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Notiziario quotidiano dal carcere

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Edizione di mercoledì 21 ottobre 2026

di Stefano Anastasia

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 “Da anni ormai la Corte europea … ha sanzionato quei sistemi che, con esclusioni automatiche come quella italiana, negavano ogni rilevanza ai progressi compiuti dal condannato nel corso degli anni di carcere… è … prima ancora la Costituzione che stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del reo. Di tutti i rei. … Negare rilevanza al complessivo atteggiamento del detenuto nel corso dell’esecuzione della pena, o vincolarla a condizioni rigide e automatiche, impedisce l’opera di rieducazione”. Così scriveva su La Stampa del 19.10.2019 Vladimiro Zagrebelsky, all’indomani della decisione della Corte europea dei diritti umani nel caso Viola che ha aperto al superamento del regime ostativo ai benefici penitenziari per gli autori di reati di criminalità organizzata.

 

di Gianpaolo Catanzariti*

Il Dubbio, 21 ottobre 2026 C’è una stampa che si interroga su cosa si debba fare per contrastare la malsana idea del “marcire in galera” e c’è poi La Stampa che da alcuni giorni ha tirato su una ben orchestrata campagna di disinformazione, spacciandola per inchiesta-verità, sulle facili concessioni di permessi ai mafiosi. Una campagna che mistifica la realtà, utilizza dati per nulla verificati, se non addirittura smentiti, utile, però, per irrobustire l’arco costituzionale del populismo e per ridare fiato alle solite litanie sulle “carceri in mano alla criminalità organizzata”. Non è la prima volta che ciò accade e non sarà di certo l’ultima, specie alla vigilia di particolari questioni di costituzionalità sul carcere demandate alla Consulta.

 

di Leandro Del Gaudio

Il Mattino, 21 ottobre 2026 Una rete da pesca all’esterno delle carceri, per annullare i droni che trasportano armi, droga e telefoni; ma anche carceri blindate, come a Secondigliano, dove un jammer (una sorta di scudo antifrequenze) rende inutile il possesso degli smartphone; per non parlare poi di un gruppo di agenti specializzati nel contrasto ai reati che vengono consumati all’interno dei padiglioni delle nostre case circondariali. Sono queste le tre mosse fortemente volute dal procuratore Nicola Gratteri, per spezzare i contatti tra i boss detenuti e i clan di appartenenza, per stroncare sul nascere traffici illegali e garantire il rispetto delle regole all’interno delle celle.

 

di Mauro Bazzucchi

Il Dubbio, 21 ottobre 2026 Via libera alle nuove norme dopo gli scontri di Milano, Meloni: “Chi rompe paga”. Dal Colle arriva il no ai poteri speciali per i militari. Alla fine il governo ha varato il nuovo decreto sicurezza ma, stando ai retroscena, ha dovuto rinunciare alla misura più controversa: l’attribuzione di poteri di polizia giudiziaria ai militari. A pesare sarebbero state soprattutto le perplessità emerse nel confronto con gli uffici del presidente Sergio Mattarella. Nonostante ciò, alcune norma annunciate sono presenti nel Dl e la presidente del Consiglio, non appena conclusa la riunione dell’esecutivo, ha diffuso un video in cui ha sommariamente descritto le misure (“Introduciamo il principio ‘chi rompe paga’“), ma ha speso le maggiori energie per polemizzare contro chi giustifica le violenze, sottolineare che molti dei minori fermati ...

 

di Carmelo Caruso

Il Foglio, 21 ottobre 2026 Il dispiacere di Crosetto. Dopo le violenze di Milano, il decreto sicurezza media tra la linea dura di Salvini e Crosetto e i paletti del Quirinale: nuove fattispecie di reato e fermo preventivo, ma niente poteri di polizia all’esercito. La destra voleva più divise, la sinistra guarda a Gerico. E il Colle traccia il confine. Meglio cinquecento soldati a Milano o un ceffone di papà? Dice Fabio Rampelli, il maestro di FdI, della generazione Meloni: “Io manderei i maranza a fare la resistenza in Ucraina, ecco quale sarebbe il mio provvedimento”. Scartavetrato da Mattarella, passa in Cdm il decreto Meloni di ferro. Nasce il reato di partecipazione violenta, si prevede il fermo preventivo per i minori, e se il figlio devasta, paga la famiglia.

 

di Adriana Logroscino

Corriere della Sera, 21 ottobre 2026 Imputabilità dei minorenni, soldati a Milano, nuovi reati: il decreto legge varato martedì dal governo, spiegato nel dettaglio. Martedì 20 ottobre 2026 il governo ha varato un decreto legge sulla sicurezza. L’approvazione arriva dopo gli scontri e i disordini in diverse città - ma principalmente a Milano - degli scorsi sabato e domenica. Ecco che cosa cambia.

 

ansa.it, 21 ottobre 2026 In quattro anni sei diversi Decreti legge e un Disegno di legge. Dalla stretta anti-rave dell’ottobre 2022 al nuovo decreto adottato ieri, sono diversi i provvedimenti del governo che hanno mirato a imprimere una stretta sul fronte della sicurezza, con una particolare attenzione ai minori che delinquono. Ecco le principali misure, spesso seguite a fatti da cronaca.

 

di Stefano Zirulia

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 Nel dibattito sugli scontri e sui danneggiamenti a Milano emerge, tra le tante, una tendenza preoccupante: quella di considerare i responsabili come una massa indistinta, nei confronti della quale invocare arresti, misure cautelari e pene esemplari. Di fronte a episodi di violenza collettiva, il nostro ordinamento impone di seguire una strada diversa, improntata al rispetto di alcuni fondamentali principi. I quali, va ricordato, non sono inutili orpelli o fattori di impunità, bensì garanzie contro gli eccessi punitivi dello Stato di cui siamo tutte e tutti beneficiari. Il punto di partenza è il principio secondo cui la responsabilità penale è personale, sancito dall’articolo 27 della Costituzione. Significa che ciascuno risponde delle proprie azioni, compiute con coscienza e volontà, e non di quelle altrui.

 

di Matteo Castagnoli e Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 21 ottobre 2026 Per il giudice a Milano c’è un “preciso progetto di destabilizzare l’ordine pubblico. Oggi altri 41 (tra cui 35 minorenni) finiscono davanti al gip. “Ero a Cesano Boscone sabato 17 ottobre e mentre aspettavo il bus ho incontrato alcuni miei amici che mi hanno detto di andare in Duomo a Milano a “fare la rivolta” con loro, e io sono andato”, dice un 19enne al giudice. “Il passamontagna me lo sono portato dietro ma perché era un oggetto un po’ “scenico”, prova a spiegare un 21enne, “mi era arrivato su TikTok un video in cui si chiamava a questa manifestazione per il carovita e ho deciso di aderire perché l’azienda di mio padre sta facendo di tutto per licenziarlo, ma poi una volta lì, sbagliando, mi sono fatto influenzare da quello che stava succedendo”.

 

di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 21 ottobre 2026 La Corte d’appello di Cagliari non penalizza le “frasi di cortesia” generate dall’assistente virtuale: l’origine automatica di alcune parole non prova che l’algoritmo abbia svolto attività interpretativa, valutativa o decisoria. L’utilizzo dell’Intelligenza artificiale da parte del giudice sarà sempre più frequente e con limiti ben definiti. Il più importante riguarda l’insostituibilità del magistrato - identico discorso vale per l’avvocato - nell’argomentazione, interpretazione e decisione. L’algoritmo è uno strumento non il giurista che elabora, argomenta, decide. Particolarmente interessante è una ordinanza della Corte d’appello di Cagliari del 23 luglio scorso (si tratta della n. 182), riguardante una frase contenuta nella motivazione di una sentenza del Tribunale di Oristano in cui emerge l’impiego di un sistema di IA generativa.

di Anna Larussa

altalex.com, 21 ottobre 2026 In caso di esito positivo del programma non è prospettabile alcuna mitigazione ulteriore del trattamento sanzionatorio (Cassazione, sentenza n. 22940/2026). Se la pena base è stata determinata dal giudice nel minimo edittale e ridotta nella massima estensione consentita dalle attenuanti, non sussiste alcun interesse al ricorso avverso il diniego di giustizia riparativa, in quanto non è prospettabile alcuna ulteriore mitigazione del trattamento sanzionatorio conseguente all’eventuale buon esito del programma (Cassazione penale, sentenza n. 22940/2026).

 

Il Mattino, 21 ottobre 2026 Microfoni spenti e taccuini chiusi: “Un’altra figuraccia, è stata gestita male la vicenda”. È questo il pensiero che si rincorre a Palazzo Moroni il giorno dopo la seconda votazione del Consiglio comunale sul garante dei detenuti, conclusasi con un altro nulla di fatto. Se al primo turno erano necessari i due terzi dell’aula, lunedì sera bastava la maggioranza assoluta, vale a dire 17 voti, per eleggere Paola Cameran, 68 anni, magistrata padovana in pensione e unica candidata a ricoprire questo importante ruolo di garanzia per il Comune. E invece la maggioranza di centrosinistra, in particolare l’assessora al sociale Margherita Colonnello, non è riuscita a portare a casa la nomina.

 

di Sergio D’Elia

huffingtonpost.it, 21 ottobre 2026 Una casa e anche una famiglia: con la cucina, gli animali, l’orto, i campi intorno. Cristianamente, non giudica nessuno, accoglie tutti: giovani e anziani, immigrati ed emarginati, malati di droga e malati di mente, persone senza fissa dimora o di casa nel penitenziario di Rovigo, da dove arrivano per la messa alla prova, lavori di pubblica utilità, permessi premio o misure alternative alla detenzione. Il carcere di Rovigo ha dieci anni di vita, sorge nella periferia est della città, vicino alla Cittadella Sanitaria. Carcere e ospedale sono vicini, materialmente e simbolicamente, accomunati dall’essere luoghi di pena e, forse, di riabilitazione. L’istituto è già sovraffollato oltre la media nazionale, il trattamento è già pregiudicato dalle carenze strutturali e di personale.

 

di Giovanna Patanè

bnews.unimib.it, 21 ottobre 2026 Garantire il diritto allo studio e trasformare il tempo della detenzione da spazio “sospeso” a percorso fecondo di crescita personale e riscatto: è su questi principi che si fonda l’impegno dell’Università di Milano-Bicocca all’interno degli istituti di pena. Attivo dal 2013 e parte della Conferenza Nazionale Universitaria dei Poli Penitenziari (Cnupp - Crui), il Polo penitenziario di Ateneo rappresenta un ponte concreto tra la comunità accademica e la società, investendo sulla formazione come leva fondamentale per il reinserimento di chi commette reati e l’abbattimento della recidiva.

 

La Nazione, 21 ottobre 2026 Visita degli assessori Nardini e Boni alla struttura inagibile per due terzi. Fanfani: “Non possiamo più permettere che una sezione resti inutilizzata”. Due terzi della struttura sono vuoti, perché i lavori di restauro sono rimasti sospesi. Un “paradosso”, quello della casa circondariale aretina, che ieri ha richiamato l’attenzione degli assessori regionali Filippo Boni e Alessandra Nardini, arrivati in carcere per una visita, guidata dal Garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani e dalla garante comunale Sandra Rogialli.

 

forlitoday.it, 21 ottobre 2026 L’evento rientra nella sesta edizione di “Trasparenze di Teatro Carcere”, la rassegna regionale promossa dal Teatro del Pratello in collaborazione con il Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna. Un ponte teso tra l’istituto penitenziario e il territorio per trasformare il palcoscenico in uno spazio di condivisione, incontro e superamento dei propri limiti. Si intitola “Scrivere il palcoscenico” lo spettacolo teatrale che debutterà lunedì 26 ottobre, alle 15, all’interno della casa circondariale di Forlì di via della Rocca. L’evento rientra nella sesta edizione di “Trasparenze di Teatro Carcere”, la rassegna regionale promossa dal Teatro del Pratello in collaborazione con il Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna.

 

di Ylenia Cecchetti

La Nazione, 21 ottobre 2026 Lo spettacolo si terrà domenica al Teatro del Popolo. Sul palco anche gli allievi e le allieve dei corsi. Una scena dello spettacolo “Fuoco vivo”, che domenica alle 17 porterà sul palco del Teatro del Popolo di Castelfiorentino i detenuti del carcere di Livorno. Al centro della scena, una rilettura corale e originale di “Fahrenheit 451”, il capolavoro distopico del 1953 dello scrittore americano Ray Bradbury: i libri sono banditi e il pensiero critico è considerato un pericolo. In un mondo che brucia le parole per uniformare le menti, un gruppo di resistenti decide di custodire la letteratura a memoria, diventando essi stessi “uomini-libro”.

 

di Gabriele Ragnini

L’Espresso, 21 ottobre 2026 Nel carcere con il tasso di recidiva più basso d’Italia, i laboratori danno spazio alla creatività dei detenuti. “30 Op” è il secondo album rap registrato a Bollate. Di stare tutto il giorno fermo Anthony proprio non vuole saperne. Al quarto reparto è fatto risaputo: lo puoi trovare in palestra, nel campetto da calcio, a nuotare in vasca, oppure al pianoforte. In cella mai. “Già da prima di entrare qui ero una mina”, esordisce, circondato dai libri che riempiono gli scaffali della biblioteca. La sua scorreria quotidiana s’interrompe però davanti a una porta, dove un agente gli affida le chiavi dello studio di registrazione, l’ultima tappa di giornata. A Bollate, la seconda casa di reclusione di Milano, funziona così: chi merita fiducia la riceve, per poi tracciare da lì la via d’uscita.

 

gnewsonline.it, 21 ottobre 2026 Ieri pomeriggio, all’Istituto penale per i minorenni di Roma - Casal del Marmo, il cinema ha aperto uno spazio di incontro e riflessione. Dopo la visione di Io Capitano, diretto da Matteo Garrone, che racconta il drammatico viaggio di due giovani senegalesi verso l’Europa, le ragazze e i ragazzi ospiti dell’Istituto hanno avuto l’opportunità di dialogare con il regista e gli attori protagonisti. L’iniziativa è stata proposta dall’Associazione “L’Arte non ha sbarre”, che promuove crescita, integrazione e valorizzazione culturale attraverso l’arte. Già attiva nell’Ipm con un progetto di street art, l’Associazione coinvolge giovani detenuti e cittadini in laboratori e percorsi artistici, con l’obiettivo di creare un ponte tra il dentro e il fuori.

 

di Vincenzo Vita

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 Sulla costruzione della violenza attraverso un ampio e diffuso ricorso agli strumenti mediali esiste una vasta letteratura, frutto di esperienze sul campo oltre che di analisi sociologiche. Negli anni Settanta del secolo scorso il dibattito e gli studi furono assai estesi ed accurati, ad esempio. Dopo la mattanza della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto in occasione del G8 nel 2001 si ebbe una svolta drammatica nell’uso a fini repressivi dell’informazione dominante e dopo l’immediatamente successivo 11 settembre degli Stati uniti la spirale autoritaria si modellò in modo stabile. Le stagioni seguenti sono state largamente influenzate da un paradigma ossessivamente volto ad omologare il clima di opinione.

di Alice Castagneri

La Stampa, 21 ottobre 2026 “La violenza non è in piazza, ma nei sogni che ci negano”. “Con le buone non cambi le cose”, scrive Marracash sui social dopo gli scontri di Milano. “Benvenuti nel mondo reale in cui ogni giorno ci sono problemi e si lotta per non appendersi con una corda al soffitto”, commenta Artie 5ive. Sayf gli fa eco: “La violenza delle manifestazioni non è e non sarà mai paragonabile alla violenza con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone”. E mentre Ghali invita a “concentrarsi su chi manifesta pacificamente”, Fedez lancia stoccate a lui e Marra: “Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla Prima della Scala, si è fatto fotografare con Sala. Ragazzi, siete pedine di un gioco. Dentro le vetrine distrutte ci sono gli artisti che vi sostengono”.

 

di Gad Lerner

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 Raccolgono un guanto di sfida lanciato contro di loro, i maranza, le baby gang, terminologia del disprezzo non solo della (ex) grande stampa ma del Viminale e di Palazzo Chigi. Un giorno circonderanno d’inferriate il quadrilatero milanese della moda, come già i compound di lusso a Lagos o Città del Messico? Siamo complici dei teppisti se diciamo che il 17 e 18 ottobre sotto la Madonnina si è consumata violenza in miniatura? Un milione di danni, suvvia, deprecabile ma incomparabile alla violenza quotidiana teorizzata via social e messa in pratica dai potenti della terra. Capi di Stato e tecnocrati che detengono le armi vere e teorizzano di remigrare nei Paesi degli antenati una quota dei loro concittadini in quanto “spazzatura”, “zombie”, “invasori”.

 

di Davide Rondoni

Avvenire, 21 ottobre 2026 Ai ragazzi che protestano sembra interessare solo il benessere materiale, ma il problema è che la ricerca di senso è stata ridotta a rivendicazione. Uno scempio di cui sono responsabili gli adulti che non hanno trasmesso un senso positivo dell’esistenza. Circa vent’anni fa su questo giornale scrivevo: “La bomba su cui siamo seduti sono i nostri ragazzini”. Presentivo che sulla adolescenza e la giovinezza si addensavano varie nubi che oggi sono una tempesta. Non era solo (possibile) preveggenza dei poeti, ma era l’andare in giro per molte scuole, il guardare alcuni disastri, come quelli della non-formazione estetica artistica dei ragazzini. Ci ho scritto libri, lanciato allarmi, fatto proposte. Oggi quelle parole mi tornano vedendo come molti stanno leggendo il disagio e anche la violenza con occhiali vecchi di cent’anni, ideologici, schematici tra ordine e rivoluzione.

 

di Giuliano Santoro

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 Due rischi speculari: quello della criminalizzazione della rabbia e quello della sua politicizzazione forzata, alla ricerca di un soggetto rivoluzionario. Quest’ultimo pare sventato. Il primo esiste, e non viene solo dal governo. Bisogna indossare occhiali nuovi e disporsi a categorie inedite per leggere ciò che avviene nelle piazze in questi giorni e per cogliere il senso politico dell’insorgenza dei giovanissimi che ha come epicentro Milano. Per farlo, occorre evitare due rischi speculari, entrambi ad alto tasso di politicismo. Il primo porta a bollare i cosiddetti “maranza” come utili idioti della destra: gli untorelli postmoderni. Il secondo conduce a salutarli così, sic et simpliciter, come il nuovo soggetto rivoluzionario dei nostri tempi finalmente precipitato nelle nostre città bisognose di conflitto.

 

di Susanna Marietti*

Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2026 La sola risposta che i giovani hanno avuto negli anni alle loro richieste sono stati i pacchetti sicurezza, la promessa di altre e più dure punizioni. Venite a farvi un giro nelle carceri minorili. Come più e più volte abbiamo scritto nel corso degli scorsi mesi e anni, questo governo ha dichiarato fin dal giorno del suo insediamento una vera propria guerra ai giovani. Che alla guerra si risponda con la guerra, che chi è attaccato reagisca, è qualcosa che non può sorprendere. Il primo Consiglio dei Ministri del governo in carica, nell’ottobre 2022, fu utilizzato per introdurre il reato di rave party. A un anno di distanza, nel settembre 2023, è arrivato il Decreto Caivano, il più grande stravolgimento del sistema della giustizia penale minorile italiana, un sistema che era fondato sull’approccio educativo, sull’integrazione sociale, sul principio del superiore interesse del minorenne.

 

di Mario Di Vito

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 L’attesa dei nuovi riot e i dubbi della questura. Gli agenti contrari all’uso dei militari: “Non sono adatti a gestire l’ordine pubblico”. A volte l’ordine pubblico evolve in sociologia. Il ragionamento lo fa ad alta voce un uomo dello stato specializzato in questioni di piazza: la crisi dei corpi intermedi, dice, tocca tutti gli ambienti. Insomma una volta c’erano i famosi centri sociali a fare da camera di compensazione nella gestione delle manifestazioni. Persone con cui discutere e litigare su cosa fare e cosa non fare in determinate situazioni. Ci si incontrava prima e durante, si studiavano i percorsi, si trattavano concessioni, in qualche modo ci si avvicinava anche alle frange più radicali. Adesso, soprattutto a causa della guerra senza quartiere che il governo ha scatenato contro i movimenti tra sgomberi e disincentivi penali a praticare persino la più innocua forma di conflitto sociale, la questione è diventata assai più complessa.

 

di Nadia Urbinati*

Il Domani, 21 ottobre 2026 I movimenti del ‘77 avevano ancora un’idea di futuro ed erano sicuri delle proprie forze. Questi sono distruttivi, disperati e pessimisti. E invece di produrre più libertà o condizioni di vita migliori, producono lo spostamento dell’opinione pubblica verso la legittimazione di una politica securitaria. Il conflitto post politico, come reazione assoluta e sollevamento, ha dominato i media, seguendo un trend già noto. Il XXI secolo è iniziato con una serie di manifestazioni popolari di scontento: i girotondi, i Vaffa Day, le primavere arabe, Occupy Wall Street, gli indignados, i forconi, i gilet gialli. Diversissimi tra loro e non necessariamente violenti. Più i movimenti si sono succeduti, più hanno avuto risvolti violenti.

 

di Roberto Maggioni

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 Nei canali social che hanno intercettato le proteste di Milano è apparso il primo comunicato del Movimento 17 ottobre. “Non ci rappresenta nessuno. Ci rappresentiamo da soli”. Inizia così il primo comunicato del Movimento 17 ottobre, un gruppo nato sui social dopo gli scontri di Milano di sabato e domenica scorsi che sta attirando l’attenzione di media e questure di mezza Italia. Il profilo compare per la prima volta su Instagram e Telegram nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 ottobre. I riot di Milano e le proteste in decine di altre città non sono passati da qui, la scommessa di chi sta dietro questa pagina social è provare a intercettare quella disponibilità a scontrarsi in piazza per incanalarla verso obbiettivi politici più espliciti.

 

di Luca Bottura

Il Domani, 21 ottobre 2026 “Chi bombarda le raffinerie brucia il pianeta”. L’ha scritto davvero, un manifestante, l’altro giorno a Bologna. Fotografato, è stato commentato con ironia dal web. E sì: si tratta - per dirla con Stiglitz - di una boiata col botto. Ma, per citare invece Kant, quel giovane manifestante ha tutto il diritto di non capire un cazzo. E la colpa è nostra. È della mia generazione, che gli ha raso al suolo il rapporto causa-effetto per mezzo di una politica imbelle e dei suoi mezzi di comunicazione. Tutti o quasi, persino quelli non inquinati alla fonte dal puro scopo propagandistico, spacciatori di un linguaggio drogato, tossico. Che, certo, è partito a metà degli anni Dieci. E, certo, è ibridato dagli eredi di Prigozhin. Ma ci mette dalla parte di chi ha ferito a morte lo spirito critico.

 

di Giacomo Puletti

Il Dubbio, 21 ottobre 2026 Parla l’ex segretario di Rifondazione comunista: “Chi governa dovrebbe studiare chi protesta e aprire con loro un dialogo alto, nelle scuole e nelle università”. Fausto Bertinotti, già presidente della Camera e segretario di Rifondazione comunista, spiega che quella che protesta “è una generazione che si è sentita tradita dalla democrazia e offesa dall’attitudine delle classi dirigenti a ignorarla” e che “quando la violenza esplode come forma di un’identità distruttiva va capita la genesi” andando “in-contro e non contro”.

di Giacomo Puletti

Il Dubbio, 21 ottobre 2026 Parla il politologo Marco Tarchi: “Con metà del Paese che è pronta ad accusare chi “criminalizza il dissenso” non c’è da stupirsi che le forze dell’ordine assumano atteggiamenti passivi”. Per Marco Tarchi, politologo dell’università di Firenze, gli scontri nelle piazze degli scorsi giorni “non sono affatto spontanei” e si possono contenere solo isolando, controllando e limitando nelle possibilità di azione gli istigatori della violenza prima che si possano inserire nelle manifestazioni di cui si avvalgono”.

 

di Lettera Firmata

Il Mattino di Padova, 21 ottobre 2026 “Mio figlio ha 24 anni ed è in comunità da tre. Per riuscire a immobilizzarlo furono necessari 5 carabinieri, un medicoe 4 infermieri. Il problema non sono le persone che lavorano ogni giorno sul campo. Il problema sono le risorse e l’organizzazione di un sistema che spesso costringe quelle stesse persone a lavorare in condizioni difficilissime. Servono servizi territoriali realmente presenti. E servono soprattutto le famiglie”.

 

di Alberto Stefani*

Mattino di Padova, 21 ottobre 2026 L’appello di chi ha un familiare che soffre di problemi psichiatrici, pubblicato dal nostro giornale, è stato raccolto dal presidente della Regione: “Risposte a problemi così complessi richiedono tempo, risorse e un lavoro condiviso”. Caro genitore, ho letto la sua lettera pubblicata ieri da questo giornale con attenzione e profonda commozione. Fra le tante parole che non mi hanno lasciato indifferente, c’è quel “Papà, salvami”, che interroga certamente lei in prima persona e, se lo permette, anche tutta la nostra comunità. Ed è proprio nella consapevolezza che una responsabilità simile debba essere condivisa, che ho deciso di scriverle.

 

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 21 ottobre 2026 Il fallimento della Bedrocan e la cessazione delle esportazioni delle infiorescenze olandesi crea un problema di approvvigionamento e di continuità terapeutica per tanti malati italiani. Tra qualche settimana i pazienti italiani in cura con farmaci a base di cannabis potrebbero incontrare gravi difficoltà di approvvigionamento. L’8 ottobre scorso infatti il tribunale di Groningen ha dichiarato fallita l’azienda olandese Bedrogan che da vent’anni produce i farmaci più utilizzati anche in Italia per patologie che richiedono un trattamento ad alto contenuto di Thc, il Bedrolite e il Bediol. E siccome la domanda da parte di chi soffre di una lunga serie di patologie - fissata nel decreto ministeriale del 9 novembre 2015 - viene soddisfatta solo in minima parte dalle infiorescenze coltivate nello Stabilimento chimico ...

 

DOCUMENTI

Articolo. "La colpevolezza: un cammino incompiuto", di Francesco Palazzo

Articolo. "La pena invisibile delle donne che hanno il compagno dentro", di Federica Lombardi

Articolo. "CPR: civiltà o inciviltà? L'avviso GNPL e la dignità dimenticata dei luoghi. Dall'architettura della detenzione amministrativa alla responsabilità del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale", di Cesare Burdese

Radio Carcere, di Riccardo Arena. "Boss & Permessi Premio. Lo scandalo inventato da giornali ma che non esiste nella realtà"

 

CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 19 ottobre 2026)

Statistiche. "Affollamento, carenza di personale, mancanza di servizi", a cura di Marco della Stella (aggiornamento al 19 ottobre 2026)

 

APPUNTAMENTI

Progetto Costruire il domani. "Incontri sulla Giustizia Riparativa" (Trieste, 21 e 28 ottobre 2026)

Seminario con Stefano Canestrari. "Madri detenute e bambini in carcere" (Bologna, 21 ottobre 2026)

Giornata di studio. "Riparazione oltre la pena: la giustizia dell'incontro. Giustizia riparativa e politiche dell'esecuzione penale alla luce della Riforma Cartabia" (Milano, 22 ottobre 2026)

Incontro di formazione. "Pena e dignità nel solco della Carta costituzionale. L'esecuzione penale tra interventi normativi e giurisprudenza costituzionale" (Bologna, 22 ottobre 2026)

Corso di formazione per Volontari penitenziari: "La realtà penitenziaria a Milano. Azioni e riflessioni" (Milano, dal 24 ottobre al 21 novembre 2026)

La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 25 ottobre 2026

Lectio magistralis di Mauro Palma. "Carcere e Costituzione: la centralità della persona nella pena" (Venezia, 26 ottobre 2026)

Conferenza Regionale Volontariato Giustizia T.A.A. "Formazione 2026 per volontari, operatori e persone interessate" (Trento, dal 27 ottobre al 14 dicembre 2026)

Incontro-dibattito. "Accoglienza e inclusione alla prova del nuovo patto europeo" (Padova, 28 ottobre 2026)

Incontro-dibattito. "Quando lo Stato usa la forza. Responsabilità, abusi, limiti e garanzie nel diritto penale" (Verona, 28 ottobre 2026)

Incontro di formazione. "Storie dal carcere. Letture a cura del Circolo dei Narratori della Biblioteca di Dalmine" (Bergamo, 29 ottobre 2026)

Progetto Costruire il domani. Convegno. "Bambini e violenza intrafamiliare. Riflessioni tra detenzione, salute e giustizia" (Roma, 30 ottobre 2026)

Teatro dei Venti. "Perdersi e Orientarsi. Il viaggio di Pinocchio in quattro atti" (Modena, 5, 6 e 7 novembre 2026)

Convegno Associazione Lunghi Cammini. "Passi e prassi. Educare e tessere relazioni col cammino" (Mestre-VE, 6 novembre 2026)

Save The Date - 57° Convegno Nazionale SEAC: "Orizzonti di giustizia, sentieri di pace" (Brescia, 27-28 novembre 2026)

"Il carcere e il carcere minorile: corso di etica sociale" (Bologna, fino all'11 dicembre 2026)

 

CORSI DI FORMAZIONE

Ciclo di lezioni specialistiche: "La violenza contro le donne e la sua evoluzione digitale. Un dialogo fra discipline giuridiche e psico-sociali" (Milano, da novembre 2026 a marzo 2027)

 

CONCORSI E PREMI

Concorso letterario SEAC. "Una favola per i miei figli. In memoria di Elisabetta Laganà" (Scadenza 15 novembre 2026)

Concorso letterario Associazione Dipende da Me. "Oltre la Mente. Le parole che non vi ho detto" (Scadenza 31 dicembre 2026)