La Voce nel Silenzio

 

Lettera al Questore di Udine

 

Questo breve scritto nasce dal desiderio di sensibilizzare le autorità preposte al mantenimento dell’ordine pubblico, per valutare più attentamente le reali conseguenze delle continue richieste di libertà controllata.

 

di Mauro

 

Sono molteplici, le persone residenti nella provincia di Udine che, sono sottoposte a misure di sicurezza e quindi, limitate nella loro libertà personale. Noi detenuti di via Spalato, non crediamo che una generalizzata e costante applicazione della "sorveglianza speciale", sia la risposta giusta, efficace per limitare gli eventi criminosi. Non trascorrerà molto tempo che la provincia di Udine conterà centinaia di individui sottoposti alla misura restrittiva della sorveglianza speciale. Le carceri della stessa città, si riempiranno di persone ristrette per aver trasgredito agli obblighi imposti della sorveglianza. I soggetti sottoposti alla libertà limitata, dovranno continuamente fare i conti con difficoltà di ogni genere, molti di noi avranno sempre maggiori difficoltà per trovare un lavoro se non nel comune di residenza obbligata. In poche parole, coloro che vivono nei grossi centri urbani potranno godere di spazi, libertà ed occasioni maggiori, per quanto riguarda il reperimento di un attività occupazionale e le risoluzioni delle problematiche quotidiane rispetto agli individui che vivono nei piccoli borghi della provincia. Noi siamo convinti che, la questura di Udine, abusi nelle proposte di massima sorveglianza ed il rischio maggiore sia una conseguente criminalizzazione, esasperata, di un vasto territorio (risultati più negativi, matureranno nell’arco di pochi anni, quando centinaia di persone si ritroveranno limitate nella loro libertà, "per sempre" e quando i "gesti disperati", dei sorvegliati speciali si moltiplicheranno).

Somministrando… la sorveglianza speciale, non si limita di certo la commissione di una miriade di reati, ma al contrario, si crea un vero e proprio esercito di disperati ed arrabbiati, fomentando la repressione anziché la tanto pubblicizzata rieducazione in funzione del reinserimento nella nostra società. Il mandato operativo del Questore è limitato nel tempo, ma le conseguenze del suo operato lasceranno dei segni indelebili nella comunità friulana. Lanciamo un invito affinché il questore e le autorità preposte a difendere l’ordine pubblico, riflettano a fondo e guardino "avanti" verso un prossimo futuro, dentro le realtà sociali che ci circondano. Il Friuli è una regione che non presenta gravi malesseri sociali, in verità l’allarme di disagio, per quanto riguarda l’ordine pubblico, è molto più limitato che altrove. Perché, allora, si vuole esasperare una sparuta "comunità di pregiudicati", già travolti dall’emarginazione, fino a trascinare i soggetti che la compongono, dentro il baratro dell’odio e dell’illegalità? Questo è il nostro pensiero; queste sono le nostre amare riflessioni ed il sottoscritto ha solo cercato di fare una semplice e breve sintesi nella speranza che…

 

 

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