Spazio libero

 

La notte dei senza dimora

 

Per una notte si sono messi in tanti nei panni delle persone senza dimora, ora in tanti chiedono che i Comuni predispongano il "Piano di zona" per l’assistenza alle persone in difficoltà

 

di Carlo Giorgi, Direttore di "Terre di mezzo"

 

Buongiorno, buongiorno a tutti!

 

A voi che avete un letto, un tetto sopra la testa, che non dovete preoccuparvi di nascondere le scarpe, i vostri soldi, le vostre borse, che non dovete temere di essere aggrediti mentre dormite, di essere inzuppati dall’acqua dello spazzino che pulisce, che avete ogni mezzo per difendervi dalla pioggia e dal freddo, che non dovete lavarvi i denti dentro il bagno di una stazione o farvi il bucato, che sicuramente vi stupite di vedere di giorno alcune persone dormire, che se incontrate un abitante della strada tirate dritto, abbassate gli occhi, troppo presi dai vostri pensieri, non lasciando lo spazio nemmeno ad un sorriso.

 

Serena Buccini, una dei 56 "senza dimora per una notte" di Roma, edizione 2002

 

Per una notte, almeno per una notte, mettersi nei panni delle persone senza dimora; e capire cosa significhi il freddo pungente, il selciato sotto la schiena, l’umidità, l’incertezza che piova da un momento all’altro, la paura di svegliarsi derubati. Si sono sentiti più vicini alle persone che vivono per strada, i partecipanti alla cosiddetta "Notte dei senza dimora", manifestazione giunta alla sua terza edizione e che si è svolta lo scorso 17 ottobre 2002 (giornata mondiale ONU di lotta alla povertà). A promuoverla "Terre di mezzo", il giornale di strada venduto in diverse città da cittadini stranieri e che da ormai sei anni ha una pagina scritta dai detenuti del carcere di San Vittore, e Fio.psd. (Federazione italiana degli organismi che si occupano di persone senza dimora). La manifestazione, che ha visto l’adesione di decine di associazioni di volontariato in tutt’Italia, si è svolta contemporaneamente in ben 11 città (Milano, Roma, Firenze, Genova, Venezia, Vicenza, Verona, Trento, Pavia, Lecco, Viareggio) e, tirando le somme, hanno dormito nelle piazze dello Stivale ben 403 cittadini solidali. Per non parlare delle altre centinaia accorse alle feste serali, ricche di musiche, balli, fuochi di fiaccole, caldarroste e bevande calde.

Feste e sacchi a pelo; ma non solo. "Terre" è un giornale e la sua vocazione è di fare informazione e approfondimenti sui temi che affronta. Così la "Notte dei senza dimora" è stata l’occasione per lanciare due allarmi giornalistici precisi: il primo riguardante la necessità di un censimento dei centri e delle associazioni che si occupano di senza dimora. A tutt’oggi infatti non ne esiste uno aggiornato e per gli amministratori rimane un problema programmare le politiche a favore dei senza dimora, non conoscendo "la mappa" dei partner del privato sociale che se ne occupano.

Il secondo appello riguarda direttamente gli Amministratori locali, i Comuni in primo luogo. Dal 2003 tocca a loro predisporre gli interventi sociali del cosiddetto "Piano di zona" che deve disegnare l’assistenza alle persone in difficoltà. E’ fondamentale che proprio adesso non ci si dimentichi dei senza dimora.

La manifestazione, riuscita come festa di piazza, ha avuto anche il suo risultato politico: a Genova, infatti, in seguito alla tavola rotonda organizzata in occasione della Notte, in piazza De Ferrari (quella del G8, di fronte al palazzo Ducale, per intenderci), il Consiglio Comunale ha approvato una mozione che impegna il sindaco e la Giunta a studiare modalità per un nuovo progetto di accoglienza per persone senza dimora in stazione Brignole. Una bella soddisfazione per tutti gli organizzatori. Che hanno scoperto, tra l’altro, che non è vero che cose buone non facciano notizia: la "Notte", che significa "solidarietà sulla propria pelle", è uscita su tutti i maggiori organi di stampa: dai grandi quotidiani (Corriere della sera, Repubblica, Avvenire, Giornale, Messaggero, Manifesto...) alle reti televisive nazionali pubbliche (Rai 1, Rai 3, Rainews24).

 

Ma i barboni, tossici, alcolizzati non sono stati bambini pure loro?

 

Per chi organizza la "Notte dei senza dimora" la soddisfazione più grande è di certo scoprire che l’iniziativa è servita a chi l’ha provata sulla propria pelle. Tra i vari contributi spontanei che abbiamo ricevuto ecco quello di Gabriele, uno dei 230 che hanno dormito a Milano: "Quando in piazza ci sono arrivato era tardi, faceva freddo e iniziava a piovere. Ho parlato con volontari che quotidianamente lavorano a contatto coi barboni e ho scoperto un mondo sorprendentemente intricato, sfuggente, difficile da inquadrare e interpretare, ma soprattutto un mondo fatto non genericamente di "barboni" ma di persone, di esseri umani con nomi e volti come tutti noi.

Ho ripensato d’istinto - e qui vengo al dunque - a quei discorsi che spesso mi sento ronzare intorno, discorsi anche ben torniti e infiocchettati, ma che tradotti in parole povere significano "barboni, tossici, alcolizzati? sono adulti e responsabili, se lo sono scelto loro, che muoiano nella loro merda!".E qui i coglioni mi girano con la stessa velocità raggiunta dagli acceleratori di particelle usati al Cern di Ginevra. Vedo che spesso i bambini abbandonati di Bolivia fanno "presa" sulla gente, fanno "audience", suscitano tenerezza e al contempo ribellione verso un certo tipo di società. Ma i barboni, tossici, alcolizzati non sono stati bambini pure loro? Qual è l’età, il peso, l’altezza oltre i quali si diventa esseri umani di serie B??? Vogliamo lanciare un sondaggio?

Perché fino a che Tizio è un bimbo abbandonato ci fa tenerezza e gli facciamo le coccoline e poi varcata una certa soglia Tizio diventa un adulto che ha scelto di farsi del male e che quindi non merita più alcuna considerazione da parte nostra?

Vuol forse dire che ci sono esseri umani con dignità diversa semplicemente a seconda della loro età? Quale? o forse a volte non è che coccolare un bimbo abbandonato, sudicio e indifeso diventa un modo egoistico per appagare o mettere a tacere la nostra coscienza? Perché invece ci fa schifo pensare di coccolare un adulto sbandato, sudicio e a suo modo indifeso? Perché ci risulta già così difficile considerarlo anche solo un essere umano meritevole della nostra solidarietà? Forse perché non ci fa tenerezza, oh trottolino amoroso e tu tu ta ta ta?

Sono domande che pongo prima di tutto a me stesso".

Da Firenze dal Forum Sociale europeo un appello-manifesto

Contro l’incarcerazione delle povertà, per i diritti sociali fondamentali

 

Tutta l’Europa è attraversata da un processo rapido e violento di inasprimento del governo autoritario, repressivo e penale delle povertà, del disagio e dell’emarginazione sociale, della malattia e delle diversità.

Le politiche sociali, il sistema di welfare e della sicurezza sociale, sotto il dominio delle leggi dell’economia e della globalizzazione, stanno venendo progressivamente convertiti in politiche penali e di controllo improntate alla "tolleranza zero", comprimendo o addirittura annullando i diritti acquisiti negli scorsi decenni.

Vecchie e nuove istituzioni totali vengono deputate al contenimento di quanti – vecchi e nuovi poveri, migranti, persone con disagi psichici o problemi di dipendenza, ma anche minori e giovani delle periferie delle metropoli – non potendo essere controllati direttamente dai meccanismi della produzione, vengono contenuti e governati come "gruppi nemici". Ciò avviene attraverso la segregazione nelle carceri, nei nuovi manicomi privati, nelle comunità coatte, nei percorsi dei trattamenti sanitari obbligatori, nel controllo disciplinare delle povertà, nel governo militare delle metropoli.

L’etichetta della pericolosità sociale, ovvero quanto di più arbitrario, ingiusto e privo di ogni garanzia si possa pensare, torna con prepotenza a dominare la vita e i destini dei più deboli e dei più emarginati e viene amministrata con sempre minori garanzie da poliziotti, medici e le varie figure deputate al controllo sociale.

Nella civile Europa, il passaggio da uno stato del welfare a uno stato penale è un processo in atto che ha già corroso molti diritti sociali fondamentali.

 

Nella gran parte dell’Unione:

 

le carceri vedono aumentare in modo esponenziale il numero dei detenuti, peraltro in assenza di un aumento nelle statistiche dei reati. Si tratta in gran parte di persone migranti e tossicodipendenti. Vittime privilegiate dell’intolleranza e dei processi di stigmatizzazione e criminalizzazione, sono loro che fanno salire alle stelle i numeri dei suicidi e dell’autolesionismo, sono loro che non fruiscono di pene alternative, sono loro che scontano fino all’ultimo giorno, perché non esiste un reale diritto alla difesa;

 

se in alcuni paesi dell’Unione le politiche sulle droghe hanno saputo limitare i danni del proibizionismo, in altri i consumatori di droghe conoscono sempre più il carcere e sempre meno il diritto alla salute, alla cura e alla libera scelta. Si parla per loro, con più frequenza e meno imbarazzo, di trattamenti coatti, di comunità-carcere, di nuove carceri private per contenerli e punirli per ciò che è un comportamento individuale e non dovrebbe essere definito un reato;

 

le persone con disagio psichiatrico tornano nei manicomi, che magari oggi si chiamano cliniche e sono private, ma funzionano secondo il vecchio principio della detenzione e della cura coatta, della separazione violenta dal contesto sociale, del nascondimento e della morte civile. Decenni di conquiste di diritti e dignità, di convivenza sui territori, di diritto alla cura rischiano di venire azzerati o compromessi;

 

per minori e adolescenti si aprono sempre più le porte del carcere, si chiudono quelle della cittadinanza e del diritto a crescere, a favore di dispositivi disciplinari, sanzionatori, punitivi;

 

nuove istituzioni totali, quali i centri di permanenza temporanea, su tutto il territorio della "fortezza Europa" rinchiudono centinaia di migliaia di migranti che non hanno commesso alcun reato ed hanno la sola colpa di provenire dal sud del mondo.

 

I costi umani di questo passaggio epocale sono già immensi, misurati in sofferenza gratuita, arbitraria e feroce, come lo sono quelli sociali e quelli sul terreno del diritto e dei diritti fondamentali.

È urgente costruire movimento, reti e iniziative per lottare contro questo processo e per proporre un’altra società possibile: quella della convivenza, dei diritti, del rispetto e della solidarietà.

È urgente stringere alleanza tra movimenti, gruppi e persone che in prima persona soffrono di povertà, malattia e disagio, e gruppi e persone che per professione operano nel sociale e intendono contrastare le tendenze allo stato penale, mettendone in discussione e criticandone radicalmente le filosofie e le strutture disciplinari e di contenimento.

Dal Forum Sociale europeo lanciamo questo appello-manifesto, a partire dal quale nei prossimi mesi e in diversi Paesi ci impegniamo a costruire e rafforzare movimenti e iniziativa contro lo Stato penale e le istituzioni totali.

Lanciamo questo appello allo stesso Forum Sociale, perché al suo interno cresca l’attenzione su tutti i temi del welfare, dei diritti sociali, della lotta all’esclusione sociale.

 

Costruiamo movimento:

 

contro la criminalizzazione e l’incarcerazione delle povertà, per una risposta sociale e non penale, per un diritto penale minimo, per i diritti di cittadinanza

contro il controllo disciplinare della malattia e del disagio, per la libertà terapeutica e il diritto al proprio benessere

contro i trattamenti sanitari coatti mirati ai più deboli, per il rispetto della dignità e dell’integrità di ognuno

contro la nascita di nuove istituzioni totali, la riapertura dei manicomi, la nascita di comunità-carcere, la carcerazione e l’istituzionalizzazione dei minori, per la costruzione di una società solidale e inclusiva, la difesa del welfare, il rispetto dei diritti sociali fondamentali e non negoziabili.

 

Documento approvato, nell’ambito del Forum Sociale Europeo di Firenze, dai partecipanti ai seguenti workshop

 

"I nemici perfetti. Contro il governo penale e l’internamento della povertà, delle differenze e del disagio", promosso dal Gruppo "Istituzioni Totali" del Firenze Social Forum, FuoriBinario, L’AltroDiritto, ForumDroghe, Rete "La Libertà è Terapeutica", Associazione Pantagruel

 

"Carceri e giustizia nell’Europa del terzo millennio: dal welfare state al penal state?", promosso da Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Italia; Observatorio del Sistema Penal y los Derechos Humanos, Spagna; ACED, Associação Contra a Exclusão pelo Desenvolvimento, Portogallo

 

Firenze, 8 novembre 2002

I pericolosi eversori di Antigone

 

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha inoltrato qualche giorno fa una circolare riservata ai direttori dei penitenziari per mettere all’indice "movimenti facenti capo all’associazione Antigone e ad organizzazioni anarco-insurrezionaliste" sospettate di fomentare rivolte carcerarie

 

Che cosa ne pensa Stefano Anastasia, presidente di Antigone, del fatto che lo sospettino di essere un pericoloso fomentatore di insurrezioni nelle carceri?

Sembra una cosa fuori dal mondo. Quello che abbiamo detto di fronte a questo fatto, che ovviamente ci impedisce di fare alcun genere di attività nelle carceri, è che noi vogliamo un atto eguale e contrario. Hanno fatto una nota riservata, ora facciano una nota pubblica che vada in tutti gli Istituti di pena per chiarire la situazione, perché siamo a un livello decisamente diffamatorio.

Poi però c’è anche un problema di danno specifico: noi non siamo una multinazionale, ma dobbiamo pure rispondere, per esempio, all’Istituto Superiore di Sanità, per il quale stiamo facendo una ricerca sui temi della salute, e se non gliela completiamo subiamo un danno preciso. In più c’è il problema di coloro che sono iscritti ad Antigone e sono conosciuti dentro le carceri, o perché lavorano in carcere come dipendenti dell’Amministrazione, o perché sono dipendenti di altre amministrazioni pubbliche che lavorano in carcere, come alcuni insegnanti, che vanno in giro in carcere e ora sono guardati come persone pericolose.

È una cosa inaccettabile, per cui quando ci hanno detto "scusateci scusateci scusateci", e ce l’hanno detto sia dall’Amministrazione Penitenziaria che dal Ministero, non il ministro ma uno dei sottosegretari, va benissimo ma noi vogliamo un atto formale che arrivi in tutti gli Istituti e che cancelli questo sospetto.

Ovviamente se da parte del governo e del D.A.P. non ci sarà nessun passo di nessun genere, noi presenteremo un esposto alla Procura; non è che possiamo stare a discutere del perché l’hanno fatto, non ci interessa, ma siccome riteniamo che questa sia una diffamazione, o rimediano oppure ne rispondono.

 

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