Romania

 

Romania: i segni della riforma

 

Progetti e finanziamenti mirati hanno determinato nelle carceri rumene risultati concreti soprattutto nel settore della sanità

 

Le Due Città, dicembre 2003

 

Dal 1991 è in atto una riforma del sistema penitenziario rumeno, i cui risultati si stanno rendendo oggi evidenti. La riforma consiste nella riorganizzazione dell’intero sistema sulla base delle regole penitenziarie europee e comprende quindi la modernizzazione della legislazione penale, come la riduzione del sovraffollamento, lo sviluppo della cooperazione con la società civile e la revisione del sistema sanitario.

Nell’ottica di un adeguamento agli standard europei, tra l’agosto del 2001 e l’aprile del 2003, l’Amministrazione carceraria rumena ha beneficiata di una convenzione di gemellaggio con la General Division of Spanish Prison Institutions. In quest’occasione, l’assistenza medica dei detenuti, come pure le altre attività che riguardano l’esecuzione della pena nelle carceri rumene. sono state così valutate da esperti spagnoli. Anche l’Amministrazione Penitenziaria Rumena pare quindi avere fatto sua la convinzione che il grado di civiltà di una società può essere anche misurato sul modo in cui sono trattati i più deboli.

L’insufficienza dei fondi ha determinato in alcuni casi un rallentamento dello sviluppo di alcune attività di riforma, ma globalmente si registrano chiari segni di miglioramento, soprattutto, come vedremo più nello specifico, nell’ambito sanitario.

L’assistenza sanitaria e il sovraffollamento rappresentano per le carceri rumene i due aspetti forse più preoccupanti. Al 1° gennaio 2000, negli istituti dipendenti da quell’Amministrazione Penitenziaria, erano presenti 50.434 persone (di cui il 3.9% donne e il 3.28% minori) contro una capacità legale di 33.244 posti e con un indice di sovraffollamento del 152%; 49.384 persone erano ristrette in istituti penitenziari e 1.050 in centri di rieducazione.

Il sovraffollamento è quindi l’elemento che caratterizza ancora oggi il sistema delle carceri in Romania, un sistema costituito da 34 istituti (di cui 7 di massima sicurezza, 24 a regime chiuso anche con reparti semiaperti, 1 con regime semiaperto, 1 istituto femminile, 1 istituto per minori e giovani), oltre a 2 centri rieducativi per minori e 5 Case di cura e custodia. Nell’ambito dell’avviata riforma si è proseguito un lavoro di ampliamento e modernizzazione di alcuni istituti penitenziari (Bacan, Craiova, Galati, Oradea, Tìrgu Mures) e sono stati avviati i lavori negli istituti penitenziari di Botosani, Miercurea Ciuc, Margineni e Tìrgsor. In ambito sanitario, invece, Hiv, Aids, droga e tubercolosi sono i problemi più gravi e per i quali la Ceneral Division for Prisons ha stabilito programmi integrativi a livello nazionale.

Ma è il caso di spendere prima due parole su com’è strutturata l’assistenza medica. Grazie alla legge sulla previdenza sanitaria, i detenuti in Romania beneficiano dello Stesso sistema d’assistenza sanitaria di tutti gli altri cittadini. La previdenza sanitaria dei detenuti è pagata dalla General Division for Prisons con i fondi destinati a questo scopo, stanziati nel bilancio del ministero della Giustizia. Il personale medico e il numero degli ambulatori di ogni prigione dipendono dall’entità della popolazione carceraria di ogni unità di appartenenza.

Ogni prigione ha almeno un medico generico, un dentista e un certo numero di infermieri. Va anche detto, però, che oltre all’attività di assistenza medica, i compiti dei medici di un carcere riguardano anche la salute pubblica e in particolare il controllo e la consulenza dei direttori delle prigioni sulle condizioni igieniche individuali e collettive, sulla preparazione e distribuzione del cibo, sulle condizioni di lavoro e le condizioni di salute dei detenuti lavoranti.

Nonostante i continui sforzi della General Division for Prisons per richiamare medici all’interno delle istituzioni carcerarie, il numero di questi ultimi è ancora insufficiente. Nell’intero sistema di detenzione vi sono 822 membri di personale medico, cioè 16 medici ogni mille detenuti.

Per ordine del ministero della Giustizia le norme che regolano la salute pubblica, stilate dal ministero della Sanità e della Famiglia, vengono applicate allo stesso modo anche all’interno delle carceri e gli organismi territoriali di salute pubblica sono competenti anche nelle autorizzazioni sanitarie delle carceri come pure nella risoluzione di eccezionali casi di epidemie.

L’assistenza medica primaria è garantita ai detenuti su richiesta ogni volta che sia necessario, ma anche per profilassi per mezzo di visite mediche obbligatorie - come al momento dell’ingresso in prigione o di trasferimento odi scarcerazione - mentre l’assistenza specialistica e i controlli paramedici sono assicurati da dipartimenti pubblici esterni specializzati.

I segni della riforma in arto sono tangibili anche in questo settore. Nel 2001, infatti, la General Division for Prisons ha iniziato un processo volto al miglioramento della qualità dell’attività medica a livello ospedaliero, riorganizzando i 5 ospedali esistenti e costruendone un sesto, dotato di moderne attrezzature chirurgiche.

Inoltre, grazie a un prestito esterno di 20 milioni di dollari ottenuto dal ministero della Giustizia, tutti i centri clinici carcerari sono stati dotati di macchinari ad alta tecnologia che rendono possibili interventi operatori anche complessi, assistenza e monitoraggio per terapie intensive, emodialisi, disintossicazione biologica e assistenza per tossicodipendenze e abusi di altre sostanze, come pure lo svolgimento di delicate analisi diagnostiche.

Ma i problemi più gravi che il sistema carcerario deve affrontare, come si è detto, sono rappresentati da Hiv, Aids, droga e tubercolosi. A questo proposito la General Division for Prisons ha stabilito programmi integrati a livello nazionale. Per la prevenzione del contagio Hiv e Aids sono stati avviati dei programmi volti a preparare sia lo staff medico che i detenuti stessi. Nel 2000 è stato stilato il programma "Prevenzione e gestione dell’Hiv/Aids nelle carceri" per mettere in pratica le linee direttive della "National Hiv/Aids Strategy". Nell’ambito di questo programma l’Institute for an Open Society di New York ha finanziato due progetti mirati, per un ammontare di 50 mila dollari il primo e di circa 24 mila il secondo.

Insieme, poi, all’associazione rumena contro l’Aids, nel settembre 2002, è stato avviato un programma dal titolo "Access" finanziato con i fondi del programma Phare per un ammontare di più di 50 mila dollari sempre con l’obiettivo di formare educatori e personale alla prevenzione.

Per quanto riguarda l’uso di droghe, la situazione non è meno pesante. Nonostante al momento il sistema carcerario rumeno non preveda test obbligatori per la verifica del consumo di droga, ma si avvalga solo delle dichiarazioni spontanee dei detenuti, i dati riflettono ugualmente un aumento del numero di detenuti che fanno uso di sostanze stupefacenti. Dai 139 nel 2000 i detenuti che fanno uso di droga sono passati a 1.065 nel 2001 e a 1.540 nel 2002.

Per mettere in pratica le disposizioni della legge nazionale in materia, e per adeguarsi alla pratica diffusa a livello internazionale, la General Division for Prison ha stilato il programma per la prevenzione e il controllo del traffico e del consumo di droghe nelle carceri, le cui attività sono centrate sul contatto multidisciplinare con il tossicodipendente da parte dello staff medico, di educatori, psicologi, operatori sociali e personale di sicurezza.

Inoltre, quest’anno è stata avviata una nuova sezione per il trattamento delle tossicodipendenze all’interno dell’ospedale del carcere di Rahova e un centro di post-cura sta per essere creato nell’ospedale della prigione di Jilava. L’esperienza accumulata in questi centri sperimentali servirà ad estendere questo tipo di cure in tutte le carceri. Per il 2003, infine, la General Division for Prison ha chiesto al Programma Phare un finanziamento di 1.950.000 euro per poter dotare le carceri di alcune apparecchiature in grado di effettuare rapidi test per identificare le sostanze stupefacenti e il loro dosaggio e rafforzare così la lotta al consumo e traffico di droghe.

Il terzo grande "male" delle carceri rumene, la tubercolosi, ha fatto registrare anch’esso un incremento annuale del 5%. L’indice è del 138.7 per mille nel 2002, il che colloca la Romania tra le prime cinque nazioni in Europa.

In seguito a questa analisi (eseguita tra il 1999 e il 2001) è stato avviato un programma teso a promuovere diverse attività per il miglioramento del controllo della tubercolosi all’interno delle carceri: formazione del personale medico, dotazione per gli ambulatori dei centri clinici carcerari di posti letto per tubercolotici e per le stanze di ospedali con attrezzature mirate all’analisi dell’espettorato e creazione di una rete informatica dedicata. E nel corso del primo trimestre del 2003 è stato stilato il "Programma nazionale per il controllo della tubercolosi nelle carceri", nonostante la riforma del sistema carcerario sia ancora in pieno sviluppo vi sono già chiari segni di miglioramento nella qualità dell’assistenza medica garantita ai detenuti. E non solo.

Anche il numero delle morti violente tra i detenuti sta diminuendo ed è due volte inferiore rispetto a quello del resto della popolazione, specialmente per quel che riguarda i suicidi: 10 nel 1999, 5 nel 2000, 6 nel 2001 e 4 nel 2002. Il miglioramento delle condizioni per garantire l’assistenza medica mediante la creazione di nuovi settori e nuovi ospedali, Come pure l’aumento della qualità dell’assistenza medica garantita ai detenuti mediante adeguate attrezzature e l’utilizzo di personale specializzato, ha portato anche ad una diminuzione delle interruzioni della pena per ragioni mediche (104 nel 2002, da confrontare con le 257 del 2001 e con le 428 del 2000). Grazie alla riforma in atto il sistema carcerario rumeno ha ottenuto reali progressi anche per quanto riguarda la prevenzione di eventi negativi, quali evasioni o abbandono del posto di lavoro: questo, grazie in parte anche al miglioramento delle condizioni di detenzione che hanno ridotto la tensione e lo stress dell’ambiente carcerario.

 

 

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