Il cielo è di tutti

 

Il cielo è di tutti... quelli che hanno le ali

Periodico dell’Istituto Penale per i Minorenni di Catanzaro

(Numero 4 - agosto 2005)

In viaggio per un lavoro che non c’era

di Catalin

 

Salve, mi chiamo Catalin e ho 17 anni. Provengo da una famiglia povera composta da otto persone: i miei genitori, una sorella e un nipote che abita in casa con noi. Attualmente sta lavorando solo mia madre, mio padre non lavorava da sei anni poiché a causa di un incidente non può lavorare. I miei fratelli sono piccoli e non possono lavorare, vanno a scuola. Io perciò mi sono deciso e sono andato via di casa, sperando di farmi un futuro e di poter aiutare la mia famiglia a vivere in condizioni migliori. Da allora ho deciso di mettere da parte i soldi per venire in Italia. Ho lavorato per tre mesi con mio zio sul cantiere guadagnando 150 euro, ma mi servivano altri 100 euro, che mi ha prestato mio cugino, il quale mi ha proposto di andare con lui in Italia e che saremmo riusciti a trovare lavoro. Io ho accettato e ho parlato della mia decisione con mia madre, la quale era contraria e non voleva lasciarmi andare via da casa, mentre mio padre era d’accordo con me dicendo che avevo l’età giusta per poter cercare di avere un futuro migliore.

Così ho deciso di venire in Italia con mio cugino Viorel, che ha 27 anni e che era già stato in Italia, dove aveva un lavoro e una casa. Siamo partiti dalla Romania con un pullman e abbiamo impiegato due giorni per arrivare in Italia. Erano trascorsi due mesi senza che riuscissi a trovare lavoro, sia perché non conoscevo la lingua italiana e sia per la piccola età. Dopo avere trascorso quattro mesi, anche mio cugino che aveva lavorato per tre mesi si trovava senza lavoro e mi ha detto che era meglio che fossimo tornati in Romania, anche perché a causa dell’età non sarei riuscito a trovare un’occupazione. Io non ero d’accordo e gli ho risposto che sarei andato con un amico a Milano, dove forse ci sarebbe stata la possibilità di trovare lavoro, ma mio cugino non voleva lasciarmi andare via. Così ho deciso di scappare di casa da mio cugino e di andare a Milano dal mio amico. Quando sono arrivato da lui mi sono reso conto che non lavorava come avevo pensato io, ma rubava. Anche io ho fatto come lui e mi sono trovato a fare una vita da vagabondo, finché un giorno mi ha scoperto la polizia e sono stato un mese nel carcere di Bologna.

Quindi sono stato trasferito a Catanzaro, dove ho già trascorso un mese e tre settimane senza sapere quanto tempo ci dovrò rimanere. Adesso aspetto che mi venga fatto il processo, sperando di avere il permesso di andare in una comunità. Spero di poter essere aiutato per potere avere una vita migliore e che tutto possa andare bene anche per la mia famiglia. Mi dispiace per quello che ho fatto e prometto di non ripetere più questo sbaglio. Spero che un giorno tutto vada molto bene, intanto questa è la vita e andiamo avanti. Ci sono giorni cattivi e giorni buoni. Bestemmio sempre lo sbaglio di gioventù, quando sono salito sul treno della vita senza speranza per arrivare in galera. Mamma, madre mia sono andato lontano, dove ho trovato gente cattiva, sono solo lontano da casa e non ho nessun appoggio.

 

Dalla ricerca del lavoro alla disperazione

 

di Florin

 

Sono Ionuz, ho 16 anni e mi trovo in questo istituto da circa due mesi. Prima sono stato all’IPM di Bologna per 4 giorni perché mi hanno arrestato per furto. Sono di nazionalità rumena, la mia città è Craiova e si trova al sud della Romania. La mia famiglia è composta da sei persone: mia madre, mio padre e cinque figli; ho quattro fratelli ed una sorella. Loro sono rimasti tutti in Romania, solo io sono partito per venire in Italia a cercare lavoro. Sono partito da Craiova circa otto mesi fa con un’automobile, diretto in Italia, con altri miei connazionali e ho dovuto pagare per potere fare il viaggio con loro. Appena giunto in Italia, e precisamente a Reggio Emilia, ho vissuto in una casa abbandonata in periferia con altri rumeni e per sopravvivere ho chiesto per molto tempo l’elemosina. I miei genitori in Romania vendono materiale d’abbigliamento ma, con quello che guadagnano, riescono a malapena a dare da mangiare alla famiglia.

Per questo motivo sono partito dalla Romania con la speranza di trovare un lavoro e dare una mano alla mia famiglia, ma è molto difficile soprattutto quando si è clandestini e senza documenti, perché nessuno è in grado di aiutarti e si può percorrere una brutta strada per disperazione e bisogno. Nel mio paese non ho frequentato le scuole perché, essendo il fratello più grande (tutti gli altri miei fratelli più piccoli vanno a scuola), avevo iniziare subito a lavorare per aiutare la mia famiglia. Mi rendo conto di aver commesso degli errori ma sono pronto a non ripeterli più. Spero che una volta uscito dal carcere possa trovare qualcuno che mi offra un lavoro e vivere dignitosamente. In questo istituto, tutto sommato, se non per la condizione di carcerato, mi trovo bene, certo è che la libertà mi manca. Vorrei aver la possibilità di andare in una comunità per essere seguito, lavorare e continuare gli studi intrapresi in questo carcere per un mese. Già in passato sono stato in una comunità, quando sono stato arrestato la prima volta per un furto a Roma dove ero andato a trovare dei conoscenti, prima sono stato portato in CPA e dopo in una comunità nella periferia di Roma. Poi, però, mi sono allontanato spontaneamente perché non sapevo di doverci rimanere 6 mesi, come aveva disposto il giudice.

 

 

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