Appello di Antigone al Parlamento

 

Indulto, Antigone: appello al Parlamento

 

Liberazione, 10 gennaio 2003

 

L'associazione scrive alla commissione Giustizia. Pisapia: non escludiamo i "poveri cristi". Delegazione Prc nel carcere di Alessandria. Da lunedì è sciopero della fame

 

L'indulto deve valere per tutti i detenuti "a prescindere dalla durata della carcerazione". E soprattutto dev'essere accompagnato da un provvedimento di amnistia, pena il suo fallimento. A sostenerlo è Antigone, l'associazione che si batte per i diritti dei detenuti, che, in un documento inviato ai componenti della commissione Giustizia della Camera. "Amnistia e indulto sono fra loro intimamente correlate. L'indulto funziona se c'è contestualmente un provvedimento di amnistia" sostiene Antigone, che è convinta che "oggi in via straordinaria bisogna intervenire sia sul sovraffollamento carcerario sia sul sovraffollamento giudiziario".

Rifondazione è d'accordo con Antigone, spiega Giuliano Pisapia, il deputato padre dei due testi licenziati dalla commissione Giustizia della Camera. "Il primo a proporre un provvedimento di amnistia e di indulto - precisa Pisapia - sono stato io, con il sostegno del gruppo parlamentare Prc. Purtroppo però la realtà è diversa dai principi: e alla Camera e al Senato siedono 630 parlamentari. Affinché passino amnistia e indulto è necessaria la maggioranza di due terzi. Va considerato quanto già accaduto. Ad esempio in commissione, dove contro l'amnistia si sono espressi Ds, Margherita, Lega e An, e contro l'indulto Margherita, Lega e An". Ecco perché Pisapia insiste nel sottolineare "che vi è il rischio che salti il provvedimento". Riguardo alla denuncia di esclusioni nella platea dei detenuti, l'esponente del Prc ricorda che "non a caso ho presentato e presenterò ulteriori emendamenti proprio per evitare esclusioni "oggettive" e "soggettive" affinché non passino votazioni che creino discriminazioni tra i "poveri cristi"".

Intanto ieri mattina una delegazione di Rifondazione comunista ha visitato anche.Casa circondariale "Don Soria" di Alessandria. Un convento del XV secolo e trasformato in carcere nell'800 per 200 persone attualmente ne ospita 350, tra queste 15 donne. "Nel nostro giro delle carceri piemontesi - spiega Mario Contu, capogruppo regionale del Prc -, normalmente le istanze che i detenuti sollevano sono di altro tipo, non ci era ancora capitato, come al Don Soria, di sentire rivendicare bisogni primari come la qualità del vitto, l'assistenza sanitaria. Ci ha sorpreso non poco il fatto che anche la semplice consegna dei due testi licenziati dalla commissione Giustizia alla Camera in fotocopie ai detenuti sia stata sottoposta a una censura preventiva che ci ha impedito di consegnarli di persona". E lunedì parte lo sciopero della fame dei detenuti nelle carceri italiane.

 

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