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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di sabato 17 ottobre 2026
INTORNO AL TAVOLO DI RISTRETTI
di Salvatore Fani
Ristretti Orizzonti, 17 ottobre 2026 È un periodo che per trovare un po’ di pace mi sono chiuso in me stesso, rinunciando anche a chiamare a casa. Le telefonate mi danno la sensazione di farmi sentire incapace di gestirmi gli affetti e la famiglia. Perché è anche vero che quando in una telefonata ricevo una bella notizia, ne ricevo almeno tre brutte. È un po’ quello che succede a chi come me vive in un contesto difficile. Mi fa sorridere quando in famiglia discutiamo dei nostri problemi, ce ne usciamo spesso dicendo “C’è sempre chi sta peggio”, ora mi fa piangere questa riflessione, mi sembra che la mia famiglia sia stata spazzata via da uno tsunami.
di Claudio Bottan
vocididentro.it, 17 ottobre 2026 “Benvenuto tra noi collega”. Queste parole, a conclusione del colloquio con il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, assumono un significato particolare per chi ha vissuto l’esperienza del carcere e ne è uscito attraverso la porta del cambiamento. Probabilmente sarò il primo ex detenuto ad aver ottenuto l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti, ma i primati appartengono al mondo animale, tutt’al più alle competizioni olimpiche, e non riguardano coloro che si sono salvati grazie alla scrittura. Il tesserino da giornalista non è un premio. Non è un beneficio né una laurea ad honorem. Si tratta, piuttosto, del riconoscimento di un percorso che è stato scandagliato, recepito e valorizzato nel rispetto della normativa di cui all’articolo 31 della Legge 3 febbraio 1963, n. 69 (Ordinamento della professione di giornalista) che stabilisce tutele e limitazioni.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 17 ottobre 2026 Il magistrato: “Il vero problema è il ricorso eccessivo al carcere duro, il 41bis va gestito meglio”. Il magistrato Alfonso Sabella, che di mafia e mafiosi tanto si è occupato quand’era nel Pool di Palermo e poi al Dipartimento penitenziario con Gian Carlo Caselli (tra 1999 e 2001), ha avuto un brivido alla schiena leggendo che tra i boss che hanno beneficiato di permessi nell’ultimo anno c’era anche Cristofaro “Fifetto” Cannella, condannato all’ergastolo per le stragi di mafia, oppure Mario Capizzi. Entrambi detenuti al 41bis. “È una notizia che mi ha fatto un male enorme”.
Corriere del Veneto, 17 ottobre 2026 Il condizionale è ancora d’obbligo. Ma stavolta, a meno d’imprevedibili ulteriori sorprese, dovrebbe essere quella buona. Dopodomani, lunedì sera, l’assessora al Sociale, Margherita Colonnello, tornerà infatti a proporre in consiglio comunale l’elezione dell’ex magistrato Paola Cameran (unica candidata) quale nuovo Garante cittadino dei detenuti. E a differenza di quanto avvenuto il 28 settembre scorso, stavolta dovrebbe appunto filare tutto liscio. Circa tre settimane fa, come forse si ricorderà, la nomina in questione non era andata in porto per la mancanza dei voti necessari.
di Gandolfo Maria Pepe
La Sicilia, 17 ottobre 2026 Detenuto del “Malaspina” denuncia ostacoli nel suo percorso universitario: con una lettera al giornale lamenta che per 3 anni ha avuto soltanto promesse. Nel 2023 la situazione è migliorata con l’Ateneo di Catania, ma nel 2025 con la Kore di Enn. Studiare dietro le sbarre per costruire un futuro diverso, acquisire competenze e prepararsi al reinserimento nella società. È questa la sfida del Polo penitenziario universitario, un progetto che coinvolge l’Udepe di Caltanissetta e l’università Kore di Enna, con il delegato del rettore Nicola Malizia, che riguarda anche la Casa Circondariale di Caltanissetta guidata dalla direttrice Giulia Gelsomino. Un’iniziativa che vede coinvolti anche gli atenei di Palermo e Catania, con l’obiettivo di offrire ai detenuti la possibilità di iniziare o proseguire gli studi universitari.
di *Marilena Guerra, **Matteo Borzaga, ***Giovanni Maria Pavarin
Corriere del Trentino, 17 ottobre 2026 L’inaugurazione di Spini Pizza rappresenta un’importante occasione per riflettere sul valore del lavoro come strumento di autonomia, dignità personale e reinserimento sociale delle persone detenute. Un’iniziativa che merita il plauso della comunità trentina, perché dimostra come la formazione professionale e l’occupazione possano offrire opportunità concrete di crescita e contribuire alla costruzione di un futuro diverso. Proprio alla luce del valore di questo progetto, riteniamo necessario porre l’attenzione su un aspetto fondamentale: garantire che anche le donne detenute possano accedere a opportunità di formazione e lavoro adeguate, qualificanti e realmente spendibili una volta terminata la pena.
di Marco Fagandini
Il Secolo XIX, 17 ottobre 2026 L’episodio, ricostruito dalla Procura, era avvenuto nell’ottobre del 2024 all’interno del penitenziario di Marassi. I due agenti della polizia penitenziaria avrebbero atteso l’uscita dell’avvocato del detenuto dalla sala colloqui. Ma invece di riaccompagnare l’uomo in cella, avrebbero accostato la porta, iniziando a colpirlo con calci e pugni. Punendolo, secondo gli inquirenti, per avere in precedenza aggredito uno di loro, fisicamente e verbalmente. Dopo che l’agente lo aveva schiaffeggiato e zittito con questa frase: “Devi portare rispetto, tu non sai chi sono io”.
di Adriana Morlacchi
La Prealpina, 17 ottobre 2026 Don David Riboldi a Varese per presentare il libro scritto con Marco Linari: “La vera barriera fuori dal carcere è il muro di pregiudizi della società”. Tanta attenzione in Salone Estense per una serata di riflessione organizzata dall’Odv La Scelta, guidata dalla vulcanica Mariella Meucci. Al centro dell’incontro, la presentazione del libro “Nessuno nasce innocente”. Un’intervista di Don David Maria Riboldi scritta dal giornalista Marco Linari. Un testo “agile, veloce e scattante”, edito per una collana di interviste, che affronta di petto uno dei temi più spinosi della nostra società: il sistema carcerario e il fine pena. Assoluto protagonista dell’incontro è stato Don David Maria Riboldi, anima della cooperativa Valle di Ezechiele.
di Alessandra Alderigi
La Nazione, 17 ottobre 2026 Un filo che lega il fuori al dentro e che punta ad ascolto, reinserimento (per evitare anche la recidiva) e soluzioni. La casa circondariale Don Bosco di Pisa ha accolto la visita del presidente dell’Unità migranti Italia, Ibrahima Dieng, che è stato accompagnato dalla direttrice dell’istituto, Alice Lazzarotto. Incontro e confronto con i detenuti di origine straniera e le comunità presenti sul territorio “per offrire percorsi di sostegno e reinserimento sociale”. La direttrice, nel ringraziare Dieng, ha evidenziato l’importanza di costruire relazioni stabili con le realtà associative e con le rappresentanze delle diverse comunità nazionali all’interno dell’istituto. Un dialogo che si inserisce nella missione rieducativa della pena e nella volontà di favorire percorsi di inclusione, responsabilizzazione e reinserimento sociale.
uninsubria.it, 17 ottobre 2026 Guardare al carcere attraverso gli occhi di chi lo vive, interrogarsi sul significato della pena e sulle possibilità concrete di rieducazione, riflettere sulle condizioni di fragilità delle persone detenute e sul ruolo delle istituzioni e della società civile. Sono i temi al centro del convegno “Le istanze rieducative nel sistema penitenziario italiano tra risorse scarse, stigma sociale e il pericolo di vittimizzazione secondaria. La casa circondariale di Como vista con gli occhi di chi la abita”, in programma lunedì 19 ottobre a Como, dalle 10 alle 16 nell’Aula Magna del Chiostro di Sant’Abbondio, organizzato dal Dipartimento di Diritto economia e culture dell’Università dell’Insubria.
di Joy Bongiovanni
gnewsonline.it, 17 ottobre 2026 “Facevo il servo pastore che è diverso dal pastore. Ho avuto sempre e solo pecore o capre, vacche mai. Dopo, durante i processi, hanno detto che avevo dei bovini, non era vero”. Inizia così Zustissia, il film diretto da Francesco Piras, che racconta la vicenda giudiziaria di Beniamino Zuncheddu, condannato all’ergastolo nel 1991 per un triplice omicidio avvenuto all’interno dell’ovile Cuile is Coccus, nelle campagne di Sinnai, in provincia di Cagliari. Il lungometraggio, definito un’opera di impegno civile, tratta del più lungo errore giudiziario della storia della Repubblica italiana, diventato il simbolo della giustizia fallibile. Tratto dal libro Io sono innocente, scritto da Beniamino Zuncheddu e Mauro Trogu, l’avvocato che ha sposato la causa, il film, che non esaspera ma si limita a narrare i fatti, alterna scene di ampi spazi nelle tranquille campagne sarde agli spazi angusti delle celle buie di Buoncammino, Uta e Badu e Carros, i tre penitenziari in cui è stato recluso.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 17 ottobre 2026 Il docufilm “L’incontro” di Fabrizio Galatea. Sergio Bazzega e Franco Bonisoli: un film sulla giustizia riparativa. La porta blindata si spalanca davanti a un uomo con le braccia coperte di tatuaggi, che s’incammina lungo un cortile chiuso da sbarre altissime, fino all’apertura dell’ultimo cancello; ora quell’uomo è in strada, e insieme alla nicotina della sigaretta respira compiaciuto un’aria di libertà. Si direbbe un detenuto che esce dal carcere, invece è la vittima di un reato commesso da altri, figlio di un poliziotto ammazzato da un brigatista rosso mezzo secolo fa: il maresciallo di pubblica sicurezza Sergio Bazzega, assassinato insieme al suo collega Vittorio Padovani all’alba del 15 dicembre 1976 da Walter Alasia, brigatista appena ventenne morto anche lui nel conflitto a fuoco.
di Mauro Berruto
Avvenire, 17 ottobre 2026 Spontaneo (e facile) cercare il mostro. Ma nessuno nasce predisposto alle atrocità. Studi mostrano come abitudini, obbedienza agli ordini, paura e sospetto possano trasformare le persone in esecutori di stragi. Quando nei cinema le luci si riaccendono, nessuno si alza dalla poltrona. In sala un silenzio agghiacciante, nessuno parla, non vola una mosca. Quello è il momento che racconta davvero che cosa sia Naza , il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor che da settembre riempie i cinema italiani. Cosa accade in quelle sale dopo l’ultima inquadratura, mentre scorrono i titoli di coda? Il documentario, nella forma, è semplice. Ventiquattro tra ufficiali e soldati israeliani, intelligence, reparti d’élite, raccontano i loro ruoli operativi a Gaza: la sorveglianza di tutti i telefoni cellulari, la mappatura di ogni metro quadro di territorio, l’attesa che un obiettivo rientri dalla sua famiglia per colpirlo lì, a casa, spesso di notte.
AFFARI SOCIALI
di Eraldo Affinati
La Stampa, 17 ottobre 2026 Un’inquietudine che chiede a tutti noi una riformulazione del concetto di responsabilità nei confronti delle future generazioni. I ragazzi lanciano pietre. Fanno esplodere petardi. Ribaltano cassonetti. Rompono bottiglie. Entrano in palestra con lo scooter. Spaccano tutto. Molti si preoccupano: sembra qualcosa di più delle solite occupazioni di inizio autunno, anche perché la rivolta si espande a macchia d’olio in varie parti del Vecchio Continente e non riguarda soltanto gli studenti delle medie superiori, ma coinvolge gli universitari, senza parlare delle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo stato di agitazione del personale docente. Poi ci sono anche i ragazzini che scalciano i passanti, così, per superare la noia, dicono. Danno fuoco ai barboni e picchiano i disabili. Lo fanno in gruppo, come predatori urbani.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 17 ottobre 2026 Le proteste in Spagna per il diritto alla casa e quelle della scuola in Francia sono state solo l’innesco di un’agitazione sotto la cenere da tempo. Le questioni sollevate dai coetanei nel resto d’Europa sono le stesse che si pongono i giovani italiani, che hanno in più l’aggravante di futuro precario e malpagato e di avere un governo che nel frattempo li criminalizza. Definiti “sdraiati”, hanno invece, con il genocidio in Palestina, imparato a scendere in piazza. E anche ieri lo hanno fatto in tutta Italia per il No Meloni Day.
di Lorenzo d’Avack
Il Dubbio, 17 ottobre 2026 Le attuali rivolte degli studenti in Francia ci riportano a quelle che abbiamo vissuto nel nostro Paese nel ‘68 e può essere interessante domandarsi quali possano essere le differenze tra le une e le altre a distanza di oltre cinquant’anni. Certamente una prima differenza la possiamo riscontrare nel fatto che nel 1968 i giovani lottavano per abbattere l’autoritarismo e reinventare la società. Gli studenti di oggi, di contro, scendono in piazza per difendere il diritto allo studio di fronte a classi di massa, alla carenza di docenti e a scuole fatiscenti.
di Diego Motta
Avvenire, 17 ottobre 2026 Sono cortei a ondate intermittenti: scuola, casa e lotta al riarmo le priorità. Solo i partiti più radicali intercettano l’agenda di questi movimenti. Dimenticate il Sessantotto. Dimenticate la contestazione, le piazze piene e la voglia di rivoluzione. L’Europa fa i conti con la questione sociale, ma quanto sta accadendo nei cortei e dentro minoranze rumorose e preoccupate non ha nulla a che vedere con il passato. Recente e remoto. In Francia la protesta autunnale dei liceali ha messo da parte gli ideali di una volta e si è concentrata su cose concrete: le aule delle scuole che cadono a pezzi, gli insegnanti che mancano, i percorsi di accesso alle università predefiniti e discriminanti.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 17 ottobre 2026 “La migrazione resta una questione fortemente politica, su cui esistono visioni politiche diverse”. Lo riconosce il presidente del Consiglio europeo António Costa al termine del vertice, due giorni di confronto su una vasta mole di temi, dal Bilancio europeo ai prezzi dell’energia fino all’Ucraina, ma con risultati in larga misura interlocutori. A difendere la linea securitaria europea è stata Ursula von der Leyen, che ha rivendicato i “progressi” già elencati nella lettera inviata ai leader alla vigilia: il calo degli attraversamenti irregolari e delle richieste di asilo. La presidente della Commissione ha aggiunto una nuova carta: un emergency framework, un’ulteriore stretta sui richiedenti asilo, ancora in via di definizione, che sarà presentata entro fine anno per consentire agli Stati di rispondere a improvvisi arrivi di massa orchestrati per mettere sotto pressione le autorità e dividere l’Unione.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 17 ottobre 2026 La premier rivendica come un successo la svolta europea sull’immigrazione. Ma tace sulle violazioni dei diritti umani subite dai migranti fermati prima di partire, celebra politiche che non alleggeriscono gli oneri dell’Italia, chiama modello Albania ciò che non lo è e mostra una certa incoerenza nel giudicare le decisioni di altri governi europei rispetto a quelle del proprio. Un successo fondato solo su ciò che si sceglie di raccontare può davvero dirsi tale?
di Roberta Mocci
Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2026 Già vivono in condizioni disumane a causa dell’assenza di spazi adeguati. Ultimamente si sono verificati numerosi disordini all’interno e fuori dal CPA di Cagliari: vorrei ben vedere. È possibile prelevare delle persone da un centro di accoglienza e spostarle altrove nonostante un contratto di lavoro regolare? Il fatto che si tratta di migranti ci autorizza a calpestare completamente i loro diritti? Questo è quello che sta accadendo al CPA di Monastir in provincia di Cagliari dove i richiedenti protezione internazionale vivono, come si sa da anni, in condizioni disumane a causa dell’assenza di spazi adeguati. La maggior parte di loro, dopo la richiesta di protezione internazionale, ha ottenuto un permesso provvisorio che dopo 60 giorni permette loro di lavorare.
DOCUMENTI
Articolo. "Medicina penitenziaria fra evidenze e bisogni irrisolti", di Francesca Morelli
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 12 ottobre 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 19 al 25 ottobre 2026
"Il carcere e il carcere minorile: corso di etica sociale" (Bologna, fino all'11 dicembre 2026)
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