Allarme sicurezza nelle carceri

 

Il D.A.P. ordina ai direttori un "giro di vite"

Carceri, allarme sicurezza


Gazzetta del Sud, 25 giugno 2003

 

Cecchini, blindati, massima vigilanza. Nelle carceri è scattato l’allarme sicurezza. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha inviato nelle scorse settimane una circolare ai direttori delle carceri con la quale si ordina un "giro di vite". Le misure, si osserva, dovranno essere attuate "con particolare riguardo" nei penitenziari che ospitano i boss mafiosi detenuti in regime di 41 bis.

I direttori vengono invitati a predisporre piani di difesa degli istituti in modo da "assicurare un pronto intervento del personale di polizia penitenziaria in casi di evasione, incendio e attacco esterno". Pericolo, quest’ultimo, che viene preso in considerazione dall’Amministrazione penitenziaria con la predisposizione di misure di sicurezza proprio all’esterno delle carceri, e con l’impiego di "cecchini sui muri di cinta".

Il DAP chiede anche il ripristino di tutti gli impianti di allarme antintrusione e antiscavalcamento e la dislocazione di mezzi blindati nei pressi delle portinerie degli istituti, l’attivazione di sistemi di collegamento rapido, sia via radio che via telefono, con le altre forze di polizia. Per garantire la sicurezza interna ai penitenziari, la circolare prevede agenti armati ai servizi di portinerie centrali e controllo accurato con metal detector dei pacchi esterni.

Si dispone poi il controllo del numero dei detenuti "ad ogni cambio di turno del personale di polizia penitenziaria" e la verifica "della tenuta delle inferriate, delle grate e dei muri". L’allarme del capo del Dipartimento Giovanni Tinebra scaturisce da un’attività di rilevazione e verifica condotta di recente a livello centrale e dalla attenta valutazione di alcuni episodi di evasione, come quella di cinque detenuti dalla casa circondariale di Rimini e di due dal carcere di Sollicciano, a Firenze.

A questo si sono aggiunge voci raccolte all’interno delle carceri che parlavano di possibili ulteriori evasioni da effettuare l’ausilio di "commando" esterni. Da qui, la necessità di contromisure. Il clima delle carceri resta quindi pesante.

E la cronaca, tra l’altro, continua a registrare suicidi di detenuti. Ieri a Rebibbia è toccato a Gennaro Di Gennaro, 41 anni: sì è tolto la vita con una bomboletta di gas da cucina, dopo essersi serrato la testa in una busta di plastica. E la circolare non è piaciuta a tutti: a protestare sono stavolta gli uomini della polizia penitenziaria. "Il servizio di vigilanza – osserva Donato Capece, segretario del Sappe – non è un compito da "cecchini".

Sui muri di cinta la nostra funzione è di sorvegliare da un lato eventuali attacchi esterni e dall’altro reprimere eventuali evasioni". Capece sostiene che il rafforzamento delle misure di sicurezza dei penitenziari italiani deve avvenire da un lato aumentando l’organico di almeno 2.000 unità, dall’altro, investendo economicamente sulla dotazione di sistemi di anti-intrusione e di video sorveglianza.

 

 

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