Secondo classificato

 

L’opera di tutta una vita

di Raffaele Esposito (II premio)

 

In una terra lontana, c’era una volta un giovane pittore. Tutto ciò che possedeva erano una vecchia casa ed un pozzo. Il pozzo, distante solo pochi metri dalla casa, faceva sì che intorno all’edificio attecchissero alcune misere piante, qualche cespuglio e qualche albero.

Per nutrirsi il giovane pittore coltivava anche, con molta fatica, frutta, verdura e granturco. A parte quest’isola verde, la terra intorno alla casa era secca, sterile e desolata. Non pioveva da anni, e, fin dove si spingeva l’occhio, il paesaggio non rivelava altro che una monotonia bianco-giallastra. Alla fine anche i mattoni della casa si erano sbiancati sotto quel continuo sole cocente: il deserto aveva inviato un messaggio nel cuore dell’oasi.

Lo comprese anche il giovane pittore una mattina ritornando dal pozzo.

Tuttavia si mise, come sempre, al lavoro e dipinse. Continuò a dipingere anche nei giorni, nelle settimane e nei mesi seguenti. Dipinse fin quando rimase senza tela ed anche la sua riserva di colori ad olio era quasi finita.

Giorno dopo giorno, tuttavia, percorrendo la strada tra la casa ed il pozzo, maturò in lui la decisione di non darla vinta alla natura.

Quando ebbe portato a termine il suo ultimo quadro, il pittore capì che non avrebbe più avuto bisogno di tela. Da quel momento in poi avrebbe dipinto solo sui muri della casa per sfidare la natura con la vivacità dei suoi colori.

Ma gli unici colori che gli erano rimasti si trovavano nella grande scatola degli acquerelli, dimenticata per lungo tempo in un angolo del suo studio.

Quando fu sul punto di mettersi al lavoro, il pittore fu assalito da un dubbio: era possibile realizzare il suo progetto?

Il rischio più grosso gli sembrava quello di dover impiegare i colori meno resistenti, gli acquerelli. Ma uno sguardo all’azzurro del cielo lo rassicurò: la pioggia che avrebbe potuto sciogliere i colori, non sembrava tanto probabile.

Il pittore superò anche altre difficoltà. Alcuni problemi si risolsero da sé, come quello dei soggetti da trattare, per esempio. Infatti cominciò semplicemente a dipingere.

Lo guidava la consapevolezza di dover portare a termine, per la prima volta in vita sua, un compito molto importante. E sentiva che non avrebbe dovuto limitarsi ad un unico soggetto, se avesse rappresentato le sue esperienze.

Preparò il fondo, schizzò i contorni e dipinse.

Dormiva pochissimo per poter sfruttare appieno la luce del giorno. E il sole splendeva a lungo, in quel lontano paese.

L’artista era talmente preso dalla sua pittura che ormai non trovava più nemmeno il tempo di occuparsi del giardino e del campo.

Sul muro della casa, un tempo calcinato dal sole, con il passare dei mesi e degli anni, prese forma quella che, osservata da vicino, sembrava una girandola disordinata di figure e di sensazioni astratte. Tuttavia, osservate da lontano, le singole scene componevano un quadro d’insieme coerente. E questo meravigliava persino il creatore dell’opera, che non cessava di interrogarsi.

Il pittore era ormai invecchiato, ma non aveva dipinto neanche la metà della superficie a disposizione. Siccome adesso i suoi desideri e le sue speranze prendevano forma solo sui muri della casa, il pittore poteva staccarsi da sé e paragonare il suo Io alla misteriosa parte di sé raffigurata sulle pareti.

Questa relazione tra lui e la sua opera, lo spronava a creare forme e figure sempre più nuove.

Durante i primi anni pensò raramente alla pioggia: in quel lontano paese era un fenomeno talmente inusuale! Più tardi, poi, quando l’opera era già ad uno stadio avanzato, il pittore si scoprì più volte a scrutare il cielo. Ogni volta che una minuscola nuvola si mostrava all’orizzonte, cadeva preda di un’intollerabile agitazione. Quando ebbe ricoperto più o meno la metà della superficie, la paura spinse il pittore a tagliare i rami dei pochi alberi intorno, per costruire una tettoia di protezione contro il temuto temporale, che avrebbe potuto distruggere la sua opera.

Ma non cadde una sola goccia di pioggia.

Nel frattempo i capelli e la barba del pittore si erano fatti grigi. Aveva notato che non riusciva più a muoversi su scale ed impalcature con l’agilità di un tempo.

Ormai aveva ricoperto più di due terzi della casa, e per portare a termine l’opera non gli mancavano né le idee né la determinazione.

La paura della pioggia svanì grazie alla tettoia, che tuttavia non poté mai dimostrare la sua utilità e crollò a poco a poco. I pezzi restarono ai piedi dei muri abbandonati.

Il pittore sapeva solo che poteva portare a termine l’opera della sua vita.

Quasi con la stessa animazione che l’aveva sorretto un tempo, quand’era giovane, si gettò ancora una volta nel lavoro. Finalmente si avvicinava il giorno in cui sarebbe scomparsa l’ultima macchia di grigio.

Il vecchio pittore guidò il pennello con mano tremante ed il cuore gonfio di passione. Fece scivolare teneramente lo sguardo sulla facciata, sul frontone e sul cornicione. Si soffermò qua e là, ricordando il tempo in cui era nata l’una o l’altra figura.

Il cuore del vegliardo si riempì di felicità. E di orgoglio: l’orgoglio di un padre il cui figlio "ha fatto qualcosa di grande".

Forse a causa della vista ormai precaria, forse perché aveva dimenticato il mondo circostante, il vecchio non si accorse che all’orizzonte si erano addensate nuvole minacciose, che si stavano avvicinando sempre più.

Solo dopo aver dato l’ultima pennellata, il vecchio pittore si rese conto di essere esausto. Scese con attenzione la scala e si distese a terra. Poi si voltò e vide il temporale avvicinarsi minaccioso, spinto da turbini di vento.

Dapprima sentì risvegliarsi, nella memoria, la paura di un tempo. Poi un lampo gli illuminò il viso. Percorse un pezzo del viale e si sedette su un tronco d’albero, così da poter osservare il risultato di tutti quegli anni di lavoro.

Proprio allora caddero le prime gocce. Ben presto violenti scrosci di pioggia sferzarono la casa e i colori si sciolsero in larghi rivoli lungo i muri.

Il temporale cessò improvvisamente, come si era levato.

Il vecchio era rimasto immobile. Il sorriso di chi ha tutto compreso era dipinto sulle sue labbra.

Quando sparì l’ultima nube e il sole tornò a splendere sulla casa ormai sbiancata dalla pioggia, il vecchio si alzò e se ne andò senza voltarsi indietro.

 

 

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