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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di martedì 22 settembre 2026
CARCERI
di Salvatore Fani
Ristretti Orizzonti, 22 settembre 2026 Sono un uomo del sud Italia, sono nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli di Napoli, mi chiamo Salvatore e ho 44 anni. Nascere nei Quartieri Spagnoli significa spesso crescere con una mentalità che ti condiziona la vita, noi che siamo nati lì in tanti ci portiamo dentro un odio per la cultura, un odio per le istituzioni, per la divisa, per tutti i servitori dello Stato. Ho un lungo fine pena per reati di rapina che ho commesso senza paura e senza pensare che forse stavo sbagliando. Oggi a differenza del passato penso prima di parlare, cercando di non usare violenza mai, né nelle mie azioni né nelle cose che dico, Credo che questo sia l’inizio di un percorso soprattutto di responsabilità, che io faccio cercando di dare un senso positivo a questa mia carcerazione. Nel mio percorso sono accompagnato dall’impegno costante nella redazione di Ristretti Orizzonti, a cui mi dedico quasi a tempo pieno, e anche dalla scuola che mi dà un’istruzione e tiene molto occupata la mia mente.
di Flavia Palomba
Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2026 La situazione delle carceri italiane è ormai al collasso, nel chiuso di una cella le parole della Costituzione italiana si scontrano con una dura realtà, l’art. 27 terzo comma stabilisce con assoluta chiarezza che: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” , eppure la cronaca recente ci racconta una storia diversa, la piaga dei suicidi in carcere non si attenua, e questo rappresenta una sconfitta per uno stato democratico. I numeri parlano chiaro: 82 detenuti si sono tolti la vita nel 2025, l’anno in corso ha confermato questo tragico trend, infatti si registrano ulteriori vittime già dai primi mesi, ed un numero elevatissimo di episodi di autolesionismo, a testimoniare come molti carcerati abbiano individuato nella morte l’unica via di fuga.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 settembre 2026 “Fate attenzione ché se vince il Campo Largo avrete Nicola Gratteri come ministro della Giustizia”: a lanciare l’allarme è stato il vice ministro Francesco Paolo Sisto durante il convegno “Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte”, organizzato dall’Ucpi sabato a Firenze, scelta non a caso per avere uno dei peggiori carceri d’Italia, quello di Sollicciano. Un incontro tra avvocati, accademici come Gian Luigi Gatta, Roberto Bartoli, Davide Bertaccini, esperti come Lucia Castellano, politici, Garanti chiamati a proporre soluzioni.
di Antonio Mazzocchi*
Il Dubbio, 22 settembre 2026 Il sistema carcerario italiano si trova da tempo in uno stato di perenne emergenza. Le cronache quotidiane restituiscono l’immagine di istituti al collasso, dove l’indice di affollamento supera stabilmente i limiti della dignità umana. Di fronte a questa realtà drammatica, la risposta della politica oscilla spesso verso una soluzione apparentemente pragmatica ma storicamente fallimentare: l’edilizia penitenziaria. Costruire nuove carceri o ampliare i padiglioni esistenti viene presentato come il rimedio definitivo per decongestionare le celle. Si tratta, tuttavia, di un miraggio. La storia recente dimostra che l’aumento dei posti letto non fa altro che generare un effetto moltiplicatore, una sorta di “legge di indotto” per cui i nuovi spazi vengono rapidamente riempiti dall’incessante automatismo della macchina giudiziaria.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 22 settembre 2026 Di fronte a una richiesta di autorizzazione per la privazione della libertà di una persona, chi deve esprimere il parere deve valutare dove e come sarà trattenuta e tenere conto della soggettività della persona stessa, con le sue eventuali fragilità, anche di carattere sanitario. Una quindicina di anni fa, a proposito del trasferimento in un altro Stato di persone private della libertà, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che quando risulta violato l’obbligo del rispetto della loro dignità deve risponderne non solo chi accoglie la persona ristretta nelle proprie strutture in condizioni inaccettabili, ma anche di chi ha deciso di inviarvela malgrado tutto. Da allora questa via della giurisprudenza si è consolidata e quel principio si deve riflettere anche nelle decisioni all’interno di ciascun paese che fa parte della Convenzione europea.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 22 settembre 2026 Malgrado la stretta messa in atto con il decreto sicurezza 2025, non è possibile negare la sospensione della pena per la donna con un figlio minore. Il generico rischio di recidiva non basta per negare la sospensione della pena alla madre incinta con un figlio minore di tre anni. La Corte di cassazione ha così accolto il ricorso di una donna di origine rom, che aveva al suo attivo una serie notevole di furti, contro la decisione Tribunale di Sorveglianza di Roma, di disporre, dopo la sua condanna, l’esecuzione della pena presso un Istituto di custodia attenuata per detenute madri. I giudici avevano, infatti, respinto la domanda di differimento della pena, chiesta dalla ricorrente per lo stato di gravidanza e per essere madre di prole inferiore a tre anni. Il motivo del no stava nel “particolare livello di pericolosità sociale della donna (numerosi precedenti per reati predatori commessi per lungo tempo e sino ad epoca recente)”.
di Andrea Pugiotto
Il Domani, 22 settembre 2026 Nella struttura penitenziaria fiorentina infiltrazioni, muffe, umidità, cimici, roditori e fatiscenza strutturale compongono un quadro incompatibile con la dignità umana. Non è una generica denuncia politica: la magistratura ha accertato le violazioni e impartito ordini all’amministrazione, eppure la detenzione illegale è proseguita. Davanti a tutto ciò cosa può fare un giudice? Può lo Stato, punendo chi ha violato la legge, violare le proprie leggi? Può continuare a detenere una persona in condizioni inumane e degradanti, vietate dalla Costituzione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’ordinamento penitenziario? È l’interrogativo, semplice ma terribile, cui oggi la Corte costituzionale dovrà rispondere.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 22 settembre 2026 Da 10 anni l’università Bocconi ha avviato borse studio e video lezioni per chi si è macchiato di un reato. La prorettrice Marta Cartabia: “Li accompagniamo fino al lavoro superando pregiudizi e diffidenze”. Due giovani finiti in carcere con pesanti condanne. Due vite che sembravano essere arrivate troppo presto al capolinea. E che invece sono ripartite, portando con sé un messaggio che parla alle istituzioni e alla società: un uomo non deve essere identificato con il reato che ha commesso e la detenzione può diventare un’occasione di riscatto.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 22 settembre 2026 Parla il presidente della Conferenza dei Poli universitari penitenziari. Sono 1.978 le persone detenute o in regime alternativo al carcere iscritte all’università, con un trend in aumento: 104 sono donne, il 5 per cento della popolazione femminile detenuta; tra i maschi la percentuale è di poco inferiore al 3 per cento. Sono in tutto 124 gli istituti penitenziari interessati, 57 le università che fanno parte della Conferenza nazionale dei Poli universitari, con una partecipazione crescente di atenei privati, tra i quali la Bocconi. L’88 per cento è iscritto a corsi di laurea triennali, il 12 per cento alla magistrale. “E l’anno scorso abbiamo registrato un nuovo, significativo traguardo - racconta il professor Giancarlo Monina, presidente della Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i Poli universitari penitenziari.
di Rosella Solfaroli
Corriere dell’Umbria, 22 settembre 2026 Un momento di confronto per elaborare forme di collaborazione con l’obiettivo di rafforzare l’attenzione sui percorsi sociali, formativi e lavorativi rivolti alle persone private della libertà. Nei giorni scorsi l’assessora alle Politiche sociali Luigina Renzi ha incontrato l’avvocato Andrea Pensi, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. L’incontro, a Palazzo comunale, ha rappresentato un momento di confronto sulla realtà penitenziaria di Spoleto e sulle politiche di inclusione e di reinserimento rivolte alle persone detenute. In particolare, sono state approfondite le possibili forme di collaborazione tra il Comune, il Garante e le altre istituzioni coinvolte.
di Guglielmina Aureo
Il Secolo XIX, 22 settembre 2026 Esce il 7 ottobre il progetto di Claudio Cabona con regia di Yuri Dellacasa. È difficile immaginare il cielo da una cella. Chi è dentro ne vede piccole porzioni. Ma la musica riesce nelle imprese più ardite, fa scomparire i soffitti viola e, ora, le sbarre. Esce mercoledì 7 ottobre il documentario, girato nel carcere di Chiavari, “Il cielo in una stanza”. Un viaggio dentro le mura, con l’obiettivo di raccontare quanto l’ascolto della musica, in quegli spazi, non sia “una concessione, ma un’opportunità”. Una necessità per immaginare e costruire un futuro diverso, dare nuova direzione a una vita deragliata. È questo il tema del progetto, che nel titolo omaggia Gino Paoli, realizzato nella Casa di Reclusione di Chiavari con un protagonista d’eccezione: Sayf, il rapper genovese che ha conquistato pubblico e critica, dialoga con i detenuti della struttura con sincera semplicità.
di Sandro Allegrini
Giornale dell’Umbria, 22 settembre 2026 Non sembri un gioco di parole… di cattivo gusto. La custodia e la cura come strumento di recupero. La Settimana della Custodia 2026, promossa dal Comune di Perugia e dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, ha fatto tappa nella Casa Circondariale di Capanne. “I Care” vale anche per i detenuti. Anche a Capanne è arrivato lo spirito che anima l’iniziativa: ovvero l’imperativo categorico di prendersi cura dei luoghi della comunità attraverso interventi di manutenzione, decoro, valorizzazione e rigenerazione condivisa. Lontano dagli occhi, vicino al cuore. La manifestazione ha pertanto acceso i riflettori su un luogo spesso lontano dagli occhi della collettività, ma parte integrante del tessuto sociale perugino.
di Martina Toppi
La Provincia di Como, 22 settembre 2026 Un’esperienza aperta a tutti i cittadini, per riflettere insieme ai detenuti sul significato del lavoro. Il minuto mantenimento è l’insieme di quei piccoli lavori di riparazione utili a prolungare la vita di un oggetto di uso quotidiano. Lavori che, in carcere, dove gli oggetti sono pochi e il tempo li usura con costanza inesorabile, il minuto mantenimento è anche uno spazio di dignità. L’oggetto di cui si chiede di aver cura nel workshop “Minuto mantenimento” alla casa circondariale Il Bassone - un progetto della Fondazione Como Arte Ets sostenuto dal Comune, dalla Regione, dalla Fondazione provinciale della Comunità Comasca e da Soroptimist - è la tuta del mestiere di vivere.
Il Centro, 22 settembre 2026 La sfida di Gabriele Moretti e Pierapaolo D’Ambrosio, i due ideatori di Abruzzo Esports, il progetto innovativo che porta il mondo del gaming e dello sport all’interno degli istituti penitenziari. Un videogioco può diventare molto più di un passatempo. Può insegnare a perdere senza arrendersi, a rispettare le regole, a controllare la rabbia, a fidarsi di una squadra, a creare legami. E, in un ambiente come il carcere, può addirittura diventare uno strumento per prepararsi a tornare nella società. Questa è la sfida di Gabriele Moretti e Pierapaolo D’Ambrosio, i due ideatori di Abruzzo Esports, il progetto innovativo che porta il mondo del gaming e dello sport all’interno degli istituti penitenziari e degli istituti penali minorili italiani. “Ma stiamo lavorando anche per uscire dal paese”, racconta Moretti, “siamo in contatto con gli Stati Uniti, la California”.
di Lorenzo Pedrazzi
screenweek.it, 22 settembre 2026 Per quanto patinato, il film di Yann Samuell ha il merito di raccontare un’iniziativa di grande valore per il reinserimento dei giovani. Nella sua pagina di presentazione, l’associazione Seuil riporta che il 70% dei minori soggetti a incarcerazione in Francia commette nuovamente reati a due anni dal rilascio. In Italia i numeri sono simili: in assenza di un progetto di reinserimento, il tasso di recidiva tra i minori è del 63%, mentre cala al 22% quando viene offerto loro un percorso alternativo al carcere. Il lavoro di Seuil, che troviamo al centro di Santiago - Un cammino per ricominciare, si presenta come un’iniziativa davvero illuminata, forse poco nota al di fuori della Francia ma meritevole di attenzione internazionale.
AFFARI SOCIALI
di Joseph E. Stiglitz
Avvenire, 22 settembre 2026 La disuguaglianza è la conseguenza diretta di scelte politiche in materia di tassazione, mercato del lavoro, investimenti pubblici e regole che governano le nostre economie. Serve una risposta politica globale. Ci siamo abituati a pensare alla disuguaglianza estrema come a una caratteristica spiacevole ma inevitabile delle economie moderne, nonché come a un necessario compromesso per ottenere buone performance economiche. Non è né l’una né l’altra cosa. La disuguaglianza è la conseguenza diretta di scelte politiche in materia di tassazione, mercato del lavoro, investimenti pubblici e regole che governano le nostre economie. Negli ultimi decenni molte di queste scelte hanno ridotto il potere del lavoro rispetto al capitale, consentito alle imprese e ai super-ricchi di sfruttare scappatoie fiscali e indebolito gli investimenti pubblici.
di Simona Musco
Il Dubbio, 22 settembre 2026 Dalla denuncia della senatrice Avs per le chat acquisite ai laici di centrodestra pro-pm, mentre l’Anm tace: tocca ai penalisti e a Costa difendere lo Stato di diritto. Dimmi che inchiesta commenti e ti dirò che garantista sei. L’indagine sui presunti falsi certificati medici per evitare ai migranti la detenzione amministrativa nei famigerati Cpr italiani, definiti dal Comitato anti tortura luoghi dove vengono meno le regole dello Stato di diritto, si rivela l’ennesima formidabile cartina di tornasole della politica e della magistratura italiana.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 22 settembre 2026 E Zuppi: “In classe nessuno deve sentirsi escluso”. L’altolà del Capo dello Stato e del presidente della Cei alle norme in arrivo. Dati e analisi: per riportare tutte le classi sotto il 30% andrebbero spostati 76 mila alunni. È previsto giovedì alle 16:30 il Consiglio dei ministri che conterrà il provvedimento per limitare al 30% il numero degli alunni stranieri per classe e vietare burqa e niqab nelle aule. La norma, ancora da decidere se contenuta in un dl in un ddl, era già stata annunciata ad agosto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il quale in alcune interviste era intervenuto sulle criticità applicative dicendo che gli uffici scolastici territoriali dovrebbero svolgere un’azione di coordinamento “al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare un’eccessiva concentrazione”.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 22 settembre 2026 Anche l’aggressione all’insegnante di Roma dimostra che la correlazione lineare tra criminalità minorile e maranza che anima la narrazione dominante si regge su uno stereotipo falso. L’accoltellamento subito da un’insegnante ad opera di un suo studente tredicenne, avvenuto nel quartiere romano di Centocelle, finirà per scatenare gli aedi del securitarismo, in particolare rispetto alla rappresentazione dei giovani come categoria sociale problematica. Caivano e i decreti anti-maranza non bastano, evidentemente. Si proverà a proporre l’abbassamento a 12 anni della soglia di imputabilità, mentre al momento vige l’ammonizione. In realtà, se analizziamo le dinamiche dell’evento, ci accorgiamo che la rappresentazione della criminalità minorile che predomina almeno dagli ultimi cinque anni risulta totalmente confutata.
di Alessandro Tolomelli*
Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2026 I minori sono gli unici sui quali possiamo esercitare un controllo diretto. Ma non sono gli unici a subire i danni di questi dispositivi. La Commissione europea, con la proposta presentata da Ursula von der Leyen, indica una soglia netta: niente social per gli under 13, dai 13 ai 15 anni accesso soltanto attraverso account limitati e vigilati, autonomia piena dai 15. È una risposta che intercetta una preoccupazione reale. Sappiamo quanto l’uso dei social possa pesare sugli adolescenti, nella fase delicata in cui si formano l’immagine di sé, le relazioni, il rapporto con il corpo e con il giudizio degli altri. La domanda che mi faccio è però come può una norma, per essere efficace educativamente, essere fatta rispettare davvero e non solo evocata come proclama.
DOCUMENTI
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 20 settembre 2026)
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