Nessuno cambia da solo

Giornata nazionale di studi

Venerdì 19 maggio 2017, ore 9.00-17.00 - Casa di reclusione di Padova

 

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Nessuno cambia da solo

"L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo". Nelson Mandela
Se l’educazione è un’arma così potente, e noi a Ristretti Orizzonti ci crediamo, è importante riflettere su come viene spesso malamente usata quell’arma in carcere, e su come invece diventi potente ed efficace se usata nel modo giusto. Ecco, noi lavoriamo per "educare al cambiamento", perché un cambiamento, una svolta ci deve essere nelle vite delle persone, che hanno prodotto tanto male. Ma il carcere troppo spesso produce solo un ADEGUAMENTO al sistema, una adesione più o meno strumentale al modello del detenuto obbediente. 
E il detenuto si ritrova confuso tra l’idea del cambiamento forzato a cui vorrebbe indurlo la società per essere rassicurata, quello più "sofisticato" della revisione critica a cui lo chiamano i magistrati e l’istituzione carceraria, e un’idea diversa che è quella del cambiamento che nasce dal confronto, da un incontro importante con un "adulto credibile", dalla scoperta di passioni diverse da quelle che lo hanno fatto finire in carcere.

Instillare la scintilla del dubbio e della bellezza

Una persona che entra in carcere come parte della società, per insegnare o per proporre attività formative, non può pensare che la rieducazione, il cambiamento riguardino solo "loro", i detenuti. La rieducazione ha un senso se a rimettersi in gioco sono tutti, pensiamo al progetto di Ristretti con le scuole, in cui cominciano le persone della redazione a offrire la loro testimonianza, e poi gli studenti, gli insegnanti, nessuno esce da quella sala uguale a quando è entrato. Così Edoardo Albinati, scrittore ma anche insegnante a Rebibbia, racconta questo rapporto di scambio con i suoi studenti detenuti: "Penso di offrire loro la possibilità di passare il tempo umanamente insieme a Dante e Tasso, di instillare la scintilla del dubbio e della bellezza. Ricevo, in cambio, una scuola umana di comportamento. Ho imparato autocontrollo e cautela, fondamentali nella vita. Significa ragionare sugli effetti delle azioni, di quelle cattive ma anche di quelle considerate buone in astratto. Ciò che è giusto può egualmente provocare disastri".
- Edoardo Albinati, dal 1994 insegna nel carcere di Rebibbia a Roma, ha pubblicato libri di narrativa e poesia, tra cui Maggio selvaggio, diario personale di un anno vissuto facendo la spola tra la galera e il mondo esterno, e La scuola cattolica, con cui ha vinto il Premio Strega nel 2016.
 
Il cambiamento che nasce tra la parola alta della poesia e la parola viscerale della vita

Passa anche attraverso la scoperta della cultura, e di passioni forti e nuove il cambiamento in carcere, per gente che ha conosciuto spesso solo la passione dei soldi e si ritrova a scoprire la passione dell’arte. Scrive Fabio Cavalli, regista a Rebibbia, a proposito dei suoi attori-detenuti: "Quando ti confronti con loro e vai a discutere di Shakespeare, di Dante, di Giordano Bruno, della drammaturgia classica, degli antichi greci, scopri che quello che tu sai del concetto di giustizia, di vendetta, di fratellanza, di tradimento, di congiura lo sai letterariamente, mentre molti di loro lo hanno sperimentato duramente sulla pelle. Allora, come dire, tu porti la parola alta della poesia e loro portano la parola viscerale della vita". 
-  Fabio Cavalli, attore, regista, autore, scenografo, produttore. Dal 2002 dirige la Compagnia dei Liberi Artisti Associati del Carcere di Rebibbia. Nel 2011 i fratelli Paolo e Vittorio Taviani hanno basato il loro film, Cesare deve morire, proprio sul lavoro di Fabio Cavalli con la Compagnia dell’Alta Sicurezza di Rebibbia.

Creare e moltiplicare i luoghi e le situazioni di scambio culturale

Le possibili soluzioni dei problemi delle periferie sono, in fondo, simili a quelle che si possono pensare per quelle "periferie estreme" delle città che sono le carceri. Il cambiamento può arrivare da progetti che abbiano al centro l’apertura e lo scambio continuo di esperienze con il mondo esterno. Scrive Stefano Boeri, architetto, che il problema delle periferie si affronta "creando e moltiplicando i luoghi e le situazioni di scambio culturale, di arricchimento della propria identità. Che significa, in sintesi, imparare a guardarsi con gli occhi degli altri. (…) La prima cosa da fare è allora quella di pensare a cambiare e migliorare la scuola. Serve una scuola che sia capace non solo di integrare, ma anche di mettere in connessione generazioni, mondi e culture diverse". "A chi vede l’insurrezione covare nelle periferie europee bisognerebbe spiegare che il pericolo per la sicurezza della vita civile non viene dalle periferie, dai margini esterni delle città. No, la verità è che nelle città europee sta crescendo una vera e propria Anticittà. Migliaia di persone, giovani e anziani, tagliate fuori dalla vita culturale, dagli scambi economici, dalle relazioni istituzionali". E il carcere rischia di fornire ogni giorno abitanti nuovi a questa Anticittà.
Aldo Bonomi, sociologo. Nel 1984 ha fondato l’istituto di ricerca Consorzio A.A.S.TER. e negli anni ne ha accompagnato la crescita in qualità di direttore. È stato consulente della Presidenza del Cnel e ha scritto per il «Corriere della sera» e «Il Sole 24 ore».

Si può cambiare il finale di vite perdute?

Un giornalista che diventa amico di un boss della camorra: è la storia vera raccontata in "Socialmente pericolosi" da Fabio Venditti, giornalista che, nel corso di un reportage sul carcere di Sulmona, conosce Mario Spadoni, condannato all’ergastolo. Tra i due nasce l’idea di elaborare un progetto di studio e di lavoro per i ragazzi di strada dei Quartieri Spagnoli di Napoli, quelli per i quali la malavita sembra un destino inevitabile, soprattutto  se non si inventa una via di fuga: ma è proprio grazie a un progetto di grande cambiamento che alcuni ragazzi dei Quartieri Spagnoli lasciano per la prima volta Napoli, prendono il treno e realizzano interviste in giro per l’Italia. Dice Fabio Venditti: "Ci ho messo  oltre due anni per riuscire a realizzare questo progetto. Mi dava forza l’intento di ‘cambiare il finale’ e provare a cambiare il destino di queste vite perdute già troppo vicine ad una precoce e violenta fine. Sono stato minacciato e più volte ‘invitato’ ad abbandonare il progetto, ma l’ho perseguito con tutta la mia passione".
Francesca De Carolis, giornalista, per anni in Rai, e curatrice del libro "URLA A BASSA VOCE. Dal buio del 41 bis e del fine pena mai" interroga Fabio Venditti, protagonista e regista della storia dell’amicizia fraterna fra un giornalista televisivo e un camorrista ergastolano, da una parte, e dall’altra della vicenda di un gruppo di ragazzi dei Quartieri Spagnoli di Napoli coautori di due documentari andati in onda su TG2 Dossier.

Un giornalismo che sa testimoniare il cambiamento

La cronaca giudiziaria ci ha abituati spesso a una mera fotografia del fatto, e quanto alle persone, agli autori di reato, il racconto che se ne fa è quasi sempre statico, e tale rimane per anni, gli anni della carcerazione, e poi gli anni in cui inizia un difficile percorso di ritorno nella società. E sempre riemerge l’uomo del reato, e a nulla vale, a nessuno interessa il cambiamento di quella persona. Scrive Gad Lerner: "Eppure, a ben pensarci, questa tendenza a comprimere le persone dentro contenitori di identità uniche non solo finisce per mettere in crisi la nozione universalistica di cittadinanza, offuscando il sentimento di un’umana appartenenza globale. Stiamo rischiando, prima ancora, di falsificare la nostra esperienza di vita reale. Rimuovendo chi veramente noi siamo: individui complessi, ciascuno diverso nella sua unicità, variamente dotati di senso d’appartenenza e richiami spirituali. Uomini e donne in cui sono stratificate varie identità simultanee". A lui affidiamo il compito di raccontare la complessità, e il possibile cambiamento, anche degli "uomini del reato".  
-  Gad Lerner, giornalista e scrittore, "sue" trasmissioni come "Profondo Nord" o "Milano/Italia", particolarmente innovative nella forma e nel metodo. È autore, tra l’altro, di Scintille. Una storia di anime vagabonde, e Identità plurali. Recentemente è tornato in RAI con Islam, Italia.

Prove di Mediazione in carcere

Francesco Cascini, magistrato e grande esperto di esecuzione della pena, intervenendo nel carcere di Padova ha detto: "Io spesso incontro la polizia penitenziaria, facciamo continuamente corsi di formazione. La sensazione, parlando con loro, è che si sentano ancora in larga misura parti di un conflitto. Per moltissimi anni, prima con il regolamento Rocco che era del 1930 ed è stato in vigore fino al 1975, il carcere era segregazione, quindi era gestione e prosecuzione di un conflitto".
La "medicina" che noi abbiamo individuato per curare questo conflitto è la Giustizia riparativa. Per questo abbiamo promosso a Padova la prima mediazione in relazione a un conflitto fra due detenuti sfociato in un comportamento violento. 
Ma le "prove di mediazione in carcere" passano anche per l’organizzazione di laboratori di riflessione sui significati della giustizia riparativa, condotti da mediatori esperti che coinvolgono gruppi di detenuti, gruppi di operatori - anche AGENTI - gruppi di cittadini quale voce della comunità lesa dal reato.   Ne parleranno con noi:
* Federica Brunelli, Dike, coop per la mediazione dei conflitti di Milano
* Marcello Balestrieri, Dike, coop per la mediazione dei conflitti di Milano
* Agenti della Casa di reclusione di Voghera, che hanno partecipato a un laboratorio di riflessione sui significati della giustizia riparativa

Partecipano ai lavori con le loro testimonianze i redattori detenuti di Ristretti Orizzonti, che dialogheranno con i loro famigliari, figli, genitori, fratelli, compagne, che più si aspettano da loro un vero cambiamento. 

Coordinerà i lavori Adolfo Ceretti, Professore ordinario di Criminologia, Università di Milano-Bicocca, e Coordinatore Scientifico dell’Ufficio per la Mediazione Penale di Milano. Tra le sue pubblicazioni, Cosmologie violente, Oltre la paura e Il libro dell’incontro.