Siti internet dalle carceri

 

Internet nelle carceri, evasioni via cavo

 

L’Espresso, 5 giugno 2002

 

Da San Vittore a Rebibbia, da Porto Azzurro alla Giudecca. I detenuti italiani affidano a Internet le loro storie, i sogni e le speranze. Aspettando che anche a loro sia consentito l’accesso diretto alla Rete.

 

Un’occasione per evadere (in senso figurato), per amplificare il proprio messaggio di disagio, di isolamento. Il mondo chiuso del carcere si affaccia sulla Rete. Da San Vittore a Rebibbia, dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa al carcere femminile della Giudecca, i detenuti si organizzano e - con l’appoggio di personale esterno - veicolano i propri messaggi attraverso Internet. Quale mezzo migliore per interagire con il mondo esterno, se non quello che permette di promuovere forum, spedire newsletter, effettuare sondaggi? E così, i siti offrono uno spaccato della vita carceraria, fatto di pubblici mea culpa, di versi composti guardando il sole a scacchi, di storie di vita, di desideri, di discorsi come il "carcere e l’affetto", di episodi memorabili come la mitica fuga di Giacomo Casanova dai Piombi.

«Il carcere e Internet rappresentano due opposti: massimo dell’isolamento contro massimo della comunicazione», dice Emilia Patruno, direttore della testata on line www.ildue.it del San Vittore di Milano. Un sito pionieristico, rinnovato di recente nella grafica e nei contenuti, al quale sono seguiti gli altri.

Da www.papillonrebibbia.org del carcere romano, al www.ristretti.it del carcere di Padova, dal www.opgaversa.it del "manicomio criminale" di Aversa a www.empoli.arci.it del giornale Ragazze Fuori di Empoli. Internet consente insomma a molte testate carcerarie (alcune delle quali storiche, come La Grande Promessa, il giornale di Porto Azzurro che ha compiuto il mezzo secolo di vita), dalla tiratura limitata e destinate a circolare solo nel pianeta dietro le sbarre, di aprirsi all’esterno. Lo scopo dell’esperimento è trasparente. Lo scrivono a chiare note i detenuti nell’home page di www.ildue.it. «Per avere più spazio, per dialogare con quelli che stanno fuori, per costruire qualcosa insieme, per sentirsi vivi».

Ma, aggiungono i reclusi, «perché abbia un senso speriamo che non rimanga un monologo, e diventi un dialogo con il mondo».

In effetti, una norma tuttora vieta in carcere qualsiasi accesso ad Internet. Non a caso su www.ildue.it (dove due sta per il civico di via Filangieri a Milano, indirizzo di San Vittore dal quale i detenuti vogliono idealmente evadere), il forum riguarda provocatoriamente la possibilità di consentire il libero accesso alla rete a chi vive in cella. Già, perché i redattori-detenuti della testata on line fanno un giornale che non possono consultare. «Sono io – spiega ancora Emilia Patruno – che copio il giornale su cd per farglielo vedere. Vorremmo – continua Patruno – che anche dietro le sbarre si potesse accedere a Internet, attraverso una consultazione guidata con personale carcerario che controlli la navigazione».

D’altra parte i detenuti, eccettuati quelli sottoposti al regime del 41bis, possono spedire corrispondenza, che viene aperta ma non letta (sic!) dall’amministrazione carceraria. E allora, si chiede Patruno, perché non consentire loro di spedire messaggi di posta elettronica, versione digitale delle missive di un tempo?

 

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