Carceri roventi

 

Carceri roventi: detenuto suicida a Regina Coeli

 

Liberazione, 6 luglio 2003

 

Aveva appena 20 anni ed era tornato dietro le sbarre a maggio, dopo che gli erano stati revocati i domiciliari. Non ha retto: ieri notte si è tolto la vita inalando gas da una di quelle bombolette che si usano per cucinare. Un sistema "collaudato": nello stesso modo, infatti, si è suicidato un altro detenuto, a Rebibbia, una settimana fa. Un suicidio, quello di Regina Coeli, che è solo l'ultimo di una serie, la punta dell'iceberg del disagio profondo che regna nelle prigioni italiane. Un disagio aggravato dalla vicenda indultino. Prima lo sciopero della fame, poi l'astensione dal lavoro e la revoca dei difensori: i detenuti italiani stanno usando tutti i mezzi, compresi gli atti di autolesionismo (in aumento), per far sentire la propria voce.

Finora, a quanto pare, inutilmente. Mentre Paolo Cento (Verdi), sconsolato, annuncia "l'ennesima interpellanza parlamentare", Salvatore Bonadonna, capogruppo Prc alla Regione Lazio, denuncia: "Una serie di suicidi impressionanti; accesso negato alle cure, anche quando sono vitali; sovraffollamento cronicizzato; difficoltà di accedere alle pene alternative: la situazione delle carceri del Lazio è al collasso. Il personale operante negli istituti penitenziari della regione è pari a 59 unità: 19 medici, 8 infermieri e 32 psicologi.

A questi - continua Bonadonna - vanno aggiunte altre poche unità con contratti di lavoro a tempo determinato. Sono loro che devono far fronte alle esigenze dei 14 istituti presenti nel Lazio e alle condizioni di ben 5.500 detenuti. All'assessore alla sanità - conclude Bonadonna - chiediamo precise garanzie per il trasferimento al Sistema sanitario regionale di tutte le figure professionali fino ad oggi utilizzate, la stabilizzazione del personale precario e l'impegno a migliorare nettamente le piante organiche, affinché sia realmente garantito il diritto alla cura e all'assistenza per i reclusi". Proprio ieri l'europarlamentare radicale Marco Cappato ha presentato un esposto-denuncia alla procura della Repubblica di Salerno affinché vengano accertati i motivi per i quali sessantasei tossicodipendenti detenuti nella casa circondariale non ricevono alcun trattamento metadonico, sospeso dopo il loro ingresso in carcere.

 

 

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