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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 23 ottobre 2026
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 23 ottobre 2026 “Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti- il ragionamento che il ministro ha fatto a Sky Tg24. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza. Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare dei accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 23 ottobre 2026 Linea dura del ministro dopo gli scontri di Milano. E Salvini: “In città esercito con lince e droni”. Il progetto di ampliare le carceri è annunciato dal governo con regolare periodicità, senza riscontri misurabili. Oggi però il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scartato di lato, con una previsione che si confonde nella minaccia: “Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta: vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti, e il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza”.
agensir.it, 23 ottobre 2026 “Di fronte a un sistema in sofferenza, anziché interrogarsi sulle ragioni della crescita della popolazione detenuta e investire in prevenzione, educazione e percorsi di responsabilizzazione, il ministro propone di aumentare i posti in carcere e di avvicinare ulteriormente il circuito minorile a quello degli adulti”. Così commenta Antigone le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio sull’ipotesi di ampliare la capienza delle carceri minorili e destinare ai ragazzi settori degli istituti penitenziari per adulti. “La logica - dichiara Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone - sembra essere quella del ‘colpirne uno per educarne cento’ Ma la giustizia minorile non può essere usata come uno strumento di intimidazione collettiva. La detenzione non è una risposta educativa e non può sostituire le politiche sociali, il lavoro delle comunità, il sostegno alle famiglie e gli interventi capaci di raggiungere ragazze e ragazzi prima che la loro situazione precipiti”
cnca.it, 23 ottobre 2026 L’Alleanza per l’articolo 27 esprime ferma preoccupazione per il nuovo decreto sicurezza varato dal Governo, che ancora una volta risponde a episodi di cronaca circoscritti con misure penali generalizzate e orientate in particolare ai minorenni. Come già accaduto con il DL Caivano e con l’introduzione dell’imputabilità obbligatoria, si rafforza un modello punitivo che rischia di tradire la funzione educativa e rieducativa della giustizia minorile, prevista dalla Costituzione e dal sistema internazionale dei diritti dell’infanzia. Il nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione e l’aggravante legata all’uso dei social per l’organizzazione delle piazze sono formule estremamente ampie, capaci di colpire non soltanto condotte effettivamente violente, ma anche forme legittime di dissenso, mobilitazione e partecipazione democratica.
di Laura Biarella
Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2026 In vigore da venerdì 23 ottobre il decreto-legge n. 190, che origina dai fatti di guerriglia nel centro di Milano intercorsi nel weekend precedente. Nuovo reato di violenza organizzata nei cortei, pene più elevate per devastazioni e danneggiamenti di gruppo, sanzioni fino a 2.000 euro per i genitori, divieti di raduno anche per i quattordicenni e 500 militari in più per le strade del capoluogo lombardo. Per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni che finisce davanti a un giudice, dal 23 ottobre cambia la domanda di partenza. Non sarà più il tribunale a dover dimostrare che quel minore era in grado di capire ciò che faceva: la capacità di intendere e di volere si presumerà, salvo prova contraria. È la novità più impattante del decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, che reca “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della stessa giornata e in vigore dal giorno successivo.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 23 ottobre 2026 Il guardasigilli interviene sugli scontri dell’ultimo weekend. Nel capoluogo lombardo però le custodie cautelari sono solo tre. Sovraffollamento anche negli istituti per i ragazzi. Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti”. A intervenire sui tafferugli di Milano è il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. E così, pensando al fatto che i disordini dell’ultimo fine settimana possano ripetersi (il che, al momento, rimane un’ipotesi) il ministro ha presentato la soluzione più lineare, aumentare i posti nelle carceri minorili, anche ricorrendo agli istituti per adulti.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 23 ottobre 2026 Il Guardasigilli: “Possibile usare anche sezioni dei penitenziari per gli adulti”. Insorgono anche avvocati e magistrati. Ragazzi, è tempo di puntare sulla repressione. La strategia ora c’è: nuove celle, altre carceri soprattutto per i minori. “Spedirli dietro le sbarre”, è sicurezza. Anzi, peggio. Spunta di nuovo l’idea di impiegare “alcuni settori dei penitenziari per gli adulti”, cioè quelli già sovraffollati e al collasso da anni, per infilarci dentro i fermati under 18, dopo la saturazione dei 19 Ipm italiani, gli istituti penali per i giovanissimi. Esplode l’ultimo caso Nordio. Eccola la ricetta choc del governo, a una settimana dai disordini di Milano. Almeno a sentire il ministro della Giustizia che ieri mattina, in tv, usa parole di plastica ruvidezza.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 ottobre 2026 Ipm e sezioni penitenziarie dedicate agli over 18. Sindacati e associazioni: “Deleteria per tutti, la commistione con gli adulti”. Estendere agli Istituti penali minorili (Ipm) il piano di edilizia penitenziaria, concepito finora per ridurre il sovraffollamento delle carceri per adulti, almeno stando al disegno varato dal governo nel luglio 2025, è la vera novità dell’ultima esternazione del ministro di Giustizia Carlo Nordio. Più che un progetto - che con i numeri attuali non troverebbe, pur volendola, neppure una vera giustificazione - sembra una esplicita dichiarazione di ostilità al mondo giovanile. Ma ciò che preoccupa maggiormente i più rappresentativi sindacati della polizia penitenziaria e gli addetti ai lavori è in realtà l’intenzione di recludere detenuti minorenni in settori di carceri per adulti. “È a rischio la tenuta dell’intero sistema”, avverte ad esempio Gennarino De Fazio, segretario della Uil Fp Pp.
di Anna Laura Bussa
Il Manifesto, 23 ottobre 2026 Cristina Maggia, già presidente del Tribunale dei minori di Brescia: “Vietare i social ai minori? I ragazzi sono furbi e troveranno un modo per aggirare il divieto”. “Una risposta adolescenziale da parte di adulti al grande tema delle proteste giovanili”. Cristina Maggia, già presidente del Tribunale dei minori di Brescia, non ha dubbi: con un modo di legiferare così “bulimico e repressivo”, come quello portato avanti da questo governo, non si risolvono i problemi. Secondo lei, che è stata anche giudice e procuratrice minorile, la proposta del governo illustrata dal ministro Carlo Nordio per “rispondere ai disordini di Milano” non serve. I ragazzi, osserva, meritano di essere ascoltati e non chiusi in un carcere. Avrebbero bisogno di luoghi di aggregazione soprattutto nelle periferie e di “adulti autorevoli” per indicare loro strade diverse da quelle della violenza e della repressione.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 ottobre 2026 Onorevole Michela Di Biase (Partito democratico), innanzitutto come interpretare gli scontri di questi ultimi giorni? “Siamo di fronte a una rottura del patto sociale nel nostro Paese. Sono scesi in piazza studenti, giovani, agricoltori, autotrasportatori. Soggetti diversi che pongono questioni concrete: il caro vita, il diritto allo studio, il lavoro, l’impossibilità di immaginare un futuro migliore. Il Governo Meloni, invece di affrontare le ragioni del disagio, sceglie ancora una volta di esibire il pugno duro. È una risposta profondamente sbagliata. Il populismo penale non risolve i problemi, è soltanto un modo per aggirarli”.
di Adriano Solidoro
Il Manifesto, 23 ottobre 2026 Dopo i fatti di Milano, Mattarella ha chiesto un’analisi non affrettata su “soggetti inediti”. Il governo ha risposto in poche ore con un decreto e annunciando più celle. Il caso della “Violence reduction unit” di Glasgow, che nel 2005 era la capitale europea dell’omicidio e vent’anni dopo ha toccato il record negativo di morti ammazzati. Dopo il fine settimana di disordini a Milano, il governo ha deciso in fretta. Cinquecento militari in strada, un decreto in quarantotto ore, e ora il ministro della giustizia Nordio che annuncia di voler ampliare le carceri minorili perché “il sistema è in sofferenza”. Dei 271 accompagnati in questura, 220 non avevano diciotto anni, alcuni ne avevano dodici. Mattarella ha chiesto un’analisi su “soggetti inediti”. Il governo ha risposto con più celle. Nessuno, a palazzo Chigi, ha detto che cosa pensa di fare con dei ragazzini che sfondano vetrine in diretta su TikTok, né a chi toccherà occuparsene lunedì mattina, quando i militari saranno in piazza Duomo e loro altrove.
di Corrado Quinto
gariwo.net, 23 ottobre 2026 Entrare in carcere significa perdere la libertà di movimento. Non dovrebbe significare perdere anche la possibilità di imparare. Eppure, tra il riconoscimento del diritto all’educazione e la possibilità concreta di esercitarlo si frappongono ostacoli molto materiali: un’aula che manca, un corso incompatibile con il lavoro, un trasferimento da un carcere ad un altro che interrompe gli studi. A volte manca anche qualcuno che aiuti a riconoscere un desiderio di apprendimento mai espresso, perché la scuola è stata, molto prima della detenzione, un’esperienza di esclusione.
GIURISPRUDENZA
di Simone Marani
altalex.com, 23 ottobre 2026 Il beneficio deve mantenere il carattere di eccezionalità anche se va parametrato alle esigenze di umanizzazione della pena (Cassazione n. 21100/2026). Il permesso di necessità deve mantenere il carattere di eccezionalità anche se va parametrato alle esigenze di umanizzazione della pena. Ai fini della concessione del beneficio del permesso di necessità il giudice deve valutare la rispondenza del permesso ai concetti di umanità della pena e di rispetto della dignità del detenuto, ma deve mantenere la natura di eccezionalità, che opera quale limite alla frequenza di concessione del beneficio, tenendo in considerazione, ad esempio, anche il tempo trascorso dall’ultimo permesso concesso, al fine di evitare che il beneficio eccezionale si trasformi in uno strumento ordinario, meramente alternativo alle abituali modalità di contatto con i propri familiari.
di Virginia Serpe
giornalelavoce.it, 23 ottobre 2026 Sabato 24 ottobre la mobilitazione nazionale promossa da Plastic Free e Seconda Chance. Coinvolte dieci regioni, con detenuti, persone in esecuzione penale esterna e cittadini impegnati nella tutela dell’ambiente. Un progetto che punta a trasformare il volontariato in un’occasione di reinserimento sociale. Per un giorno saranno fianco a fianco, impegnati a raccogliere rifiuti e restituire decoro a strade, piazze e spazi pubblici. Da una parte i volontari, dall’altra persone detenute e cittadini che stanno scontando una pena fuori dal carcere. Sabato 24 ottobre, in 24 città italiane distribuite in dieci regioni, prenderà vita una mobilitazione nazionale che unisce la tutela dell’ambiente a un obiettivo sociale più ambizioso: offrire a chi ha commesso un reato la possibilità di partecipare ad attività utili alla collettività, costruendo nuove relazioni e recuperando un ruolo attivo nella società.
di Enrico Camanzi
Il Giorno, 23 ottobre 2026 Sovraffollamento, sporcizia e degrado. È la fotografia del carcere di Cremona, dove - secondo la denuncia dell’Associazione Antigone - nelle celle sarebbero stipati troppi detenuti, almeno il 60% in più rispetto alla capienza, costretti a convivere con una “fortissima presenza di mosche e cimici del letto”. La denuncia arriva dopo l’ultima visita degli attivisti di Antigone, realtà che si batte per “i diritti e le garanzie nel sistema penale”, alla Casa circondariale di Cremona, rilevando una situazione di “grave criticità” sotto diversi aspetti. “A fronte di una capienza regolamentare di 391 posti, l’istituto ospita attualmente 627 persone detenute - si legge nel dossier di Antigone - registrando così un tasso di sovraffollamento del 160%, pari a un superamento del 60% della capienza effettiva”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 23 ottobre 2026 Dal 2016, ogni anno l’azienda Callipo forma e assume sette persone ristrette nella casa circondariale calabrese, per il confezionamento delle idee regalo natalizie. A oggi, coinvolti in 70. Giacinto Callipo, membro del cda dell’azienda: “Attraverso il lavoro offriamo ai detenuti coinvolti un’opportunità concreta, un riconoscimento economico, la possibilità di sentirsi parte di una squadra e, mi auguro, la speranza di guardare al futuro con una prospettiva diversa”.
di Alfredo Marchetti
La Nazione, 23 ottobre 2026 Un tavolo di lavoro partecipativo dedicato alla stesura e alla condivisione del nuovo Regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Garante provinciale dei diritti delle persone private della libertà personale. All’incontro di palazzo Ducale promosso dall’amministrazione provinciale, hanno preso parte la direzione penitenziaria, il personale di polizia e trattamentale, le organizzazioni sindacali, il Terzo Settore, nonché le principali realtà dell’associazionismo civile e religioso locali. L’istituzione della figura del Garante costituisce un presidio di civiltà, democrazia e legalità con una profonda valenza etica e strategica, volto a dare attuazione ai principi costituzionali del rispetto della dignità umana e della funzione rieducativa della pena.
di Sara Minciaroni
La Nazione, 23 ottobre 2026 Prosegue il percorso di confronto istituzionale promosso dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, avvocato Andrea Pensi, con le amministrazioni comunali dei territori umbri nei quali sono presenti strutture penitenziarie. Nel corso delle visite ai municipi tenutesi nelle scorse settimane, il Garante ha incontrato direttamente la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, e il sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, avviando un confronto sulle iniziative che le rispettive amministrazioni promuovono e sostengono all’interno degli istituti penitenziari e sulle ulteriori possibilità di collaborazione per garantire i diritti delle persone detenute.
di Vitalba Azzollini
Il Domani, 23 ottobre 2026 Dopo le violenze di Milano e di altre città, il governo ha introdotto nuove misure di sicurezza. Prima di approvarle, sarebbe stato il caso di verificare quali risultati avessero prodotto le disposizioni già in vigore e se fossero davvero necessarie ulteriori norme penali, che si affastellano su quelle precedenti. Un decreto Sicurezza dopo l’altro, nuove disposizioni penali, sanzioni più severe: il governo Meloni ha fatto del rafforzamento degli strumenti repressivi uno dei cardini della propria politica di “legge e ordine”. In questi anni, tra l’altro, ha aggravato le pene per i danneggiamenti commessi durante le proteste, ampliato i casi di arresto in flagranza differita e, per prevenire le violenze nelle manifestazioni pubbliche, introdotto anche il fermo preventivo, che consente di trattenere negli uffici di polizia persone la cui condotta potrebbe mettere concretamente in pericolo il pacifico svolgimento dell’evento.
di Guido Viale
Il Manifesto, 23 ottobre 2026 “Esistiamo anche noi”. Questo è il messaggio secco, chiaro, a tutto tondo, radicalmente politico, lanciato dai protagonisti degli scontri e dei saccheggi dello scorso week-end nei centri di alcune città italiane. Molti, non tutti, minorenni e persino bambini. Molti, non tutti, immigrati di seconda o terza generazione, italiani accomunati dalla povertà. Quei ragazzi, per far sapere che esistono non hanno altri mezzi. D’altronde succede un po’ a tutte le categorie che protestano. Lo sanno bene operai e studenti in lotta. Ma non era per saccheggiare i negozi che sono scesi in piazza. A Milano, epicentro di questo “scandalo” nazionale, tutto è cominciato con l’indebito blocco di un corteo. A Torino hanno devastato una libreria senza portare via nemmeno un libro: non volevano rubare, volevano “spaccare”.
di Tommaso Greco
Avvenire, 23 ottobre 2026 In quella che ovunque sembra una nuova “epoca del manganello” non è strano il fatto che quando si parla di sicurezza si escluda ogni domanda che riguardi quella del lavoro e sul lavoro, oppure sulle cure sanitarie? In attesa degli accertamenti sulle responsabilità individuali relative ai danneggiamenti, ai furti, nonché all’uso smodato della violenza (da criti-care e rifiutare qualunque sia la parte da cui essa proviene), ciò che sta succedendo in questi giorni fa emergere il sospetto che, a livello globale, quanto più si parla di sicurezza - e quanto più si agisce per la sicurezza - tanto più ci sentiamo insicuri. E forse non è un caso. Perché la sicurezza è ormai da tempo il luogo centrale della legittimazione politica - è su di essa che i governi chiedono il consenso dei cittadini - e per questa ragione sembra non possa essere affrontata se non attraverso parole, metodi, azioni che lascino intatto, o addirittura finiscano per accrescere il senso di insicurezza.
di Fabio Cavallari
ytali.com, 23 ottobre 2026 A Milano abbiamo contato duecentoventi minorenni accompagnati in Questura. Non abbiamo contato gli adulti. Dopo i disordini del 18 ottobre, 271 persone sono state accompagnate negli uffici di polizia: 220 minorenni, 60 cittadini stranieri e 211 italiani. Trentadue arresti, ventotto denunce, quattordici operatori delle forze dell’ordine feriti. Sono dati che non descrivono l’intera piazza, né consentono di attribuire a tutti le responsabilità di alcuni. Ma rendono difficile liquidare quei disordini come una violenza semplicemente importata. Non sappiamo quanti fossero figli di famiglie immigrate. Sappiamo che quei ragazzi appartengono alla società nella quale sono cresciuti. E la domanda, prima ancora di riguardare ciò che hanno fatto, riguarda ciò che noi adulti abbiamo insegnato loro a considerare normale.
di Maria Corbi
La Stampa, 23 ottobre 2026 Le cronache di questi giorni parlano (anzi urlano) un disagio giovanile diffuso: i due ragazzini di Roma che “per noia” terrorizzano un quartiere e riducono in fin di vita un uomo. Leonardo che lascia i suoi 15 anni sul terrapieno di un sentiero, per gioco: il trattore preso di nascosto nella rimessa del nonno si ribalta e lo uccide. Una prova di coraggio, una goliardata, la voglia di essere “fighi” davanti agli amici che assistono (e poi daranno l’allarme). Tre ragazzine che a Pordenone aggrediscono una quattordicenne, finita poi in ospedale, mentre 15 coetanei rimangono a guardare. E poi i coltelli usati con rabbia contro professoresse, e le vetrine sfasciate da un orda infuriata di giovanissimi, E si potrebbe andare avanti.
DOCUMENTI
Rassegna stampa del 23 ottobre 2026 sul decreto legge in materia di sicurezza pubblica
Articolo. "Al 41-bis, che cosa rende pericolosa la terza ora?", di Dario Sorbo
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 19 ottobre 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 25 ottobre 2026
Progetto Costruire il domani. "Incontri sulla Giustizia Riparativa" (Trieste, 28 ottobre 2026)
"Il carcere e il carcere minorile: corso di etica sociale" (Bologna, fino all'11 dicembre 2026)
CORSI DI FORMAZIONE
CONCORSI E PREMI