Screening nel carcere di Paola

 

L’alcolismo coinvolge l’ambiente sociale e familiare

I risultati dello screening condotto sulla popolazione 

della Casa Circondariale di Paola

 

Gazzetta Del Sud, 31 luglio 2003

 

Al fine di dare un’adeguata risposta ai vari aspetti del problema dell’alcolismo, è stato effettuato uno screening sulla popolazione detenuta nella Casa circondariale. Il progetto, finanziato con legge 45\89, è stato affidato a due Unità operative del Sert dell’Asl e ha visto partecipi i dottori Giacomo Pantusa, Mazzeo, Spagnuolo, Leonessi, Milly Pulitane, coadiuvati dagli assistenti sociali Sansoni, Vitelli, Marino, Cupolillo, dall’educatore professionale De Paola e dall’infermiere professionale Bernardo. Ha collaborato l’infermiere Lo Presti. Lo screening ha interessato tutta la popolazione dell’istituto penitenziario, che ha accettato di sottoporsi all’intervista, con 138 utenti. Dall’analisi dei risultati sono emersi alcuni dati: 27 soggetti, ovvero il 19,56 %, risultano forti bevitori. Il 51,44, ovvero 71 utenti, si dichiarano consumatori di alcolici in dosi medio-alte. Solo il 12,31 % dichiara di bere poco ed il 16,6 % si rivela astemio.

L’età di inizio è compresa tra la fine dell’età adolescenziale e l’inizio della vita sociale, ovvero tra i 15 e i 20 anni. Nella maggior parte dei casi gli utenti intervistati hanno una scolarità medio-bassa, con attività lavorativa di tipo manuale e, nel 6,5 % dei casi, si tratta di persone disoccupate. L’uso smodato di sostanze alcoliche ha comportato il manifestarsi di disturbi internistici e neurologici nel 28,2 % e psichiatrici nel 23,1 %, con sintomi di astinenza alcolica nel 23,9%; nel 4,3 % si sono avuti sintomi di impotenza. Quasi il 3 % ha subito la perdita del lavoro e nel 10,1% degli intervistati è emerso che l’alcolismo è stato causa di incidenti stradali.

L’eccessivo uso di bevande alcoliche è stato nel 4% circa dei casi fattore di difficoltà intra-familiari, con l’emergere di una conflittualità che in alcuni casi, come detto, ha comportato la rottura del legame coniugale. In una significativa percentuale di 10,1 % si sono avute implicazioni penali legate allo stato di ebbrezza alcolica. Il 18,1 % degli intervistati hanno presentato una condizione di evidente dipendenza da alcool con disturbi psichiatrici manifesti e conseguente trattamento psichiatrico nella maggior parte di essi.

"Dai dati - ha spiegato il dottore Pantusa, responsabile del progetto - si evince come l’uso smodato di bevande fa sì che l’alcolismo costituisca un problema che coinvolge pesantemente l’ambiente sociale e familiare, incide notevolmente sulla salute psichica e fisica delle persone comportando conseguenze penali, aumento dei rischi derivati dalla maggiore probabilità di incidenti stradali, comparsa di quadri psicopatologici spesso gravi, disturbi neurologici, disturbi del comportamento, patologie di organi ed apparati, spesso perdita dei legami o della stabilità familiare, maggiore frequenza di problemi giudiziari.

Le motivazioni alla base dell’uso sembrano emergere in ambito di sottocultura familiare-ambientale, amicizie dedite all’uso di bevande alcoliche, aspetti psichiatrici soprattutto depressione ed ansia sociale, dipendenza da sostanze. Una considerevole percentuale di tossicodipendenti e di pazienti afferenti ai servizi di Psichiatria è in effetti dedita anche all’uso di alcolici". "I detenuti - ha detto ancora Pantusa - sono stati seguiti accuratamente dai medici interni all’Istituto nonché dal consulente psichiatrico e dagli operatori del servizio tossicodipendenze di Paola".

 

 

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