Donne, Dipendenze, Detenzione

 

Dalla detenzione alla riabilitazione; dal dentro al fuori


A cura della responsabile della sezione "Arcobaleno" nel carcere delle Vallette di Torino, Dott.ssa Marisa Brigantini 

 

 

Parlare di detenzione molto spesso non significa parlare di donne detenute. Se è vero che il "pianeta carcere" è ancora oggi ignorato e rimosso dalla problematizzazione sociale (devono avvenire fatti eclatanti perché il carcere prenda"vita sociale") il carcere femminile lo è ancora di più.

L'emarginazione causata dalla detenzione (sia sociale che personale) viene vissuta dalla popolazione detenuta in modi differenti rispetto a diversi fattori. Le variabili sesso, prima detenzione o recidiva, nazionalità, tossicodipendenza, innescano risposte diverse, comunque traumatiche e spesso distruttive. Nel caso di una donna tossicodipendente tutto ciò è paradossalmente meno vero. Perché?
É risaputo che nella "società civile", definita storicamente come "collettivo normoinserito" la posizione del soggetto tossicodipendente è l'emarginazione. Se assumiamo il mondo tossicomanico come riferimento per la nostra analisi scopriamo che all'interno di questo sub-sistema vi è la riproposizione emarginante vista in precedenza. I soggetti emarginati sono le donne tossicodipendenti.

È dunque una posizione che le donne con problemi di tossicodipendenza conoscono bene e non rappresenta più, nemmeno in carcere, un fattore nuovo con cui confrontarsi, ma viene agita come una "normale" condizione di vita. L'emarginazione si cronicizza.

La lunga permanenza nel sommerso, lo stile di vita legato a modalità trasgressive porta molto spesso alla compromissione con ambienti criminali, dove diventa, a volte, molto difficile prendere le distanze.
Il carcere può diventare, invece, un mezzo per raggiungere obiettivi che all'esterno vengono, non solo ignorati, ma molto spesso nemmeno immaginati e/o desiderati.
Il carcere, dunque, come modalità di vivere la pena ed il suo tempo come "tempo vivo", come restituzione di una dignità il più delle volte celata da montagne di pregiudizi, abbandoni, fallimenti personali e familiari.

Queste sono le ragioni per cui nasce la Sezione a Custodia Attenuata Arcobaleno femminile, che non vuole essere solo una mera riproposizione della sezione maschile di Arcobaleno, ma vuole essere una proposta di trattamento e recupero destinata a donne detenute con problemi di tossicodipendenza, con vissuti, bisogni, sogni e realtà diverse da quelle maschili.

 

Nel rispetto delle pari opportunità, finanziato e sostenuto dalla Provincia di Torino, nasce a giugno 1999, all'interno della C.C. "Le Vallette" di Torino, la Struttura a Custodia Attenuata Arcobaleno Femminile, come estensione del già esistente Arcobaleno maschile.
Vi sono dei caratteri base su cui si fonda il Progetto Pari Opportunità.

 

Criteri Base

 

1) la dimensione evolutiva del trattamento e dell'attenzione al singolo individuo si focalizza su strategie progressive che implicano il cambiamento e la crescita della persona, attraverso un insieme di interventi educativi e riabilitativi che tengono conto di bisogni diversi e quindi di proposte di obiettivi e strumenti adeguati a molteplici momenti del cammino, mirando al pieno e totale reinserimento degli utenti.
È necessario non sottovalutare gli elementi compatibili tra il Progetto Pari Opportunità e quelle che sono le peculiarità della Struttura Penitenziaria, al fine di procedere in maniera flessibile, pur salvaguardando le basi fondamentali del percorso educativo.

2) l'integrazione e la collaborazione fra le agenzie si basa sulla coesione di elementi comuni; essa utilizza competenze per responsabilità specifiche e promuovere originali rapporti di collaborazione. A tal proposito è di fondamentale importanza sottolineare il ruolo primario del servizio sociale penitenziario.

Da alcuni mesi sono state assegnate alla sezione Arcobaleno due unità fisse. Ciò per favorire l'instaurarsi della condizione ideale di una figura di riferimento costante che possa facilitare la nascita di un buon rapporto sia con i componenti l'equipe che con le residenti.
La pena e la conseguente carcerazione può rappresentare un momento importante della vita della tossicodipendente, favorendo l'inizio di una riflessione sul proprio stato. L'assistente sociale, unitamente ad altre figure, deve saper cogliere tale momento e lavorare per prospettare e favorire l'accettazione del progetto terapeutico.
Altro compito dell' assistente sociale è quello di mobilitare le risorse familiari e l'ambiente di appartenenza facendo da tramite tra il soggetto ed il nucleo originario od acquisito affinché vengano superate le reciproche diffidenze.
Nell'ambito del programma comunitario all'interno dell'Istituto penitenziario l'a.s. riveste un ruolo indispensabile, quale quello di promotore di un agire integrato con i servizi territoriali.

I risultati del trattamento in comunità non sono ancora ben definiti data la brevità dell'inserimento del servizio sociale e la necessità di un ulteriore periodo di lavoro e di confronto con gli altri operatori per fornire indicazioni e suggerimenti basati sull'esperienza.

Rispetto a tali criteri va sottolineato che il Programma Arcobaleno possiede ampie basi teoriche di riferimento già sperimentate nei trattamenti all'esterno.
Tuttavia l'applicazione e la funzionalità dei vari moduli ed interventi terapeutici vanno rivisti alla luce di esigenze dell'utenza dell'istituzione penitenziaria.

Il programma trattamentale prevede un primo momento di accoglienza e due fasi: Comunità e Reinserimento.

 

Accoglienza


Avviene dopo una serie di colloqui che vengono effettuati presso il blocco femminile, essa rappresenta l'inizio di una strada riabilitativa organizzata e finalizzata. A tale livello accedono i soggetti che, dopo aver preso visione del contratto terapeutico chiedono di entrare e sono state valutate idonee al percorso terapeutico.

 

Fase di comunità

 

Orientamento


La fase di orientamento, della durata di circa sei mesi, prevede l'ingresso del soggetto all'interno della Struttura a Custodia Attenuata femminile con l'adesione al contratto terapeutico. Gli obbiettivi sono:
favorire la promozione di una volontà di riabilitazione
supportare e sostenere un cammino riabilitativo e sviluppo della personalità
definire un momento diagnostico nel quale si evidenzino le caratteristiche principali della personalità
consapevolizzare e interiorizzare le regole e gli strumenti
consapevolizzare e modificare gli atteggiamenti manipolativi e tossicomanici
sostenere ed accompagnare l'utenza nel costruire un rapporto di fiducia con l'ambiente, con i pari e gli operatori interni ed esterni

Gli strumenti utilizzati sono:
colloqui di conoscenza e sostegno per mezzo dei quali viene anche costruita l'anamnesi
seminari informativi ed educativi su programmi di riabilitazione, problematiche varie (alcool, HIV, …)
gruppi strutturati all'elaborazione sul "qui ed ora".

 

Comunità


A questa fase accedono le persone che intendono proseguire il Programma Arcobaleno, sulla base della scelta e della loro situazione penale.
La comunità è un gruppo microsociale nel quale l'utente ha la possibilità di conoscere se stesso in profondità, porsi in rapporto con gli altri, imparare a conoscere e utilizzare le proprie capacità ed a orientarsi ad un progetto realistico di reinserimento.
Questa fase è intesa anche come possibilità di crescita e sviluppo delle relazioni con i familiari e le persone significative, attraverso adeguati strumenti.
È in tal senso che viene promossa la persona alla socialità, al diritto/dovere di partecipare alla relazione interpersonale. Pertanto, i valori della responsabilità, solidarietà, condivisione caratterizzano questa ulteriore tappa di trasformazione degli atteggiamenti connessi con il disagio e la tossicodipendenza.

Gli obiettivi si possono così sintetizzare:
promuovere e favorire il miglioramento del concetto di Sé
attivare e accompagnare la strutturazione dell'equilibrio tra emotività e razionalità e l'organizzazione dei relativi atteggiamenti e comportamenti
favorire e sostenere l'esperienza della responsabilità, il rapporto con l'autorità e i pari e stimolare la capacità di progettare e progettarsi
promuovere e stimolare la persona alla socialità nella fase di reinserimento
aiutare e sostenere la rielaborazione dei rapporti con i familiari e/o con persone significative a livello relazionale ed educativo

Gli strumenti utilizzati sono:
colloqui individuali, incontri seminariali, gruppi terapeutici, psicodramma, gruppi sistemico relazionali, permessi premiali presso la struttura di reinserimento esterna come verifica del percorso.

 

Fase di reinserimento

 

Il reinserimento Arcobaleno è sito in Torino, ed è stato aperto nel Dicembre del 1996, per ospitare i residenti/detenuti una volta concluso il percorso riabilitativo/terapeutico presso la Struttura a Custodia Attenuata Arcobaleno.
Questa struttura può accogliere un massimo di 24 persone.
Al giugno 2000 risale il primo ingresso di una persona di sesso femminile, alla quale sono seguiti altri tre ingressi di donne, provenienti dal programma femminile Arcobaleno.
Oltre al lavoro terapeutico svolto nei gruppi misti, nei colloqui individuali, per quanto riguarda l'utenza di sesso femminile l'intervento, in una logica di continuità di quanto già affrontato all'interno della struttura Arcobaleno, si focalizza sul recupero e la ricostruzione dei rapporti ( ad esempio con i figli), finalizzato alla riscoperta della funzione materna e delle caratteristiche più propriamente femminili.
Tale lavoro è mirato all'incremento del senso di responsabilità e di autostima ed è strutturato attraverso incontri tra la residente e il di lei figlio/a, alla presenza dell'operatore, finalizzando il tutto ad una gestione autonoma da parte della residente del suddetto rapporto, attraverso momenti programmati, quali uscite a carattere risocializzante.
Tali momenti rivestono un profondo significato poiché consentono, attraverso il consolidamento del percorso, l'affrancamento da ambienti tossicomanici e devianti.

Il progetto terapeutico posto in essere all'interno della struttura Arcobaleno Femminile (comprensivo della fase esterna di reinserimento), ha radici nei progetti riabilitativi utilizzati in tutto il mondo. I suoi obiettivi possono essere così sintetizzati:

 

Il Programma terapeutico

 

La comunità Arcobaleno Femminile è caratterizzata da un piccolo numero di persone residenti (a oggi le ragazze detenute sono otto per una capienza complessiva di dieci posti).
La Comunità Terapeutica non è un luogo, bensì un ambiente in cui ognuno è importante.

Sin dalle origini le comunità impostavano il loro lavoro su concetti legati all'auto-aiuto e alla responsabilizzazione delle persone residenti. La Comunità Arcobaleno Femminile è caratterizzata da sistemi di relazione basati su questo concetto, la relazione di aiuto vissuta attraverso il continuo feed-back di esperienze.

La continua condivisione dei vissuti, porta le persone a riconoscere e rispettare ruoli e funzioni specifiche, ma nello stesso tempo le aiuta a superare il punto di vista parziale che la dimensione "ruolo" offre.
La visione relazionale medico-paziente, detenuto-agente, terapeuta-cliente nei momenti di vita comune viene accantonata, facendo emergere punti di vista centrati sul rapporto persona-persona.
Questi argomenti risultano molto delicati quando la dinamica relazionale si instaura all'interno di una istituzione particolare come il carcere: non di rado è di fondamentale importanza sottolineare questa realtà.
L'aspetto Istituzionale del carcere deve necessariamente trovare una sorta di pari dignità con il progetto riabilitativo, nel senso che se nelle sezioni "normali" possiamo trovare il carcere, in Arcobaleno troviamo entrambi gli aspetti. Riteniamo che il dimenticare che le persone sono in carcere sia un grave errore di valutazione di fondo.

Da qui riconosciamo nell'intervento del programma un'importante opportunità vista sotto diversi aspetti:

attuare un intervento riabilitativo da effettuarsi durante il periodo di detenzione;

fornire una risposta di "tempo di decisione";

attivare, in collaborazione con le diverse agenzie, dei "ponti sociali" per concretizzare il passaggio da un contesto all'altro.

 

L'Equipe

 

Il gruppo che opera all'interno della Comunità Femminile è così composto:
4 operatori (garanti dell'intervento terapeutico)
3 operatori del Centro di Formazione Professionale (informatica, teatro, ginnastica)
9 operatori interni (agenti di Polizia penitenziaria). Queste persone rappresentano forse più di ogni altra categoria la visualizzazione della reale possibilità di applicare quanto nell'ordinamento penitenziario si è sempre posto come obiettivo teorico ma sconfermato poi nella gestione ordinaria del penitenziario: l'attiva partecipazione al trattamento di recupero di soggetti detenuti-tossicodipendenti o no.


Agenda

 

L'inizio del programma terapeutico per la riabilitazione di soggetti tossicodipendenti nasce nell'agosto del 1992 all'interno di una sezione ordinaria del blocco C. La buona riuscita del tentativo innesca la volontà di sviluppare in modo più ampio il progetto e alcuni mesi dopo (ottobre 1993) viene offerta ai partecipanti la possibilità di usufruire di una nuova sede più ampia individuata nel ristrutturato padiglione D, in cui, oltre ad una completa autonomia ne viene aumentata anche la capienza.

Nel 1994 inizia la sensibilizzazione della rete istituzionale per la raccolta fondi a favore dell'attivazione della struttura di reinserimento esterna, logica prosecuzione del programma comunitario interno.

Nel 1995 viene riconosciuto dal Ministero di Giustizia la "Struttura a Custodia Attenuata" denominata Arcobaleno e viene attivata la convenzione con l'Azienda Sanitaria Locale - Torino 3-.

Nel 1996 viene aperta la casa di reinserimento in Torino - Via Cottolengo 22-.

Nel 1997 Arcobaleno si trasferisce nel nuovo padiglione "E", pensato e strutturato secondo le norme della differenziazione dei circuiti e degli interventi, teso cioè alla realizzazione di spazi consoni alle necessità terapeutiche di questo tipo di utenza.

Nel 1999 nasce "Arcobaleno femminile", una realtà di piccole dimensioni (max. 10 posti), inclusa in una zona del padiglione stesso, nel rispetto delle pari opportunità per le donne che si sentono motivate ad intraprendere un programma riabilitativo.

 

 

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