L'opinione dei detenuti

 

Informazione o cattiva informazione?

 

Palermo: a proposito degli arresti domiciliari concessi a padre e figlio, che hanno picchiato e ucciso un automobilista

 

Graziano Scialpi – Redazione di Ristretti Orizzonti, 14 febbraio 2005

 

Due auto si tamponano a Palermo. Da una delle due auto scendono padre e figlio e iniziano a picchiarsi con l’altro automobilista, che muore a causa delle percosse ricevute. Padre e figlio, due piccoli imprenditori incensurati, vengono arrestati. Dopo quattro mesi di custodia cautelare in carcere, il Gip concede loro gli arresti domiciliari. Nulla di strano, nulla di fuori dall’ordinario. Una notiziola da decima pagina del quotidiano locale. Eppure sui mass media nazionali si scatena il finimondo: l’ennesimo caso che farà discutere! Interviste alla vedova che chiede giustizia e lancia una pesante accusa: mi hanno offerto dei soldi! Ma come ci sono persone che per un piccolo furto fanno tre-quattro anni di carcere e loro sono liberi dopo quattro mesi!

E non si tratta che dell’ultimo caso che ha avuto risonanza sui telegiornali nazionali, ormai contagiatisi a vicenda, come sempre accade, dall’ultima moda dell’informazione: le "ingiuste scarcerazioni". E siccome scatta la gara a chi suona più forte la grancassa, ecco che partono i sondaggi tra la gente comune e le interviste ai "vip" su come bisognerebbe riformare il sistema penale e penitenziario. E anche qui scatta la gara a chi è più severo: ci vogliono pene più pesanti, ci vuole la "certezza della pena", bisogna abolire i benefici di legge. Roba da far rizzare i capelli in testa: persone che non hanno la più pallida idea di come funziona il nostro sistema penale e penitenziario si permettono non solo di affermare che deve essere riformato, ma anche di dire come deve essere riformato. E i politici si accodano in nome del sacro "sentire comune". Ma si tratta di cose serie o dell’ennesima manifestazione da repubblica delle banane?

 

Proviamo a dare la notizia come avrebbe dovuto essere riportata da giornalisti seri.

 

I due assassini sono stati arrestati e dopo l’arresto hanno confessato di aver aggredito il malcapitato automobilista che li aveva tamponati. Uno dei due si è assunto la responsabilità di avergli sferrato i colpi che gli sono stati fatali. È stata svolta l’autopsia. Sono stati sentiti i testimoni e il Pubblico ministero ha formulato l’accusa di omicidio preterintenzionale, cioè: secondo l’accusa i due avevano sì intenzione di picchiare l’uomo, ma non certo di ucciderlo. Il caso tipico di questo reato è: tizio spinge caio, caio cade a terra in conseguenza della spinta, batte la testa e muore. Un reato grave, ma certo non grave come l’omicidio volontario. A questo punto non sussistevano più le necessità della custodia cautelare in carcere che sono: pericolo di fuga, pericolo di inquinamento delle prove e pericolo di reiterazione del reato. Se non è presente alcuna di queste tre condizioni, il sospettato o l’accusato deve essere rimesso in libertà, perché per la legge è innocente fino a che una sentenza definitiva non stabilirà il contrario. Inoltre bisogna considerare che i due arrestati in questione erano incensurati ed avevano una regolare professione. Avrebbero potuto essere scarcerati immediatamente, in attesa del processo. Eppure hanno trascorso in carcere quattro mesi in custodia cautelare e il Gip non li ha rimessi a piede libero, li ha mandati agli arresti domiciliari. Cioè non possono uscire di casa altrimenti verranno riportati in galera. Ma la loro vicenda non è finita qui. Non "hanno fatto solo quattro mesi di galera". Adesso dovranno affrontare il processo, anzi i processi. E qui sì che ci sarebbe da gridare allo scandalo. Perché passeranno anni prima che un tribunale emetta la sentenza di condanna per il delitto che i due hanno già confessato.

 

La pena è certa, sempre. Sono i tempi che non sono mai certi

 

Occorreranno cinque, sette, magari dieci anni prima che i due palermitani varchino di nuovo le porte del carcere per scontare la condanna. E non sarà una condanna lieve, perché il solo omicidio preterintenzionale (articolo 584 C.p) prevede la reclusione dai dieci ai diciotto anni. Ed a questo bisogna aggiungere l’aggressione, le percosse, le aggravanti di aver commesso il fatto in più persone e per futili motivi. La scarcerazione dei due palermitani non è la fine, è solo l’inizio dell’iter giudiziario che li condurrà in carcere. E non bisogna scordare l’altro scandalo: si sono offerti di risarcire il danno. Ma quale scandalo? È previsto dalla legge, la stessa legge che considera un’aggravante, che si paga con una pena maggiorata, la povertà che non consente di risarcire il danno alle vittime (alla faccia dell’eguaglianza di fronte alla legge).

 

Ma cosa sarebbe accaduto in un "paese serio"?

 

Cosa avrebbero fatto a quei due in un paese a "tolleranza zero"? Come avrebbero trattato i due palermitani negli Stati Uniti delle condanne a morte? È molto semplice: i due sarebbero stati arrestati e la mattina seguente sarebbero comparsi davanti a un giudice che avrebbe fissato la data del processo (non oltre un mese) e li avrebbe scarcerati immediatamente dietro cauzione. Negli Stati Uniti quei due avrebbero trascorso in cella solo ventiquattro ore! Eppure non c’è nessuno che si sogna di dire che in America se uccidi qualcuno non vai in galera perché tanto c’è la cauzione. Nessuno si sogna di dirlo perché gli italiani conoscono il sistema penale statunitense molto meglio di quanto conoscono quello del paese in cui vivono. E lo conoscono meglio perché i telefilm americani spiegano il sistema penale del loro paese molto più correttamente di quanto i giornalisti nostrani facciano con il nostro sistema. Quindi l’opinione pubblica italiana è vittima dell’ignoranza dei giornalisti? Sveliamo un piccolo segreto. Per diventare giornalisti professionisti bisogna svolgere due anni di praticantato presso una redazione e quindi sostenere un esame di stato. Parte integrante di questo esame è proprio il sistema penale italiano del quale bisogna conoscere il funzionamento. Oltretutto l’Ordine dei giornalisti organizza per i candidati dei frequentatissimi seminari di preparazione di una settimana che si tengono presso delle sedi universitarie come quella di Urbino. Nel corso di questi seminari gli aspiranti giornalisti possono seguire delle lezioni tenute da avvocati e da presidenti di Corti d’appello che spiegano loro ogni particolare aspetto dei vari tipi e gradi di processo e della custodia cautelare. Svelato questo piccolo segreto ripetiamo la domanda: cosa c’è dietro a questa mala informazione la cui unica conseguenza logica è la barbara giustizia di piazza? Anzi facciamoci un’altra domanda. La legge non ammette ignoranza, ma chi insegna la legge agli italiani?

 

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