Lettera al Comune di Venezia

 

Uno Sportello dentro il carcere, per informare i detenuti

 

All'Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Venezia, dalle detenute dell'Istituto di Pena Femminile della Giudecca

 

25 ottobre 2002

 

Chiediamo l'attivazione di uno Sportello informativo interno, con la possibilità per noi di poter avere chiarimenti, informazioni di tipo giuridico, notizie pratiche riguardanti i colloqui con figli e famiglie specialmente per le detenute straniere, richieste per l’intervento di mediatori culturali, assistenti sociali del Comune, informazioni sull’affidamento, le possibilità di reperire un lavoro all’esterno etc.

L’organizzazione operativa dello Sportello può essere assegnata ad una, o più detenute a rotazione, con una borsa lavoro come scrivana. La detenuta avrebbe il compito di raccogliere le varie richieste per poi trasmetterle, tramite un volontario, all’esterno e rendere così più semplice l’intervento degli operatori dell’Assessorato.

La detenuta o le detenute assegnate a questo incarico hanno bisogno di un corso di formazione di base, e noi pensiamo che anche le persone che saranno assegnate dal Comune a questo incarico abbiano bisogno di conoscere bene la realtà del carcere e dei nostri bisogni primari.

 

Pensiamo anche che ci sia necessità di uno sportello esterno:

 

per i nostri familiari che si trovano spesso a sbattere la testa contro un muro di indifferenza anche per le più piccole informazioni;

per i detenuti a fine pena che incontrano molte difficoltà nel risolvere i vari problemi di un ex detenuto (esempio: rinnovo documenti, multe, casa, lavoro).

 

Chiediamo al Comune di offrirci la possibilità di avere più opportunità di lavoro interno ed esterno. 

All’interno del carcere si potrebbero creare, secondo noi, dei posti di lavoro, creando delle professionalità nuove: per esempio, il Comune di Venezia ha molte biciclette confiscate nei suoi depositi, potrebbe darci la possibilità di verniciarle, o rimetterle in ordine per poi rivenderle, come già fanno a Firenze, nel carcere di Sollicciano.

Ma si potrebbero utilizzare meglio anche i laboratori già esistenti, aiutandoci a trovare delle commesse (esiste un laboratorio di legatoria, di cosmetici, di sartoria, di ceramica, e tutti avrebbero bisogno di allargare il numero dei loro clienti).

Necessità di lavoro esterno per le detenute che possono usufruire di benefici (affidamento, semilibertà, art. 21) . Esempio: l’assistenza agli anziani, organizzando anche con la Regione un corso di formazione, e poi il Comune potrebbe riservare alcuni posti a queste persone.

Oppure anche qualche posto per pulizie, manovalanza, sorveglianza nei musei, anche aumentando le commesse alle Cooperativa, alle quali sono già appaltati alcuni lavori dal Comune.

Il Comune potrebbe collaborare con la Regione per i corsi di formazione, privilegiando corsi più spendibili sul mercato.

Chiediamo anche che il corso di danza di Wanda Moretti, già esistente, diventi permanente, con la possibilità di portare fuori qualche spettacolo.

Ci sono molte detenute che a fine pena si trovano in seri problemi. Non hanno casa, non hanno lavoro e chiedono solo la possibilità di essere reinserite nella società con dignità, senza chiedere la carità.

 

 

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