolto in un unico contenitore, senza che vi sia la benché minima differenziazione. Considerando che la raccolta rifiuti all’interno dell’istituto penitenziario è affidata agli stessi detenuti, si potrebbe pensare ad una regolamentazione che preveda dei contenitori nelle rispettive sezioni, che potrebbero raccogliere i vari generi da smaltire; sarebbe poi compito degli addetti lavoranti svuotare i contenitori e far confluire i materiali residui in contenitori più grandi. Questi, a loro volta, sarebbero consegnati all’Azienda Servizi Municipalizzati (A.S.M.), previo accordo con la direzione, per il ritiro e lo smaltimento. Certamente, un adeguamento per questo tipo di raccolta comporterebbe qualche difficoltà iniziale ma, una volta impostate le linee guida, si otterrebbe un duplice risultato: migliore smaltimento rifiuti e migliore senso civico, perché non dimentichiamo che rispettare l’ambiente in cui si vive significa rispettare se stessi.

 

Francesco Di Pasquale

 

Notizie dall’estero

 

Danimarca, affittasi detenuti

 

Secondo Enry K. Larsen, rappresentante dei detenuti danesi, ci sarebbero almeno un centinaio di persone che stanno scontando una pena al posto di qualcun altro, dietro una lauta ricompensa che va dai 70 ai 130 euro al giorno. Secondo la signora Annette Esdorf, vice direttrice degli istituti di pena, sarebbero dieci i casi accertati negli ultimi sette anni.Questo avviene perché la Danimarca ha un bassissimo tasso di delinquenza; solo il 15% delle pene detentive supera l’anno e più della metà non supera i tre mesi. Per entrare in carcere, si deve presentare un documento, come la patente o la tessera sanitaria, che sono sprovvisti di fotografia. Per fortuna, pare si stiano studiando nuove misure, come le impronte digitali e l’acquisizione di foto segnaletiche.

 

New York: vittima riconosciuta

 

Una signora che stava uscendo da un negozio si è vista strappare la borsa da un uomo che è fuggito via correndo. Il commesso del negozio ha prontamente chiamato il 911 (pronto intervento)e la donna è stata in grado di fornire repentinamente alla Polizia una dettagliata descrizione dello scippatore. Entro pochi minuti la Polizia è riuscita a catturarlo, farlo salire in auto e riportarlo al negozio per l’identificazione. Sceso dall’auto, gli è stato detto di rimanere fermo per una identificazione positiva. E lui obbedisce: "Sì, agente, è lei! Quella è la donna alla quale ho rubato la borsetta".

 

Scozia, plasma d’annata

 

Un abitante di Glasgow torna a casa dopo aver acquistato una costosa bottiglia di vino. Sulle scale di casa scivola e cade, finendo con la schiena sulla busta della spesa dove era contenuta la bottiglia. In quell’istante, sentendo la camicia bagnarsi, esclama: "Ti prego, Dio, fa che sia sangue."

 

Nevada, salvata da applausi

 

Undici persone si trovavano appese ad una fune di salvataggio che penzolava sopra un precipizio. Erano dieci uomini ed una donna. Dal momento che la corda poteva reggere solo dieci persone, decisero che una doveva lasciarsi cadere nel vuoto o sarebbero morti tutti. Non riuscendo a mettersi d’accordo su chi doveva compiere l’estremo sacrificio, la donna tenne un commovente discorso, dicendo che sarebbe stata lei a lasciare volontariamente la presa, dal momento che le donne sono abituate a rinunciare a tutto per amore dei figli e dei mariti, a regalare tutto agli uomini e a prodigarsi per loro senza ricevere niente in cambio. Appena finì di parlare, gli uomini commossi iniziarono ad applaudire. Morale: non sottovalutare mai il potere di una donna.

 

Chicago, difesa d’ufficio

 

L’avvocato di uno studio legale di Chicago, difendendo d’ufficio un cliente accusato di omicidio, dopo aver taciuto per l’intero processo, ha così esposto i fatti nella sua arringa: "Il mio cliente, durante la tempesta di neve, si è messo a spalare una grande quantità di neve per far posto alla propria auto. Dopo aver finalmente finito, è andato a prendere il veicolo per poterlo parcheggiare, ma, tornato sul posto, lo ha trovato occupato dall’auto di una donna. Beh, signor giudice, le ha comprensibilmente sparato due fucilate all’addome".

 

Kansas, treno radente

 

Un teenager di Newton, nel Kansas, è stato ricoverato in ospedale per gravi ferite alla testa provocate dal sopraggiungere di un treno.Quando gli è stato chiesto come avesse fatto a procurarsi quelle ferite, il giovanotto ha raccontato alla polizia: "Stavo semplicemente cercando di verificare quanto potevo avvicinarmi ad un treno in movimento, prima di essere investito".

 

Bilancio e sfide del nuovo anno scolastico

 

Il nuovo anno scolastico, iniziato da poco, si annuncia carico di attese ma già denso di soddisfazioni. La scuola in carcere sta prendendo sempre più piede, a dimostrazione che l’istruzione può diventare uno strumento di maturazione e di riscatto per chi è costretto a vivere un periodo della sua vita in condizione di restrizione della libertà. Questo messaggio, che io stessa e i miei insegnanti abbiamo cercato di lanciare ogni volta che se n’è presentata l’occasione, quest’anno sembra essere stato colto in pieno dalla popolazione ristretta. Per la prima volta, e questo è il quinto anno che l’I.T.S. "Casale" è presente ai Piccolini, abbiamo avuto le iscrizioni sufficienti per formare sei classi, tre nella sezione di alta sicurezza maschile (tra cui una classe quinta), una nella sezione comuni, al femminile e ai protetti. Per completare il quadro, si devono aggiungere le classi di alfabetizzazione e di scuola media attivate dalla "Bramante". Ritengo che questo risultato lusinghiero sia anche il frutto del lavoro di più capillare informazione e orientamento svolto dagli insegnanti lo scorso giugno, anche grazie alla preziosa collaborazione della direzione del carcere e di alcuni agenti di polizia penitenziaria.

Ma, oltre a questo, le iniziative in cantiere sono tante, alcune già note, altre nuove. La compagnia teatrale "La bottega dei sogni – Chi balla c’è" il 6 novembre replica lo spettacolo "Il gobbo di notre dame". Il giornalino "Il Sestante" sembra aver riscosso il consenso della popolazione carceraria, anche se è auspicabile una maggiore partecipazione da parte di tutte le sezioni in termini di proposte, idee e anche critiche. Entrambe le iniziative sono state messe in atto anche grazie al contributo economico dell’Amministrazione Comunale. L’aver inoltre ottenuto la divulgazione del foglio sul territorio vigevanese e lomellino attraverso la stampa locale costituisce un grosso successo perché significa che la voce del carcere potrà raggiungere un pubblico molto più vasto ed eterogeneo. Di questo dobbiamo ringraziare l’Associazione Giornalisti "G. Rolandi" e le testate vigevanesi.

L’entusiasmo dell’insegnare in carcere è contagioso: credo sia per questo motivo che alcune insegnanti di educazione fisica del mio istituto hanno espresso il desiderio di tenere delle lezioni di pallavolo alla sezione femminile, finalizzate alla formazione di una squadra, che potrebbe periodicamente incontrare il team di ragazze del "Casale" per replicare un’iniziativa già realizzata l’anno scorso, in modo più estemporaneo.

Infine, mi riempie di orgoglio e ammirazione sapere che uno dei nostri alunni di quinta, Francesco Dipasquale, ha vinto il primo premio del concorso letterario nazionale "Emanuele Casalini", organizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli di Piombino e dall’Unitre Casa di Reclusione di Porto Azzurro. Il racconto "Una giornata qualunque" è stato giudicato il migliore per la sezione della prosa.

È la dimostrazione che anche stando dietro le sbarre si può tornare a credere in se stessi e si possono maturare quelle spinte che consentono di esprimere le proprie emozioni, i ricordi, i sogni, i desideri, le capacità, attraverso la parola scritta o altri mezzi espressivi. Questo aiuta a superare barriere e intaccare certezze diffuse tra chi, stando fuori, spesso giudica senza conoscere.

Il bilancio di ciò che è stato fatto, pertanto, è positivo. Tuttavia, l’inizio del nuovo anno scolastico ci sfida a rendere ancora più qualificata la nostra presenza, con l’attività didattica quotidiana, con le nuove iniziative che via via potranno essere avviate, con l’ulteriore rinsaldarsi dei rapporti con la direzione e il personale addetto alla sicurezza. I problemi non mancheranno, questo lo dobbiamo mettere in preventivo; forse non sempre riusciremo a essere all’altezza delle nostre stesse aspettative. Ma sono convinta che la determinazione che anima molte persone per migliorare e arricchire l’offerta di istruzione, non perdendo mai di vista la centralità della persona, non potrà che dare i suoi frutti nel prossimo futuro.

 

Prof.ssa Maria Grazia Dall’era - Dirigente ITS Casale

 

 

Solitudini

 

Non dimenticherò quel giorno mentre viaggiavo sul bus numero 13. Davanti a me sedeva una vecchia signora, magra e pallida, con i capelli corti e lisci, tutti bianchi e lucidi. Aveva gli occhi di un azzurro luminoso, diversi da tutti quelli che mi è capitato di vedere finora. La sua persona trasmetteva calma e tranquillità. Teneva tra le mani una vecchia borsa di pelle.

La osservavo perché assomigliava a mia mamma, quando, l’anno scorso, fu ricoverata per due settimane in ospedale. Alla fermata successiva avrei dovuto scendere, ma rimasi ancora per alcune fermate sul bus. Ero attratta dalla signora seduta davanti a me.

Dopo un po’ scendo e comincio a camminare, cammino velocemente fino a ritrovarmi in un quartiere che conosco bene. Mi fermo davanti a un palazzo, non tanto bello, fatto di cemento grigio, solamente le porte e le colonne blu gli danno un po’ di allegria. Questo quartiere, dove tutti vivono in appartamenti uguali, uno sopra l’altro, dà un senso di tristezza e tremenda solitudine. È il quartiere, il palazzo dove vive mia madre. Sento sensi di colpa nei suoi confronti perché, anche se sono occupata con i miei figli e dai mille doveri quotidiani, dovrei trovare il tempo per farle visita più spesso.Aprendo la porta della sua casa, sento il silenzio dato dal vuoto. Mia madre è sdraiata sul divano e guarda la televisione; quando mi vede, dalla gioia sta quasi per piangere. Parliamo di cose mai dette, abbastanza a lungo.

Quel giorno, tornata a casa felice e leggera, riflettendo sul fatto che basta veramente poco per far contenta una persona, ringraziai, nella mia mente, la signora che sul bus sedeva davanti a me.

Valeria V.

 

Don Luigi Ciotti a Vigevano rifare comunità per vincere l’indifferenza

 

In qualità di coordinatrice della redazione, di norma non scriverò articoli. In questo caso, però, dopo aver consultato i redattori, ho deciso di fare un’eccezione perché il tema trattato mi sembra di particolare rilevanza per il contesto in cui esce questa pubblicazione.

 

Un invito e un monito a rifare comunità, a ritessere le fila della solidarietà sociale, a ritrovare il gusto della partecipazione è venuto da don Luigi Ciotti e da tutti gli altri relatori che hanno dato vita, nel maggio scorso a Vigevano, all’incontro pubblico intitolato "Tra paura e fiducia. Dalle città sicure alle città vivibili", voluto da "La Barriera", da "Libera" e da diverse altre associazioni attive sul territorio.

L’intervento di maggior spicco è stato quello di don Ciotti, il prete che da anni si batte in prima linea per il trionfo della cultura della legalità.

Con un’oratoria appassionata e trascinante, l’animatore del "Gruppo Abele" ha alzato l’indice contro "certa stampa superficiale e irresponsabile che, in cerca di scoop, gonfia ad arte le notizie generando un allarme sociale talvolta immotivato". Accade allora che, sull’onda degli umori dell’opinione pubblica, passino leggi nefaste.

Di questa colpevole superficialità dei media don Ciotti ha fatto un esempio significativo. Qualche anno fa, nella calura estiva, esce su un quotidiano la notizia che, nella capitale, in pieno centro, c’è una grossa coltivazione di droga e la manodopera è costituita da extracomunitari. L’equazione sostanze stupefacenti-stranieri è presto fatta. La notizia viene riportata con scalpore dai giornali nazionali. Se non che un giornalista più scrupoloso degli altri si reca sul posto e scopre che su un cancello c’è una targa con la scritta: "Ministero dell’Agricoltura. Coltivazioni sperimentali". Prendendo spunto da questo e da altri episodi analoghi, Luigi Ciotti ha chiesto con forza che stampa e televisione svolgano responsabilmente il loro ruolo sociale per non incrementare timori irrazionali. "Molte paure non sono cancellabili – ha proseguito – ma non devono degenerare in fuga e chiusura in se stessi. Al contrario, deve prevalere la cultura dell’accoglienza, dell’ascolto, della condivisione dei valori". Il sacerdote ha poi lanciato un accorato appello agli adulti e alle loro responsabilità educative. "Dobbiamo aiutare i ragazzi – ha detto - a operare la mediazione tra realtà quotidiana e modelli proposti dai media, fasulli, illusori, evanescenti. Qui entra in gioco anche il ruolo della scuola".

In chiusura, ribadendo la necessità di uscire dalla solitudine, dalla povertà culturale e dalla frammentazione sociale, ha ricordato di aver visto a Torino un barbone che, sulla sua casa fatta di cartone, aveva scritto: "Mi crea più sofferenza la vostra indifferenza che la mia pancia vuota".

L’intervento di don Ciotti era stato preceduto da quello degli altri relatori.

In apertura lo psichiatra Riccardo Agostini, in piena sintonia con il sacerdote, aveva sottolineato come spesso "non vi sia una diretta correlazione tra andamento dei reati e percezione che la gente ha del fenomeno". Anche perché i media contribuiscono a dilatare le nostre paure, anche in assenza di una causa scatenante. L’attenuarsi dei vincoli amicali e parentali, che un tempo erano molto vitali, genera nell’individuo un senso di insicurezza, che si traduce in angoscia e, nei casi più gravi, in veri e propri attacchi di panico. Si tende allora a rinchiudersi in luoghi chiusi e protetti, moderne fortezze, che alleggeriscono il senso di ansia ma non vincono la paura. Unico antidoto a tutto questo è "ricostruire la rete dei rapporti sociali".

Delle nuove povertà e insicurezze che investono il mondo occidentale e della necessità di "educare alla sicurezza", investendo su partecipazione e ricostruzione delle relazioni umane aveva insistito anche il professor Giuseppe Vico, docente di Pedagogia all’Università Cattolica di Milano.

Pietro Mondaini, Sostituto Procuratore di Vigevano, aveva delineato il quadro dei vari tipi di reato che si verificano sul territorio, compresi quelli legati a "tangentopoli" e ai "colletti bianchi", richiamando l’attenzione sia sulla necessità di prevenire che sull’azione repressiva messa in atto dalle forze dell’ordine.

Infine, il sindaco di Pioltello, Mario De Gasperi, aveva illustrato l’esperienza dell’osservatorio sulla sicurezza che insiste su un territorio di circa 300.000 abitanti nell’hinterland milanese. Il primo cittadino aveva parlato di "sicurezza partecipata" nel senso che la repressione dei reati non basta, occorre una strategia di lettura e prevenzione della devianza. Tra i giovani sono diffuse patologie, come bulimia e anoressia, che la famiglia e la scuola faticano a decodificare. Bisogna partire da lì per individuare le ragioni del disagio. In secondo luogo, bisogna ritrovare il senso della comunità, in un contesto sociale complesso e multiproblematico, in cui il "condominio" è diventato luogo della solitudine e della marginalità (nel Comune di Pioltello, su una popolazione di 30.000 abitanti, convivono 50 nazionalità straniere).

 

Igiene, qualche regola per la nostra salute

 

Se cerchiamo sul dizionario il termine "igiene" troviamo una definizione che ritengo essere molto interessante: una branca della medicina orientata a sviluppare la conoscenza attenta ed approfondita degli agenti che influenzano la salute; a incoraggiare comportamenti responsabili e stili di vita positivi e a stimolare la capacità di prendere decisioni coscienti e responsabili nei riguardi del proprio benessere personale, famigliare e sociale. Esistono quindi delle regole da seguire e dei comportamenti conseguenti, il cui risultato è il mantenimento della salute. Ovviamente le regole in questione hanno una base scientifica, cioè non sono state "inventate" ma sono il risultato di conoscenze e di esperienze; inoltre, proprio per questa loro caratteristica, possono andare incontro ad assestamenti e migliorie.

Questo breve inserto vuole essere un aiuto a tutti coloro che lo leggeranno per capire il significato, le motivazioni e l’importanza delle norme e dei comportamenti di cui parla il dizionario. Per fare questo ho pensato di articolare il discorso in due parti: la prima, dedicata all’igiene personale la seconda, dedicata invece all’igiene in comunità, cioè in ambienti in cui vivono numerose persone.

 

Igiene personale

 

Ognuno di noi, fin da bambino, è stato istruito dalla sua famiglia a seguire semplici regole e comportamenti. Facciamo qualche esempio: lavarsi le mani spesso, in particolare dopo aver toccato il terreno od oggetti sporchi oppure prima di mangiare; mettere in bocca solo il cibo o ciò che è stato preparato appositamente (biberon, succhiotti, ecc); lavarsi con regolarità; disinfettare le ferite, anche quelle di piccola entità, possibilmente subito dopo essersele procurate; non mangiare cibi scaduti e conservare adeguatamente quelli di consumo ecc. ecc.

Quali sono i motivi che dettano queste regole, che i nostri bambini (e non solo loro….) trovano spesso noiose ed irritanti?

Prima fra tutte vi è l’esistenza dei microrganismi (o microorganismi, è la stessa cosa). Essi sono degli esseri viventi microscopici, così piccoli che non solo non si possono vedere a occhio nudo, ma possono vivere comodi e beati, in gruppi di migliaia di individui, anche all’interno delle nostre cellule. E pensate che nemmeno le nostre cellule si possono vedere ad occhio nudo…

La maggior parte dei microrganismi esistenti non è pericolosa per l’uomo, anzi ve ne sono moltissimi estremamente utili. Vi faccio alcuni esempi, perché non si pensi che il termine "microrganismo" voglia dire "malattia".

Sono microrganismi quelli che permettono le varie fermentazioni, per esempio quelli che trasformano il succo d’uva in vino o il succo di mele in sidro (fermentazione alcolica in cui questi "esserini" utilizzano lo zucchero della frutta per nutrirsi trasformandolo in alcool etilico). Anche la lievitazione della pasta del pane o della pizza è frutto del lavoro del lievito di birra, che è un microrganismo. Come si fa ad ottenere lo yogurt dal latte? Ci sono microrganismi che, sempre per nutrirsi, trasformano lo zucchero del latte (cioè il lattosio) in una sostanza acida (l’acido lattico) secondo una serie di reazioni chimiche che si chiamano "fermentazione lattica". Avrete sicuramente sentito parlare della "flora intestinale" che vive nel nostro intestino e che deve essere ripristinata, cioè ricostituita, se è stata persa. Questo avviene quando una persona non sta bene ed ha la diarrea, cioè emette feci liquide; con esse se ne va anche l’insieme di microrganismi che è chiamato flora intestinale. Ebbene, la flora intestinale è essenziale per una persona sana; i microrganismi che la compongono sono nostri amici e collaboratori, dei quali il nostro corpo non può fare a meno. Essi ci aiutano nel difficile compito di digerire il cibo mettendo a disposizione del nostro corpo le vitamine, essenziali per la nostra salute.

Cosa sono le vitamine? In termine tecnico, possiamo parlare di vitamine come di coenzimi, cioè di sostanze che collaborano con gli enzimi e li fanno funzionare.

Gli enzimi, a loro volta, sono sostanze senza le quali non arriverebbe a buon fine nessuna reazione chimica delle nostre cellule. Le reazioni chimiche sono il "motore" della "macchina – corpo umano"; se una macchina ha il motore che non funziona non può lavorare e…. muore.

Vi sono poi moltissimi microrganismi che sono indifferenti per l’uomo, cioè non sono né utili ma nemmeno pericolosi; ognuno va per la sua strada senza intralciare quella dell’altro. Questi microrganismi sono la maggior parte di quelli esistenti.

Alcuni microrganismi sono invece nocivi per la nostra salute: se riescono a penetrare all’interno del nostro corpo possono recargli danno. I danni sono vari e di diversissima entità a seconda del microrganismo e del suo modo di nutrirsi e di riprodursi: è un microrganismo quello che ci provoca il raffreddore (malattia noiosa ma non certo letale…) ma è un microrganismo simile anche quello dell’influenza come quello dell’epatite e quello dell’AIDS (questi ultimi sì che possono creare seri danni). Tutto ciò che ci circonda, ma anche noi stessi (cioè il nostro corpo), è ricoperto da moltissimi microrganismi. Quelli nocivi non devono penetrare all’interno del nostro organismo, dove possono far insorgere una malattia. Vedete quindi come è importante il concetto di pulizia, il "lavarsi" di cui parlavamo all’inizio dell’articolo.

Ora occorre chiarire due concetti secondo me molto importanti: il primo è la differenza tra pulizia e sterilizzazione; il secondo riguarda in generale la capacità di difesa del nostro corpo nei confronti delle malattie e delle loro cause. I due termini "pulizia" e "sterilizzazione" non hanno lo stesso significato.

Sterilizzare vuol dire eliminare gli esseri viventi presenti in un ambiente o superficie (quanto vi è di vivente in un ambiente o su una superficie); pulire significa invece eliminare lo sporco da un ambiente o una superficie, e lo "sporco" è un insieme di polveri varie mescolate a microrganismi e a sostanze come zuccheri o lipidi (che le rendono appiccicose e quindi aderenti ad una superficie). Un ambiente sterile è la sala operatoria di un ospedale prima di un intervento chirurgico, un ambiente pulito è la cella dopo aver lavato i pavimenti, le pareti, i sanitari, i letti ecc. ecc.

Diventa chiaro il significato delle regole relative al lavarsi di cui parlavamo in precedenza.

Il secondo concetto che volevo chiarire è il seguente: noi uomini siamo in grado di vivere senza problemi nonostante siamo circondati da microrganismi.

Questo perché il nostro corpo ha difese naturali molto efficaci. La prima di queste difese è la nostra pelle, un tessuto molto compatto caratterizzato da cellule strettamente addossate le une alle altre in modo da formare una superficie di separazione tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno al nostro corpo. I microrganismi non possono attraversare questo tessuto, a meno che non vi sia una ferita, un punto dove la pelle non è più continua.

Ora capite la necessità di lavare e disinfettare l’area della ferita, anche se di ridotta entità.

Gli altri ingressi utili ai microrganismi patogeni per penetrare all’interno del nostro corpo sono altrettanto ben protetti (se noi permettiamo loro di mantenersi tali…….). Parlo delle mucose, cioè degli epiteli che ricoprono le aperture del nostro corpo: sono ricoperti da una mucosa l’occhio, l’interno della bocca, del naso e di tutte le vie respiratorie compresi i polmoni, l’area anale e la vagina. Le cellule che costituiscono le mucose e ghiandole annesse a questi organi producono alcune sostanze che ne permettono la difesa nei confronti di quanto proviene dall’ambiente esterno e che può contenere microrganismi pericolosi. Ne sono chiaro esempio le lacrime, ricche di sali e contenenti alcuni enzimi, che lubrificano, mantengono costantemente bagnato il bulbo oculare e creano un ambiente nocivo per i microrganismi. Un altro esempio, simile al precedente, è la saliva prodotta dalle ghiandole salivari, poste all’inizio del nostro apparato digerente, per non parlare della mucosa che ricopre la parete interna dello stomaco, che produce acido cloridrico e rende l’interno dello stomaco mortale per qualsiasi microrganismo. Un altro esempio è la mucosa che riveste tutto l’apparato respiratorio; essa è ricoperta da microscopiche ciglia il cui costante movimento spinge il muco prodotto dalle cellule della mucosa stessa verso l’esterno (cioè l’area naso-bocca). Il muco, sostanza semiliquida ed appiccicosa, trattiene le polveri e le altre particelle solide, per lo più di piccola entità, che penetrano con l’aria che respiriamo. Purtroppo il fumo delle sigarette ("attivo" e "passivo"…..) distrugge queste ciglia lasciando a polveri varie facile accesso alle basse vie respiratorie (quelle più interne al nostro corpo: bronchi e polmoni), dalle quali ciò che è entrato non esce più (questo è uno dei motivi per cui il fumo è considerato nocivo alla salute umana).

Il nostro corpo ha anche un intero sistema di difesa nei confronti di ciò che ne minaccia la salute e che è posto al suo interno (quando parlo di interno non intendo stomaco o intestino o polmoni ma intendo sangue e tessuti posti sotto la pelle o le mucose): il sistema immunitario.

Il sistema immunitario è un insieme di funzioni volte a riconoscere ed eliminare ciò che non appartiene all’organismo (chiamato "non self") e che quindi può causare problemi. Fanno parte di questo sistema sia le reazioni di tipo infiammatorio, che la produzione di anticorpi specifici contro il "nemico", che la distruzione dell’elemento esterno. Una conseguenza dell’attività di questo sistema è l’immunizzazione, cioè la capacità del corpo di un individuo di eliminare senza che insorga la malattia, una sostanza o un microrganismo pericolosi con cui era venuto a contatto in passato. Questo accade in quanto il sistema immunitario conserva in memoria la capacità di difendersi da un nemico già incontrato. Questa importante proprietà spiega il significato delle vaccinazioni: esse pongono un organismo a contatto con un "nemico" indebolito allo scopo di indurre le difese ad organizzarsi in modo specifico e, quindi, ad essere in grado di rispondere velocemente ad un vero e proprio attacco. Purtroppo questo sistema è estremamente complesso e sofisticato, e di conseguenza può avere delle controindicazioni: una di esse è la reazione di rigetto nei confronti di organi trapiantati, un’altra è l’insorgenza di allergie (il nostro corpo si difende anche se non sarebbe necessario) e una terza sono le malattie autoimmuni causate dal nostro corpo che si difende da … sé stesso, cioè si immunizza nei confronti di parti di sé (si ritengono malattie autoimmuni l’artrite reumatoide, il lupus eritematosus sistemico, le sclerosi, ecc. ecc.)

Un’altra importante conseguenza dell’esistenza del sistema immunitario è che la sopravvivenza dell’uomo non necessita di un ambiente sterile, anzi il contatto con un ambiente ricco di sostanze e microrganismi vari rende il nostro corpo maggiormente resistente alle malattie; in un certo senso la nostra vita è una palestra continua per il sistema immunitario che così si mantiene attivo, tonico e pronto ad ogni (si spera….) evenienza. Quindi non è corretto ricercare la sterilità, anzi è un errore; nello stesso tempo è importante la pulizia per non rischiare di mandare in tilt il sistema.

Continuando il discorso relativo all’igiene personale, lo stile di vita, cioè l’insieme di abitudini che caratterizzano la nostra quotidianità (attenzione: parlo di quotidiano non di "eccezionale") diventano molto importanti. Per esempio, l’abitudine a lavarsi con regolarità, a cambiare e mantenere puliti i propri indumenti, gli oggetti e l’ambiente con i quali si viene costantemente a contatto, a dormire il numero di ore necessario al buon funzionamento del proprio organismo, anche l’attenzione alla qualità e quantità del cibo e delle bevande, ecc. ecc. sono tutti comportamenti che hanno un esito positivo relativamente alla nostra salute. La maggior parte di queste abitudini richiede però un po’ di fatica (ma, mi chiedo: che cosa non richiede un po’ di fatica? Tutto lo richiede nella vita, occorre valutare se ne valga la pena ….) e anche un po’ di "amore" per sé stessi.

Con quest’ultima affermazione intendo conoscenza (evviva la scuola che ce la fornisce!!!) e attenzione ai messaggi che il nostro corpo ci invia.

Ci tengo a sottolineare (dovrete scusarmi ma è il mio "pallino"..) l’importanza che ha nella qualità della nostra vita e della nostra igiene un’alimentazione sana ed equilibrata. Spero in futuro di poter dedicare ancora una pagina a questo argomento. Nel frattempo, vi ricordo che è molto vera l’affermazione: "Noi siamo ciò che mangiamo". Provate a pensarci.

 

In comunità

 

Gli ambiti comunitari, cioè gli ambienti in cui numerose persone convivono (o per scelta personale o per "forza" …) richiedono una ancora maggiore attenzione all’igiene personale di ogni singolo individuo, all’igiene degli oggetti e degli ambienti, allo scopo di assicurare la salute di tutti. Non solo, in queste situazioni anche l’ordine nei propri oggetti e nella propria persona assumono un ruolo più rilevante di quello che hanno in un ambiente "casalingo". Analogamente diventa molto importante la regolarità e la costanza con cui vengono fatte le pulizie.

Quando si mangia in comunità non bisogna parlare a bocca piena (come insegna la maggior parte delle madri ai loro bambini) perché se ti va di traverso qualcosa e ti metti a tossire puoi spargere e ben distribuire ai tuoi compagni di tavola microrganismi patogeni di tua proprietà. Analogamente, se starnutisci e tossisci senza proteggere la bocca, puoi regalare il tuo raffreddore o la tua tosse anche a chi ti siede vicino. Non devi scambiare con altri i tuoi oggetti personali, come le posate, le forbici che usi per la tua igiene personale, il tuo pettine o spazzola ecc., perché anche questi oggetti possono essere "donatori" di malattie. Non andare mai a fare la doccia (o in piscina) senza le ciabatte nei piedi, perché gli ambienti caldi e umidi sono i preferiti da molti microrganismi, per esempio alcuni funghi, non particolarmente nocivi ma molto fastidiosi. Inoltre è molto importante non tacere al medico un tuo malessere: esistono malattie contagiose che, se non vengono prese in tempo, possono provocare vere e proprie epidemie.

Per concludere queste poche note, vorrei dire due parole relativamente al materiale che normalmente utilizziamo per fare le pulizie e per la nostra igiene personale.

Pulizia degli ambienti: esistono in commercio moltissimi prodotti utili a questo scopo.In mezzo a questa enorme varietà di tipi, e di prezzi, consiglio di utilizzarne alcuni semplici, facilmente reperibili e poco costosi. Per esempio per i pavimenti, i muri (se lavabili), i vetri, gli infissi (comprese le grate), le superfici di tavoli o sedie, anche i sanitari ecc., una soluzione di acqua e ammoniaca è adatta allo scopo. Se le superfici in oggetto fossero particolarmente sporche, prima di usare la soluzione di acqua e ammoniaca, le si può lavare con una spugna umida e sapone di Marsiglia e sciacquare con acqua. In alternativa all’ammoniaca, si ottengono risultati analoghi utilizzando la candeggina. Questi due composti, l’ammoniaca e la candeggina, puliscono in quanto riescono ad eliminare lo "sporco", cioè l’insieme di polveri, corpuscoli solidi di varie dimensioni e provenienza, microrganismi ecc. mantenuti in una massa compatta da sostanze "appiccicose" che sono prevalentemente sostanze lipidiche (cioè sostanze grasse). Sia l’ammoniaca che la candeggina sono in grado di sciogliere i lipidi, che, come tutti ben sappiamo, non vengono sciolti dall’acqua da sola. Igiene personale: i prodotti in commercio sono moltissimi, nel complesso vanno bene tutti, la scelta è dettata più dall’abitudine (c’è chi preferisce il sapone liquido alla saponetta solida o una marca ad un’altra), dal prezzo (molto vario) e dalle caratteristiche della propria pelle. Ricordate che, in genere, se si hanno problemi generici di sensibilità della pelle, fra i quali il più comune è pelle molto secca dopo i lavaggi, il vecchio sapone di Marsiglia è ancora il migliore anche per l’igiene personale. Spero che questo breve scritto vi risulti utile. Vi saluto tutti con affetto.

 

L’insegnante di Scienze del Progetto Sirio A/S 2003/2004, Chiara Giordani.

 

Amici miei atto II

 

Sono ancora ospite dell’amministrazione di Vigevano. Cari amici (quelli veri) il tempo "vola"e la mia permanenza presso l’amministrazione di Vigevano prosegue. Purtroppo la procedura, legata al mancato pagamento di quel famoso "divieto di sosta"di cui vi avevo parlato, si è complicata; recentemente è emerso anche un "autovelox" del quale sto aspettando la perizia fotografica!

Comunque sia, dati i rapporti di estrema cordialità maturati con la direzione, ritengo che non sarebbe assolutamente corretto lasciare la struttura proprio adesso, in un momento di cotanto fermento e miglioramento..!

Pensate che le nostre abitazioni sono state dotate di televisori ad altissima tecnologia, corredati di un favoloso telecomando, in grado di interagire col televisore stesso: On\Off Per non parlare dell’effetto stereo, garantito da alcuni "specialisti dell’alto volume" (complimenti!)

Il mese scorso, tra l’altro, ci sono stati forniti dei materassi in gomma piuma, di nuova concezione e a doppio effetto! Questi materassi, infatti, sono in grado di funzionare a "secco" d’inverno e ad acqua nel periodo estivo, lasciando semplicemente aperta la finestra durante i piovaschi!

Ma questo non è nulla rispetto alle iniziative culturali: Il 28 maggio 2004 sono stato invitato a partecipare come attore allo spettacolo teatrale "Il gobbo di Notre Dame", nel quale ho recitato una parte che mi è venuta benissimo! Pensate che, anche in questa circostanza, sono stato arrestato,"ovviamente" ingiustamente, e la mia innocenza, dichiarata con tanta convinzione, ha seriamente rischiato di interrompere la mia permanenza presso la struttura …Per fortuna non era presente il G.I.P!!

Ah, dimenticavo, per quanto riguarda il " best seller" che pensavo di pubblicare c’è un piccolo ritardo, ma nel frattempo abbiamo fondato un giornale, Il Sestante, che, penso, vedrete presto in edicola. Ho inoltre frequentato con successo la quarta ragioneria… ma per l’università vediamo cosa ne pensa il giudice! Insomma, tutto ok… a parte qualche "piccola restrizione"!

Questo è il tono con cui intrattengo le mie relazioni con l’esterno, ma in effetti, ironia a parte, ho voluto trasmettere il clima e la situazione che ho vissuto in questi miei primi nove mesi di carcere .

La partecipazione a tutto campo alle varie iniziative del carcere sembra avere scongiurato l’isolamento e la conseguente depressione in cui temevo di cadere! Personalmente, credo che in questo istituto, grazie a tutti coloro che stanno credendo nell’impegno di noi ristretti, si intraveda la possibilità di vivere la carcerazione in un modo dignitoso, togliendoci prima di tutto dall’ozio, che notoriamente rende impossibile qualsiasi riabilitazione!! Ma non solo; oltre alla scuola, al teatro, al giornalino, sta nascendo un’altra iniziativa importante, il Coordinamento Carcere-Territorio.

Sappiamo che nulla sarà facile , ma solo credendo e partecipando con animo positivo e propositivo alle occasioni che ci verranno offerte riusciremo a cogliere l’obiettivo! Dunque, forza e coraggio : il futuro incomincia da qui !

 

Davide Bertuetti

 

Saluti da...

 

Di recente un mio caro amico mi ha spedito una cartolina da un posto bellissimo, Rangiroa, nella Polinesia francese. Raffigurati su questa cartolina appaiono un mare cristallino, che permette di vedere i fondali bianchissimi, delle palafitte moderne e all’orizzonte delle palme. In così poco spazio è rappresentata la natura in tutto il suo splendore. Preso dalla curiosità, mi sono messo subito alla ricerca di alcuni libri di geografia,per analizzare le caratteristiche, gli usi e costumi del posto.

Apprendo che le palafitte sono sprovviste d’energia elettrica, che si cucina ancora sulle pietre, che la gente è ospitale. Questo atollo forse è l’unico posto al mondo con queste caratteristiche. Conservo ancora la cartolina e, come ho potuto, ho scannerizzato l’immagine al computer, l’ho ingrandita e l’ho affissa alla parete della mia cella. È da lì che spesso i miei pensieri volano via. Un posto dove poter vivere felici , senza l’angoscia di passare giornate tutte uguali, di avere sempre davanti agli occhi cancelli e sbarre, senza il problema di come sfuggire e riempire il vuoto. Sarebbe bello poter staccare per un po’ la presa attaccata ormai da tanto tempo a questa vita monotona. Pensate, la sensazione che si prova ad alzarsi la mattina presto, ammirare il cielo, l’acqua cristallina del mare, sentirsi circondati dal silenzio e dall’armonico cinguettare degli uccelli, andare in giro a piedi nudi, fare un bagno in quelle acque pulite, prendere il sole. La sera andare a dormire, dopo una giornata gioiosa , con musiche e balli. È lì che vorrei andare quando uscirò da qui. Intanto che aspetto il fine pena, posso solo sognare. Ma i sogni nessuno me li può togliere.

 

Bartolo Bruzzaniti

 

Un giorno speciale

 

L’emozione che spezza il triste vivere quotidiano. Il 28 maggio scorso, all’auditorium del carcere , si è svolto lo spettacolo teatrale "Il Gobbo di Notre Dame" interpretato dai ragazzi della sesta sezione A.S./M. Personalmente, non ho partecipato come interprete ma ero invitato ad assistere come spettatore. Lo spettacolo è iniziato alle dieci del mattino ed è durato novanta minuti, diviso in due atti. Prima che lo spettacolo iniziasse, ho sentito un urlo dietro le quinte: era semplicemente il modo degli attori di darsi la carica per dare il meglio di sé. Finalmente lo spettacolo è iniziato. Il mio desiderio era semplicemente di andare a vedere i miei compagni nei panni di veri e propri attori. Sono stati all’altezza, sono riusciti ad emozionarci con il loro impegno e la loro interpretazione straordinaria. Complimenti!!

Sembrava di assistere ad uno spettacolo di veri e propri professionisti! Questa è stata la mia impressione ma credo che sia stato lo stesso anche per gli altri ospiti, perché gli attori sono stati più volte applauditi. Non è facile spiegare con precisione le mie emozioni e sensazioni, però vi dico che è stato un giorno speciale vissuto dentro queste mura, che quasi sempre trasmettono tristezza.

Al termine della rappresentazione, ci sono state delle premiazioni e dei ringraziamenti per tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte, per organizzare questo spettacolo con grandi sacrifici. Ma la festa non era ancora finita perché siamo stati invitati a partecipare al rinfresco finale, dove si poteva mangiare e bere come a una festa di compleanno. Devo dire la verità: giravo intorno ai tavoli, guardavo incredulo e mi chiedevo: "Tutto questo è vero o sto sognando?". Era tutto vero e questo grazie ai ragazzi che sono veri e propri attori. Vorrei fare loro i più sinceri complimenti e ringraziarli per averci regalato questo giorno speciale. Grazie ragazzi!

Avete un futuro!

 

Robert Veizaj

 

 

California, angolo di paradiso

 

Racconto di vita vissuta, sulle rive dell’Oceano Pacifico californiano. Il lungomare di Venice Beach si anima alle dieci del mattino. I negozi, allineati come birilli ed altrettanto colorati, aprono le loro saracinesche e un rumore di ferraglie si fonde con lo sciacquio delle onde, sovrastando il sommesso parlottare di chi non è ancora completamente sveglio.

Se ti piacciono la confusione e gli spettacoli estemporanei, siedi ed aspetta, entro un’ ora lo scenario cambierà completamente: massaggiatori, pittori, giocolieri, cartomanti, mimi e suonatori di vari strumenti, seduti su quel tratto d’erba che separa la spiaggia dal marciapiede, si esibiranno, chiedendoti un’ offerta in denaro. L’aria profuma di incenso, di salvia bruciata e di "paciulli", il profumo preferito dagli afro-americani che, per la maggior parte, affollano la strada pedonale.

Ignari del caos, i giocatori di scacchi si sfidano per una birra. Sono vecchi, ex hippy, ex soldati, per lo più "homeless", con visi segnati dall’alcool e dalle droghe, capelli incolti, vestiti con magliette e pantaloni che hanno ormai perso il colore originale, sia per i ripetuti lavaggi, sia per il sole che splende durante tutto l’anno in quell’angolo di paradiso chiamato California.

Ad attrarre oggi la mia attenzione è una ragazzina accovacciata sull’erba che, dopo aver steso un pareo e tirato fuori da una borsa dei sacchettini fatti con fazzoletti variopinti, si appresta a confezionare delle collanine. Capelli lunghi, aridi, di un colore indefinito, trattenuti da una bandana; viso smunto, mani veloci che denotano nervosismo. Il corpo lo si può solo intravvedere sotto un’ampia gonna e le spalle nude e un po’ curve, magrissime, fanno pensare che i profitti della sua attività non debbano essere floridi. Mi chiedo: "Avrà una mamma? Avrà una casa? Avrà braccia che l’accolgano la notte e le diano la forza, quasi fossero una batteria, per risvegliarsi al mattino e ricominciare?". Nell’allegria generale passa quasi inosservata. Quando io mi avvicino, gli occhi le si animano, in vista di una probabile vendita. Le perline multicolori infilate ad arte formano delle collanine che mi invogliano all’acquisto o, forse, prevale la pietà…Sta di fatto che me ne metto una al collo, lodando la sua abilità. Certamente, finirà appesa fra i miei trofei di viaggi e peregrinaggi vari. Un giorno rivedrò il monile ma mi sarò senz’altro dimenticata della tristezza di colei che l’ha confezionato. Riprendo il mio cammino preceduta da Bello, il mio fedele compagno che , attratto dai vari odori di altri cani, mi fa zigzagare fra i vacanzieri e perditempo che affollano quotidianamente quel circo vivente che è Venice Beach a Los Angeles.

 

Mariemma B.

 

Canti, balli e recitazione dal mondo. Sentirsi libere col teatro

 

Brave, brave, brave! La mattina di sabato 22 maggio è andato in scena uno spettacolo musicale organizzato dalla Scuola Media "Bramante" e che ha visto protagoniste le sezioni femminili.

Di fronte al direttore dalla Casa Circondariale, dr. Nicolò Mangraviti, al commissario responsabile della sicurezza, Antonio Ricciardelli, alla responsabile dell’ufficio educatori, dr.ssa Claudia Gaeta, alla preside della "Bramante", alle insegnanti del progetto Sirio e ai parenti delle attrici, si sono esibite entrambe le sezioni, comuni e alta sicurezza. Lo spettacolo è iniziato con una breve e toccante introduzione: "In un tempo così critico per l’unione dei popoli, proprio in questo luogo (il carcere N.d.R.) dove è così difficile la convivenza di diverse etnie, noi ragazze vogliamo dimostrarvi che tutto è possibile, se si vuole". Quanto espresso, è stato raggiunto.

Sul palco si sono susseguite performance canore, di danza e di recitazione che, come filo conduttore, avevano la gioia, l’energia e la voglia di regalare sentimenti, facendo così arricchire lo spettatore. Le canzoni cantate, ballate e interpretate provenivano dai quattro angoli della terra: samba, salsa, bilao (danza filippina) e anche un canto d’amore cinese (cin cian) hanno fatto da contraltare alla nostra nazionale tarantella e alle più conosciute danze del ventre.

Il mix è stato sapientemente preparato e presentato e la musica era intervallata da graziose scenette umoristiche e da più impegnative letture di poesia. La sensibilità espressa dalle protagoniste, le loro emozioni e la voglia di mettersi in gioco hanno raggiunto e contagiato la platea, che si è lasciata trascinare sulle note musicali improvvisando danze sul posto. È stato così raggiunto il secondo obiettivo che si erano prefissate le ragazze all’inizio del secondo atto, "far trascorrere qualche momento spensierato a tutti coloro che lavorano in questa realtà". Le barriere etniche abbattute, la gioia regalata e la partecipazione emotiva di tutti hanno sicuramente dato un input positivo affinché quest’esperienza possa essere ripetuta, dandole opportunamente maggiore risonanza sul territorio.

Il lavoro messo in scena è una forma di espressione artistica e aver saputo ottenere così alti risultati con i pochi mezzi messi a disposizione non può fare altro che metter in evidenza il grande potenziale e le qualità espressive racchiuse nell’animo delle attrici. Il "Piccolini" ha un notevole patrimonio umano e culturale, che si mette in luce quando ne viene data la possibilità: lo show offerto è una sintesi di questa ricchezza. Allestire uno spettacolo è un momento di intensa partecipazione da parte di tutti, aiuta ad uscire dal torpore e dalla noia quotidiana che la detenzione inevitabilmente provoca. Continuare su questa strada aiuta indiscutibilmente a crescere.

 

Francesco Dipasquale

 

Evadere ballando. La mia giornata sul palco

 

Una giornata memorabile quella del 22 maggio scorso quando le sezioni femminili si sono esibite a teatro in uno spettacolo di musiche, danze, poesie! Quasi quasi non mi ricordavo di essere in prigione. Quella sensazione di essere libera che mai avevo provato in questi lunghi mesi! Lo spettacolo vero e proprio è consistito nell’esibizione di ballerine, cantanti, attrici che, più per divertirsi che per divertire, si sono alternate sul palcoscenico dando il meglio di se stesse. Hanno fatto evadere le menti in luoghi esotici e rievocato balli delle patrie lontane: Nigeria, Brasile, Colombia, Cina, Marocco, culture e tradizioni diverse, unite su un unico palcoscenico. Fra risa e lacrime, abbracci e strette di mano, salatini e bibite, abbiamo vissuto una dimensione quasi irreale. Non è stato facile ripiombare nelle quotidianità, appena oltrepassata la soglia del teatro dirette alle nostre sezioni. Ma, d’altro canto, sappiamo che la felicità, anche al di fuori di queste mura, non dura a lungo. L’elenco dei ringraziamenti parte dal direttore Dr. Mangraviti e dalla Dr.ssa Tucci, che hanno acconsentito all’iniziativa, continuando con gli educatori e con i nostri grandi supporter, le insegnanti della Scuola Media "Bramante" e dell’I.T.S. "Casale". Un grazie anche ai nostri angeli custodi, le agenti di polizia penitenziaria, per la loro umanità e professionalità. E infine, un ringraziamento a tutte le persone che ci hanno onorato con la loro presenza e che ci hanno applaudito con calore e affetto.

 

Mariemma B.

 

 

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