L'opinione dei detenuti

 

Ecco perché mi stupisco ogni volta che leggo i calcoli di Travaglio

Di condannati come me, che scontano la pena

fino all’ultimo giorno, le carceri italiane sono piene

 

di Elton Kalica - Redazione di Ristretti Orizzonti

 

Forse la paura che suscita l’abrogazione dell’ergastolo è giustificata, forse la vera ragione di tutti i problemi che ci sono in Italia è la mafia e forse qualcuno può pensare che l’unica soluzione possibile sia davvero il fine pena mai. Tuttavia, credo che questo non significhi che l’Italia deve ritornare alle pratiche più barbariche del passato soltanto perchè i mafiosi non meritano altro.

Le vittime della mafia, i loro famigliari, e l’Italia intera ha ragione a detestare i mafiosi. Ma non soltanto loro. Io sono albanese e credo di avere anch’io delle fondate ragioni per detestare i mafiosi.

Mi trovo in carcere da più di dieci anni, condannato per avere trattenuto forzatamente nel mio appartamento una mia connazionale, nonché coetanea, perché pretendevo del denaro dal suo compagno. Fui condannato per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione. L’art. 630 del Codice Penale prevede una pena che va dai venticinque anni in su, ma siccome non c’era stato uso d’armi o di violenza fisica, e considerato che a quei tempi avevo ventuno anni, dal minimo di venticinque anni mi è stato tolto un terzo e la pena è stata portata a sedici anni e otto mesi.

Per Travaglio è sempre facile calcolare la galera degli altri, ma io in questi dieci anni di carcere non ho mai usufruito nemmeno di un’ora di permesso premio, e non potrò farlo fino a fine pena perché le persone condannate per il reato di sequestro di persona sono escluse da ogni tipo di trattamento previsto dalla legge Gozzini. Nei suoi calcoli, il giornalista si dimentica che nel 1992, nell’Ordinamento Penitenziario è stato introdotto l’art. 4 bis che esclude i condannati per mafia dai benefici di legge, in quanto quella categoria di persone viene ritenuta irrecuperabile, e immeritevole di qualsiasi trattamento rieducativo. E, in quella occasione, giacché si era presentata l’opportunità, si è deciso di escludere dal trattamento rieducativo anche altre due categorie di reati, il sequestro di persona e il traffico internazionale di superfacenti. Quindi io oggi non posso seguire nessuno di quei percorsi di reinserimento previsti dalla legge Gozzini, perché io non sono come tutti gli altri (ladri, rapinatori, spacciatori, omicidi) una persona individualmente condannata; perché la mia punizione non è individualizzata come insegna ogni manuale di diritto penale; ma soprattutto perché io, un albanese anonimo, mi trovo ad appartenere a una categoria di briganti che lo stato italiano ha deciso di punire collettivamente, indiscriminatamente. Ecco perché mi stupisco ogni volta che leggo i calcoli di Travaglio, perché di condannati come me, che scontano la pena fino all’ultimo giorno, le carceri italiane sono piene.

 

Ma questa non è l’unica ragione. Dico di avere anch’io un odio profondo per i mafiosi, non soltanto perché devo scontare interamente la mia condanna, chiuso in una cella. Sono cinque anni che faccio parte di un gruppo di detenuti che si occupa di fare informazione dal carcere. Noi pubblichiamo un giornale che si chiama "Ristretti Orizzonti" e cerchiamo anche di sensibilizzare persone e istituzioni per rendere il carcere un luogo meno inumano. In questi anni abbiamo presentato, con associazioni di volontariato e altri "addetti ai lavori", varie proposte che vanno in questo senso, alla Direzione del carcere, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Ministero della Giustizia, abbiamo persino elaborato una proposta di legge sull’affettività che è stata firmata da più di 60 deputati. La proposta di legge riguarda l’introduzione dei cosiddetti colloqui intimi, che esistono nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, e che noi riteniamo siano una premessa fondamentale per mantenere e coltivare i legami familiari, un valore così mirabilmente difeso quando si tratta delle buone famiglie italiane, ma totalmente snobbato quando a rischio sono le famiglie dei detenuti.

Le nostre richieste non vogliono certo trasformare il carcere in un "albergo a cinque stelle", ma invece sono volte a conquistare dei piccoli spazi nei quali vedere garantiti certi diritti, tra l’altro ampiamente riconosciuti e condivisi. Ad esempio abbiamo chiesto che vengano previste più ore di uscita dalle celle, perché oggi, nelle carceri italiane, sono previste, quando va bene, quattro ore di attività (due ore alla mattina e due al pomeriggio) e soltanto in quelle quattro ore si può scegliere se andare all’aria, a lavorare, oppure a seguire qualche corso scolastico o professionale. Poi abbiamo chiesto di ampliare i colloqui con familiari o parenti, che oggi sono solo di sei ore al mese. E abbiamo inoltre chiesto che cambiassero le modalità per telefonare, perché la regola vigente, che impone di telefonare soltanto su un numero fisso, preclude questa possibilità a molti stranieri, provenienti da zone povere nelle quali non esiste una linea telefonica con un numero fisso.

Quando abbiamo discusso di queste nostre proposte con direttori di carceri, magistrati, avvocati, scrittori, giornalisti, politici, ci è stato detto spesso che si tratta sì di richieste civili e legittime, ma che sono dei cambiamenti che è difficile fare perché poi se ne gioverebbero anche i mafiosi. Insomma, in questo paese sembra che non si possa tentare di migliorare nulla perché lo Stato ha paura che poi i mafiosi ne approfittino. Ecco perchè io dico oggi di avere una ragione in più per odiare la mafia.

Ci assomigliamo un po’ tutti in questo puntare l’indice contro la mafia. La mafia a voi italiani fa paura perché non solo taglieggia i commercianti e gestisce traffici illegali, ma ha anche la forza di prendersi i voti delle zone che controlla. Mentre ai detenuti che, come me, in carcere sono cambiati e cercano di scontare la propria pena con dignità, la mafia fa paura anche perché fornisce una giustificazione a chi vuole che questo paese continui a essere regolato da leggi emergenziali; a chi vuole avere sempre a disposizione un problema per sbandierarlo a comando quando si devono coprire altri problemi più grandi; e fa comodo a chi ormai vede nella guerra alla mafia l’unica promessa agli elettori che lo distingue in una rassegna di programmi politici sempre più somiglianti.

Se il trattamento previsto dalla legge Gozzini è considerato un "lusso" discutibile; se contro la tortura del 41bis non si deve nemmeno avere la possibilità di ricorrere a un giudice che verifichi se è giustificato un trattamento così crudele; se trent’anni di carcere non costituiscono una punizione abbastanza dura, mi domando, signor Travaglio, come pensa che debba essere una condanna? Forse lei sogna strumenti come la tortura e rimpiange le forme punitive del medioevo, dalle quali i nostri padri sono riusciti a venir fuori dopo decine di secoli bui e incivili?

 

Per invio materiali e informazioni sul notiziario
Ufficio Stampa - Centro Studi di Ristretti Orizzonti
Via Citolo da Perugia n° 35 - 35138 - Padova
Tel. e fax 049.8712059 - Cell: 3490788637
E-mail: redazione@ristretti.it
 

 

 

 

 

Precedente Home Su Successiva