Una rilegatoria dentro il carcere

 

Ascoli Piceno Una rilegatoria dentro il carcere

 

Ad Ascoli Piceno una rilegatoria dentro il carcere: i reclusi potranno lavorare e guadagnare per sostenere le proprie famiglie

 

Corriere Adriatico, 29.02.2004

 

È stato presentato ieri mattina presso il carcere di Marino, ad Ascoli Piceno, il progetto d’avvio di un laboratorio artigianale di rilegatoria all’interno della struttura carceraria. Presenti l’assessore Catalucci, la direttrice del carcere Di Feliceantonio, la direttrice del corso D’Angelo, il presidente della cooperativa Arcobaleno, Macerata. Abbiamo aperto una "bottega artigianale", ha esordito Catalucci, all’interno della casa circondariale. I detenuti potranno lavorare e guadagnare anche per sostenere le proprie famiglie.

L’iniziativa vuole riconfermare l’abolizione del concetto punitivo. Si deve andare verso quello della riabilitazione in modo che quando il detenuto uscirà si potrà reinserire meno traumaticamente. A primavera inizierà il quindicesimo corso di rilegatoria che consentirà ai detenuti di raggiungere alti livelli di professionalità nella realizzazione di oggettistica artigianale, legatoria e rilegatoria. La Provincia darà delle commesse e bisognerà sensibilizzare anche gli imprenditori locali e gli enti affinché diano una parte del lavoro ai detenuti". Quattro detenuti, ha detto la direttrice del carcere Di Feliceantonio, sono diventati soci, lavoratori della cooperativa Arcobaleno. Uno di loro è uscito di prigione proprio ieri e penso che continuerà a lavorare in questo settore. Nel periodo natalizio il laboratorio ha venduto dei gadget realizzati dai detenuti grazie alla sensibilità di alcuni imprenditori che sono venuti a conoscenza dell’attività del laboratorio.

I detenuti si sono impegnati in questa attività comprendendo l’importanza di imparare un mestiere". Da nove anni, ha sottolineato il presidente Macerata, la nostra cooperativa è impegnata nel reinserimento delle persone "svantaggiate", in modo da creare un’attività parallela all’esterno. Ebbene, fra questi detenuti ho notato il loro impegno è uguale se non superiore a quello di molti "normodotati". Per la dottoressa D’Angelo, direttrice del corso, si è trattato della concretizzazione del lavoro di tanti anni.

 

 

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