Madri detenute e figli

 

Che cosa vogliono i bambini? Uscire dal carcere

di Ni. Ca.

 

Articolo pubblicato sul sito internet www.ildue.it

 

Lo hanno dimostrato i piccoli detenuti di San Vittore, rinchiusi con le loro madri nella casa circondariale milanese, che l’8 luglio scorso hanno giocato, per la prima volta, in una scuola materna della città in compagnia di coetanei mai entrati in un penitenziario.
La "Festa per i bambini incarcerati e per i bambini liberi", questo il titolo dell’iniziativa, organizzata dal Progetto Casina e dall’associazione Liberamente, con la partecipazione di Augusta Gori interprete della trasmissione televisiva "Albero Azzurro" della Rai, ha così sollevato una delle questioni più delicate della reclusione femminile: il rapporto detenute-figli, che coinvolge in Italia 49 minori sino al terzo anno di età, cinque dei quali residenti con le loro mamme nel carcere di piazza Filangieri. A questi, però, si aggiungono i più grandicelli che sono fuori dalle prigioni e che soffrono profondamente, e con notevoli conseguenze sul loro sviluppo psicofisico, per la mancanza della figura materna: un problema che, secondo i dati nazionali del Dap, coinvolge i.o6o detenute con uno o più Figli, su una popolazione complessiva di 1.972 recluse. "11 problema delle madri in carcere e dei loro bambini - ha sottolineato Luigi Pagano, direttore di San Vittore, durante la conferenza stampa che ha preceduto la festa - è solo la punta di un iceberg che è quello della riforma penitenziaria. È necessaria una pena che si emancipi dalla detenzione".
E in proposito non mancano le proposte. Si tratta di due disegni di legge inoltrati dalle onorevoli Anna Finocchiaro e Gloria Buffo, attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera, che contemplano per le donne carcerate con figli, sia in custodia cautelare sia in esecuzione di pena, l’alternativa al carcere presso strutture di detenzione attenuata, oppure presso la propria abitazione.
Un progetto che la Regione Lombardia, insieme al ministero di Grazia e Giustizia e al Dap, ha già siglato il 22 febbraio scorso e che prevede la realizzazione, entro breve, del primo asilo nido lombardo in un istituto a custodia cautelare, al quale si aggiungono l’assistenza sociosanitaria per i minori e la formazione psicopedagogica del personale.

Intanto, nell’attesa, emergono in tutta la loro serietà le conseguenze della detenzione sui bambini: attaccamento morboso alla madre, mancanza di stimoli, difficoltà ad apprendere a parlare e a camminare sono solo i disagi più evidenti manifestati dai piccoli detenuti nelle carceri nazionali.
A loro favore lavorano oggi i volontari, grazie ai quali i minori costretti alla reclusione possono uscire regolarmente dalle celle dove soggiornano e conoscere il mondo esterno, nella maggioranza dei casi completamente sconosciuto o dimenticato.

Un esempio? Una detenuta si è convinta a mandare a passeggio il proprio figlio con una operatrice di "Telefono azzurro", dopo essersi resa conto che a 2 anni e mezzo il bambino non era ancora capace di camminare sull’erba.

 

 

Quanto stiamo insieme?

di Michelangela Zocco

 

Articolo pubblicato sul sito internet www.ildue.it

 

Ecco sono uscita, la preoccupazione più grande è arrivare a casa il più presto possibile, perché lui sta per arrivare, mettergli in ordine i suoi giochi, riordinare i suoi vestiti, preparargli il pranzo, ricominciare a fare tutte quelle cose che erano un’abitudine.

Prima però lo attendo alla stazione e ogni treno che passa il cuore mi batte sempre più forte, ed ecco è arrivato il momento, "quello è il treno", corro, lo vedo con il sorriso sul volto, vedo le sue manine muoversi per salutarmi, gli sportelli si aprono e lui fa un salto per abbracciarmi forte e sussurrarmi all’orecchio: "Mamma, sei qui".

Poi la domanda: "Mamma, quanto stiamo insieme?". Le parole escono con fatica, ed è dura spiegare la verità a un piccolo cucciolo spaurito che ti guarda con i suoi grandi occhioni, e che vuol sentirsi dire "per sempre".

Così sono di nuovo bugie, verità a metà: "Solo per tre giorni e poi mamma torna al lavoro". E lui, ancora: "Ma quando staremo insieme, io e te?".

Allora mi impegno di dargli la forza necessaria, che cerco nell’angolo più buio del cuore, perché anch’io ho bisogno di qualcuno che mi infonda il medesimo coraggio per rispondergli, senza le lacrime agli occhi: "Dai amore mio, ancora un pochino, fino a quando mamma riuscirà a uscire da quell’ospedale maledetto", sussurrato sottovoce, a denti stretti.

Giocare insieme per fargli dimenticare, mangiare insieme sino all’ora di andare a dormire, ma prima bisogna fare il bagno, e lui, un ometto ormai fatto capace di lavarsi da solo e prepararsi per la notte, mi chiede, sottovoce, per non farsi sentire dagli altri: "Mamma, me lo fai tu il bagno e dopo dormiamo insieme nel nostro lettone, stretti stretti?". Lo non aspettavo altro e con un sorriso gioioso e amorevole, gli rispondo: "Tutto quello che vuoi, amore mio".

Ormai è tardi, lui dorme, ma il sonno non viene e non mi sembra vero di averlo accanto. Guardo un po’ in giro, chiudo e apro gli occhi sperando che non sia un sogno e comincio anche a crederci, è tutto vero, però nel contempo penso : "Sono un po’ egoista? Gli sto rubando attimi felici?". Mi torna in mente che restano solo due giorni, e le ore volano in fretta.
Le giornate passano con lui che mi segue come un’ombra e mi chiede, continuamente: "Mamma dove sei? Mamma vengo con te". Ed ecco è arrivata l’ultima sera, lui lo sa perché mi vede nervosa, lo prendo in braccio e comincio ad accarezzarlo e le parole escono con amore.
"Amore, domani mamma torna al lavoro, tu starai con nonna, mi raccomando fai sempre il bimbo bravo e dolce che sei". Lui mi guarda, io cerco di non farmi notare, ma gli occhi mi si riempiono di lacrime, cerco di controllarmi perché lui non deve ancora subire.

La notte passa di nuovo insonne, lui mi tiene la mano e non la lascia, i miei movimenti lo svegliano e mi domanda: "Mamma dove vai?", lo rassicuro e gli rispondo: "Sono qui".

È l’ora, mi alzo, mi vesto, finisco di preparare le borse, il taxi è arrivato, le valigie sull’ascensore, torno indietro per dargli l’ultimo bacino sulla fronte e via in fretta, senza girarmi più, la strada è lunga e il cuore batte forte, e più mi avvicino e più batte forte, ecco sono quasi arrivata, l’Ultimo caffè in libertà e dopo l’ultima camminata in libertà fino al prossimo permesso. Suono il campanello, il portone si apre e le parole sono: "detenuta rientra dal permesso".
E mentre il portone si chiude, dietro alle mie spalle, mi dico: "Ci vediamo il prossimo mese".

 

 

 

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