Osservatorio Calamandrana

 

Osservatorio Calamandrana sul carcere di San Vittore

"per la trasparenza e l’umanizzazione in carcere"

 

Sintesi dei 15 bollettini pubblicati dal 2001 ad oggi

 

Cose di tutti i giorni

Problemi di salute: una condanna in più

Fatti gravissimi

Cose di tutti i giorni

 

Le domandine: sembra piccolo, invece è un grosso problema

 

La domandina, l’unico sistema di comunicazione in carcere, è un diritto fondamentale dei detenuti. Ma alle domandine non sempre viene data risposta e spesso la risposta arriva dopo molto tempo, per cui si ha il sospetto che talvolta le domandine non arrivino al destinatario.

C’è da notare che gli addetti alla matricola non danno ricevute, né timbrano gli esposti al tribunale; che a chi protesta per domandine perdute si risponde "non so niente, rifalla"; che talvolta mancano i moduli e gli stessi detenuti devono fotocopiarli.

Occorrerebbe numerare progressivamente e datare al ricevimento le domandine, con firma del ricevente, e raggruppare le domandine in 4 categorie: richieste di - invio - acquisto - colloquio - partecipazione a corsi o gruppi o lavori.

L’ideale sarebbe trovare indicate le 4 categorie sulle stesse domandine. Per esempio: il sottoscritto richiede di poter - inviare... - acquistare... - avere un colloquio con... - partecipare a.... Questo aiuterebbe i detenuti ( che a volte non parlano italiano) a scrivere la domandine e faciliterebbe il compito di chi le smista. Sarebbe anche importante conoscere la disponibilità e gli orari degli operatori, con variazioni comunicate in tempo. Questa incertezza sulle domandine determina spesso uno stato di frustrazione nei detenuti.

 

Posta invisibile

 

Molto spesso il diritto dei detenuti a ricevere la posta non viene rispettato: un detenuto sa che una lettera gli è stata inviata, ma non la riceve. Protestare non è semplice, perché la scusa dei disguidi postali è subito pronta.

È facile immaginare l’ansia e la sofferenza che questo fatto può causare ai detenuti. Fra l’altro accade talvolta che la distribuzione della posta , compito assai delicato, venga affidato ai detenuti

 

Vietato l’accesso in biblioteca

 

Non tutte le biblioteche di reparto riescono ad assolvere la loro preziosa funzione. Al sesto raggio, in cui tradizionalmente un volontario faceva il giro delle celle offrendo libri, attualmente la situazione è la seguente: i detenuti non possono recarsi in biblioteca e un detenuto bibliotecario, che dovrebbe occuparsi del problema, semplicemente non lo fa o lo fa sporadicamente.

 

Anche un’assenza può violare un diritto

 

Può accadere che una psicologa si assenti per 10 giorni e che la sintesi che doveva compilare per un detenuto non venga scritta. La conseguenza è che il detenuto non può andare in permesso.

La sintesi non poteva essere scritta da un’educatrice o da un altro psicologo?

 

Disposizioni inopportune o assurde

 

Un detenuto, portato nella Cooperativa E. per arresti domiciliari e ripetutamente aggredito (dopo aver dichiarato il suo reato di violenza sessuale) chiede l’intervento della polizia per essere riportato in carcere. Ma la polizia non può intervenire "perché non c’è evasione". Il detenuto fa allora un passo di 20 cm.oltre la soglia. In seguito, gli viene chiesto di patteggiare una pena di tre mesi per evasione. Il detenuto si rifiuta. (28.10.02)

Un detenuto tunisino che deve scontare una condanna di 8 mesi (di cui 4 già trascorsi), chiede di poter vedere e assistere in ospedale la sua bambina di 8 anni, malata di leucemia acuta Dopo un’infinità di richieste e una lettera a una radio locale, riesce a ottenere un permesso di sole 3 ore, con scorta. (12.12.02)

Un detenuto consegna ripetutamente a un agente una lettera non affrancata destinata alla propria figlia, detenuta al femminile.. Ogni volta l’agente si rifiuta di prendere la lettera perché non affrancata. La Direzione dà ragione al detenuto, ma l’agente non demorde. Solo dopo tagli alle braccia il detenuto vede soddisfatta la sua richiesta. (28.8.01)

Spesso i detenuti vengono a sapere solo in Camera di Consiglio dell’esistenza di sanzioni disciplinari nei loro confronti. Come fa il detenuto a difendersi, come è suo diritto, se non gli viene neanche segnalata e motivata la sanzione disciplinare? (O.P. 38, cap. IV)

 

Verso una militarizzazione del carcere?

 

La scarsità degli educatori e del personale medico porta, fra l’altro, a una grave conseguenza: molto spesso le loro funzioni o non sono svolte o vengono svolte dagli agenti, che non hanno la necessaria competenza.

Un detenuto può venire incaricato da un agente della distribuzione delle terapie antidolorifiche o dei sonniferi. E i bicchieri di terapia diventano allora moneta di scambio per barattare sigarette, alimentari, materiale igienico, eccetera.

La lista degli iscritti a gruppi, corsi, laboratori competerebbe agli educatori. Ma frequentemente molti nomi vengono depennati arbitrariamente da agenti o ispettori e l’attività degli operatori e dei volontari ne viene sconvolta.

 

Umiliazioni e abusi di potere

 

Le umiliazioni riguardano spesso i transessuali, ai quali vengono richieste dagli agenti prestazioni sessuali oppure vengono osservati mentre fanno la doccia, oppure vengono derisi e importunati.

Sono anche sorprendenti le frasi con cui spesso gli agenti si rivolgono ai detenuti: i tuoi diritti, scordateli - è già troppo che vi diamo da mangiare - a cuccia, cane rabbioso! - fatti la tua galera - e tagliati, se vuoi che ti ascolti - è un cane che è morto (dopo la morte di un marocchino)

 

Problemi di salute: una condanna in più

 

L’emergenza sanitaria

 

Sul gravissimo problema della salute a San Vittore, dopo i tagli di spesa al settore sanitario e dopo l’ottimistico Accordo Quadro del marzo 2003 fra la Regione e il Ministero della Giustizia, riportiamo stralci di lettere di detenuti alla Commissione speciale sulla situazione carceraria, al Gruppo lavoro di San Vittore e al Ministero della Sanità, e un’altra testimonianza. L’Accordo Quadro affermava fra l’altro:" Si tratta di garantire la piena tutela del diritto alla salute. Gli Istituti penitenziari sempre meglio potranno avvalersi, attraverso specifiche convenzioni, delle strutture ospedaliere e delle prestazioni specialistiche presenti sul territorio.

 

Stralci di lettere di detenuti (giugno 2003)

 

"Non vi sono medicinali adeguati alle varie patologie; per i detenuti con patologie particolari diventa difficile e talvolta impossibile farsi arrivare dall’esterno le medicine necessarie, anche se con spese a proprio carico, per lungaggini burocratiche (domandine, approvazioni, invio alla portineria dove spesso sono smarrite.) Alla luce di quanto sopra e delle decisioni di tagli di spesa al settore sanitario, ci si pone la domanda di come sia possibile attuare le vostre proposte"

"Circa 30 detenuti diabetici hanno rischiato complicazioni estreme derivate dal fatto che la struttura sanitaria locale è rimasta completamente sprovvista di insulina e di altri farmaci salva-vita. Si è potuto ovviare al disagio grazie all’intervento di un dottore addetto al pronto soccorso,che ha provveduto con i propri mezzi al reperimento dei farmaci. Si fa altresì notare che sono state dismesse tutte le attività specialistiche (dietologo, chirurgo, infettivologo, pneumologo, oculista, dermatologo, ortopedico) nonché le assistenze infermieristiche nelle varie sezioni dell’Istituto."

"La situazione sanitaria all’interno del carcere, dopo i tagli avvenuti nella finanziaria, ci appare abbia infranto il diritto alla salute oltre che superato l’articolo 27 della Costituzione."

 

Un altro problema sottolineato dal dott. Luigi Pagano

 

A proposito di un detenuto evaso dal Fatebenefratelli il dott. Pagano ha dichiarato: " I drastici tagli alle spese per le visite mediche ai detenuti all’interno dell’Istituto - dai 400000 euro del 2001 ai 48000 euro del 2003 - costringono a portare in strutture esterne i carcerati che hanno bisogno di consulti. Il ché comporta un aumento di traduzioni e scorte, con l’uso di personale in divisa addestrato per altri compiti. E moltiplica il rischio di fughe."

 

La principale richiesta dei detenuti

 

I detenuti chiedono in sostanza di essere considerati "pazienti normali" come tutti, perché la pena a cui sono sottoposti consiste nella privazione della libertà, che non deve essere aggravata da un trattamento sanitario del tutto insufficiente.

 

Le particolari difficoltà dei tossicodipendenti

 

Dopo circa 18 anni di cure mediche del tutto inadeguate, che ha esposto migliaia di pazienti a gravi, dolorosissimi sintomi, causati dall’astinenza da oppiacei, finalmente nel 1999, dopo le continue proteste di alcune associazioni, la dirigente dell’Unione Operativa.Carcere ha promosso incontri mirati all’aggiornamento dei propri operatori. E questo ha portato, a partire dal 2000, ad un notevole miglioramento delle prestazioni sanitarie effettuate.

Permangono tuttavia diverse questioni ancora irrisolte: il ritardo nella definizione dei programmi finalizzati all’ottenimento di misure alternative alla detenzione (l’U.O.C. non può esserne titolare); la scarsa informazione da parte dei detenuti, delle attività dell’U.O.C e delle modalità necessarie per contattare gli operatori; l’inesistenza di un collegamento tempestivo tra Sert e Uoc; la ridotta presenza o assenza dei medici dell’UOC nei giorni festivi (i trattamenti sostitutivi vengono spesso avviati dai medici di guardia non sempre esperti di diagnosi di dipendenza; il mancato controllo dell’assunzione degli psicofarmaci prescritti (molti detenuti ritengono che vengano somministrate dosi eccessive di psicofarmaci, che in parte non vengono assunte e cedute ad altri, che le usano per ottenere effetti stupefacenti); la lunghezza dei tempi di risposta alle domandine di incontro con gli operatori(può anche accadere che alle domandine non venga data risposta).

 

Stralcio di una lettera di denuncia di 200 detenuti tossicodipendenti (luglio 2003)

 

"I tagli alle spese che superano il 60%, la riduzione del personale sanitario, i medicinali salvavita introvabili, l’inesistenza dei medici specialisti( sono circa 6 mesi che non vengono pagati a causa della mancanza di fondi), la mancanza dell’acqua potabile (con l’arrivo dell’estate), la precaria situazione igienica che ha scatenato un’epidemia di scabbia e infine il non adeguarsi all’orario estivo in vigore nell’Unione Europea, l’impossibilità di farsi la doccia di domenica e nei giorni festivi, tutto ciò induce i detenuti del carcere di San Vittore a denunciare e a far luce sulla reale situazione di disagio e la mancanza di rispetto della dignità umana".

 

Fatti gravissimi

 

Si fanno ma non si dicono: i pestaggi

 

Questo è l’argomento tabù delle carceri italiane, universalmente noto ma quasi sempre taciuto (a meno che non si tratti di casi clamorosi come quello di Sassari, punta sconvolgente di un iceberg estesissimo). Noi non abbiamo mai assistito direttamente a un pestaggio, ma le testimonianze dei detenuti sono talmente numerose e dettagliate che devono essere considerate assolutamente vere. Il meccanismo dei pestaggi occultati è il seguente: se un detenuto presenta delle lesioni viene sempre dichiarato ufficialmente che se le è procurate scivolando, cadendo dal letto o cose simili. Anche medici e infermieri avallano la menzogna e lo stesso detenuto vi aderisce, per paura di ulteriori rappresaglie. C’è da ritenere che molti suicidi siano causati dal fatto che non tutti i detenuti riescono a sopportare i soprusi.

 

Alcuni esempi

 

Un detenuto tunisino, che insiste per andare al Coc perché tossicodipendente, viene picchiato da alcuni agenti. Viene visto sofferente in infermeria, poi scompare. Secondo alcuni detenuti, che hanno già sperimentato questa procedura, il tunisino è rinchiusi in una cella isolata, in attesa che le ferite siano rimarginate( 11.05.01)

Un nuovo giunto in crisi di astinenza viene spinto a calci dentro una cella. A un suo debole tentativo di ribellione viene picchiato da 4 agenti. I compagni sentono chiaramente i rumori delle botte( 20.6.01)

In un raggio i detenuti sentono urla, implorazioni e minacce. 16 detenuti feriti vengono mandati in ospedale. Ad eseguire il pestaggio è stata una squadra di agenti picchiatori guidata da un agente ben noto. Nel raggio erano stati trovati alcuni telefonini (13.7.01). In questo caso sarebbe interessante conoscere il reperto medico.

Nella biblioteca del quarto raggio viene pestato un detenuto marocchino appena arrestato, perché ha delle reazioni definite dagli agenti "strane". Il giorno dopo il bibliotecario troverà tutto devastato: vetri delle finestre rotti, libri per terra, mensole staccate, video del PC a terra rotto (09.03)

 

Una proposta

 

È chiaro che questi episodi non sono ammessi (per fortuna!) come normali e leciti, altrimenti perché verrebbero nascosti? Sarebbe auspicabile che almeno in un carcere si riuscisse a spezzare la catena dell’omertà che sembra avvolgere implacabilmente i pestaggi, spesso effettuati da squadre specializzate. Se riconosciuto, il pestaggio verrebbe represso e quindi abolito. E da un carcere, l’abolizione potrebbe estendersi ad altri carceri...

 

Meno suicidi in un carcere più sopportabile

 

Normalmente la notizia di un suicidio viene riportata sui quotidiani e se ne comprende bene la ragione: la soppressione della propria vita è qualcosa di terribile che ci sconvolge e ci fa meditare. Invece i suicidi in carcere, che non vengono quasi mai riportati dai giornali, sembra che si diano per scontati. Una persona in carcere? Va da sé che potrà anche tentare il suicidio. Così, come se niente fosse. Oppure si tratta spesso di emarginati, di stranieri, che contano poco o nulla! Qualcuno sostiene appunto che i suicidi sono connaturati al carcere,prescindendo completamente dal suo grado di vivibilità.

 

Alcuni esempi

 

Un detenuto albanese si produce dei tagli per protesta. L’agente che lo accompagna al pronto soccorso gli dice che se muore ci sarebbe un albanese di meno. Il detenuto si sente molto offeso e scrive anche su dei fogli la sua testimonianza. Qualche giorno dopo viene trovato impiccato nel gabinetto della sua cella. (13.7.01)

La notte seguente all’arresto un detenuto si taglia con una lametta. In questa occasione viene visto da uno psicologo, poi non più. Ha crisi asmatiche e passa le giornate a letto. Un mese dopo viene trovato morto impiccato nel gabinetto. (5.12.00)

La terapia viene aumentata a un detenuto ogni giorno di 50 gocce fino ad arrivare a 400 gocce. Il detenuto viene colpito da una paralisi parziale, successivamente si impicca. I compagni trovano nella cella anche una bottiglia di pastiglie. (27.3.01)

Una detenuta, molto riservata, sta tutto il giorno sul letto a scrivere o a lavorare a maglia. È a rischio e viene controllata a vista; poi i controlli cessano. Dopo una caduta da uno sgabello comincia ad essere agitata. Infine si uccide impiccandosi nel gabinetto.Il trasporto del corpo viene fatto su un carrello della spazzatura, cosa di cui le concelline si lamentano. (5.12.03)

Un detenuto si vede spesso negato l’accesso al pronto soccorso; fa uno sciopero della fame, dopo inutili tentativi di ricevere un pacco mandato da amici; si taglia tre volte i polsi e per un periodo viene messo in una cella a rischio.Una notte chiede di andare al pronto soccorso per avere gocce per dormire: la richiesta viene negata da un agente, che lo apostrofa così "Fatti la galera!".Al mattino viene trovato impiccato alla grata della finestra del gabinetto. (30.10.00)

Un’umiliazione eccessiva, una terapia sbagliata, la scarsa sorveglianza a una persona a rischio, ripetuti soprusi, una serie di fatti concomitanti: le cause possono essere molte, ma è chiaro comunque che il suicidio è determinato molto spesso proprio dalle situazioni negative dell’ambiente carcerario. Ricordiamo che il suicidio in carcere è 19 volte più frequente che altrove.

 

 

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