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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di domenica 18 ottobre 2026
INTORNO AL TAVOLO DI RISTRETTI
di Salvatore Fani
Ristretti Orizzonti, 18 ottobre 2026 È un periodo che per trovare un po’ di pace mi sono chiuso in me stesso, rinunciando anche a chiamare a casa. Le telefonate mi danno la sensazione di farmi sentire incapace di gestirmi gli affetti e la famiglia. Perché è anche vero che quando in una telefonata ricevo una bella notizia, ne ricevo almeno tre brutte. È un po’ quello che succede a chi come me vive in un contesto difficile. Mi fa sorridere quando in famiglia discutiamo dei nostri problemi, ce ne usciamo spesso dicendo “C’è sempre chi sta peggio”, ora mi fa piangere questa riflessione, mi sembra che la mia famiglia sia stata spazzata via da uno tsunami.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 18 ottobre 2026 Tessera di pelle rossa, scritta oro, numero 193505: a riceverla è Claudio Bottan dall’Ordine dei giornalisti dell’Abruzzo. Da vicedirettore di ‘Voci di dentro’, giornale scritto dai reclusi nei penitenziari di Lanciano, Chieti e Vasto, Bottan ne dà notizia con un articolo sul sito del periodico. Stavolta, la notizia è lui in persona. È infatti il primo ex detenuto a essere iscritto all’Ordine. L’unico precedente conosciuto è quello di Claudio Lamponi: condannato all’ergastolo, è entrato a far parte dell’odg della Lombardia ad honorem, nel 2024.
di Simone Dinelli
Corriere Fiorentino, 18 ottobre 2026 “Non ce la facciamo più, il carcere di Massa agonizza sotto il peso di un sovraffollamento che ne rende impossibile la gestione”. A lanciare il grido d’allarme è Cesare Battisti, ex appartenente ai Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni Settanta e recluso a Massa dal 2023, dopo l’estradizione dalla Bolivia del 2019. Battisti ha scelto di affidare a una lettera indirizzata al suo legale Davide Steccanella la denuncia sulle condizioni della casa circondariale apuana. “La logistica, la sorveglianza, l’area trattamentale e il servizio sanitario sono allo sbando”, sostiene il detenuto eccellente, che punta il dito soprattutto sulle condizioni quotidiane: dalla cucina, che definisce “incompatibile con le più elementari norme igieniche”, alla “qualità e alla quantità del vitto”.
di Laura Sartini
La Nazione, 18 ottobre 2026 Il concetto di reinserimento trova concretezza nel confronto a cui ha partecipato anche il viceministro. Con il presidente del Tribunale Gerardo Boragine, l’avvocato Marco Treggi e le autorità. Il carcere non può essere l’unica risposta al reato se si vuole garantire una reale sicurezza sociale. È questo il forte messaggio emerso a Lucca durante il convegno “Non solo carcere. Le misure alternative oggi e prospettive future”, organizzato dalla Camera Penale di Lucca guidata dall’Avv. Marco Treggi (Coordinatore delle Camere Penali Toscane), con il patrocinio del Comune.
di Gaetano Cafici
websicilianews.it, 18 ottobre 2026 In Italia un affollamento reale del +141%, in Sicilia 1.300 reclusi in eccedenza e un solo educatore ogni 95 detenuti. Gianni Alemanno: “La pena non sia più ritorsione. Ormai gli istituti penitenziari sono diventati dei campi nomadi”. Il dibattito, che si è svolto nell’Aula Magna della Corte d’Appello, è stato promosso dal “Movimento Forense Palermo”. Un sistema penitenziario al collasso, strozzato dal sovraffollamento e da una visione sanzionatoria sempre più punitiva e meno rieducativa. È il quadro drammatico emerso nell’Aula Magna della Corte d’Appello di Palermo, durante il convegno “Giustizia senza vendetta - Riflessioni e proposte sul sistema sanzionatorio penale”, promosso dal “Movimento Forense di Palermo”.
di Alessandra Serio
tempostretto.it, 18 ottobre 2026 Il dialogo che permette di interrompere davvero la spirale della violenza. Come funziona il centro di Messina. Non esiste vera giustizia riparativa senza operatori che la attuino, permettendo a vittime e responsabili dei reati di incontrarsi e trovare entrambi un’altra strada da percorrere. Tanto è vero che, sino a quando non hanno cominciato a funzionare i centri per la giustizia riparativa, le prime applicazioni della nuova norma introdotta dalla riforma Cartabia hanno generato effetti paradossali e più di una perplessità. A permettere una svolta è stata una recente sentenza della Cassazione a sezioni unite che ha in sostanza dettato le linee guida per l’applicazione concreta della normativa.
di Maria Egizia Fiaschetti
Corriere della Sera, 18 ottobre 2026 Protocollo tra il Comune e l’Associazione familiari e vittime della strada. Affiancheranno i vigili nei punti sensibili: davanti alle scuole, agli uffici giudiziari, alle palestre e ai luoghi di aggregazione. Prima dovranno frequentare un corso di formazione e superare un test attitudinale. Mentre il nuovo Codice della strada, che entrerà in vigore nel 2028, introduce norme più puntuali e multe (da 40 a 160 euro) per chi non si ferma prima di attraversare o sbuca all’improvviso tra le auto in sosta, il Comune sigla un protocollo d’intesa con l’Associazione familiari e vittime della strada per il progetto “Ruote ferme, pedoni salvi”. All’accordo aderiscono anche la Prefettura, la Città metropolitana, la Questura, il comando provinciale dei carabinieri, il ministero della Giustizia, l’ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna di Roma, il Tribunale di Roma, il Tribunale di sorveglianza e l’Ordine degli avvocati di Roma.
La Sicilia, 18 ottobre 2026 Impegnati in lavori di pubblica utilità per pene brevi e percorsi riparativi. Come sancito dalla Costituzione obiettivo primario del carcere è la rieducazione e il reinserimento sociale della persona condannata, principio che a Enna sarà pienamente applicato grazie a tre convenzioni firmate dall’ente con il Tribunale di Enna, con la presidente del tribunale di Enna, Miriam D’amore, che consentiranno a quaranta detenuti di scontare la pena all’ente corpo volontari protezione civile di Enna. Destinatari della misura sono i detenuti che hanno delle pene detentive brevi, fino ai tre anni, o su richiesta dell’imputato nei procedimenti davanti al giudice di pace o per specifiche fattispecie di reato come violazione del codice della strada o violazioni in materia di stupefacenti e ancora nei casi di sospensione del processo con messa alla prova per gli imputati che ne facciano richiesta, subordinata alla prestazione di lavoro di pubblica utilità.
di Francesco Baldini
civonline.it, 18 ottobre 2026 Giovedì 22 ottobre alle 17, alla Biblioteca della Capitaneria di Porto di Civitavecchia, la presentazione del libro “Stand by me”. Un confronto sulla detenzione dei minori e sulle possibilità di recupero e reinserimento. Il carcere minorile, la tutela dei diritti e le possibilità di costruire un futuro oltre la detenzione. Sono i temi al centro del nuovo appuntamento di “Umani ancora - Incontri di lettura tra memoria e attualità”, la rassegna promossa dall’amministrazione comunale che giovedì 22 ottobre, alle 17, ospiterà la scrittrice Ivana Puleo, autrice del libro “Stand by me”.
lapressa.it, 18 ottobre 2026 Il convegno promosso oggi dal Pd: “La certezza della pena e la possibilità di recuperare una persona non sono in contraddizione. Il carcere riguarda tutta la comunità. E la sicurezza non può prescindere dall’umanità”. Così il segretario provinciale Pd Massimo Paradisi sintetizza l’incontro tenutosi questa mattina a Modena sul tema carcere, promosso dal Pd con l’onorevole Debora Serracchiani e l’onorevole Stefano Vaccari. La mattinata si è aperta con i saluti dello stesso Paradisi, Luigi Tosiani, segretario regionale del Pd, e Rossella Caci, responsabile Sicurezza, Diritti e Legalità della Federazione provinciale.
di Emanuele Romano
uisp.it, 18 ottobre 2026 Vivicittà porte aperte ha coinvolto detenuti e runner amatoriali. La cronaca della giornata nell’articolo di un ragazzo in servizio civile. Quasi tutte le persone hanno già tagliato il traguardo. Ecco che in lontananza si riconosce uno dei detenuti avvicinarsi all’ultima curva del percorso. Poco prima di svoltare, però, decide di fermarsi e tornare indietro. Nonostante i 5 km già percorsi, raggiunge una ragazza che si è appena fermata poco dietro di lui; dopo essersi sincerato delle sue condizioni, corrono insieme verso il traguardo, si spronano a vicenda per cercare le ultime energie nascoste così da poter fare un ultimo scatto, tra gli applausi delle guardie carcerarie e il tifo dei/delle partecipanti.
di Davide Pinna
La Nuova Sardegna, 18 ottobre 2026 Nella Casa di reclusione un torneo quadrangolare fra detenuti, polizia penitenziaria e dai calciatori di due squadre locali. Che sia Wembley, il Vanni Sanna o un campetto sperduto nelle campagne della Nurra, poco cambia: la palla rotola dappertutto alla stessa maniera. Certo, se quel campetto sperduto nella Nurra sta fra le celle del carcere di Bancali, bisogna stare attenti: se il pallone finisce oltre le mura, non si può mica uscire per recuperarlo. Ma tra una scivolata, un traversone, uno stop di petto e un tacco che fa impazzire il pubblico, anche quello che sbircia da dietro le sbarre, la sensazione di libertà che si vive appresso a quel pallone è la stessa: che tu sia Mbappè o che tu sia un carcerato.
di Teresa Cioffi
Corriere di Torino, 18 ottobre 2026 Silvano Girotto, entrato e poi fuggito dalla Legione straniera, finito in carcere per furto e convertitosi al cattolicesimo, raccontato dalla figlia Daniela. Si può essere tante cose. Anche apparentemente lontane e in contraddizione. Ad esempio, si può provare a passare clandestinamente il confine francese a 17 anni, per poi essere arrestato e finire nella Legione straniera in Algeria. Poi disertare, per ripugnanza verso torture e atrocità, tornare in Italia ma essere arrestato ancora per un furto in una tabaccheria. Entrare in carcere e diventare frate, poi partire per la Bolivia come missionario. Lasciare il saio per abbracciare le armi, appoggiare studenti, operai e contadini contro la dittatura boliviana e partecipare alla resistenza contro il golpe di Pinochet in Cile. Tornare in Italia, infiltrarsi nelle Br e portare all’arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini.
AFFARI SOCIALI
di Giuseppe Culicchia
La Stampa, 18 ottobre 2026 Proteste legittime finché non sfociano nella violenza. “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: “Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.” Quando nel 1995 uscì in Francia il film L’Odio, girato da Mathieu Kassovitz a Parigi poco dopo l’uccisione di un ragazzo delle banlieues da parte della polizia, la pellicola provocò feroci polemiche per la scena in cui i protagonisti venivano interrogati con modi brutali in un commissariato. Ma ce n’era un’altra assai significativa: quella in cui i tre giovani banlieusards, capitati per caso all’inaugurazione di una galleria d’arte, finivano per litigare con la jeunesse dorée intenta a sorseggiare bollicine e se ne andavano insultando i presenti, spaccando un paio di calici e sbattendo la porta. “Il malessere delle periferie”, constatava il gallerista.
di Luciano Tancredi
La Stampa, 18 ottobre 2026 Dopo la Francia, brucia l’Italia. C’è una foto, tra le tante degli scontri di ieri pomeriggio arrivate in redazione, che ricorda plasticamente gli elementi di un’altra, più tragica immagine di 25 anni fa: una camionetta dei carabinieri, un ragazzo con un estintore in mano e il volto coperto. Era il 20 luglio del 2001, in Piazza Alimonda a Genova, quel ragazzo era Carlo Giuliani e poco dopo morì. L’odore di bruciato nelle strade, il suono delle bottiglie rotte e della devastazione, l’odore acre dei fumogeni a Torino, Milano e Bologna, rimandano all’orrore di quel giorno, la lunga guerriglia del G8. Ora come allora, tanti ragazzi sono in piazza per ragioni giuste, condivisibili. Ora come allora, la legittima voglia di esprimere il dissenso verso chi governa viene usata, stuprata da chi ha altri interessi e ne cerca l’espressione nella battaglia, nella violenza cieca e fine a sé stessa, nella devastazione delle città e della vita di chi le abita.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 18 ottobre 2026 Dopo ogni mobilitazione in cui avvengono tafferugli, il più delle volte di modesta entità, siamo costretti ad assistere alla replica di uno stucchevole sceneggiato. La parte governativa, dopo aver doverosamente elogiato il diritto di manifestare in astratto, senza alcuna promessa di interlocuzione, ne condanna il concreto svolgersi per le forme violente che lo accompagnano, cui non farebbero seguito immediate prese di distanza da parte dei “manifestanti pacifici”. I partiti di opposizione replicano a orecchie basse che, certamente la violenza è sempre esecrabile, ma metterla al centro dell’attenzione distoglie dalle legittime ragioni della maggioranza dei manifestanti. Meno subalterno alle retoriche di legge e ordine sarebbe stato ricordare che i giovani sono arrabbiati e se un corso d’acqua viene trascurato e soffocato per decenni poi non si può pretendere che non straripi.
di Luca Miele
Avvenire, 18 ottobre 2026 I social frammentano lo spazio del confronto, mentre gli algoritmi premiano rabbia, polarizzazione e indignazione a scapito del ragionamento. Una trasformazione che interroga il futuro stesso della democrazia. C’è un soggetto che, nel nostro tempo, si è come volatilizzato, diventando sfuggente e proteiforme. È l’opinione pubblica. Esiste ancora un qualcosa capace di svolgere la triplice funzione a cui essa assolveva - elaborare i temi da incardinare nel dibattito pubblico, fare da filtro tra la società civile e la decisione politica, consentire l’elaborazione di un sentire comune perché la società si riconoscesse come un tutto unitario?
di Marika Ikonomu
Il Domani, 18 ottobre 2026 Le autorità hanno limitato le attività il sabato e la domenica “perché non possiamo disturbare gli aperitivi triestini”, denuncia Lara Cavalli, attivista della rete dei Fornelli resistenti: “Una decisione indegna”. L’escalation contro il presidio di cura per le persone che arrivano dalla rotta balcanica: odio sui social, restrizione delle attività, la promessa del sindaco di recintare la piazza. Trieste come laboratorio di repressione delle migrazioni. Così le realtà che si occupano di accoglienza, per chi arriva dalla rotta balcanica, descrivono le politiche dell’amministrazione e della questura in città. “È un’escalation”, dice Lara Cavalli, attivista della rete dei Fornelli resistenti, iniziata lo scorso settembre e che sta raggiungendo livelli sempre più alti in vista delle elezioni comunali e politiche.
di Marco Bardazzi
Il Foglio, 18 ottobre 2026 Dall’ultima impiccagione pubblica del 1936 al progetto di Hegseth di trasmettere in diretta l’esecuzione del terrorista di Fort Hood, poi fermato da Trump. Novant’anni di storia americana raccontano il tentativo di nascondere la pena capitale senza abolirla. E il ritorno della tentazione di trasformare la giustizia in uno spettacolo di vendetta. Alle 5.23 del 14 agosto 1936, a Owensboro, in Kentucky, Rainey Bethea si sedette ai piedi del patibolo e chiese di cambiarsi le calze. Aveva le mani ammanettate. Ci mise un po’. Ne tirò fuori un paio nuovo dalla tasca, lasciò scarpe e calzini vecchi sotto la scala e salì ventuno gradini guardando l’alba che sorgeva nei pressi del fiume Ohio.
di Maria Tornielli
Il Domani, 18 ottobre 2026 Dopo l’annuncio di Hegseth, Trump ha rinunciato alla fucilazione in streaming. A pesare la contrarietà dei cattolici e non solo. La direttrice dell’organizzazione Catholic Mobilizing Network: “Nel 2025 ci sono state 23 condanne capitali in tutti gli Usa, quarant’anni fa erano 300”. Ci sono voluti sette giorni perché Donald Trump accantonasse quella che è forse una delle idee più scioccanti e controverse della sua amministrazione. Era giovedì 8 ottobre quando il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha detto che la fucilazione dell’ex soldato Nidal Malik Hasan, autore di una strage nella base militare di Fort Hood in Texas, sarebbe stata mandata in live streaming: “Faremo in modo che le persone possano vederla”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 18 ottobre 2026 L’inchiesta choc del quotidiano israeliano sul regime di detenzione speciale. I proiettili di gomma esplosi all’interno di celle sovraffollate, la privazione deliberata di cure mediche, la diffusione di malattie infettive, la tortura del sonno, e poi ancora i pestaggi, le scariche elettriche, gli insulti, l’uso dei cani da guardia. Un’inchiesta del quotidiano Haaretz solleva l’ennesimo velo sulle condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, descrivendo un regime speciale in cui l’unica costante sembra essere la violazione del diritto, le torture fisiche e mentali, le umiliazioni e lo sfregio della dignità personale.
DOCUMENTI
Articolo. "Medicina penitenziaria fra evidenze e bisogni irrisolti", di Francesca Morelli
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 12 ottobre 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 19 al 25 ottobre 2026
"Il carcere e il carcere minorile: corso di etica sociale" (Bologna, fino all'11 dicembre 2026)
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