Mostra fotografica

 

Jane Atwood, donne dentro il carcere tra giustizia e vendetta

 

Alto Adige, 5 dicembre 2001

 

Grande coraggio e spirito innovativo hanno dimostrato Demetz, direttore del Museo Civico di Bolzano, e i soci del Circolo fotografico "Tina Modotti", con in testa il loro presidente Enzo Tagnin, proponendo per la prima volta in Italia le scioccanti immagini di quella realtà crudele e segreta che sono le carceri femminili nel mondo. Jane Evelyn Atwood, definita una tra i dieci più importanti fotografi umanistici del momento, espone una serie di 822 opere, dislocate al 1º, 4º e 5º piano del museo, che di primo acchito seducono per la loro potenza espressiva, ma che progressivamente inducono lo spettatore ad una dolorosa riflessione sui grandi tabù della nostra civiltà, sui limiti della nostra "umanità".

E questo proprio nelle settimane di Natale, solitamente dominate da quel buonismo kitsch, dato dall’illusione di una riconciliazione planetaria di tutti gli esseri umani. In questa mostra fotografica di eccezionale importanza sia per la vastità e grandezza delle opere esposte, sia per il messaggio umano che da esse emana, non c’è pietà per nessuno: è una straordinaria denuncia sullo stato delle donne in carcere, in Francia, in Russia, in America e in Svizzera, e sulle invalicabili paratie di silenzio e di vuoto che ci separano da questo mondo.

"Troppa Pena" è il titolo di questa mostra, che è costata all’artista ben nove anni di lavoro sulle immagini e un anno di lavoro sulle didascalie, e che viene dedicata a Corinne Hellis, detenuta di 27 anni, affetta da crisi di asma e morta in un carcere francese per mancanza di cure. L’approccio profondamente umano, quasi empatico, con la sofferenza che i nostri sistemi sociali "civilizzati" infliggono, spesso in modo esagerato, ingiustificato, proprio e soprattutto quando le recluse sono donne, svela il subdolo legame che esiste tra punizione e sadismo, tra giustizia e vendetta.

Il Museo per questa occasione ha addirittura dimezzato il prezzo d’ingresso: per 5.000 Lire accesso libero sia alla mostra che alle sale. Dice la Atwood: "Sin dall’inizio sono stata colpita dall’immensa carenza d’affetto delle detenute. Erano svantaggiate e in modi diversi. Su di loro non pesavano solamente l’ignoranza, la povertà e una vita famigliare andata in frantumi, che è il destino comune di tutte loro, ma anche gli abusi fisici e sessuali esercitati su di loro per anni, se non per tutta la vita, dagli uomini. Per questo motivo, in prigione, le donne sono più fragili degli uomini. La maggior parte delle detenute che ho incontrato mi ha raccontato di essere stata picchiata e violentata durante l’infanzia dagli uomini della propria famiglia".

 

 

Precedente Home Su Successiva