Inchiesta sul sistema penitenziario

 

Inchiesta sul sistema penitenziario

della Confederazione Elvetica

 

Swissinfo, 7 aprile 2004

 

Nelle prigioni ci sono sempre più detenuti con problemi psichici. Ma il numero di condanne non è aumentato.

 

Da alcuni anni la scarcerazione è concessa con meno generosità perché si temono i recidivi. Un aumento di casi psicologici e psichiatrici si riscontra in tutta la nostra società, e non solo ai suoi margini. Forse ciò dipende da una maggiore sensibilità per le malattie mentali. In ogni caso il fenomeno si registra in termini analoghi anche all’interno dell’universo carcerario.
"In Svizzera non disponiamo di cifre esatte a riguardo. Ma se si deve credere a un’inchiesta condotta dai giornalisti di Le Monde, in Francia il 55% della popolazione carceraria soffre di disturbi psichici", osserva Constantin Fransiskasis, capo dell’Ufficio penitenziario ginevrino. Il fatto che le persone con problemi psichiatrici sia curata sempre più spesso con i farmaci e non sia più rinchiusa in strutture terapeutiche aumenterebbe a suo avviso la possibilità di azioni criminose. La spiegazione di Fransiskasis per l’aumento dei detenuti che soffrono di problemi psichici non è però condivisa da altri responsabili del settore penitenziario interrogati da swissinfo.
La maggior parte di loro ritiene che un trattamento ambulatoriale precoce di malati mentali permetta di evitare le crisi acute. Sempre che si arrivi prima che il malato passi all’azione. 

 

Un numero limitato

 

Bisogna peraltro ricordare che il numero di detenuti veramente pericolosi, che bisognerebbe curare in strutture penitenziarie ad alta sicurezza (ai sensi dell’articolo 43 del codice penale), è in Svizzera piuttosto limitato.
Ulrich Luginbühl, direttore del penitenziario di St. Johannsen, nel canton Berna (un centro di detenzione e di cura semi-aperto) stima il loro numero "a una ventina o poco più". Ma anche lui deplora il fatto che troppi malati mentali si ritrovano in prigione "perché nessuna clinica psichiatrica si vuole più prendere cura di loro."

 

Le condanne non aumentano

 

È vero che la popolazione carceraria che rientra nell’ambito dell’articolo 43 del codice penale è in aumento. Le condanne in base a tale articolo non sono tuttavia cresciute, come rileva l’Ufficio federale di statistica. Si tratta di una quindicina di casi l’anno, in media. "In compenso, le scarcerazioni in prova sono diventate più restrittive, le autorità competenti esitano a decidere il rilascio", nota Henri Nuoffer, segretario del concordato per l’esecuzione delle pene della Svizzera francese e del Ticino. I casi di delinquenti recidivi hanno una tale eco mediatica che le autorità giudiziarie preferiscono non incorrere nell’accusa di lassismo.
Del resto, il rischio di una ripetizione di azioni criminose è alto, fra i delinquenti con problemi psichici. La recidività sarebbe del 90%, secondo Markus Fink, responsabile della sezione Diritto e giustizia dell’Ufficio federale di statistica.

 

In Svizzera mancano i penitenziari psichiatrici. E questo nonostante un articolo del codice penale in vigore dal 1942

 

Ora si cerca di porre rimedio. Presso Soletta si sta costruendo un edificio adibito alla detenzione di casi psichiatrici. A Ginevra ne potrebbe sorgere un altro. Alla fine di agosto, il governo ginevrino ha finalmente preso il toro per le corna. Nella sua nuova pianificazione penitenziaria, l’esecutivo prevede l’ampliamento di Champ-Dollon, un penitenziario attualmente sovraffollato. Ginevra vuole creare innanzitutto un centro appropriato per i delinquenti psichiatrici, che secondo l’articolo 43 1.2 del codice penale devono essere internati in modo da garantire la sicurezza pubblica. In questo modo il cantone risponde ai suoi obblighi nei confronti degli altri cantoni della Svizzera francese e del Ticino, obblighi derivanti dai concordati intercantonali in materia e che sono pendenti da una decina d’anni.

 

Mancano stabilimenti adeguati

 

Attualmente ci sono due possibilità d’incarcerazione per i delinquenti psichiatrici. La prima è l’ospedalizzazione in una clinica psichiatrica, dopo che il loro stato di salute si è stabilizzato e la loro pericolosità è diminuita. Spesso ciò avviene dopo un periodo di detenzione in prigione. "Ma un ospedale non ha una vocazione detentiva", ricorda Constantin Fransiskakis, capo dell’Ufficio penitenziario ginevrino. La sicurezza non è garantita. Ne è una prova l’evasione, avvenuta in agosto, di due detenuti pericolosi dalla clinica psichiatrica ginevrina di Belle Idée. I due fuggiaschi sono ancora a piede libero. Quanto alle prigioni, esse non hanno una vocazione curativa, salvo nei casi d’urgenza. Eppure spesso ospitano detenuti che dovrebbero beneficiare di cure psichiatriche.
È il caso di Champ-Dollon, dove è rinchiusa una quindicina di detenuti con problemi psichici. Una parte di loro è ospitata alla Pâquerette, il centro socio-terapeutico della prigione. "L’accoglienza di questi detenuti mette il personale penitenziario, che non è formato per questi compiti, in una situazione delicata", deplora Henri Nuoffer, segretario del Concordato romando sull’esecuzione delle pene e delle sanzioni.
Lo stabilimento penitenziario psichiatrico che Ginevra intende costruire sarebbe dunque una prima nella Svizzera romanda e dovrebbe colmare una lacuna che, secondo alcuni, avrebbe influito sulle decisioni dei tribunali.

 

Incidenza sulle pene

 

"Nei cantoni che non dispongono di strutture specializzate, succede che i giudici stessi esitino ad applicare l’articolo 43 1.2", confida Pierre Valotton, direttore dei Servizi penitenziari vodesi, confermando un sospetto ricorrente negli ambienti giuridici. La Svizzera francese era dunque fuorilegge? "Sì", ammette Valotton. "Dall’entrata in vigore del codice penale nel 1942 non sono mai stati costruiti gli istituti adatti". Il problema ha tuttavia riguardato per decenni l’intero Paese e non solo la sua parte francofona, aggiunge Robert Frauchiger, segretario del Concordato della Svizzera centrale e occidentale.

 

Svizzera tedesca in vantaggio

 

Nella Svizzera tedesca la situazione è tuttavia un po’ migliore. Qui si è cercato di anticipare la revisione del codice penale. Il nuovo codice è più chiaro sull’obbligo di garantire la sicurezza nella detenzione di delinquenti psichiatrici. A partire da quest’autunno la ristrutturazione del Centro di terpaia di Schache nel canton Soletta dovrebbe permettere l’ accoglienza una trentina di detenuti psichiatrici pericolosi. Il loro numero sarà aumentato a 150 entro il 2007, se i crediti necessari saranno sbloccati.

 

Gli attuali luoghi di detenzione

 

Queste capacità detentive verranno ad aggiungersi alla quindicina di celle del penitenziario di Pöschwies, nel canton Zurigo, dove possono essere rinchiusi detenuti con problemi psichiatrici. Anche la clinica psichiatrica di Rheinau (canton Zurigo) comprende una sezione ad alta sicurezza che può accogliere una quindicina di detenuti. Anche lì ci sono progetti di ampliamento. Alcuni detenuti con problemi psichiatrici sono accolti anche dai penitenziari intermedi (semi-aperti), quando il loro stato di salute è stabile. È il caso di St. Johannsen (Berna) e ben presto di Bitzi nel Toggenburgo (San Gallo), un edificio in corso di ristrutturazione.

 

Difficoltà nell’ottenere i crediti

 

Ma, a causa delle misure di sicurezza necessarie, gli stabilimenti penitenziari con scopo terapeutico costano cari. A Schache, per esempio, dei 29 detenuti si occuperanno trenta fra psichiatri, psicologi e guardiani. Poiché la costruzione dei penitenziari rientra nelle competenze cantonali, ci si può ben immaginare quanto sia difficile trovare i fondi necessari, anche se i cantoni proprietari possono affittare i posti di detenzione ad altri cantoni del concordato. Il problema deve perciò essere risolto a livello intercantonale. Inoltre, poiché le misure previste contro questa categoria di delinquenti sono progressive – dalla detenzione in strutture chiuse all’affidamento a penitenziari semi-aperti – è necessario disporre di un’intera "catena terapeutica". Nella Svizzera francese la si preferisce "modulare e adattabile al grado di evoluzione del detenuto. È più efficace ed economico", riassume Pierre Valotton. Anche nella Svizzera tedesca c’è collaborazione fra i cantoni. Ma qui si preferisce seguire un detenuto dall’inizio alla fine della sua pena all’interno della stessa struttura.
Il nuovo codice penale entrerà in vigore tra la metà del 2005 e il 2006. Ai cantoni sarà però concessa una dilazione di 10 anni per mettersi in regola. Il tempo dovrebbe bastare, tanto più che si sono già attesi sessant’anni.

 

Berna potrà rimpatriare detenuti stranieri per scontare pena

 

La Svizzera potrà presto rimpatriare, anche contro la loro volontà, un buon numero di detenuti stranieri affinché scontino la pena nel loro paese. La misura potrebbe notevolmente sgravare i penitenziari elvetici, in cui gli stranieri sono 3500, su 5000 detenuti. Essa è resa possibile da un trattato europeo già ratificato da 22 paesi, che dovrebbe entrare in vigore quest'anno ancora. Il trattato in questione è un protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d'Europa sul trasferimento delle persone condannate, per il quale il termine referendario scade in Svizzera l'8 aprile. Attualmente, per il trasferimento è necessario il consenso degli interessati.
"Il primo obiettivo di questo protocollo è innanzitutto umanitario", ha detto all'Ats Folco Galli, portavoce dell'Ufficio federale di giustizia (UFG): "si tratta di favorire la risocializzazione del detenuto". È però chiaro che le autorità sperano anche di ridurre il numero di detenuti nelle carceri elvetiche. Infine, la prospettiva di scontare la pena in condizioni spesso più difficili di quelle svizzere potrebbe avere un effetto dissuasivo sui delinquenti, secondo Galli. "Affinché una decisione di trasferimento possa essere presa in considerazione bisogna che rimangano da scontare sei mesi almeno", ha precisato il portavoce. Se il detenuto si oppone, è necessaria una decisione di espulsione da parte della giustizia elvetica. L'interessato può ricorrere fino al Tribunale federale. Il paese d'origine può pure rifiutare di prendere in consegna il detenuto, anche se ha firmato il protocollo, ha aggiunto Galli. Secondo l'Ufficio federale di statistica, nelle carceri svizzere soggiornano circa 5000 detenuti, dei quali 3500 sono stranieri. Ma non tutti potranno essere trasferiti. Dei 32 paesi del Consiglio d'Europa che hanno firmato il protocollo, solo 22 lo hanno ratificato finora. Tra loro figurano diversi paesi dell'Est, come la Romania, la Serbia, la Macedonia e la Bulgaria.

 

 

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