La dignità dei detenuti è un valore democratico, non un lusso di Antonio Nesci firenzeora.it, 29 marzo 2026 Nel tempo della polarizzazione, parlare di dignità dei detenuti sembra quasi un atto di coraggio. Eppure, dovrebbe essere semplicemente un atto di civiltà. La nostra Costituzione non lascia spazio a interpretazioni: la pena non può mai consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Questo principio non è un lusso per pochi, ma un fondamento democratico per tutti. Difendere i diritti di chi è in carcere non significa sminuire il dolore delle vittime. Significa, al contrario, ribadire che la giustizia non può mai trasformarsi in vendetta. Che lo Stato non deve somigliare a chi ha infranto la legge, ma deve essere migliore, più giusto, più saldo nei suoi valori. La dignità non si perde entrando in una cella. Al contrario, dovrebbe essere proprio lì, in quel luogo estremo, che la comunità offre la prova più alta di sé. Dare ai detenuti l’accesso allo studio, alla cultura, al lavoro, alla cura di sé e degli altri non è un favore: è l’unico modo per spezzare il circolo della recidiva e costruire una società più sicura. Ma se il carcere è solo dolore, umiliazione, isolamento, ciò che restituisce alla società è rabbia, alienazione, rischio. La dignità è anche un investimento: una persona trattata con rispetto sarà più incline a rispettare gli altri. Una persona che ha potuto riflettere, capire, imparare, sarà più pronta a rientrare in un tessuto sociale vivo. Purtroppo, le politiche penitenziarie sono spesso invisibili, non redditizie in termini elettorali, oggetto di slogan e non di riforme. E così la dignità resta sulla carta. Ma la democrazia, quella vera, si misura anche e soprattutto da qui: da come tratta i più deboli, i più colpevoli, i più dimenticati. Dalla capacità di non rinunciare all’umanità, nemmeno di fronte all’errore. Seconda Chance e Plastic Free: detenuti di 21 carceri ripuliscono spiagge e piazze d’Italia di Paolo Foschini Corriere della Sera, 29 marzo 2026 Da Ancona a Salerno, dal Veneto al litorale siciliano colpito dal ciclone Harry: sono solo alcune delle località alla cui pulizia si sono dedicate, nella giornata di sabato 29 marzo, le persone detenute che hanno aderito alla campagna promossa da due realtà del Terzo settore. Guanti alla mano, palette e ramazze, sacchi da riempire, tanta voglia di pulizia. In tutti i sensi. Per restituire bellezza a spiagge, strade, piazze. Ma anche a se stessi, un passo in più verso una vita nuova. Così hanno impegnato la giornata di sabato 28 marzo le numerose persone detenute in 21 carceri d’Italia che assieme ad altrettante squadre di volontari e volontarie in dieci località di tutto il Paese, dal Piemonte alla Calabria, da Padova a Cagliari, hanno scelto di aderire alla nuova giornata di mobilitazione organizzata per unire tutela dell’ambiente e reinserimento sociale, trasformando un gesto semplice come raccogliere rifiuti in un’esperienza di comunità, partecipazione e riscatto. L’appuntamento è frutto della collaborazione tra Plastic Free Onlus, l’organizzazione attiva dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance, associazione del Terzo Settore impegnata nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute. Una sinergia sempre più strutturata che, attraverso iniziative come questa, coinvolge territori, istituzioni e cittadini trasformando l’impegno ambientale in un’opportunità concreta di inclusione. Le attività sono partite in contemporanea sui tanti fronti coinvolti: dalle spiagge di Salerno e Bacoli al lungomare di Stazzo ad Acireale, recentemente colpito dal ciclone Harry. E poi la foce del fiume Volturno, la pineta di Su Siccu a Cagliari, le aree urbane di Monza, Prato, Padova, Varese e Torino e il Castello Visconteo di Pavia, fino alle località costiere di Ancona, Bari, Napoli, Pesaro, Terracina e Reggio Calabria. All’iniziativa hanno aderito persone detenute provenienti dagli istituti penitenziari di Ancona, Cagliari, Frosinone, Ivrea, Locri, Monza, Padova, Pavia, Pesaro, Poggioreale, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Santa Maria Capua Vetere, Secondigliano, Torino, Trento, Varese, Vibo Valentia. Coinvolti anche l’Istituto penale per minorenni di Acireale e il minorile di Bari, nonché diciotto affidati in prova dell’Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe) di Reggio Calabria e due affidati in prova dell’Uepe di Viterbo. A testimonianza della rete di collaborazione sempre più stretta che - quando si vuole - può essere costruita tra Amministrazione penitenziaria e Terzo Settore.