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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 2 ottobre 2026
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 2 ottobre 2026 Dopo la sommossa a Pisa, con la rivolta nelle celle trasmessa su TikTok che ha portato a 4 arresti, restano numeri drammatici sul sistema penitenziario: i reclusi raggiungono la quota record di 66mila unità, la strategia di Nordio non ha sortito effetti. L’ex capo del Dap, Petralia: serve un piano globale, si distribuiscano meglio gli spazi interni. Una rivolta in diretta TikTok non si era ancora vista. È andata in scena, e in Rete, mercoledì sera nel carcere di Pisa. Protagonisti alcuni detenuti italiani e albanesi che hanno iniziato a dare in escandescenza dopo aver scoperto delle cimici nascoste nelle celle.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 2 ottobre 2026 Sembra paradossale, se non proprio assurdo, associare il diritto alla privacy ai detenuti, rinchiusi in una cella con altri sconosciuti e costretti a fare di tutto - mangiare, dormire, evacuare -, davanti a loro e agli agenti di custodia. Eppure quello alla privacy è un diritto umano inviolabile, che si applica a tutti gli esseri umani. A meno di non voler ritenere che entrando in carcere si perda la qualità di uomini e donne, va dunque garantito. Naturalmente, a volte i diritti si trovano in conflitto con altre esigenze di pari livello. Per esempio, la sicurezza e la giustizia. Per questo, l’ordinamento prevede la possibilità per le forze di polizia di compiere ispezioni e di installare telecamere e microspie all’interno delle celle. Non come potere assoluto, arbitrario, ma soltanto in presenza di esigenze investigative e solo per un periodo limitato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 ottobre 2026 Barricati per una notte, denunciano mancate cure e scabbia. Benzoni (Azione) chiede che Nordio riferisca alla Camera. Un telefono che in cella non doveva esserci, una diretta su TikTok e alcune decine di detenuti barricati nel secondo reparto giudiziario del carcere Don Bosco di Pisa. Nella notte tra mercoledì e giovedì la protesta è durata ore, mentre fuori dai cancelli si radunavano familiari e amici dei reclusi. All’alba è rientrata. A chiuderla è stata una trattativa condotta dai negoziatori della polizia penitenziaria arrivati da Roma. Almeno quattro detenuti sono stati ritenuti responsabili di aver incitato la rivolta. E potrebbe scattare il nuovo reato di rivolta introdotto dal Governo Meloni.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 ottobre 2026 Nell’istituto Don Bosco “condizioni terrificanti e disumane, peggio di Sollicciano”. Protesta rientrata senza l’uso della forza. La destra specula sugli stranieri reclusi. La rivolta scoppiata mercoledì sera nel carcere Don Bosco di Pisa e trasmessa in diretta Tik Tok da un gruppo di detenuti albanesi offre ai partiti della maggioranza un nuovo pretesto per sfidarsi sul terreno “vannacciano” della remigrazione e rilanciare il progetto di legge presentato a luglio da FdI alla Camera sul rimpatrio forzato degli stranieri condannati perché scontino la pena nei propri paesi d’origine.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 2 ottobre 2026 Allora: c’è stata una “rivolta” nel carcere Don Bosco di Pisa, dove fui di casa. I detenuti avrebbero trovato delle “cimici”, non gli insetti, che non fanno notizia, ma i congegni per spiarne le parole (e anche i movimenti, pare, con telecamere). Ribellandosi a questa scoperta, hanno trasmesso con un telefono via TikTok la propria protesta, seguita in diretta da alcune migliaia di persone. Che i detenuti dispongano di un telefono è un caso che le cronache descrivono come non più raro, compreso l’invio attraverso droni: è certo proibito dal regolamento e dalla legge. Che cosa dice la legge e il regolamento sul collocamento di cimici e telecamere nelle celle?
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 2 ottobre 2026 Una sessantina di detenuti coinvolti, un intero reparto occupato, materassi e letti utilizzati per bloccare gli accessi, olio versato sui pavimenti. Quattro arresti e una decina trasferiti d’urgenza. Il tutto, per non farsi mancare nulla, trasmesso in diretta su TikTok. È quanto accaduto al carcere Don Bosco di Pisa, teatro mercoledì sera di una violenta protesta, tornata sotto controllo soltanto all’alba di ieri. La rivolta era esplosa dopo il ritrovamento di alcuni sistemi di intercettazione all’interno delle celle. Immediatamente i detenuti avevano iniziato a barricarsi nel reparto, utilizzando letti e materassi per impedire l’accesso agli agenti. Nei corridoi era stato versato dell’olio sul pavimento, rendendo ancora più complicato l’intervento del personale.
cnel.it, 2 ottobre 2026 Espresso richiamo a contratto scritto e comunicazioni obbligatorie. L’Assemblea del CNEL ha approvato all’unanimità una proposta di legge per rafforzare l’effettività delle garanzie formali del rapporto di lavoro penitenziario, attraverso il richiamo espresso all’obbligo di contratto scritto e alle comunicazioni obbligatorie relative ad assunzione, proroga, trasformazione e cessazione. Il provvedimento, che modifica l’articolo 20 dell’ordinamento penitenziario, è il settimo Ddl predisposto nel quadro del programma Recidiva Zero, realizzato dal Cnel in collaborazione con il ministero della Giustizia, al fine di favorire l’inclusione sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale grazie a studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere.
di Ettore Jorio
Gazzetta del Mezzogiorno, 2 ottobre 2026 C’è un errore colossale nel dibattito italiano sulla giustizia: pretendere di giudicare la giustizia di oggi attraverso l’esito di alcuni processi penali di ieri. E ciò che fanno i media, con una prospettiva diseducativa. È un errore di metodo prima ancora che politico. Un processo celebrato dieci, venti o trent’anni fa appartiene al suo tempo, alle prove allora disponibili, alle norme allora vigenti, alle persone che indagarono, accusarono, difesero e giudicarono. Può essere studiato, criticato, persino considerato emblematico di una stagione. Ma non può diventare la prova permanente della bontà o della cattiveria della giustizia italiana. Altrimenti la Repubblica sarebbe condannata a giudicare eternamente le proprie istituzioni attraverso i loro errori passati, senza riconoscere trasformazioni, riforme, cambiamenti di uomini, regole e organizzazione.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 2 ottobre 2026 Il ddl n. 1972 sulla legittima difesa, a prima firma del leghista Claudio Borghi, è incostituzionale. A dirlo sono sia l’Anm che l’Unione Camere Penali Italiane, audite negli ultimi giorni in commissione Giustizia del Senato. La proposta dell’esponente del Carroccio aggiunge un quinto comma all’articolo 52 del codice e introduce una nuova ipotesi di non punibilità, la cosiddetta “ipotesi Roggero”: in caso di aggressione a mano armata in casa o sul luogo di lavoro non sarebbe punibile qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione. Per Marcello De Chiara, vice presidente del sindacato delle toghe, si ipotizza “la possibile contrarietà agli articoli 2 e 3 della Costituzione e soprattutto all’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che sancisce il diritto alla vita”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 2 ottobre 2026 L’Ucpi afferma che la distruzione delle registrazioni potrebbe compromettere gli accertamenti sull’estensione delle intercettazioni e sulle responsabilità. Nordio: captazioni in quattro sale destinate ai colloqui. Si alza la tensione sulla questione delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti nel carcere di Capanne a Perugia. L’Unione delle Camere penali ha chiesto al Ministro della Giustizia Nordio di intervenire con urgenza sulle intercettazioni. La richiesta dei penalisti nasce anche dal fatto che è pendente davanti al Gip di presso il Tribunale di Perugia, la richiesta del Pm di distruggere le registrazioni dei colloqui difensivi ritenute inutilizzabili. La prossima udienza risulta fissata per il 19 ottobre 2026. “Una decisione irreversibile sul materiale - scrivono i legali - potrebbe compromettere proprio la ricostruzione dell’accaduto” che il Ministro “si è impegnato ad assicurare”.
TERRITORIO
di Luca Serranò
La Repubblica, 2 ottobre 2026 Emblematico il caso di Sollicciano, dove nei mesi scorsi sono state messe sotto sequestro ben sette sezioni. I casi limite di Pisa, Prato e Lucca. Un disastro annunciato, che sembra non avere fine. La rivolta nel carcere di Pisa è solo l’ultima testimonianza di un’istituzione in pesantissimo affanno. Anche in Toscana, dove si concentrano alcune delle situazioni più critiche. A partire proprio dal Don Bosco, dove lo scorso 9 settembre l’associazione Antigone aveva fatto una visita con risultati desolanti: “Condizioni indegne. Erano presenti 279 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 190 persone”.
di Chiara Fabrizi
Corriere dell’Umbria, 2 ottobre 2026 Il Garante regionale dei detenuti ha scritto al Consiglio superiore della magistratura. Per le carenze di personale dell’Ufficio di sorveglianza di Spoleto il Garante regionale dei detenuti scrive anche al Consiglio superiore della magistratura. Ci sono i due magistrati mancati a fronte dei tre complessivamente previsti dalla pianta organica al centro della “segnalazione” che l’avvocato Andrea Pensi ha inoltrano anche al ministero della Giustizia e al Consiglio giudiziario della Corte d’appello di Perugia, allo scopo di sollecitare “iniziative a copertura dei posti vacanti” e, quindi, “la riduzione dei ritardi nella trattazione delle istanze”.
La Nazione, 2 ottobre 2026 Il pm Conforti conferirà l’incarico a un anatomopatologo per chiarire le cause del decesso. La pista più battuta è quella di un malore conseguenza dell’inalazione della pericolosa sostanza. La Procura della Spezia disporrà l’autopsia sul corpo del detenuto di 20 anni morto nel tardo pomeriggio di mercoledì a seguito di un malore che lo ha colto mentre si trovava nella sua cella nel penitenziario di Villa Andreino. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti, ricevuta la prima relazione sui fatti redatta dalla polizia giudiziaria, ha deciso di vederci chiaro, e nelle prossime ore incaricherà un anatomopatologo con l’obbiettivo di certificare le cause della morte.
Corriere di Viterbo, 2 ottobre 2026 L’avvocato della famiglia fa il punto sull’iter processuale. La ricerca della verità sulla morte di Andrea Di Nino, il detenuto trovato senza vita il 21 maggio 2018 in una cella d’isolamento della casa circondariale di Mammagialla procede su un doppio binario giudiziario. A fare il punto sull’udienza di mercoledì è l’avvocato Nicola Trisciuoglio che assiste i parenti del 36enne romano in qualità di parti civili, da sempre contrari alla tesi ufficiale del suicidio. Secondo il legale, le testimonianze hanno consentito di affrontare diversi aspetti relativi all’isolamento cui Di Nino fu sottoposto, le modalità della sua autorizzazione, i controlli sanitari, i precedenti episodi autolesionistici, e i rapporti tra area sanitaria e amministrativa dell’istituto.
Alto Adige, 2 ottobre 2026 Il ministro dell’Interno annuncia alla Camera sei nuove strutture, anche a Trento. In Alto Adige l’ipotesi prevede fino a 50 posti nell’area del penitenziario, ma manca un calendario dei cantieri. Il Centro di permanenza per i rimpatri di Bolzano torna nell’agenda del governo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo alla Camera, ha confermato che sono state avviate le procedure per realizzare sei nuove strutture in Italia, due delle quali in Trentino-Alto Adige, a Trento e Bolzano. Il piano comprende inoltre un Cpr in Campania, uno in Calabria, uno in Toscana e uno in Emilia Romagna.
gnewsonline.it, 2 ottobre 2026 In riferimento all’articolo pubblicato in data odierna dal Corriere del Veneto, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, sulle condizioni della struttura e alle attività rivolte ai giovani ristretti, con il massimo rispetto per la libertà di espressione, precisa che: sulla modalità di apertura e chiusura del cancello, la soluzione adottata è stata individuata per ragioni di sicurezza, tenendo conto anche delle esigenze e degli interessi dei giovani ristretti; sugli organici, il reparto di Polizia Penitenziaria è stato significativamente implementato. È previsto, inoltre, entro la metà di ottobre, l’arrivo di ulteriori unità, attinte dalla graduatoria dell’ultimo corso di allievi. Anche il personale civile sarà oggetto di un significativo incremento entro la fine dell’anno.
brindisireport.it, 2 ottobre 2026 Promosso dalla cooperativa sociale “Il Sogno” di San Pietro Vernotico e finanziato dal Garante Regionale dei Diritti delle Persone Detenute della Puglia. Ripartire dagli affetti, riscoprire la responsabilità genitoriale e trasformare il tempo della pena in un’opportunità di crescita e reinserimento sociale. Prende il via presso la Casa Circondariale di Brindisi il progetto Aequitas, promosso dalla Cooperativa Sociale “Il Sogno” di San Pietro Vernotico e finanziato dal Garante Regionale dei Diritti delle Persone Detenute della Puglia. L’iniziativa si inserisce nel solco tracciato dai precedenti percorsi “Dike DentrOltre le sbarre” e “Dike 2 Qui ed ora”, ponendosi l’obiettivo di mettere al centro del trattamento rieducativo la persona, la tutela delle relazioni affettive e la salvaguardia del ruolo paterno.
AFFARI SOCIALI
di Antonio Di Rosa
La Stampa, 2 ottobre 2026 I fatti ci travolgono. Mettono in mora i governi, alimentano il disagio sociale, indeboliscono la tenuta delle democrazie. La crisi energetica, forse la più grave dall’austerity del 1973, divora la spesa delle famiglie perché incide sui prezzi al consumo, sui trasporti, sugli affitti, sulla vita di ogni giorno. Da qui nasce la proposta-manifesto di Gianrico Carofiglio, uno dei più grandi scrittori italiani, di “condividere la prosperità”. Non per spogliare i ricchi e dare tutto ai poveri ma per imboccare una strada diversa dal passato che c’entra poco con la politica ma molto con l’umanità. Siamo entrati in un circolo infernale dove la mancanza di risposte a chi soffre emargina sempre di più le famiglie con un reddito che non consente loro di sostenersi e le spinge verso i populismi di destra e di sinistra.
di Vincenzo Paglia*
La Stampa, 2 ottobre 2026 La giornata del 2 ottobre dedicata dall’Onu alla vecchiaia spinge a scoprire il valore della vecchiaia e quindi degli anziani. Non deve essere una stanca esortazione a rispettarli, come se bastasse ricordare un dovere per averlo assolto. Vorrei che ci accorgessimo, con gioia e con serietà, di quanto la loro presenza possa dare alla vita di tutti. Non soltanto per ciò che hanno fatto ieri, ma per ciò che sono oggi e possono ancora diventare insieme agli altri. La domanda non è soltanto: come ci prendiamo cura di loro? È anche: quale società vogliamo costruire con loro? Da questa seconda domanda può nascere un’altra idea di Paese.
di Anna Paola Lacatena
Avvenire, 2 ottobre 2026 Il protossido d’azoto è ancora legale in Italia, ma dietro la ricerca di un piacere immediato emerge la drammatica fragilità dei legami. Ne aveva scritto l’allora Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), oggi Euda, Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, nel 2022, definendola “una preoccupazione crescente per l’Europa”, ne avevano trattato i tabloid inglesi, dopo, il cosiddetto “scandalo dell’Arsenal” del 2018, documentato da alcuni filmati che vedevano coinvolte stelle della Premier League in un locale esclusivo di Londra, ai limiti dello svenimento, dopo aver inalato il gas da palloncini nel corso di un party privato, ne hanno scritto i media italiani nell’aprile del 2026, allorquando circa una cinquantina di calciatori della Serie A sono stati coinvolti in un’inchiesta ...
di Marco Bresolin
La Stampa, 2 ottobre 2026 Dopo il via libera ai rimpatri nei Paesi terzi, allo studio norme più severe per le “emergenze” dei flussi eccezionali. Dopo aver approvato in via definitiva il nuovo regolamento sui rimpatri - che consentirà espulsioni più facili e la deportazione dei migranti irregolari in Paesi diversi da quello di origine - l’Unione europea è già al lavoro per una nuova stretta che in determinate circostanze, per esempio quelle verificatesi a Ceuta, potrebbe portare alla sospensione del diritto d’asilo e persino a espulsioni di massa. All’inizio della settimana, la Commissione aveva presentato un piano d’azione in cinque punti per “prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali improvvisi e di massa”. E ieri se n’è parlato nel corso della riunione del Consiglio Affari Interni che si è tenuta in Lussemburgo.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 2 ottobre 2026 Tra i possibili Paesi terzi dove spedire i migranti espulsi dall’Europa ci sono Uganda e Ruanda. Contatti già avviati. Il via libera formale del Consiglio Ue al Regolamento rimpatri era l’ultimo passaggio prima della dell’entrata in vigore delle nuove norme. Ma nel testo adottato ieri alla riunione dei ministri degli Interni dei 27 in Lussemburgo emerge un elemento destinato ad avere un peso rilevante: la possibilità per gli stati europei di creare centri per i rimpatri in paesi terzi, i cosiddetti return hubs. Nelle intenzioni dell’Ue, il regolamento rimpatri integra il Patto sulla migrazione e l’asilo, punta a rendere più efficaci i ritorni delle persone prive del diritto di soggiornare in Europa. Introduce anche un “ordine europeo di rimpatrio”, per facilitare il riconoscimento delle decisioni tra gli stati Ue.
di Marco Boccitto
Il Manifesto, 2 ottobre 2026 Destinazione Africa: due Paesi che hanno molto in comune, a partire dai diritti negati. Tremebonda su quasi tutto, Bruxelles batte un colpo sugli ultimi. II regolamento sui migranti varato ieri dà sfogo alla voglia di remigrazione che furoreggia a destra, non è così sgradita al centro e raccoglie consensi sfumati anche tra le ormai ex socialdemocrazie. Un’Europa che si voleva “fortezza”, dispiega tutta la sua debolezza politica trasformandosi in agenzia di deportazione. Non basta arginare i flussi facendo fare il lavoro sporco ai paesi dell’altra riva, finis terrae di un’Africa che degli strepitosi indici di crescita di cui si parla non vede una briciola, figuriamoci il Piano Mattei. Bisogna rimandarceli, a tutti i costi.
Il Foglio, 2 ottobre 2026 Una sentenza stabilisce che la sospensione automatica vìola il diritto europeo. La Corte di Giustizia dell’Ue potrebbe diventare il principale ostacolo al tentativo della Commissione, del Partito popolare europeo e di alcuni stati membri di indurire ulteriormente le politiche migratorie, sospendendo il diritto all’asilo nelle situazioni di crisi con il pretesto di Ceuta. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione a settembre, Ursula von der Leyen ha annunciato l’intenzione di proporre un nuovo “meccanismo di risposta di emergenza” per permettere agli stati membri di affrontare “scenari nei quali i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati”. Una delle deroghe immaginate riguarda il diritto individuale all’asilo, che potrebbe essere sospeso per procedere a rimpatri ed espulsioni immediati.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 2 ottobre 2026 Fallisce l’iniezione letale alla donna condannata a morte. Trasferita in ospedale, le sue condizioni sono sconosciute. Dalla sedia delle esecuzioni del Riverbend Maximum Security Institution di Nashville a un letto di ospedale. Christa Gail Pike, 50 anni, le cui condizioni rimangono sconosciute è sopravvissuta a due iniezioni letali con cui è stata eseguita la sua condanna a morte, la prima comminata a una donna in oltre 200 anni di storia del Tennessee. La sentenza con cui è stata riconosciuta responsabile di omicidio premeditato è stata pronunciata nel 1996, quando Pike aveva 18 anni, facendo di lei una delle donne più giovani di sempre a ricevere la sentenza di morte nella storia degli Stati Uniti.
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 30 settembre 2026)
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