Biblioteche nelle carceri di Sardegna

 

Leggere in biblioteca tra le mura di un carcere

Iniziativa della Regione per Buoncammino, Mamone, Iglesias, Sassari e Quartucciu

 

Sardi news, 22 aprile 2003

 

Il libro, strumento di evasione, mezzo indispensabile per volare con la fantasia, per scappare dal presente e catapultarsi in altre realtà, in altre storie, in altre vite, talora immedesimandosi in esse. Col progetto sulle biblioteche carcerarie in Sardegna, promosso dal Servizio beni librari dell’assessorato regionale della Pubblica istruzione, le porte del carcere si spalancano alla conoscenza e all’informazione.

150 mila euro la cifra stanziata dalla Regione per il 2003. Sei gli operatori della Cooperativa l’Aleph che lavoreranno nelle carceri. Il loro compito sarà quello di riordinare, riqualificare, svecchiare il patrimonio librario dei cinque istituti penitenziari sardi scelti per il primo anno di attività: la Casa circondariale Buoncammino di Cagliari, il Carcere minorile di Quartucciu, il Carcere San Sebastiano di Sassari, la Casa di Reclusione Mamone di Lodè e la Casa Circondariale di Iglesias. In alcuni casi occorrerà acquistare altri libri o scaffali e se è necessario anche qualche computer. Ma ciò che preme di più, oltre agli strumenti, indispensabili per portare avanti il progetto, è favorire, per quanto possibile, un rapporto diretto e personale del detenuto col libro, rendere la biblioteca effettivamente fruibile dai detenuti. Nei prossimi anni, quando l’iniziativa si estenderà a tutti gli istituti penitenziari della Sardegna, le biblioteche carcerarie entreranno a far parte della rete bibliotecaria italiana. Un detenuto di Mamone potrà richiedere un romanzo che si trova nella biblioteca universitaria di Cagliari, così come uno studente di Sassari potrà avere libri della biblioteca della Casa circondariale di Iglesias.

Il progetto nasce da un’intuizione di Daniela Diana, 35 anni, bibliotecaria, socia della cooperativa l’Aleph. "Un anno e mezzo fa lessi su un quotidiano locale l’appello di un detenuto che si lamentava della mancanza di una biblioteca nel carcere dove si trovava. Mi sono documentata, ho contattato educatori, bibliotecari, l’amministrazione Penitenziaria, ho presentato il progetto alla Regione. E’ un sogno che si sta realizzando". Portare avanti il progetto non è facile, sono tanti i problemi che si presentano agli operatori, se ne è parlato nel corso del convegno nazionale "Biblioteche Scatenate", svoltosi a Sassari il 28 e 29 marzo scorsi. Si è cercato di conoscere quell’universo difficile e nascosto, fatto di storie singolari, di vite segnate dal dolore per gli errori compiuti. Se si oltrepassano quelle sbarre, quei cancelli angusti, se si spezzano le catene dell’indifferenza, si scopre che i 1.777 detenuti sardi vivono in edifici ultrasecolari, in celle sovraffollate.

Che la loro libertà sta tutta in pochi metri quadrati da condividere a volte con altri quattro o sei detenuti. Che ragazzi dai 25 ai 34 anni hanno davanti agli occhi un orizzonte limitato, i cui diritti spesso vengono calpestati. Non c’è privacy, non c’è spazio per se stessi, e allora, per disperazione, alcuni arrivano persino a stordirsi con pasticche di psicofarmaci o col gas. 424 sono gli extracomunitari nelle carceri sarde, per loro è ancora più grigia, talvolta subentra il razzismo, crescono le difficoltà di inserimento, si aggiunge il problema della lingua e della religione. Pochi istituti tengono conto delle loro necessità "spirituali". I detenuti stranieri, per lo più mussulmani, non conoscono l’italiano e non hanno a disposizione libri in arabo, tanto meno il Corano per pregare. Le biblioteche presenti per legge in tutti gli istituti penitenziari, non funzionano. Mancano i libri, mancano gli operatori, manca un’organizzazione interna che le renda fruibili a tutti, parificandole alle altre biblioteche pubbliche.

Qualche eccezione esiste, ad Alghero ad esempio, dove c’è una biblioteca carceraria efficiente e ben organizzata. I detenuti hanno a disposizione 1200 libri storici, oltre trecento di diritto, tremila romanzi, ottocento poesie, duemila libri di saggistica e trecento in lingua originale. Il prestito è aperto sia ai detenuti che alla polizia penitenziaria. La media è di 950 richieste di libri l’anno. Degli 8864 volumi catalogati, preferiscono i Gialli e le poesie d’amore. Tra gli autori, al primo posto c’è Wilbur Smith, ma tra i più letti ci sono anche Andrea Camilleri, Italo Calvino e il sardo Marcello Fois. Piacciono anche i fumetti Diabolik e Dylan Dog vanno per la maggiore. Chi legge lo fa principalmente per passare il tempo, ma c’è anche chi sfoglia pagine di diritto per informarsi o per studiare, o chi, semplicemente, lo fa per il piacere della lettura. C’è chi al libro privilegia la televisione, nel carcere della cittadina catalana la tv rimane accesa 24 ore su 24. I programmi preferiti sono Le Iene, Zelig, Quelli che il calcio. Con l’auspicio che l’esempio di Alghero si diffonda a tutte le altre carceri, sì alle Biblioteche purché "scatenate", libere dalle catene del vecchiume, dall’indifferenza, dai pregiudizi. Diritto alla lettura per tutti, soprattutto per chi ha minori possibilità di accedervi.

 

 

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