Processi per violenze e pestaggi

 

Palermo: indagine sul comportamento del Gom a "Pagliarelli"

 

Procedimenti avviati

Reati ipotizzati

A carico di

Esito

Procura di Palermo

Lesioni

Agenti del Gom

Sconosciuto

 

Palermo: l’indagine sul comportamento del Gom nel carcere di Pagliarelli. Maltrattamenti ai pentiti, atti sequestrati

 

Gazzetta del Sud, 25 settembre 2002


I carabinieri del nucleo operativo hanno sequestrato atti negli uffici del carcere di Pagliarelli a Palermo nell’ambito dell’inchiesta sui maltrattamenti subiti in cella dai collaboratori di giustizia che vengono ospitati dall’istituto di pena nelle settimane in cui devono essere sottoposti ad interrogatorio dei Pm. Alcuni pentiti hanno denunciato "un grave trattamento penitenziario" da parte del Gom, il reparto operativo speciale della polizia penitenziaria, che si occupa nel carcere di Pagliarelli della detenzione dei collaboratori di giustizia.

I pentiti, che vengono rinchiusi al Pagliarelli nei giorni in cui debbono essere sottoposti ad interrogatorio, hanno denunciato alla procura di Palermo una condotta "scorretta" degli agenti di polizia penitenziaria. L’indagine tende ad accertare eventuali responsabilità degli agenti. I militari indagano anche su un tentativo di suicidio che sarebbe stato indotto, sostengono gli inquirenti, dal comportamento del Gom in cella. Accertamenti e interrogatori sono stati disposti dai magistrati, Nino Di Matteo e Fabrizio Vanorio, che si occupano dell’inchiesta, per cercare di individuare i resonsabili di questi maltrattamenti di cui sarebbero stati vittime i collaboratori di giustizia detenuti nel carcere di Pagliarelli a Palermo.

Nei giorni scorsi i Pm avevano sentito alcune delle persone che hanno denunciato gli episodi di cui sarebbero stati vittime. Quanto la magistratura sta accertando non può far "mettere in dubbio la professionalità della polizia penitenziaria e del Gom", sostengono i sindacati di polizia penitenziaria Osapp, Uil-penitenziari e Sappe. Queste organizzazioni ribadiscono che "se responsabilità penale c’è stata, questa è personale" e che "non per questo il corpo va criminalizzato".

Leo Beneduci, segretario dell’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp), precisa: "Da quel che mi risulta, si tratta di presunte vessazioni lamentate da tempo da vecchi pentiti, come Gianni Melluso, il collaboratore di giustizia che accusò Tortora. Senz’altro – aggiunge – la magistratura farà piena luce sui fatti. C’è però da rilevare che da tempo questi detenuti chiedono l’attenuazione del regime carcerario. Al momento non risulterebbero avvisi di garanzia.

L’unica cosa spiacevole è che, per accertare eventuali responsabilità, sarebbero state fatte vedere a tutti i detenuti foto del personale di polizia penitenziaria". Per Massimo Tesei, segretario generale della Uil Penitenziari, invece, la vicenda del Pagliarelli sarebbe "l’ennesimo attacco a una struttura organizzata dell’amministrazione penitenziaria, quale è il Gom, che ha sempre dato prova di affidabilità". E aggiunge: "Se deviazioni ci sono state da parte della polizia penitenziaria, queste attengono alla responsabilità personale.

Ma che ci sia stata l’intenzione scientifica di maltrattare i detenuti è fantascienza". Il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), maggiormente rappresentativo della categoria, esprime "solidarietà ai colleghi oggetto di accertamento". "Confidiamo nella serenità e nell’obiettività della magistratura – affermano Donato Capece e Roberto Martinelli, segretario e vicesegretario del Sappe –. Sia però ben chiaro che non si può arrivare ad accusare l’anello debole del sistema carcere, vale a dire la polizia penitenziaria, di un’oggettiva "vacatio legis" dal momento che non è detto chiaramente cosa può o non può fare un collaboratore di giustizia. Altra cosa – concludono – sono le responsabilità penali: quelle sono individuali e non riguardano l’intero corpo di polizia penitenziaria".

 

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